Inkiostrik, un mostro nello spazio

Trama: per tutte le stilografiche, Inkiostrik è tornato!  Al castello di Ragnapietra il nauseabondo mostro dell'inchiostro ha fatto amicizia con Bob, il figlio di un astronauta della NASA.  Così senza pensarci due volte, è saltato nel suo zainetto ed è sbarcato in America, dove potrà realizzare il suo sogno: volare nello Spazio e fare scherzi sempre più orridi e disgustosi!

Commento di Lunaria: lessi il primo e probabilmente anche il secondo libro della saga di Inkiostrik verso i 9 o 10 anni. Ad oggi, la saga conta dieci episodi (il primo è datato 1993, l'ultimo 2007):

"Inkiostrik il mostro dell'inchiostro"

"Inkiostrik, il mostro delle tasche nauseabonde" 

"Inkiostrik, il mostro dello zainetto" 

"Inkiostrik, il mostro del circo" 

"Inkiostrik, il mostro dei pirati" 

"Inkiostrik, il mostro del luna park" 

"Inkiostrik, il mostro del castello" 

"Inkiostrik, un mostro nello spazio" 

"Inkiostrik, il mostro del calcio" 

"Inkiostrik, il mostro del computer".


"Inkiostrik, un mostro nello spazio" inizia così.. Chi è Inkiostrik?

Inkiostrik discende dai "Nauseabondi Succhiatori d'Inchiostro", un'antica dinastia di sangue blu. Un tipo come lui ha bisogno di inchiostro quanto un vampiro ha bisogno di sangue, altrimenti si disidrata e quando cammina scricchiola come una foglia secca. Adora in particolare gli angoli luridi, i calzini puzzolenti, i mucchi di povere e la sua miglior nemica, la ragnetta Schifosina.  Anche se quest'ultima cosa Inkiostrik non la ammetterà mai!

Uno degli stralci più divertenti, quando Inkiostrik, aiutato da uno scarabeo, si intrufolano nella sala professori, alla ricerca di inchiostro e ne trovano una boccetta piena!

"Inchiooostrooo! Inchiooostrooo! Finalmente inchiooostrooo!", continuava a gridare esibendosi in una strana danza indiana. "Che tipo!", borbottò lo scarabeo. Il tappo per fortuna non era ben chiuso e i due riuscirono a svitarlo. Inkiostrik ingoiò avidamente i primi sorsi. Il naso gli diventò subito blu, poi anche gli occhi, la pancia e i peli.  Bevve fino a scoppiare. Quando ormai la boccetta era mezza vuota, ci si calò dentro e si fece un bel bagno.  Si stiracchiò e fece un ruttino di soddisfazione, continuando a immergersi e a tornare su. Infine tirò fuori la sua testa blu dalla boccetta ed esclamò raggiante: "Aahhh! Amo l'America!"

Nota bene: la mamma di Inkiostrik ha scritto più di sessanta romanzi!


Narrativa per l'infanzia

Negli ultimi tempi sono andata a rileggermi\ricomprarmi\scoprire la narrativa per l'infanzia.

E non sono di certo l'unica, perché certi classici per l'infanzia (specie se sono in edizione "di lusso") sono ricercati da diversi collezionisti di libri.

Parlandone anche con miei coetanei\persone più grandi di me, siamo tutti concordi nel ritenere questi libri che uscirono "negli anni Novanta\primi 2000" decisamente migliori "di tanta roba che esce oggigiorno"

A cominciare dalla saga di Inkiostrik, che lessi da bambina (almeno il primo e il secondo, sicuramente) e che è arrivata a ben 10 episodi https://intervistemetal.blogspot.com/2020/09/inkiostrik-un-mostro-nello-spazio.html

(e se tutto va bene, ad ottobre mi prendo anche il primo e il secondo volume)

o di libri meno noti come questo

o che andavano a ruba come i Piccoli Brividi

e - gli oggigiorno quasi introvabili - Super Junior Horror 





 Per cui sì, farò recensioni anche a questi libri, decisamente migliori "dei libri scritti da aristotele".

Perché tra aristotele e Inkiostrik, io ritengo che Inkiostrik sia decisamente superiore ad aristotele e più utile al progresso dell'intera umanità: nutre la nostra fantasia e ci rende tutti più allegri, donandoci un po' di divertimento ed evasione da questa squallida realtà.

Al contrario del grecoide schiavista, classista e misogino... le cui idee, applicate alla realtà, hanno portato e portano solo male.

E adesso schiumate rabbia, voi aristotelici, e imprecate pure contro la sottoscritta che ha "mancato di rispetto" al vostro idolo intoccabile. 

Tenetevelo pure sul trono... Che io, mi tengo Inkiostrik! L'adorabile mostricciattolo succhia-inchiostro!

P.s la mamma di Inkiostrik, Ursel Scheffler, http://scheffler-web.de/alle-buecher/ ha scritto più di sessanta libri. Ma non erano gli aristotelici "Lode al nostro dio aristotele, aristotele ha sempre ragione su tutto!" che sostenevano che "le donne non hanno mai scritto niente, sono passive, sono incapaci, non hanno mai inventato niente"?

P.s 2 qui potete vedere le copertine originali di Inkiostrik http://ursel.scheffler-web.de/aetze/




Jack London e Zanna Bianca

Info tratte da


è la fine di luglio del 1903. Il sole sta tramontando a Glen Ellen, un piccolo posto di villeggiatura nella Valle della Luna, presso San Francisco in California. Tra il verde degli alberi, lungo la riva di un ruscello, al lume di una lanterna, un uomo sta leggendo ad alta voce. Intorno a lui, seduti in terra, bimbi e adulti ascoltano in silenzio. I loro occhi brillano per l'interesse e la commozione; non sentono il sonno: quando la lettura sta per finire li sorprende l'alba. Un attimo di completo silenzio, poi scoppia un applauso: il romanzo è "Il Lupo dei Mari" che Jack London ha letto agli amici... comincia così il suo cammino verso il successo.

