Mongolia: Soyombo,Tengri, Khoomii, Sciamani, Ovoo!

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Purtroppo non sono ancora riuscita a riportare ciò che mi interesserebbe riportare sulla Mongolia, trascrivendo le pratiche pagane che si trovano scritte qui

Su questo post, che aggiornerò quando avrò completato tutto l'argomento, riporto, in sintesi, la simbologia del Soyombo + altri collegamenti

Soyombo:


simbolo della Mongolia. Il Soyombo simboleggia la libertà e l'indipendenza. 

- Il fuoco simboleggia la rinascita, la fiamma dei Mongoli; sono tre fiammelle perché simboleggiano la prosperità del popolo nel passato, presente, futuro.
- Il cerchio rappresenta il sole, che è "la Madre" del popolo mongolo; la falce di luna rappresenta "il Padre".
- I due triangoli significano "morte ai nemici"
- I due rettangoli simboleggiano la rettitudine morale
- Al centro, c'è il simbolo della cultura asiatica: due "pesci" con gli occhi aperti, a simboleggiare attenzione e solidarietà, con l'unione di uomini e donne.
- Le due fasce verticali simboleggiano i muri di una fortezza.

Nota di Lunaria: credo sia utile aggiungere un paio di spunti interessanti, sulla falce di Luna.
Questo è il simbolo del Dio del cielo Tengri:


Tengri era il Dio adorato dalle popolazioni turche e mongole.

Non a caso, la mezzaluna "fu poi adottata" come simbolo dell'islam; nel corano non si parla di "mezzaluna" per alludere a dio.

