Todi Ragini e la Potnia Theron

Una traduzione di Lunaria

Aggiungo qui alcune delle mie ipotesi e collegamenti. Il post non va visto come "argomento che si conclude in sé" ma piuttosto come punto di partenza per aggiungere tante altre ipotesi e collegamenti, che lascio alla libera ricerca di chi lo leggerà :D

Todi Ragini è una figura femminile rappresentata in una serie di affascinanti miniature e dipinti che, secondo i canoni artistici dell'India (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/induismo.html

https://intervistemetal.blogspot.com/2019/08/mohenjo-daro-e-gli-ariani-nel.html), raffigurano questa fanciulla in un delizioso boschetto, attorniata da i più svariati animali.
Qualche volta è rappresentata (o comunque, se non è lei, è una figura femminile) anche mentre sosta sotto un alberello, spesso in fiore.





Todi è una figura del folklore mitologico e poetico e sembra che si sia originata come personaggio femminile simboleggiante una funzione poetica: infatti, rappresenta il lamento d'amore, chi soffre per l'assenza dell'Amato; vagando per i boschi, suonando la Vina e cantando, Todi viene ascoltata dagli animali, che, ammaliati e incantati da lei, si avvicinano, quasi per consolarla.




Sempre basandomi sulla galleria di immagini di Todi che sono visibili su diversi siti e anche su google images, sembra che le miniature fossero dipinte anche con oro e argento; il periodo è comunque dal 1760 in poi (forse anche prima), la zona di provenienza, soprattutto il Rajasthan.
Il termine "Rajput paintings" si riferisce a quei dipinti fatti dai Rajputs, sorta di signori feudali dell'India (e che praticavano il rogo delle vedove, il terribile sati https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/il-sati.html).
I pittori di questa cerchia dipingevano spesso le attività dei nobili: scene amorose, di caccia, di festa.
Una "serie Ragamala" ("Ragamala" significa "ghirlanda" e il termine significa "ghirlanda di melodie") è un gruppo di 36 dipinti che sono interpretazioni visive della musica indù.



Ho scoperto Todi per merito di una persona, che ha postato le immagini di Todi, e che alla mia domanda su chi fosse Todi mi ha linkato gentilmente le fonti esterne, che ho letto e trovate qui tradotte (credo che effettivamente non ci siano fonti in italiano, o almeno io non le ho trovate).
Certo, è stata una bella fortuna scoprire Todi... ora so qualcosa in più che mi sarà molto utile ^_^



A me però non interessano tanto le poesie e/o i canti collegati a Todi (probabilmente, suppongo, brevi frammenti poetici di autore ignoto e dubito davvero che siano stati tradotti in italiano, e forse neanche tutti in inglese) quanto il fatto che Todi ricorda sia Orfeo sia - soprattutto - la Potnia Theron.
Su Orfeo non mi dilungherò molto; è noto a tutti. Elenco sinteticamente le sue principali caratteristiche: è il cantore, musico e poeta per eccellenza, inventore della cetra; il suo canto riusciva ad ammansire gli animali; scese negli inferi per ritrovare Euridice; fu sbranato dalle donne della Tracia perché si opponeva ai riti di Bacco. Attorno alla figura di Orfeo si è sviluppata la religione orfica, praticata nei Misteri.

La Potnia Theron ci interessa molto di più: è la mitica Signora degli Animali. Quindi prima di parlare di Todi, riepilogo qui le caratteristiche della Potnia Theron; oltre alla definizione che ne dà Pestalozza e ad un approfondimento che riporto alla fine, ho tradotto e riportato in sintesi alcune pagine tratte da questo interessante pdf, che consiglio di scaricarsi e a cui aggiungo le mie personali deduzioni.




POTNIA THERON


La dominatrice del mondo umano, del mondo animale e vegetale, della terra, delle acque e del cielo.
La Dea autonoma, che assume tutte le forme zoomorfe, con ali che sembrano o assumono forma di teste cornute, serpentine, di uccello.

La Potnia Theron è Signora della Vita e della Morte nello stesso tempo, benefica e malevola, arborea e animalesca.



Sembra che sia emersa nel 700-500 a.c nell'iconografia greca del periodo arcaico, ovviamente originata da un substrato molto più antico (probabilmente, già dall'Età del Bronzo), e veniva raffigurata con due animali ai lati, spesso stringendoli per il collo o le gambe. Più tardi fu assimilata ad Artemide (o comunque divenne nota come Artemide) e decadde via via.

Questa stessa iconografia, la Dea che stringe gli animali (e alcune volte una testa mozzata) è presente sia nella primigenia cultura greca sia in quella scita (Argimpasa) indù (Kali/Bhramaramba Devi) o persiana (Anahita).




C'è da far notare che anche se successivamente le forme iconografiche delle Dee si "ingentilirono" nell'estetica e persero certi tratti zoomorfi o selvaggi per acquisire una forma femminile più aggraziata e vezzosa, l'induismo ancora associa le Dee agli animali feroci, che vengono cavalcati.

Esistono dozzine di Dee indù che cavalcano il leone, la mucca e il toro\bufalo (ne segnalo giusto quattro: Durga, Katyayani, Umiya mataji, Vihot)  e non mancano l'elefante (Sampatkari, Indrani), il gallo (Bahuchara), il corvo (Dhumavati), l'asino (Shitala), il cigno o l'oca (Brahmani/Gayatri/Hinglaj), il pavone (Kaumari), l'ariete e la capra (Gail e Meldi Maa) il coccodrillo (Ganga), il cammello (Momai), il cane (Hadkai).








La stessa Artemide, veniva, agli inizi, adorata come Dea Orsa e le sue sacerdotesse (praticamente bambine a lei consacrate) dovevano "fare l'orsa", dimostrazione che la Dea era ancora "confusa" nei tratti zoomorfi orsini.

Per vedere tutto il simbolismo dell'orso, vedi: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/lupo-e-orsa-nellantica-grecia.html

Sembra che dagli originari caratteri di "protettrice delle selve e dispensatrice di cibo" si sia passati ad attribuire alla Potnia anche tratti guerreschi. E in tal senso si spiegherebbero gli aspetti mascolini e marziali di Artemide e della stessa Atena, che, comunque, restano entrambe accompagnate da un animale: la civetta e il cervo.

Il fatto che la Potnia Theron fosse alata e che "fosse immersa nel bosco" è rimasto comunque nel folklore e nell'immaginario di tutti: ancora oggi immaginiamo le fate come esseri femminili alati, che vivono nei boschi.

La classica iconografia della fata sopravvissuta nell'immaginario comune: giovane donna (bellissima e vestita con abiti meravigliosi, anche se a volte appare nuda), con le ali e immersa nel verde:



In alcune immagini, sulla Potnia Theron si trovano incise anche le svastiche, antichissimo simbolo ciclico connesso al susseguirsi delle stagioni. https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/la-strega-del-grano.html



https://intervistemetal.blogspot.com/2019/07/epona-e-il-culto-dei-venti.html


Personalmente ipotizzo che le ali della Potnia Theron potessero anche essere una riproposizione di braccia supplementari (le Dee indù possiedono 4 o più braccia). Anche le stesse Dee indù sono ornate con le svastiche (Lakshmi, Saptashrungi).

Inoltre il volto della Potnia Theron, osservato con attenzione, si rivela essere formato da due animali di profilo che si guardano negli occhi... esattamente come nella Coatlicue Azteca, il cui enorme "faccione" era formato da due serpenti di profilo. Come la Potnia Theron, anche Coatlicue (che simboleggia una Madre Terrifica) mostra una grande lingua sporgente, biforcuta (oltre alle zanne); piccole zanne le si trova anche nella Potnia Theron il cui "testone" ricorda anche la Gorgone e quindi Kali. La Gorgone, come Kali, ha il terzo occhio e la lingua sporgente.


https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/il-serpente-coatl-il-pantheon.html



https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/medusa.html

Un commento tratto da




"Protettrici delle selve" si ritrovano anche in culture come quella ugro-finnica, slava e baltica: Mielikki, Samovila e Meschamaat;

https://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/finlandia-3-kalevala-gli-stralci-piu.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/finlandia-2-i-personaggi-del-kalevala.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/gli-slavi-7-il-lesij-la-rusalka-morozko.html

anche la scita Tabiti (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/gli-sciti-prima-parte.html) era la protettrice degli animali. I Celti avevano numerose Dee delle fonti e dei fiumi che proteggevano il boschetto (https://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/irlanda-7-divinita-femminili-panceltiche.html)
(https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/il-culto-dei-fiumi.html)
e una Dea come Cerridwen, pur immaginata come una donna, in realtà era ancora capace di mutare forma (celebre la sua trasformazione in gallina).

