Il Culto a Mitra in Lombardia

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Angera, sul lago Maggiore, è famosa per l'antica Rocca appartenente ai principi Borromeo, ma lo meriterebbe di essere altrettanto per il suo antro, una vasta grotta naturale che si apre nella parete rocciosa sotto il castello e che nell'antichità fu un importante centro religioso dove si celebravano "i misteri mitriaci".

Mitra era un'antica divinità degli Ari, spesso identificata col Sole che sorvegliava il mondo dell'alto del cielo. Era considerato un protettore dell'umanità a cui si ricorreva per chiedere grazie ed essere accompagnati nel viaggio dopo la morte.

Questa divinità si diffuse nel mondo ellenistico-romano e in varie località sorsero centri sacri, dedicati ai misteri mitriaci, dove si compivano sacrifici in onore di Mitra.

Angera, a quanto si sa, era l'unico centro sacro di questa religione in tutta la Lombardia.

Il culto a Mitra si sviluppò dal I al V secolo d.C nella spelonca sul monte, poco lontano dal lago.

I reperti archeologici dimostrano che questa grotta era abitata in epoca preistorica.

I numerosi oggetti trovati nell'antro che testimoniano gli antichi riti, sono conservati al museo di Angera.















"Sarete come Dei"

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"L'idea che il Diavolo non abbia perduto i suoi attributi angelici non è nuova, anzi: la decadenza della sua immagine, la necessità culturale di attribuirgli un ruolo da protagonista nel dramma dell'espiazione l'hanno semplicemente fatta passare di moda, benché abbia continuato a persistere, occulta, nel pensiero e nell'opera di coloro che hanno riflettuto sul tema. (...) Uno dei luoghi comuni della teologia è quello che attribuisce alla superbia del Diavolo la causa della sua caduta. 

Tuttavia, a ben guardare, questa superbia è opera di Dio: una traccia dell'onnipotenza di Dio nell'essenza delle sue creature.

Dalla Bibbia sappiamo che Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza (1) e nel libro dei Salmi (III, 82,6) questa affermazione è sancita con parole inquietanti "Io ho detto: voi siete Dei".

Lo stesso Gesù, quando trasmette agli apostoli il precetto dell'imitazione divina ("Siate perfetti come perfetto è il Padre Vostro") (2) non fa che reiterare l'eccezionale dignità della condizione umana che, come estrema conseguenza, può portare all'omologazione del creato con il suo Creatore.

San Paolo sottolinea ulteriormente questa affermazione quando dice "Non sapete forse che noi dovremo giudicare perfino gli angeli?" (I, Corinzi, VI,3)

Alla luce di queste sorprendenti affermazioni divine o ispirate da Dio, che c'è di strano nella frase che il Serpente rivolse ai nostri progenitori, promettendo loro "Sarete come Dei"? (3)

Da qualsiasi punto di vista la superbia del Diavolo è più una caratteristica congenita di tutto il creato, incoraggiata dal Creatore stesso, che non un difetto esclusivo della sua natura proterva.

Il Diavolo, al principio dei tempi, compete con l'uomo per la primogenitura di ciò che è stato manifestato.

Ambedue sconfitti e allontanati dalla presenza di Dio per aver commesso lo stesso delitto (aver cercato di imitarlo) il sospetto che questo sia stato loro ispirato da Colui che li giudica e li esclude, crea fra il Diavolo e l'uomo qualche cosa di più di una semplice analogia: una condanna comune, ma anche una complicità."


(1) Questo, per secoli, valeva solo per l'uomo maschio, ovviamente. Per la donna la faccenda era ben diversa: non propriamente "Ad Imago Dei", non propriamente al 100% ad immagine e somiglianza di Dio, insomma, ma "secondaria" o "solo se era sposata", quando i vari padri della patristica e scolastica si degnavano di riconoscerla "pure lei ad immagine di Dio". Vedi il De Trinitate di Agostino, tra le varie fonti.

