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Le Creature Fatate delle Acque

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Nei luoghi d'acqua corrente o sorgenti vi sono creature femminili dai piedi deformi che attirano i viandanti con il loro canto: nelle leggende del Biellese si racconta della Cattivora, una creatura dagli occhi verdi e mani con artigli, che attira i fanciulli o chi guarda l'acqua; in Calabria, dall'acqua stagnante delle cisterne emerge una strega altissima che corre velocemente per le strade di Paola.

Il Brenta, nelle Alpi vicino al monte Subiolo, pullula di fate e beatrichi (a volte orchi a volte folletti) che attirano i viandanti.

Una "Maddalena" abitava nel lago di Iseo o stava sulle rive per ghermire i bambini che giocavano sulla sponda. Non si sa che aspetto abbia, l'unica cosa che si conosce di lei è il braccio lungo e nodoso, con gli artigli affilati.

Anche nei laghi del Trentino, come il lago di Carezza, vi sono fate custodi di tesori; le Anguane (Aganis) sono bellissime fanciulle che si specchiano nelle acque mentre si pettinano, ma si pensa che abbiano anche dei piedi di capra.

A Roncone vi è la "la Grotta delle Anguane": uscivano di notte, adorne di campanelli, e attiravano i giovani; a Trento, alle falde del monte Bedolé, vi è il "Sass delle Guane"; a Vito d'Asio (Pordenone) è possibile vedere le impronte dei loro piedi in una caverna: le Anguane di questa zona rapiscono i bambini e se li mangiano.

Anche draghi e basilischi sono descritti come creature acquatiche.

Si pensava che i draghi-basilischi nascessero da un uovo deposto sul letame da un vecchio gallo e covato da un rospo; sulla testa portava una corona o pietra preziosa.

Un drago nero viveva in Valsugana, nei dintorni del Brenta, ed era possibile vederlo in estate quando si tuffava nel lago Rovetta.

Il drago più tremendo viveva in Liguria, ad Ameglia: fu cacciato da san Venerio; a Chieti, san Leucio uccise un drago, del quale resta una costola immensa custodita nella chiesa di Atessa.

nella Valle del Lys in Valle d'Aosta vi sarebbe la tana di un drago enorme.

Nello scomparso lago Gerundo, un lago paludoso della pianura Padana, viveva un drago chiamato Taranto; morì solo quando le paludi vennero prosciugate.

In Sud Italia vi sono molti luoghi associati ai draghi: Torre della Serpe (Lecce), Colle del Dragone (Calabria), Rocca del Drago, Gorgo del Drago (Sicilia)


Animali Mostruosi nel Folklore Italiano

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Nel Folklore, gli Animali Fatati erano posti come guardiani di ponti, acque o ingressi di grotte, spesso per mettere alla prova chi voleva entrare.

La Splorcia, era un animale composito, con muso di maiale, lingua di serpente, ali di pipistrello, zampe di rospo e coda di scorpione, tipica del folklore di Novara\Vercelli. Il suo grido terrorizzava e il divertimento di questa creatura consisteva nel togliere le tegole dei tetti, i mattoni o nascondersi dietro i muri, per farsi vedere improvvisamente.

L'Habergeiss era un uccello gigantesco, nelle leggende dell'Alto Adige, e aveva tre piedi e la testa di una capra con un corno affilato. Durante le notti di luna piena, passava per le serrature delle porte e si posava sulle persone addormentate, terrorizzandole.

La Biscia Lattona infestava Forlì: era un rettile che si nutriva di latte, specialmente materno, e che si nascondeva sotto le travi della stanza da letto dove c'era il bambino da allattare; quando la madre, assonnata, di notte allattava il bambino, la Biscia Lattona usciva e si sostituiva al neonato, dangogli la sua coda da succhiare.

Il Der Iseno Hof, detto "Zoccolo di Ferro", di Gressoney, abitava lungo i torrenti ed era grande "come dieci buoi". Cieco al buio, usciva nelle notti di luna piena, gridando e spaventando chiunque passasse.

L'Alber (Alto Adige) era un enorme uccello di fuoco, che appariva di notte, fischiando: chi sentiva quel terribile fischio, sarebbe rimasto paralizzato fino all'alba.

La Caurascia della Valsassina era metà capra e metà uccello: chi udiva il suo suono, uno strano belato miscelato ad un richiamo da pastore, si perdeva nei boschi o, se andava peggio, incontrava la Caurascia o nel suo terribile padrone: il pastore.