Riporto qui un estratto preso da Mircea Eliade, "Trattato di Storia delle Religioni":
Cominciamo la nostra rapida esposizione dalle divinità celesti supreme adorate dalle popolazioni artiche e dai nomadi dell'Asia settentrionale e centrale. I Samoiedi adorano Num, divinità che abita in cielo (nel settimo cielo), il suo nome significa ‘cielo’ . Ma non sarebbe esatto identificarlo col cielo materiale, perché, come nota lo Schmidt, i Samoiedi ritengono che Num sia anche il mare e la terra, cioè tutto quanto L'UNIVERSO. Presso i Koryak, la divinità suprema si chiama ‘Quello di lassù’, ‘il Padrone di lassù’, ‘il Sorvegliante’, ‘Colui che esiste’, ‘Forza’, ‘il Mondo’. Gli Ainu lo conoscono come ‘il Capo divino del cielo’, ‘il Dio celeste’, ‘il Creatore divino dei mondi’, ‘il Protettore’, eccetera, ma anche come Kamui, cioè ‘Cielo’. La suprema divinità dei Koryak abita nel ‘villaggio del cielo’. Gli Eschimesi centrali credono che la loro divinità suprema abiti in cielo; la chiamano ‘Essere celeste’. Certo, questi nomi e questi attributi non esauriscono la personalità del Dio supremo delle popolazioni artiche, il quale si rivela anzitutto Dio onnipotente, spesso unico e padrone dell'Universo. Ma la struttura celeste delle sue teofanie è manifesta e arcaica; e, come le divinità celesti dei ‘primitivi’, questo Dio supremo divide con gli dèi inferiori e con gli spiriti la vita religiosa delle popolazioni artiche.
Talvolta si ricorre a lui soltanto quando le preghiere agli spiriti sono state inefficaci. Tuttavia, nei sacrifici, si offrono a lui le teste e le ossa lunghe degli animali immolati, mentre gli spiriti e le divinità ctonio-infernali ricevono soltanto il sangue caldo.
Il nome mongolo della divinità suprema è "Tengri", che significa ‘Cielo’ (confronta anche "tengeri" dei Buriati, "tängere" dei Tatari del Volga, "tingir" dei Beltiri, "tangara" dei Yakuti e probabilmente "tura" dei Ciuvaci). [...] Altri titoli ed epiteti del dio del cielo completano la descrizione della sua natura e delle sue funzioni. I Baltiri rivolgono le loro preghiere al ‘Khan misericordiosissimo’ ("Kaira-Kan") e al ‘capo’ ("cajan"). I Tatari di Minussinsk chiamano il dio supremo ‘Creatore della Terra’ ("cär cajany"), i Yakuti ‘il saggio Padrone Creatore’ ("urün ajy tojon") o ‘il Padrone altissimo’ ("ar tojon"), i Tatari dell'Altai ‘il Grande’ ("ülgän", "ülgen") o ‘il Grandissimo’ ("bai ülgän") e nelle loro invocazioni anche ‘bianca luce’ ("ak ajas", confronta "sänke" degli Ostiak) e ‘Khan luminosissimo’ ("ajas kan"). Gli Ostiak e i Vogul aggiungono al nome di "turem" le qualifiche ‘grande’, ‘luminoso’, ‘dorato’, ‘bianco’, ‘altissimo’, ‘Signor Padrone Padre mio’, ‘buona luce dorata dell'alto’, eccetera. Nelle preghiere e nei testi letterari il dio del cielo è spesso chiamato ‘Padre’.
La semplice enumerazione di questi nomi e titoli fa spiccare il carattere celeste, sovrano, creatore, della divinità suprema uralo-altaica che abita in cielo, nel settimo cielo, nel nono o nel sedicesimo (Ba‹ ülgen). Il suo trono sta nel punto più alto del cielo o in cima alla montagna cosmica. I Tatari Abakan parlano anch'essi della ‘Volta’ del dio celeste, i Buriati della ‘casa sfolgorante d'oro e d'argento’, e gli Altaici di un ‘palazzo’ ("örgö") con una ‘Porta d'oro’ e un ‘Trono d'oro’. Il Dio ha figli e figlie, è circondato di servi e di messaggeri, che lo sciamano incontra nella sua ascensione estatica al cielo. (Uno di questi messaggeri, "jajyk", vive sulla terra e fa da intermediario fra "ülgän" e gli uomini; l'altro, "suila", osserva la condotta degli uomini e riferisce al Padrone).
Ma presso gli Uralo-altaici non troviamo il mito della ierogamia, quantunque i Buriati chiamino il cielo ‘Padre’ e la terra ‘Madre’ nelle loro invocazioni.
Il Dio supremo celeste è il creatore della terra e dell'uomo. E' ‘artefice di tutte le cose’ e ‘padre’. Ha creato le cose visibili e invisibili, ed è sempre lui che rende feconda la terra. Presso i Vogul, Numi-tarem è non soltanto il creatore, ma anche il civilizzatore dell'umanità, quello che insegnò agli uomini la pesca, eccetera. L'idea di creazione è strettamente legata all'idea di norma cosmica. Il cielo è l'archetipo dell'ordine universale, il Dio celeste è garante sia della perennità e dell'intangibilità dei ritmi cosmici, sia dell'equilibrio delle società umane. E' ‘Khan’, ‘Capo’, ‘Padrone’, cioè sovrano universale. Di conseguenza i suoi ordini debbono essere rispettati (fra i titoli del Dio, la nozione di ‘comandante’, ‘organizzatore’, è evidente). I Mongoli credono che il Cielo veda tutto, e quando fanno un giuramento proclamano: ‘Che il Cielo lo sappia!’, o ‘Che lo veda il Cielo!’ Nei segni celesti (comete, siccità, eccetera) leggono rivelazioni e ordini divini. Creatore, onnisciente e onniveggente, custode delle leggi, il Dio celeste è cosmocrate; tuttavia non regna direttamente, ma, quando compaiono organismi politici, governa per mezzo dei suoi rappresentanti terreni, i Khan. Nella lettera che Mangu-Khan mandò al Re di Francia per mezzo di Ruysbroeck, si trova la più chiara professione di fede della razza mongola: ‘Questo è l'ordine del Dio eterno: in Cielo v'è un solo Dio eterno, e sulla terra vi sarà soltanto un padrone, Genghis Khan, Figlio di Dio!’ E il sigillo di Genghis Khan portava questa iscrizione: ‘Un Dio in cielo e il Khan sulla terra. Sigillo del Padrone della terra’. Questo concetto del monarca universale, figlio del sovrano celeste o suo rappresentante sulla terra, si trova anche presso i Cinesi (come fra alcune popolazioni polinesiane). Negli antichi testi cinesi il Dio del Cielo aveva due nomi: T'ien (‘cielo’, ‘dio del cielo’) e Shang -Ti (‘Signore Altezza’, ‘Sovrano di lassù’). Il cielo è il regolatore dell'ordine cosmico, il Sovrano supremo che abita al sommo delle nove regioni celesti. ‘Provvidenza dinastica, il cielo è una potenza chiaroveggente e giustiziera. [...]
L'insieme Cielo-Creatore-Sovrano universale, garante dell'ordine cosmico e della continuazione della vita sulla terra, è completato dalla caratteristica delle divinità celesti: la passività. Nei grandi organismi politici (Cina, imperi mongoli) l'efficienza del Dio celeste è rafforzata dal mito della sovranità e dalla presenza stessa dell'impero. Ma quando la ‘storia’ non interviene, la divinità suprema degli Uralo-altaici tende a divenire passiva e distante nella coscienza dei suoi adoratori. Per certe popolazioni siberiane, il Dio del cielo è così lontano che non si interessa alle azioni umane. Così "buga" (‘Cielo’, ‘Mondo’) dei Tungusi sa tutto, ma non si ingerisce negli affari umani, e non punisce neppure i cattivi. "Urün ajytojon" o "aibyt aga" (Aga = ‘Padre’) dei Yakuti abita nel settimo cielo, sopra un trono di marmo bianco, governa tutto ma fa soltanto il bene (cioè non punisce). I Tungusi della regione di Turukhansk credono che il Dio del cielo rechi loro ora la fortuna ora l'infortunio, e affermano di non capire secondo quale criterio si regoli.
Ma in generale si può dire che il Dio celeste supremo delle popolazioni Uralo-altaiche conserva i suoi caratteri primordiali meglio degli dèi celesti di altre razze. Non conosce la ierogamia e non si trasforma in Dio della tempesta e del tuono. (Gli Uralo-altaici si raffigurano il tuono sotto forma di uccello, come nelle mitologie dell'America del Nord, ma non gli offrono sacrifici) Lo venerano, lo pregano per ottenere alimenti (confronta "Numi tarem"), e gode di un vero culto, quantunque non sia rappresentato da nessuna immagine; gli sacrificano specialmente cani e renne bianche. Ma non si può dire che tutta la vita religiosa sia dominata dalla fede nella divinità celeste; un'intera serie di riti, credenze e superstizioni lo ignora completamente.

