Arte Rinascimentale!

Lo sappiamo, il Rinascimento è stato un periodo decisamente cristiano-centrico e chiunque non fosse cristiano (o lo fosse ma non "come ordinava il papa\lutero\calvino") veniva ferocemente perseguitato e bruciato sul rogo.

Comunque, salvando il salvabile di un periodo così cruento dal punto di vista di oscurantismo religioso, si può sicuramente apprezzare l'arte e la letteratura del periodo (anche se pesantemente inficiata di riferimenti cristiani, il più delle volte, e con un linguaggio che ormai a noi risulta quasi incomprensibile, in certi passaggi) così qui aggiungerò delle brevi analisi ai grandi capolavori di quel periodo (scelti tra quelli che mi piacciono).

Qui abbiamo visto la poesia: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/gli-uomini-del-rinascimento.html
(a proposito: per i deficienti negazionisti ignoranti, nel Rinascimento ci sono state diverse donne letterate e poetesse che già all'epoca ebbero un successo stratosferico)
Qui abbiamo visto i due autori più celebri: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/lorlando-furioso-riassunto.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2020/11/analisi-ai-personaggi-di-la-gerusalemme.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/08/dipinti-e-incisioni-depoca-dedicate-ai.html

Leonardo da Vinci: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/11/i-quattro-elementi-i-mutamenti-di-stato.html

Tra l'altro ho un mucchio di altra roba da impaginare… quindi tempo al tempo e piano piano riporterò anche altre analisi ai pittori e alle pittrici che mi piacciono, come Hayez
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/11/il-romanticismo-italiano-in-pittura.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2020/04/pittori-del-seicento-settecento.html
 ^_^ (qui avevo già messo una breve introduzione: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/11/introduzione-alle-avanguardie-e-al.html)

P.s qui trovate un'analisi all'esoterismo rinascimentale
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/07/alchimia-magia-e-astrologia-nel.html e altra arte rinascimentale: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/07/altra-arte-rinascimentale.html https://intervistemetal.blogspot.com/2023/05/ancora-arte-rinascimentale.html
Giorgione https://intervistemetal.blogspot.com/2021/07/i-dipinti-di-giorgione-nei-dettagli.html


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Info tratte da



"FLORA" di TIZIANO



Alla delicata fanciulla fu dato il titolo di "Flora" da Pieter de Jode, che ne fece un'incisione nel 1634, aggiungendo versi dedicati alla Dea.
Forse l'allegoria di Flora ritrae una futura sposa la cui identità ci è rimasta ignota.
Dipinta da Tiziano, è una delle più famose immagini di femminilità ispirata al classicismo giorgionesco; l'iconografia ricorda anche la Dea nuda sul sarcofago dell'"Amor sacro e profano" della Galleria Borghese.
La composizione, molto semplice, ci mostra la Dea con il corpo di prospetto, il capo inclinato lievemente; i capelli mossi sono color biondo ramato, la mano destra, ricolma di fiori, è protesa verso l'osservatore. Tra le foglie e i fiori si intravede l'anello di fidanzamento, pegno dell'amore coniugale, un particolare che ritroveremo nella Venere di Urbino.
La particolare disposizione delle dita indica che la fanciulla, promessa sposa, perderà presto la verginità.
L'ampia veste immacolata, con le sue pieghe, contrasta con il rosa delicato della seta che la fanciulla stringe al corpo.




 
"LA VENERE DI URBINO" di TIZIANO


Uno dei capolavori più celebri di Tiziano, "La Venere di Urbino", che venne dipinto nel 1538. Fu eseguito su commissione di Guidobaldo II della Rovere, duca di Camerino e poi di Urbino.
è inevitabile il confronto con la Venere Dormiente di Giorgione. Un critico ha ipotizzato che questo dipinto, con la donna dai lunghi capelli sensualmente sciolti sulle spalle, avesse il compito di istruire la giovane Giulia Varano, moglie di Guidobaldo.
Lo stile di Tiziano ci mostra nuovamente una Venere nuda e sensuale, adagiata sui cuscini di un letto con raffinati tessuti vellutati.
La luce morbida e rosata del tramonto entra dalle finestre nelle stanze del palazzo e illumina le ancelle sullo sfondo.







"LUCREZIA" di AGNOLO BRONZINO (1541)


Il ritratto raffigura Lucrezia di Gismondo Pucci, moglie di Bartolomeo Panciatichi, ambasciatore in Francia di Cosimo I de'Medici. I due coniugi avevano aderito al culto ugonotto e vennero processati nel 1552 dall'Inquisizione, che li costrinse all'abiura. Il dipinto, però, venne eseguito prima del processo inquisitoriale, anche se lo sguardo di Lucrezia sembra presagire già l'infausta vicenda.



Il pittore ha dipinto numerosi dettagli che mostrano l'eleganza e la raffinatezza dell'abito e dei monili della gentildonna.
Sulle placchette in oro e smalto della collana di Lucrezia c'è la scritta "san fin amour dure", ricordo del tempo in cui la coppia soggiornava a Lione.

"LA PRIMAVERA" di BOTTICELLI (1482)


Il dipinto più famoso degli Uffizi, una sublimazione dell'amore sensuale, fu commissionato da Lorenzo di Pierfrancesco de'Medici, cugino del Magnifico.
L'opera abbelliva una sala della villa medicea del Castello, presso Firenze. Nel 1815 il dipinto entrò agli Uffizi.
L'allegoria sembra ispirata ai testi di Ovidio e Lucrezio, ma soprattutto ai versi delle stanze per la giostra di Giuliano de' Medici, scritti da Agnolo Poliziano, amico dei Medici e di Botticelli.
Poliziano descrive le Tre Grazie danzanti sotto il tiro di Cupido, dio dell'Amore, 



e il vento Zefiro mentre rincorre la Ninfa Clori e poi, sposandola, le dona la capacità di far sbocciare i fiori che le escono dalla bocca. Accanto alla ninfa, una donna vestita di fiori, cioè la metamorfosi di Clori in Flora, la Dea della primavera. Al centro c'è Venere nel suo giardino.



Le Tre Grazie sono allusione al rapporto fra l'elemento divino e quello umano. I veli che fasciano i corpi delle tre fanciulle ricordano i veli dipinti da Filippo Lippi, pittore molto amato da Botticelli.
Nel giardino di Venere, ai piedi della Dea, sono stati rappresentati ben 200 diverse specie di fiori! Molti di questi fioriscono ancora intorno a Firenze e ai prati vicini alla villa medicea di Castello.


Gli alberi d'arancio nel giardino sono carichi di frutti e fiori e le foglie sono dipinte come se fossero in delicata filigrana.


"PALLADE E IL CENTAURO" di SANDRO BOTTICELLI (1482)



Questo dipinto si trova nell'abitazione di Lorenzo di Pierfrancesco a palazzo Medici. Il quadro mostra la Dea Pallade Atena mentre con gesto delicato, stringe un ricciolo della chioma selvaggia del centauro.
Nello sguardo malinconico della Dea scorgiamo l'attrazione verso la natura selvaggia del centauro.
è un'allegoria ispirata a due nature in contrasto, cioè lo Spirito e la Ragione; sullo sfondo vediamo lo scenario di una veduta marina con veliero.
La Dea porta l'alabarda, in quanto Dea Pagana.
Si notino la sensualità femminile e l'eleganza sofisticata dell'abito ornato con serti di ulivo e ricamato con lo stemma dei tre anelli con diamante intrecciati.
Sembra che il pittore lo abbia dipinto dopo il suo viaggio a Roma, e il centauro probabilmente è tratto da un antico sarcofago di epoca classica.
Forse il committente fu Lorenzo il Magnifico.



MADONNA DEL MAGNIFICAT, di SANDRO BOTTICELLI (1483)



Il tondo, di cui si ignora il committente, deriva il titolo dal salmo che la madonna sta tracciando a penna sul codice aperto e sorretto dagli angeli.
"Magnificat anima mea", è l'incipit del cantico che maria rivolge a dio mentre sta facendo visita ad elisabetta, incinta di giovanni battista.
Le figure sono inserite in un oculo.
In lontananza si intravede un paesaggio campestre attraversato da un fiume.
Anche questa madonna di Botticelli è avvolta da veli impalpabili, ricamati d'oro alla maniera di Filippo Lippi. Altri nastri di velo ricamato si intersecano nella corana di stelle che scintilla sotto il pallido astro, simbolo dello spirito santo.
Il melograno, frutto rosso, che maria e gesù bambino stringono nelle mani indica la futura passione di cristo, che verserà il suo sangue.





