Recensione a "Ronja" (Gaia Junior)


Trama: Figlia di un brigante, nata e cresciuta in un maniero medioevale circondato da una foresta incantata, Ronja è una ragazzina imprevedibile e audace, che si muove senza timore tra creature fatate e i pericoli di una natura selvaggia. Sarà la sua contrastata amicizia con Birk, figlio di un capobrigante rivale, a portare infine la pace e la serenità nella foresta, appianando i contrasti che da anni dividono le bande di Borka e Matteo. Attraverso un'autentica fiaba, piena di poesia, la Lindgren (autrice di "Pippi Calzelunghe") ci parla dunque di valori come l'amicizia e la solidarietà, disegnando il ritratto di una bambina diversa da tutte le altre.

Commento di Lunaria: "Ronja" ("Ronja Rövardotter" il titolo originale), uscito per la collana "Gaia Junior", una serie di libri incentrati su tanti aspetti e problematiche del femminile 
 https://intervistemetal.blogspot.com/2019/11/gaia-junior.html 





poi ristampato anche nei "Miti Junior" è un libro che mi aveva affascinato fin da piccola, anche se all'epoca non lo lessi tutto. Ritrovato qualche giorno fa, sono riuscita a finirlo in tre giorni. 
La vicenda è davvero ben architettata e narrata (una certa ripetizione e sinteticità dei dialoghi tra i personaggi è perdonabile, visto che trattasi di un libro pensato per un target di lettori giovanissimi, praticamente bambini); ci si affeziona ai personaggi, molto singolari e particolari (curiosamente i briganti sono dipinti a tinte quasi umoristiche e infantili, come il "fare i capricci per lavarsi", e quando devono giustificare "come mai rubano" lo fanno rispondendo "rubiamo solo ai ricchi e diamo ai poveri"); notevole anche l'idea di ambientare la vicenda in una sorta di medioevo nordico indefinito (non abbiamo date né età precise, e ci accorgiamo del trascorrere del tempo solo perché all'estate sopraggiunge l'inverno) e l'impronta fantasy è data soprattutto dalle strane creature che popolano il bosco e che di tanto in tanto si fanno vedere: strani gnomi e nani (Culotti, Griginani) e gli ancora più inquietanti Sottoterrestri e Strigi (che ho sempre immaginato immaginandole a mo' di arpie). La tormentata amicizia tra Ronja e Birk avrebbe potuto appesantire la vicenda con allusioni (scontate) a "Giulietta e Romeo", invece l'Autrice sceglie di omettere particolari amorosi, dolciastri e svenevoli, perché la sua Ronja non indugia di certo nello scontato sentimentalismo!, anzi, tratta Birk da pari, senza "metterlo sul piedistallo", senza fare la crocerossina, senza rinunciare a se stessa (modalità di indole e approccio che spesso caratterizzano le nostre relazioni sentimentali con l'altro): dice "no" quando deve dirlo, si arrabbia con lui, esprime la sua rabbia direttamente, lo perdona, e persino, gli salva la vita. Birk, di rimando, pur cresciuto in un ambiente, quello dei briganti, che, nell'immaginario collettivo e del lettore, "fa rima con patriarcale e maschilista",  non tratta Ronja come una sottoposta debole "femminuccia", né la sminuisce. E neppure Ronja viene stigmatizzata, in quanto femmina:

"Ora che la rileggo da adulta, so che questa scena contiene un aprosdoketon, che è un modo da filologa per definire una brusca inversione delle aspettative del lettore. L’inversione non consiste nel fatto che a nascere sia una bambina, ma che il suo genere non faccia differenza. Matteo è un personaggio costruito per essere un’amplificazione di tutto ciò che è tradizionalmente maschile: è fortissimo, burbero, gigantesco e villoso, ma non c’è un solo istante in cui non veda in sua figlia un degno erede, e i suoi puzzolenti briganti fanno altrettanto." (citazione tratta da http://www.softrevolutionzine.org/2015/ronja-astrid-lindgren/)
In tal senso sì, Ronja può anche essere intesa in senso femminista, e dipinge, in senso ancora utopistico, questo mondo alternativo dove maschi e femmine si relazionano in modo paritario, a tu per tu, senza tutte le sovrastrutture psichiche e culturali che caratterizzano il nostro mondo. 
Ronja salva Birk dalla caduta nel precipizio, lui la salva poco dopo, dal canto ammaliante dei Sottoterrestri e quando lei resta immobilizzata in mezzo alla neve, e entrambi si salvano reciprocamente quando, vivendo autonomamente nel bosco, lontani dalle famiglie, vengono attaccate dalle strigi, al fiume. Essere paritari, peraltro, non significa non soffrire (Ronja e Birk piangono eccome, e piange anche il padre di Ronja) e in tal senso questo è l'unico appiglio che il romanzo ha, nei confronti del nostro reale: sì, la vita umana non è mai indenne dalla sofferenza.
Sullo sfondo, il rapporto padre-figlia, che passa prima per la necessità della bambina piccola, di aver bisogno di suo padre, idealizzato, poi dal naturale scontro e distacco, che tutti i figli (e le figlie) hanno nei confronti dei genitori, durante l'adolescenza.
In tal senso, l'affrontare i pericoli del bosco, il rapporto con Birk e la loro sete di autonomia e libertà dai vincoli familiari (vivendo nella grotta, questo Grande Utero Naturale... https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/la-discesa-agli-inferi-la-grotta-e-il.html) che dura, appunto, un'estate (con l'arrivo dell'inverno, Ronja e Birk torneranno al nucleo familiare: ormai le rivalità tra i clan si sono risolte) può anche essere visto, metaforicamente, come il nostro esserci staccati dai genitori, e il nostro ritorno a loro (e spesso, il nostro perdono) quando, una volta adulti, li troviamo invecchiati e deboli, bisognosi di noi. Quando il padre, che pure aveva causato a Ronja un grande trauma ("Non sei più mia figlia/Non ho più una figlia", facendola sentire colpevole e infame per la sua amicizia con Birk), le chiede scusa, piangendo, lei, non più costretta a "dividersi in due", nella scelta tra il padre e Birk, lo perdona.
Da notare come, per tutta la vicenda, non vi siano conflitti tra maschi e femmine. I conflitti nascono piuttosto dall'ambiente naturale ostile (l'implacabile inverno, le strigi cattive...), e in un certo senso l'Autrice si è divertita a invertire la vulgata esegetica: mentre nella Bibbia è il peccato degli esseri umani (ovviamente, misoginisticamente, causato dalla donna...) a pervertire l'ambiente naturale e a renderlo ostile, nel mondo ideato da Astrid Lindgren è il mondo esterno, un Eden selvaggio, di una bellezza sublime e cruenta, ad essere ostile, mentre i rapporti tra i sessi restano tutto sommato idilliaci. Anzi, simbolicamente, quando Birk pensa che "preferirebbe avere Ronja accanto a sé, piuttosto che tutti i coltelli del mondo", sembra abdicare e abiurare un mondo basato sul potere del coltello, della spada, del Fallico patriarcale dominante, così come lo troviamo nei libri di Riane Eisler (vedi, per esempio, "Il calice e la spada" https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/il-calice-e-la-spada-gli-stralci-piu.html).
Per inciso, l'Autrice sembra incentrare la sua critica non tanto sulla dualità maschio/femmina, quanto piuttosto sulla dualità poveri/ricchi e sui primi costretti a derubarli, per sopravvivere. Forse un allusione agli squilibri economici da sempre esistenti e all'utopia di un'uguaglianza sociale? (forse sarebbe davvero più facile e realizzabile l'utopia dell'uguaglianza sessuale che non economica....)  

