Irlanda (5): il Calderone e i Druidi

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Il calderone rinvenuto a Gundestrup (Danimarca) è stato smontato e deposto come offerta in una palude. La fabbricazione è probabilmente di origine balcanica e viene quindi da una zona posta ai confini del mondo celtico, di cui sintetizza mirabilmente una parte della mitologia. Realizzato in argento parzialmente dorato, il calderone ha un diametro di 69 cm e risale al I secolo a.c. All'esterno è composto da sette pannelli decorati da terrificanti teste di divinità. All'interno sono riprodotte scene rituali, in particolare una sfilata di musicisti e alcune cerimonie sacrificali. 


 Il Dio Cernunnos è seduto e stringe con una mano il serpente dalla testa d'ariete, simbolo di prosperità e di forza e con l'altra un torque a tortiglione, uguale a quello che porta al collo.


Vicino, una divinità femminile dal capo coperto appare circondata da animali esotici, quali elefanti, felini, grifoni alati, soggetti poco frequenti nell'arte celtica e provenienti dal Mar Nero



 Kate West ha dedicato a Cernunnos una canzone https://www.youtube.com/watch?v=TrEc6zORTUE

I Druidi

Esponenti dell'élite intellettuale, maestri di letteratura e poesia, membri della classe nobiliare, rivestiti di privilegi, dispensati dal pagare le tasse e dal prestare servizio militare, i druidi dedicavano circa 20 anni all'apprendimento dei testi sacri. La trasmissione scritta era proibita, ma i Druidi dell'epoca di Cesare, veri e propri letterati, conoscevano la scrittura, erano versati nella scienza dei numeri, studiavano i movimenti degli astri e credevano di conoscere le dimensioni dell'Universo. Intermediari tra gli uomini e il mondo degli Dei, cui hanno esclusivo accesso, officiavano le cerimonie religiose, presiedevano ai sacrifici e interpretavano gli auguri. Per loro dopo la morte le anime non morivano ma emigravano in un nuovo corpo o continuavano a vivere "altrove". Questa credenza manteneva vivo il coraggio e consentiva di vincere la paura della morte. Nell'immaginario popolare, i Druidi vengono spesso raffigurati mentre colgono del vischio. Un rituale dedicato al Dio legato al ciclo delle stagioni: il vischio è per l'albero ciò che l'anima è per il corpo: un'emanazione del Dio o una sua metamorfosi.
La funzione dei Druidi è racchiusa nel termine "Drunemedon": questa parola deriva probabilmente dal greco "drys", quercia, e dall'indoeuropeo "wid", sapere. Cosicché come ha sottolineato lo studioso Gerhard Herm, dovremmo definire questi sacerdoti come "Querciologhi".
 

Nota di Lunaria: e non fatemi dire nulla sull'oscenità cattolica che ha scopiazzato il vischio per il loro "natale" o che ha associato gli alberi al culto a maria e sull'opera di disboscamento feroce che i cristiani hanno messo in atto contro gli alberi dei Pagani!!!



Cito da Jacques Brosse:



Quando i missionari cristiani cominciarono a convertire le popolazioni pagane, uno dei primi compiti fu quello di proibire il culto che si rendeva agli alberi e di distruggere i boschi sacri. Le loro agiografie riferiscono tali imprese: sant'Adalberto di Praga fu massacrato dai Prussiani che stava tentando di evangelizzare (nota di Lunaria: anche san Calimero fu ucciso: aveva battezzato a forza alcuni pagani); molto tempo prima i concili provinciali avevano messo in guardia i cristiani: quello di Arles (452 d.C) legiferò contro l'adorazione degli alberi, fontane e pietre. Per buona parte del Medioevo i parroci riprovavano pubblicamente nelle loro prediche alcuni parrocchiani "che innalzavano specie di altari sulle radici, portavano offerte agli alberi, e li supplicavano emettendo lamenti di conservare loro i figli, le case, i campi, le famiglie e i beni." (Nota di Lunaria: eh già... tutto ciò diveniva ben accetto se era rivolto solo ai preti e al clero, vero?!) Fin dal quarto e quinto secolo i primi evangelizzatori dei Galli si erano dati da fare per estirpare queste usanze. Sulpicio Severo racconta che il più illustre di questi evangelizzatori, San Martino (vissuto tra il 315 e 397), di passaggio da Autun, "avendo abbattuto un tempio molto antico e apprestandosi ad abbattere un pino che sorgeva presso il santuario, incontrò l'opposizione del sacerdote del luogo e della folla dei pagani."Uno di essi, più audace degli altri, gli disse "Se hai un po' di fiducia nel Dio che dici di onorare, abbatteremo noi stessi quest'albero che cadrà su di te, se il tuo Signore è con te, come dici, sfuggirai."
Martino si lasciò legare nel punto in cui doveva cadere l'albero. Nel momento in cui l'albero crollava, Martino si fece il segno della croce e l'albero lo sfiorò senza toccarlo, risparmiandolo solo per un soffio e i contadini che si erano creduti, invece, al sicuro e che vinti da questo miracolo, si convertirono. San Maurilio invece bruciò direttamente gli alberi di un bosco sacro, poi riconsacrato a san Pietro. San Bonifacio, evangelizzando i Germani, fece abbattere la quercia di Geismar consacrata a Thor. Una cinquantina di anni dopo Carlomagno distrusse il santuario in cui era venerato Irminsul, un gigantesco tronco d'albero cui si attribuiva la proprietà di sostenere la volta celeste. In Lituania i cristiani mutilarono decine e decine di alberi. Nel 1258 a Sventaniestis, il vescovo Anselmo diede ordine di abbattere una quercia sacra, e non riuscendo a scalfirlo con l'ascia, lo bruciò. Tra il 1351 e 1355 a Romuva, in Prussia, su richiesta del vescovo Giovanni I, i cristiani fecero segare una quercia sacra sotto la quale si radunava il popolo per pregare. Alcune foreste erano personificate e divinizzate come quella dei Vosgi, la Foresta Nera, consacrata alla Dea Abnoba e le Ardenne, regno di Arduinna, la Dea del cinghiale, assimilata a Diana, culto che risaliva probabilmente all'età della pietra. Molti alberi vennero cristianizzati, "consacrati e dedicati" alla madonna e ai santi. (Nota di Lunaria: oggi metteremmo in carcere tutti questi cristiani con l'accusa di incendio doloso e vandalismo...)





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