Il cristianesimo approvato da Lunaria!


AH AH, sponsorizziamo un po' di poesia e musica cristiana che approviamo! 

Pollice su, quindi, per le poesie scritte da David Maria Turoldo (che lessi qualche anno fa, su consiglio di uno dei pochi ragazzi cristiani che NON mi insultò) 



che era un prete



e pollice su pure per questa band inglese di Symphonic Metal (con qualche leggera influenza Black) utrasinfonico: Ecthirion!





Che ascoltavo proprio stasera nel mentre preparavo lo scritto sui contadini, così mi sono detta, sai che c'è, già che ci sono riporto anche David Turoldo sul mio anticristianissimo blog + 'sta band che non è per niente male! Tra l'altro se mi gira posto anche qui Kierkegaard! E sto pure finendo uno scritto sulla poesia cristiana francese del Duecento... 

Altra roba cristiana approvata&sponsorizzata da Lunaria (e da lei trascritta personalmente, miei cari cristiani criticoni… sono io la prima a spendere del mio tempo per salvare dall'oblio la vostra grande letteratura cristiana):

https://intervistemetal.blogspot.com/2020/04/facciamo-un-regalo-ai-cattolici.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/09/un-cristiano-approvato-da-lunaria.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/sergio-quinzio-un-cristiano-very.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/10/esoterismo-11-introduzione-alla-cabala.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/08/dipinti-e-incisioni-depoca-dedicate-ai.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/gli-uomini-del-rinascimento.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/storia-della-letteratura-inglese-2.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/lorlando-furioso-riassunto.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/09/il-mito-degli-eroi-nel-ciclo-carolingio.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/10/introduzione-al-ciclo-di-re-artu.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/il-ciclo-arturiano-1-commenti.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/il-ciclo-arturiano-5-artu-tristano.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/breve-introduzione-allarte-gotica.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2017/11/milton-satana-e-il-black-metal.html
http://intervistemetal.blogspot.com/2017/10/black-metal-cristiano-ne-vogliamo.html

Un uomo e una donna cristiana che stimo per il loro eroismo:
https://intervistemetal.blogspot.com/2020/03/la-solidarieta-e-leroismo-al-tempo-del.html

Com'era quella cosa, che mi dicevano i miei haters?
che io "non ho mai letto un libro cristiano, non conosco nulla di cristianesimo, parlo sempre male del cristianesimo e li odio tutti!"




C'è più roba cristiana sugli scaffali di casa mia e nel database del mio pc che non in Vaticano! 



E, sono più che certa, che sono sempre più io a leggere e apprezzare certi autori cristiani che non chi mi criticava a priori!

Tra l'altro in un ipotetico harem di uomini-poeti devoti a Lunaria vorrei, tra i primi nomi, proprio il cristianissimo Torquato Tasso


Per cui ficcatevelo bene nella testa, cari detrattori: a me la letteratura cristiana, se è fatta bene, PIACE. 
PUNTO.

Mi fate solo inc*zzare quando voi cristiani negate la misoginia connaturata alla vostra ideologia e spacciate gesù cristo redentore e salvatore delle donne e negate che sia un concetto sessista e androcentrico. Per il resto, avete avuto un sacco di autori di valore (e sublimi architetti e costruttori)

Nota bene: trovo odiosa la diffamazione e gli insulti che i cristiani anti-rock riservano ai cristiani amanti del rock e del metal! Infatti, a questi inquisitori non dà solo fastidio il-come-lo-chiamano-loro "rock satanico", odiano e detestano anche il metal con testi cristiani fatto da musicisti cristiani!
Pieno supporto, quindi, a tutti i metallari cristiani (musicisti e ascoltatori) perseguitati e infastiditi dai cristiani anti-musica!!!


Da "Il Dramma è Dio" 

"Si entra per non uscirne definitivamente mai più.
Tutti siamo quell' "in"; ed esisteremo per sempre, anche se in svariati e imprevedibili modi; esisteremo, pur non riuscendo mai ad essere. Esistiamo senza che lo stesso Dio ci possa mai più cancellare dal suo pensiero, quasi non fossimo mai esistiti; e se pure di noi dovesse darsi, per ipotesi, un ritorno al Nulla, non sarebbe che un'ipotesi assurda: neppure Dio può più ridurci al Nulla: neanche Dio può fare a meno di continuare a pensarci una volta che ci ha pensati; e il pensiero di Dio è già azione a suo modo indistruttibile. Così, esisteremo per sempre, anche se non riusciremo ad essere mai. Da lassù ha inizio la vicenda di ogni creatura, è in quell' "in" il dramma del divenire e dell'essere."