Su Botticelli vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/botticelli-creatore-di-talismani.html

"MADONNA COL BAMBINO E ANGELI" di FILIPPO LIPPI (1465)



Capolavoro di Filippo Lippi, è tra i più raffinati esempi di pittura devozionale del Quattrocento.
La tavola fu commissionata per la villa medicea di Poggio Imperiale da Cosimo de'Medici.

Sembra che per il volto della madonna, il pittore si sia ispirato a Lucrezia Buti, la monaca di cui era innamorata e dalla quale ebbe due figli.





Il bambino e i due angeli, simili agli amorini, ricordano i rilievi di Donatello e Luca della Robbia.
Notare le figure spirgenti della cornice in pietra dello stipite della porta; lo sfondo anticipa i paesaggi di Leonardo.

"I CONIUGI ARNOLFINI" di JAN VAN EYCK (1434)



Nel celebre quadro compaiono il mercante Giovanni di  Nicolao Arnolfini e la moglie; è considerato un grande capolavoro del XV secolo. Van Eyck ha resto con maestria la prospettiva e i dettagli realistici. La luce che penetra dalla finestra mette in risalto i colori e i tessuti.
Per curiosità: Van Eyck affrontava la prospettiva per tentativi, e non attraverso lo studio dei canoni classici.



MONA LISA (LA GIOCONDA) di LEONARDO DA VINCI



Si tratta di uno dei dipinti più famosi al mondo, oltre che l'opera più celebre di Leonardo.
Non esiste alcuna certezza circa l'identità della giovane donna: l'ipotesi che si tratti di Lisa Gherardini, nata nel 1479 e moglie di Francesco del Giocondo è solo una delle tante ipotesi avanzate.
Sembra che sia stato realizzato nel 1503 e che Francesco I l'abbia acquistato per 4000 scudi d'oro.

La tecnica dello "sfumato", in questo dipinto, è portata alla sua perfezione estrema: lo sguardo dell'enigmatica donna ha gradazioni di tonalità in passaggi di vibrazioni luministiche.




Verso lo sfondo, sono visibili il fiume e le vette rocciose (nonché 
una strada tortuosa), avvolti nella prospettiva aerea che crea un effetto ottico di "avvicinamento o distanziamento", partecipando all'ambiguità del volto della donna.


I TRIONFI NELL'ARTE DEL QUATTROCENTO

Nel clima della nuova cultura classica del Quattrocento, l'operetta allegorica petrarchesca diventa un tema obbligato per miniaturisti, incisori, pittori.
In queste miniature compaiono allegorie come la Morte (che ha sembianze da angelo) assisa su carri, il Tempo (un vecchio curvo, con ali e clessidra), la Fama, la Castità, l'Amore attorniati da parate, cortei e sfilate di personaggi abbigliati in costumi sfarzosi. Vennero persino rappresentati Aristotele, Sansone con la testa in grembo a Dalila, Penelope, Lucrezia.

























Infine vi lascio anche Brunelleschi: 

Filippo Brunelleschi (1377-1446) è uno dei padri nobili del Rinascimento.  Scultore, teorico e architetto, elabora un linguaggio nuovo, fatto di rigore geometrico, razionalità, purezza formale, che rivoluziona il modo stesso di pensare il mestiere di artista nella Firenze della prima metà del Quattrocento. La città toscana conserva i suoi principali capolavori: la cupola del Duomo, la cappella Pazzi, gli interni delle chiese di Santo Spirito e San Lorenzo, lo Spedale degli Innocenti.



















APPROFONDIMENTO: DIFFERENZE TRA ARTE MEDIEVALE E ARTE RINASCIMENTALE E L'UMANESIMO

Info tratte da



La cultura classica rimase viva, anche se in ombra, per tutto il periodo del Medioevo, mostrandosi di tanto in tanto sotto varie forme artistiche per poi sparire nuovamente.
Come si spiega il rinnovato interesse per l'antichità nell'Italia del XIV secolo, la cui forza fu tale da definire l'intera produzione artistica del periodo e porre le basi della tradizione occidentale in un progresso di tecniche e idee che giunse fino al tardo XIX?

Uno dei fattori fondamentali fu l'abitudine italiana, del tutto nuova dopo gli antichi Greci e Romani, di celebrare la genialità del singolo artista.
Nel Medioevo, gli artisti non erano che membri anonimi di monasteri, botteghe e gilde; a partire dal Rinascimento divennero noti individualmente, dando luogo a una gerarchia fondata sul successo e sulla reputazione di ciascuno da un capo all'altro del continente.
Il cambiamento fu determinato in parte dal mecenatismo: al contrario del resto d'Europa, l'Italia vantava una forte concentrazione di città-stato indipendenti, come Firenze, Venezia e Milano, arricchitesi notevolmente grazie al commercio.
I signori delle città e i mercanti che facevano prosperare l'economia gareggiavano per accaparrarsi pittori, scultori, architetti che rappresentassero il loro status.

L'Umanesimo si formò a Firenze, a metà del Trecento, diffondendosi poi in tutta Italia.
Furono le discipline letterarie, filosofiche, giuridiche e scientifiche, oltre che le arti figurative, a partecipare a questo movimento intellettuale.
Coluccio Salutati (1331-1406), Leonardo Bruni (1370-1444) e Poggio Bracciolini (1380-1459) sono tra i principali esponenti dell'Umanesimo: rappresentano una nuova figura di intellettuale che applica il proprio sapere nell'impegno della vita pubblica cittadina, rifiutando il pensiero scolastico medievale.
Ispirandosi a Francesco Petrarca, sul piano morale, politico, civile, gli umanisti riconoscono un punto di riferimento fondamentale nella classicità, avvicinata e studiata con passione e senso critico.
Gli umanisti stabilirono un legame stretto fra le humanae litterae (contrapposte alle divinae litterae) e la formazione di un uomo compiuto e perfetto proiettato nell'impegno civile e politico che dalle fonti classiche deve trarre quegli exempla virtutis da emulare per forgiare la propria personalità e il proprio destino.
L'Umanesimo fiorentino incarna i valori dell'uomo ideale del primo Quattrocento: la compenetrazione tra vita attiva e vita contemplativa con il fine primario di operare per il bene comune, il senso di dignità dell'individuo, la consapevolezza del libero arbitrio (*) che rende il cittadino artefice della propria storia.

Questa competitività diede forza alla mano dell'artista, liberandola da qualunque interferenza: sebbene operasse su commissione, finalmente il titolare dell'opera d'arte poteva coltivare le proprie inclinazioni e abilità, con pochi limiti e imposizioni.
La rivalità favorì grandi progressi e mise in evidenza l'originalità degli artisti, poiché ogni opera nuova tentava di superare quelle già esistenti.
La tipografia meccanica, inventata nel XV secolo, contribuì a celebrare la rinascita delle idee classiche in ambito culturale, ma anche politico e filosofico, dando ampia diffusione alle riproduzioni di opere italiane.
Un fenomeno importante nell'ambito della diffusione della cultura artistica fu la pubblicazione del libro di Giorgio Vasari "Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori" (1550), una raccolta di biografie senza precedenti che pose le basi per tutti i successivi testi di storia dell'arte, contribuendo ad avallare l'idea del Rinascimento come vero punto di partenza per la nuova arte (**)
I protagonisti del libro di Vasari delineano lo stereotipo del genio: si pensi a Leonardo da Vinci (1452-1519) o a Michelangelo Buonarroti (1475-1564).