Sulle Dee celtiche/britanniche, vedi tutto questo libro:



Credenza così tanto forte, questa della figura femminile che può tramutarsi in animale, che gli stessi cristiani la mantengono in pieno, andando a credere che le streghe possano "mutare forma" e diventare gatti!

Ritornano a Todi Ragini, sono riuscita a trovare qualche nota risicata su di lei sui siti che parlano di arte e mostravano le miniature. Traduco il breve frammento poetico che introduce il tema delle pene d'amore e la lontananza dall'amato (che qui da noi era "a parti invertite", ed era piuttosto l'uomo a piangere la lontananza dell'amata, vedi i poeti del Dolce Stil Novo o anche l'Alfieri)



oltre al commento che illustra i caratteri principali di questa specifica rappresentazione artistica.

"Divisa dal suo adorato,
così infelice in amore,
come una suora rinuncia al mondo,
questo Todi sopporta nel boschetto
e incanta i cuori dei cervi/daini."


Testo originale:

"Divided from her darling,
most unhappy in love,
like a nun renouncing the world,
this Todi abides in the grove and
charms the hearts of the deers.'

(Pal, 1978, 128, quoting Coomaraswamy)

La Fanciulla Isolata (nell'originale: "The Lone Lady"; traduco con "Fanciulla" perché Todi è molto giovane), che simboleggia un amore in separazione o in perdita, è un motivo che si ripete nei dipinti Ragamala.
Raccogliendo fiori, errando per la foresta, o suonando addolorata, la Signora anela al suo amato, che è assente.
Una delle più comuni e facilmente riconoscibili immagini dedicate a questo argomento è quella di Todi Ragini, dove la Fanciulla porta la "Rudra Vina" (lo strumento musicale che porta anche Sarasvati) ed è seguita da un cervo. L'attrazione fisica dei maschi cervidi (nota di Lunaria: il termine è "buck", che significa anche "caprone" e in senso figurato "bullo") per le donne umane è stata usata come una metafora sessuale ricorrente nella poesia sanscrita e significativamente, in alcune immagini, Todi Ragini è di fronte al cervo piuttosto che al cerbiatto




Questo "musical raga" è da suonarsi nel primo quarto del giorno dall'alba: esprime tenerezza e amore. Si pensava che in origine "Todi" era una canzone intonata dalle ragazze dei villaggi, che facevano la guardia e proteggevano i campi maturi assediati dai cervi, che diventavano così assorti nel sentire queste fanciulle cantare, che smettevano di saccheggiare i campi.
La delicatezza del tratto figurativo di questa immagine, la finezza e ricercatezza dei dettagli della figura centrale e lo sfondo minimo sono caratteristiche tipiche del tardo stile Mughal. Alcune versioni differenti alludono al fatto che gli arti della Fanciulla fossero tinti e profumati con zafferano e canfora.  (Jackie Menzies, 'Dancing to the flute - Music and dance in Indian art', AGNSW, 1997. pg. 300-302)

Altri collegamenti interessanti:


- Todi è attorniata anche dai serpenti e ne porta uno in mano... il che ci riporta a Creta...






https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/il-serpente-domestico.html

- Todi porta delle fascine o  dei rami con foglie, seguita da un animale... come Astarte? (notate anche la gonna, molto simile!)






OVVIAMENTE questi indizi ci porterebbero a pensare che Todi potrebbe essere stata in origine (o comunque, ancora nel sentire comune delle persone del Rajasthan) una Dea dei boschetti e degli animali... una Potnia Theron, quindi!

Questa ipotesi (che secondo me, poi, è certezza) è stata fatta da questa autrice (per trovarla mi è bastato digitare "Todi Ragini Goddess" nella chiave di ricerca...)



ovvio, le pagine in anteprima del libro sono in inglese, ma chi volesse approfondire e mastica inglese lo trova facilmente caricato su google.




Sintetizzo: Todi viene rappresentata nel bosco e incanta animali (come una Dea); suona la Vina, come la Dea Sarasvati, anche lei raffigurata sempre in ambienti naturali idilliaci. La Vina "non è un semplice strumento musicale", ma piuttosto in certe intepretazioni è il corpo stesso della Dea Sarasvati: la Dea è la Musica, e la Musica è la Dea. E anche Todi canta e suona.
Perciò questi elementi collegherebbero Todi a Sarasvati; forse si trattava di una Dea minore, poi "assorbita" e "rispuntata fuori" nella poesia. Ad ogni modo, ho evidenziato gli elementi che collegano Todi a molte altre Dee, e ricordiamoci che:



Come al solito, è possibile ravvisare gli stessi elementi nelle più diverse Dee... 


QUI IL TESTO ORIGINALE, CHE HO TRADOTTO:


The lone lady, symbolic of love in separation or loss, is a leitmotif of ragamala paintings. Whether gathering flowers, wandering through the forest, or ruefully strumming a musical instrument, the lady yearns for her absent lover. One of the most easily recognisable and common images is that of the Todi ragini, where the lady holds a 'rudra vina' ('bin'), and is surrounded by deer. The physical attraction of bucks for human females has been used as a recurring sexual metaphor in Sanskrit poetry from antiquity. (Pal, 1978, 128) and significantly, in this image as most other Todi ragini, the lady faces the buck rather than the fawn. The musical raga is to be played in the first quarter of the day from sunrise; its expression tender and loving. It is believed that originally Todi was a song of village girls guarding the ripening fields against the deer who became so absorbed in listening, they would stop feeding (Ebeling, 1973, 60).
The delicate drawing of this image, the fineness of detail focussed on the central figure, and the minimal background, is typical of late Mughal styles. Different texts on Todi ragini allude to the lady's limbs being tinged and perfumed with saffron and camphor.

Jackie Menzies, 'Dancing to the flute - Music and dance in Indian art', AGNSW, 1997. pg. 300-302.

ALTRO APPROFONDIMENTO SULLA POTNIA THERON


tratto da



Sembra proprio che in molte aree del mondo, le forme di religiosità più antiche fossero basate sui culti della Madre Terra o della Grande Madre, e accompagnate da riti di propiziazione della fertilità monopolizzati dalle donne. Tali riti sono testimoniati dalle statuette votive neolitiche, tra cui spiccano le Veneri steatopigie (dai grandi glutei) o le Divinità dalle molte mammelle, che simboleggiavano la fecondità femminile. https://intervistemetal.blogspot.com/2018/10/introduzione-allarte-della-preistoria.html



Le donne diventavano così le uniche detentrici del rapporto con il soprannaturale, le esclusive depositarie dei misteri che legano Cielo e Terra. Il potere femminile venne sancito da istituzioni politiche e sociali in modi diversi e in epoche diverse. In particolare nel Mediterraneo esso sarebbe continuato fino all'Età del Bronzo e avrebbe caratterizzato anche la civiltà minoica, sviluppatasi a Creta dal III millennio e terminata attorno al 1500 a.c.  Al centro della religione minoica vi era una donna potentissima, Potnia, simbolo della forza generatrice femminile [...]
Il fatto che la principale figura religiosa della Grecia minoica fosse una donna assume un significato assai importante, poiché la struttura religiosa di una società plasma in larga misura il suo sistema di valori; per conoscere il ruolo della donna all'interno di una determinata civiltà è molto importante capire come venga definito dalle credenze religiose in essa prevalenti. E infatti, nella cultura cretese le donne godevano di una posizione sociale privilegiata rispetto a quella loro riservata nelle altre civiltà coeve. Non vivevano in zone segregate dei palazzi e fruivano quindi di una libertà di movimento non riscontrabile nelle epoche successive per millenni. Le donne minoiche avevano il ruolo privilegiato di Sacerdotesse https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/sciamane-e-sacerdotesse.html potevano amministrare il proprio patrimonio anche dopo essersi sposate, potevano ereditare da un congiunto e divorziare dal marito conservando la dote. Non vi sono però tracce di una successione matrilineare, se non sporadiche.
Col passaggio dalla civiltà minoica a quella micenea, sviluppatasi a Micene attorno al 1450 a.c e con il conseguente emergere della figura del guerriero, i caratteri culturali del mondo greco vanno via via modificandosi, trasformando radicalmente lo statuto sociale femminile.