Nota:  F. Hommels ha posto in relazione il sumero "dingir", ‘Dio’, ‘brillante’, col turco-mongolo "tengri", ‘Cielo’, ‘Dio’. P. A. Barton ritiene che il dio celeste Anu fu importato  -  già verso la fine dei tempi preistorici  -  dall'Asia Centrale in Mesopotamia ("Semitic and Hamitic Origins", Filadelfia, 1934, pagine 245, 369). In realtà si può distinguere, ma dal quarto millennio, qualche contatto fra le civiltà paleo-orientali
(Elam) e le civiltà ‘caspia’ e altaica (cioè i proto-Turchi; si vedano nella bibliografia gli studi di M. Ebert, G. Hermes, W. Amschler, W. Koppers, E. Erzfeld). Ma l'apporto di ciascuna di queste civiltà preistoriche rimane ancora poco preciso. D'altra parte, già nel terzo millennio si possono seguire le influenze orientali fino al nord della Russia (confronta i lavori del Tallgren). Comunque sia, è certo che: 1) il Dio del Cielo appartiene agli strati proto-Turchi più arcaici; 2) le somiglianze col Dio celeste proto-europeo sono piuttosto spiccate; e 3) in generale la struttura della religiosità degli Indo-europei si avvicina a quella dei proto-Turchi più che alla religione di qualsiasi altro popolo paleo-orientale o mediterraneo.


Vediamo la storia del simbolo islamico: la mezzaluna, simbolo, di per sé, già dubbio: la Luna (e la Stella) erano comunque associate alle Dee (esempio: Ishtar)








Qui   http://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/arabia-saudita-no-per-davvero-parli-di.html  
http://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/arte-e-scultura-nellantico-yemen.html 
avevamo visto come nell'Arte Babilonese e pre-islamica ci fosse la costante presenza della Luna, del Sole e della Stella (Venere)
Nell'Islam, in cui l'unica forma permessa di "rappresentazione della Divinità" è la calligrafia del suo nome, si è mantenuta la mezzaluna.