"Il Nulla è tanto necessario all'Essere, quanto l'Essere è necessario a se stesso. è il Nulla che ci salva dal panteismo o dal Tutto determinato e immobile. E però, è ancora il Nulla la voragine, l'abisso dell'Essere, la grande frana; è il Nulla che porta in sé il germe della corruzione e della morte. è contro il Nulla la inesauribile fatica dell'Essere: al fine di salvare le sue amate creature. Ancora dunque, e sempre il dramma dell'Essere, e cioè la lotta di Dio contro il Nulla."

"Più adatta a esprimere il Nulla è precisamente l'immagine della tenebra: la Tenebra e la Notte, l'assoluta Notte, come assenza di ogni luce. Il Nulla di sua natura è tenebroso, quanto l'Essere è chiarezza e luce. Le due immagini sono ontologiche e strutturali all'intera creazione: un Nulla altrettanto onnicomprensivo quanto l'Essere. è così: lo stesso Essere ha bisogno del Nulla.
Di Nulla sono sustanziate le cose; è il Nulla il confine di Dio e delle cose: germe di ogni morte. Là sulla sua sponda si assesterà l'Essere con la sua volontà implacabile, affinché non solo le cose esistano ma continuino a sussistere."


"è dal Nulla che noi deriviamo. Noi portiamo dentro il Nulla come il virus della corrosione. Pascal dice che siamo in cammino dal Nulla verso il Tutto. Si tratta di un nulla sempre presente, sempre affiancante l'impresa della vita. Un Nulla nel cui abisso ora possiamo trovarci per infiniti fattori che si intersicano in questo complessissimo gioco delle nostre libertà; di noi, comunque, protagonisti nell'infinito mondo delle cause seconde. Fino al punto di invertire il cammino della genesi che era dal Nulla verso il Tutto, e trovarci precisamente sulla strada del ritorno: dal Tutto verso il Nulla."

"L'uomo crederà mai alla morte? [...] Io non credo che qui si parli di morte in quanto disgregazione di ogni composto. Qui si deve nascondere qualcosa di più grave. Morte come opposizione all'Essere? Sì, morte come distruzione di ogni comunione con la Vita, come eterna solitudine. Morte come condizione dell'Io condannato a franare passando di morte in morte: appunto, a morire la morte, come suona nella Vulgata. Anche se la riduzione al Nulla assoluto, quasi non si fosse mai esistiti, non è possibile, nemmeno attraverso l'appello all'onnipotenza dell'Essere. Nessuna onnipotenza può fare che tu non sia esistito, Altro deve nascondersi nell'infinito silenzio della morte. Male supremo potrebbe essere questo: che si esisterà sempre, che si continuerebbe ad esistere: soli, senza mai essere. Franando continuamente nella morte, di morte in morte, ripeto, verso il Nulla che pure rimarrà a una distanza infinita: gravitando giù nell'abisso anziché verso l'Essere. [...] Una morte che può essere sempre altrove, strutturata alla stessa esistenza."

"Contro l'irrazionale non ci sono strumenti logici. La logica è inerme e impotente di fronte all'irrazionale. Il male, che è l'evento irrazionale per definizione, non ha spiegazioni. Male è mettersi a discorrere con l'irrazionale. L'insidia è metafisica e rimanda al conflitto della stessa luce contro la tenebra."

"Ciò che sorprende è che il primo gesto dell'uomo sia un peccato. Che il peccato sia congenito alla natura, appartenente alla storia di tutti e di sempre: peccato come parte costitutiva della stessa ontologia dell'Io: "peccatore mi concepì mia madre".
Quale sia il peccato a porre la mia identità (*). E dunque peccato come fondazione coscienziale dell'autonomia dell'Io? Come vendetta ontologica del Nulla? "In me abitò il peccato e io morii..."

(*) Parere di Lunaria: se poniamo il concetto di "colpa" e 
"sentirsi brutte" al posto del più generico "peccato", avremo una delle situazioni più comuni di disagio esistenziale al femminile.

"Dell'esistenza poi, è perfino superfluo dire: essa non è che il nulla nella speranza di essere. In quanto spera, esiste; ed è orientata ad essere; è attratta dall'Essere. In quanto è nulla non fa che tendere verso la morte, verso l'oltre-morte, che è appunto il Nulla. è quanto sta alla radice del mondo: ciò che sta sotto, nel fondo della grande Allegoria. E a salvarci non può provvedere che l'Essere: pena la sua sconfitta, più che la sconfitta dell'esistenza, più che la sconfitta dell'Io."

