Ritagli di giornale (6)

 che ho conservato 😁

Morbid Angel















My Dying Bride

La pubblicità dei maglioni felpati 🥹











Untoten


BlutEngel

Chuck dei Death 😢💔






"Il Castello sulla Collina"


Profondamente celato nel cuore delle foreste, stregato e vetusto,

lo scheletro di un castello ancora si leva, diceva una leggenda,

eretto alto su una rupe, nei boschi, immoto e gelido.

Profonde sono l'ombre tenebrose della notte, sotto il muraglione,

bisbigliando piano scendono i fiocchi di neve

e avvolgono i torrioni desolati in un immacolato manto.

Pavido in me il mio cuore, mancando, si è spento,

io pure, nei boschi, sono immota, afflitta, dal dolore provata.

Sola, qui… qui, nelle ombre, chi fu a sospirare?

Là tra le mura, merlate dove s'apre la porta,

sono forse ombre nelle ombre a tessere le trame

a ritroso, sul telaio della sofferenza trascorsa, con mani

logore dal dolore?

Ombre che piangono un mondo divenuto freddo e rigido di pena,

lamentando una volta di più le luci spente, spente di nuovo,

la bellezza infranta e perduta, i giovani massacrati.

Solo il dolore ha vissuto qui per cent'anni?

è solo l'odio immortale, lo sono i pusillanimi timori degli uomini?

Solo il pianto delle donne, le loro inutili lacrime?

Non soltanto l'inverno regna in questo luogo stregato.

Mentre le nubi fredde si squarciano, sconfitte, i raggi di sole ricamano

Gli alberi oscuri con la loro luce di diamante, si toccano il viso scavato

Della morta pietra con il colore, con l'azzurro fuoco

di tempi di primavera lontani, eppur vivi, il desiderio acceso

di estati mai dimenticate, speranze che aspirano

Per sempre, coraggio imbattuto, valore in fiamma,

l'incrollabile vittoria degli uomini che invocano

cose sacre sulla loro forza… Né paura, né odio, né vergogna

sono per loro… vedo un balenar d'armi alla parete,

odo il rombo profondo della pugna, il richiamo eccitante

della tromba d'argento che squilla acuta sull'alte

Torri dell'immortale fortezza di Dio, ch'egli edificò

contro il male, con l'amore mano deposto

ai suoi piedi, con il sudore degli uomini, con il sangue

fino all'ultima goccia versato.

Poiché questa è la rocca che in eterno l'uomo difende,

la rocca dell'anima contro cui ogni male sperpera

La sua furia invano nella guerra senza fine,

E queste son le fortificate mura che gli eroi calpestarono,

rapido-alati di fiamma, i piedi calzati di Verità,

poiché questa è la dimora di ogni vita, la dimora di Dio.

In alto, in alto i cuori costanti, la tromba squilla,

innalzateli alle mura radiose, ai cieli imbevuti di luce,

ché, oltre la notte, sempre sorgerà il sole.


Trama: Dolores è stata duramente colpita dalla vita. Siamo a Londra durante la Seconda Guerra Mondiale e Dolores ha perso la sua casa e il suo lavoro. La fortuna, che le aveva voltato le spalle per molto tempo, le fa all'improvviso incontrare un uomo che cambierà la sua vita, Charles, un vecchio scrittore che vive in un antico castello nella campagna inglese, assieme a due nipoti.

A poco a poco Dolores entra nella vita del castello, sia materialmente perché viene assunta per lavorare con il maggiordomo e il giardiniere, sia idealmente perché lo scrittore le va raccontando la lunga storia del castello che affonda nelle glorie passate del regno d'Inghilterra.

Ma i tempi non concedono requie e Dolores imparerà che i grandi castelli possono essere abbattuti mentre le piccole dimore nascoste tra gli alberi resistono se c'è l'amore e la speranza.


"Eppure, non mi trovo in una situazione peggiore di quella di molte altre persone", disse a se stessa. "Ho perduto la casa e i mezzi di sostentamento, ma la stessa cosa è accaduta a moltissimi altri. Quello che sta capitando a me, questa specie di baratro che mi si spalanca sotto i piedi, capita al mondo intero. Non sono sola. Non sono sola. Non sono sola." Ma quel che andava ripetendosi non la convinceva affatto. La perdita di tutto ciò che aveva avuto fino a quel momento la faceva sentire sperduta come se fosse stata l'unica creatura umana esistente al mondo. E quale mondo! Era il mese di giugno del 1940. Il passato era scomparso, bruciato nell'avvampante inferno della sofferenza. Esisteva il presente, un minuscolo punto d'appoggio, ma non c'era alcun domani. L'abisso sul cui orlo le sembrava di trovarsi era colmo di turbinose brume. In basso, sotto le brume, esistevano lampi e tuoni e voci possenti, e fuori dell'abisso, molto più in là, presumibilmente il sole continuava a splendere, ma non si poteva sapere quale forma avrebbero assunto le cose, là sotto, né si sarebbe mai riusciti a vincere e a tornar fuori di nuovo, alla luce del sole. Il presente era un passo alla volta nella bruma, un passo in assoluta solitudine, poiché se anche vi si trovavano altre persone, lei non poteva vederle; e il domani era così incerto da non esistere affatto. Il ricordo del passato e la speranza del futuro son cose che tengono compagnia."