In definitiva, come molti altri Gaia Junior, "Ronja" mi è piaciuto, è un libro che può essere analizzato da più punti di vista, quello infantile, che resterà limitato alla superficie narrativa, e quello adulto, che ci vedrà dietro allegorie e simbolismi, anche pensando alla propria infanzia e giovinezza. 
Recensione e commento critico consigliato:http://www.softrevolutionzine.org/2015/ronja-astrid-lindgren/

Gli stralci più belli:

La notte in cui nacque Ronja un gran temporale si abbattè sulla montagna. Eh sì, c'erano lampi e tuoni dappertutto e perfino le strambe creature che vagavano nel Bosco Matteo si ripararono strisciando spaventate nelle loro tane e dentro i nascondigli. Soltanto le strigi cattive e selvagge, che amavano la tempesta più di qualsiasi altro tempo, volavano con grida e strepiti intorno al castello dei briganti sul Monte Matteo. Il loro fracasso disturbava Lovisa che giaceva a letto, in attesa di partorire. E Lovisa disse a Matteo: "Manda via le strigi cattive. Voglio un po' di silenzio per sentire la mia canzone!" Perché Lovisa cantava, in attesa di partorire. In quel modo era più facile, diceva, e chissà che il bambino non sarebbe venuto al mondo più allegro di carattere con una canzone per accompagnamento. Matteo prese la sua balestra e lanciò un paio di frecce attraverso la feritoia. "Via, andate via, strigi selvagge", urlò, "Stanotte deve nascere mio figlio! Lo avete capito, arpie della malora?" "Ih Ih! Stanotte deve nascere suo figlio", gridarono quelle, "un figlio del temporale, piccolo e brutto di sicuro, ih, ih!" [...] Matteo piombò dentro di corsa, pazzo di gioia: "Sono diventato padre! State bene a sentire: sono diventato padre!" "Di che cosa?", chiese Zucca-Per dal suo angolo. "Di una figlia di brigante, evviva!", strillò Matteo. "Una figlia di brigante, eccola lì!"
Poi venne la sera. Il sole tramontò e arrivò il crepuscolo. Il crepuscolo in primavera era soltanto una strana oscurità tra gli alberi che non diventava mai né buio né notte. Ma nel bosco cadde il silenzio. Il merlo e il cuculo non si sentivano più. Le piccole volpi s'infilarono nella loro tana, gli scoiattoli e le lepri nei loro rifugi, e la vipera sotto un sasso. Non si sentiva che il verso del gufo in lontananza, ma presto tacque. Sembrava che tutto il bosco dormisse. Invece, piano piano, cominciò a risvegliarsi la vita del crepuscolo. Tutti gli esseri del crepuscolo che là vivevano cominciarono a muoversi. C'era nell'erba tutto uno scricchiolare, uno strisciare, uno sgusciare. I culotti guizzavano tra gli alberi, i pelosi ombrignomi strisciavano tra i massi e i griginani sbucavano a centinaia dai loro nascondigli, sibilando per spaventare chi era sulla loro strada. E giù dalle montagne volteggiavano le strigi selvagge, le più pazze e le più crudeli tra tutti gli esseri del crepuscolo, ed erano nere contro il cielo chiaro di primavera.

Nota: ho scoperto che da questo bel libro è stato tratto anche un film, 


purtroppo non distribuito qui in Italia. Su youtube, comunque, è possibile vedere alcuni trailer, e a giudicare da quelle poche immagini (con paesaggi mozzafiato), posso dire che dovrebbe essere davvero in armonia con il romanzo, senza stravolgimenti. Nel 2017 è uscito anche un cartone, penso per il mercato internazionale.

Ronja e il suo papà, Matteo

La mamma di Ronja, Lovisa

Ronja vede per la prima volta Birk...





I rispettivi clan familiari, divisi da un odio reciproco e il castello del padre di Ronja, diviso a metà, dopo essere stato colpito da un fulmine. Il clan di Birk si è insediato sull'altra sponda




Ronja che salta, per raggiungere l'altra sponda, abitata dal clan di Birk, e salvare il ragazzo, preso in ostaggio dal padre, offrendosi spontaneamente come ostaggio a sua volta


Soli, nella foresta, Ronja e Birk pescano salmoni...







La strige che compare nella versione del cartone animato


 

Recensione a "Catherine" (Gaia Junior)


Trama: Non è facile, per una quattordicenne con la testa piena di sogni, vivere nell'Inghilterra del 1290: sua madre vorrebbe farne una dama perfetta e prepararla ad essere una moglie gentile e paziente, suo padre vuole combinarle un matrimonio vantaggioso per aumentare le proprie ricchezze. Ma Catherine... Catherine sogna di diventare un'artista, un crociato, un'acrobata, un venditore ambulante, un menestrello, un monaco o addirittura, un'incantaverruche. E, poco ma sicuro, non ha la minima intenzione di essere venduta come un cavallo al miglior offerente. Sullo sfondo di un'Inghilterra medioevale descritta con straordinaria vivacità, il diario di Catherine è il divertentissimo resoconto delle mille difficoltà incontrate da una ragazza decisa a non accettare passivamente il proprio destino.