La Bisciabova, nota anche come Bissaboa, Bessabove, Bisson, Sboa, era un serpente d'acqua che causava tifoni e venti.

Il Cavalas era un cavallo notturno che correva nella notte.

Il Redebus dell'Alto Adige era un uccello che volava al contrario e deponeva uova quadrate; la Serpentana era un biscia gigantesca, che si trasformava in fanciulla dopo il tramonto. Una leggenda racconta di una Serpentana che, ferita da alcuni uomini che volevano catturarla, si rifugiò in una sorgente, facendola inaridire.

La "Butacc' con egls" ("Pancia con gli occhi") era un ventre di mucca strisciante, dotato di occhi, che viveva nel lago di Lisc.

Narra una leggenda che alcuni cacciatori, per divertimento, spinsero delle mucche in un lago, facendole annegare.

Dal lago emerse la Butacc' che uccise, ad uno ad uno, i cacciatori, per poi tornare ad inabissarsi nel lago.

Sul ponte del canale a Calice al Cornoviglio si raccontava delle apparizioni di un vitello che terrorizzava chiunque volesse attraversare il ponte, emettendo un vapore rosso; scompariva poi tra il fumo e le fiamme.

A Bergamo si credeva che durante il solstizio d'inverno, tutti gli animali potessero parlare, prevedendo anche il futuro.

Nei pressi di Brescia si raccontava di una magica lepre che nessuno riusciva mai a catturare: un giorno, fermatasi su un sasso, esclamò "Ho corso tanto per essere un vecchietto" e sparì.

Altre leggende raccontano di un mondo magico di gatti che sarebbe celato sul fondo di un lago e che si può raggiungere solo scendendo da una scala di cristallo. 

In Brianza si racconta un'inquietante leggenda che ha per protagonista un gatto che sonnecchiava davanti al camino; all'improvviso, dal fuoco uscì una voce che diceva "Ruin l'è mort". 

Il gatto si svegliò improvvisamente e rispose "Ruin l'è mort? Alura tuca a mi" (Ruin è morto? Allora tocca a me) e sparì davanti agli occhi della famiglia che lo guardava.

Quel gatto era uno stregone trasformato che doveva prendere il posto di Ruin, capo delle streghe.

Infine, in alcune regioni italiane, era diffusa la leggenda di galline magiche con 7 o 12 pulcini, tutte d'oro, che chiocciavano di notte. 


Le citazioni sul Piccolo Popolo in "Wicked Lovely"

Non mi ha molto entusiasmato (essendo molto "di maniera" e per chi ha letto dozzine di Urban Fantasy il tutto suona senza mordente, anche se non metto in dubbio che a lettrici sporadiche del genere, "Wicked Lovely" possa piacere) comunque, ho voluto trascrivere le citazioni che compaiono all'inizio di ogni capitolo; l'Autrice ha citato diversi autori e autrici che hanno raccolto leggende sul Piccolo Popolo.

Trama: Aislinn vive con la nonna in una cittadina della provincia americana. La sua vita assomiglia a quella di milioni di ragazze, se non fosse per un aspetto: ha il potere di vedere le fate. Fate malvagie che infestano la città, creature pagane, maliziose e lascive che si presentano in bande a fare dispetti, divertendosi alle spalle degli umani. Aislinn ha imparato a proteggersi da loro facendo finta di non vedere, seguendo i saggi consigli della nonna: non guardare le fate invisibili, non rivolgere loro la parola, e soprattutto, non attirare mai la loro attenzione. Ma quando alcuni esseri fatati cominciano a seguirla da vicino, le regole diventano impossibili da rispettare e lei confessa il suo segreto alla persona più cara che ha: Seth, 18 anni, piercing e un vecchio vagone di un treno abbandonato come casa, un ragazzo verso cui prova sentimenti profondi che vanno al di là dell'amicizia. Il loro legame sarà messo a dura prova da Keenan, il Re dell'Estate e guida del Regno Fatato, che vede in Aislinn la prescelta, destinata a diventare la compagna della sua vita: per lei diventa sempre più difficile allontanarlo, resistere alla sua bellezza abbagliante, ignorare quella strana e calda alchimia che la scuote in ogni parte. Il cuore di Aislinn è diviso: dovrà fare la sua scelta, in un'emozionante conflitto tra amore eterno e amore terreno.