 

Introduzione a "Casa di Bambola"

 

"(...) Dobbiamo piuttosto interpretare l'eco suscitata come effetto di rimando della sensazione che quest'opera produsse nell'Europa di fine Ottocento?

Il dramma si conclude con il rifiuto della sua eroina a persistere nella vita matrimoniale accanto al proprio marito, il quale (un caso sfortunato lo rivelerà) è il tetragono emblema di quei "non-valori" dell'essere discussi nei rapporti di coppia, erano, in ogni crisi coniugale, borghesemente sorvolati e accettati: perbenismo, ipocrisia, un senso dell'onore solo di facciata, codardia, ma, soprattutto, disattenzione ai sentimenti di quell'essere umano che il matrimonio aveva consacrato moglie sembrava addirittura essere il cemento dell'unione.

In effetti Helmer, marito di Nora, la protagonista del dramma, non è un mostro: è tenero e premuroso verso la sua "piccola allodola", ma così chiuso nelle sue certezze che il loro cerchio meschino non si allarga neppure di fronte all'atto d'amore che la donna compie per lui. Nora fugge, col suo bagaglio di infelicità. Ma l'abbandono è irreparabile, ed ella parte per comporre se stessa al di fuori di ogni coniugale costrizione.

Nora si allontana con determinazione dai capisaldi del mondo femminile: la casa, il marito, i bambini, la Chiesa, raccogliendo in una borsa le sue poche cose e abbandonando il tetto coniugale.

Nel dramma che si scatena dopo il ricatto, Nora ripercorre la sua vita dall'inizio in un potente dialogo con Helmer, in cui viene alla superficie come suo padre da fanciulla e successivamente il marito da sposa l'hanno delusa, negandole con amore egocentrico la libertà di crescere, di pensare e di agire autonomamente nel bene e nel male.

(...) la ribellione all'ottusa tirannia maschile, anche affollata di vezzeggiamenti e di giochi, le addita. Helmer ha perduto la sua bambola.

Nora è tra le prime eroine allo scadere del repressivo Ottocento a reinventare l'indipendenza delle donne dell'Ovest a infondere loro la speranza di poter essere liberamente se stesse, persone, al di là di una a volte comoda, ma sempre costosissima, protezione maschile. Dice alle donne che esiste una strada verso la libertà, disgiunta, quando esse ne sentano il peso, da ogni forma di supremazia maschile.

(...) "Casa di Bambola" spezza i confini e suggerisce una visione nuova della donna, antesignana del femminismo: non più l'oggetto del desiderio o la bambola del maschio borghese, ma nemmeno l'eroina della purezza, la seduttrice; la donna, invece, come essere libero ed autonomo, non definita dai ruoli che riveste nella società e dalle relazioni che intesse con gli uomini. A costo di doversi dolorosamente negare, come Nora, persino come madre.


Nota: Quando il dramma venne rappresentato in Germania, nel 1880, Ibsen fu obbligato a creare, allo scopo di non scontentare gli spettatori, un finale diverso dall'originale in cui Helmer costringe Nora prima del congedo a dare un ultimo sguardo ai bambini addormentati e in cui ella, incapace di abbandonarli, lasciando cadere la borsa da viaggio, si abbatte al suolo tra gli applausi degli spettatori.











Rovido, San Biagio di Pedriano, Santa Brera

Info tratte da


ROVIDO

Antico cascinale costruito lungo la strada Molinara dai Brivio di cui i primi documenti che lo riguardano risalgono al XV secolo; il suo nome deriva da un fitoponimo affibbiatogli forse dai boschi di rovere frequenti nella zona.

Documenti seicenteschi indicano che in quel secolo vennero fatti sostanziali ampliamenti al nucleo originario della cascina; dopo di allora non vennero più effettuati interventi se non nella seconda metà del XIX secolo.