"è stata la Morte la compagnia più assidua dei miei anni. è la Morte l'ispiratrice più imperiosa della mia poesia"

"Dio e il Nulla - se pure l'uno dall'altro si dissocia senza voce sono nell'assenza"

"Il nulla è tanto necessario all'Essere, quanto l'Essere è necessario a se stesso"

Essere nuovi come la luce a ogni alba
come il volo degli uccelli
e le gocce di rugiada:
come il volto dell'uomo
come gli occhi dei fanciulli
come l'acqua delle fonti:

vedere
la creazione emergere
dalla notte!

Non vi sono fatti precedenti:
non parlate di millenni
o di giorni o di altri millenni.

Né creatura alcuna correrà
il rischio di essere sazia:
principio altro principio genera
in vite irrepetibili
come le primavere.

Io debbo essere un segno mai visto
ipostasi del non visto prima,
goccia consapevole o perla nella notte,
il lucente attimo d'Iddio
che per me solamente
così si riveli e comunichi.

Unico male l'abitudine
e la scelta tragica:
discorrere invece che intuire.

E la mente si popola di idoli
e il cuore è un deserto lunare:
solo la Meraviglia ci potrà salvare
aprendo il varco
verso la Sostanza.

Allora il medesimo silenzio dell'origine
nuovamente fascerà le cose,
o eromperà - uguale
evento - il canto.


In questo slancio finale
non cedere, mio cuore,
alle sovrane stanchezze
non sarà certo
lunga l'attesa
e non perdere tempo
e questo mio essere presente
questo darmi ancora
e lasciarmi divorare, dica
con quale umile
e grata
e diuturna
passione, vita
io ti amavo, e come
ora con la morte
- ultimo dovere -
vorrei sdebitarmi
e pagare lietamente
il pedaggio d'entrata...

"Se nessuna forma bellezza incorpori"  (qualche verso)
Se nessuna forma bellezza incorpori
e di un suono almeno la stessa
mente non avverta una eco
e ancora il pensiero un riverbero
di luce non colga: non certo
dalla Fonte -, non colga dico
appena un riflesso sul "miro gurgite",
se corpo nessuno vi sia, anche là,
e riparo dall'abisso, già ora
la più nera oscurità ti divora.
è assoluta
la necessità dell'Immagine!
Il corpo: la scialuppa che ti salva
sull'oceano del Nulla.
Dio e il Nulla - se pure
l'uno dall'altro si dissocia
senza voce sono nell'assenza.

"Sul piano della luce"  (qualche verso)
Tu impersonale andrai
nel moto uniforme,
dirai la comune parola
su questo tempo immobile
nel rito d'inconsce abitudini.
E non sai di scandire un ritmo eterno
entro un nodo di linee e fiamme
che legano anima e cose
in spirali azzurre
sotto archi di millenni.
Dalla curva della mano raggi
compongono nel tempo solare
il poema che dentro conchiudi
di vive sillabe come
anima di oceani conchiglia.
I sensi e i gesti fioriscono
nella pietra e nello spazio fissi.
Ma un perduto attimo appena
il crollo di un'ora può segnare
il cedimento di mondi e stelle a frana,
uno sfasciarsi di giorni e di pietre
interminabile.
Allora il sogno sarà
mozzato arco nella notte,
e il tuo corpo è un groviglio
di linee infrante
sul piano della luce morta.

"Cuore delle meridiane"
Reviviscenze magiche
di remotissimi tempi senza memoria:
d'ogni lato ti circonda
una presenza sola.
Arene e stelle ti abitano
vivi enigmi, tu profeta
di celesti messaggi
incombi a te stesso ignoto;
quando un gesto fai
tutto immobilmente si muove,
e sempre ti offri all'abisso
uguale a bacca di rovi al vento.
Sopra il tuo capo passano
- e tu non sai dove e donde
traggono origine e fine -
le trasversali dell'infinito.

O tu, fonte di ogni coscienza,
se appena una frazione
di attimo trattieni
il tuo alito
subito frana
l'universo intero;
ma pure allora Coscienza
non può finire:
nulla
potrebbe più dire di te
e neppure del Nulla.