Le citazioni sul Piccolo Popolo

* I veggenti, ossia gli uomini che hanno la seconda vista (...) hanno incontri molto terrificanti con il popolo fatato, che essi chiamano Sleagh Maith, il Buon Popolo (Robert Kirk, "Il Regno Segreto")

* Il Buon Popolo non viene spaventato da nulla di terrestre quanto dal ferro freddo 
(Robert Kirk, "Il Regno Segreto")

* Le creature fatate possono rendersi visibili o invisibili a proprio piacimento. E quando catturano un essere umano, ne rapiscono il corpo e l'anima (W.Y.Evans-Wentz, "Credenze popolari nei paesi celtici")

* "Quanto tu sarai Re dell'Estate, lei sarà la tua regina. Consapevole di ciò, tua madre, la regina Beira, desidera tenerti lontano da lei, in modo da prolungare il proprio regno" (Donald Alexander MacKenzie, "Racconti prodigiosi tratti dai miti e dalle leggende di Scozia")

* I Sotterranei hanno riunioni disordinate, dubbi, dispute, inimicizie e formazione di partiti. (Robert Kirk, "Il Regno Segreto")

* La vista di una sottana di prete o il suono di una campana costringe il popolo fatato alla fuga (Thomas Keightley, "Miti delle Fate")

* Le creature fatate, oltre ad essere vendicative, sono anche molto arroganti e non ammettono ingerenze nei loro diritti acquisiti (Lady Francesca Speranza Wilde, "Antiche leggende, incantesimi e superstizioni d'Irlanda")

* Una donna di Cornovaglia che si era trovata a fare da balia ad un piccolo elfo aveva ricevuto dell'acqua speciale per lavargli il viso (...) e un giorno la provò su di sé spruzzandosi qualche goccia in un occhio. Fu così che ottenne la facoltà di vedere il popolo fatato. (Lewis Spence, "Leggende e racconti di Bretagna")

* Il Popolo Fatato possedeva il dono della musica e tra gli incanti e le attrazioni più grandi che inducevano a rimanere in loro compagnia c'era proprio la musica. (Walter Gregor, "Appunti su racconti popolari delle regioni della Scozia mediorientale")

* A volte, grazie ai loro modi accattivanti e seducenti, riuscivano a convincere qualche incauto a seguirli (Walter Gregor, "Appunti sui racconti popolari delle regioni della Scozia nordorientale")

* Gli spiriti del Popolo delle Colline (Sidhe) possono mutare forma e dimensioni a proprio piacimento, sono tanti quanti i fili d'erba in un prato e si trovano ovunque (Lady Augusta Gregory, "Visioni e credenze dell'Irlanda occidentale")

* Si dice che l'unico modo di evitare la loro collera sia di raccogliere un rametto di verbena e legarlo con un trifoglio a cinque petali. è un antidoto efficace contro ogni genere di sventura (Elsie Masson "Racconti popolari di Bretagna")

* Per queste creature del capriccio (...) le principali occupazioni sono far festa, combattere e fare all'amore (William Butler Yeats "Fiabe e racconti popolari delle campagne irlandesi") 

* Più di ogni altra cosa, le creature fatate amano la caccia (W.A. Moore, "Racconti popolari dell'Isola di Man")

* Essi vivono molto più a lungo di noi, ma alla fine muoiono o almeno svaniscono da quel loro stato (Robert Kirk, "Il Regno Segreto")

* Commettono trasgressioni e atti delittuosi e peccati. (...) Quanto all'incontinenza delle loro succubi che vanno a letto con uomini è abominevole (Robert Kirk, "Il Regno Segreto")

* Quando rapiscono qualcuno e questi mangia alla loro tavola non può più fare ritorno. Trasformato vivrà tra loro per sempre (W.Y. Evans-Wentz "Credenze popolari nei paesi celtici")

* Non sono soggetti a malattie dolorose, ma invece si estenuano e decadono a un certo momento, tutti a un dipresso alla stessa età. Alcuni dicono che la loro continua malinconia è dovuta alla loro condizione sospesa tra due.
(Robert Kirk, "Il Regno Segreto")

* Le creature fatate possiedono una natura per metà umana e per metà spirituale (...) Alcune sono benevole, altre sono malevole. Rapiscono gli esseri umani e attirano la sventura.
(A.W.Moore, "Racconti popolari dell'Isola di Man")