Attorno a questa cascina si attestò il perno di destra dello schieramento francese e il conte di Navarra piazzò le artiglierie leggere che spararono ininterrottamente sulle colonne svizzere il 13 e 14 settembre 1515, durante la Battaglia dei Giganti.


SAN BIAGIO DI PEDRIANO (località scomparsa)

All'estremo confine territoriale di Pedriano, là dove la Vettabbia oltrepassa la Via Emilia per andare a sfociare nel Lambro, antiche carte indicano la presenza di un caseggiato e di una chiesetta denominati San Biagio.

Di questo posto si è sempre saputo poco e le notizie sono tuttora scarse e contraddittorie.

Conosciamo per certo che San Gualtiero di Lodi nel 1210 ricostruì un ospedale per i viandanti poveri e i bisognosi sulla strada romana vicino alla Vettabbia, imponendogli il nome di San Biagio ed ereggendo, probabilmente al suo interno, un altare dedicato a Santa Maria.

Una ricerca storica su San Gualtiero basata sulla traduzione di antiche scritture, dice che egli "...fece riedificare altri ospedali, in modo simile, in località distanti, a gloria ed onor di Dio ed a rifugio dei miserabili: uno presso Vercelli, un altro oltre Tortona sulla strada di Genova, un terzo a Crema, l'ultimo sul fiume Vettabia lungo la strada di Milano, non molto oltre Melegnano. E teneva tutti questi ospedali sotto la sua protezione e li visitava a frequentare in momenti propizi."

Il Liber Notitiae Sanctorum Mediolani del secolo XIII dice che a Melegnano nell'ospedale di Santa Maria vi è un altare dedicato a San Biagio.

I casi sono due: o Goffredo da Bussero, compilando l'elenco, è incorso in qualche errore, oppure gli ospedali vicino a Melegnano erano due; uno detto di san Biagio a Pedriano, l'altro posto ove è attualmente la chiesa del Carmine, che anticamente era dedicata a santa Maria Maddalena. Può essere, anche se pare strana la presenza di due senodochi così vicini.

A confondere ancora di più concorre il seguente fatto: nel febbraio 836 un certo Unger fa testamento a favore di Ingiliramo, suo vassallo, a cui assegna i suoi beni in Agellum. Assegna poi i suoi beni di Mariano (Comense) al senodochio di Maria Santa Madre di Dio, in Melegnano, lasciando ai suoi rogatori la corte di Carpiano e una casa massarizia in Gnignano ("...dixit habere eis senodocio illo sancta Dei genetrice Mariae funtatum vico Meloniano...")

Non viene detto dove fosse ubicato questo ospedale "fundatum vico Meloniano", che potrebbe benissimo identificarsi con quello che si dice fatto ricostruire da San Gualtiero nel 1210.

Infatti viene detto che fece ricostruire l'ospedale dandogli, di nuovo, il nome San Biagio; e Goffredo da Bussero scrive "chiesa di S.Maria con altare di S.Biagio..."

Qual è la verità? Un unico ospedale rifondato una seconda volta oppure due ospedali vicini?

Non vogliamo confondere di più le idee ma tentare di cercare la verità quando parliamo della Mutatio ad Nonum, la stazione posta al nono miliario della via romana, ricordata dall'Itinerarium Burdigalense.

Come sappiamo, queste stazioni erano poste sulle grandi vie di comunicazione e servivano al cambio dei cavalli per i vari servizi dello stato romano.

Nulla vietava che ai servizi obbligatori per gli ufficiali dell'impero si accompagnassero attività collaterali, quali l'ospitalità notturna, una mescita di bevande con annesso servizio di ristoro, in definitiva una hospitalis pubblica e privata: d'altronde non è pensabile una strada di comunicazione senza servizi.

Viene spontaneo immaginare che una tradizione ospitaliera, posta nel medesimo luogo per svariati secoli, non può svanire nel nulla senza lasciare di sé alcuna traccia.

Non esistono dati di fatto che possono collegare l'ospedale di Santa Maria in Melegnano alla mutatio ad nonum; resta però il fatto che ambedue gli hospitalia sarebbero stati posti vicino al nono miglio da Milano.

Ritornando all'ospedale di Pedriano, di Santa Maria con altare di San Biagio, sappiamo che esso viene soppresso nel 1486 ed i suoi beni annessi alla Confraternita dei Disciplini, della chiesa di S.Pietro a Melegnano.

Nel 1570 la chiesa di San Biagio venne descritta da Don Leonetto come un edificio mal ridotto, avente un'abside particolarmente ampia, nella quale "si diceva che qui vi fosse l'ospedale di S.Biagio..."

Un censimento di quell'anno indica che a S. Blasio vi erano otto anime.