L'infanzia e l'adolescenza del futuro scrittore trascorrono serenamente a San Francisco, la città in cui è nato il 12 gennaio 1876. 




Jack è un bambino come tutti gli altri, vivace, allegro, intelligente; legge molto, studia volentieri, i suoi maestri sono contenti di lui. Purtroppo nel 1889 suo padre si ammala e non può più provvedere alla famiglia: Jack deve quindi lasciare la scuola e cercarsi un lavoro. Fa il garzone in una bettola, poi trova un posto in una fabbrica di conserve; ma è una vita infernale: 15-18 ore di lavoro al giorno per dieci cents all'ora!
Jack ha solo 14 anni, sente la mancanza della vita all'aperto, dei compagni di gioco, delle letture preferite; solo alla domenica riesce a fare una corsa al porto per ammirare le navi che salpano. Sogna a occhi aperti le terre che si stendono al di là dell'oceano e invidia i marinai che partono: vorrebbe imbarcarsi anche lui, ma è ancora troppo giovane.

Devono passare altri tre anni perché Jack possa imbarcarsi su una goletta che parte alla caccia delle foche e che toccherà la Corea, il Giappone, la Siberia. I suoi 17 anni danno poco affidamento; ma una notte, durante una tempesta, l'avventuroso ragazzo si guadagna i galloni di marinaio.
è di guardia, solo, al timone, quando la nave è investita dalla bufera. Jack regge la barra con tutta la sua forza, superando il momento critico e portando in salvo la nave.
Da allora i compagni lo rispettano malgrado la sua giovane età; sa lavorare come loro e guadagna come loro. Però, purtroppo, da loro impara anche ad ubriacarsi e a sperperare il denaro nelle bettole e nei ritrovi dei porti cui la nave fa scalo.



Torna a casa alla fine del 1893; ma c'è una grave crisi economica, e non gli riesce di trovare lavoro. Un giorno, mentre scorre gli annunci su un giornale, legge di un premio offerto per un racconto. Jack ha letto molto, ha visto terre lontane, ha vissuto momenti drammatici; siede a tavolino e fa rivivere sulla carta le emozioni e le avventure del suo primo viaggio per mare. Ci riesce molto efficacemente e il racconto vince il primo premio, ma è un successo passeggero e presto London deve ricominciare a cercare un lavoro. Non riesce a star fermo in un posto, ha bisogno di muoversi, così quando sente che nel Klondike in Alaska hanno trovato l'oro parte deciso ad affrontare anche questa avventura. Ha 21 anni e non gli fanno paura né il viaggio né i disagi a cui va incontro.
Dopo sei mesi di cammino e un inverno trascorso in un campo di fortuna con altri cercatori, giunge a Dawson, cittadina sorta nel nuovo bacino aurifero.
Ma non è l'oro che gli interessa: preferisce guardarsi intorno e osservare i cercatori, uomini di tutti i ceti ed età, che di giorno cercano la ricchezza e di sera se la giocano nel saloon.

Quando, dopo alcuni mesi, torna a San Francisco, non ha neppure un soldo in tasca, ma porta con sé una ricchezza che nessuno potrà mai togliergli: tutto quanto ha visto e provato in quei lunghi mesi trascorsi con i cercatori d'oro.
Le sue avventure in Alaska prendono la forma di avvincenti racconti che Jack spedisce ad alcune riviste; i suoi racconti piacciono e gli editori glieli pagano bene.


Due romanzi "Il Richiamo della Foresta" e "Il Lupo dei Mari" gli hanno dato celebrità e ricchezza.







Nel 1904 scoppia la guerra russa-giapponese.
è un richiamo a cui non sa resistere e Jack parte per Tokio come corrispondente di un grande quotidiano.
Supera il Mar Giallo e arriva alla zona delle operazioni. 
Da lì invia al giornale notizie dettagliate e tempestive.
Ritorna a casa e nel 1907 compie un viaggio nelle Isole del Pacifico; mentre attraversa l'oceano comincia a scrivere "Martin Eden", il suo romanzo autobiografico.
Durante il viaggio, Jack viene colpito dalla malaria e da una malattia che si aggrava sempre di più: la pelle gli cade a pezzi e nessuna cura gli giova.
Per lenire le sofferenze, inizia a bere. 
Ritorna a San Francisco convinto di morire, invece guarisce: lontano dal sole tropicale la sua pelle si cicatrizza e si riprende.
Pubblica ancora racconti, ma l'intenso girovagare e la malattia lo hanno stroncato; l'alcool gli provoca allucinazioni e cade in stati di incoscienza.
Parte ancora per le Hawaii ma neppure il clima di quei luoghi gli giova.

Torna in patria, e una mattina il suo cameriere lo trova agonizzante sul letto: una dose troppo forte di morfina lo ha stroncato. Jack London muore a 40 anni il 21 novembre 1916.





 APPROFONDIMENTO SU ZANNA BIANCA


TRAMA: "Zanna Bianca" è la storia avventurosa e commovente di un lupo; di un animale che siamo abituati a definire "feroce". In realtà la ferocia di "Zanna Bianca" è il frutto di una lotta spietata, quella per la sopravvivenza nell'ambiente ostile del Grande Nord. Il suo primo incontro con gli Dei (come definisce gli uomini, per la loro capacità di asservire la natura) è tutt'altro che felice, e finisce col rafforzare in lui un senso di desolata solitudine e di diffidenza nei confronti di tutto e tutti.