è di sabbia la nostra carne, le mani
rami d'alberi, e gli occhi di perla,
e il sangue, onde di germi,
forse noi stessi particole d'esseri
non nati ancora.

Un sogno perfino ti spinge a varcare
il confine della tua solitudine,
un sogno che rende anche le cose insonni!

Per quanto, se tale Coscienza
non ti sia di specchio, e gli infiniti
corpi di te non rifrangano almeno
bagliori, mai avresti un senso:
perduto, anche tu, e senza gloria.

Almeno incatenare il Nulla, o Dio!
E vincere il Male
offesa dell'universo...
Ma poiché tu non puoi non stare
al libero gioco, anche tu
sei un Dio in pena, e noi
il tuo dramma di essere Dio.

Tu credi che la luce sia luce.
è invece lievissima neve
pagliuzze d'oro e lana finissima
che fascia le ferite della terra
e vela, nei suoi amori, il mare.
è il mare, il grande mare, l'inquieto
seno e matrice d'ogni vita.
E la luna che si adagia sul mare
e il sole poi, nel giorno, ad ardere
su tutte le pietre e le selve nate dal mare.

No, non sei tu l'abisso insondabile
non tu la spada mentale
che ci dilania:
tua e nostra rovina è l'altro
abisso: così
nell'infinita tensione
che dentro ti rode
natura erompe
per innumerevoli mondi...
Tuo dramma inenarrabile
è fare argine...
E dunque rivelaci
almeno la tua parte
e cosa celi la Notte
nel nostro sangue

Può certo il fuoco morire
in seno alla terra
e placarsi il mare;
può non fiorire primavera,
ma questo cuore è impossibile
che non si illuda ancora:
neppure la morte...

Già da un'alba morta all'inizio
di un cammino per notte opaca
mi segui nuda,
tutta simile a me
e con ali immani mi copri:
"faccio perché non precipiti"
mi dici con denti aguzzi di Jena,
e non sai che il tuo occhio è un abisso.
Tu non vedi; il nostro
passo è fatale.
Burroni di ossa e di carne
marcite stanno sulla via.
Tu porti i crani a collana
e sorridi serena
e il tuo sorriso mi fermerà il sangue.

Così, da solo, fuggiasco anche da se stesso, addentrandosi sempre più nella foresta, a fluttuare nell'immane vuoto, dilaniato dal Baratro dell'Essere con il Nulla
Sempre sul ciglio dei due abissi
tu devi camminare e non sapere
quale seduzione
se del Nulla o del Tutto
ti abbatterà...

Il pensiero
ferisce la carne.

A Te, oceano oscuro
io onda esausta sulla rupe
in un risucchio agli arginii.
Un gemito solo, ci avvolge nebbia
ove ogni speranza è fusa.
Io non so dire se queste
siano cose o segni.
Non le parole Ti si addicono,
non un nome.
Anch'essi grevi di terra
di spazio, di suono.
Incrudisce la Tua presenza
sotto il nostro incedere,
o tenebrosa fonte del canto.

Ma quando da morte passerò alla vita,
sento già che dovrò darti ragione, Signore.
E come un punto sarà nella memoria
questo mare di giorni.
Allora avrò capito come belli
erano i salmi della sera;
e quanta rugiada spargevi
con delicate mani, la notte, dei prati,
non visto. Mi ricorderò del lichene
che un giorno avevi fatto nascere
sul muro diroccato del Convento,
e sarà come un albero immenso,
a coprire le macerie. Allora
riudirò la dolcezza degli squilli mattutini
per cui tanta malinconia sentii
ad ogni incontro con la luce.
Allora saprò la pazienza
con cui m'attendevi; e quanto
mi preparavi, con amore, alle nozze.

Pur traendoci Tu con la tua voluttà
di essere che mai
finisce di donarsi, mai
che l'informe si arrenda
e che sia vinta la tenebra: mai
abbattuto il confine del sesto giorno!
Tu infuocato oceano dell'essere,
noi tua unica sponda: segni
venuti dal Nulla appena
"istanti" sulle onde...

Era quella la vita
che dovevamo vivere,
non quella che abbiamo scelto
per follia, questa
che ci divora
e ci rende atomi di solitudine

Da "Canti Ultimi"
è assoluta
la necessità dell'Immagine!
Il corpo: scialuppa che ti salva
sull'oceano del Nulla
Dio e il Nulla - se pure
l'uno dall'altro si dissocia -
senza voce sono nell'assenza.