Aggiungo della Robbia:










(*) Nota di Lunaria: Il concetto di libero arbitrio viene rifiutato da quei cristiani non cattolici che credono alla predestinazione e alla salvezza per grazia (non per opere): secondo loro non esiste né il libero arbitrio, né il caso, l'uomo non è artefice del suo destino e non è neanche libero nelle sue scelte (siano esse benevole o malefiche), bensì manovrato (a sua insaputa) dal volere capriccioso di dio che "ancor prima di creare il mondo" aveva già predestinato alcuni alla salvezza, altri alla dannazione senza che i diretti interessati fossero stati creati (!) men che meno che avessero fatto "il bene o il male", visto che è dio padre che "indura chi vuole", "salva chi vuole", "condanna chi vuole" senza la minima logica.
Se non ci fossero i due orrori concettuali del dio-che-si-fa-solo-maschio e della femmina-sottomessa-che-resta-eternamente-vergine metterei questo abominio teologico cristiano della predestinazione al primo posto nella classifica di orrori teologici cristiani... 
Alcune delle scempiaggini bibliche che i cristianucoli "eletti a salvezza, solo noi ci salviamo, tutti gli altri all'inferno! ah ah ah!" usano come giustificazione della loro "dottrina della predestinazione" sono: “Perché quelli che Egli ha preconosciuti, li ha pure predestinati ad esser conformi all’immagine del suo Figliuolo, ond’egli sia il primogenito fra molti fratelli; e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati” (Romani 8:29-30)
“Benedetto sia l’Iddio e Padre del nostro Signor Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti d’ogni benedizione spirituale ne’ luoghi celesti in Cristo, siccome in lui ci ha eletti, prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi ed irreprensibili dinanzi a lui nell’amore, avendoci predestinati ad essere adottati, per mezzo di Gesù Cristo, come suoi figliuoli, secondo il beneplacito della sua volontà: a lode della gloria della sua grazia, la quale Egli ci ha largita nell’amato suo” (Efesini 1:3-6) e, per bocca del loro dio,  “Farò grazia a chi vorrò far grazia, e avrò pietà di chi vorrò aver pietà” (Esodo 33:19) e “Quando sarai tornato in Egitto, avrai cura di fare dinanzi a Faraone tutti i prodigi che t’ho dato potere di compiere; ma io gl’indurerò il cuore, ed egli non lascerà partire il popolo.” (Esodo 4:21)


(**) Ancora androcentrica, anche nel 2020: difatti basta vedere quanta gente, proprio nel nostro 2020, ignori ANCORA una Storia dell'Arte fatta dalle donne. Eh certo, del resto la Storia dell'Arte, sui volumi scolastici è così strutturata: roba cristiana con cristi, angeli e madonne e\o roba non cristiana, come possono essere i paesaggi, ma dipinti esclusivamente da maschi.
Si continua ad omettere e a far ignorare centinaia di pittrici, perché nella zucca (vuota) dell'italiota medio che si fa imboccare con la propaganda cristiana, ci devono stare solo quelle tre\quattro nozioni scontate sempre sulle stesse cose (per lo più, gradite al regime cristiano che ci governa). Eh certo, Rinascimento deve essere uguale sempre e solo a Leonardo da Vinci o a Botticelli, guai ad inserire un nome femminile che sia uno, nonostante proprio in quel periodo ci siano poetesse, musiciste e pittrici. https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/le-donne-non-hanno-mai-fatto-niente.html




Difatti a conoscere la lista delle pittrici che metto qui sotto, solo quattro gatti in tutta Italia, sempre gli stessi...

Catharina van Hemessen (Cinquecento)
Sofonisba Anguissola (Cinquecento)
Judith Leyster (Seicento)
Lavinia Fontana (Seicento)
Elisabetta Sirani (Seicento)
Maria Van Oosterwijck (Seicento)
Elisabeth Sophie Chéron (Seicento)
Artemisia Gentileschi (Seicento)
Rachel Ruysch (Settecento)
Rosalba Carriera (Settecento)
Adélaïde Labille–Guiard (Settecento)
Katherine Read (Settecento)
Giovanna Fratellini (Settecento)
Elisabeth Louise Vigée-Lebrun (Settecento)
Marie Victoire Lemoine (Settecento)
Marie Gabrielle Capet (Settecento)
Rose Adélaide Ducreux (Settecento)
Constance Marie Charpentier (Ottocento)
Marie Ellenrieder (Ottocento)
Lilly Martin Spencer (Ottocento)
Jeannie Augusta Brownscombe (Ottocento)
Angelica Kauffmann (Ottocento)
Marguerite Gérard (Ottocento)
Jeanne-Elisabeth Chaudet (Ottocento)
Marie-Guillemine Benoist (Ottocento)
Marie-Denise Villers (Ottocento)
Marie Spartali Stillman (Ottocento)
Berthe Morisot (Ottocento)
Mary Cassatt (Ottocento)
Rosa Bonheur (Ottocento)
Antoinette-Cécile-Hortense Haudebourt-Lescot (Ottocento)
Evelyn de Morgan (Ottocento)


Tra le pittrici italiane dell'Ottocento, segnaliamo: Fulvia Bisi, Luisa Silei, Rosa Mezzera

Tra le pittrici d'avanguardia del primo Novecento:

Lois Mailou Jones (1938)
Natalija Gontcharova (1912)
Benedetta Marinetti (1923)
Kay Sage (1944)
Tamara de Lempicka (1932)
Marisa Mori (Novecento)
Valentine de Saint-Point (Novecento)
Frida Kahlo (Novecento)


Infine, riportiamo anche alcune scultrici: Camille Claudel, Luisa Ignacia Roldàn, Harriet Hosmer, Malvina Hoffman, Marie-Anne Collot, Anne Damer, Elisabet Ney, Kathe Kollwitz, Edmonia Lewis, Emma Stebbins, Vinnie Ream Hoxie

Per la bibliografia consultata vedi: "Arte al femminile: donne artiste dal Rinascimento al XXI secolo"
"Storie della buonanotte per bambine ribelli"












Qualche abito del tardo '500 e primi del '600









Le Dee del Riso e del Grano


Per approfondimenti: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/08/la-dea-madre-nelle-diverse-culture.html

Info tratte da Mircea Eliade "Trattato di Storia delle Religioni"


PERù: LA MADRE DEL GRANTURCO ZARA MAMA



I Peruviani credono che le piante utili siano animate da una forza divina, che assicura la loro crescita e fertilità; l'effigie della "Madre del Granturco" ("Zara-Mama"), per esempio, è fatta di fusti di granturco in forma di donna, e gli indigeni credono che "in quanto madre, ha il potere di produrre molto granturco"
Questa effigie è conservata fino al raccolto successivo, ma verso la metà dell'anno gli "stregoni" le domandano se ha la forza di durare, e se la "zara-mama" risponde che si sente debole, la bruciano e ne fanno un'altra perché la sementa del granturco non perisca.


Nota di Lunaria: Aggiungo anche la Dea peruviana delle patate: Akso Mama


Chi volesse approfondire la cultura mesoamericana: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/il-serpente-coatl-il-pantheon.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/11/il-coniglio-della-luna-e-la-dea-ixchel.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/grano-mais-e-sacrifici-presso-i.html

Qui invece avevo parlato di Nunguì, la Dea della Manioca: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/04/indios-sciamani-e-metal-tribale.html


INDONESIA: LO SPIRITO FEMMINILE DEL RISO

Gli Indonesiani conoscono uno "spirito del riso", potenza che fa crescere e fruttificare il riso; per questo trattano il fiore del riso come una donna gravida, prendendo molte precauzioni per captare lo "spirito", chiuderlo in un canestro e conservarlo con cura nel granaio del riso.

Per approfondimenti: https://intervistemetal.blogspot.com/2017/07/indonesia-mitologia-tatuaggi-e-metal.html

L'ANIMA DEL RISO IN BIRMANIA/MYANMAR

Se le piante appassiscono, i Karen della Birmania credono che l'anima ("Kelahz") del riso si è staccata da loro, e se non si riesce a riportarvela, il raccolto è perduto. Per questo si rivolgono certe formule all'"anima", alla forza che sembra non più attiva nella pianta: "Oh vieni, "Kelah" del riso, vieni! Vieni nel campo, vieni nel riso. Con semi dei due sessi, vieni! Vieni dal fiume Kho, vieni dal fiume Kaw, dal luogo dove si incontrano, vieni! Vieni dall'Occidente, vieni dall'Oriente. Dal gozzo dell'uccello, dalle mascelle della scimmia, dalla gola dell'elefante. Vieni dalla sorgente dei fiumi e dal loro estuario. Vieni dal paese dello Shan e del Birmano. Dai regni remoti, da tutti i granai, oh vieni. O Kelah del riso, vieni nel riso"

Per approfondimenti: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/myanmar-spiriti-black-metal.html

LO SPIRITO FEMMINILE DEL RISO A SUMATRA

I Minangkabauer di Sumatra credono che il riso sia protetto da uno spirito femminile, Saning Sari, che si chiama anche "indoea padi" (letteralmente "Madre del riso"). Certi cespi di riso, coltivati con cura speciale e trapiantati in mezzo al campo, rappresentano questa "indoea padi", e la sua forza esemplare si esercita in modo coattivo e benefico sull'intero raccolto.