Per approfondimenti vedi anche:
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/08/la-dea-madre-nelle-diverse-culture.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/le-madri-scheletro-camunda-krsodari-e.html

Gli Specchi Incantati (racconto teen horror)


Un giorno feci una scommessa con mio cugino Ben, che è uno sbruffone.
Io e mamma andiamo a trovarlo ogni anno a Taymouth, un vecchio villaggio sul mare dove ormai nessuno va più a trascorrere le vacanze, eccetto qualche turista di passaggio.
Così, lentamente, tutto è caduto in rovina, compreso il vecchio molo, che in parte è addirittura finito sott'acqua.
è una struttura insolita, quella, simile a un lungo dito scuro, contorto e avvizzito, puntato verso il male aperto.
Un tempo, durante l'estate, pare che vi si svolgesse una fiera, ma ora si dice che sia infestato dagli spettri e c'è chi giura di averci visto delle luci, di notte.
Tempo fa, la mamma e il papà di Ben gestivano un alberghetto a Taymouth, ma la crisi del turismo purtroppo li costrinse a chiudere i battenti, come dice zia Val.
Così lo vendettero e aprirono invece un piccolo supermercato. Io e mamma, comunque, siamo sempre tornate a trovarli.
Quando mamma dice "Bisogna cambiare aria" andiamo dagli zii, anche perché, da quando papà ha preso il largo, lasciandoci da sole, non sempre abbiamo abbastanza soldi per andare in vacanza da qualche parte.
Mio cugino Ben ha un anno più di me e andiamo abbastanza d'accordo: l'unico problema è che cerca sempre di dimostrare di essere il più bravo e il più coraggioso di noi due. Insomma, è uno spaccone.
Così, quando lo stuzzicai dicendo che secondo me non avrebbe mai avuto il coraggio di passare la notte sul molo infestato dagli spettri, replicò che, se solo lo avesse voluto, lo avrebbe fatto. Era caduto dritto nella mia trappola.
La scommessa era fatta.
Così una sera demmo ad intendere ai nostri genitori che saremmo andati alla festa di beneficienza della parrocchia... una di quelle riunioni noiose e interminabili, a base di salsicce bruciate e disgustose zuppe fredde, durante le quali il reverendo suonava la chitarra e la sua moglie cantava.
Dunque, invece di andare alla festa, andammo al porto, scavalcammo le barriere di protezione e ci incamminammo sulle assi marce del vecchio molo. Era agosto, la luna piena rischiarava i nostri passi e l'aria era piacevolmente calda.
All'inizio, né io né Ben avevamo paura... Ero sicura che non fosse spaventato perché capisco sempre che cosa prova, anche se tenta di nasconderlo.
Oltrepassammo pali arrugginiti, un bar in rovina, strane macchine antiquate e lo scrostato dipinto di un treno-fantasma e d'un tratto mi sentii percorrere da un brivido di paura.
Si era levato il vento e sotto di me, fra le fessure del legno, scorsi la spuma luccicante delle onde.
Credo che fu proprio la combinazione di queste due cose a farmi rabbrividere.
Ben, dal canto suo, si era ingobbito come un vecchio.
"Debbie?"
"Sì?"
"Credi sia stata una buona idea venire qui?"
"Sei stato tu a sfidarmi."
"Mmm", brontolò poco convinto.
"Andrà tutto bene", replicai bruscamente. "A meno che tu non voglia andare davvero alla festa di beneficienza."
Ben scrollò la testa, ma sapevo che avrebbe preferito ascoltare tutta la notte le canzoni della moglie del reverendo, piuttosto che stare sul molo un minuto di più.
Però resistette, e io ammirai il suo coraggio.
"Allora, che si fa?", mi domandò, facendo del suo meglio per atteggiarsi a "duro".
"Andiamo in esplorazione."
"Esplorazione?"
Sembrava inorridito.
"Sì, cerchiamo un posto dove dormire."
Attraversammo una deserta sala della tombola e ci dirigemmo verso un vecchio autoscontro.
"Attenta!", strillò Ben, afferrandomi per un braccio e impedendomi così di cadere in un buco fra le assi; sotto, brillavano le perfide onde.
Feci un passo indietro, guardando in giù. Ben tremava come una foglia.
"Questo posto è pericoloso", disse.
"Lo sapevamo", gli ricordai.
In realtà ero molto turbata. Avevo la sensazione che il vento ululasse più forte. Adesso, il risucchio delle onde che si frangevano fra i pali simili a gambe gracili mi sembrava orribile.
"Che roba è?", boccheggiò Ben all'improvviso, facendomi sobbalzare.
Eravamo dietro un baracchino sgangherato dove, in passato, una maga aveva predetto il futuro. Non riuscii a capire subito che cosa avesse attirato l'attenzione di Ben, e d'istinto abbassai lo sguardo verso il cadaverico pallore delle onde, temendo che avesse scorto un altro buco.
"Là", mi disse spazientito, indicandomi l'altro lato del molo.
Aguzzando la vista, distinsi un'insegna corrosa dalle intemperie.

SPECCHI MAGICI
ENTRATE IN UN MONDO DI TERRORE

Per qualche misterioso motivo, l'insegna era meno sciupata delle altre e la vernice non era sbiadita. Poi vidi una mano spuntare dalla porta. Una mano nodosa, vecchia e avvizzita.
E si muoveva.
Lanciai un urlo. La mano ci faceva segno di entrare. Mi voltai verso Ben.
"Hai visto?", balbettai.
"Che cosa?"
"La mano."
"Quale mano?". Sembrava terrorizzato. "Quale mano?", ripetè più forte.
"Zitto!"
"Non vedo nessuna mano..."
Guardai di nuovo la porta. La mano era scomparsa.
"Era lì, l'ho vista."
"Sicura che non fosse un'allucinazione?"
"Non lo so". Forse era così, pensai.
Forse era stato soltanto un gioco di luci.
"Allora?", domandò Ben, guardandosi attorno sconsolato.
Mio cugino è piuttosto alto e robusto per la sua età, ma in quel momento sembrava indifeso e spaventato.
"Dobbiamo trovare un posto dove dormire, e l'unico che abbia ancora un tetto è quello laggiù", dissi, indicando la sala degli specchi magici. Mentre parlavo, sentii cadere una goccia di pioggia.
Ben mi guardò di sottecchi. Capii a cosa stava pensando.
Alla mano. Anch'io ci pensavo, però ero decisa a non lasciarmi spaventare. Lanciai un'occhiata a mio cugino. E se si fosse trattato di uno scherzo? Dopotutto era stato lui a lanciare la sfida. E se fosse stata una messinscena organizzata dai suoi amici per burlarsi di me? Però sapevo che Ben era un pessimo attore: non sarebbe mai riuscito a fingere così bene di avere paura.
"Andiamo" dissi, dirigendomi verso la baracca.
Ben mi seguì in silenzio, sotto la pioggia che cominciava a cadere fitta.
"Aspetta"
"Perché?"
"C'è qualcuno, là dentro."
Ben si fermò bruscamente, tremando.
"Non ho sentito niente", replicai in tutta sincerità.
"Io sì."
"Senti, se è uno scherzo", iniziai in tono minaccioso "e se c'è qui intorno qualcuno dei tuoi amici, vedi che ti succede."
"No, non è uno scherzo", farfugliò Ben, e il suo sguardo sconvolto mi convinse definitivamente che non fingeva.
"Cos'hai sentito?"
"Un colpo."
"Che tipo di colpo?"
"Come se qualcuno battesse su qualcosa."
E in quel preciso momento lo sentii anch'io: una specie di battito sordo, pesante.
"Io entro", annunciai.
Ben mi afferrò per un braccio, ma mi divincolai e corsi via. Pochi secondi dopo ero nella sala tenebrosa.