Commento di Lunaria: L'Autrice ha scelto di scrivere il romanzo come se fosse il diario di Catherine; pertanto, i singoli capitoli coincidono con l'ordine cronologico dei mesi, e vi si alternano, giorno per giorno, brevi paragrafi di poche righe a stralci più consistenti. La storia è piacevole e scorrevole, per quanto qui e lì ci siano passaggi ripetuti, data la monotonia della vita medioevale, con le sue attività manuali come il fare la birra o il filare. I passaggi più belli, per una lettrice moderna, sono le riflessioni di Catherine sul matrimonio (è il padre a sceglierle i pretendenti, e viene obbligata a sposarne uno decisamente brutto e rozzo) e la sua aspirazione alla libertà e all'emancipazione; in più passaggi, si chiede perché mai le donne debbano solo sposarsi e fare figli.

Qualche stralcio del libro, per dare un'idea dello stile:
12 settembre: mi è stato ordinato di scrivere un resoconto delle mie giornate: sono pizzicata dalle pulci e tormentata dalla mia famiglia. Non ho altro da dire.
15 settembre: oggi splendeva il sole e i villici hanno seminato il fieno, raccolto le mele e pescato nel ruscello. Io, imprigionata in casa, ho passato due ore a ricamare una tovaglia d'altare e, dopo che mia madre l'ha vista, tre ore a disfare i punti. Vorrei essere una ragazza del villaggio.
24 settembre: gli astri e la mia famiglia congiurano per rendermi infelice l'esistenza. Mia madre vuole fare di me una dama elegante - muta, docile e beneducata - così devo prendere lezioni di signorilità e tenere la bocca chiusa. Mio fratello Edward, convinto che persino le ragazze debbano essere istruite, mi ha insegnato a leggere i libri sacri e a scrivere, anche se preferirei stare seduta su un melo a guardarmi attorno. E adesso quel rospo di mio padre progetta di vendermi come un formaggio a qualche imbecille in cerca di moglie.
8 maggio: altre lezioni di comportamento. è impossibile fare ed essere tutto quello che una donna deve essere e fare. Una dama deve camminare eretta e dignitosa, guardare dritto davanti a sé con gli occhi bassi, non trotterellare né correre né guardarsi intorno né ridere né fermarsi a chiacchierare. Deve tenere le mani incrociate sotto il mantello e sollevare la veste dal suolo e nascondersi la bocca se ha un brutto sorriso o i denti gialli. Una dama dovrebbe avere sei mani! 


Qui trovate altri Gaia Junior: https://intervistemetal.blogspot.com/2022/05/la-donna-della-foresta-gaia-junior.html https://intervistemetal.blogspot.com/2019/11/gaia-junior.html https://intervistemetal.blogspot.com/2021/12/recensione-emma-e-tornata-gaia-junior.html https://intervistemetal.blogspot.com/2022/02/una-culla-in-fondo-al-mare-gaia-junior.html

Qui invece i post dedicati al Medioevo: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/08/hildegarda-di-bingen-e-trotula.html

Recensione a ''Un corpo di donna'' (Gaia Junior)



Trama: Una ragazza che si sente grassa, brutta, goffa e che vorrebbe nascondersi allo sguardo degli altri, cancellare il suo corpo, trasformarlo in qualcosa di così lieve da poter quasi volare. Ma come riuscirci, se una fame sconfinata le attanaglia lo stomaco e saccheggiare il frigorifero è diventato il suo vizio segreto? L'unica via d'uscita le sembra quella di "svuotarsi" per forza, di liberarsi, vomitando, per poi riempirsi di nuovo, all'infinito... Un gioco pericoloso che niente riesce a fermare, né i buoni propositi né l'amicizia né gli interventi dei genitori. Un gioco impossibile, perché non si può rifiutare di crescere né di ritrovarsi, prima o poi, dentro un corpo di donna. Un romanzo intenso e originale che racconta con straordinaria partecipazione e singolare ironia uno degli aspetti più inquietanti dell'adolescenza al femminile.

Commento di Lunaria: la storia di "Un corpo di donna" tocca un tema di grande attualità: i disagi psichici legati alla propria forma corporea e all'accettazione di sé, da sempre un argomento importantissimo per la condizione femminile. Nonostante esistano davvero moltissimi libri (molto spesso autobiografici o scritti dalle madri delle ragazze), c'è da dire che si è assistito ad un certo appiattimento e stereotipia (tanto che sembra di leggere sempre la stessa storia, a grandi linee, ma questo succede un po' con tutti i trend letterari, vedi anche il fenomeno dell'Urban Fantasy post-Twilight); un difetto, questo, che non è presente nella storia raccontata dall'Autrice perché la protagonista è rappresentata davvero a 360° (non manca neanche una certa vena autoironica e comica, specialmente nei rapporti con i familiari), con tutti i suoi pregi e i difetti, ed è quindi un personaggio a cui vanno subito le simpatie del lettore (o ancora meglio, delle lettrici che si rivedranno in certi monologhi che condensano in sé le tante problematiche che affossano il genere femminile...) mentre invece altri personaggi in storie analoghe risultano qualche volta prevedibili e appiattiti, senza nessun guizzo che le contraddistingua le une dalle altre, nel vittimismo che diventa "di melassa" e quindi, banale (evitare di banalizzare il dolore è sempre una sfida difficile). 
Stupisce, in maniera positiva, il fatto che la protagonista, Gaspara, detta Gasp (nomen omen, perché nei fumetti "gasp! era l'espressione tipica di quelli nei guai. Spavento, soffocamento, angoscia... tutto questo era Gasp!") riesca, alla fine, con le proprie forze e usando l'arma dell'ironia, ad accettare se stessa senza "metterci di mezzo" psichiatri e antidepressivi, mentre gran parte dei libri con storie analoghe si rivelano, per la maggior parte, degli elenchi asfissianti di date&appuntamenti in psichiatria con relativa pubblicità indiretta a molti psicofarmaci (argomento che ci porterebbe a dover trattare con occhio critico anche lo strapotere psichiatrico e la relativa lobby farmaceutica https://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/i-crimini-della-psichiatria-raccolta-di.html).  


