La Civiltà e l'Arte Sumera-Babilonese

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I primi abitanti di Babilonia (la città più leggendaria del Medio Oriente) appartenevano a un popolo di lingua semita, che da Amurru (paese che oggi corrisponde alla Siria) si spostarono verso Oriente, stabilendosi tra il Tigri e l'Eufrate, i due celebri fiumi.
Questo insediamento dovrebbe essersi verificato verso la fine del  III millennio a.c, coincidendo con la dissoluzione dei regni sumeri.

La civiltà mesopotamica comunque durò oltre 14 secoli; sul finire del loro sviluppo, le frontiere si estesero fino al Mediterraneo e all'Egitto, così molte delle idee e delle peculiarità babilonesi influenzarono altri popoli.
La città di Babilonia (Babele) acquistò sempre più rilevanza sotto la guida dei Sumeri e degli Accadi: era chiamata "Ka-dingirra" ("Porta degli Dei"); i Greci la chiamarono "Babylon".
Il paesaggio è quasi completamente desertico, con un clima secco e caldo e piovoso in inverno; erano i due fiumi che l'attraversavano, il Tigri e l'Eufrate, le cui acque vennero controllate con dei canali di irrigazione, a permettere lo sviluppo di Babilonia.


I Babilonesi intrattennero degli scambi commerciali con diversi popoli del Medio Oriente: merci, cereali, palmizi e l'allevamento erano i prodotti che permisero a Babilonia di diventare una potenza, guidata da ben dieci dinastie diverse in cinque periodi: antico babilonese (2003-1595 a.c), medio babilonese (1594-1028 a.c), epoca oscura (1027-625 a.c), neobabilonese (624-539 a.c) e persiano (539-331 a.c)
Fu sotto il leggendario re Hammurabi che Babilonia divenne la maggiore potenza del Medio Oriente; Alessandro il Grande entrò a Babilonia nel 331 a.c

Al vertice dell'organizzazione statale c'era il re ("Sharru Rabu", "Gran Re", detto anche "Shar Kishshati", "Re della totalità"); aveva un potere illimitato e tutte le funzioni del paese dipendevano da lui: erano gli Dei ad aver dato al re i simboli della regalità: corona, scettro, armi e disco; per la mentalità babilonese infatti "la sovranità era discesa dal cielo"; nei periodi di caos "la sovranità era risalita in cielo", e quindi si doveva aspettare che "discendesse nuovamente" per tornare ad un periodo di prosperità.
Il re era vicario degli Dei in terra e si occupava del culto; il suo potere era illimitato, tanto che certi sovrani si autoconsideravano delle vere divinità, anche se diversi incarichi erano affidati a persone di fiducia del re e dignitari ("manzaz pani") che sotto la direzione del gran visir ("sukkallu rabu") si occupavano dell'amministrazione dell'impero, che era suddiviso in province ("pikhatu") rette da governatori.

La regina era detta "Sharratu" e non sappiamo molto sulla sua vita, che probabilmente trascorreva nel palazzo insieme alle schiave e cortigiane (mentre il re si dedicava alla caccia, ai banchetti, alla poesia e alla musica).
I re babilonesi praticavano la poligamia e il titolo di regina distingueva la sposa principale dalle altre amanti del re, che vivevano nell'harem. Comunque, anche la regina aveva certe funzioni religiose.


La religione dei Babilonesi derivava, in gran parte, da precedenti credenze sumeriche e accadiche: era politeista (si credeva a molte divinità, immaginate in forme antropomorfe simili agli esseri umani; in un inventario del IX secolo a.c erano elencati ben 65.000 Dei).
Il popolo era escluso dalla religione ufficiale, tranne che per le celebrazioni dell'anno nuovo e il culto a Ishtar, ma ciascuno aveva un proprio dio personale ed era molto seguita e praticata la magia.

Il culto ufficiale era controllato dallo Stato e dai sacerdoti: il gran sacerdote era detto Enum o Makhkhu.
Le divinità più antiche erano raggruppat in triadi: Anu, era il Firmamento Celeste, Bel la Terra, Ea il Dio delle Acque e della magia; Sin era il Dio della Luna e protettore del paese; Shamash il Dio-Sole e della giustizia, Ishtar era la Dea della guerra, dell'amore e personificazione del pianeta Venere.
Altre divinità, spesso subordinate a queste principali, erano Nergal (Dio dell'aldilà insieme alla sua sposa Ereshkigal), Ninurta, il dio della guerra, della caccia, del raccolto; Adad, signore delle tempeste e della piogia, Erra, un Dio marziale e malvagio, Nisaba la Dea dei cereali, Gibil il Dio del fuoco.
Questi e molti altri Dei e Dee erano radunate in due macro-gruppi: gli Igigu (divinità celesti) e gli Anunnaku (divinità terrestri). In seguito, fu il Dio Marduk ad occupare il posto principale nel pantheon babilonese diventando il dio nazionale. Anche la sposa di Marduk, Sarpanitum e suo figlio Nabu erano molto adorati.
Secondo l'Enuma Elish Marduk combattè contro il caos primigenio e formò il mondo e gli esseri umani affinché servissero gli Dei.
Il popolo credeva anche all'esistenza di demoni buoni e cattivi, da tenere a bada con la magia e gli amuleti.
I geni benefici erano gli Utukku, gli Shedu e i Lamassu (i tori con la testa da uomo) che proteggevano gli uomini e gli ingressi dei templi e dei palazzi.