* [Gli offrirono da bere] poi, quando la musica cessò, tutti scomparvero, lasciandogli la coppa in mano, e lui se ne tornò a casa, stanco e affaticato come non mai 
(Thomas Keightley, "Miti delle Fate")

* Poi quella creatura fatata versò tre gocce di un liquido prezioso sulla palpebra sinistra della sua compagna e lei poté ammirare un paese meraviglioso (...) Da quel giorno in poi fu in grado di vedere il popolo fatato invisibile a tutti (Thomas Keightley, "Miti delle Fate")

* Una creatura del popolo fatato (Sidhe) entrò e disse che la ragazza era stata scelta come sposa del principe del regno oscuro, e poiché questi non voleva dover vedere invecchiare e morire una consorte amata con tanto ardore, le avrebbe offerto in dono una vita fatata (W.B. Yeats, "Il crepuscolo celtico")

* I loro doni sono spesso vincolati a condizioni che li privano di valore sino a trasformarli a volte in fonte di dolore e disgrazia. (Edwin Sidney Hartland, "Fiabe e scienza: un'indagine sui miti popolari")

* Non è meno autorevole del Re delle Fate. (...) Immenso il numero dei suoi sudditi e di altrettanto varia natura. è il sovrano di quelle creature benefiche e gioiose che danzano al chiaro di luna (Il Mabinogion, commentario. A cura di Lady Charlotte Guest)

* Gli esseri fatati, come tutti sanno, sono fortemente attratti dalla bellezza delle donne mortali e (...) il re impiega le sue ninfe per dar loro la caccia e, se possibile, rapirle (Lady Francesca Speranza Wilde "Antiche leggende, incantesimi e superstizioni d'Irlanda")

* Se potessimo anche noi amare e odiare con il cuore tranquillo come fanno gli esseri fatati, potremmo vivere a lungo quanto loro (W.B.Yeats, "Il crepuscolo celtico")

* Gli abitanti del mondo fatato hanno una qualità suprema in comune: la determinazione (Gertrude . Faulding, "Il popolo fatato")

* Si racconta che abbiano governanti aristocratici e leggi, ma nessuna religione riconoscibile (Robert Kirk "Il regno segreto")

* Amano accamparsi e riposarsi all'ombra di un cespuglio di biancospino (...) pianta sacra al popolo delle fate, che cresce di solito al centro di un cerchio incantato (Lady Francesca Speranza Wilde "Antiche leggende, incantesimi e superstizioni d'Irlanda")

* Mai nessuno fu tanto bello (...) I lupi smisero di cacciare, i venti gelidi si acquietarono e il popolo nascosto uscì dalle Colline Fatate per esultare e suonare e diffondere felicità per ogni dove (Ella Young, "Prodigi celtici")




Le Masche

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Il termine "Masca" probabilmente di origine longobarde, significava "maschera", e questo termine si adoperò per definire le streghe delle zone montane della Liguria e del Piemonte; il termine significa anche "fantasma" e spesso le figure della strega e del fantasma sono confuse.

L'immaginario collettivo immagina le Masche come vecchie, dal naso adunco (nota di Lunaria: ciò che resta dell'ancestrale Dea Uccello, con il becco, adorata nell'età primitiva, come dimostrava Marija Gimbutas) che però potevano trasformarsi in fanciulle bellissime.




La caratteristica principale delle Masche era, appunto, quella di trasformarsi: da fanciulla bellissima a vecchia orrenda e viceversa, ma anche in gatto, bue, serpente, lupo mannaro, capra o siepe per sbarrare i sentieri; poteva anche chiamare i viandanti con una voce melodiosa, e si rischiava di essere "ammascati".

Apparivano soprattutto ai cercatori di tartufi ("trifolau"), a chi viaggiava di notte e ai giovani che amoreggiavano.

Qualsiasi avvenimento strano veniva attribuito alle Masche.

Le Masche danzavano attorno ad un masso detto "roc barèiso" e quando toccavano la mano di qualche fanciulla incuriosita, la fanciulla diventava "ammascata", diventando una strega anche lei.

Al Pian d'Irogna, vicino Novara, le Masche, col volto coperto, danzavano tutta la notte, con violini ed archetti; via via che danzavano si tramutavano in animali, anche di sesso maschile.



Anche Cuorgnè (Torino) era luogo di raduno per le Masche, specialmente sul piano detto "Plan dla Masca"

Come tutte le creature del Piccolo Popolo anche le Masche avevano un carattere ambivalente, a seconda delle persone con cui avevano a che fare; potevano lanciare i neonati da un monte all'altro.