La particolarità del libro è proprio questo: pur trattando un disagio tipicamente femminile, anche diffuso, quel "non mi sento bella, non mi amo", che spesso sfocia nel masochismo, nell'autolesionismo, in altri comportamenti pericolosi, riesce a non affossarsi su cliché prevedibili (quei cliché che riducono tutte le donne sofferenti ad una massa anonima di comportamenti standard e prevedibili con la fredda burocrazia dei manuali diagnostici, dove le singole personalità, con le proprie unicità, non esistono, come non esiste il singolo vissuto individuale), ad essere un bell'inno all'individualità e alla propria forza emotiva e psichica (come detto, Gaspara riesce, alla fine, a sdrammatizzare tutto il suo dolore con un processo catartico basato anche sull'autoironia)


Qualche stralcio del libro, per dare un'idea dello stile:

"...Si lavò i denti con cura e si guardò allo specchio. Era diventata veramente abile: pelle e occhi non mostravano alcuna alterazione, nessun arrossamento, nessuna lacrima da sforzo. Basta con le nausee e i malesseri: tutto passato, come passato era il tempo in cui stava male in macchina (...) Resisteva, resisteva più che poteva, ma succedeva ogni volta: di colpo perdeva il controllo. E vomitava. Vomitava e si vergognava. Che sollievo sarebbe stato vomitare, insieme al cibo, anche se stessa (...) Se solo non fosse stata perseguitata da quel senso di vuoto, da quel buco nello stomaco che continuamente reclamava di essere riempito, colmato, messo a tacere (...) Mangiare non la rendeva 
felice. Però la placava, cancellava l'angoscia."
"E poi ormai aveva capito che quando ti lodano solo per una cosa, i capelli per esempio, lo fanno solo perché è impossibile lodare tutto il resto. Come quando dicono che sei simpatica o intelligente. Il vero messaggio, urlato sotto le moine, è che NON sei bella, non abbastanza bella. Bella e basta. Che altro ti serve, se sei bella? Tutto il resto è un di più. Il compito più importante e difficile l'hai assolto. E puoi anche vivere di rendita. "
"Era stato mio fratello a tirar fuori dal mio nome l'unico suono sopportabile: GASP! L'aveva trovato su Topolino (...) mi aveva fatto notare che era l'espressione tipica di quelli nei guai. Spavento, soffocamento, angoscia, sorpresa negativa, annegamento, smarrimento: tutto questo era GASP! (e mi raccomando il punto esclamativo!). Mio fratello trovò la cosa spiritosa. Io no. Perché sapevo già che era tragicamente vera. Avevo solo otto anni. Quando ebbi tra le mani un vocabolario d'inglese, avrò avuto 10 anni, fu la prima parola che andai a cercare: GASP  1) sobbalzare (dalla sorpresa) 2) boccheggiare, respirare a fatica, pronunciare con affanno 3) desiderare ardentemente. I'm gasping for a drink, muoio dalla sete; To be gasping for liberty, sospirare la libertà. Eccomi, racchiusa nella definizione di un verbo straniero (...) La mia vita era tutta un GASP (e senza punto esclamativo). Io quella che sobbalza, io quella che boccheggia e respira a fatica, io quella che pronuncia con affanno e con affanno è pronunciata, io quella che desidera ardentemente, io quella che muore dalla fame... Io Gasp."
"Io invece ero forte, in quel periodo, perché non amavo nessuno, tanto meno me stessa. Il mio rischio di essere ferita era bassissimo."

Qui trovate altri Gaia Junior: https://intervistemetal.blogspot.com/2022/05/la-donna-della-foresta-gaia-junior.html https://intervistemetal.blogspot.com/2019/11/gaia-junior.html https://intervistemetal.blogspot.com/2021/12/recensione-emma-e-tornata-gaia-junior.html https://intervistemetal.blogspot.com/2022/02/una-culla-in-fondo-al-mare-gaia-junior.html


Recensione a "Il Rogo" (Gaia Junior)


Trama: "Chi erano davvero le streghe? Donne che, dopo aver venduto l'anima al Diavolo, si servivano del proprio potere per fare del male, oppure guaritrici, depositarie di una sapienza tramandata di madre in figlia? Questo incantevole romanzo, ambientato nell'Inghilterra del '600, racconta la storia avvincente e tenebrosa di Issy, una ragazzina alle prese con il lato oscuro della stregoneria, ma anche con quello più benigno e luminoso. Tra crudeli pregiudizi, Sabba notturni, cacciatori di streghe, segreti ed intrighi, Issy riuscirà finalmente a trovare se stessa e a scoprire verità ignorate, mentre le fiamme del rogo si accendono ancora una volta, minacciose, per inghiottire una nuova vittima."

Una delle pagine più belle:


Si faceva un gran parlare di Dio, ma quel che veramente temevamo era il Diavolo. Le streghe vivevano nei villaggi e nelle fattorie. Di notte, quando si radunavano per adorarlo, Satana sorgeva dall'Inferno e camminava fra noi, nei campi, nelle brughiere. Poteva capitarvi, per strada, di sfiorare un uomo che l'aveva baciato solo poche ore prima. Una volta certi ragazzi mi mostrarono un segno sulla collina di Pendle, dove sostenevano che il Diavolo fosse solito andare a passeggio; era l'impronta di uno zoccolo, simile a quello d'una mucca, ma molto più grande. Pochi metri dopo c'erano i resti d'un fuoco. I ragazzi mi chiesero com'era il Diavolo, e dove mi aveva baciato. E quando dissi che non l'aveva mai fatto, non vollero credermi.
"Issy la bruciata!", mi schernì uno di loro. Così, mi chiamavano. Però non osarono toccarmi.   

"Non è stata colpa mia", mormorai. "è successo e basta."
"Tu hai grandi doni, Issy. Devi solo imparare a controllarli."
"Non ho fatto niente..."
"Mi hai salvato la vita."
"Non sono stata io, il cavallo è inciampato, è caduto, era spaventata", balbettai. Ma era inutile. Non riuscivo a convincere me stessa. "Ho visto il fuoco... Il fuoco del sogno", aggiunsi.
"Era lì tutto il tempo."
Di nuovo Iohan annuì: "Quel fuoco è la chiave della tua forza, Issy. E continua a mettersi fra te e i tuoi talenti che Dio ti ha donato."
"Allora è vero... Sono una strega, proprio come dicono loro."
Iohan sbuffò.
"Che cos'è una strega? Una che dissotterra cadaveri e ammazza i neonati per farne unguenti, e getta il malocchio sulla gente onesta perché non le obbedisce? Tu non fai niente del genere, mi pare."
"Però posso fare altre cose... E tu... Il parroco ha detto che sei una strega... che lo sanno tutti."
"Tu credi che io sia una strega?"
"Non lo so!"
"Chi è una strega? Dimmelo."
Conoscevo la risposta.
"Qualcuno che ha venduto l'anima al Diavolo."
"Allora ti garantisco che non sono una di loro, mai stata e mai sarò... e neppure tu, qualunque cosa dicano gli ignoranti. Non ho niente a che spartire col Diavolo, niente a che spartire col male."