MALESIA: LA MADRE DEL RISO BAMBINO

Una "Madre del Riso" ("ineno pae") è nota anche ai Tomori delle Celebes. Nella penisola malese, Skeat ha assistito alle cerimonie per la "Madre del Riso bambino", dalle quali risulta che durante tre giorni la moglie dell'agricoltore è assimilata a una puerpera, appena l'"anima del riso bambino" è stata portata in casa. Nelle isole di Giava, Bali e Sombok si celebrano gli sponsali e le nozze di due pugni di riso, scelto fra le piante maturate prima dell'inizio del raccolto. La coppia di sposi è portata a casa e collocata nel granaio, "perché il riso possa moltiplicarsi". In questi ultimi esempi si tratta di mescolanza di due rappresentazioni: la forza che moltiplica le piante e la magìa fecondatrice del matrimonio.

Vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/malaysia-origini-spiriti-metal-e-poesia.html

LA BAMBOLA DEL GRANO

Si direbbe che questa personificazione della "forza" attiva nella vegetazione si attui completamente quando i mietitori fanno, con le ultime spighe, un'effigie somigliante il più possibile a una figura umana, per solito una donna, oppure ornano di paglia una persona vera, dandole il nome dell'essere mitico che deve rappresentare; questa persona rappresenta sempre una certa parte cerimoniale. Così, in Danimarca, l'effigie chiamata "il Vecchio" ("gammelmanden") è ornata di fiori e portata a casa con molti riguardi. Ma, secondo altre informazioni, si dava forma umana all'ultimo covone, raffigurandovi testa, braccia e gambe, e si gettava nel campo non ancora mietuto del vicino. Presso i Tedeschi, "la Vecchia" o "il Vecchio" erano gettati nel campo del vicino o portati a casa e conservati fino al raccolto successivo. Però il mietitore che falciava l'ultimo covone o l'estraneo che per caso passava lungo il campo o il contadino stesso, erano identificati con quest'essere mitico. In Svezia, per esempio, la ragazza che falciava le ultime spighe doveva attaccarsele al collo, portarle a casa, e nella festa per la fine della mietitura doveva ballare con quest'effigie.
In Danimarca la falciatrice balla con il fantoccio formato dalle ultime spighe e piange, considerandosi "vedova", poiché è sposata a un essere mitico destinato alla morte.


Tema affrontato anche qui: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/la-crone-laspetto-terrifico-e-saggio.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/la-dea-della-morte-e-samhain.html

SCOZIA, CAILLEACH DEL GRANO

In Scozia, l'ultimo pugno di grano è chiamato la "Vecchia" ("Cailleach") (*), e ciascuno cerca di evitare che spetti a lui falciarlo, per paura della carestia, perché si crede che gli toccherebbe di dar da mangiare a una vecchia immaginaria fino al raccolto successivo.
I Norvegesi credono che "skurekail" ("il mietitore") vive tutto l'anno sui campi, non veduto, e mangia il grano del contadino. Viene catturato nell'ultimo covone, col quale si fa un fantoccio antropomorfo chiamato "skurekail".


Vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/la-strega-del-grano.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/la-vecchia-strega-nel-folklore.html

BULGARIA: LA REGINA DEL GRANO

I Bulgari chiamano l'ultimo covone "Regina del Grano"; lo vestono con una camicia da donna, lo portano in giro per il villaggio, poi lo gettano a fiume per assicurare la pioggia, in vista del successivo raccolto; oppure lo bruciano e ne spargono poi le ceneri sui campi per accrescerne la fertilità.
In certe regioni della Germania, l'estraneo è legato dai mietitori e deve pagare una multa per ricuperare la libertà. Il gioco è accompagnato da canzoni, che parlano chiaro; in Pomerania, per esempio, il capo dei mietitori dice: "Gli uomini sono pronti, le falci sono curve, il grano è grande e piccolo. Si tratta di falciare quel signore!"
E nel distretto di Stettino: "Colpiremo il visitatore, con le nostre spade nude, con cui tosiamo campi e prati."
La stessa usanza vige contro l'estraneo che si avvicina all'aia della battitura: viene catturato, legato e minacciato. E' probabile che queste siano reminiscenze di un complesso drammatico rituale implicante un vero sacrificio umano. Non bisogna supporre, in base a queste reminiscenze, che tutte le società agricole, ove ancor oggi si lega e si minaccia di morte l'estraneo còlto nel campo mietuto, abbiano praticato sacrifici umani in occasione del raccolto. E' probabile che tutte queste cerimonie agricole si siano diffuse, partendo da qualche centro (Egitto, Siria, Mesopotamia), in buona parte del mondo, e che molti popoli abbiano assimilato soltanto frammenti della scena originale. Già nell'antichità classica il "sacrificio umano" in occasione della mietitura era soltanto vago ricordo di tempi antichi, superati da un pezzo. Così una leggenda greca ricorda Lityerses, un bastardo del re frigio Mida, noto per il suo favoloso appetito e per la passione con cui godeva di mietere il suo grano. Ogni estraneo che passava accanto al suo campo era convitato da Lityerses e poi condotto al campo e costretto a mietere in gara con lui. Se rimaneva sconfitto, Lityerses lo legava in un covone, gli troncava la testa col falcetto e gettava il cadavere nel campo, finché Eracle sfidò Lityerses, lo vinse, gli tagliò la testa col falcetto e gettò il corpo nel fiume Meandro; questo lascia capire che Lityerses faceva lo stesso con le sue vittime. E' probabile che molti secoli prima i Frigi avessero realmente compiuto sacrifici umani al raccolto; secondo certi indizi, questo sacrificio era egualmente frequente in altre regioni dell'Oriente mediterraneo.


La Bulgaria l'ho trattata qui: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/01/bulgaria-traci-rose-rovine-e-black-metal.html

(*) Nota di Lunaria: in realtà il simbolismo di Cailleach è molto più complesso. In Scozia e in Irlanda la Cailleach\Cailleach Bheur ("Vecchia Donna"), è una strega ma anche una Dea. Il nome deriva dall'antico irlandese "Caillech", "Colei che si cela con un velo, la Velata", e compare in parole gaeliche come "Cailleach-dhubh", "Vecchia Nutrice", "Cailleach-oidhche", "Vecchia civetta", "Cailleach Feasa" o "Cailleach Phiseogach" (veggenti, maghe). In Scozia la Cailleach è chiamata anche Beira, "Regina dell'Inverno". è la Creatrice di montagne e colline, che ha creato camminando e facendo cadere delle rocce dal suo grembiule. Usando il suo maglio, ha creato colline e vallate. Col bastone, può gelare il suolo, dando inizio all'inverno. è l'antica Madre di tutte le divinità, una Dea delle stagioni che presiede all'inverno, da Samhain (1° Novembre) a Beltane (1° Maggio). L'aspetto primaverile-estivo della Dea era Brighde\Brigit, che secondo certe versioni è l'altro aspetto di Cailleach. Anche nel folklore slavo, Vesna\Morana era le Dee che presiedevano alla primavera\inverno. Le Cailleachan, in Scozia, sono le Streghe delle tempeste, cioè personificazioni degli elementi della natura (nella sua valenza tremenda e distruttiva). La Cailleach era al centro di riti agricoli scozzesi ed irlandesi: il primo coltivatore che terminava il raccolto, ricavava dall'ultimo covone un pupazzo ("Carlin\Carline"), che veniva gettato nel campo del vicino che ancora non aveva finito il raccolto. L'ultimo coltivatore che finiva il raccolto si prendeva la bambola che doveva conservare con cura per un anno e sfamare, ospitando la Strega. Nessun contadino voleva mantenere la Cailleach. Cailleach è associata alle montagne rocciose e affioramenti come Hag's Head (irlandese: Ceann na Cailleach, "la Testa della Strega"). Le tombe megalitiche a Loughcrew, precedenti all'arrivo della lingua gaelica, si trovano in cima alle Slieve na Calliagh ("Colline della Strega").
(https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/arianrhod-cailleach-blodeuwedd.html)


Più in generale, in quasi tutti i paganesimi la Terra era considerata la Dea Madre (e viceversa)
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/tellus-la-madre-terra.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/zemlazemyna-la-madre-terra-nelle-radici.html
così come il culto degli alberi prevedeva "Dee Albero"
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/lartemide-di-efeso-e-la-palma.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/alberi-sacri-femminili-nellantico.html
così come la frutta (e i fiori) si associavano alla  Dea:
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/il-melograno-simbolismo.html
così come sia il latte, sia il miele, sia l'acqua erano femminili:
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/il-simbolismo-del-latte-e-delle-dee.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/04/il-misticismo-dellacqua.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/il-culto-dei-fiumi.html