Tra i primi ad associare la Luna all'islam, come abbiamo visto, troviamo il sultano Osman, che la propose dopo averla vista in una visione; la Luna divenne il simbolo della dinastia ottomana, andando a coincidere con l'impero turco; la Turchia l'abbiamo vista qui:
http://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/turchia-origini-topkapi-musica-e-poesia.html 

Quindi né la Stella né la Luna furono introdotti da Maometto, ma sono a lui posteriori.
La strana visione di Osman, di per sé, ci ricorda la visione avuta dal cristiano Costantino: poco prima di una battaglia, egli vide un segno cruciforme in cielo, e decise di riportarla tra le sue insegne, a mo' di portafortuna:




E anche la croce non è un simbolo inventato dai cristiani, ma usato parecchio tempo dopo. [magari farò un approfondimento a parte, tanto per dimostrare che la croce la usavano già i sumeri...]
Tutto ci lascia supporre che Osman e i suoi contemporanei turchi del tempo vivessero ancora con l'antica tradizione turca-sciamanica e che nel substrato che si formò con l'arrivo dell'islam, "traghettarono" (forse anche inconsciamente o ingenuamente) le "spore" del culto di Tengri (il Dio Cielo) nel modo di raffigurarsi l'Allah annunciato da Maometto, che aveva di per sé già alcune similitudini e connotazioni lunari ed astrologiche: "è lui che ha fatto il Sole per lo splendore e la Luna per luce e ha regolato il corso di questa con fasi perché possiate conoscere il numero degli anni e computare il tempo. Dio ha creato tutto questo se non per la verità. Egli dichiara i suoi segni a gente che sa comprendere" (corano X,5)

è noto che gli Arabi si dedicarono senza alcun imbarazzo e in forma molto più visibile dei cristiani, allo studio dell'astronomia: http://intervistemetal.blogspot.com/2018/04/alchimia-3-alchimia-e-scienze-occulte.html


Tutto ci lascia supporre che Stella e Mezzaluna siano residui di Paganesimo (non solo pre-islamico e semita, ma anche turco e mongolo)
 

Del resto, già lo Yahweh ebraico si era andato a formare sul Dio Teshub/Ishkur, Signore bellicoso delle folgori adorato dagli Hittiti:

E non a caso, Yahweh è lodato così: "egli arma le mani di folgori e le scaglia contro il bersaglio; lo annunzia il suo fragore, riserva d'ira contro l'iniquità, udite udite il rumore della sua voce, il fragore che esce dalla sua bocca, il lampo si diffonde sotto tutto il cielo e il suo bagliore giunge ai lembi della terra, dietro di essi brontola il tuono, mugghia con il suo fragore maestoso e nulla arresta i fulmini..." (Giobbe, XXXVI, 32 - XXXVII,7)

Una descrizione che calza a pennello per un Dio pensato, da chi lo loda e celebra, come un Dio del fulmine.
 

"Alcuni attributi che nel corso dei secoli furono associati a Yahweh ci rimandano sicuramente ad Ishkur, come per esempio il legame con le tempeste. Nel libro dell' Esodo si dice di Yahweh che “Al suono della sua voce rombano le acque, […] egli produce i fulmini e le  nubi  […] e libera i venti dalle loro riserve”, inoltre il nome Shaddai deriva da Shaddu, che significa Montagna"
"Yahweh é legato ai fulmini e alle tempeste. Ebbene tutti questi tratti ci riconducono iconograficamente proprio alle divinità che abbiamo supposto essere stati le fonti per la creazione del personaggio Yahweh: Enlil/El, e suo figlio Ishkur/Hadad/Teshub/Yaw. Un altro tratto caratterizzante relativo a Yahweh é il suo essere descritto spesso come seduto su un trono, o sulla sua “Gloria”, termine che nasconde tutta una serie di significati impensabili."
 

Ora, se il dio monoteista fosse così tanto spirituale e incorporale (come vogliono farci credere i suoi moderni adoratori) avrebbe bisogno di stare seduto? è evidente che il simbolismo antropomorfo del "dio seduto in trono" (come il re terreno) che gli ebrei prendono a  prestito, è preso dagli Dei dei loro vicini: Hittiti, Cananei ecc.