Dapprima non riuscii a scorgere niente, poi Ben entrò di corsa e mi urtò, spingendomi in avanti e allora li vidi. Riflettevano la mia immagine in innumerevoli versioni irreali, e anche quella di Ben. Erano specchi... decine di specchi deformanti. In alcuni apparivamo bassi e grassi, come se fossimo stati schiacciati, in altri eravamo alti e magri, come se ci avessero stirati; alcuni specchi ci rendevano tondi, altri quadrati, altri ancora oblunghi e piatti...
"Sono solo specchi deformanti", dissi. "Non c'è niente da temere."
E proprio allora sentii una voce ovattata, indistinta, provenire da dietro un angolo. Mi sentii gelare. Che succedeva? Sul momento non riuscii a capire quello che diceva, ma dopo un po' la udii distintamente.
"Aiutatemi...", scandiva in tono angosciato.
"Qualcuno... mi... faccia... uscire... Vi... prego... fatemi... uscire..."
"Chi è?", bisbigliai.
"E io che ne so?", balbettò Ben battendo i denti.
"è dietro l'angolo. Andiamo"
"No, aspetta", protestò Ben, ma io mi ero già messa in moto e lui si sentì in dovere di seguirmi.
Mi fermai davanti all'ultimo specchio: era messo di sbieco, e la sua superficie era opaca, offuscata... anzi, sembrava quasi una porta. All'improvviso sentii una mano invisibile stringere la mia verso quella foschia.
"Non lasciarmi", gridò Ben, ma la mano gelida divenne una morsa d'acciaio che mi sollevò da terra e mi attirò oltre la lastra di cristallo.