(2) Sempre lo stesso ritornello del dio che è solo padre e nonostante questo "le donne dovrebbero sentirsi rappresentate e amate da tale dio"

(3) E qui finalmente, a differenza delle frasucole precedenti, è inclusa anche la donna, visto che tale Serpente sta parlando con una donna (Eva)

"Sant'Anselmo di Canterbury nel suo De casu Diaboli attribuisce la ribellione di Satana al desiderio di avere una volontà propria, vale a dire, alla sua vocazione per la libertà (...) Lucifero [comportandosi così] non faceva altro che dimostrare di essere stato fatto a immagine e somiglianza di Dio, pertanto seguire la propria natura secondo i dettami di chi l'ha creata non può essere considerato un peccato. Malgrado la giustezza di queste riflessioni, Satana è stato ripetutamente accusato di aver voluto esercitare la libertà che gli era stata elargita. (...) Nella lunga e forse interminabile lotta della specie per la conquista della libertà, l'uomo intuisce che il Diavolo è il suo predecessore, il suo specchio e forse anche il suo complice. (...) Se ciò accadesse, l'identificazione dell'uomo con il Diavolo sarebbe inevitabile e il Grande Ribelle raggiungerebbe finalmente il culmine della sua opera, paziente e instancabile: la libertà dell'individuo al di sopra di tutte le riflessioni che possano limitarla, la dissoluzione delle forme nel caos."


"Demian" di Herman Hesse

In collaborazione con Mary! 😁 (Recensione qui https://www.youtube.com/shorts/JpWIECwkklg)


Scritto nel 1917 e pubblicato nel 1919, "Demian" è la storia di un giovane combattuto tra due mondi, quello del bene e quello  del male, vicini e confusi fra loro.

Il giovane Sinclair, caduto sotto l'influsso di un cattivo compagno di scuola, Kromer, inganna i genitori, ruba e discende la china del peccato. Sarà un altro compagno, Demian, che sembra vivere fuori del tempo o uscire da un passato senza età, ad attrarre Sinclair e liberarlo dal nefasto influsso di Kromer guidandolo verso una concezione della vita straordinariamente complessa e misteriosa.

La carica problematica che attraversa Demian, definito da Thomas Mann un piccolo capolavoro, esercitò un forte influsso sui giovani tedeschi usciti dalla guerra perduta, ed è da considerarsi fra le opere più emblematiche di Hesse. 


Inizia così…

Eppure, non volevo tentar di vivere

se non ciò che spontaneamente

voleva erompere da me.

Perché? era tanto mai difficile?


Per raccontare la mia storia devo incominciare dal lontano inizio.

Se mi fosse possibile, dovrei risalire molto più addietro, fino ai primissimi anni della mia infanzia, e più oltre ancora nelle lontananze della mia origine. Quando scrivono romanzi, gli scrittori fanno come se fossero Dio e potessero abbracciare con lo sguardo e comprendere la storia di un uomo e riprodurla quasi Dio la narrasse a se stesso, sempre essenziale e senza veli. Io non ne sono capace, come non ne sono capaci gli scrittori. La mia storia però ha per me più importanza di quanta non ne abbia per altri scrittori la loro; è infatti la mia, è la storia di un uomo non inventato e possibile, non ideale o in qualche modo non esistente, ma di un uomo vero, unico, vivente. Certo, che cosa sia un uomo realmente vivo si sa oggi meno che mai, e perciò si ammazzano gli uomini in grandi quantità, mentre ognuno di essi è un tentativo prezioso e unico della natura. Se non fossimo qualcosa di più di uomini unici, se si potesse veramente togliere di mezzo ognuno di noi con una pallottola, non ci sarebbe ragione di raccontare storie. Ogni uomo però non è soltanto lui stesso; è anche il punto unico, particolarissimo, in ogni caso importante, curioso, dove i fenomeni del mondo s'incrociano una volta sola, senza ripetizione. Perciò la storia di ogni uomo è importante, eterna, divina, perciò ogni uomo fintanto che vive in qualche modo e adempie il volere della natura è meraviglioso e degno di ogni attenzione. In ognuno lo spirito ha preso forma, in ognuno soffre il creato, in ognuno si crocifigge un Redentore.