Gli spiriti maligni erano divisi in sette classi, ed erano mostruosi: causavano malattie e sfortuna: Utukku maligni, Etemmu e Gallu. Lamashtu era un demone femminile che provocava la febbre puerperale e la morta dei neonati.
Le grandi piramidi a gradini (Ziqqurat) simboleggiavano il legame spirituale che univa gli esseri umani agli Dei e il Cielo alla Terra, i due poli che formavano il Cosmo.
Le Sacerdotesse si distinguevano in "Entum", "Naditum" e "Qadishtum".
Le Naditum svolgevano un ruolo economico, occupandosi di imprenditoria.
Tutti i riti religiosi servivano a conoscere la volontà degli Dei e a mantenere questi accordi tra il fedele e le divinità.
Nelle città di Uruk, Sippar e Babilonia, le ierodule (addette ai templi) dirette dalla sacerdotessa più importante (Entum) praticavano culti orgiastici in onore di Ishtar, Dea dell'amore, del sesso, della guerra.
Alle divinità si chiedevano protezione e assistenza per la città, i sacerdoti e il re.
Le preghierano erano recitate come inni e litanie, musicate con arpe e tamburelli e diversi gesti rituali.


Per quanto riguarda gli abiti femminili, le tuniche erano 
lunghe, drappeggiate, adorne di gale e frange, con un'alta cintura che serrava la tunica all'altezza del punto vita; il velo completava l'abbigliamento femminile, ma lo portavano solo le donne sposate o da sposare; prostitute e schiave non lo portavano.
Le donne potevano diventare parrucchiere e in tal caso si occupavano delle acconciature delle donne più abbienti.
Gioielli e trucco esaltavano la bellezza delle donne babilonesi.
I monili più usati erano corniole, onici, agate, lapislazzuli che ornavano braccialetti, cavigliere, orecchini, collane.
Le divinità femminili erano rappresentate con una tiara fatta di corna e tuniche guarnite da gale plissettate.


La famiglia (kimtum) era patriarcale e il padre (abum) era il "signore della casa" ed esercitava autorità assoluta, ma non aveva il diritto di vita o di morte sui membri del nucleo familiare anche se poteva infliggere castighi e diseredare i membri della famiglia.
Le donne ("sinnishtum") erano sottomesse all'autorità del padre e del marito ma erano comproprietarie di beni e poteva concludere compravendite, fare prestiti e debiti ed era soggette in sede giudiziaria. Inoltre, le donne usavano la dote in caso di vedovanza e poteva ereditare.
Il divorzio era consentito ad entrambi i sessi, ma la moglie doveva dimostrare di avere un motivo valido, altrimenti veniva legata e gettata in un fiume, come punizione.

Alcune tavolette risalenti alla I dinastia di Babilonia avevano contenuto giuridico, con "leggi del re" ed editti particolari (il più importante è quello del re Ammisaduqa)
Durante la dinastia cassita si diffusero delle pietre ovoidali (Kudurru) sulle quali erano incise le donazioni di terre che i re concedevano ai nobili; queste pietre erano decorate con simboli religiosi.

Durante la dominazione persiana, Babilonia venne regolata da nuove leggi emanate da Ciro I, ma queste leggi non sono giunte fino a noi.

I Babilonesi erano piuttosto superstiziosi e pensavano che lasciare qualcuno senza sepoltura fosse un castigo nei confronti del morto e che il suo fantasma malefico sarebbe tornato tra i vivi per vendicarsi.
Anche se i Babilonesi non si occuparono mai molto di una concezione elaborata della vita nell'oltretomba, troviamo moltissimi riferimenti nelle preghiere e nei miti.
L'aldilà babilonese era detto Arallu, Terra senza Ritorno (che è pure il nome di un gruppo Thrash Black Metal israeliano figo: adoro la loro "Jewish Devil"! Nota di Lunaria) Per i Babilonesi la vita proseguiva nell'Oltretomba, senza particolari premi o castighi.
Gli Inferi erano immaginati come una montagna circondata da un fiume sacro che i trapassati dovevano attraversare.
In una grandissima caverna era ubicato un palazzo di sette piani, con sette muraglie custodite da dei guardiani.
I defunti erano esaminati in una sorta di processo, con un tribunale presieduto dal dio Shamash o da Gilgamesh, il mitico re di Uruk, vissuto nel 2560 a.c, che venne divinizzato dopo la morte.


I Babilonesi ereditarono e conservarono le conoscenze di Sumeri e Accadi: nei palazzi e nei templi erano presenti le biblioteche, con testi scritti in caratteri cuneiformi.
Le opere più celebri sono l'Enuma Elish, il Poema della Creazione, il Mito di Erra e l'Esaltazione di Ishtar; inoltre i Babilonesi copiarono e tramandarono anche i miti più antichi come l'Epopea di Gilgamesh, la Discesa di Ishtar al Mondo Sotterraneo, Atarkhasis, Mito di Etana, Mito di Adapa.
Sia gli intellettuali che i sacerdoti erano interessati ad astrologia, matematica, mineralogia, botanica, chimica, zoologia, geografia e persino cartografia.


METTIAMO UNA PROVA, PRIMA CHE QUALCUNO DICA CHE "NON SONO MAI ESISTITE LE SACERDOTESSE! è TUTTO UN TUO DELIRIO! NOI MONOTEISTI SIAMO STATI LA PRIMA RELIGIONE DELL'UMANITà E NON ABBIAMO MAI AVUTO SACERDOTESSE! NOI SIAMO LA VERITà, CHI NON LA PENSA COME NOI è BUGIARDO E MENZOGNERO, BRUTTO E IGNORANTE!"



Una raccolta delle immagini che preferisco...

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