E sempre più remoto stai
nel tuo maniero,
unico segno
il tuo silenzio:
silenzio più alto
del silenzio astrale...
ma non è il tuo silenzio
che più mi affligge,
è il mio non tacere,
O Silenzio!

Rabbrividite parole
ancor prima di raggiungere un suono:
frantumi
sul pavimento del tempio:
e non un frammento
almeno di vetro
che riluca.

Questo mio poetare
è ancora un gioco di farfalle
in volo senza direzione
e tutte cadono a terra
con le ali bruciate.

Un'alba in abito da sposa:
sta forse per sorgere
il nostro giorno?
Tutti e due usciamo insieme,
Signore, dalla Notte.

Che almeno il canto indori
la nostra solitudine.

E inabissarmi
nel mare che non ha sponde
e più non esistere...

Appena udibile, nel silenzio,
il fruscio delle nostre passioncelle
del quotidiano, uguale
a un crepitare di foglie
sull'erba disseccata.

Invece nulla:
un nulla
che ti invanisce, fino
a renderti pura coscienza:
un punto
a pensare a lui.

"Ancora a Moneglia"
Ancora sulla spiaggia a Moneglia,
quando d'improvviso ho visto
il tuo volto tra le nubi
un diadema di luce
ti cingeva il capo, e raggi a fasci
si irradiavan sul mare.
Era il mare un tappeto di oro
ai tuoi piedi:
non più
corone di spine e sangue,
non più patiboli!...
Ma la sola
eco al mio grido era
lo sciabordio delle onde.

Un campo sterminato di rovine
è la memoria:
nulla che non fosse male
mi rimase estraneo.

E dire nell'immobile silenzio
quanto mai ci fu dato
di affidare a parole.

Quando solo
di misteriose risonanze
si snodano
parole
per spazi impraticabili
e verità si denudano.

Una perla di luce
a riflettere l'universo
e poi solo
"sovrumani silenzi".

"La spada mentale"
No, non sei tu l'abisso insondabile
non tu la spada mentale
che ci dilania:
tua è nostra rovina è l'altro
abisso: e così
nell'infinita tensione
che dentro ti rode
natura erompe
per innumerevoli mondi:
e ogni creatura
ti muore tra le mani,
nel mentre che si forma
e fiorisce.

Tu non puoi non essere
Tu devi essere
pure se il Nulla
è il tuo oceano.

"Là, fate silenzio"
Ma non una spinta Tu
gli levesti dalla corona.
Trafitto anche il pensiero;
non può, non può lassù
il pensiero non sanguinare!
Oh, le ferite della mente!

è già un infinito la polvere
sul ciglio del Nulla.

"Il limite salvatore"
Ma non è il Nulla che ti salva?
è il Nulla che le cose rende distinte
e libertà garantisce,
pur se dal Nulla germina la Morte.

Nel mentre continuano a fiorire dal Nulla le cose
ognuna con il suo germe di morte.

Gloria alla tua fatica di essere,
di essere sempre, di continuare ad essere!
Ma è per il Nulla che sei te stesso,
senza il Nulla Tu saresti ogni cosa
e tutto sarebbe indistinto ed immobile.

Da "Il Sesto Angelo"
"Lasciaci vivere"
Non appena il cerchio del tuo furore
si serra e cala l'ira
nube dal ventre pesante,
allora di noi avanza
solo voce per gemiti
ed occhi di pianto.
Ormai i giorni
sono archi spezzati
e sconvolti: Padre
Iddio, lasciaci vivere,
nessun canto si alza
dai sepolcri.
"Non più simboli"
... nel cuore nessuna eco
più delle selve, non respira
più il vento sulla pianura,
e il giro del sangue è previsto.

"Tu non sai"
(...) Sei la musica dell'usignolo nella notte,
l'attesa luce sui rami degli alberi
e il silenzio rapito della terra
all'alba.
Ma tu non sai cosa sia
l'aver creduto a una menzogna,
cosa sia la fine di un amore
e una vita che è morte ancora viva,
la lunga attesa di morire
quando la vita non ha più ragioni.
(...)

"Non più disperate preghiere"
Dalla spirale in pietra, la torre,
ora mia casa e mio rifugio,
vedo il mondo amico offrirsi
- costellazione umana - la notte.
La notte non più temuta,
la notte propizia al colloquio
calmo con l'Iddio che mi ama.
(...) Oh le amare intese del tuo gesto
e le falsificazioni della Parola
invece così dolce e chiara!
Era carne della mia carne e sangue
che spargevo all'alba sulle porte.
(...)