Il 24 ottobre 1594 la Confraternita dei Disciplini chiese il permesso di demolire la chiesa: il permesso fu accordato con l'obbligo di far erigere una cappella dedicata a San Biagio nella parrocchiale di S.Pietro per poter in essa deporvi il simulacro del santo.

Una mappa del contado di mappa, del 1600, indica ancora l'edificio di San Biagio sulla via romana a fianco della Vettabbia, ma probabilmente, a quel tempo, esso era già stato demolito.


SANTA BRERA

La cascina di Santa Brigida o come più comunemente viene chiamata, di Santa Brera, è molto antica: viene nominata nel XIII secolo nell'atto datato 29 agosto 1299, relativo ad un'investitura livellaria fatta da Paolo Capra, proprietario del mulino sul Lambro, a favore di Beltramino de Inzago.

Santa Brera viene citata, sempre nel XIII secolo, anche dall'elenco del Bussero che le ascrive due chiese, una dedicata a Santa Brigida "in plebe Sancti Iulliani est ecclesia de sancta Brigida item in loco sancte Brigide" e l'altra "in plebe Sancti Iulliani... in loco sancta Brigida ecclesia sancti Petri"

Della seconda chiesa, dedicata a san Pietro, non se ne sentirà più parlare.

Un accenno indiretto sull'esistenza di questa chiesa la si può trovare in un atto del 1415.


VAJANA (scomparsa)

Come le precedenti, risulta elencata nei beni abbaziali nel 1558, dove è specificato che aveva 792 pertiche. Sorgeva lungo la strada che portava da Viboldone a Rancate, sul lato destro ove a fianco vi era anche il podere annesso, chiamato Vigna Vajana.




"La Locanda dell'Orso"

"Ma non avevo alcun timore, posso dirlo con sincerità: l'idea che una banda d'assassini si trovasse celata nel sottopalco non capiva nel mio cervello; e in quanto agli spiriti, mi credevo abbastanza sicuro di me stesso da sfidarli tutti in massa se si presentavano.

Prevedevo però che, dopo tante interruzioni, avrei pensato non poco a ripigliare la mia naturale tranquillità: lasciai perciò la candela accesa (il Vernon aveva portato seco la lanterna) e mi cacciai col capo sotto le lenzuola pronto a fare qualunque tentativo per ritrovare il sonno perduto.

Qualche minuto dopo cominciai a udire il romore (*) del lento lavorio sotto l'impalcatura: mi convinsi sempre maggiormente che ciò non poteva essere che l'opera dei topi e che il miglior partito per me era quello di non badarvi e cercare di dormire.

La volontà che avevo di riuscire nel mio intento mi condusse a quella mezza sonnolenza, durante la quale i romori ci giungono quasi indistinti, e dinanzi agli occhi socchiusi stendesi una specie di nebbia, dietro cui ogni oggetto appare coperto da un velo.

Mi compiacevo quasi in questo stato: affranto, indolenzito, cullato dal romore irregolare e più precipitoso sotto l'impalcatura, mi pareva già di sognare che miriadi di topi giganteschi riescivano (*) a forare il pavimento e si precipitavano a stormi sopra di me.

Ad un tratto uno strepito violento mi tolse da quel dormiveglia, in cui ero caduto. Balzai assiso sul letto, lo strepito si rinnovò più forte, più irritante: volsi lo sguardo in giro, e la più sinistra, la più fantastica apparizione si affacciò ai miei occhi smarriti.

Nell'angolo della camera, ove avevo udito lo strepito, una parte dell'impalcatura di legno erasi sollevata quanto bastava per lasciare passare la testa di un essere strano, mostro o fantasma, il quale mi fissava con occhi tremolanti. Era una testa orribilmente scapigliata, una faccia cadaverica, sparuta, colle gote incavate come quelle di un teschio. Gli occhi sembravano quasi accecati dalla debole luce della candela, e mentre io guardavo inorridito quel ceffo singolare, dalle sua labbra scolorite uscì un gemito prolungato, e la visione sparve, lasciando cadere la tavola del pavimento che aveva sollevata colla sua arruffata cervice.

Intesi quindi altri gemiti ripetuti nel sottopalco; gli uni più forti e sinistri, gli altri più sommessi, più deboli, come se parecchi fossero gli esseri di quella specie esistenti là sotto: finalmente il silenzio si ristabilì e io ricadetti inerte sul letto. Debbo dirlo, un terrore immenso mi aveva colto; dubitavo però, e con ragione, della piena conoscenza di me stesso."

(*) Termini usati nel testo originale

Ultimo post del 2025...