Su un sito straniero, che trattava l'argomento, si trova questa nota interessante:


Stella e Luna sono due elementi del Cielo che simboleggiano le credenze Tengri degli adoratori del Cielo: gli antichi Turchi. Nella mitologia Turca, 4 colori sono associati ai punti cardinali: il blu all'est, il bianco all'ovest, il rosso al sud, il nero al nord: le 4 direzioni attraverso lo Zenith dove Tengri risiedeva nel cielo. Rosso e bianco sono stati mantenuti nella bandiera turca (che, ricordiamo, prima di assumere l'islam come religione di Stato era legata al culto del Dio Cielo Tengri: infatti il Popolo Turco, "I Forti", fa il suo ingresso verso il VI sec. d.C provenendo dall'Asia Centrale e solo nel VII sec. entrano in contatto con l'Islam.)
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Non a caso, altri stati islamici (esempio il Pakistan) hanno la bandiera verde, colore "più islamicamente lecito" del rosso:


Già a sua volta preso a prestito dalla Dea Al Uzza o da Allat, già adorata sotto forma di pietra (come nella Ka'aba...) e di gru: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/05/israele-esoterico-7-amuleti-e-toro-nel.html
Allat, infatti, è... il femminile di Allah! Allat significa "La Dea" mentre Allah significa "Il Dio". Allat, probabilmente grecizzata come "Latona", era collegata anche alle palme. I datteri erano e sono fondamentali per la vita nel deserto! E, non a caso, il verde è stato scelto "provocatoriamente" come colore ufficiale dalle Femen provenienti da paesi islamici:


Molto sensatamente associano stelle e falce di luna al seno, visto che erano attributi... delle Dee:



Corna e falce di luna sono equivalenti. Lo avevamo visto qui: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/04/il-caprone-1-i-veri-significati.html
http://intervistemetal.blogspot.com/2018/04/il-caprone-2-i-veri-significati.html

In Italia, non c'è moltissimo sul Tengrismo; molte più notizie si trovano in inglese (la traduzione è mia):
 

"Tengri era chiamato dai Turchi Türük Tängrisi; nel Tengrismo, il senso della vita è quello di vivere in armonia con il mondo circostante: i Tengristi credono che la loro vita sia sostenuta dall'Eterno Cielo Blu, Tengri, e dalla fertile Madre Terra, Eje, e da un governatore, che è una sorta di Spirito Sacro del Cielo. Il Paradiso, la Terra, gli spiriti della Natura e gli Antenati provvedono ai bisogni degli esseri umani. L'importante è mantenere l'ambiente circostante in equilibrio. è stato detto che gli Huns del Caucaso Nordico credono in due Dei: uno è Tangri che ha somiglianze con il persiano Aspandiat, e al quale si sacrificavano cavalli. L'altro è Kuar e le vittime vengono incenerite. In Turchia, anche oggi, si fanno alcune azioni "sciamaniche" che possono essere appendere degli stracci sui rami degli alberi, bussare, con la mano destra, tre volte sul legno, per risolvere i problemi o scacciare gli spiriti, indossare un fiocco rosso dopo aver partorito, far gocciolare dell'acqua sulla macchina di qualcuno ("Vai come l'acqua, torna come l'acqua") per far sì che torni presto. C'è molta superstizione anche attorno al numero 40 (come bere il caffè con un amico se lo si conosce da 40 anni)
Dal punto di vista del Pantheon Turco Tengrista, abbiamo: Umay -  Dea della fertilità e della verginità;  Bai-Ulgan -  il più grande Dio dopo Tengri;  Erkliğ - Dio dello spazio; Erlik - Dio della morte."

Questo, invece, è il simbolo della Dea Tanit:



Mano aperta, falce di luna, disco solare e pesce ERANO TUTTI SIMBOLI DI TANIT...
Non a caso, sono poi stati usati pure nel monoteismo: "mano di fatima" e "pesce per simboleggiare cristo". Lo abbiamo visto qui:

https://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/marocco-litolatria-gioielli-magici-mano.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/04/siria-2-litolatria-atargatis-astarte.html
http://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/polinesiamelanesiamaori-2-teofagia-e.html
SONO COSE SCOPIAZZATE DA TANIT che i monoteisti hanno preso da quel culto e hanno "monoteizzato" dal momento che erano simboli molto usati e amati.


Conclusione: come si è visto, la falce di Luna era un simbolo usato da società pagane come quella mongola, indù, cartaginese, semita, greca, asiatica.
Anche la mano aperta e il pesce erano simboli usati da religioni politeiste. Il monoteismo ha semplicemente scopiazzato questi simboli, cambiando il loro significato; ma non sono stati inventati dai monoteisti, come ho dimostrato. I turchi pre-islamici e i mongoli già usavano la mezzaluna per indicare il dio Tengri; altrove, la falce di luna simboleggiava la Dea Tanit o altre Dee lunari come Diana, Selene o indù come Lalitha ecc.