Si credeva che le Masche prima di abbandonare il nostro mondo, dovessero trasmettere il loro potere ad una fanciulla, che lo portasse avanti. Le veniva donato anche il Libro del Comando, un manuale di stregoneria che solo colei che era predestinata (in una vita precedente era stata una Masca) poteva svolgere quel compito, comprendendo il libro.

Libro consigliato:


APPROFONDIMENTO: LE MASCHE

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Dall'archivio storico del comune di Rifreddo, nel cuneese, sono emersi atti giudiziari a carico di alcune donne del luogo, che alla fine del 1495 furono inquisite e condannate per stregoneria. Denunciate dall'inquisitore, imprigionate e torturate, le masche (streghe) confessarono sabba notturni, amplessi demoniaci, profanazioni di croci e ostie, banchetti di carne di bambino, malefici e violenze. Di che cosa parlavano veramente? Che cosa c'era dietro quelle confessioni implausibili?

Alla fine del '400 la favola horror delle streghe e dei demoni era già nata, era già un paradigma esplicativo per fatti oscuri o minacciosi. Per le povere masche di Rifreddo la via per il rogo era obbligata.

Dalla Realtà all'Immaginario Metareale

Il tentativo di dare razionalità all'evento inquisitoriale stregonesco di Rifreddo - uno tra i moltissimi che lo precedettero e lo seguirono in tutta la cristianità europea ed extraeuropea - soffre dei limiti propri della documentazione di cui disponiamo. Nell'evento di Rifreddo, come in quelli anteriori e posteriori, concorrono fattori sia locali sia generali, gli uni e gli altri variamente privilegiati dalla contingenza e difficilmente precisabili in rapporto a rispettivi rilievo e peso. Sullo scorcio del XV secolo i tempi per il definitivo scatenarsi della caccia alle streghe erano maturi a livello così strutturale come culturale.

La credenza nella realtà stregonesca e la sua equiparazione all'eresia avevano avuto sanzione teologica e canonistica nella "Summis Desiderantes Affectibus" di Innocenzo VIII del 5 dicembre 1484: questo atto pontificio trasformava l'immaginario minaccioso in realtà di fatto.

Attraverso una lenta e inesorabile elaborazione intellettuale, il cristianesimo aveva materializzato in un universo antagonistico interno - eretico e stregonesco da giustapporre agli universi antagonistici esterni, ebreo e musulmano. Nel '400 si moltiplicano trattati e manuali antistregoneschi e si incrementa la predicazione contro maghi, streghe, stregoni. Due anni dopo la lettera di Innocenzo VIII venne completato il Malleus Maleficarum il trattato-manuale destinato ad essere, tristemente, assai famoso, raccoglieva e rendeva organica la frammentaria produzione inquisitoriale e polemistica in tema di streghe e che ebbe l'approvazione pontificia.

L'equipollenza della mascaria, la stregoneria, all'apostasia e all'eresia segna il fondersi e il confondersi di fenomeni eterogenei, se non estranei l'uno all'altro ("valdesia" e "gazzaria", riferiti a Valdesi e Catari, erano usati come sinonimo di stregoneria), nell'universo negativo, indefinito e nebuloso, della diversità minacciosa: un universo necessario e funzionale all'imposizione di una rigida disciplina religiosa e sociale di controllo dell'anima e del corpo dei fedeli/sudditi. Non è un caso che tra le Alpi occidentali, a fine'400, i Valdesi del Delfinato e della val Pragelato, oltre ad essere violentemente repressi attraverso una vera e propria crociata, dalla cultura chiericale siano ideologicamente equiparati a streghe e stregoni.

Ovviamente, le confessioni sono il risultato distorto e distorcente degli effetti delle torture fisiche a cui streghe e stregoni venivano sottoposti e quindi sono del tutto inattendibili, rispecchiando il pensiero degli inquisitori piuttosto che quello delle imputate e degli imputati. Altri si sono orientati, invece, in percorsi esplicativi più complessi, individuando una mediazione tra cultura dotta e cultura folklorica, dove sopravvivenze politeiste e culti precristiani vengono tradotti e interpretati attraverso gli schemi e gli stereotipi prodotti da una lunga elaborazione intellettuale intorno alla stregoneria. In tale prospettiva, la stregoneria esisterebbe realmente anche se non nei termini fissati nelle fonti e nei documenti. Streghe e stregoni sarebbero portatori di una cultura altra di antichissima origine che si perpetua secondo modalità e forme carsiche e orali, quando non in riti veri e propri. Di recente vi sono state anche letture in chiave femminile e femminista con l'accentuazione del fatto che le streghe esprimerebbero dimensioni esistenziali proprie delle donne in società maschiliste che tali dimensioni non accettavano e reprimevano, costrigendole nella marginalità di un cosmo diverso e antagonistico.

