"Il Bacio del Vampiro" gli stralci più belli


Trama: Susan ha 17 anni, lavora in una pizzeria e vive da sola in una piccola città del Texas dove non succede mai nulla.
Ma una sera, guardando il notiziario locale alla televisione, vede il servizio di un giovane e attraente cronista su un misterioso episodio di cronaca nera: il ritrovamento di un cadavere sulla spiaggia. Il giorno dopo, però, sui giornali non c'è il minimo accenno al caso. Nessun ritrovamento, nessun morto. A Susan sembra di impazzire. Possibile che quel cronista abbia parlato solo a lei? Il bel giornalista riappare sul suo schermo la sera dopo, con i suoi occhi magnetici e un'altra agghiacciante rivelazione. E per Susan va in scena il primo atto di un terribile, lunghissimo, incubo. Lei e le sue amiche stanno per cadere nel gorgo del soprannaturale perché una misteriosa ed inquietante rock band, i Fratelli di Sangue, è arrivata in città e ha mire di conquista... desiderano trasformare Susan e le sue amiche nelle loro amanti!


Gli stralci più belli:

"Siete in pericolo, tu e le tue amiche. La prossima volta toccherà a voi."
La voce, non invitata, le giunse dal fondo della sua mente. Arrivò forte e chiara, facendole trattenere il fiato. "Voglio aiutarvi."
"Allora aiutaci", mormorò Susan. "Ma spiegami, anche. Fammi capire cosa sta succedendo."
"Tu credi, ma non vuoi credere. Se vuoi metterti in contatto con me, devi credere."
Per un minuto Susan restò immobile, seduta. Poi si alzò e inserì la spina del televisore. Tornò a sedersi, in attesa.
Si sentì stupida. "Cosa credi di fare?", si disse. "Aspetti che qualcuno risolva le tue paturnie, parlandoti dalla TV?
Hai completamente perso la testa?"
Qualcuno bussò leggermente alla porta. Susan sobbalzò, trafitta da un brivido gelido. Chi poteva essere a quell'ora della notte?
Deglutì. Non era poi così tardi. Probabilmente era Mack.
O Betty. L'avevano sentita rientrare e volevano chiederle che badasse ai ragazzi il giorno dopo. O forse era Angie.
O Freddie. Forse avevano cambiato idea, non erano andate a casa dei Fratelli e avevano deciso di fermarsi da lei.
Senza accendere la luce, Susan si alzò e andò alla porta.
Non c'era niente da temere, ma non c'era neppure ragione di rischiare. Lasciò la catenella agganciata e aprì con cautela la porta, solo una fessura.
"Chi è?", chiese.
"Ehi, Susan", disse una voce fioca. "Perché non mi fai entrare?"

