"(...) dell'orizzonte, c'era l'enorme disco del sole, rosso e immobile. Le rocce intorno a me erano di un crudo colore rossastro. L'unica traccia di vita che potei a prima vista notare, fu la vegetazione d'un verde intenso che ricopriva ogni punto sporgente delle rocce dal lato sud-est: era lo stesso verde intenso dei muschi delle foreste e dei licheni delle grotte, piante che, come quelle, crescono in un perpetuo crepuscolo.
La macchina era ferma su una spiaggia in discesa. Il mare si stendeva lontano verso sud-ovest, sollevandosi fino alla linea dell'orizzonte netta e brillante, contro il pallido cielo. Non c'erano onde o frangenti perché non spirava neppure un alito di vento: solo una leggera e oleosa ondulazione s'alzava e s'abbassava come un respiro gentile, quasi a mostrare che il mare eterno si muoveva ancora ed era vivo. Lungo la riva, dove l'acqua alcune volte si frangeva, c'era una spessa crosta di sale, rosa sotto il cielo livido. Avvertivo un senso di pesantezza al capo e notai che avevo il respiro molto frequente: tale sensazione mi ricordò la mia unica esperienza d'alpinismo, e ne dedussi che l'aria doveva essere molto più rarefatta d'oggi. Lontanissimo, sul desolato pendio, udii un grido aspro e acuto e sorsi una cosa, simile a un'immensa farfalla bianca, che volava obliqua nel cielo battendo le ali, e spariva volteggiando dietro alcune basse collinette. Quel grido così lugubre mi fece tremare e mi sedetti meglio sul sedile."
"Stavo fissando la sinistra apparizione che strisciava verso di me quando sentii un solletico sulla guancia, come se vi si fosse posata una mosca. Tentai di allontanarla con la mano, ma essa ritornò dopo un attimo e, quasi subito, un'altra si posò vicino al mio orecchio. La colpii e afferrai una specie di filamento che mi scivolò rapidamente di mano. Con un senso di nausea e di paura, mi voltai e vidi che avevo afferrato l'antenna di un altro granchio mostruoso che stava dietro di me. Gli occhi cattivi oscillavano sui loro tentacoli, la bocca sembrava avere un grande appetito e le larghe e goffe chele imbrattate di melma d'alga, stavano scendendo su di me. Misi subito la mano sulla leva, e in breve mi allontanai di un mese da quei mostri; ma ero ancora sulla medesima spiaggia, e appena mi fermai, li potei vedere distintamente. Sembrava che strisciassero a dozzine da ogni parte nell'incerta luce fra la vegetazione di un verde intenso. Non mi è possibile descrivere la sensazione di disgusto e di desolazione che incombeva sul mondo. Il cielo rosso a oriente, le tenebre verso nord, quel mare morto e salato, la spiaggia rocciosa brulicante di quei mostri immondi che si muovevano lentamente, il verde uniforme, l'aspetto velenoso dei licheni, l'aria sottile che feriva i polmoni, tutto contribuiva a produrre un effetto terrificante."
"La spiaggia rossastra - a parte le epatiche e i licheni d'un verde livido - sembrava senza vita ed era ricoperta di un leggero strato bianco. Sentii un freddo intenso; e di tanto in tanto, rari fiocchi bianchi cadevano turbinando. Verso nord-est vedevo il riverbero della neve sotto le stelle che brillavano in un cielo color sabbia e le creste ondulate delle collinette bianco-rosato. Le rive del mare erano bordate di ghiaccio, ed enormi massi di ghiaccio galleggiavano più lontano, ma quasi tutta la distesa del mare salato, color sangue sotto l'eterno tramonto, non era ancora gelata."
"La Luna o Mercurio stavano passando davanti al disco del sole; prima naturalmente pensai che fosse la luna, ma molti particolari mi fanno credere che in realtà si trattava di un pianeta più interno che stava passando molto vicino alla terra. L'oscurità aumentava rapidamente, un vento gelido incominciò a soffiare da est e nell'aria i fiocchi bianchi s'erano fatti più fitti. Dalla riva giungevano il gorgoglio e il mormorio del mare. A parte questi suoni inanimati il mondo era avvolto nel silenzio. Nel silenzio? è difficile descrivere quella calma. Erano spariti tutti i rumori del nostro mondo (...) Alla fine, una dopo l'altra, in brevissimo tempo, le cime bianche delle colline lontane svanirono nelle tenebre e la brezza si mutò in un vento gemente. Vidi la nera ombra centrale dell'eclissi muoversi rapidamente verso di me. Un attimo dopo solo la pallide stelle erano visibili: tutto il resto era triste oscurità. Il cielo diventò completamente nero. Fui preso da un senso di orrore per quelle tenebre immense. Il freddo mi penetrava nelle ossa e il dolore che sentivo a respirare mi sopraffecero. Tremai e mi venne una nausea insopportabile. (...) Mi sentii quasi svenire, ma la paura terribile di rimanere senza difesa in quel lontano, spaventoso crepuscolo mi sostenne mentre risalivo in macchina."


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