Gorla Maggiore

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"Chi sale dalla valle, attraverso la costiera detta di Giano che porta all'abitato, osserva sulla sinistra una massiccia costruzione con un porticato trecentesco, che domina un lungo tratto d'Olona. è l'Obbedienza (Obbedienzieria) di Gorla Maggiore che dominava la strada di valle detta "stra marscia" conducente al Castellazzo di Fagnano, altro baluardo difensivo della Valle Olona. L'edificio, più volte modificato nel corso dei secoli, è inserito nel quadrilatero del Canton Lombardo e presenta, specie nella torre, qualche elemento di antica data."

"Un ampio cortile interno chiuso da un porticato costruito probabilmente in epoca trecentesca collegava la torre con i rustici, chiudendo il quadrilatero munito di bastioni robusti anche nella parte esterna del giardino. Per accedere agli edifici era probabile l'esistenza di una diramazione che dalla Costa di Giano portasse ai portali d'ingresso"

"Nella costruzione consistente in un agglomerato conformato a quadrilatero intorno a due cortili, particolare importanza assume la torre. Proprio in questa torre, a pian terreno, esiste uno splendido camino in pietra sulla cui cappa risulta dipinto un sontuoso stemma di pregevole fattura, i cui colori tuttavia hanno subito nel frattempo l'incuria del tempo. Costituito da una mandorla circondata da un fregio giallo, l'arma a sua volta è divisa in sei parti, ben distinte: la prima e la seconda rappresentano due aquile nere in campo giallo oro; la terza un leone rampante che tiene nella zampa una moneta; la quarta un leone su sfondo azzurro; la quinta cinque monete o bisanti in campi blu e la sesta un albero genealogico spoglio su fondo grigio. L'attribuzione di una parte dello stemma riguarda certamente un ramo delle famiglie dei Moneta che in Gorla Maggiore costituirono nei secoli XVI e XVII oltre la metà della popolazione, e forse anche quella dei Pusterla e dei Lampugnani."





"Nel cortile anteriore ritroviamo la vecchia Casa dei Santi, così denominata per l'importante affresco religioso e devozionale ora staccato e riposto nell'edificio a pian terreno della torre. L'affresco rappresenta le figure di quattro santi suddivisi in arcate a tutto sesto, sorrette da colonne corinzie, rappresentanti San Sebastiano, la Madonna, Sant'Antonio Abate e San Cristoforo; tra le dita del Bambin Gesù è posto un uccellino. Un particolare curioso è la presenza di piccoli corpi sferici (sassi?) sul terreno sotto i piedi delle figure, forse un tentativo dell'artista (o artisti) di dare una nota comune ed uniformatrice al tutto."










Mio vlog a Gorla Maggiore qui 😍💜 https://www.youtube.com/watch?v=9cQ2d6sxJCc





Le Sepolture a Sesto Calende e ad Arsago Seprio

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Nell'estremità meridionale del Lago Maggiore, dove il Ticino esce per diventare fiume maestoso, si sviluppò 3000 anni fa una civiltà del ferro con caratteristiche originali, denominata "Civiltà di Golasecca".

Numerose testimonianze di questa civiltà, come i corredi funerari, sono esposte nel museo di Sesto Calende: sulle sponde del Ticino sono state scoperte oltre 20000 molte delle quali con oggetti che si pensava potessero servire al morto nell'aldilà: questi oggetti venivano spezzati, per "ucciderli" e liberare "l'anima" dell'oggetto, che avrebbe seguito il defunto nel mondo dei morti.

Isolata nel verde, si trova la chiesetta di San Vincenzo, che risale al XI secolo e fu usato come lazzaretto durante la peste. Questa località era zona sacra fin dai tempi preistorici: si riunivano le tribù per le danze sacre e si portano le giovani spose perché la Dea Venere le rendesse fertili.

Poco lontano, in una radura tra i boschi, c'è il gigantesco masso erratico, che ricorda una testa di falco: gli antichi popoli di Golasecca la usavano come altare e luogo di culto. La zona è chiamata "Locca" da "Locum", il luogo dei convegni di culti.

I vecchi di Sesto ricordavano la leggenda della "Chioccia d'oro" che si riferiva ad una Dea di pietra, simbolo di fertilità.


Altro approfondimento su Sesto Calende

A Sesto Calende, in località Locca (da "locum", luogo sacro dei convegni di culto), a nord dell'abitato, si raggiunge la chiesa di S. Donato di Scozola, un antico monastero benedettino; proseguendo, e girando a sinistra, si arriva tra i prati ai margini di un bosco dove sorge l'oratorio di S.Vincenzo, del XI secolo. La località era ritenuta sacra fin dalla Preistoria: si riunivano le tribù per le danze e i riti di fertilità.