Ma, proprio quando Zanna Bianca sembra irrecuperabile a qualsiasi sentimento di solidarietà e affetto, l'amore di un buon padrone compie il miracolo...

 Oltre al capolavoro "Zanna Bianca" (1906), di Jack London ricordiamo "Il richiamo della foresta" (1903)


UN COMMENTO INTRODUTTIVO


 L'epoca in cui accadono i fatti narrati in "Zanna Bianca" è il finire del XIX secolo, dopo la scoperta dei giacimenti d'oro in Alaska. La "febbre dell'oro" spinse gli uomini di ogni categoria a rischiare il tutto per tutto alla ricerca dell'oro, e quelle terre, che erano state incontaminate per millenni, vennero invase da uomini spietati e violenti. Sorsero citta e ferrovie ma nella landa ghiacciata erano i cani che trascinavano le slitte; mentre gli animali temevano gli uomini, solo i lupi osavano avvicinarsi ad essi. 

"Cupe foreste di abeti, fiumi ghiacciati, vento, interminabili distese di neve, alberi stecchiti presi nella morsa del ghiaccio o ricoperti di brina e silenzio, tanto silenzio, rotto di tanto in tanto solo dall'ululare dei lupi affamati: ecco il Klondike, la terra tra Alaska e Canada. Qui nasce, cresce e trascorre la sua vita White Fang, il lupo Zanna Bianca"

Ma è l'ambiente circostante (al quale nel romanzo viene dato un ruolo predominante) che determina le azioni dei personaggi: per sopravvivere bisogna uccidere, per non essere uccisi bisogna uccidere. La violenza è presente, soprattutto negli uomini che dissacrano la santità della Terra, mentre gli Indiani sono immuni a questa bramosia di possesso: da secoli cacciano e pescano seguendo il corso delle stagioni; nel romanzo, fondamentale è il personaggio indiano di Castoro Grigio.

Ma nel Nord non ci sono solo uomini vili e rozzi, ma anche uomini che hanno messo il sapere e la loro esperienza a favore del progresso: è proprio uno di questi uomini che "conquisterà" il cuore di Zanna Bianca, rendendolo obbediente e fedele come un cane.

La vicenda inizia con una slitta che attraversa il paesaggio nevoso, trainata dai cani, mentre via via si fa sempre più prossima la presenza dei lupi guidati da una lupa rossa. Arriva la primavera, spuntano i fiori e la terra si riempie di cuccioli; anche la lupa, Kiche, partorisce un lupacchiotto e una cucciolata; protegge e custodisce i suoi cuccioli mentre il padre, One Eye, è in giro a cacciare per lei e i lupacchiotti: la fame è il loro peggiore nemico. One Eye è costretto ad andare sempre più lontano e un giorno sparisce senza più tornare. I lupacchiotti muoiono uno dopo l'altro, e solo uno tra loro sopravvive: Zanna Bianca. Trascorrerà ore da solo, nel chiuso della tana, mentre la madre è a caccia. Un bel giorno, Zanna Bianca esce dalla tana e si trova di fronte il mondo esterno. Nel libro, si descrive con toni bellissimi la sua prima esperienza da cacciatore, quando si trova davanti ad un nido di pernice. 

Ma la fame tormenta Zanna Bianca e mamma lupa, e così Kiche si avvicina di nuovo agli umani. Anche Zanna Bianca farà conoscenza dell'uomo, scoprendo, con timore reverenziale, le meraviglie di cui l'uomo è capace. Nel campo vivono tanti cani che non accettano Zanna Bianca, e cercano di scacciarlo, percependo in lui il lupo: Zanna Bianca imparerà a trainare la slitta, correndo con gli altri cani.

Ma la diceria del lupo addomesticato si diffonde in giro, e un certo Beauty Smith, avido e malintenzionato, penserà di usare Zanna Bianca per arricchirsi organizzando combattimenti tra cani... Da qui in poi per Zanna Bianca ci sarà solo dolore e crudeltà, ferocia e sadismo, fino a che Weedon Scott compra Zanna Bianca, curandolo e salvandolo. Progressivamente, Zanna Bianca si affezionerà a Scott, lasciandosi alle spalle la ferocia, tanto da seguirlo addirittura su un battello per la traversata verso la California.

Nel romanzo "Zanna Bianca" troviamo molti temi: l'amore materno, l'avidità umana che sfrutta gli animali ma anche la bontà e l'amore verso di loro.

"Zanna Bianca" inizia così...

La buia foresta di abeti incombeva minacciosa sui due lati del corso d'acqua gelato. Di recente il vento aveva spazzato via dagli alberi la bianca copertura di brina, e ora sembravano inclinarsi uno verso l'altro, neri e sinistri, nella luce che svaniva. Un profondo silenzio avvolgeva il paesaggio. Era un paesaggio desolato, privo di vita, immobile, così solitario da non suscitare nemmeno tristezza. C'era piuttosto in esso come una risata appena accennata, più spaventevole di qualsiasi tristezza, una risata senza gioia simile al sorriso della sfinge, gelida come il ghiaccio e severa come l'infallibilità. Era l'imperiosa e incomunicabile sapienza dell'eternità che rideva dell'inutilità della vita e dei suoi sforzi. Era il Nord selvaggio, il Nord dal cuore di ghiaccio. Ma la vita c'era, un po' ovunque, a sfidare quella terra. Lungo il corso d'acqua gelato si affannava una muta di cani lupo. Le ispide pellicce erano striate di brina. Il fiato gelava nell'aria non appena usciva dalle bocche, schizzando in avanti in nuvole di vapore schiumoso che ricadevano sui peli del corpo diventando cristalli di ghiaccio.