Una volta dentro lo specchio, la mano svanì e mi ritrovai a vagare da sola, nella nebbia. Il pavimento era molto duro, come se fosse ghiacciato. Lentamente, le nubi di vapore si diradarono e mi resi conto di trovarmi in una specie di deserto senza fine, costellato di decine di cupole di vetro che mostravano il mio riflesso.
Non erano specchi, però: vidi me stessa neonata, poi bambina, poi col mio aspetto attuale, con quello che avrei avuto fra qualche anno e con quello che avrei avuto da vecchia, finché vidi una donna decrepita: fui certa di essere io.
Passai davanti a tutte le cupole, ma l'ultima era ancora avvolta dalla nebbia: quando infine il vapore si dissolse, mi trovai a fissare sgomenta una bara. Sapevo che era la mia.
"Cosa credi che siano?", disse una voce.
Mi girai, sperando che Ben mi avesse raggiunto, invece vidi un poliziotto. La sua divisa era un po' antiquata, per il resto aveva un aspetto normalissimo. Lì per lì mi sentii sollevata, ma poi notai che aveva uno sguardo molto strano e il mio terrore aumentò.
"Chi è lei?"
"Sono l'agente Rivers."
"Che cosa fa qui?"
"é una storia lunga". La sua voce tremava proprio come quella di Ben. L'uomo guardò le cupole di vetro.
"Che cosa credi che siano?", tornò a chiedere.
"Sembrano cupole."
"No, sono sfere di cristallo."
Lo guardai senza capire e l'agente Rivers mi rivolse un debole sorriso paziente.
"Come sarebbe, sfere di cristallo?"
"Tipo quelle di chi predice la sorte", rispose.
"Cioè... rivelano il futuro?"
"Esatto. Non te ne sei accorta?", il suo sorriso era triste, ora. "Mi dispiace che tu sia finita qui. Era da tanto che lei aspettava, ma il molo è chiuso da molto tempo, ormai..."
"Lei chi?", chiesi spaventata.
"Madame Orion... la chiaroveggente."
"E perché sono finita qui?", balbettai.
"Credo di averla impietosita", mi rispose con voce gentile. "Sa che mi sento molto solo, così avrà voluto procurarmi un'amica. Mi dispiace... Non avrei voluto che succedesse."
Restò in silenzio e io lo fissai smarrita.
"Non capisco. Ma lei che cosa ci fa qui?", chiesi alla fine.
"Resterò qui per sempre", rispose. "Sono intrappolato nello specchio e temo che lo sia anche tu."
"Per sempre?"
"Dev'essere un sogno", pensai. Mi pizzicai forte, ma mi feci male e non mi svegliai.
"Temo di sì."
Sembrava davvero molto triste.
"Ma com'è finito qui?", bisbigliai, rabbrividendo.
Quella specie di deserto era incredibilmente freddo, tanto che sulle cupole di vetro, o sfere di cristallo che fossero, si era formato uno strato di ghiaccioli.
"La arrestai. Sì, misi in prigione Madame Orion. E lei morì in cella."
"E allora?"
"Una notte, mentre ero di servizio, mi avvisarono che erano stati visti dei bambini sul molo. Era appena stato chiuso, capisci... Quando arrivai, vidi una mano che mi faceva cenno di entrare qui."
"Anch'io l'ho vista."
"Poi la mano mi afferrò... era gelida... e mi tirò oltre lo specchio. Era la mano di Madame Orion. La sua vendetta."
"Perché l'aveva arrestata?"
"Perché imbrogliava le vecchie signore, arricchendosi alle loro spalle."
"Le vecchie signore? E come?"
"Guardava in una sfera di cristallo e diceva loro che sarebbero morte il giorno successivo. Ovviamente, loro si spaventavano moltissimo e allora Madame Orion le tranquillizzava promettendo che avrebbe mutato il corso del destino, salvandole... Però dovevano pagare."
"E ne era davvero capace?"
"Macché. Era una truffa. Diceva a quelle poverette che non sarebbero morte soltanto se lei avesse distrutto la sfera di cristallo, e precisava che ogni sfera valeva una fortuna."
"E loro erano così ingenue da crederci?"
"Bhè, se erano state tanto ingenue da consultarla..."
"Come ha fatto a smascherarla?"
"Una vecchietta meno credulona delle altre la denunciò.
Così, mi nascosi nel retro della baracca dove Madame Orion prediceva la sorte e... cippirimerlo!"
Cippirimerlo... Prima di allora, avevo sentito usare questa esclamazione soltanto da mia nonna. Era un modo di dire antiquato, proprio come la divisa dell'agente Rivers.
"Però Madame Orion era davvero una strega", commentò lentamente.
"Non credo che lo fosse quand'era viva, ma di sicuro lo è diventata da morta."
"Quand'è successo tutto questo?"
"Nel 1956, l'anno in cui è stato chiuso il molo. Adesso in che anno siamo?", domandò esitante.
"Nel 1992."
"Oh...", sospirò. "Davvero?"
Per un po' restammo in silenzio.
"Dobbiamo assolutamente fare qualcosa", dissi alla fine.
"Ho già provato a supplicarla."
"Intende dire che Madame Orion è qui?"
"Le sfere di cristallo mostrano la sua vita, oltre che la nostra."
L'idea non mi piacque molto, tremavo ancora al pensiero della mia bara riflessa nello specchio.
"Le ho parlato tante volte... anche nella sfera che la mostra ragazzina... e l'ho implorata di liberarmi, ma non ha voluto saperne. Quando le parlo, si mette a ridere e dice che devo restare qui. Ma forse a te darà la possibilità di andare via. E poi, ormai sono abituato alla solitudine."
Rabbrividii. E se invece mi avesse costretta a restare lì per sempre? Sarebbe stato tremendo. Soltanto io e l'agente Rivers, fino alla fine del mondo... e oltre.
"Che cosa devo fare per vederla?"
"Basterà che pensi a lei... e apparirà nelle sfere di cristallo."
La prima sfera risuonò del pianto di una Madame Orion neonata e, spostandomi, la vidi riflessa in almeno altre venti cupole: bambina, adolescente e così via, finché arrivai a quella dove appariva nelle vesti di maga intenta a leggere il futuro.
"Madame Orion", chiamai, ma lei non mi degnò di un'occhiata. Stava leggendo la mano di una vecchia signora e mi chiesi se stava per estorcerle del denaro.
"Eh sì. Temo proprio che lei morirà domani."
"Morirò?" La signora inorridì. "Ne è sicura? Non si può fare nulla, Madame Orion?"
"Be'..."
"La prego, mi aiuti!"
La donna era agitatissima.
"Potrebbe essere molto costoso", azzardava cauta Madame Orion.
"Non importa, pagherò qualsiasi cifra..."
"Bene..."
L'immagine si offuscò e tremolò. Via via che le clienti andavano e venivano il sorriso di Madame Orion diventava sempre più soddisfatto.
E finalmente, restò sola.
"Madame Orion", la chiamai angosciata. "La prego, mi ascolti!"
Alzò lo sguardo con una smorfia maligna.
"Sento voci nella mia testa? Voci dal futuro?"
"Soltanto una voce. La mia. Sono intrappolata in un posto creato da lei. Insieme all'agente Rivers."
Madame Orion ridacchiò maliziosa.
"Mica posso prevedere il futuro, chiunque tu sia. Mai stata capace."
Ridacchiò di nuovo, poi aprì un cassetto, ne estrasse un fascio di banconote e cominciò a contarle.
"Prova quand'è più vecchia", mi suggerì l'agente Rivers. "Poco prima che muoia."
Corsi fino alla penultima sfera e la chiamai a gran voce. Piano piano, la nebbia si diradò, e vidi Madame Orion seduta in una cella e scossa da violenti colpi di tosse. Battei i pugni sulla cupola e la donna si prese la testa fra le mani, come se le facesse male. Battei ancora, ormai in preda al panico. Mi guardai intorno e non vidi che le cupole e l'agente Rivers: il resto era un deserto sconfinato.
No... quella donna non poteva costringermi a restare lì per sempre. Ripresi a picchiare sul vetro.
Finalmente Madame Orion alzò lo sguardo, sempre stringendo la testa fra le mani.
"Che succede? Cos'è questa voce dentro di me?"
"Sono Debbie."
"Chi?"
"Debbie Hardcastle. Sono imprigionata nello specchio insieme all'agente Rivers."
"Lui? Maledetto!"
"Mi lasci uscire!"
"Non so chi tu sia", mormorò, "ma sento di possedere poteri insospettati. Mi ero sempre creduta un'imbrogliona.
"E lo era!", gridai.
"Ma il mio odio per quel poliziotto era così forte che ho pensato e pensato e pensato... e sai che cos'è successo?"
"Sì, so dov'è andato a finire. E io sono qui con lui."
"Sei giovane?"
"Ho dieci anni!"
"è davvero triste, carina", disse lei con voce orribilmente mielosa.
"Triste?"
"Sì. Se sei insieme all'agente Rivers, devi essere morta."
"Morta?"
Ero atterrita.
"Oh, sì. L'agente Rivers non è mai stato ritrovato. Così l'hanno dato per morto. Merito mio. Perciò anche tu devi essere morta. Chi tristezza... così giovane. Ma ora va' via, spiritello. Non ho tempo per te... e nemmeno per lui."
Riprese a tossire. "Sto per morire anch'io. Me lo sento nelle ossa."
Rise. "Ho pensato tanto agli specchi, sai? A quanto sarebbe bello se potessero far scomparire la gente... la gente che non mi piaceva. Si possono fare tante cose con la forza del pensiero, lo sai, spiritello?"
Rise e tossì ancora. Io ripresi a battere i pugni sul vetro, perché avevo capito che erano i miei colpi a causarle il mal di testa.
"Basta!"
"Lei non mi conosce. è stato il suo fantasma a chiudermi qui."
"Allora parlane col mio fantasma", rantolò lei. "Io non sono ancora morta."
"Dov'è?", gridai, continuando a battere sulla sfera.
"Laggiù", disse l'agente Rivers, alle mie spalle. "Guarda nella prossima sfera."
Disperata, corsi verso l'ultima cupola, che sembrava un po' più grande delle altre. Era avvolta da un vapore che si dissolse lentamente, lasciandomi intravedere un cimitero con una tomba. Non c'era una lapide, non una croce e nemmeno una targhetta col nome: soltanto un tumulo di terra, coperto di erbacce e di cardi.
Mentre guardavo quella tomba con grande tristezza, qualcosa emerse dagli sterpi: dapprima mi sembrò una voluta di nebbia, ma poi capii che si trattava di una mano. Era la mano di Madame Orion, che puntò verso di me un indice minaccioso.
"Perché?", domandai a Rivers.
Per tutta risposta, si strinse nelle spalle e allora il dito si puntò verso di lui. Se prima l'agente mi era sembrato a disagio, adesso era estremamente nervoso. Allora capii. C'era qualcosa che non sapevo.
"Come mai?", chiesi.
"Come mai che cosa?", replicò bruscamente.
"Perché quel dito è puntato contro di lei?"
"Non lo so. Per ribadire che si è vendicata, forse."
"No... c'è qualcos'altro, vero?", dissi severa.
Per un momento credetti che l'agente Rivers non mi avrebbe risposto, ma dopo una lunga pausa si decise finalmente a parlare.
"E va bene."
"E va bene che cosa?"
"è evasa."
"Vuol dire che non è morta in prigione?"
"No. Saltò giù dal furgone mentre la trasferivano al carcere di Holloway."
"E sparì?"
"Per un po'. La ritrovammo pochi giorni dopo. Il molo era appena stato chiuso, e lei si era nascosta nella sala degli specchi."
"Così la catturaste di nuovo?"
"No... no", si voltò verso la cupola.
"Guarda pure. Tanto, prima o poi, le sfere te lo mostrerebbero."
La nebbia tornò a diradarsi e nella cupola vidi la sala degli specchi deformanti... e là, rannicchiata pateticamente in un angolo, c'era Madame Orion, scossa da brividi violenti. A un tratto sentì un tonfo, come di un calcio sferrato contro un porta, e l'agente Rivers entrò di corsa nella sala. La donna si alzò e fuggì, e il poliziotto la inseguì fra gli specchi deformanti. Mentre correvano, le loro immagini riflesse continuavano a mutare grottescamente.
A un certo punto, Madame Orion inciampò e cadde, finendo contro uno degli specchi e spaccandolo.
Una scheggia le piombò su un polso.
Inorridita, distolsi lo sguardo e, quando tornai a guardare il cristallo, vidi Madame Orion ritta sul parapetto del molo.
La donna si rivolgeva con aria supplichevole all'agente Rivers, che scuoteva la testa. Dove prima c'era la sua mano... be', lasciamo perdere. Udii a stento le loro voci.
"La prego... mi lasci andare."
"Deve venire con me. è in arresto."
L'agente non sembrava affatto impietosito, ma freddo e risoluto.
"La mia mano..."
"Lei ha infranto la legge", disse rigido il poliziotto. "Se si è ferita, è soltanto colpa sua."
"La supplico, mi lasci andare", singhiozzò la donna. "Non ci resistevo, chiusa in cella."
"Venga giù."
"No", urlò lei, e si lanciò in mare. Però l'immagine non svanì; come se fosse una telecamera, lo specchio inquadrò le assi del molo e scivolò indietro, fino alla sala degli specchi. Là, sul pavimento, in mezzo alle schegge, c'era la mano. Aveva l'indice puntato. Dopodiché, una densa nebbia avvolse l'immagine.
"D'accordo, sono stato duro con lei", sussurrò l'agente Rivers. "Era soltanto una vecchia e avrei potuto lasciarla andare. Ma si era comportata male, molto male, e io avevo l'incarico di far rispettare la legge. E comunque, dopo quel terribile incidente, dovevo prenderla in custodia per farla ricoverare."
La sua voce si spense.
"Così è morta", dissi con aria cupa.
"è morta maledicendomi, lo so", replicò lui.
"Un momento", sibilai, "C'è qualcosa che esce dal cristallo."
E qualcosa c'era per davvero. Dalla nebbia uscì la mano mozzata, stringendo fra le dita un foglio e una penna.
Posò il foglio su quel terreno desolato e scrisse
"Vattene. E portatelo via."
Poi sparì. Mi guardai intorno e la rividi nell'ultima sfera, che ci faceva cenno di avvicinarci.
"Da questa parte", mormorai.
"Ma..."
"Non vuole uscire?", guardai sorpresa l'agente.
"Sono rimasto congelato nel tempo... devo essere molto vecchio", ribattè inquieto.
"Nel mondo esterno, avrei 96 anni. O..."
"O che cosa?"
Alzò le spalle.
"Non importa. Seguiamo la mano. Qualunque cosa sarà meglio che restare qui."
"Qualunque cosa? Ne è certo?", replicai, rabbrividendo.
"Sì, ne sono certo", rispose, con aria triste.
Raggiungemmo la cupola e ci fermammo. La mano era ancora lì, che ci chiamava, e d'istinto capii cosa dovevamo fare. Afferrai il poliziotto per una manica e insieme a lui attraversai il cristallo. Non incontrammo resistenza: fu come camminare in uno strato di gelatina.
Eravamo già immersi nella cupola, quando sentìì Rivers indietreggiare.
"Aspetta", disse.
"Che succede?"
"Ho paura."
"Di che cosa?", sbottai, ansiosa di muovermi.
"Di quello che potrei trovare dall'altra parte", fu l'esitante risposta.
Ma ormai quasi non lo ascoltavo. Gli diedi uno strattone.
"Niente può essere peggio che tornare là dentro" dissi spazientita. "Non crede?"
"Non lo so."
Balzammo fuori accompagnati dal fragore dei vetri infranti e, voltandomi, vidi che ero uscita dallo stesso specchio nel quale ero stata attratta. Il vetro si era rotto e le schegge erano sparpagliate sul pavimento.
Ruotai su me stessa: Ben era davanti a me, con gli occhi fuori dalle orbite.
"Grazie al cielo!", esclamò. "Dov'eri? E che cos'è successo a quello specchio? Mi era sembrato che uscissi da là dentro, ma in realtà c'eri nascosta dietro, eh? Ma come hai fatto? è mezz'ora che ti cerco. Guarda che se è uno dei tuoi scherzi..."
"Sono stata via soltanto mezz'ora?"
Ben guardò nervosamente l'orologio.
"Sì, più o meno. Senti, che cosa cavolo..."
"Ben", dissi con aria fiera, "ti presento l'agente Rivers."
"Chi?"
"L'agente Rivers. L'ho appena liberato..."
Mi girai e rimasi di sasso. Il poliziotto era scomparso. Per terra, al suo posto, c'era solo un mucchietto di polvere.
 

Vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/gli-spiriti-delle-acque-racconto-horror.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/a-luce-spenta-incipit.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/09/lo-schiavo-di-garry-kilworth.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/lhorror-non-ha-eta.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/il-bacio-del-vampiro-gli-stralci-piu.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/monster-di-christopher-pike.html

Epona e il Culto dei Venti

Info tratte da



La Dea celtica Epona era la Protettrice dei cavalli e delle stalle, il cui nome deriverebbe da "Epo", una parola gallica che significa "cavallo".

Questa Dea venne adorata molto anche dai Romani.
Giovenale (Satire VIII,155) scrive "Giura che la sola Epona è effigiata sulle stalle odorose"
Apuleio ("Metamorfosi, III, 27") menziona l'Aedicula posta nelle stalle, con la rappresentazione della Dea.
Minuccio Felice ("Octavianus, XXVII, 7") descrive il rapporto tra questa Dea equina e la pastorizia (1): "Avete reso sacri con la vostra Epona voi e tutti gli asini nella stalla" (2)

La Dea veniva raffigurata su un cavallo o posta vicino ai cavalli, con vari oggetti come la cornucopia, emblema di abbondanza e simbolo di un'altra Dea celebre: Rosmerta;
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/irlanda-7-divinita-femminili-panceltiche.html


in zone di influenza gallo-romana era assimilata a Cerere.

Epona aveva anche una valenza funeraria (era una Dea psicopompa), venerata dai soldati (che sapevano di poter morire ad ogni istante).
In epoca tardomedioevale la Dea venne assimilata ad Hera\Haerecura (su iscrizioni rinvenute in Svizzera e nella Gallia cisalpina)
"L'antico nucleo funerario che è stato individuato nell'omonima Hera greca riaffiorava in maniera duratura. Ancora al principio del '400 i contadini del Palatinato credevano che una Divinità di nome Hera, portatrice di abbondanza, vagasse volando durate i 12 giorni tra Natale e Epifania" (C. Ginzburg "Storia Notturna. Una decifrazione del sabba")

Nota di Lunaria: la primigenia Hera, agli inizi, era molto più potente di Zeus (e anche Giunone lo era, rispetto a Giove) Erano Dee dall'aspetto battagliero e meteorologico, non ancora sposate con divinità maschili ("farle sposare" a Zeus e Giove serviva, simbolicamente, a metterle sottoposte all'autorità maritale)
Hera, legata a Diana, da cui Herodiana (in seguito trasformata in Erodiade) era la Dea Notturna per eccellenza, che soprintendeva al noto "Corteo di Diana" in cui le "donne perverse", votate a Satana, cavalcavano certe bestie al seguito della Dea dei Pagani.


Per altri approfondimenti vedi:


 https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/perchta-holda-diana.html

"E così il cerchio si chiude, la Diana Paganorum Dea immaginata e poi raffigurata sempre a cavallo di animali al galoppo, espressione più concreta della demonizzazione cristiana del culto precedente, deve essere intesa come "un'interpretatio romana di Epona o di qualche sua equivalente locale (...) Ora, le più antiche testimonianze sulla cavalcata di Diana provengono da Prum, da Worms, da Treviri, ossia da una zona in cui è stata rinvenuta una gran quantità di raffigurazioni di Epona, a cavallo o accanto a uno o più cavalli" (Ginzburg)

Nota di Lunaria: un'altra Dea cavalcante è Rhiannon e la sua versione "umanizzata", Lady Godiva; talvolta anche Athena viene associata al cavallo alato

Lady Godiva

https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/atena.html


(1) Sappiamo da Lattanzio, e quindi da una fonte cristiana, che i Pagani veneravano il Vento riconoscendogli "valenze fertilizzatrici"; tale ideologia viene fatta propria dai cristiani a partire da quel periodo fino alla Scolastica dell'Aquinate... perché lui stesso cita i venti fertilizzatori! E la cosa divertente è che questa idea è presente anche nel corano!

Ne avevo già parlato:


"Ma nel corano, l'aria è presente soprattutto sotto forma di soffio vitale e di vento, l'aria per eccellenza nella sua qualità di elemento cosmologico. Il vento è designato dal singolare "rih" o dal suo plurale "riyah"; curiosamente, viene impiegato anche al participio attivo al plurale femminile: al-'asifat, "quelle che soffiano in tempesta"

Nota di Lunaria: peraltro, concetto femminile anche per i Greci. Vedi Aello/Licotoe, apportatrice di tempeste

I venti, in generale, sono inoltre definiti fecondativi, lawaqih (*) e come tali si oppongono al vento sterile (rih 'aqim) e distruttore.

(*) Nota di Lunaria: concetto presente nell'antichità, e che passò anche nel primo cristianesimo. Vedi Lattanzio e Tommaso d'Aquino e il culto del vento, citato anche da Robert Graves nel suo libro "La Dea Bianca": https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/la-dea-bianca-gli-stralci-piu-belli.html
Anche alcune creature del Piccolo Popolo sono legate al vento:
https://intervistemetal.blogspot.com/2020/02/il-piccolo-popolo-del-vento-e-il-culto.html


La Dea era anche connessa col vento. La Dea Bianca Cardea era preposta ai quattro venti cardinali, il più importante dal punto di vista mitologico era il vento del Nord, oltre il quale si trovava il castello stellare della Dea, presso il cardine polare dell'universo.
Fischiare tre volte in onore della Dea Bianca è il sistema tradizionalmente usato dalle streghe per suscitare il vento: "Io ti darò un vento/E un altro io.../ E tutti i punti cardinali conosciuti sulla bussola del marinaio" dicono le streghe nel Macbeth. (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/04/il-simbolismo-esoterico-del-macbeth.html)


Riporto il brano:

Entrano le TRE STREGHE

1ª STREGA - Dove sei stata di bello, sorella?
2ª STREGA - A scannar maialetti.
3ª STREGA - E tu, sorella?
1ª STREGA - La moglie d'un capitano di mare aveva in grembo  un bel po' di castagne, e masticava e poi rimasticava:
"Dammene" - dico "Via, strega, va'via!", grida quella rognosa naticona. Il marito è salpato per Aleppo al comando d'un barco a nome "Tigre"; e lo farò, lo farò, lo farò! 2ª STREGA - Io ti do il vento.
1ª STREGA - Grazie. Sei gentile.
3ª STREGA - E io un'altro.
1ª STREGA - Grazie pure a te.
Tutti gli altri li ho io al mio comando, ed anche tutti i porti dove soffiano, e le quarte che sono a loro note segnate sulle mappe delle rotte. Voglio ridurlo secco come fieno e far che mai sulle sue stracche ciglia  discenda sonno, né giorno né notte; deve vivere come un fuorilegge, stanco ed affranto; dopo aver vegliato novantanove volte sette notti, dovrà languir di fame, allampanato, da ridursi allo stremo delle forze; sarà squassato da mille burrasche.
(Mostra loro qualche cosa) Guardate qui che ho.
2ª STREGA - Sì, sì, vediamo.
1ª STREGA - È il dito pollice d'un timoniere naufragato nel suo ritorno a casa.
(Rullo di tamburo all'interno)
3ª STREGA - Un tamburo! È Macbeth!
TUTTE E TRE - (In ridda) 
"Così le tre fatidiche sorelle, la mano nella mano, per mare e terra van girovagando, in giro, giro tondo, tre volte intorno a te, tre volte intorno a me, e per far nove ancor tre volte tre". Silenzio!... Il sortilegio s'è compiuto!"


Lo stretto legame tra Dea e venti è mostrato anche nella credenza che le cavalle (come si è detto, animale lunare [connesso ad Epona]) possano concepire solamente esponendo al vento il posteriore. Questa credenza è ripresa anche da Varrone, Plinio e Columella, mentre Tolomeo attribuisce al solo Zeus che regna sul Nord "i venti che recano la fertilità", e uno dei titoli di Zeus era Boreo.

Tracce di un culto palestinese del vento del Nord si trovano in Isaia XIV 13, Ezechiele I, 4, Salmi XLVIII, Giobbe XXXVII. Il cristiano Lattanzio alla fine del III secolo, vede nella fecondazione delle cavalle un'analogia col concepimento della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo.
Anche Tommaso d'Aquino cita i venti fecondatori: a suo parere, il vento renderebbe i feti dei feti femmina...

"E il fatto che ne derivi una femmina può dipendere dalla debolezza della virtù attiva o da una indisposizione della materia o da una trasmutazione causata dal di fuori, per esempio dai venti australi che sono umidi, come dice il Filosofo [De gen. animal. 4.2]"

Secondo l'Odissea, la sede dei venti, ossia il centro del culto di Borea e dei suoi fratelli si trovava sull'isola Eolia; ma il culto di Borea oltre che al Nord di Atene, si diffuse anche a Ovest (si sa che era venerato anche presso i Turi Italici) ed è probabile che abbia raggiunto anche la Spagna. Nella tarda classicità l'isola Eolia di Omero fu identificata con Lipari, che era stata colonizzata dagli Eolici.

Senza contare, poi, che il vento distruttore che causava malattie era temuto e venerato anche nel culto della finnica Launawater e del sumero Pazuzu:

"I Demoni erano rappresentati in varie forme (pantera, serpente, leone); si pensava che assumessero anche la forma del Vento del Sud o delle tempeste di sabbia.
Pazuzu era figlio di Hanpa; siccome il nome è di difficile etimologia, si pensa sia di origine straniera. Ha quattro ali, una faccia sovrastata dalle corna, mani con zampe di leone, gli arti inferiori come zampe di uccello (come Lilith).


Pazuzu ha una coda con pungiglione di scorpione, in grado di inoculare il tifo e il pene con testa di serpente. è personificazione del "Vento violento", "Signore dei demoni del vento malefico". Era adorato e temuto; le sue statuette avevano la funzione di impedire agli altri demoni di nuocere.
"Che Egli fermi il passo malvagio dei suoi fratelli" recita una didascalia.

Su una statuetta di Pazuzu si legge:

"Io sono Pazuzu, figlio di Hanpa,
re dei cattivi spiriti dell'aria, che sorge dalle montagne sferzate dalla tempesta, sono proprio io!"


e ancora:

"Colui che rivaleggia con tutti gli altri venti, colui che avanza tuonando con furia di uragano, la cui vista è terribile, colui che governa le regioni del mondo, che devasta le chiare montagne."
Anche qui... il corano mantiene la credenza politeista del vento fecondatore e distruttore...

Che Allah fosse associato ai venti, esattamente come lo Jahvè ebraico è attestato più volte, e questo lascerebbe intendere che originariamente fosse proprio un Dio connesso non solo agli uccelli ma anche al vento: il vento si alza per ordine di Dio, le navi vengono sospinte, le nuvole viaggiano verso terre scarse d'acqua, arriva la pioggia; un Dio dei venti è quasi sempre associato alla pioggia, e questa è vista come fecondativa della "Madre Terra".

Per saperne di più, sugli Dei spermatici della pioggia, vedi tutto il capitolo di Mircea Eliade in "Trattato di Storia delle religioni"; ne cito giusto qualche stralcio:

"Vedremo fra breve che l'altissimo, il lucente, il cielo, sono nozioni esistite più o meno manifestamente nelle espressioni arcaiche con le quali i popoli civili esprimevano l'idea di divinità. La trascendenza divina si rivela direttamente nell'inaccessibilità, l'infinità, l'eternità e la forza creatrice del cielo (pioggia). Il modo di essere celeste è una ierofania inesauribile. Di conseguenza tutto quel che avviene negli spazi siderei e nelle regioni superiori dell'atmosfera  -  la rivoluzione ritmica degli astri, le nuvole che si inseguono, le tempeste, il fulmine, le meteore, l'arcobaleno  -  sono momenti di questa medesima ierofania. Quando si sia personificata questa ierofania, quando le DIVINITA' DEL CIELO si siano rivelate, prendendo il posto della sacralità celeste come tale, è difficile precisare. Una cosa però è certa, che le divinità celesti sono state, fin dall'inizio, divinità supreme; che le loro ierofanie, diversamente drammatizzate dall'esperienza mitica, sono rimaste, in seguito, ierofanie uraniche; e quella che si potrebbe chiamare la storia delle divinità celesti è in gran parte la storia delle intuizioni di ‘forza’, di ‘creazione’, di ‘leggi’ e di ‘sovranità’."

Praticamente tutti gli Dei maschili sono legati alla pioggia - per similitudine con l'uomo che penetra nel grembo femminile della donna (la "terra") con la sua "pioggia". Riporto giusto la figura di Zeus, il Dio noto a tutti, ma Mircea Eliade elenca dozzine di altri Dei del pantheon africano o aborigeno, e tutti spermatici:

"Zeus comanda le fonti della fertilità, è padrone della pioggia. E' ‘creatore’, in quanto ‘fecondatore’ (talvolta è anch'egli un toro; confronta il mito di Europa). Ora questa ‘creazione’ di Zeus deriva anzitutto dall'intero dramma meteorologico, e specialmente dalla pioggia."

Lo stesso Allah usa il vento per sterminare il paese degli 'Ad (per 7 notti e 8 giorni). Curiosamente nelle sure della Rivelazione, i venti di tempesta ('asifat) sono invocati nei giuramenti, insieme ad altri fenomeni cosmologici.

Direi quindi che anche questo passaggio mostra la base politeista sulla quale si andò formando il culto monoteista che assemblò in sé questo o quell'elemento: in particolare l'idea dei venti buoni, associati alla "spermatica" acqua e quella dei venti cattivi associati al fuoco o al ghiaccio, che rappresentano la collera divina.