Al volgere dal XV al XVI secolo sembra disvelarsi un panorama senza luce: un panorama che è speculare a quello in cui le masche erano accusate di praticare i loro riti: le riunioni collettive a Rifreddo avvenivano di notte. Eppure qualche barlume di speranza rimaneva e si prospettava anche nella favola horror delle masche. Il 21 novembre 1495 Romea dei Sobrani di Rifreddo ricorda che nel buio notturno, sopra i riti stregoneschi, "talvolta la luna riluceva" ("Aliquando Luna Lucebat"). 

Il mondo lunare delle streghe portava in sé, nonostante tutto e nonostante gli uomini, un segno di speranza, quasi a riprodurre l'evangelico Giovanni 1,5, "La luce risplende nelle tenebre" (Lux in Tenebris Lucet)

Romanzo consigliato: "Il Rogo" 

"Chi erano davvero le streghe? Donne che, dopo aver venduto l'anima al Diavolo, si servivano del proprio potere per fare del male, oppure guaritrici, depositarie di una sapienza tramandata di madre in figlia? Questo incantevole romanzo, ambientato nell'Inghilterra del '600, racconta la storia avvincente e tenebrosa di Issy, una ragazzina alle prese con il lato oscuro della stregoneria, ma anche con quello più benigno e luminoso. Tra crudeli pregiudizi, Sabba notturni, cacciatori di streghe, segreti ed intrighi, Issy riuscirà finalmente a trovare se stessa e a scoprire verità ignorate, mentre le fiamme del rogo si accendono ancora una volta, minacciose, per inghiottire una nuova vittima." 

"Si faceva un gran parlare di Dio, ma quel che veramente temevamo era il Diavolo. Le streghe vivevano nei villaggi e nelle fattorie. Di notte, quando si radunavano per adorarlo, Satana sorgeva dall'Inferno e camminava fra noi, nei campi, nelle brughiere. Poteva capitarvi, per strada, di sfiorare un uomo che l'aveva baciato solo poche ore prima. Una volta certi ragazzi mi mostrarono un segno sulla collina di Pendle, dove sostenevano che il Diavolo fosse solito andare a passeggio; era l'impronta di uno zoccolo, simile a quello d'una mucca, ma molto più grande. Pochi metri dopo c'erano i resti d'un fuoco. I ragazzi mi chiesero com'era il Diavolo, e dove mi aveva baciato. E quando dissi che non l'aveva mai fatto, non vollero credermi. "Issy la bruciata!", mi schernì uno di loro. Così, mi chiamavano. Però non osarono toccarmi.    

"Non è stata colpa mia", mormorai. "è successo e basta." "Tu hai grandi doni, Issy. Devi solo imparare a controllarli." "Non ho fatto niente..." "Mi hai salvato la vita." "Non sono stata io, il cavallo è inciampato, è caduto, era spaventata", balbettai. Ma era inutile. Non riuscivo a convincere me stessa. "Ho visto il fuoco... Il fuoco del sogno", aggiunsi. "Era lì tutto il tempo." Di nuovo Iohan annuì: "Quel fuoco è la chiave della tua forza, Issy. E continua a mettersi fra te e i tuoi talenti che Dio ti ha donato." "Allora è vero... Sono una strega, proprio come dicono loro." Iohan sbuffò. "Che cos'è una strega? Una che dissotterra cadaveri e ammazza i neonati per farne unguenti, e getta il malocchio sulla gente onesta perché non le obbedisce? Tu non fai niente del genere, mi pare." "Però posso fare altre cose... E tu... Il parroco ha detto che sei una strega... che lo sanno tutti." "Tu credi che io sia una strega?" "Non lo so!" "Chi è una strega? Dimmelo." Conoscevo la risposta. "Qualcuno che ha venduto l'anima al Diavolo." "Allora ti garantisco che non sono una di loro, mai stata e mai sarò... e neppure tu, qualunque cosa dicano gli ignoranti. Non ho niente a che spartire col Diavolo, niente a che spartire col male."