Gli stralci più belli: 

"Era troppo impegnato nella lotta per accorgersi che era felice. Emozione ed esultanza erano del tutto nuove e ad un tale grado di intensità, quale mai aveva provato fino ad allora. (...) L'eccitazione era in lui al sommo grado. Il sangue combattivo della sua razza si era svegliato e lo pervadeva. Questa era la sua vita, anche se non lo sapeva. Stava comprendendo il significato del suo essere al mondo; stava facendo ciò per cui era nato, uccidere per il cibo e combattere per uccidere. 

Stava giustificando la propria esistenza, e la vita non può fare nulla di più grande; perché la vita raggiunge il suo scopo quando compie ciò per cui è stata creata."

"Weedon Scott si era proposto di redimere Zanna Bianca, o meglio, di redimere il genere umano del male che aveva fatto a Zanna Bianca. Era una questione di principio e di coscienza. Sentiva che il Male fatto a Zanna Bianca era un debito per gli uomini, e andava pagato. Ogni giorno si faceva un dovere di accarezzare e coccolare Zanna Bianca, e di farlo a lungo." 

"Si fermò, a testa alta, vicino a una macchia di abeti, e studiò con la vista e l'odorato i due uomini che la osservavano. Sembrava loro stranamente malinconica, alla maniera dei cani; ma nella sua assorta malinconia non c'era nulla dell'affetto del cane. Era una malinconia figlia della fame, crudele come le sue zanne, spietata come il ghiaccio."

"Se Zanna Bianca non si fosse mai avvicinato ai fuochi dell'uomo, il Nord l'avrebbe plasmato in un vero lupo. Ma gli Dei l'avevano immesso in un ambiente diverso, e lui era stato plasmato in un cane che era abbastanza lupo, ma che era un cane e non un lupo."

"Smith il Bello godeva a picchiarlo. Provava un piacere maligno davanti alla sua vittima, e gli occhi gli fiammeggiavano sinistri mentre roteava la frusta o il bastone e ascoltava gli urli di dolore di Zanna Bianca e il suo inutile ringhiare e azzannare... Tutti amano il potere, e Smith il Bello non faceva eccezione. Essendogli negato di manifestare il potere con la sua razza, si rivolgeva contro le creature più piccole, e con loro rivendicava il potere a cui aspirava. Era venuto al mondo con un corpo deforme e un'intelligenza bruta."

"Aveva visto in passato dei cani cambiare padrone, e aveva visto i fuggitivi picchiati e lui stesso era stato picchiato. Lui era saggio, e tuttavia nella sua indole c'erano delle forze più potenti della saggezza. Una di queste era la fedeltà. Non amava Castoro Grigio; ma gli era fedele, perfino contro la sua volontà e nonostante la sua ira. Non poteva farci niente. La fedeltà era la qualità della sua razza, la qualità che distingueva la sua specie da tutte le altre, che rendeva il lupo e il cane selvatico capaci di diventare compagni dell'uomo."

Questa copertina del demo degli Helgrindr mi fa venire in mente Zanna Bianca

Nota di Lunaria: "Zanna Bianca" l'ho letto a nove o dieci anni, ma non me lo ricordo più; l'ho riletto di recente. Ho vaghi ricordi anche del cartone "Balto", mi ricordo di questi cani che trascinavano una slitta con dei medicinali... mi pare che fosse stato ispirato ad una storia vera.

A tema "romanzi con protagonisti gli animali", consiglio di leggere anche:


 (un altro libro che aveva per protagonista un ragno era "Spid, il ragno ballerino", che prima o poi mi ricomprerò... l'ho visto l'altra volta alle bancarelle dei libri ma purtroppo non mi bastavano i soldi per comprarlo! L'avevo letto da bambina)



https://intervistemetal.blogspot.com/2020/09/il-regno-dei-gufi-romanzo-fantasy.html

 https://intervistemetal.blogspot.com/2018/09/la-collina-dei-conigli-i-fotogrammi-e.html

e questo romanzo Rosa che parla di una tematica drammatica (lo stupro coniugale).  https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/02/luomo-del-cuore-di-lindsay-mckenna.html

Oltre ai due protagonisti, l'Autrice ha dato spazio anche alle aquile minacciate dai bracconieri (perché l'ex marito di Dahlia oltre che un criminale violento contro le donne, è violento anche contro gli animali) 

Per approfondire il tema della violenza contro gli animali, vedi: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/09/animalismo-antianimalismo-ed.html


La Dea Angizia e il Serpente

 Info tratte da


Illustrato già da Plinio il Vecchio nel 77 d.c il Cervone è uno dei serpenti più conosciuti dai contadini che lo chiamano "Pasturavàcche", "Cerviotto", "Frustòne", "Pitone", "Boa", "Capitone", "Lucia", "ànza".

è il protagonista di manifestazioni pagane legate al culto di Angitia\Angizia (*)    (chiamata anche Venere o Sorella di Circe, da "Anguem", ovvero "passaggio stretto come un serpente", "Anctia" e "Anagtia") che ancora oggi, sotto forma di cerimonia religiosa, hanno luogo a Cocullo, in Abruzzo, il 1° giovedì di maggio, festa di "san domenico", protettore, come già la divinità marsa Angitia, contro la rabbia, il mal di denti, le morsicature degli ofidi.