Oggi pochi sanno che cosa sia l'uomo. Molti lo sentono e perciò muoiono con maggior facilità, come io morirò più facilmente quando avrò finito di scrivere questa storia. (...) La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l'accenno di un sentiero. Nessun uomo è mai stato interamente lui stesso, eppure ognuno cerca di diventarlo (...) Tutti noi abbiamo in comune le origini, le madri, tutti veniamo dallo stesso abisso; ma ognuno, tentativo e rincorsa dalle profondità, tende alla propria meta.

Possiamo comprenderci l'un l'altro, ma ognuno può interpretare soltanto se stesso.

 

La Setta degli Euchiti

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Michele Psello (1018-1078) oltre che uno dei primi demonologi, anche filosofo, storiografo, politico bizantino, ha testimoniato l'abbondanza delle sette sataniche nell'Impero Romano d'Oriente, soprattutto nella sua opera "Perienergéias dàimonon".

Essa ci informa che la più importante delle confraternite adoratrici del Diavolo era quella degli Euchiti, originari della Tracia, che consideravano Lucifero il figlio primogenito del Padre e veneravano la materia, opera fondamentale della Stella dell'Alba.

Le loro cerimonie - che erano comunitarie e avevano lo scopo di raggiungere l'estasi sessuale - si caratterizzavano per la violazione deliberata delle cinque regole vigenti fra le classi di potere (osservate, per lo meno, nelle cerimonie ufficiali): mangiavano carne, pesce e certe bacche considerate impure, bevevano alcool e praticavano il sesso pubblicamente, coinvolgendo anche gli spettatori.

Questa cerimonia sessuale era priva di qualunque tabù (poteva comprendere l'incesto, la sodomia ecc.) ed era celebrata come una congiunzione con la potenza cosmica, un po' come la ginnastica erotica del Tantrismo, che forse era giunta a conoscenza degli Euchiti attraverso l'Asia minore.

Nel loro dualismo si è voluta vedere l'origine dei Bogomili (antenati a loro volta dei Catari e dei Patarini) perché riconoscevano anche la figura di Jehova e quella di Cristo come spirito puro che non avrebbe potuto incarnarsi in Gesù perché appartenente a una regione della realtà assolutamente inaccessibile agli uomini.

Nota di Lunaria: non c'entrano un fico secco con gli Euchiti (roba "diversamente cristiana" che solo io potevo andare a tirare fuori dal dimenticatoio, 😂) ma chissà perché mi fanno venire in mente questo album dei Ninnghizhidda, che peraltro furono tra i miei primi gruppi Black Metal nel 1998...


Del resto non sarebbe un post lunariale se non fosse corredato da qualcosa di Metal, ahahahahahaah, e solo io potevo avere la pensata di fare il post sugli Euchiti abbinati ai Ninnghizhidda (d'accordo che suonavano Black Metal, ma un nome più pronunciabile non se lo  potevano scegliere???)

😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂


Gorla Maggiore

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"Chi sale dalla valle, attraverso la costiera detta di Giano che porta all'abitato, osserva sulla sinistra una massiccia costruzione con un porticato trecentesco, che domina un lungo tratto d'Olona. è l'Obbedienza (Obbedienzieria) di Gorla Maggiore che dominava la strada di valle detta "stra marscia" conducente al Castellazzo di Fagnano, altro baluardo difensivo della Valle Olona. L'edificio, più volte modificato nel corso dei secoli, è inserito nel quadrilatero del Canton Lombardo e presenta, specie nella torre, qualche elemento di antica data."

"Un ampio cortile interno chiuso da un porticato costruito probabilmente in epoca trecentesca collegava la torre con i rustici, chiudendo il quadrilatero munito di bastioni robusti anche nella parte esterna del giardino. Per accedere agli edifici era probabile l'esistenza di una diramazione che dalla Costa di Giano portasse ai portali d'ingresso"

