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Eugène Ionesco (1912-1994) nacque a Bucarest. Si trasferì a Parigi nel 1945.
Conobbe il successo nel 1950 con le sue prime opere concepite come "Antiteatro": "La Cantatrice Calva" e "La Lezione".
Seguirono "Le Sedie", "Il Nuovo Inquilino", "Assassino senza movente", "Il Rinoceronte", "Il Solitario", "L'uomo con le valigie", "Gioco al massacro", "Macbeth", "Questo formidabile bordello".
Per le sue caratteristiche, il teatro di Ionesco, insieme a quello di Samuel Beckett, è stato definito "Teatro dell'Assurdo": i suoi drammi mettono in scena vicende volutamente assurde e senza senso, con personaggi che interagiscono con dialoghi inconcludenti e pieni di banalità (cioè, la massa normaloide dei nostri tempi. Nota di Lunaria)
Dietro la comicità paradossale Ionesco evidenzia la tragicità della condizione umana, ridicolizza i comportamenti borghesi, mostra la riduzione dell'uomo a oggetto come ogni prodotto industriale.
Il teatro di Ionesco, denunciando l'incomunicabilità, è una satira dei mezzi espressivi del teatro e dell'arte.
"La Cantatrice Calva" è una commedia in un atto che fin dal sottotitolo "Anticommedia" mostra l'intenzione di uscire dai canoni tradizionali, anche se ne ricalca la struttura, in apparenza, ma il titolo non ha alcun collegamento col contenuto, le scene si succedono senza un criterio di consequenzialità logica, manca una trama, l'opera si conclude come è cominciata, segnalando la reale inconsistenza della vicenda.
Ionesco trasse ispirazione da un manuale di conversazione per imparare l'inglese, dove lesse una serie di banalità proposte come specchio del mondo reale: ricopiando le frasi per impararle a memoria, la commedia si era scritta "da sola": credeva di aver fatto una tragedia del linguaggio, invece risulto irresistibilmente comica.
Decise di darle il titolo "La Cantatrice Calva" perché, dichiarò, "non essa non compare nessuna cantante, né calva né capelluta."
"La mia intenzione era di svuotare le parole del loro contenuto, di designare il linguaggio, vale a dire di abolirlo. Cercai di trovare i cliché più triti, di esprimere il vuoto, insomma di esprimere l'inesprimibile. Quel testo era proprio un'opera drammatica: non c'era azione, è vero, non c'era intrigo, non c'erano i personaggi, ma un linguaggio che si faceva persone, movimento, ritmi"
La vicenda è costituita soltanto da una conversazione in cui i personaggi parlano senza seguire una logica consequenziale, ripetendo luoghi comuni e banalità stereotipate, mostrando la loro mediocrità piccolo-borghese con le loro ridicole convenzioni.
La commedia è la presentazione di tre momenti successivi della conversazione: prima i coniugi Smith da soli nel salotto della loro casa; poi, con l'arrivo dei coniugi Martin che vengono a far visita, nasce una serata mondana in cui la noia viene mascherata con un finto divertimento per le sciocche storielle raccontate e con un inspiegabile litigio; infine, dopo il passaggio di un estraneo capitato per caso, la conversazione riprende con le stesse battute della prima scena.
L'epilogo è un antiepilogo perché non c'è niente che debba venir concluso.

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