Nota di Lunaria: onde evitare insulti dai soliti personaggi che strillano che "sono i tuoi deliri! sono menzogne contro il cristianesimo!", ecco qui la foto della pagina, che uso a mo' di prova

Una delle più diffuse credenze popolari, ma priva di base scientifica, vuole il Cervone goloso di latte e si crede che si attacchi alle mammelle di bovini e caprini o persino nelle culle dei neonati, intento a succhiare il latte rimasto sulle labbra del poppante.

Si crede anche che uno scongiuro utile per non incontrare il Cervone, sia mangiare 3-9 fichi secchi o dell'uva. Si pensa anche che Cervoni di 7 o 9 metri si annidino in alcuni cimiteri, durante notti senza luna.

Il Cervone veniva mangiato in alcune località dell'Italia meridionale, in Asia occidentale, nella ex Jugoslavia, in Albania, in Grecia.

Se allevato in terrario, il Cervone può vivere fino oltre i 20 anni.





(*) Angitia era una Dea (ipotizzo, forse un'antenata\guaritrice divinizzata post mortem) adorata dai popoli osco-umbri, legata alla guarigione e alle erbe curative oltre che alla fertilità. è citata nelle "Punicae" (libro VIII): "Angitia, figlia di Eeta, per prima scoprì le male erbe\così dicono, e  maneggiava da padrona\i veleni e traeva giù la luna dal cielo\con le grida i fiumi tratteneva e\chiamandole, spogliava i monti delle selve" (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/07/circe-medea-il-serpente-e-il-veleno.html)

Mi è stato fatto sapere, da una persona, che Angitia è citata anche nell'Eneide, libro VII: "Dal popolo dei Marsi, da Marruvia è giunto un sacerdote, è Umbrone che addormenta le vipere e i serpenti... Riduce i danni dei loro morsi... (per la sua morte) lo piansero il bosco di Agintia, l'acqua limpida del Fucino e tutti gli altri laghi cristallini".

Io non ho mai letto per integrale i testi omerici o virgiliani, quindi non posso aggiungere altro. 

Ad Angitia era dedicato il bosco sacro Lucus Angitiae

Inoltre, nel folklore di alcune regioni come la Valle d'Aosta o il Friuli\Trentino, sono da citare le Fate-Serpenti delle Acque o le Anguane.  https://intervistemetal.blogspot.com/2020/05/le-fate-serpenti-delle-acque-le-anguane.html 

Come sa chiunque "ha letto i libri giusti", il serpente è il simbolo della Dea: per questo motivo è stato diffamato e demonizzato dal monoteismo. Abbiamo parlato di serpente e Dea qui: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/08/eurinome-e-il-serpente.html  https://intervistemetal.blogspot.com/2018/12/nu-wa-e-il-serpente.html  https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/melusina-e-il-serpente.html https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/il-serpente-domestico.html


Breve introduzione alla "Metamorfosi" di Franz Kafka

 Info tratte da

"Il processo", "America", "Il castello" tre romanzi punti di riferimento per la letteratura del Novecento, sarebbero stati pubblicati dopo la morte di Kafka; "La metamorfosi", invece, faceva parte di quei racconti che Kafka pubblicò in vita.

"Era un solitario, un uomo di cultura, con il terrore della vita... vedeva il mondo pieno di demoni invisibili, che distruggevano e laceravano l'uomo indifeso. Era troppo lucido, troppo saggio per vivere, troppo debole per lottare...", disse di lui la scrittrice Milena Jesenskà.

Come il suo autore, anche Gregorio Samsa, il protagonista del racconto, si trova improvvisamente escluso dal mondo e chiuso non solo nella sua stanza ma anche nel suo stesso corpo, che nella notte, senza alcuna spiegazione, si è tramutato in quello di uno scarafaggio. Ma Gregorio ha ancora voce e sentimenti umani, e la condizione di Gregorio-scarafaggio si deteriora con il trascorrere del tempo, specie dopo la ferita che l'odio e il ribrezzo del padre gli hanno aperto nel corpo. Ai suoi familiari è sembrato naturale che per destino e disgrazia ci si possa tramutare in animali, la metamorfosi è possibile, come la malattia. Ma il protrarsi di questa condizione finisce per creare nella famiglia imbarazzo, peso, insofferenza e indifferenza, il più micidiale dei sentimenti. Non c'è più posto per Gregorio, cosa aspetta a scomparire, portandosi dietro la sua imbarazzante diversità? E Gregorio si lascia morire di consunzione: muore con amore, come una vittima sacrificale per riportare il flusso naturale della vita a coloro che ama. Finisce l'inverno, torna la primavera; sotterrato Gregorio, la famiglia va in gita in campagna: è finalmente libera, può tornare alla normalità, alla quiete del vivere quotidiano. Almeno per il momento. Con la sua morte Gregorio ha salvato la continuità dell'esistenza. 

Con i suoi scritti, Kafka ha esorcizzato il terrore per l'assurdità della vita: ma, come per Gregorio, la loro luce ci avrebbe raggiunto soltanto dopo la morte del loro autore. 

Nota di Lunaria: "La metamorfosi" ce lo fecero leggere al liceo, quando avevamo 14 o 15 anni. Ricordo che una mia compagna di scuola ne rimase molto impressionata; quello che le faceva orrore di questo racconto era il fatto che la famiglia di Gregor Samsa non provava il minimo affetto per lui, ma anzi, lo consideravano rivoltante, un qualcosa di cui disfarsi al più presto. 