"Per un nuovo offertorio"
Un'altra cupola di luci
dalla pianura infiamma la tenebra
e da molto molto lontano sui monti
la gente, nella notte, si ferma a vedere.
La brughiera ha ceduto per sempre
e un giardino cinge di silenzio
lo spazio al nuovo prodigio.
(...)

Tempo della Morte: è per penitenza che scrivo: esercizio di purificazione. Sono momenti di anni, gemiti di sempre: sono miei e anche vostri. Come pregava Gesù nella sua solitudine? (...) Quelle preghiere che nascono dalla morte che ciascuno si porta nel cuore: perché la morte non è solo l'evento ultimo, la morte è una presenza quotidiana, che vive nel cuore di tutti. Allora anche voi, spero, avrete la pazienza di udirvi, di ascoltarvi nei vostri silenzi.

"Creature mi consumano"
E ancora notte,
tutto rivive nella memoria:
mio cuore, giardino
di fantasmi!
io amo questa terra
più di me stesso:
creature mi consumano.

"Antigone, irreale e superflua"
Ancora mali,
antichi mali, moltitudine
di mali in nera grandine
sul capo degli uomini la Sorte
rovescia, Antigone.
E tu dalla vasta pianura
protesa e alta nel libare
dalla bella anfora bronzea
in mezzo ai cadaveri,
ora irreale e superflua.
Chi muore è sempre vinto
per noi, e chi vive
non ha sensi né tempo
a venerar la pietà.
Non più fratelli, il sangue
nostro non vale a tessere
neppure incesti:
femmina è questa civiltà
che ha pura "essenza"
nelle vene e nelle mammelle
le sono ricchezza e dominio.
Questo non è tempo
di coscienze libere
questo è tempo
di tirannide assassina
(...)
Invece che da rocciosa tomba
gemono in gabbie di tigre
il loro pianto inutile,
mentre morti infiniti
galleggiano sui fiumi:
e i morti coprono i deserti
e ancora morti stipano carlinghe
dei mostri volanti,
e i vivi attendono di morire
già dilaniate le carni
dagli stellati Avvoltoi
(...)
Almeno tornassero gl'iddii
sublimi e orrendi
a dare accenti di tragedia
a queste cronache nere
che lo stesso Destino rifiuta.
è dunque il cielo su noi
chiuso per sempre?
Impotente è anche la morte
a por fine alla catastrofe?

"Unica speranza"
Così cerca di prolungarsi il pianto
nella notte, ma già il mattino sorge:
mistero d'amore è la nostra parabola.
Dov'è la vittoria della morte?
Un forte vento toglierà la pietra
anche dal nostro sepolcro.
Il futuro è già presente e viene incontro,
luce adorna come fiori le piaghe,
resurrezione ha nome il nostro giorno.

"Esame di coscienza"
Cosa è quel gridare di cani nella notte,
quell'ululare da cascinale a cascinale
quando umano mano di nuvola
oscura la luna?
Cosa quel contorcimento di querce e d'eucaliptus, quello scricchiolio di bosco
quando neppure un dito di vento
muove una foglia della foresta?
E tuttavia tu devi premer le mani all'orecchie
per non udire il micidiale silenzio.
è mezzanotte, mezzanotte, uomini!
E poi è l'una, e poi sono le due
e bisogna resistere almeno fino all'ora terza,
che un barbaglio di lume filtri tra ramo e ramo
o tagli la fronte al cupo grattacielo
immobile cadavere di cemento.
Questo non è tempo dei vivi,
questo è il tempo del tempo
eternità nel tempo
tempo di pietre in lacrime,
del sudore di sangue nelle rocce,
del gemere implacabile del mare.
Tempo di Getzemani del mondo,
tempo dei crocefissi che grondano sangue
chiazze di sangue intorno a ogni croce
mentre tutte le chiese dormono.
Tempo dei morti in cammino per tutte le strade
per i sentieri dei campi, per i deserti
ognuno a cercare una casa, un familiare, un amico,
ognuno a cercare la bandiera
in cui aveva creduto.
(...)

"Speranza mio viatico"
Che venga l'inverno
che l'inverno s'aggiunga
a inverno,
duro umido grigio
e crudele,
che venga la devastazione
e il deserto,
i quaranta anni
di deserto
e di morte!
A dopo
per altri
la terra promessa
- e anche per noi
se riusciamo a sperare -
Attesa
disperata e dolore:
mio viatico
al domani di Dio,
un domani reale
che incombe e ti macera,
ma è sempre domani.
La possibilità, o Cristo,
che ci offri è questa:
la quotidiana morte
unica via
all'eterno
domani.