Era chiaro che mi consideravano uno di loro. Possedevo gli stessi loro doni, i doni del dio che adoravano, doni di guarigione e di malattia, di visione e di premonizione.
"In essi non c'è nulla di buono o di cattivo", mi spiegò Iohan. "Così come si può condurre una vita buona o cattiva, tu puoi usare i tuoi poteri per fare del bene o del male." (...) Quella notte andai a letto con la mente in subbuglio. Qualcuno si sbagliava, o era stato ingannato. Il parroco Holden... Iohan? Non avevo modo di saperlo.


Qui trovate gli altri Gaia Junior: https://intervistemetal.blogspot.com/2022/05/la-donna-della-foresta-gaia-junior.html https://intervistemetal.blogspot.com/2019/11/gaia-junior.html https://intervistemetal.blogspot.com/2021/12/recensione-emma-e-tornata-gaia-junior.html https://intervistemetal.blogspot.com/2022/02/una-culla-in-fondo-al-mare-gaia-junior.html

Qui i post inerenti la caccia alle streghe: 
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/misoginia-e-ginofobia-durante-la-caccia.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/07/figli-del-diavolo-bambini-e-ostetriche.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/breve-storia-dellinquisizione-in-spagna.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/linquisizione-protestante-nella.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/la-tortura-e-la-prigione-nel-processo.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/il-sabba-come-sfogo-erotico-di.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/07/censure-e-roghi-di-libri-linquisizione.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/07/agrippa-inquisizione-e-pene-pecuniarie.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/11/il-simbolismo-del-gatto-e-i-massacri-di.html




Recensione a "Dente di Serpe" (Gaia Junior)



Trama: Lucy è una tredicenne come tante, che vive un periodo, indubbiamente difficile, segnato da molti litigi dei genitori. La crisi esplode quando la mamma di Lucy (una vera -ista: femminista, pacifista, ambientalista) fonda un gruppo che si oppone al seppellimento di scorie nucleari nei pressi del villaggio, e il padre, conformista a oltranza, la chiude fuori di casa. Prima perplessa ed incerta, Lucy deciderà infine da che parte schierarsi e verrà anche a conoscenza di un antico segreto che allunga la sua ombra sui problemi di oggi. Una vicenda attualissima che si tinge di mistero.

Commento di Lunaria: la storia di "Dente di Serpe", che prende il titolo da una citazione del "Macbeth" (*), è sicuramente originale e a tratti interessante (perché solitamente siamo più abituati a leggere storie di giovani che si ribellano agli adulti abbracciando ideali ecologisti, e non il contrario) ma purtroppo si nota una certa "sinteticità" che non approfondisce come dovrebbe i tre temi su cui verte la trama: il rapporto di Lucy con i genitori (un padre tradizionale e una madre "che non obbedisce"), il funesto passato che la città ha dimenticato e che Lucy scoprirà suo malgrado, e non ultimo, la figura stessa della protagonista; non che non siano descritti questi argomenti, ma ci si sarebbe aspettati una descrizione un po' più esaustiva e non così "ridotta all'osso", con un lieve abbozzo di poche righe; magari si sarebbe dovuto lasciare maggior spazio ai monologhi e alle riflessioni di Lucy o della madre di Lucy (per inciso, di per sé l'ecologia si presta anche ad argomenti come la dignità della Madre Terra, rivista come una Dea, e il ruolo femminile della Sacerdotessa, in opposizione all'idea patriarcale di dominio e sfruttamento non solo della donna, ma anche della terra, a cominciare dall'obbligo tutto monoteista di procreare figli in numero elevato: "Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra e soggiogatela e tenete sottoposti i pesci del mare e le creature volatili dei cieli e ogni creatura vivente che si muove sopra la terra", Genesi 1:28) (**)
Le parti migliori sono le visioni del "carretto fantasma" che Lucy, la protagonista, vede ogni qualvolta si trova ad osservare un campo, Pitfield, dove una compagnia industriale ha deciso di seppellire scorie radioattive, nell'indifferenza della popolazione, che ben volentieri si lascia "comprare" dalla propaganda in favore delle scorie tossiche. Solo un piccolo gruppo capitanato proprio dalla madre di Lucy si oppone e organizza delle forme di resistenza attiva, occupando il campo. Lucy, però, a sua insaputa è dotata del dono paranormale della retrocognizione: riesce, cioè, a "captare" ciò che è avvenuto nel passato...
Come ho detto, l'argomento è senz'altro interessante, e dispiace vedere che l'Autore abbia optato, a tratti, per una stringata sintesi, quando dare un po' più di spazio a queste singole riflessioni avrebbe alzato il valore dell'opera.
Tra l'altro, non è la prima volta che i Gaia Junior trattavano argomenti importanti come la bioetica o il rapporto tra esseri umani e creato; per esempio in "Eva" si parlava di trapianti di cervelli umani nei corpi animali... 



Per concludere: "Dente di Serpe" è un libro piacevole da leggere, con una tematica impegnata, anche se pensato per preadolescenti e ha il difetto di essere troppo stringato proprio in quelle parti dove ci sarebbe stata decisamente bene una seria disgressione d'ambito ecologista o femminista. Non è circolato moltissimo, in libreria, ma nelle biblioteche, nella zona dei libri per ragazzi, qualche volta si trova. Ad ogni modo, per quanto ci siano dei Gaia Junior molto più intriganti (e che magari recensirò in futuro), "Dente di Serpe" è una sintetica introduzione all'attivismo ecologista, di matrice femminile, con un pizzico di suspense e vena paranormale (il carretto fantasma e le ossa sepolte nel campo). Se vi capita tra le mani, dategli una lettura.