L'incipit del racconto:

"Gregorio Samsa, svegliandosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo. Riposava sulla schiena, dura come una corazza, e sollevando un poco il capo vedeva il suo ventre arcuato, bruno e diviso in tanti segmenti ricurvi, in cima a cui la coperta da letto, vicina a scivolar giù tutta, si manteneva a fatica. Le gambe, numerose e sottili da far pietà, rispetto alla sua corporatura normale, tremolavano senza tregua in un confuso luccichio dinanzi ai suoi occhi."

Il ''Roman de la Rose'' e Christine de Pisan

 Info tratte da

Nel XIII nascono due dei più importanti autori che influenzeranno la loro epoca: Guillaume de Lorris e Jean de Meung, i due autori del "Roman de la Rose", che riflette l'inizio di un nuovo pensiero, costume, modi di sentire.

Il Roman de la Rose ebbe enorme successo: più di 250 manoscritti nel XIII secolo, fino al XVI secolo.

Questo è "l'incipit" dell'opera:

"Nel ventesimo anno di mia età \ nel momento in cui Amore chiede il pedaggio ai giovani... \ vidi un sogno mentre dormivo \ che fu molto bello e molto mi piacque \ ora voglio il mio sogno mettere in rima \ per meglio rallegrare i vostri cuori \ perché Amore mi prega e mi comanda \ e se qualcuno o qualcuna mi domanda \ come voglio che questo romanzo\ che comincio sia chiamato \ Ecco il Romanzo della Rosa \ dove l'arte d'Amore è tutta racchiusa"

Guillaume de Lorris scrive verso il 1236. Alcuni critici letterari e storici hanno ipotizzato che il romanzo fosse un omaggio alla regina di Francia, Margherita di Provenza, sposa di Luigi IX.

Il "Roman de la Rose", nella prima parte, riassume la tradizione cortese: viene evocato il risveglio dell'amore nel cuore di un giovane; celati dal velo dell'allegoria sono personificati i sentimenti che prova, gli ostacoli, le paure che l'agitano alla ricerca della Rosa, ossia della Donna amata, che viene invocata fin dai primi versi: 

"Colei per cui l'ho intrapreso \ è lei che ha tanto pregio \ ed è così degna di essere amata \ colei che si deve chiamare Rosa"

"Nel tempo pieno di gioia e d'amore [maggio] \ nel tempo in cui ogni cosa è gaia \perché non si vede cespuglio o siepe \ che in maggio non si voglia addobbare \ e coprire di nuove foglie."

L'innamorato si alza, passeggia vicino a un giardino chiuso da muri su cui sono dipinte immagini simboliche: Odio, Fellonia, Bramosia, Avarizia, Invidia, Vecchiaia, gli ostacoli all'Amore che già enumerava Andrea Capellano. (https://recensioniromanzirosa.blogspot.com/2020/08/alle-origini-del-romanzo-rosa-medieval.html)

Di qui comincia per lui una ricerca, che è un riflesso della ricerca non meno simbolica dei romanzi cavallereschi, sebbene qui sia sparito l'elemento drammatico.

Dietro alle alte mura, c'é un giardino; lo assale un desiderio "angoscioso" di penetrarvi; dopo molte ricerche, senza scoraggiarsi, finisce per trovare una porticina che gli viene aperta da una "nobile pulzella che molto era gentile e bella": si chiama Oziosa e gli dice che il giardino è quello del Piacere d'Amore.

I due nomi evocano ozio e piacere, con quella sfumatura di gentilezza che i secoli cortesi hanno dato al "servizio d'Amore". 

Appena oltrepassata la porta, l'Innamorato resta stupito:

"e sappiate che credevo di essere \ veramente nel paradiso terrestre \ tanto quel luogo era dilettevole"

S'incanta alle melodie degli uccelli, poi si dirige attraverso un piccolo sentiero "pieno di finocchio e di menta", verso la radura dove danzano e giocano dei personaggi chiamati Allegria, Piacere d'Amore e Cortesia.  Con essi "intreccia carole", si unisce alla danza. Il Dio d'Amore li guarda. è vestito di "fiorellini\fatte di mughetti". Accanto a lui un giovincello, Dolce Sguardo, ha una faretra piena di frecce. L'allegoria consueta che hanno coltivato trovatori e corti d'amore si sviluppa nel corso del poema. Cinque delle frecce di Dolce Sguardo si chiamano: Bellezza, Semplicità, Schiettezza, Compagnia, Bel Sembiante, e altre cinque, per contrasto: Orgoglio, Villania, Vergogna, Disperazione, Nuovo Pensiero. Tutto il gioco dell'incontro d'amore sta in queste dieci frecce, l'ultima delle quali è quella che distoglie l'Innamorato dall'amica.

Tuttavia, proseguendo il suo sogno, Guillaume giungerà, dopo essersi fermato accanto alla fontana di Narciso, "specchio pericoloso" divenuto fontana d'Amore, verso "un roseto pieno di rose", in cui scorge un bocciolo di straordinaria bellezza che gli sembra il più attraente d'ogni altro sia per il profumo sia per il colore; il resto del poema sarà dedicato a questa ricerca della Rosa da cui lo allontaneranno nemici come Paura, Vergogna, Gelosia, mentre Amore e i suoi aiutanti, Dolce Sguardo e Dolce Parlare, gli dispenseranno aiuto e consigli. 

Il poema termina senza che si sappia se l'Innamorato riuscirà, con la complicità di Bell'Accoglienza, a cogliere la Rosa.