(2) Per un certo periodo, si pensava che i cristiani adorassero delle teste d'asino. Lo sappiamo da Tertulliano 😃

Lo Zohar descrive come Balaam (personaggio biblico legato all'asino) (°) si insudiciò accoppiandosi con l'animale per poi dedicarsi alle sue divinazioni. Avrebbe sacrificato un serpente schiacciandogli testa e lingua, bruciando erbe come incenso e parti. Avrebbe poi tracciato un cerchio chiamando gli spiriti che gli rivelarono tutto ciò che sapevano dal "Lato del Dragone Celeste"; il riferimento al Dragone ci fa immediatamente pensare all'Asia e infatti lo Zohar designa la stregoneria come "Sapienza dell'Oriente"

(°) Altro animale "strano", connesso molto di più al cristianesimo (Gesù cavalca un asino) che non all'ebraismo.  Ne avevo parlato qui: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/12/lasino-e-seth.html
la cosa curiosa è che troviamo in Tertulliano che i primi cristiani erano ritenuti adoratori di un Dio... Asino, o meglio di una testa d'asino ("Caput asininum" nel testo latino originale)





Una sorta di riferimento al Baphomet, la mostruosa testa adorata poi dai templari che ha fattezze che potrebbero ricordare un asino? Tra l'altro lo stesso Tertulliano ammette che i Giudei ebbero il culto dell'asino: "Essi conclusero che anche noi, come affini ai Giudei, siamo iniziati al culto di quello stesso idolo..."

Quindi gli ebrei, oltre al Toro (https://intervistemetal.blogspot.com/2018/05/israele-esoterico-7-amuleti-e-toro-nel.html), adorarono anche l'Asino?


Non mi risulta che qualcuno abbia fatto uno studio sul rapporto "asino/primo cristianesimo", per cui mi limito solo a dire che "c'è sotto qualcosa" anche in riferimento alla storia dell'asina di Balaam e all'asino cavalcato da Gesù.

Forse il significato vero della vicenda (il simbolismo vero, legato all'asino) è ormai del tutto perduto, ma, basandoci su Tertulliano, non possiamo neanche escludere che, per un periodo, sia gli ebrei sia i cristiani adorassero effettivamente delle teste d'asino ed è inquietante quel muro affrescato con un graffito raffigurante un uomo crocifisso con la testa d'asino:





è poi noto che nell'opera di Shakespeare, Bottom (poi amato dalla regina delle fate Titania) venga trasformato in un uomo con testa d'asino... che Shakespeare fosse a conoscenza del dettaglio raccontato da Tertulliano?



Manco a dirlo, nel corano si trova il riferimento a una "sacra cammella", la "cammella di allah" (Naqat Allah) - vedi la sura XCI, "L'astro diurno":

"Aveva implorato il rasul [profeta, messaggero] del dio: la cammella del dio, lasciatela bere! Ma lo schernirono come impostore", e avendo i Thamud maltrattato questa cammella inviata da allah, come "segno di missione", tale dio li stermina, in segno di punizione. ("Li maledisse il loro Signore e li annientò. Non si inquietò affatto della loro scomparsa.")




Un riferimento molto strambo, questo della cammella di allah, che anche oggigiorno viene pubblicizzato davvero poco, in campo islamico... forse perché rimanda ad uno scomodo passato politeista e totemico, se non di pura idolatria dei cammelli.

Nel commento coranico che ho visionato io, ci si limita solo a scrivere "simbologia magico-religiosa?"



Stralcio tratto da



"In epoca pre-islamica era considerato verosimilmente un animale sacro: lo testimoniano alcune leggende oltre alle descrizioni dell'animale nella poesia dell'epoca e il fatto che venisse sgozzato ritualmente in occasione del pellegrinaggio pagano alla Mecca. Per designare questo animale tanto importante l'arabo classico conosce più di 160 termini di cui solo 2 figurano nel corano: ba 'ir, ibil e jamal col suo plurale jimala, tutti termini che rimandano alla specie; inoltre naqa, impiegato per la femmina e 'ishar che indica una cammella gravida di 10 mesi."
La cammella assume anche un significato escatologico: preannuncia l'arrivo del giudizio di allah sul mondo:
"'Ishar compare in relazione ai segni annunciatori della fine del mondo: saranno trascurate le cammelle prossime al parto, delle quali abitualmente si ha gran cura".


Da notare come il simbolo del cammello sia stato usato anche da Gesù per la sua celebre parabola sul ricco che non entrerà nel regno dei cieli...
Tutti indizi di un collegamento esoterico/mistico del cammello al dio cristiano annunciato da Gesù o al dio islamico di maometto? Difficilmente oggi giorno possiamo capire al 100% questo simbolismo, ormai andato perduto. Eppure, come già facevo notare commentando Tertulliano, anche l'asino aveva un simbolismo "sospetto"... dal mio punto di vista non è da escludere e ci metterei quasi la mano sul fuoco, che sia il cammello che l'asino fossero, secoli fa, venerati come Dei, in ambiente pre-islamico e semita. Con l'arrivo dei "riformatori religiosi" (Gesù e maometto) questi simboli sono stati mantenuti anche se "annacquati" e comunque "resi subordinati" al dio di Gesù e all'allah di maometto.
Si ricordi che i primi cristiani erano stati accusati dai Pagani di adorare le teste d'asino (animale cavalcato da Gesù...), e abbiamo un affresco che riporta un asino crocifisso...

Del resto il dromedario era rappresentato anche nell'arte yemenita pre-islamica. https://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/arte-e-scultura-nellantico-yemen.html

Cosa lasciava intendere che il dio allah avesse scelto di manifestare il suo potere mandando una cammella che tale popolo - i Thamud - dovevano venerare e che al loro rifiuto vengono sterminati da tale dio? 

Credo che il "senso logico simbolico" della vicenda sia decisamente andato perduto (e probabilmente andò perduto anche nei primi decenni della diffusione dell'islam...) e oggigiorno resta come uno strambo riferimento al quale gli esegeti non daranno mai una risposta soddisfacente.


E notate bene che l'asino è associato alle Dee, in Oriente!




Come mai anche i cristiani hanno - ancora una volta - un altro elemento preso dal culto delle Dee?!


Per un approfondimento sul simbolismo del cavallo, vedi:
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/il-simbolismo-del-cavallo.html

APPROFONDIMENTO SULL'UNICORNO

tratto da
 


L'unicorno era una creatura associata alla Luna. era saggio e bello, rappresentava la purezza, la gentilezza, la protezione, ed era un iniziatore per le donne (nota di Lunaria: il riferimento al cavallo alato, c'è anche nel cartoon di Sailor Moon; si veda il ciclo di "Sailor Moon e il mistero dei sogni" dove Pegaso proteggeva la piccola Chibiusa e vegliava sui suoi sogni)





Vi sono molte descrizioni diverse per forma e dimensione che variano dalla capra al cervo, ma l'immagine che è rimasta più viva di altre è quella di un cavallo bianchissimo con un solo corno sulla fronte. Il corno, che era dritto o a spirale, era chiamato "alicorno"; era bianco alla base, nero nel mezzo e rosso in punta, i colori associati alle figure lunari femminili. L'alicorno ha la caratteristica di proteggere e di rendere innocuo ogni veleno avendo il potere di trasformare. Nella mitologia dell'Antica Roma l'unicorno era associato a Diana, cacciatrice che guidava un cocchio tirato da otto unicorni. L'unicorno era considerato un animale nobile e intelligente, che viveva da solo nel cuore delle foreste come guardiano e protettore delle altre creature silvestri. Troppo selvatico e pericoloso da cacciare in maniera consueta, vi era un solo modo per catturarlo: usare una fanciulla come esca; a volte seduta e vestita a festa, altre volte nuda e legata a un albero contro la sua volontà. Attratto dalla purezza della fanciulla, l'unicorno appoggiava la testa sul grembo per farsi accarezzare e veniva così catturato o ucciso. La punta rossa del suo corno può essere il simbolo della trasformazione avvenuta con il risveglio della pubertà e dell'esperienza sessuale.

L'unicorno porta il menarca alla fanciulla, offrendo il corno a spirale con le fasi e i colori della Luna. L'unicorno non era richiamato dalla fanciulla, piuttosto le portava in dono dell'essere donna. Il simbolo fallico del corno potrebbe suggerire che, come il serpente, l'unicorno era considerato il primo partner sessuale della donna che le portava l'inizio del ciclo. Si credeva che ogni volta che un unicorno moriva, un po' di magia lasciasse il mondo. Nel mondo moderno, in cui le energie femminili sono state represse, ci sono pochi unicorni. Forse è giunto il tempo di richiamarli.



Nota di Lunaria: da notare come la Grande Madre tenga in mano un corno...




  https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/le-dee-con-la-corna-e-la-falce-di-luna.html