Qualche stralcio del libro, per dare un'idea dello stile:
"Era un martedì dell'ultima settimana di settembre. Avevo finito i compiti, la serata era tiepida e luminosa e mi venne voglia di andare a fare due passi. Ho detto che decisi di andare a Pitfield, ma non è vero, non andò così. Fu solo un caso, se girai a destra in fondo alla strada. Se avessi girato a sinistra, dopo due curve mi sarei ritrovata al paese. Invece mi diressi verso la campagna tra Apton Magna e Harrogate, che dista undici miglia. Proseguii tra squarci di sole e zone d'ombra fino ad allontanarmi dalle case, e avevo fatto qualche centinaio di metri quando notai una piccola stradina sterrata che partiva da lì. In realtà era piuttosto malridotta, sconnessa, piena di solchi e di buche. Gli alberi crescevano fitti fitti tutt'intorno e i loro rami formavano una specie di galleria in cui il sentiero sembrava scomparire. Su  un cartello indicatore, mezzo nascosto  dall'erba alta,  c'era  scritto << via Pitfield>>. Incuriosita attraversai e cominciai ad addentrarmi in quel tunnel d'un verde cupo, con lo sguardo fisso davanti a me. Più oltre, dove gli alberi si diradavano, intravidi una specie di costruzione. La mamma aveva già percorso quella strada con i membri di "AMANDA", il gruppo che aveva fondato. (...) Nonostante fosse ancora pieno giorno, sotto gli alberi c'era un che di sinistro e mi sentii notevolmente sollevata quando sbucai nella radura, alla luce. (...) Mi voltai e cominciai a camminare in fretta nel bel mezzo del sentiero (...) arrivata più o meno a metà strada, mi voltai e vidi due uomini che spingevano un carretto a mano. Erano solo due sagome in controluce e non potevo dire dove fossero diretti (...) non so perché ma non volevo che mi raggiungessero. (...) Quando mi voltai di nuovo erano scomparsi. La cosa mi terrorizzò, e tirai un sospiro di sollievo quando raggiunsi la strada asfaltata."

P.s la copertina è una delle più belle tra tutti i Gaia Junior: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/11/gaia-junior.html
Qui trovate la recensione a "Zio Vampiro", che trattava il tema della violenza sessuale: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/12/recensione-zio-vampiro-gaia-junior.html
"Una culla in fondo al mare" https://intervistemetal.blogspot.com/2022/02/una-culla-in-fondo-al-mare-gaia-junior.html "La Donna della Foresta" https://intervistemetal.blogspot.com/2022/05/la-donna-della-foresta-gaia-junior.html "Emma è tornata" https://intervistemetal.blogspot.com/2021/12/recensione-emma-e-tornata-gaia-junior.html
  






(*) "Bolli e cuoci nella pentola, tu filetto di serpente/ramarro occhiuto, pollici di rana, vampiro peloso e lingua di cane/Dente di serpe, aculeo d'orbetto, zampe ed ali, ramarri e civette, magie potenti, gorgogli del male/bollite tutti nel brodo infernale"
- Macbeth, 4,1
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/04/il-simbolismo-esoterico-del-macbeth.html

(**) Il cristianesimo è una religione non solo misogina, ma anche anti-ecologista. Infatti oltre a rifiutare una femminilità simbolica al loro dio, rifiuta anche ogni idea panteista su dio.

Recensione a "Zio Vampiro" (Gaia Junior)

Nei primi anni '90 uscì una serie di romanzi, denominati "Gaia Junior" (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/11/gaia-junior.html), tutti accomunati dal fatto di avere, per protagoniste, ragazzine adolescenti che si trovavano ad affrontare le problematiche più varie: dall'amore alla violenza, dal razzismo alla discriminazione sessuale o passando per il rapporto conflittuale con il proprio corpo in crescita.



"Zio Vampiro" (1995) uscì proprio per questa collana.



Trama: Un segreto spaventoso rende insonni le notti di Carolyn: suo zio, confida al diario, è un vampiro e molte volte, col favore delle tenebre, è entrato nella sua stanza per succhiarle il sangue. Carolyn non può chiedere aiuto ai genitori, troppo indifferenti e presi dai loro problemi per darle ascolto, non può confidarsi con nessuno... con nessuno, tranne che con la sua gemella Gioia, anche lei vittima di Zio Vampiro. Ma tutti, compresa Carolyn, sanno che i vampiri non esistono, che sono soltanto un mito, e ai tanti timori che già tormentano la ragazza, si aggiunge quello di essere ormai impazzita. E se dietro l'idea fissa di Carolyn si nascondesse una realtà così terribile, così ripugnante, da non poter essere affrontata se non con le armi della fantasia?
Commento di Lunaria: sono tanti i libri (biografici o non) che parlano del tema dello stupro (spesso a tinte incestuose) e del senso di colpa, oltre che del trauma, della vittima; "Zio Vampiro" (1995) parla proprio di questo, e ha permesso all'Autrice di vincere un premio di narrativa. Avevo già recensito altri Gaia Junior, serie di libri dei primi anni Novanta che trattavano problemi al femminile pensati per le adolescenti: temi come lo stupro, l'autolesionismo, la solitudine, il razzismo, amori non corrisposti, violenze, incomunicabilità, problematiche familiari erano le tematiche trattate dai Gaia Junior. Rispetto ad altri libri su questo tema, "Zio Vampiro" ha la caratteristica di essere narrato in maniera molto netta e concisa, sempre dal punto di vista della protagonista (che a volte sfiora il monologo per l'intero capitolo con descrizioni degli incubi confusi e torbidi, dove la realtà si mescola al delirio allucinatorio) che "per sopportare il trauma" immagina di essere vittima di un vampiro e non di uno stupratore. C'è anche un colpo di scena finale, molto ben architettato, e per tutto il libro sullo sfondo aleggia la critica al vetriolo alla "tipica famiglia americana perfetta", perfetta solo di facciata, che nasconde il torbido oltre "le belle apparenze", sfoderando negazionismo ed ipocrisia, quel tipo di atteggiamento da "basta che non si sappia in giro\che diranno gli altri?!" e che l'Autrice mette alla berlina (1)
Peccato che l'Autrice non abbia minimamente approfondito la psiche dello zio di Carolyn (che compare di tanto in tanto, ma i dialoghi tra Carolyn e zio Toddy sono estremamente sintetici) mentre invece avrebbe giovato riportare qualche particolare in più... così come non ha approfondito gli altri personaggi che fanno da contorno, come comparse, alla storia e si muovono vicino a Carolyn, ma sono descritti in sintesi, come figure bidimensionali, ora apatiche, ora stizzite, senza nessun approfondimento di sorta che spieghi il loro tedio o la loro indifferenza al di là di termini generici come "depressione della mamma" o "troppo lavoro per papà".