Questi personaggi sono portatori di sentimenti, impulsi, tendenze: uno ricerca, l'altro riceve o respinge, accoglie o si sottrae. Non sono più concreti, come un Artù o un Lancillotto: l'innamorato è un sogno, la dama una rosa. (http://intervistemetal.blogspot.com/2018/10/introduzione-al-ciclo-di-re-artu.html)

Il poeta, il trovatore, si muove in un mondo in cui l'immagine allude ad un'altra immagine: è l'allegoria applicata ai sentimenti.

Guillaume de Lorris è l'ultimo rappresentante della tradizione cortese come il suo contemporaneo  Guiraut Riquier è l'ultimo trovatore. Ebbero, entrambi, molti imitatori. (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/poesia-del-medioevo-duecento-e-trecento.html)

Fu un altro poeta, Jean Chopinel (o Clopinel), che pensò di dare un seguito al "Roman de la Rose", come altri poeti. è Jean de Meung che inaugura il nuovo stile, con frasi del tenore di "Amore è solo pace astiosa\Amore è odio amoroso\è riso pieno di lacrime e pianti"

All'Arte d'Amare subentrano Ragione, Natura e Genio: i tre personaggi infliggono all'innamorato una dimostrazione della condotta che deve tenere con le dame, ma non si tratta più di cortesia: Jean de Meung, per esempio, usa il sarcasmo contro de Lorris, perché tra l'uomo e la donna egli non concepisce altro genere di rapporti che quelli del puledro con la giumenta o del gatto col topo. Dalla cortesia si passa al conflitto, subentrano le astuzie delle donne e una donna vale l'altra. 

Jean de Meung conclude il suo pessimismo sentimentale dicendo di prendere in considerazione vacche, tori, pecore e montoni perché "così é, ragazzo, in fede mia\per ogni uomo e ogni donna\quanto ad appetiti naturali"

ed è proprio costui a portare avanti la diatriba tra domenicani e francescani dichiarando che l'Università di Parigi detiene non soltanto la chiave del sapere ma anche dell'ortodossia religiosa.

Ebbene, l'Università era nata dal clero, e fin dall'inizio era un mondo rigorosamente maschile, ostile alle scuole monastiche e agli ordini mendicanti che considerava degli intrusi.

Partirono dall'Università la svalutazione delle suore e badesse (così attive culturalmente nel IX secolo https://intervistemetal.blogspot.com/2020/08/sapienti-come-la-sibilla-donne.html  https://intervistemetal.blogspot.com/2020/05/donne-del-xii-xiii-secolo-herrade-di.html) e delle donne che esercitavano medicina (Trotula... https://intervistemetal.blogspot.com/2020/08/hildegarda-di-bingen-e-trotula.html) che vennero da lì in poi estromesse e perseguitate

Nel XIII secolo, una Gertrude de Helfta poteva ancora affrontare gli studi di grammatica e di teologia, ma in seguito le donne come lei vennero sempre più cacciate nell'angolo: si era radicata l'idea che la formazione dispensata dall'università non fosse "cosa da donna". (1)

Proprio in quel periodo diventava sempre più preponderante il pensiero di aristotele, che considerava la donna un "maschio malriuscito" oltre a sancire la superiorità dell'uomo sulla donna. (2) https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/e-io-bestemmio-il-dio-aristotele.html  https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/la-misoginia-nel-contego-pagano-antico.html

Tommaso d'Aquino fa suo il pensiero aristotelico, introducendolo nella Scolastica medievale. https://intervistemetal.blogspot.com/2019/07/la-questione-92-per-integrale.html

Da qui in poi, con le opere di Eustache Deschamps e Gilles Bellemère, si diffonde una letteratura satirica e antifemminista dove si dipinge il marito come vittima di una moglie irascibile, spendacciona e viziata.

NOTA DI LUNARIA: DATO L'ANDAZZO, DI FAR PASSARE COME DELIRANTI E MENTECATTI TUTTI COLORO CHE PARLANO DI QUESTE COSE, METTO LE FOTOGRAFIE DELLE PAGINE, A MO' DI PROVA:


Fu proprio rispondendo alle satire anti-donna in voga in quel periodo che interviene la poetessa Christine de Pisan, che viene considerata la prima letterata francese (in realtà, era di origine italiana) che visse con i proventi della sua penna. https://intervistemetal.blogspot.com/2019/11/letteratura-medioevale-maschile-e-anche.html

(Nota di Lunaria: sono esistite anche molte altre poetesse medievali, come Azalais de Porcairagues, Ermengarda di Narbona, Marie d'Ussel, Maria di Francia, Pernette du Guillet e Louise Labbé, queste ultime due successive a Christine de Pisan. Citiamo anche l'italiana Compiuta Donzella. Se scrivete su internet "trobairitz" potete leggere un elenco esaustivo di nomi)

è proprio intervenendo contro Jean de Meung che Christine de Pisan scrive:

"Così si lamentano le suddette dame \ dei grossi torti, dei biasimi, delle maldicenze \dei tradimenti \ dei gravissimi oltraggi \ delle menzogne e di altri attacchi \ che giornalmente ricevono dagli sleali \che le biasimano, diffamano e ingannano \ in ogni paese si compiange la Francia \ che un tempo fu loro baluardo e difesa \ che contro tutte le offese le difendeva \ com'è giusto, e come deve fare \ un nobile paese in cui regni la gentilezza."

Qualche nota biografica su Christine de Pisan (detta anche Christine de Pisan, nata a Venezia nel 1365, morta nel monastero di Poissy probabilmente nel 1430)

Il suo vero nome era Cristina da Pizzano, figlia di Tommaso, medico e astrologo molto famoso. La famiglia si trasferì in Francia e fin da piccola, Christine frequentò la grande biblioteca reale del Louvre.