E visto che siamo a fine anno... se devo fare una classifica delle cose più belle fatte quest'anno... al primo posto metto l'aver trovato e visto dal vivo (dopo tre anni che "l'avevo in lista"!) le Colonne di Rovello Porro! 😍



Una ricerca che mi è costata tanta fatica fisica, nel camminare (la prima volta, per ore, sotto un sole cocente, in mezzo alle sterpaglie, non trovando nulla! 😭 e nessuno sapeva indicarci la strada!) e la seconda volta cercando di "interpretare una mappa che mostrava la visuale dall'alto" per cercare di localizzare la Colonna del Lazzaretto di Rovello Porro! 😍

Una ricerca, anzi, una vera e propria impresa, che è stata resa possibile non solo dalla mia perseveranza nel continuare, ostinatamente, ad impuntarmi per trovare quella Colonna da "includere alla mia ricerca di Storia del Territorio", nonostante fossi consapevole, fin da subito, della difficoltà di trovarla per davvero in mezzo ad un bosco sterminato! (colonna che era già stata fotografata da Nadia: https://maps.app.goo.gl/u4jzX57Qte41LYBh9) ma anche per merito delle tre persone interessate ad aiutarmi: Mary, Elena (che mi ha mandato da vedere la mappa "dall'alto" di quella zona!) e Crono. 

Eccole, le Stupende Colonne di Rovello Porro! 😍








N.B: non è chiaro cosa ci potesse essere dentro "la cavità", ma forse una campanella, come mi è stato suggerito. Io avevo pensato ad una statuetta o più probabilmente ad un teschio. Tra l'altro lì erano presenti anche dei teschi, almeno fino agli anni '60, poi sono stati tutti trafugati, a quanto mi è stato raccontato da persone che si ricordavano il vecchio lazzaretto





La gioia che ho provato quando me le sono viste davanti (specialmente quella del Lazzaretto) quando, dopo esserci di nuovo inoltrati nella boscaglia.... mi sono girata e alla sinistra, a qualche metro di distanza, era lì, la stupenda Colonna di Mattoni, ancora più bella rispetto alla foto che già circolava su google maps perché tutta ricoperta di edera, e così gigantesca 😍, rispetto a come l'avevo immaginata...

Le sono corsa incontro, dalla gioia di averla finalmente trovata! 🥹... 🥰

Un posto incantato, una giornata idilliaca e una delle ricerche di storia del territorio più emozionante, insieme a quella su Solaro e Vanzaghello 😍  realizzate l'anno scorso... Altre cittadine che ho adorato, per la chiesa sul tumulo, le croci giganti delle processioni rogatorie e il cippo disperso nel campo! 😍😍😍 Anche quello fu una vera impresa 🥹 

https://deisepolcriecimiteri.blogspot.com/2024/03/le-croci-vanzaghello-le-processioni-nei.html

(in primavera a Vanzaghello ci tornerò senz'altro a rivedere "le mie croci giganti e il mio cippo" 🥰 




anche per realizzare le foto con altri album Metal a corredo dell'impresa 😆)

Ma ci sono ancora diverse cose che devo fotografare dal vivo (e soprattutto rivendicare tutto Ad Maiorem Metal Gloriam 🤘), perciò con l'arrivo della primavera 2026 (e pure un po' prima, se riesco) spero di poter concludere anche le altre ricerche: quella su Bollate (che sto facendo il possibile per organizzare come "lavoro di squadra" 🤘) e quella sulle frazioni di San Giuliano Milanese e "i paesi circostanti la campagna di San Giuliano Milanese" (è dal 2019 che "ho in cantiere" di rivendicare cose come Occhiò, Rancate con Borghetto, Dresano, Mulazzano... per il momento sono arrivata, a piedi!, fino a Quartiere Sarmazzano! 🥹)...  




Avanti così anche per il 2026, con tanto sottofondo di Metal come colonna sonora, anzi, attitudine che (ci) accompagna nei momenti belli (e meno belli, perché le difficoltà sono inevitabili) della vita!

🤘🤘🤘

P.S Sono molto legata anche a Pedriano, impresa che ho rifatto quest'anno, esattamente come Villastanza e Villapia (https://deisepolcriecimiteri.blogspot.com/2025/10/storia-di-pedriano-con-foto-del-2025-e.html)(https://intervistemetal.blogspot.com/2025/09/vlog-metal-su-villastanza-e-villapia.html) ma erano cose che "avevo già fatto" e che ho "rifatto" (senza tutte le difficoltà trovate la prima volta 😂) 

P.S 2 Ovviamente un altro dei miei obiettivi per il 2026 è fare ancora più interviste dal vivo 🤘....😘