Gli stralci più belli:

"I miei occhi sono vuoti, così non può guardarmi dentro. I miei occhi sono specchi, e riflettono il viso sorridente di zio Toddy"
"Avevo cominciato una lettera, ma non l'ho mai finita. Poi l'ho persa. Comunque, suonava troppo assurdo: zio Toddy è un vampiro. Lo sapevi, Maggie? Mi sta prosciugando. Succhia la vita da questa casa. Richie è strano, ha smesso di parlare. Era felice, un tempo. Ora non più. Non più da molto, moltissimo tempo. Mi sembra di attraversare la vita come una sonnambula. A tratti mi sveglio e mi guardo attorno, ma i miei occhi sono ansiosi di chiudersi; non amano quello che vedono."
"Mi resi conto di aver sentito quel sospiro per tutta la vita, costante e familiare come il mio stesso respiro. Come il vento fra i rami dell'albero fuori dalla mia finestra. Un vento che porta pioggia e tempesta."
"Quand'è iniziato? Che età avevo? Mi sforzo di ricordare quello che preferirei scordare. Le schegge devono venire via, ma farà male. Ricordo a pezzi e bocconi. Immagini che mi gocciolano nella mente. Galleggio sull'acqua, i miei capelli nell'acqua, lui mi tira i capelli. Ho paura, affogo, lui mi tira su, la luce sparisce. (...) Nessuno è venuto in mio aiuto. Mi sono salvata da sola. Ho cominciato a guarire. Questo libro è una cicatrice."



(1) Il tema della "famiglia americana perfetta in apparenza, che nasconde il marcio dietro belle apparenze" era stato trattato anche nel grande debutto dei Marilyn Manson, quel "Portrait of an American Family" (1994) che segnò il rock alternativo degli anni Novanta, insieme all'altrettanto fondamentale "Antichrist Superstar".














Per esempio, "Wrapped in plastic" recita:

"Guilt is a snake we beat with a rake to grow in our kitchen in the pies we bake\fear of the beast is calling it near, creating what we're hating, it's only fear that is here\I'm only as sick as the stick in the pig, thin and so white, thin and so white, daddy tells the daughter while mommy's sleeping at night"
"Il senso di colpa è un serpente che battiamo con un rastrello per crescere nella nostra cucina nelle torte che cuociamo\la paura della bestia lo chiama vicino, creando ciò che odiamo, è solo la paura che è qui\sono malato come il bastone nel maiale, sottile e così bianco, sottile e così bianco, papà lo dice alla figlia mentre la mamma dorme di notte"

Per approfondire il tema della misoginia e della violenza (commessa da "insospettabili che si ritengono perfetti, senza se e senza ma, Noi siamo la Verità, la Luce del Mondo!")

Semmelweis e la cura per la febbre puerperale

A dimostrazione che NO, non sono stati preti, vescovi e papi a salvare le donne dai decessi dovuti al "partorire" (visto che dio padre ha creato la femmina solo per fare questo, no?!? vero cari monoteistucoli, per voi la femmina serve solo a questo… e se crepa al primo o al quindicesimo parto che importa, venga la serva a farsi stuprare dal marito, vero "caro" Lutero?!?! La donna sarà salvata partorendo figlioli, vero cristianucoli che applicate l'apostolo paolo alla lettera?!?), facciamo sapere che le cose sono andate così come leggerete qui sotto, 
e quindi, care femmine, se non morite più come una volta di parto, lo dovete alle ipotesi di un Semmelweis e non ai moniti "dell'apostolo paolo\tommaso d'aquino\agostino\papa tal dei tali" che INVECE VI CONDANNAVANO A MORTE.

Il vostro benessere e diritti NON LI DOVETE AL CRISTIANESIMO. 

Quando ve lo ficcherete nel cervello avremo finalmente fatto un passo avanti.

Fosse dipeso dal cristianesimo, sareste ancora qui a crepare di parto con i vostri maritini cristiani che avrebbero commentato "sia fatta la volontà di Dio! se la peccatrice è morta di parto è perché l'ira di Dio era sul suo capo! Se lo meritava! Amen!"

Info tratte da


Ottocento, ospedale di Vienna.

Molte donne venivano ricoverate durante il parto, bisognose di assistenza medica. Tuttavia, la maggioranza di queste donne aveva una febbre molto alta subito dopo il parto e quasi un quarto di loro moriva.
Questa malattia, che nessuno era in grado di spiegare, veniva chiamata "febbre puerperale" (il puerperio è il periodo dopo il parto).
I medici sapevano soltanto che colpiva le donne ricoverate all'ospedale: era molto più sicuro partorire in casa e molte donne in procinto di partorire facevano il possibile per non finire all'ospedale!
Il dottor Semmelweis si convinse che doveva essere qualcosa all'interno dell'ospedale a dare origine a questa febbre inspiegabile.
A quel tempo, la maggior parte dei medici ancora credeva che le malattie fossero originate dai miasmi, cioè una sorta di gas che fuoriuscivano dalla terra.
Nonostante la maggioranza fosse convinta di questi "miasmi", all'origine di tutte le malattie, il dottor Semmelweis non si diede per vinto e cominciò a fare ricerche.
Nell'ospedale in cui lavorava c'erano due reparti ostetrici, e in uno dei due le donne morivano tre volte più che nell'altro.
I reparti erano uguali; l'unica differenza era che quello con la mortalità più alta era gestito da studenti di medicina, mentre la responsabilità dell'altro era affidata a un gruppo di ostetriche.

Così Semmelweis si pose la domanda: gli studenti facevano qualcosa che le ostetriche non facevano?
E scoprì che gli studenti durante le lezioni di anatomia sezionavano i cadaveri; cosa che le ostetriche non facevano.
Semmelweis scoprì che gli studenti non si lavavano le mani dopo aver sezionato i cadaveri e toccavano direttamente le partorienti poco dopo.
Semmelweis ipotizzò che nei morti ci fosse qualcosa di pericoloso che restava sulle mani degli studenti e questo qualcosa veniva poi portato nel reparto di ostetricia.