La scrittura classica mongola risale al XIII e deriva dall'alfabeto uiguro, da influenze tibetane e da adattamenti vari. Sebbene sia stato introdotto il cirillico, la scrittura tipica mongola continua ad essere insegnata e usata per iscrizioni, francobolli, monete.
Attualmente esistono applicazioni per smartphone e internet che convertono il cirillico in Mongol bichig. C'è sicuramente il desiderio di un'identità nazionale, per l'interesse, sempre vivo, per questa scrittura mongola, che ad occhi stranieri, potrebbe ricordare lo shodo giapponese.


Un'altra caratteristica tipica della Mongolia è il canto difonico o canto di gola detto Khoomii.
Ad un primo ascolto, questo genere di canto può davvero sconcertarci. Trattasi di un suono composto almeno da due melodie, emesso da un solo uomo, senza strumenti: è una melodia multipla proveniente da una sola bocca: il canto Khoomii è stato ispirato al vento che sibila sulle vette, vibrando tra le montagne, mescolandosi al suono delle sorgenti e degli animali.
I Mongoli inventarono questo canto, modulando la voce utilizzando la lingua e la gola. Una prima melodia proviene dalla gola, la seconda è modulata dalla lingua che si muove dentro la bocca.

Nota di Lunaria: ci sono state band folk metal o metalcore che hanno utilizzato il canto Khoomii; gli Ego Fall o i Tengger Cavalry 

 


Infine riporto alcuni nomi femminili mongoli, davvero molto belli; notate anche la particolarità degli abiti

Ariunaa = purezza
Badam = fiore di loto
Bayarmaa = madre di gioia
Bolor = cristallo
Bolormaa = madre di cristallo
Narantsetseg = girasole
Narantuya = raggio di sole
Odonchimeg = stella ornamentale
Saran = luna
Sarangherel = luce della luna 
Tuya = raggio di sole, alba








Lo sciamanismo è stato fondamentale in Mongolia: ne rappresenta l'anima. Lo sciamanismo è nato in Siberia e nella Buriazia mongola.
Gengis Khan, in mongolo Chinggis Khan, consultava gli sciamani prima di fare qualsiasi cosa ed era convinto di essere stato scelto dal Cielo in persona (Tengri, Tengher) per combattere e conquistare.

Ancora oggi, in Mongolia, lo sciamanismo è diffuso e praticato. Sotto il regime filosovietico venne vietato ma dopo il 1990 è tornato in vigore. Oggi, in Mongolia, si concilia facilmente il buddhismo lamaista con lo sciamanismo.

La Mongolia è disseminata di ovoo, mucchi di pietra e rami che fungono da altari sacri e segnano la presenza di spiriti.




Ogni persona che dovesse vedere un ovoo gira tre volte in senso orario e getta un'offerta.

Secondo lo sciamanismo esistono tre livelli di esistenza: la dimensione terrena, il paradiso e l'inferno; lo sciamano riesce ad interagire con questi mondi. Lo sciamanismo crede anche che l'uomo abbia più anime: una è collegata al corpo e quando se ne distacca l'uomo muore. Le altre due anime regolano l'equilibrio psico-fisico, abbandonano il corpo e possono reincarnarsi.
Se il corpo del defunto, che veniva abbandonato all'aperto, veniva divorato da animali come lupi o roditori, l'anima andava nel "mondo di sotto", al buio, con mezzo sole e mezza luna. Era il figlio di Tengri, Erleg Khan, che decideva le reincarnazioni delle anime.
Se il cadavere veniva divorato dagli uccelli, l'anima si sollevava nel "mondo di sopra", illuminata da sette soli; in quel luogo si viveva in pace e letizia, accanto a Etseg Malaan, l'altro figlio di Tengri.

Gli sciamani riuscivano ad individuare le porte d'accesso dei mondi e cercavano di esaudire le richieste di chi si sottoponeva al rito.
Certe manifestazioni naturali vengono lette come manifestazioni divine: per esempio, un fulmine è simbolo della rabbia del Cielo; un terremoto o l'ululato significano che c'è qualcosa che non va.
Anche gli animali sono considerati dotati di anima e si reincarnano.
I Mongoli, infatti, rispettano gli animali come sacri e pregano quando uno di loro muore.

Libro consigliato


Per altre forme di litolatria, vedi i Lapponi: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/04/i-lapponi-sami-leggende-sciamani.html