Mokosh e Pehtra Baba: la Caccia Selvaggia e la Dea nel Folklore Sloveno


Nota bene: Ho dedicato parecchi post agli Slavi:

https://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/gli-slavi-1-introduzione.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/gli-slavi-2-la-condizione-della-donna-e.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/gli-slavi-3-letteratura-russa.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/gli-slavi-4-licantropi-vampiri-draghi.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/gli-slavi-5-fiabe-favole-e-simboli.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/gli-slavi-6-gli-antichi-dei.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/gli-slavi-7-il-lesij-la-rusalka-morozko.html

Qui riporto un brano di Monika Kropej, tradotto da me

Tutte le più antiche religioni erano basate sull'idea di Grande Madre, (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/08/la-dea-madre-nelle-diverse-culture.html) che poteva essere Benevola o Terrifica, come, ad esempio, la frigia Cibele, Atargatis dalla Siria, Astarte dalla Fenicia, la sumerica Anana (Inanna), la babilonese Ishtar,
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/ishtar.html
 la baltica Ziva, (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/zemlazemyna-la-madre-terra-nelle-radici.html) la germanica Frigga (e Freya) e molte altre (Nota di Lunaria: aggiungo anche Kali).



 
Gli slavi adoravano Mokosh (Makosh), la Dea della fertilità, che era anche la patrona delle faccende domestiche e delle attività femminili, specialmente il tessere, il filare, e anche della musica.
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/le-dee-filatrici.html



Mokosh era l'unica Dea nel pantheon di Kiev. Mentre l'antica radice slava mok- denota l'umido, la radice mot- denota il filare, l'arrotolare; mòtok, per esempio, indica la ruota del filatoio.
L'acqua e la filatura occupavano un posto centrale nel culto di questa Dea che i Russi chiamavano anche Mat syra, "Umida Madre Terra". Questa Dea, connessa all'acqua e alla filatura, aveva un lato terrifico che la rendeva simile ad Ecate 
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/ecate.html
o ad Artemide, 
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/artemide.html
Diana, Baba Yaga, Berchta\Perchta 
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/perchta-holda-diana.html
o la slovena Pehtra Baba. 






Similmente era anche la figura di Belestis o Belena, una Dea Celta da Noricum, una compagna di Belin/Belenus. Belestis era la Dea della Luce e della nascita e presiedeva al mondo animale e umano. Gli Slavi adoravano Mokosh, chiamandola anche Mokòska, Màtoha, Màtoga.
Mokosh era (insieme a Perun e Veles) la divinità femminile che giocava un ruolo prominente nei miti slavi. Era anche la Dea slava della ciclicità, del rinnovamento, della fertilità, protettrice dei lavori femminili.
A dispetto dal fatto che la Grande Madre evocasse terrore e paura, era anche una Dea luminosa, spesso vista come la compagna o la madre del Dio Sole, similmente a Iside, nell'antico Egitto.  https://intervistemetal.blogspot.com/2018/12/iside.html


Come Iside, Mokosh praticava la stregoneria e insegnava alle persone come cuocere nel forno il pane oltre che a come filare. 

Nelle favole slovene, queste abilità erano le prerogative di donne soprannaturali note come "le Sredozimke", Dee dell'inverno: Zlata Baba (la Donna d'Oro), chiamata anche Baba, e Pehtra Baba (Frau Percht); Pehtra Baba è ancora molto popolare nel folklore e nel costume. Il "pehtre" è il periodo tra Natale e Epifania, il periodo delle dodici notti di "pernahti" accompagnate dalla "Divja jaga" (la caccia selvaggia). Secondo le fonti, portavano luce e fertilità, che era anche evidente dal loro nome: il nome "Pehtra" deriva dall'antico tedesco "Perachtum", che significa "scintillare, luccicare".
Nel 1858, Peter Hicinger scriveva, su Pehtra Baba:
"Pehtra Baba vaga attorno alle montagne Karavanke, girovaga attorno alle montagne Kamnik con un secchio d'oro in mano."
Maks Pletersnik pubblicò nel suo dizionario la dicitura seguente: "Matoha", affine a "Mokosh" o "Mokoska";
"Gli sloveni sono familiari con uno spaventapasseri chiamato Matoha o Matoga. Il nome denota la Grande Vecchia Madre. Questo è tutto quello che so." 
In questo frangente, Matoha è identica alla Grande Vecchia Madre. 

https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/la-crone-laspetto-terrifico-e-saggio.html
è anche menzionata da Hanus Machal nel suo "Nakres slovanskeho bajeslovja". In questo lavoro, viene classificata come "la donna della foresta", in un ruolo già modificato.
Secondo la credenza popolare, Mokos o Mokoska era collegata alla Grande Strega (Lamia). Davorin Trstenjak scrisse la storia di Mokoska/Lama Baba (Lamwaberl), che infestava i pressi di un castello, in un'area paludosa, che egli aveva sentito narrare da Rudolf Puff in "Stajerska":  "Lamwaberl viveva a Grünau, un posto paludoso non lontano da Sent Florjan Square, vicino al Loznica che spesso esonda. Ritrovamenti archeologici confermano che nei tempi passati la zona era coltivata. Un podere isolato era situato laggiù, ma ancora prima c'era il castello di Mokoska, una principessa pagana che viveva lì. Il castello era circondato da giardini che erano sempre rigogliosi. Qualche volta la principessa aiutava le persone ma altre volte le danneggiava. Aveva l'abitudine di rapire i bambini, per tenerli con sé. A lungo andare, Dio la punì. In una notte di tempesta, il castello e tutti i giardini sprofondarono. Ma Mokoska non venne condannata. Continuava ad apparire, travestita in differenti forme femminili. Rapiva ancora i bambini, specialmente quelli che erano disobbedienti ai genitori."    
La tradizione che si è conservata descrive Baba come una figura femminile terrorizzante, che sbarra la strada a chiunque conduca il bestiame per la prima volta o a chi è in viaggio per motivi economici o va a scuola per la prima volta. Chiunque abbia la sventura di incontrarla deve donare qualcosa. A Zupanje Njive, sotte le alpi Kamnik, c'è una leggenda che ancora si racconta di una Baba che vive sul Pasja Pec. è stata trascritta da Tone Cevc nel 1970, ed è una leggenda legata all'usanza contadina che impone ad ogni pastore che porti il bestiame sulla montagna per la prima volta, di offrire a Baba un po' di pane, una moneta o qualche altra offerta.
Il più antico flauto del mondo, datato 45.000 anni fa, alla fine del medio Paleolitico, è stato trovato nella cava Divje Babe, vicino Sebrelj sopra Idrijca. I residenti raccontano ancora storie su "Divje Babe" (la Donna Selvaggia) che spesso aiuta le persone con la cucitura, il raccolto e altre faccende domestiche, fornite in cambio di cibo. La Babe sarebbe discesa dalle montagne a raccogliere il cibo lasciato nei campi. Se essi avessero ricevuto doni, avrebbero lavorato assiduamente. Se nessun dono fosse stato concesso, avrebbero organizzato un convegno per acclamarla.
Molti esseri femminili soprannaturali, nel folklore sloveno, sono state adattate al ruolo di Zlata Baba o Pehtra e sono state associate alla filatura e ad attività femminili come fare il bucato o cuocere il pane. Come offerta sacrificale, le persone lasciavano un gomitolo, i covoni, del lino o delle salviette. Siccome era proibito filare in certi giorni, le divinità invernali erano chiamate "Torka" ("martedì") o "Cetrtka" ("giovedì"), "Kvatra" ("Giorno del tizzone") e anche "Rojenice" o "Sojenice" ("I Destini") sono connesse con questa potente Dea che aveva il potere sula vita e sulla morte.
Kvatrna Baba ("La donna del giorno di scadenza dei pagamenti trimestrali" "Il giorno della donna del tizzone") [Nota di Lunaria: ho tradotto letteralmente le espressioni "Quarter day woman" e "Ember day woman", ma noto l'astrusità delle espressioni; può essere che l'autrice qui si riferisca a qualcosa di tipico della sola Slovenia e la traduzione inglese non sia delle più felici...] sovrintendevano le settimane di scadenza, o le "feriae" (latinismo) pagane, erano osservate a Marzo, Giugno, Settembre, Dicembre; cominciavano col primo mercoledì delle Ceneri, la settimana della Pentecoste, il trionfo della croce (14 settembre), il giorno di Santa Lucia (13 dicembre). In questo periodo, alle persone era proibito corteggiarsi, fare lavori femminili, cuocere il pane e lasciare le case durante la notte di sabato. Dovevano osservare il digiuno; chi falliva nell'obbedire a questi precetti ma girovagava nella notte avrebbe visto improvvisamente delle donne travestite da orribili mostri urlanti o con forme animali terrificanti dal il pelo arruffato.
In quelle notti, ogni mostro, strega o fantasma tormentavano le persone; questo era anche il periodo in cui le ricchezze venivano date alle fiamme. La "Kvatrna Baba" ("La donna del giorno di scadenza dei pagamenti trimestrali, nella traduzione in inglese "A Quarter Day woman") avrebbe visitato le donne che non smettevano di stirare la lana, che facevano il bucato o filavano, e le punivano facendole ustionare o smembrandole. Le donne addette alla filatura che venivano scoperte a danzare o a fare baldoria dopo la mezzanotte venivano punite. Descritta come una donna bianca che era capace di estendere il suo corpo fino al soffitto, la "Torka" sarebbe entrata in casa per spegnere la luce. I filatoi sarebbero entrati in funzione da soli, e non si sarebbero fermati fino al mattino. Quando la Torka lasciava la casa, il filato era stato fatto a pezzi, il filo era pieno di nodi e il filatoio era rotto. Se la donna addetta alla filatura era stata veloce abbastanza da arrampicarsi sul letto e il marito a metterle la sua mano destra attorno alla vita, tutto questo veniva risparmiato. Ogni notte, il filato andava rimosso dal filatoio e la filatrice doveva fare un segno della croce.
Se dimenticava di farlo, la Torka poteva apparire di notte, faceva girare la ruota del filatoio con una zampa di cane e spaventava le persone. Ugualmente pericoloso era andare a prendere il filato nella soffitta a tarda notte. Una donna che avesse fatto questo poteva essere rosicchiata fino all'osso e le sue ossa gettate e sparpagliate tra gli altri filatoi.   
Nella zona di Gorisko, le persone raccontavano come la Torka apparisse di notte e chiedesse: "staremo in giardino questa notte?" La Torka si riferiva al decolorare e caldeggiare la matassa. Se la proprietaria era d'accordo, la Torka la gettava nel calderone al posto delle matasse, la bolliva e la mangiava.