Era chiaro che mi consideravano uno di loro. Possedevo gli stessi loro doni, i doni del dio che adoravano, doni di guarigione e di malattia, di visione e di premonizione. "In essi non c'è nulla di buono o di cattivo", mi spiegò Iohan. "Così come si può condurre una vita buona o cattiva, tu puoi usare i tuoi poteri per fare del bene o del male." (...) Quella notte andai a letto con la mente in subbuglio. Qualcuno si sbagliava, o era stato ingannato. Il parroco Holden... Iohan? Non avevo modo di saperlo."

In Abruzzo le streghe erano chiamate Pantàsema, ed erano legate ai riti agricoli pagani. (http://www.altosannio.it/pantasema-stregheria-negliabruzzi-melinda/)

Invece in Campania le streghe erano chiamate Janare, come ci spiegava questa band che ho intervistato:  https://intervistemetal.blogspot.com/2015/11/la-janara.html

Lunaria: "Il vostro monicker è particolare: la Janara propriamente è una sorta di strega. Riassume molto bene tutto il vostro concept. Come e perché nasce questa vostra proposta non solo musicale, ma anche concettuale? Tra l'altro, curiosamente, ho parlato di questo argomento anche con i La Pietra Lunare (loro vengono dal Molise e hanno fatto uscire un bel cd dedicato al folklore contadino). Ricordo di aver sentito, fino a 16 anni anni fa, che gli anziani, qui dove vivo io, ricordavano ancora delle streghe che operavano nelle cascine, mi pare chiamate "scalfirie", e come tale, da isolare e da evitare. Un altro esempio di "strega italica popolare", l'ha offerto Lucio Fulci, con "Non si sevizia un paperino"... ad ogni modo, potete raccontarci nei dettagli chi era questa Janara? Sapete per caso cosa significhi il suo nome?"

Risposta della band: "La janara non è altro che una di quelle streghe che, nella cultura del tuo paese, operavano nelle cascine. La figura stregonesca appare in tutte le culture sin dall’inizio dei tempi, ogni zona geografica, poi, le ha cucito un ruolo nel folclore locale, le ha dato un nome e ne ha celebrato il mito in relazione alla propria storia ed alla propria cultura. Il popolo irpino, che anticamente era una delle quattro tribù che componevano la lega Sannitica, si è stabilito nell’attuale Irpinia (zona che corrisponde all’attuale provincia di Avellino in Campania) attraverso una leggendaria migrazione dalle terre del Molise e dell’Abbruzzo a partire dal VI sec. A.C., seguendo, secondo la leggenda, un animale sacro, il lupo (nell’antica lingua osca, infatti, ‘hirpus’ vuol dire lupo). Condividiamo sicuramente, quindi, delle tradizioni con la cultura contadina celebrata da La Pietra Lunare. Probabilmente il nome ‘janara’ viene da Diana, Dea della caccia dell’antica religione romana (da qui ‘dianara’ che si sarebbe poi evoluto in janara), anche se una versione che trovo più affascinante, è quella che riconduce il termine ‘janara’ alla parola latina ‘ianua’, che vuol dire porta. Cosa c’è di più affascinante che pensare alla janara come una donna che si fa tramite fra due mondi, quello fisico e quello spirituale, relativo alla conoscenza?" 

In Basilicata invece il termine era Maciara. Per approfondimenti vedi https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/sud-e-magia.html  https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/il-noce-di-benevento.html






La Redodesa

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Diffusa nelle zone tra Belluno e il Veneto, la Redodesa, chiamata anche Aredodese e Redodeia, è simile alla Befana; indossava un enorme cappello nero.

A Gron (BL), la Redodesa era seguita da 12 Redodesegot, e poteva fermare le acque dei fiumi per far avanzare il suo corteo.

Chi si trovava sulla riva di uno dei fiumi sarebbe stato trascinato via dalle acque ma chi il mattino successivo si fosse avvicinato alle rive avrebbe trovato dei fiori esotici.

Questa creatura non amava essere vista e così andava in giro di notte; se trovava qualcuno sveglio, si avvicinava alla casa urlando e se non riusciva a spaventare, saliva sul tetto e faceva calare la sua gamba gigantesca nella cappa del camino, urlando "Fora de qua che iddio comanda, se non credè, guardè la jamba" ("Fuori di qui che Dio comanda, se non ci credete, guardate la gamba")

Nota di Lunaria: in Lombardia esiste la stessa leggenda, ma con la Gamba Rossa al posto della Redodesa.



