Leggende sui Boschi

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Molto tempo fa viveva in Inghilterra un re crudele che amava rincorrere a cavallo le giovani fanciulle che capitavano nella campagna intorno al castello e dopo averle catturate e approfittato di loro, le trafiggeva con la sua spada. I genitori delle giovani della zona fecero in modo di mandare lontano le loro figlie, in luoghi più sicuri.

C'era, però, una piccola, giovane fanciulla, in una casa solitaria, che non aveva potuto andarsene.

Sua nonna era troppo povera per pagarle il viaggio e così la teneva nascosta, e tutte e due si guadagnavano la vita filando. La loro casa era vicina al bosco incantato dove nessuno osava entrare, neppure il re malvagio, per timore della grande quercia magica che cresceva nel centro del bosco.

Un giorno che la nonna era malata, la fanciulla fu costretta ad uscire per andare al mercato a vendere la lana, perché non avevano più niente da mangiare.

Prima che la nipote se ne andasse, la nonna la baciò raccomandandole di essere molto cauta e di stare lontana dal bosco magico, benché la strada più breve per andare al mercato passasse proprio di lì.

La fanciulla si mise in cammino e poco dopo vide comparire in lontananza la figura del re a cavallo.

La fanciulla non fuggì ma entrò nel bosco magico.

Nel bosco della quercia ella entrò

e davanti ad essa si inchinò

così la quercia la portò in città

e così giunse in città attraverso il bosco.

Il bosco magico.

Sembrava tutto risolto, ma il re l'aveva vista entrare e l'aveva inseguita.

Nel fitto della boscaglia cavalcò 

e verso la grande quercia se ne andò.

lì giunto estrasse la spada affilata per colpire

ma un grosso ramo gli cadde sul collo facendolo morire.

Nel bosco, nel bosco magico.

Gli uomini del re andarono a cercare il loro signore e quando lo trovarono morto si lanciarono a galoppo verso la quercia magica.

Cavalcarono nel bosco verso la magica quercia

per tagliare la pianta, la grande quercia.

La quercia scricchiolò e il suo richiamo risuonò

e tutti gli alberi del bosco radunò.

Essi si chiusero attorno agli incauti guerrieri

e il bosco si strinse in tutti i suoi sentieri.

Più nessuno ritornò dal bosco,

dal grande bosco magico.

***

Vicino a Wrington si trova una fattoria chiamata Hailstone, "Chicco di grandine" ma c'è chi sostiene dovrebbe chiamarsi Hurlestone, "pietra lanciata", per via della leggenda che racconta di come il diavolo (o per altri, un gigante), raccolse una grande pietra con l'intenzione di lanciarla sulla chiesa di Cranmore.

Sbagliò mira e questa enorme pietra si trova ancora oggi sulla collina di un bosco, detto "Bosco di Hurlestone"; in quello stesso bosco c'è anche la tomba di un gigante.

***

In un prato a sud del paese di Nauders, in Austria, vi era una volta un albero sacro: oggi rimane solo il ceppo.

Il prato si trova su un declivio, a fianco si trova il bosco e sul lato meridionale vi è una collinetta dove un tempo sorgeva un castello: ancora oggi si possono vedere i resti delle mura, che apparteneva al castello dell'albero sacro, un grosso larice.

Si credeva che rapisse i bambini appena nati.

La sua legna non poteva essere raccolta e non si poteva far rumore nei pressi dell'albero.

Una volta un uomo volle provare ad abbatterlo, ma dopo il primo colpo, il tronco cominciò a sanguinare e alcune gocce di sangue caddero anche dai rami.  

Le tracce di sangue rimasero a lungo, così come le ferite inferte al tronco.

Il castello nei pressi dell'albero si riteneva fosse stato colpito da una maledizione e che il suo tesoro fosse sprofondato nel suolo: si pensava che chi avesse camminato nei pressi a tarda ora, avrebbe sentito il tintinnio delle monete.

A guardia di questo leggendario tesoro ci sono tre donne, colpite dalla maledizione, e che solo il ritrovamento del tesoro potrà liberare; queste tre fanciulle compaiono davanti ai viandanti di notte, cercando di farli avvicinare; queste fanciulle possono tramutarsi in serpenti.

Un pastore che si avvicinò ad un certo punto ebbe paura e cercò di fuggire ma il sentiero era sparito e dovette farsi strada tra le sterpaglia.