Con l'arrivo del cristianesimo, Pehtra venne sostituita da santa Lucia, la santa che portava la luce, e da Santa Gertrude, che fila il lino, e a cui sono attribuiti, come simboli, il topo e il fuso. Nel giorno di santa Gertrude, il topo mordeva il filato, significando che la filatura non era più permessa. I poteri magici di Pehtra vennero trasferiti a Santa Walpurga, che è ricordata al Primo Maggio, "quando le streghe hanno il potere più forte".
In alcune parti della Slovenia è ancora presente la tradizione su Mokoska e Pehtra, le streghe. A Gailtall, in Austria, per esempio, le persone ancora ricordano il crimine di Pehtra Baba, commesso dalle donne che praticavano la stregoneria. 
Secondo le tradizioni folkloristiche, Pehtra Baba era anche colei che guidava la "Caccia Selvaggia". Le persone la immaginavano come una processione notturna di demoni che correvano furiosamente insieme ad anime di trapassati, durante le 12 notti tra Natale e il Nuovo Anno. La leggenda popolare della Caccia Selvaggia è basata sull'idea che i fantasmi prendessero d'assalto e si infuriassero durante questo particolare periodo dell'anno. Questa leggenda sembra che derivi dalla credenza, conosciuta fin dall'antichità, che a capo delle anime dei morti ci fosse Cibele. Nella saga norrena "Snorra Edda" ("La Caccia Selvaggia"), questa "caccia" che si svolge sui campi di battaglia, è guidata dalle Valchirie, che portano gli eroi uccisi in battaglia nel Valhalla, il regno di Odino.
La tradizione della Perta era particolarmente popolare nelle regioni alpine, come testimonia questo racconto preso da Bovec:
"Un uomo non credeva all'esistenza delle Perte. Così, durante l'epifania, si accinse ad aspettarle. Con l'intenzione di vederle passare, si nascose accanto al ponte vicino a Koritnica. Ma, per quanto fosse nascosto, le Perte lo scoprirono. Appena furono passate, una di esse lo aggredì alla gamba con un'ascia, mutilandolo. Un anno dopo, lui ritornò lì ad aspettarle. La stessa Perta disse: "Ho dimenticato qualcosa qui, l'anno scorso. Devo ritrattare."
E così fu di nuovo integro."


Per altri approfondimenti, vedi:

https://intervistemetal.blogspot.com/2017/07/slovenia-pagana-parte-i-triglav-vesina.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2017/07/slovenia-pagana-parte-ii-zlatorog-le.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/zeleni-jurij-luomo-verde-nel-folklore.html


Kali, Sara la Kali, le Gigantesse, le Kechali e le Ourmes

Info tratte da


La Scozia una volta era conosciuta come Caledonia, la terra donata da Cale o Kali, che è la versione di Samhain di Ker.
A Kallinish sull'Isole di Lewis, un bellissimo gruppo di megaliti sono allineati al ciclo del sole e della luna.
Callanish o Callernish, è stato tradotto come "il promontorio di Cale", mentre il suo nome in gaelico, Tursachan, significa "luogo di lutto" (per i morti) o "luogo di pellegrinaggio" (per gli antenati).
Cale è collegata a Kali, in quanto Portatrice di Distruzione.



Come Kali, si dice che fosse una Gigantessa nera o blu che ha dato origine alle diverse razze umane e ha creato il mondo, costruendo le catene montuose dalle pietre cadute dal suo grembiule.
Si dice che le pietre di molte camere mortuarie in Galles e in Scozia siano cadute dal suo grembiule [nota di Lunaria: anche Cailleach è collegata alle montagne https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/arianrhod-cailleach-blodeuwedd.html].


Barclodial Y Gavres è un dolmen di Anglesey, conosciuto come il Grembiule della Gigantessa. Ve ne sono altri.
Nel "Devi-Mahatmaya" indiano, si dice che Kali Nera sia balzata dalla fronte della Grande Dea Durga durante la sua battaglia contro i demoniaci asura. Con un grande ruggito, brandendo una lama e altre armi, è una formidabile Distruttrice delle forze malefiche.


Willow ha sottolineato come la descrizione di Kali Nera come emanazione di Durga sia identica a quella della Dea dei Pitti in Scozia che è anche descritta con la schiena blu mentre brandisce lame spaventose. Un dato aggiuntivo interessante è che san Giorgio, l'uccisore britannico del Drago, viene detto essere il figlio di Madre Caleb, un'altra versione di Cale, Kali, Ker. (Nota di Lunaria: "san giorgio" ovviamente, rappresenta la presa di potere del patriarcato che uccide il Drago, uno dei simboli della Dea https://intervistemetal.blogspot.com/2018/10/draghi.html)


  
Nota di Lunaria: Kali è raffigurata con la pelle blu o completamente nera; un'altra Dea blu è Tara, una Dea guerriera e della notte simile a Kali, ma che invece di mostrare la lingua, sorride.


Inoltre, si può fare un collegamento con Sara la Kali, la Dea più famosa (e ancora adorata) del popolo gitano.



Non tutti gli studiosi concordano, ma sembrerebbe che Sara la Kali sia la versione gitana di Kali che è stata poi cristianizzata e ritenuta "una santa" protettrice del popolo zingaro.
Sara la Kali ha la pelle scura e viene ritenuta la Madre dei Gitani; anche Kali è Madre.

  
In alcune celebrazioni dedicate a Sara la Kali, la statuetta di Sara viene immersa nelle acque; lo stesso rito si trova nella devozione induista per celebrare molte Dee come Sarasvati.
Sara la Kali potrebbe persino essere derivata anche da Ishtar, perché una delle prime testimonianze che abbiamo di Sara la Kali ci fa sapere che prima di lei il popolo venerava una statuetta chiamata "Ishtari" che veniva immersa nelle acque…




Con l'adesione al cristianesimo, i Rom hanno trasformato Sara la Kali in "santa Sara la Kali" e l'hanno associata alle "Tre Marie"; ovviamente nel vangelo non si parla affatto di Sara la Kali, men che meno si parla di "viaggi in mare" compiuti dalle "Tre Marie" (dietro le quali peraltro si cela il ricordo della Triplice Dea).