Divenne celebre in tutta Europa, ricercata da principi, nobili e regine (come Isabella di Baviera)

Poetessa, calligrafa, direttrice di una bottega di scrittura con calligrafi, rilegatori, miniatori, filosofa, scrittrice, il suo libro più famoso, dopo "Le Libre des cent ballades" vero best seller all'epoca, è "La Città delle Dame" (1404) dove risponde per le rime ai misogini del suo tempo, presentando le celebri donne del passato: regine, artiste, donne d'ingegno, come Semiramide, https://intervistemetal.blogspot.com/2020/06/semiramide-grande-regina-costruttrice-o.html Cassandra, Didone, Saffo, Lucrezia, Ortensia, oltre che le sante cristiane, immaginando di essere guidata da tre Dame che le appaiono per miracolo: Ragione, Rettitudine, Giustizia e le ispirano l'opera.










Vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/12/la-donna-al-tempo-delle-cattedrali-un.html

(1) Nota di Lunaria: classismo accademico che c'è anche oggigiorno, visto che una persona "che non ha fatto l'università" ANCHE PER SUA SCELTA, viene considerata, a priori, una mentecatta incolta: costoro non hanno ancora capito, o non vogliono capire, che una persona, a prescindere "dal suo status sociale, dal suo lavoro" può anche essere autodidatta e avere un buon, se non ottimo, livello di conoscenza culturale.  Tale classismo accademico, invece, considera superiori, più colti, più attendibili "senza se e senza ma" chiunque, pagando, possa comprarsi "l'attestato" firmato dal rettore famoso: tanto più l'ha pagato, il pezzettino di carta chiamato "laurea", tanto più "che persona colta! preparata!" e giù applausi e moine. 

Io ci sputo su al classismo accademico e rivendico con Orgoglio il mio essere Autodidatta Bibliomane. 

E, purtroppo per voi classisti denaro-centrici, i libri si trovano gratis nelle biblioteche, e nelle biblioteche ci possono andare gli operai, i disoccupati, i senza fissa dimora, i contadini, i non-conformi alla "massa eteroborghesenormata"... 

E, purtroppo per voi cristianoidi negazionisti, oggigiorno anche una femmina può noleggiarsi gratis tutti i volumi dell'Aquino, in formato integrale, e mettere a disposizione di tutti l'intera questione 92... eh, lo so, è una tale sciagura...  

(2) Se per questo il maschiloide grecoide pensava anche che "chi non era greco" fosse inferiore e che fosse giustissimo schiavizzarlo e farlo schiattare di lavoro forzato in miniera. https://intervistemetal.blogspot.com/2020/03/grecia-4-la-schiavitu.html Eh, ma questo passaggio della "bellissima ed edificante filosofia aristotelica" i nostri cristiani "non greci" se ne sono ben guardati dall'includerlo "nella Scolastica medievale"... L'Aquino, maschio non-greco, nato conte e non contadino, non aveva voglia di andare a lavorare nelle miniere, con le catene ai piedi, a servizio di un maschio greco a caso... eh, quella parte del pensiero aristotelico non l'ha\l'hanno citato...

Peccato. Io invece applicherei l'aristotelismo alla lettera, per cui, per tutti gli idolatri del sommo aristotele (come lo considerano loro...) che cyberbullizzano tutte le donne che osano "mancare di rispetto al loro dio aristotele", metterei volentieri le catene ai piedi, e via, da spedirsi nelle miniere greche, a spaccarsi la schiena estraendo diamanti e carbone, a servizio di un maschio greco a caso: così applicano per integrale le idee aristoteliche e sono coerenti nella loro idolatria al divino aristotele, "aristotele ha sempre ragione!", ottimo... allora, aveva ragione anche quando parlava di schiavitù, con "i maschi non greci" da usarsi come schiavi "per i greci, così superiori"... E poi vediamo quanto vi piace l'aristotelismo applicato alla lettera, cari idolatri italiani, quando lo applichiamo SU DI VOI, dopo che è stato applicato per più di duemila anni sulle donne...

GALLERIA DI IMMAGINI



















la versione moderna ispirata alla moda medievale...



Gruppo consigliato: Artesia












Bene, e con Christine de Pisan si conclude questa prima rassegna di scritti sulle donne che hanno fatto la storia del Medioevo...

Di tanto in tanto pubblicherò anche altri approfondimenti in generale su questo periodo, perché devo ammettere che Regine Pernoud mi ci ha fatto appassionare... a questo periodo storico, che prima snobbavo considerandolo "misogino a priori". E invece è vero il contrario, le donne nel Medioevo facevano più cose che non le "donne dei social network" dei giorni nostri, tutte like, "spendaccioneria" e frivolezza. 

Appena sarà possibile, ho intenzione di fare un approfondimento anche sulle donne del Rinascimento e del Seicento (il Seicento è il periodo che conosco di meno, l'unica cosa che conosco bene è la poesia barocca, specialmente italiana, che già mi piace moltissimo, https://intervistemetal.blogspot.com/2020/03/il-seicento-nella-poesia-nella-musica-e.htmlhttps://deisepolcriecimiteri.blogspot.com/2017/09/poesia-barocca-del-seicento.html ma sono tutti poeti maschi, le donne del Seicento non le ho ancora lette, anche se esistono diverse scrittrici, il problema è che non sono state inserite sulle antologie che ho qui nella mia collezione di libri, e quindi nisba, devo andare a richiedere in biblioteca i libri che mi servono... cosa che farò.)