"Nella costruzione consistente in un agglomerato conformato a quadrilatero intorno a due cortili, particolare importanza assume la torre. Proprio in questa torre, a pian terreno, esiste uno splendido camino in pietra sulla cui cappa risulta dipinto un sontuoso stemma di pregevole fattura, i cui colori tuttavia hanno subito nel frattempo l'incuria del tempo. Costituito da una mandorla circondata da un fregio giallo, l'arma a sua volta è divisa in sei parti, ben distinte: la prima e la seconda rappresentano due aquile nere in campo giallo oro; la terza un leone rampante che tiene nella zampa una moneta; la quarta un leone su sfondo azzurro; la quinta cinque monete o bisanti in campi blu e la sesta un albero genealogico spoglio su fondo grigio. L'attribuzione di una parte dello stemma riguarda certamente un ramo delle famiglie dei Moneta che in Gorla Maggiore costituirono nei secoli XVI e XVII oltre la metà della popolazione, e forse anche quella dei Pusterla e dei Lampugnani."





"Nel cortile anteriore ritroviamo la vecchia Casa dei Santi, così denominata per l'importante affresco religioso e devozionale ora staccato e riposto nell'edificio a pian terreno della torre. L'affresco rappresenta le figure di quattro santi suddivisi in arcate a tutto sesto, sorrette da colonne corinzie, rappresentanti San Sebastiano, la Madonna, Sant'Antonio Abate e San Cristoforo; tra le dita del Bambin Gesù è posto un uccellino. Un particolare curioso è la presenza di piccoli corpi sferici (sassi?) sul terreno sotto i piedi delle figure, forse un tentativo dell'artista (o artisti) di dare una nota comune ed uniformatrice al tutto."











Si è indagato con cura su ogni segno che potesse portarci ad una conoscenza della Valle Olona e di Gorla Maggiore.
Tra i documenti dell'archivio parrocchiale si ritrova il "Libro dei Benefici e delle consuetudini della Parrocchia e della comunità gorlese", scritto dal parroco don Carlo Francesco Ferioli nel 1704 .
Nella descrizione dei beni attinenti al Beneficio parrocchiale si segnala l'esistenza di un pezzo di terra "costa avidata, qui dicitur Costa di Giano così da tempo immemorabile a cui fa coerenza un boschetto pure appellato boschetto di Giano"
Da alcuni indizi, probabilmente il boschetto di Giano era posto in prossimità dell'attuale entrata al salone parrocchiale, ove un tempo esisteva un portone d'entrata alla masseria della Cura di Gorla Maggiore sormontato forse da una torre o da una "Colombera".
In riguardo alla costa o boschetto di Giano a cui è legato un antro o cunicolo, nel 1874 il proprietario dell'edificio dell'Obbidienzieria ebbe a richiedere una conferma dell'esistenza di un cunicolo o antro sotterraneo di collegamento tra la chiesa e l'Obbedienzia.
Tradizione popolare racconta che a Gorla Maggiore esistesse un cunicolo collegante il vicino Castello di Fagnano con l'obbidienzia o palazzo comunale.

Giano era una delle divinità dell'olimpo romano.
Oltre ad essere una divinità italica, era invocato per la protezione delle porte, delle case, e soprattutto degli antri o cunicoli o anche dei paesaggi coperti e per questo ritenuto protettore anche dell'utero materno.
Giano era ritenuto il dio del Principio e della Fine, presiedeva agli inizi dei conflitti e in ogni altra cosa di cui proteggeva sia l'inizio sia la fine, come i fiumi, le sorgenti e le foci, le partenze e i ritorni.
Gli era sacro il primo mese dell'ano, Gennaio (Januarius), la prima festa dell'anno (gli Agonali), il primo giorno del mese e anche la prima ora del giorno (Janus matutinus)
Giano era rappresentato bifronte e a volte anche quadrifonte.
Nei giorni della Gioebia (il rogo del fantoccio della "strega" a Busto Arsizio), i ragazzi invocavano per strada "gian gian" a difesa delle "strie" (streghe).
Secondo la leggenda, Giano sarebbe stato il primo re del Lazio, con sede al Gianicolo, e avrebbe ospitato il profugo Saturno, ottenendo in cambio il dono della saggezza e previdenza.
Le località dedicate a Giano erano poche: una a Milano, ove sul tempio di Giano venne costruita una chiesa consacrata da S.Ambrogio e dedicata a S. Giovanni, chiamata anche oggi "San Giovanni alle Quattro Facce".
L'esistenza a Gorla Maggiore di un "boschetto di Giano" potrebbe indicare una presenza di alloggiamenti militari sistemati nei punti strategici della valle.
Il quadrilatero difensivo del Canton Lombardo costituirà un'ulteriore testimonianza di questo carattere militare.