Ordinò agli studenti di lavarsi le mani con un sapone usato dagli addetti alle latrine di Vienna per tenere le mani pulite.
Quando gli studenti iniziarono a farlo, la percentuale di morti diminuì, ma la maggior parte dei medici si rifiutò di credere che le malattie potessero passare da una persona all'altra in questo modo, e continuarono come prima; anche gli studenti smisero di lavarsi le mani e le donne ricominciarono a morire.

Nel 1861 Semmelweis scrisse un libro sulla febbre puerperale, ma non venne minimamente ascoltato. Morì a seguito di un'infezione contratta durante un intervento chirurgico.
I pochi medici che erano d'accordo con Semmelweis non sapevano però spiegare perché fosse tanto importante lavarsi, e cosa causasse la malattia.
Per avere una risposta, si dovette attendere Pasteur…https://intervistemetal.blogspot.com/2020/02/louis-pasteur.html

Intanto, andate a ri-leggere anche questi: 
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/12/la-condizione-delle-donne-operaie.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/11/la-vaccinazione-antivaiolosa-lady-mary.html
e questo:
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/bambina-salvata-perche-per-una-volta-ha.html

Qui
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/08/breve-storia-della-matematica.html
abbiamo parlato di lei, Emilie du Chatelet,



grande matematica del Settecento
che c'è stata strappata via, giovanissima, proprio dalla febbre puerperale…

E me li comprerò pure originali!

Chi ha la mia età (o qualche anno in più) e una memoria da matusalemme, si ricorderà dei Bal-Sagoth, più per le stroncature e umorismo che si faceva su di loro su riviste come Grind Zone o Metal Shock, che non per meriti musicali.


Ma perché all'epoca questa band suscitava tanto umorismo e sghignazzamenti epocali?


Onestamente non mi ricordo dove e quando e da chi ascoltai i Bal-Sagoth. 
A quel tempo mica esistevano i social network e sentirsi le band… bhè, o avevi il classico "fratello più grande di te" che ti passava i cd, oppure "dovevi avere gli amici" (e siccome era rarissimo trovare amici "nella tua città", si risolveva la cosa… avendoli in tutt'altra parte d'Italia, rispondendo agli annunci sui giornali… e questo era proprio il mio caso) 

Insomma, non era così facile ascoltare band nel 1998-1999... ricordo che verso il 2000 ci fu Napster (e la relativa faccenda Metallica VS Napster), ma io a quel tempo il pc non lo avevo e quindi ascoltavo band:

1) comprando i cd a casaccio di quello "che passava il convento", quando avevo la fortuna di trovarli a Milano
2) facendomeli masterizzare su cassetta, in genere per 5 mila lire

UNA BANCONOTA CHE SOLO CHI HA LA MIA ETà PUò RICORDARSI… ;-(

che nascondevo nella busta da spedire a tizio e caio che mi avrebbe mandato il pacchetto con le cassette richieste...

3) ascoltando il cd allegato a Psycho!

Ebbene, non mi ricordo come ascoltai, nel 1998 o poco più in là, i Bal-Sagoth.
Forse qualcuno me li masterizzò su cassettina… non mi pare di averli sentiti a casa o in macchina di qualcuno dei miei (rari) amici dell'epoca… fatto sta che all'epoca mi sa che pure io ritenevo i Bal-Sagoth una band "ridicola" se non inascoltabile…


Sicché, no, non li ho mai comprati. Ma neanche considerati più di tanto le rare volte che facevano l'intervista (qualcuno si ricorda le interviste ai Bal-Sagoth? C'è davvero qualcuno che si ricorda di una tale cosa?!)

Non che io non li abbia visti in cd, probabilmente li ho pure intravisti in qualche bancarella, ma non ci ho mai fatto granchè caso, con tutto che - ad essere onesta - quando ho comprato il cd della Cacophonus https://intervistemetal.blogspot.com/2018/04/una-figata-di-compilation.html
non ero neanche scontenta che avessero messo ben due canzoni dei Bal-Sagoth!


Insomma, non che li ricercassi con l'acquolina alla bocca e disposta a scorticarmi i piedi per andare a prendere il loro cd, però...


E quindi ammetto che NO, la copertina che vedete qui sotto NON è la mia copia del loro cd del 1998  "Battle Magic"



e che Sì, me li hanno passati


ma devo ammettere che riascoltandoli per un paio di volte, l'intero full-lenght… mah, sarà che ormai qualsiasi cosa uscita nel '98 mi pare "capolavoro a prescindere, senza se e senza ma", e tuttavia, insomma!, non sono mica male i Bal-Sagoth!!!

(Per inciso, Metalarchives ci fa sapere che erano già in giro nel 1993 e sono rimasti in attività fino al 2006)

Certo, il loro "Epic Symphonic Avantgarde Black Metal" (?) miscelato a roba alla Rhapsody (ma di tanto in tanto, non so perché, mi fanno venire in mente la colonna sonora di "Indiana Jones"...) che vorrebbe ricordarci anche gli Emperor… 
bhè, OK, avrà anche qualche caduta stile "comico involontario" ("Blood slakes the sand at the circus maximus" non so manco come definirla… sembra una cosa ideata da un Yngwie Malmsteen in delirium tremens...) però 'sto dischetto qui ascoltato in un pessimo decennio come quello che stiamo vivendo attualmente, insomma… mi sa tanto che a dispetto delle crasse risate che si farà qualche vecchio matusalemme che leggerà questo post (?), mi sa tanto che i Bal-Sagoth la prossima volta che me li vedo in giro me li compro pure originali!



Ma sono certa che pure chi all'epoca sghignazzava pensando ai Bal-Sagoth (e gettava m#rda sul Nu Metal… dai, fate il Mea Culpa), nel 2019 avrà la lacrimuccia di nostalgia a ripensare a quando Grind Zone ecc. ecc, facevano le recensioni ai ciddì dei Bal-Sagoth (puntualmente stroncati, a che ricordo) 
e a quando "Freak on a Leash" 


e "Nookie" 


erano IL TOP DELLA NOVITA' E DEL MAINSTREAM.

Quello che va ora…



Ma poi da quanti anni è che non vedo in giro QUALCUNO CHE INDOSSI LA MAGLIETTA DEI LIMP BIZKIT?!