Misoginia e ginofobia durante la caccia alle streghe


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Se l'ossessione del maligno è una caratteristica dei tempi, lo è altrettanto l'avversione per le donne e ambedue trovano il loro tetro sfogo nella caccia alle streghe. La misoginia della chiesa, di cui ancora oggi le donne scontano le conseguenze, deriva da Eva, tentatrice dell'uomo, responsabile della cacciata dal paradiso terrestre, della comparsa del peccato, della colpa e del dolore della terra: un essere inferiore, ottuso, frivolo, mendace e traditore.

è una misoginia che si aggiunge alla ginofobia di ben più antica data, la quale trae alimento dall'alterità femminile, dal misterioso e invidiato potere di dare la vita e da quello di attrarre l'uomo e soggiogarlo sessualmente. Alla femmina si attribuisce ogni vizio e perversità, subdole intenzioni e capacità di danneggiare l'uomo, un'inesausta fame erotica: vere e proprie protezioni paranoiche maschili su un essere dominato, sì, ma mai del tutto domato.

Una donna giovane è necessaria per tramandarsi nella discendenza, così nei suoi confronti si provano sentimenti ambivalenti, di odio e amore, di avversione e attrazione. Ma una donna anziana, cessato il suo compito di procreare, perdute le attrattive della giovinezza, diventa un essere ingombrante e spregevole. Una donna vecchia deve far dimenticare la sua esistenza, le si addice solo il silenzio, l'invisibilità. Le donne anziane che esercitano le arti mediche, che raccolgono e usano le erbe, che operano incantesimi vengono trasformate in megere. L'avversione contro le donne esplode in tutta la sua virulenza contro quelle vecchie. Ogni costruzione di sistemi di difesa contro un gruppo sociale (siano donne, neri, rom...) trova la sua ragione in una segreta, ambivalente attrazione nei confronti di coloro che appaiono diversi. Se si è obbligate le donne anziane per secoli a vestirsi di nero è stato per renderle innocue, per neutralizzare quella che si crede essere la loro natura più segreta di femmine che hanno accumulato sapienza amorosa ed esperienza carnale e possono usarla a danno dell'uomo: si tratta anche qui di una proiezione maschile dell'esperienza del proprio piacere, come anche l'idea che le donne si accoppino con il demonio. (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/il-sabba-come-sfogo-erotico-di.html)

Ma perché le vittime dell'Inquisizione, dopo ore e ore di torture, nelle loro confessioni torrenziali finivano per ammettere voli, sabba e orge?



Scatta innanzitutto il ben noto meccanismo della complicità della vittima con il proprio aguzzino, riprodottosi ben più recentemente nei campi di sterminio, meccanismo che fa sì che il torturato confessi al torturatore ciò che lui vuol sentir dire purché la tortura abbia fine nonostante sia consapevole che pagherà con la vita le sue ammissioni. Ma c'è altro: avevano già sentito parlare altrove di quello di cui venivano accusate. Tutta la cultura del tempo era intrisa di questi deliri collettivi, peraltro creati, narrati e ripetuti dagli stessi predicatori e preti.

La società occidentale ha pagato con un forte interesse la carica sessuofobica, la discriminazione femminile, che erano alla base della caccia alle streghe.

La caccia alle streghe non è stata altro che un aspetto estremo e cruento della paura che gli uomini hanno delle donne, paura tutt'altra che estinta, sulla quale varrebbe la pena che gli uomini stessi indagassero.

METTIAMO ANCHE LA PROVA DELLA PAGINA, PRIMA CHE QUALCUNO RAGLI CHE "NON è VERO NIENTE! SEI TU CHE INVENTI CALUNNIE!"


APPROFONDIMENTO: STIRIA: LA CACCIA ALLE STREGHE NEL SEICENTO

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Se nel Medioevo si verificarono solo singoli casi di persone perseguitate per presunti reati di stregoneria, nel sedicesimo secolo e soprattutto nella seconda metà del diciassettesimo furono invece migliaia, in Europa e oltremare, gli sventurati che andarono incontro a una morte crudele sul rogo.
Accusati di essere in combutta con il demonio per annientare la cristianità, le donne, o gli uomini e i bambini che per qualche motivo risultassero sgraditi al loro ambiente venivano caricati della responsabilità di ogni genere di disgrazie.
Le vittime, spesso indotte alle più assurde confessioni per mezzo di crudeli metodi di tortura, con le loro ammissioni trascinavano a loro volta altri innocenti di fronte ai giudici, che operavano secondo le regole del famigerato Malleus Maleficarum, il Martello delle Streghe, scritto dai domenicani Institor (Kramer) e Sprenger.

Anche in Stiria si diffuse rapidamente la fobia delle streghe. Nel 1546 ebbe luogo il primo grande processo a Marburg (cittadina allora facente parte della Stiria meridionale, attualmente chiamata Maribor) per effetto del quale sei contadine slovene persero la vita tragicamente tra orrendi supplizi, perché ritenute colpevoli di aver provocato tempeste, avvelenato il latte e provocato epidemie, grazie alle loro arti magiche. Appena 30 anni più tardi in base al decreto imperiale di Carlo V, l'arciduca Carlo II estese per iscritto anche alla Stiria il diritto di procedere autonomamente a processi contro streghe e stregoni.
Gli scritti del padre gesuita Martìn del Rio, docente presso l'università gesuita di Graz tra il 1601 e il 1603, e i trattati medici del dottor Adam von Lebenwaldt confermarono i giudici nelle loro pratiche contrarie all'umanità.
 
La caccia alle streghe nella regione della Stiria raggiunse il suo apice, senza mostrare ritegno neppure di fronte ai neonati, bambini o vecchi nella seconda metà del diciassettesimo secolo.
Così, nel 1671 Graz divenne teatro dell'efferato processo contro le "Streghe di Lankowitz" e solo due anni più tardi in seguito a una sensazionale procedimento giudiziario che ebbe luogo a Feldbach nella Stiria orientale, 13 persone, tra cui un prete, andarono incontro ad una morte barbara.

Nonostante si facessero avanti coraggiosi oppositori di questa folle caccia alle streghe (come il gesuita Friedrich Von Spee) solo con il diciottesimo secolo il numero dei processi cominciò a scemare.
Sotto la reggenza di Maria Teresa la pena di morte incontrò le prime limitazioni, quando ancora tra la popolazione era profondamente radicata la credenza nelle streghe.
Il nuovo minuzioso ordinamento giuridico abrogò gli ordinamenti dei tribunali regionali fino ad allora vigenti in tutti i territori della corona austriaca e tra questi il succitato diritto di procedere autonomamente contro un presunto sospetto.
Tra il 1744 e il 1746 ebbe luogo in Stiria l'ultimo grande processo alle streghe.
Nel 1776 venne proibito di fare ricorso alla tortura, ma soltanto nel 1787, sotto Giuseppe II, la caccia alle streghe venne destituita di ogni fondamento legale.


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