Il ritrovamento antico più importante a Gorla Maggiore è costituito dall'ara dedicata alla Dea Diana.
Scoperta in una vigna a nord di Gorla Maggiore (nel tempo in cui questa località incamerava Gorla Maggiore come frazione) fu poi consegnata al museo di Legnano.
Questa pietra, un tempo, formava una specie di sgabello posto sotto il portone d'entrata di un cortile di un edificio posto in via Cesare Battisti, edificio che faceva parte dei "Chiosi" della chiesa, demolita nel 1956.
La pietra era posta per il riposo dei contadini che si radunavano in quell'androne, dove era anche dipinta una natività.
Tale reperto venne datato tra il 100 e l'80 a.C; in alto ha un apposito ripiano per la "patella ignaria", dove si poneva l'incenso per i sacrifici.
La difficile decifrazione dell'iscrizione fu questa:

DEANAE.SAC
PRO SALUTE
E... I MIAECI
RIVASIA FILIA R
VRE NERVII feci is T
uDrEstitui…

Queste parole indicano che l'ara era stata dedicata a Diana "pro salute", da parte di Miaeci e della figlia Rivasia.
Il resto indica il luogo ove fu eretto il monumento e il nome della tribù (Nervi)
Forse vi è un collegamento con Nerviano, dove si ebbe lo stanziamento di quella tribù romana.

La tomba di via Banfi - via Battisti

In un'area situata nel punto di confluenza della via Banfi e Battisti, verso il 1960, al momento della costruzione di una casa, si rinvenne una tomba.
I testimoni riferiscono che al momento del ritrovamento, una lama in ferro si disfece completamente, mentre venne recuperata un'urna cineraria ed un vaso: successivamente vennero consegnati al museo di Legnano.
Altre tombe vennero scoperte dopo la Seconda Guerra Mondiale, in zone abbastanza discoste dal ciglio di valle, ma distrutte dalle ruspe per timore di interventi della Sovraintendenza Archeologica.
Infine, nei lavori di scavo della fognatura per la via Marconi, nel 1971, è stata ritrovata una zona di terreno con tracce di materiale combusto, tale da far supporre la presenza di una fornace o qualcosa di analogo, ma senza riscontro di reperti.

In un giardino di via Roma venne trovata nel 1972 una moneta risalente al periodo di Traiano, tra il 98 e il 117 d.C
L'iscrizione è la seguente:

MARCUS ULPIUS NERVA TRAIANUS CRINITVS
IMP CAES
...NERVA TRAIANO
L
AVG GER DAC PM TRP COSV PP

dove:

Ger = Germanicus
Dac = Dacicus
PM = Pontifex maximus
Trp = tribunicia potestate
Cosv = Quinto consolato (103 d.C)
Pp = Pater patriae
 
è raffigurato l'imperatore paludato in piedi con asta e scetto incoronato dalla vittoria

SPQR OPTIMO PRINCIPI ESERGO SC

Nel 1988 l'intervento di restauro alla chiesetta dei Santi Vitale e Valeria ha portato alla luce un'ara votiva, da secoli inserita nelle mura a nord della chiesa,
reperto che conferma la "romanità" di Gorla Maggiore.

La scoperta di pietre usate nella costruzione della "Colombera" del Canton Lombardo lascia sperare che lo studio del materiale darà conferma dei culti in onore di particolari divinità, sorte in prossimità di antri o cunicoli, segnalati dalla documentazione relativa alla "Costa di Giano", culti introdotti dalle legioni romane, dislocate lungo la Valle Olona per difendere le frontiere dell'impero.




















Mio vlog a Gorla Maggiore qui 😍💜 https://www.youtube.com/watch?v=9cQ2d6sxJCc