Per quanto riguarda le Gigantesse che compaiono nella mitologia norrena e scozzese, anche in India abbiamo alcune gigantesse famose: Tataka e la più famosa Surasa, la Madre dei Nagas (serpenti). Surasa appare nel Ramayana come colei che mette alla prova il Dio scimmia Hanuman che si lancia nella sua bocca;


a ben vedere, anche Tiamat è una Gigantessa, rappresentata come Principio del Caos prima della creazione e come personificazione dell'acqua salata. https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/balambika-dhumavati-e-tiamat.html 

ALTRI APPROFONDIMENTI tratti da


LE KECHALI, LE FATE DEL DESTINO NEL FOLKLORE ROM

Le Kechali, o fate dei boschi, sono un'altra specie di spiriti femminili, che determinano il destino degli uomini. Tuttavia, esse sono note oggi solo a qualche gruppo rom dell'Europa Centrale. La loro credenza, in via di estinzione, sembra costituire una visione più antica nell'ambito della mitologia zigana, versione soppiantata a poco a poco da quella delle Ourmes. (Nota di Lunaria: che vedremo nell'approfondimento sottostante)
Le caratteristiche di quest'opera del destino sono le seguenti, secondo qualche elemento di informazione superstite: questi esseri femminili soprannaturali, generalmente in gruppi di tre, abitano le montagne e possiedono capelli lunghi e finissimi che formano le nebbie delle vallate.



Ma soprattutto è unicamente in quanto vergini che esse possono influenzare il destino degli uomini. Poiché possono amare un uomo e legarsi a lui; ma ciò si svolge allora a tutto svantaggio di questi.
Il figlio che essa avesse da lui non potrebbe essere altro che un nato-morto; l'amante, affascinato da lei, perde la ragione ed anche lei per lo stesso contatto perde il suo potere magico; essa si rifugia sempre più in alto nelle montagne per invecchiare e scomparire.

L'influenza delle Kechali si manifesta in modi diversi: se essa vuole accordare la buona fortuna per tutta la vita a un bambino (ed essa lo può solo in quanto vergine) avvolge al suo collo il "filo rosso della fortuna" (nella realtà, una piega o una grinza che il bambino ha sul collo al momento della nascita). A volte una Kechali, al momento di perdere il suo potere scegliendosi un amante, può portare fortuna a un bimbo tessendogli coi propri capelli un abito portafortuna, così fine da essere invisibile ad occhi umani.
Si nota qui il legame tra la fortuna e la nozione di capigliatura e di filo, legame frequente in numerose mitologie; a questo proposito si evoca sempre l'antico mito delle tre Parche. Ed è assai probabile che tale credenza rom si sia alimentata al comune fondo indo-europeo.
è interessante notare che se la credenza nelle Kechali è praticamente scomparsa nella maggior parte delle tribù zigane, non è così per un'altra credenza dipendente da essa, quella della regina Ana, regina delle Kechali, che è ancora diffusa. Questa Ana, un tempo semplice vergine Kechali, fu amata dal re di un misterioso popolo (quello dei Lotcholico) e per evitare l'annientamento delle fate Kechali da parte di questo popolo, Ana si risolse a sposarne il re. Da questo infelice matrimonio nacquero i 9 demoni patogeni (causa di malattie) che poi si moltiplicarono. Attualmente, del resto il termine Lotcholico designa quegli uomini che si crede abbiano concluso un patto col Diavolo (gli Iouklanouches sono quelli che l'hanno concluso col diavolo di grado più elevato)

OURMES: LE DEE ROM DEL DESTINO

Nota di Lunaria: Le più famose Triadi Femminili sono le Parche, le Grazie e le Norne ma non sono le uniche, perché in altre mitologie troviamo il concetto di Triplice Dea.
è il caso della Trinità Russa, capeggiata da Mokosh, ma anche delle slave Sudjaje, le Dee del destino; Per i Rom, queste Tre Dee\Fate erano le Ourmes.


Lo studio della funzione mitica e religiosa della donna nel mondo Rom ci offre il vantaggio di situarci a una specie di bivio o in un centro di prospettiva. La femminilità domina talmente l'universo religioso e soprannaturale dei Rom che si può, partendo da essa, tentare di arrivare a una comprensione almeno minimamente sintetica di tale universo. Effettivamente, le pratiche e le superstizioni rom presentano dei caratteri che ne rendono laboriosa l'indagine e assai aleatoria una visione sintetica; da cui deriva l'assoluta necessità della ricerca di un filo conduttore attraverso il dedalo delle rappresentazioni mitiche e delle credenze religiose zigane.

Importanza della Femminilità nel mondo Rom

Fatte queste note preliminari, veniamo al nostro tema: il ruolo della donna o della femminilità nella vita religiosa e morale dei Rom, attraverso riti e miti. Essendo il tema assai vasto, sarà trattato qui a proposito di alcuni dei riti più significativi che mostrano il legame tra il genere di vita dei Rom, la natura delle loro idee morali e dei miti attraverso i quali essi le traducono.
Si impone subito una constatazione: la donna e il sesso femminile occupano un gran posto nelle credenze religiose nel senso del meraviglioso e dello straordinario nei miti zigani.
Infatti, la maggior parte degli "spiriti" o forze soprannaturali che dominano l'esistenza umana, e che si devono esorcizzare o rendere benevoli a seconda del caso, sono femminili. E soprattutto gli intermediari tra il mondo superiore e quello umano sono generalmente delle donne, che esercitano una funzione sacrale, sia divinatoria, sia guaritoria, sia propiziatoria.
Queste donne esercitano infatti le funzioni svolte dalle caste sacerdotali nella maggior parte delle altre religioni. è assai caratteristico del mondo zigano che esso ignori qualunque funzione sacerdotale nel senso preciso del termine. I rappresentanti dell'autorità tribale non esercitano effettivamente alcuna pratica religiosa propriamente detta, privilegio appartenente solo ad alcune donne. Inoltre, altra tipica caratteristica, queste funzioni rituali esercitate da donne e rivolte in maggior parte a potenze superne femminili hanno uno scopo essenzialmente pratico, etico, diremmo noi, sia volto a conoscere la sorte per aiutare i Rom a programmare la loro vita, sia a lottare contro le forze malefiche e portare un po' di felicità e di sicurezza nell'esistenza errante di questi nomadi.


Nota di Lunaria: allora, prima di proseguire, una nota: non sappiamo con precisione da dove i Rom siano originari. Prendendo per buone queste quattro ipotesi, riportate anche dall'Autrice:

1) India
2) Area semitica (forse la mitica tribù di Chur, figlio di Cam...)
3) Egitto (Egitianos > Gitanos / Egypsies > Gypsy, il termine inglese per zingaro)
4) Qualcuno ha pure supposto Atlantide…


E prendendo come dato certo il fatto che per secoli non si erano mischiati alle altre popolazioni, tutto lascerebbe supporre che da qualsiasi luogo provenissero, comunque, in quel tal luogo le donne avessero funzioni sacerdotali, che restarono immutate nei secoli.
Ora, in India sappiamo che la casta sacerdotale è maschile, anche se le donne possono svolgere alcuni riti e offerte, come la Puja, per esempio, o Diwali, la festa delle luci, dove vengono accese delle piccole fiammelle.




Possiamo davvero escludere che originariamente in India prima dell'avvento del sistema castale, non ci fosse per davvero una potente classe sacerdotale femminile?
Se i Rom provenissero davvero dall'India, "migrati via dal loro paese proprio quando il sistema castale era diventato rigido", questo spiegherebbe perché le donne gitane, almeno fino agli anni '70 del '900, avessero ancora un ruolo in primo piano nella magia e nell'essere intermediarie tra gli spiriti e l'essere umano.