Durante l'Epifania, se la Redodesa trovava delle donne intente a lavorare, appariva e portava via l'aspo, il fuso e il gallo più bello del pollaio.

Se una fanciulla le stava simpatica, la Redodesa le appariva bella e splendente e cercava di rapirla.

Uno dei suoi divertimenti preferiti era quello di arrampicarsi sugli alberi inseguendo gli scoiattoli.

Spalancava le porte delle baite, ridendo e sapeva trasformare le foglie di castagno e i ricci in bronzo, donandoli ai fanciulli.


Il Simbolismo Mitologico del Cinghiale e del Maiale

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Il simbolismo del cinghiale e del maiale sono antichissimi (li ritroviamo già nell'induismo, col culto della Dea cinghialessa Varahi. Nota di Lunaria)





Nel folklore irlandese si credeva che i maiali appartenessero al Regno delle Fate, e che vennero donati agli esseri umani. (ma considerato come vengono trattati i maiali, era meglio che non ce li donassero affatto. Nota di Lunaria https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/non-e-solo-sfruttamento-animale-e-anche.html  https://intervistemetal.blogspot.com/2019/04/maiali-mutilati-e-maltrattati.html)

Per i Celti il cinghiale era simbolo della classe dei sacerdoti (Druidi) perché si nutriva di ghiande, e la quercia era l'albero sacro ai Druidi.

Il cinghiale era un cibo sacrificale, connesso a Samain, e il maiale sacro Saehrìmnir era anche il cibo degli eroi che dimoravano con Odino nel Valhalla: questo maiale magico veniva cotto e mangiato ogni giorno ma di sera tornava di nuovo integro.

Simbolo di fecondità e forza, il maiale era l'animale sacro di Freyr, dio nordico della fertilità, che cavalcava il cinghiale Gullinbursti, il magico cinghiale veloce più di ogni altro destriero, capace di muoversi nell'aria e nell'acqua. Con le sue setole dorate, illuminava la notte.

Narra la leggenda che Milano sia stata fondata dopo una spedizione di guerrieri celtici, condotti da una scrofa semilanuta.

Alcune fonti riportano che anche Merlino avesse un maialino che gli permetteva di rivelare il futuro.

Fu con l'arrivo del cristianesimo che il maiale divenne simbolo di lussuria e avidità.

A Mantova, per lungo tempo, il 1° Novembre vigeva l'usanza di lasciare libero un maialino, dopo un grande pranzo: quando il maialino si fermava davanti ad una persona, significava buona fortuna per tutto l'anno.

Anche per questo motivo, il tradizionale porcellino di terracotta venne usato come salvadanaio.

Nel folklore del Piccolo Popolo compaiono maiali magici, terrifici ma anche burloni, che sono a guardia di sentieri, come quello che si può vedere, a mezzanotte in punto, come narra la leggenda, sul sentiero che da Serpiano va a Brusino Arsizio (in Svizzera): lì compare una scrofa con dodici maialini.

A Bergamo, un maialino di colore scuro passeggiava nei pressi del ponte di Bordogna per poi gettarsi, poco prima dell'alba, emettendo un grugnito.

Sul ponte delle Quare, in Valsesia, apparivano dei maialini rossi che impedivano il passaggio e sul ponte del Vallone d'Uzza, in Valtellina, era bloccato da una scrofa.

Nei boschi di Pianbello, un maiale cantava canzoni con parole volgari, mentre in Valtellina e Val Camonica una scrofa, con sette porcellini, suonava danzando su una gamba sola.

La Missuia, la scrofa gigante, era la più terrificante: accompagnata dai suoi 12 porcellini, terrorizzava i pastori, bussando all'uscio delle case e per gli alpeggi, facendo un gran fracasso.

Nota di Lunaria: tutte queste leggende forse hanno a che vedere, in origine, con un culto legato ad una Dea Scrofa, forse terrifica, a cui probabilmente in origine si offrivano sacrifici umani (mia ipotesi)


Vedi anche 

https://intervistemetal.blogspot.com/2020/05/le-fanciulle-delle-nevi-le-regine-delle.html https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/cerridwen-henwen-baubo-e-il-maiale.html