"Allora torneremo"
Non si vedono più le stesse
sulle nostre città,
il cielo è di fogna;
e dentro le vie, nel giorno,
solo urli di mercanti.
Terra di stranieri
l'uno all'altro, case
senza figli e padri:
ognuno è nessuno
sempre più nessuno
pur nella impossibilità
di essere soli.
E non un angolo almeno,
una riva di fiume
ove amici
si ritrovino a cantare.
Ma quando più non saranno
queste capitali
e ci saranno se pur fra millenni
solo acquitrini... La gioia
quando la terra sarà
ancora dei poveri
e basterà così poco per vivere!
Allora torneranno
a fiorire alberi
allora torneremo ad essere
amici e canteremo.

"Comunione"
Signore, lasciami bere alla fontana
del sangue: [...]
dolcezze negate agli angeli;
solo il tuo sacramento, a volte
almeno, mi immerge in onde d'oblio.

"Consuma la cenere"
Ancora inverno e notte, Signore,
mi ghermiscono, isolandomi.
Sulla neve gli alberi pendono
crocefissi di gelo.
Dentro, come in casa
diroccata per devastazioni
inumane, il deserto.
Spirito Santo, ritorna
consuma la cenere degli anni inutili.

"Nessuno"
Egli da solo ha pigiato lo strettoio
e la sua veste è tutta
di sangue: e nessuno
veglia con lui nell'orto,
nessuno che osi accostarsi
al nuovo roveto.
Aveva suonato il flauto
per l'unica festa dell'uomo
e nessuno si è levato
a danzare.

"Emigrare al di là del visibile"
Dunque, impossibile vivere
di sola ragione
e di ordine stabilito.
Non ragione ti illumina
le vaste zone oscure
dove inevitabile
s'annida la paura:
ma come decidere e rischiare
senza follia?
(...)

"Un giorno"
Parole scese dall'alto
fiorite nel solco,
in attesa
della falce.

"Con silenziosa fede"
E poi attendere
alla porta della cella
fino a sera
fino a notte:
attendere qualcosa
o qualcuno
o nessuno,
ma attendere.

"E poi sempre"
E poi sempre
presentire annunci
di quiete subito negata.

"Stato di grazia?"
Perché non è di questa terra
la luce che splende
nei nostri occhi in fiamme:
non è dalla ragione
o dal sangue l'ardore
che ci fa amanti.

"Altro non ho"
(...) E dunque non adirarti, Signore,
se le colpe ti dono
che mi costarono sangue.

"Se non ritornerete fanciulli"
Dal cuore, Poesia, evochi ricordi
in nuvole d'oro come
il vento polvere di strada
nel sole in giorno d'autunno.
Morte sono ragione e fede,
sulla terra abbandonate
le braccia sembrano
rami spezzati.
Speravo che gli anni
fossero un lenimento
all'infanzia in sfacelo,
unico tempo da non maledire
quando nessuno mentiva.
Invece nessuno
ora sa cosa sia una colpa
e quale salmo bisogna intonare
per ottenere pietà.

"Canto di operai in sciopero"
Hanno sete di sangue i gerani
alle case rotte i fanciulli
han bisogno di fucili
per giocare alla guerra
le ragazze ci chiedono le macchine
per andare ai laghi la domenica.
è arrivata la nostra primavera
tutta la notte arsero i fuochi
intorno alla città
a disgelare i piedi ai nostri bambini
a sciogliere la rabbia invernale
ora l'amore di noi poveri
farà della piazza un lago fiorito!
Ogni mano stringerà una pietra
ogni strada un fiume di compagni
un mare un solo mare in moto
la piazza del Duomo!

Ma questa va letta ricordando quanto dicevo del poeta come di un crocefisso. Tanto più che qui, dove comincia il discorso diretto, immagino sia la stessa Poesia a parlare: "Ma io continuo a cantare... Ma io vedo le tenebre splendere... perché io sono il disagio del razionale"
E dunque, qui, il poeta è colui che vede con gli occhi del fulmine, nell'attimo sconvolgente della folgore. Allora si scoprono le nervature del mondo; e tutto quello che normalmente appare non c'è più. Allora appunto siamo di fronte alla realtà più misteriosa. Solo che a cantarla sembra un assurdo. La lucidità poetica non è del mondo logico. E, quando è vera poesia, è un dovere chiedersi in cosa cosista la sua diversità di profezia.