Poco lontano, in una radura tra i boschi, vi è un gigantesco masso erratico che ricorda una testa di falco. La rocca venne scolpita dai popoli di Golasecca (1), che la utilizzavano come altare e luogo di culto. 

A Sesto Calende, presso il Ticino, si può vedere un masso erratico che ricorda una gallina che cova i pulcini: si raccontava la leggenda della "chioccia d'oro" che si riferiva ad una Dea di pietra, simbolo di fertilità.

(1) Reperti della Cultura di Golasecca vennero trovati a Castelletto Ticino, Borgo Ticino, Varallo Pombia, Sesto Calende, Somma Lombardo, Vergiate e Golasecca. Sulla piazza di Golasecca sono state lasciate due tombe dell'Età del Ferro.

 

Arsago Seprio

All'inizio del '700 il Prevosto di Arsago Seprio era a capo di una Pieve che comprendeva le chiese di Albusciago, Casorate, Castelnovate, Crugnola, Menzago, Montonate, Mornago, Quinzano, Sumirago, Vinago, Vizzola. A quel tempo erano già scomparse le chiese di S.Giacomo (al centro del paese), S.Michele (ubicata verso Mezzana Superiore, poi Somma Lombardo), S.Ambrogio nella campagna a sud del paese.

A quel tempo i preti erano sepolti al di sotto del pavimento della chiesa che li aveva ospitati in vita, e se possibile, venivano sepolti nelle chiese, in cripte o loculi scavati nella terra, sotto il pavimento, in un lungo corridoio al quale si accedeva da una botola.

Dove lo spazio mancava, come ad Arsago, solo i preti erano sepolti sotto il pavimento, i fedeli erano interrati in un campo a ridosso dell'edificio (l'attuale sagrato a nord della Basilica, caratterizzato dalla croce eretta nel 1646) 

Quello dello spazzacamino era un mestiere diffuso in un'epoca in cui non esisteva altro riscaldamento a parte il focolare domestico. Le incrostazioni del camino potevano prendere fuoco mettendo in pericolo l'edificio. Solo le persone magre ed allenate potevano lavorare come spazzacamini: provenivano dalle valli dell'Alto Verbano e giravano a coppie, vestiti di nero. Proprio perché magri e abituati a stare nell'oscurità in luoghi stretti, erano impiegati anche per evacuare i sepolcri delle chiese. Da un'annotazione del "Cronicon" di Arsago Seprio: "1729. Di notte li spazzacamini di Val Verzasca furono incaricati di evacuare i sepolcri della chiesa, meno quelli dei sacerdoti. Ebbero lire 55 per quest'opera di due notti. Le ossa furono seppellite nel cimitero della chiesa poco longi della croce che si innalza nel mezzo."

















Masnago: le origini pagane della chiesa

Nota: non mi ricordo da che libro ho tratto queste info, probabilmente questo

ma non ne sono sicura perché non potevo portarmi a casa questi libri (sono solo per la consultazione in sede, in biblioteca) e ho preso appunti molto velocemente.

Purtroppo Masnago non l'ho mai visto, quindi non posso neanche allegare foto della chiesa in questione...


Origini della chiesa di Masnago

A Masnago, nel luogo dove venne costruita la chiesa dell'Immacolata, sorgeva un tempio pagano dedicato al dio Giove.

Con la cristianizzazione, fu dedicato a San Pietro; nel 1529 venne abbattuto e le mura tronche servirono come fondamenta per la costruzione di quella che divenne la chiesetta dell'Immacolata.

Sul tronco murario che fa da base al pilastro di destra che regge l'architrave si trova, come graffito, il nome di Don Marco Giovenzati, il primo parroco di Masnago.

Nel 1600, la chiesa era dotata di un prezioso altare in legno (sostituito nel 1836, in marmo, a causa dei tarli) e di affreschi alle pareti, dipinti dal pittore Valtorta. 



Il primo "Diabolik" che ho letto!

Ne vendono veramente tantissimi nei mercatini dell'usato, ma non l'avevo mai letto... così mi sono detta "pescane uno a caso, tra le copertine che ti piacciono di più" e ho scelto questo:


L'ho scelto perché trasmetteva quelle vibrazioni alla "Castello di Otranto" 😋


In realtà la trama è più ispirata a "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie (con i personaggi invitati al castello che vengono fatti fuori uno ad uno)

Mi è piaciuto molto, così mi sono comprata anche il numero 1 e il 2, in un formato tipo "rilegato"


Ma devo ancora leggerli... ho poi scoperto, leggendo l'introduzione alla raccolta, che esiste pure una "DiabolikA", LOL 😂

Comunque le copertine di questi fumetti erano davvero molto belle!