Un contadino che rincasava col fieno, vide sul sentiero vicino al castello una vasca piena di denti bianchi: la scansò; sua moglie che camminava dietro il carro, prese tre denti e se li infilò in tasca col rosario. Giunta a casa, trovò, al posto dei denti, tre pezzi d'oro.

Un terzo, che era giunto nei pressi delle rovine per accendere i fuochi di San Giovanni, venne avvicinato da una di queste donne che gli disse: "Seguimi, e quando saremo nel luogo giusto spogliati. Io mi trasformerò in serpente e mi attorciglierò intorno a te per tre volte. Non devi aver paura, perché solo così potrai sciogliere la maledizione che mi colpisce e avere il tesoro". Il giovane ubbidì, spogliandosi e lasciandosi avvolgere dal serpente per due volte, ma alla terza ebbe paura e il serpente scomparve.

   

Introduzione alla "Cantatrice Calva" di Ionesco

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Eugène Ionesco (1912-1994) nacque a Bucarest. Si trasferì a Parigi nel 1945. 

Conobbe il successo nel 1950 con le sue prime opere concepite come "Antiteatro": "La Cantatrice Calva" e "La Lezione".

Seguirono "Le Sedie", "Il Nuovo Inquilino", "Assassino senza movente", "Il Rinoceronte", "Il Solitario", "L'uomo con le valigie", "Gioco al massacro", "Macbeth", "Questo formidabile bordello".

Per le sue caratteristiche, il teatro di Ionesco, insieme a quello di Samuel Beckett, è stato definito "Teatro dell'Assurdo": i suoi drammi mettono in scena vicende volutamente assurde e senza senso, con personaggi che interagiscono con dialoghi inconcludenti e pieni di banalità (cioè, la massa normaloide dei nostri tempi. Nota di Lunaria)

Dietro la comicità paradossale Ionesco evidenzia la tragicità della condizione umana, ridicolizza i comportamenti borghesi, mostra la riduzione dell'uomo a oggetto come ogni prodotto industriale.

Il teatro di Ionesco, denunciando l'incomunicabilità, è una satira dei mezzi espressivi del teatro e dell'arte.

"La Cantatrice Calva" è una commedia in un atto che fin dal sottotitolo "Anticommedia" mostra l'intenzione di uscire dai canoni tradizionali, anche se ne ricalca la struttura, in apparenza, ma il titolo non ha alcun collegamento col contenuto, le scene si succedono senza un criterio di consequenzialità logica, manca una trama, l'opera si conclude come è cominciata, segnalando la reale inconsistenza della vicenda.

Ionesco trasse ispirazione da un manuale di conversazione per imparare l'inglese, dove lesse una serie di banalità proposte come specchio del mondo reale: ricopiando le frasi per impararle a memoria, la commedia si era scritta "da sola": credeva di aver fatto una tragedia del linguaggio, invece risulto irresistibilmente comica.

Decise di darle il titolo "La Cantatrice Calva" perché, dichiarò, "non essa non compare nessuna cantante, né calva né capelluta."

"La mia intenzione era di svuotare le parole del loro contenuto, di designare il linguaggio, vale a dire di abolirlo. Cercai di trovare i cliché più triti, di esprimere il vuoto, insomma di esprimere l'inesprimibile. Quel testo era proprio un'opera drammatica: non c'era azione, è vero, non c'era intrigo, non c'erano i personaggi, ma un linguaggio che si faceva persone, movimento, ritmi"

La vicenda è costituita soltanto da una conversazione in cui i personaggi parlano senza seguire una logica consequenziale, ripetendo luoghi comuni e banalità stereotipate, mostrando la loro mediocrità piccolo-borghese con le loro ridicole convenzioni.

La commedia è la presentazione di tre momenti successivi della conversazione: prima i coniugi Smith da soli nel salotto della loro casa; poi, con l'arrivo dei coniugi Martin che vengono a far visita, nasce una serata mondana in cui la noia viene mascherata con un finto divertimento per le sciocche storielle raccontate e con un inspiegabile litigio; infine, dopo il passaggio di un estraneo capitato per caso, la conversazione riprende con le stesse battute della prima scena.

L'epilogo è un antiepilogo perché non c'è niente che debba venir concluso.