"Ballata della disperazione"
I
Solo paura ci equilibra fra una morte naturale
(la bella morte all'antica) e questa
morte organizzata?
Ragione si vendica della sua lucida magia
franando in macerie di sistemi
e dialettiche senza fine.
Il dubbio è sposato alla fede
(se pure bonzi e sacerdoti riescano ancora a credere)
neppure i fanciulli hanno ormai un cuore puro?
Uno dice: Dio è morto.
Un altro dice: Dio è veramente morto?
Uno dice: è la chiesa la sua tomba.
Un altro dice: l'uomo è la sua icone vivente.
E un altro dice: siamo noi che abbiamo plasmato Iddio a nostra immagine.
Scienza dissacra natura
svelando il nulla dell'origine,
suo futuro è solo una potenza
che non sappiamo se di vita o di morte.

II
Ma io continuo a cantare i tramonti,
ad attendere il giorno come una sposa
e la notte quale tempo
della sua venuta.
Per voi più non hanno splendore
questo pulsare in armonia del sangue
e il perdurare in unità dei mondi.
Voi non avete più nulla da dirvi,
neppure sui vostri amori:
le parole, coincidenze meccaniche,
e il vostro silenzio
è pura assenza di suoni.

III
Ma io vedo la tenebra splendere
come il roveto sacro
e farsi notte il vostro giorno.
Ho visto case danzare
in deliri di luce e di fiamme,
e Roma e altre capitali
dissolte in tempeste di cenere.
E dentro un silenzio altissimo
il becchino saliva le scale
dei sacri palazzi
coi passi di un millepiedi
in zoccoli di legno e ferro.
E il leone e l'agnello e il lupo
li ho visti conversare dolcemente
sulle macerie ammantate di verde.
E un fauno fare la corte
a una femmina randagia
un tempo concubina di un magistrato.

IV
Perché Io sono il disagio del razionale,
sono l'evocazione e l'annuncio
in diversa lucidità.
Il mio cuore è la conchiglia dei millenni
e il gemito di quanto
è prossimo a venire:
immolata all'irrisione e allo scherno,
"Sapienza" non creduta.
Sono la bellezza che vi salverà
l'inascoltata e profanata
e "inutile" bellezza.
Mi sono amici solo i fanciulli
ancora per poco liberi
agli orli delle vostre città:
avanti di apprendere
a leggere e a scrivere.
[...]
E questa parole sono
il tuo sepolcro vuoto,
viva anche dentro la morte.
Sapienza che giochi nella creazione,
le cose sono la tua cetra.

"Qualcuno crederà ancora"
Tu hai generato, fratello,
nella speranza, pure se inconscia,
di sopravvivere alla morte.
Per quanto dura il tuo sangue
qualcuno ti ricorderà;
[...]
Non avrò discepoli!
Né ancora conventi ci saranno
a tramandare il sangue
del mio spirito
inutilmente versato.
[...]
è necessità che accetti la morte
che mi faccia cenere finissima,
più che pensiero, vita
nel cuore della massa.
Ogni altro amore
è incantesimo di nulla:
uno che ama è oltre
oltre l'individuale.
Il sangue è una trincea
di morte; (pure questa
chiesa mi dona
una falsa immortalità)

Aggiungo questa altra riflessione












Tanto è inutile che andate avanti a farmi passare per ignorante in teologia&letteratura cristiana! 









P.s qui parlavo delle violenze che subiscono i cristiani in quelle zone del mondo dove i cristiani
 non sono la maggioranzahttps://intervistemetal.blogspot.com/2018/12/persecuzioni-religiose-un-libro.html
sono questi i cristiani vittime di vera violenza, non voialtri cristianelli italiani che starnazzate di essere vittime della "lobby gender" (???), qui in Italia, quando avete tutto il potere economico e politico… solo perché persone non-eterosessuali chiedono i più elementari diritti civili e voi non volete che queste persone li abbiano. 

Ricordo soprattutto una delle poche donne cristiane che stimo personalmente: Annalena Tonelli
http://www.santiebeati.it/dettaglio/91836
ammazzata dai fanatici islamici africani perché lei era impegnata, in prima persona, ad aiutare le donne africane vittime di infibulazione per evitare questa orrida violenza che colpisce, da millenni, le donne africane