(Il libro che ho consultato è una ricerca fatta sul campo in quel periodo; in Italia il libro è stato tradotto negli anni '90, ma quando l'Autrice - Antropologa - riportava queste usanze Rom, evidentemente, erano ancora praticate - anche se è noto che attualmente i gitani sono cristiani o islamici)
Inoltre, c'è da tener presente che le pratiche magiche delle donne Rom (Tarocchi e Chiromanzia) non sono mai state represse, anzi, erano incoraggiate dagli stessi maschi. Sappiamo che le persecuzioni contro i Rom scattarono quasi subito in Europa, proprio perché erano "pagani"

"Il primo documento che parla di loro sarebbe il diario, nel 1054, di un monaco del monte Athos, nella penisola calcidica, che annotò il passaggio di una banda di nomadi, maghi, indovini e incantatori di serpenti, denominati Atsingani (intoccabili). Era il nuovo nome degli "zingari", derivante dal termine con cui si indicava una setta eretica diffusa nel VIII secolo nell'Anatolia settentrionale. Questo appellativo, naturalizzato, serve ancora a indicarli nei principali idiomi europei: zingari in italiano, tsiganes in francese, zigeuner in tedesco, czigny in ungherese, cykan in russo, cyganis in rumeno, zigenare in svedese".

e praticavano la magia alla luce del sole, persino in modo spudorato, nella cristianissima Europa che da lì a poco avrebbe iniziato anche a perseguitare le stesse donne europee. Ora, mi sembra plausibile che proprio per la loro caratteristica di nomadismo e di non mescolanza con gli altri popoli, si potrebbe ipotizzare che quando migrarono dal loro paese di origine, mantennero al loro interno le usanze con cui erano cresciuti, tra le altre (concetto di puro e impuro o altri riti legati alle stagioni o ai matrimoni) anche quella di donna Sacerdotessa/intermediaria col Divino che "maneggiava" incantesimi e amuleti. Come spiegarsi altrimenti perché da loro non ci sia mai stata nessuna repressione contro la magia, anzi, era proprio a causa della loro pratica sfacciata della magia, che venivano imprigionati e giustiziati?

Anche se ora non ho ulteriori fonti sull'Induismo (quindi la mia è solo una supposizione) io sono propensa a credere che l'esistenza di donne gitane che praticassero la magia e fossero preposte ai riti religiosi, dimostri che anche in India, prima dell'avvento del rigido sistema castale o comunque ancora durante esso, le donne fossero Sacerdotesse. Se dobbiamo prendere per buona l'ipotesi che gli stessi Rom si allontanarono dall'India proprio perché discriminati e vessati dal sistema castale, non potremmo ipotizzare anche che uno dei motivi della loro intolleranza al sistema castale (che può anche essere che li avesse espulsi!) sia proprio il fatto che il potere religioso era tutto accerchiato nelle mani dei soli bramini maschi, e non più delle donne indiane del tempo?
Bisognerebbe cercare bene tra le fonti induiste e saper cogliere gli indizi…


Conviene abbordare subito il nostro tema con l'esame della credenza che domina tutta la vita del Rom, la segna profondamente ed è all'origine di numerose superstizioni e pratiche rituali. Si tratta del senso stesso dell'esistenza secondo il Rom. Indipendentemente da tutte le credenze religiose positive di origine esterna al mondo zigano, che le ha a volte reinterpretate e utilizzate a suo modo, una sorta di fede comune si stacca da tutto il resto e si traduce in un'attitudine di fondo che è certamente uno dei tratti tipici degli zigani: una specie di fatalismo, di credenza innata in un destino di predeterminazione, inesorabilmente fissato a priori e che ogni individuo deve compiere inevitabilmente, senza possibilità di influenzarlo prima o di modificarlo. [...] Quello che importa precisare è la forma originale che tale fatalismo assume presso i Rom. Esso si esprime essenzialmente in termini psicologici e morali nell'alternativa: felicità (Bacht) e disgrazia (Bibacht) che scandisce il destino di ogni individuo.
Una credenza religiosa traspariva da tutta l'esistenza dei Rom e dalla maggior parte dei loro racconti e stava alla base di numerose pratiche rituali: quella in spiriti buoni e cattivi che determinano il destino e la vita quotidiana degli uomini e degli animali, gli uni portatori di fortuna, gli altri di sfortuna. Nel mondo popolatissimo degli "spiriti", aventi tutti più o meno una certa corporeità (il Rom vive nel concreto e non concepisce affatto la nozione di puro spirito), tre gruppi si distaccano nettamente per la loro importanza, e, cosa significativa, sono tutti di sesso femminile, specie di fate buone o cattive: le Ourmes, le Kechali, le streghe o Holypi. Vedremo in seguito il ruolo di meditazione molto importante che sostengono certe donne zigane, maghe o indovine o guaritrici, di intermediarie tra il mondo delle forze soprannaturali e quello degli uomini.
Le Ourmes: sono le vere e proprie Dee del destino degli Rom dell'Europa Centrale. Sono chiamate anche "Le Donne Bianche" perché indossano un abito bianco.

La loro descrizione, il loro modo di vivere, variano molto da una tribù all'altra. In genere sono collegate al regno vegetale, sono specie di anime degli alberi
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Nota di Lunaria: indizio che lascerebbe ipotizzare un culto degli alberi?
In India e nelle zone limitrofe, comunque, sono attestati degli spiriti degli alberi: in India, Vana Durga è la Dea-Albero Induista. In Bengala è associata ad Avasthhaor o Banbibi, la Signora della Foresta. In Bangladesh, nella zona di Comilla, è chiamata Bamani, nella zona di Assam è Rupeswari. Gli spiriti delle foreste e degli alberi, più in generale, sono chiamati Vana Devatas. In Grecia, si credeva alle Amadriadi.


Per restare all'essenziale, diciamo che esse vanno in gruppi di tre, apparendo e intervenendo sostanzialmente alla nascita di qualche bambino di cui determinano la sorte futura. https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/le-dee-filatrici.html


Una delle fate è buona, l'altra è causa di sventura, la terza funge da intermediaria.

Nota di Lunaria: pensiamo un po' alle favole! Non ci sono forse fate malevole che congiurano contro i protagonisti e fate madrine che corrono in loro soccorso? Mi viene in mente la favola della Bella Addormentata nel bosco. https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/la-vecchia-strega-nel-folklore.html


Vediamo in sintesi il rituale zigano praticato in occasione di una nascita perché siano benevolmente influenzate le tre Ourmes (presso certi gruppi si opera la notte che segue la nascita, presso altri in quella che segue il battesimo). Prima viene tracciato un solco circolare sul suolo, attorno alla tenda dove stanno la madre e il bambino e vi viene buttata della semente di agrifoglio e ciò perché le tre Ourmes non siano intimidite da spiriti cattivi (come il Mulo).
(Nota di Lunaria: si credeva che le foglie pungenti dell'agrifoglio potessero scacciare gli spiriti maligni; i Druidi appendavano i rametti di agrifoglio per onorare gli spiriti e scacciare la sfortuna)

Altri zigani (rumeni, serbi, russi) pongono sul capo della madre e del bambino una scodella piena di grano o di miglio cotto nel miele (*) in cui sono piantati tre cucchiai a uso delle tre Ourmes. Altrove, per esempio, come in Transilvania e nell'Ungheria meridionale, si pongono in vista per le Ourmes tre bocconi di lardo, tre di pollastra bianca, tre bicchieri di grappa.
Finiti tali preparativi, tutti devono lasciare la tenda o il luogo dove si trovano madre e figlio. Solo la maga resta sulla soglia mormorando preghiere fino al mattino, nell'intento di attirare sul neonato la buona sorte, la fortuna, la salute. Effettivamente, le maghe rientrano tra quei rari esseri umani che possono scorgere le Ourmes; oltre le maghe le possono scorgere solo la settima di una serie di figlie o il nono di una serie di figli.

Come si può allora conoscere il destino futuro del bimbo appena nato? Il rito più comune è il seguente: pochi giorni dopo la nascita e là dove essa ha avuto luogo, a mezzogiorno si pianta nel terreno un ago nuovo. Dopo tre giorni lo si estrae dalla terra e dal grado della ruggine che lo ha attaccato, si calcola il grado delle sventure che l'interessato dovrà sopportare in vita.

(*) Nota di Lunaria: Elemento offerto agli Dei e alle Dee e proibito nella bibbia!
L'ebraismo infatti NON offriva miele a javè. Il miele era offerto agli Dei e alle Dee dei popoli politeisti anche se nella bibbia si parla di "terra dove scorrono latte e miele".


Nota di Lunaria: per approfondimenti sui Rom, vedi questi libri:




 che comunque trovate condensati qui: https://intervistemetal.blogspot.com/2017/11/rom-musica-esoterismo-credenze.html