Il fiato le si mozzò in gola. "Bishop?"
"Proprio io. Te ne sei andata senza nemmeno salutare."
Susan si sentì le ginocchia improvvisamente molli. Come quando aveva ballato con Bishop.
"Io... ho un mal di testa terribile", sussurrò.
"Mi dispiace", disse Bishop. "Saranno state le luci. Fanno quest'effetto anche a me. Ecco perché porto gli occhiali scuri quando suono." La guardò intensamente.
"Senti, perché non mi fai entrare per qualche minuto? Me ne vado subito, te lo prometto. Il tempo di fare due chiacchiere, tutto qui. Stasera non siamo quasi riusciti a parlarci io e te. E c'è molto da dire."
"Ha ragione", pensò Susan, ma senza troppa convinzione. C'era così tanto da dire, così tanto... Vide la propria mano sulla catenella, sentì i muscoli della spalla tendersi per aprire la porta. Poi cambiò idea, resistendo all'istinto.
"Io non credo, Bishop", sentì dire alla propria voce. "è tardi, e io ho bisogno di..."
"Non è poi così tardi", ribatté il ragazzo. Avvicinò la bocca alla fessura della porta. "Mi è davvero piaciuto ballare con te, Susan. Ho portato una cassetta. Ho pensato che avremmo potuto ballare qui, noi due soli. Che ne dici?"
"Sì", pensò Susan, ricordando come si era sentita quando si era abbandonata alla musica. "Mi piacerebbe."
"Allora coraggio, fammi entrare", insistette lui, come se le avesse letto nel pensiero. La sua voce era gentile, un sussurro. Ma l'ordine adesso diventò perentorio.
"Lasciami entrare, Susan."
Susan sentì che stava cedendo. In fondo, che male c'era? Potevano davvero parlare e ballare...
"Ti prego", disse ancora lui, stavolta in tono sommesso.
Susan sganciò la catenella e aprì la porta. "Ecco", disse, facendo un passo indietro.
Bishop sorrise ed entrò. Era ancora vestito di nero, ma si era tolto gli occhiali scuri. Diede un'occhiata all'appartamento. "Molto carino", disse convinto. "Mi piace."
"Meglio accendere la luce", suggerì Susan, dirigendosi verso la lampada. Si accorse che lo schermo del televisore brillava fiocamente, come se fosse acceso. Probabilmente aveva dimenticato di spegnere l'interruttore prima di staccare la spina. Quando l'aveva riattaccata, l'apparecchio si era acceso da solo.
Bishop si mise fra lei e la lampada. "No", disse. Indicò con un gesto la finestra aperta, da dove entrava la luce della luna, morbida e argentata. "Così è perfetto, non credi?"
Susan stava per obiettare, ma improvvisamente non le parve importante, Bishop aveva ragione: andava bene così, con la luna, lei e lui da soli. Era contenta che fosse venuto.
Bishop si guardò intorno. "Piuttosto, per la cassetta...", disse.
Susan indicò lo stereo sulla libreria. Bishop si avvicinò, inserì la cassetta a la fece partire, a volume molto basso. Una musica languida riempì la stanza.
Susan trattenne il respiro, gli occhi spalancati. Sentiva di nuovo quella sensazione, un'ansia fredda, giù nel profondo. Sentiva di dover resistere, di dover lottare, tapparsi le orecchie e chiudere quei suoni invadenti, tentatori.
Bishop si mosse verso di lei, le braccia aperte. "Balli?", chiese. Sorrideva. I suoi occhi erano pozze di profonda, adorabile oscurità, in fondo alle quali guizzava una luce indefinibile.


"I Fratelli non si impadroniscono subito delle loro vittime", le spiegò Drew. "La prendono a poco a poco, lungo un arco di parecchi giorni. E le vittime devono acconsentire; questa è la regola di cui ti parlavo."
"Ma come fanno a convincerle?"
"Con la musica, per esempio. Alcuni la trovano irresistibile. La musica promette la libertà di fare qualsiasi cosa si desideri. (...) Sappi che non devi invitare nessuno di loro in casa tua, altrimenti sarai perduta. E ricorda che certe credenze sui vampiri affondano le loro radici nella verità. L'aglio, le rose e il timo selvatico, per esempio, li tengono lontani. La croce funziona benissimo, ed è più facile trovare una croce che un rametto di timo selvatico."

"Vogliono che noi tutti stiamo insieme. Anche lui lo vuole. Lo ordina."
"Lui chi?", sussurrò Susan, sommersa dalla paura.
"Colui che ci dà gli ordini". Gli occhi di Bishop scintillarono. Sorrise. "Un bacio, Susan. Uno solo."
Fece un altro passo verso di lei.
Susan rimase immobile, intrappolata da quello sguardo. Cominciava a desiderare di sentire le braccia di Bishop intorno a sé. Forse, se lui l'avesse abbracciata, non avrebbe avuto tanto paura. Avrebbe potuto davvero unirsi a Freddie e ad Angie.


"Lei è mia, e tu non puoi farci niente. Sei solo un fantasma, Morris. Posso vedere attraverso di te."
I suoi denti scintillarono in un sorriso di trionfo. "Io sono il Morto Vivente, e lei è mia!"
[...] "Vattene!", gridò. Si lanciò in avanti e agitò il pugnale davanti alla faccia di Bishop. Ci fu un lampo di luce blu, e poi l'urlo agghiacciante di Bishop invase la stanza.
Il vampiro cadde all'indietro contro una sedia, che si schiantò a terra. Sulla guancia, dove Susan l'aveva toccato con la croce, la carne era bruciacchiata. Fu un attimo: Bishop si lanciò in avanti, contorcendosi in modo innaturale, e si tuffò dalla finestra. L'oscurità della notte fu squarciata da un lampo improvviso e si udì un altro urlo tremendo e definitivo.

  
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