Hildegarda di Bingen e Trotula

HILDEGARDA DI BINGEN


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Hildegarda di Bingen (1098-1179), "Abbatissa" benedettina, detta anche "Magistra", "Prophetissa" e "Sancta" nonché "L'Oracolo di Bingen", è il nome più famoso di donna mistica del Medioevo: ebbe visioni soprannaturali (1) fin da bambina, cominciò a scriverle nel 1141 e queste raccolte costituirono le sue tre opere: "Il Libro dei Meriti della Vita", Il "Libro delle Opere Divine" e lo "Scivias" ("Conosci le vie del Signore") che si conserva con 35 miniature che illustrano le visioni; lo Scivias è considerato un'opera straordinaria, una vera enciclopedia della conoscenza del mondo nel XII secolo, che tocca anche questioni di teologia, della poesia e musica (Hildegarda compose 74 inni, sequenze o sinfonie diverse) (2).




Infine, fu autrice di una explanatio regulae, glossa alla regola di san Benedetto, dove già rifletteva sulla "differenza di classe": "Dio permette al ricco di possedere ricchezze che vengono sottratte ai poveri. Egli ama tuttavia la figura del povero perché ne è la sua immagine\proprio lui che possiede le ricchezze del Cielo, è sceso umilmente fra i poveri."


 

A questa donna si attribuiscono anche molte altre opere, tra cui un libro di medicina, una specie di storia naturale e un'opera "Ignota Lingua", cioè una proposta di riforma dell'alfabeto e della trascrizione del tedesco e del latino; scrisse moltissime lettere, essendo consultata da papi e imperatori come Eugenio III e l'imperatore di Germania Corrado, oltre che da San Bernardo di Chiaravalle.


Hildegarda non scriveva personalmente, ma dettava a due segretari, e di uno di essi fu anche la direttrice spirituale.

L'influsso di Hildegarda fu sensibile presso le beghine del Brabante e influenzò moltissimi altri suoi contemporanei.

 Per curiosità:






Note:

(1) La luce che Hildegarda vide in visione e le detta gli ordini la chiama "homo": "O homo fragilis, et cinis cineris, et putredo putredinis, dic et scribe que vides et audis", come si legge nell'incipit dello Scivias: "O uomo fragile, cenere della cenere, polvere della polvere, di' e scrivi quello che vedi e senti". Il termine "homo" significa "essere umano uomo o donna", ma ovviamente il termine viene sessualizzato prevalentemente al maschile (anche oggigiorno è così).

(2) Hildegarda scrisse: "coloro che senza legittimo motivo fanno il silenzio nelle chiese abituate ai canti in onore di Dio non meriteranno di ascoltare in cielo l'ammirabile sinfonia degli angeli che loderanno il Signore

ALTRO APPROFONDIMENTO tratto da


Concetti tratti dalle pagine 53, 54, 55, 70, 71, 72,73, 93, 95, 101, 117, 120-121


"Quali testi filosofici aveva letto o ascoltato leggere Ildegarda?" 

Per rispondere è necessario analizzare le sue visioni, che hanno riferimenti ad Agostino, Boezio, Scoto Eriugena ma anche analogie con Ugo da San Vittore e altri suoi contemporanei.

"Tutte le cose che ho scritto fin dalle mie prime visioni o che sono arrivata via via a sapere, io le ho viste con gli occhi interiori del mio spirito, io le ho ascoltate con l'udito interiore nel profondo dei misteri celesti. Ma ero sveglia, con tutto il mio corpo e la mia mente: non dormivo e non ero in estasi... Non ho mai espresso nei miei scritti nulla che fosse verificabile con le mie capacità umane, ma soltanto ciò che avevo visto e sentito nel mistero divino. La luce che vedo non ha limiti ed è luminosa molto più di una nube che passa davanti al sole. Non sono capace di misurarne l'altezza e la lunghezza. Il suo nome è "ombra della Luce vivente": come il sole e gli astri e la luna si specchiano nelle acque, così le parole scritte e dette, le opere e le intenzioni degli uomini risplendono per me in quella luce. (...) In questa luce a volte io ne vedo, sebbene raramente, un'altra che chiamo Luce Vivente. Essa supera le mie possibilità di descriverla, ma quando la guardo ogni tristezza e ogni angoscia scompare: mi sento una ragazzina e non una vecchia quale sono."

Già nello "Scivias" aveva descritto la sua esperienza mistica: "Nell'anno 1141 (...) quando avevo 42 anni e sette mesi, una luce di grandissima intensità scese simile a un lampo di fuoco che attraversa il cielo sereno, inondò con forza tutto il mio cervello, infiammò come un fuoco il mio cuore e il mio petto non solo ardendo ma scaldandomi proprio come fa il sole quando riscalda le cose e le colpisce con i suoi raggi. In un attimo io conobbi il significato delle Scritture, dei Salmi e dei Vangeli, di tutti i libri dell'Antico e Nuovo Testamento senza tuttavia conoscere il senso delle singole parole dei testi, la divisione delle sillabe, la declinazione dei casi e i tempi grammaticali."

"La potenza divina è come la rotonda perfezione della misura, senza inizio né fine, dotata di infinita potenza e volontà. Risplende fulgida nella misericordia del giudizio celeste poiché in Dio nulla muta (...) La pienezza della sua potenza che dispone con giusta misura ogni cosa, con un'altezza e profondità sconosciute all'uomo, mostra le cose eterne e quelle temporali in un cerchio (rota) senza inizio e senza fine, dove contiene al suo centro l'uomo, il culmine della creazione. L'eternità e la perfezione della potenza divina è come il verde dei germogli che stanno per spuntare" (Nota di Lunaria: c'è quasi un accenno di panteismo, qui... del resto Hildegarda cita molto spesso elementi naturali, anche nelle sue lettere, si veda per esempio quella scritta a Irene, moglie dell'Imperatore bizantino Manuele I Comneno: "Il soffio dello Spirito di Dio dice: se Dio ama un albero, d'inverno lo protegge e d'estate fa sbocciare il suo fiore in tutto il suo vigore (...) in Oriente dalla roccia sgorga un ruscello che purifica le altre acque dalla schiuma (...) Dio concede il tempo della prosperità e la rossa aurora dell'onore, che il vento del Nord non opprime con il cupo soffio di nemici ostili"; o la lettera scritta ad un abate: "La tua mente è simile a una di quelle nubi che portano la neve, che in cielo stanno più in alto della nubi dell'aria, attraverso le quali risplende folgorante il sole.")

Nella visione di Hildegarda compare anche Amore (Caritas); c'è un parallelismo con la "Cosmografia" di Bernardo Silvestre, dove compare l'intelletto di Dio in forme femminili (Nous): "Si può vedere come in uno specchio terso tutto ciò che la volontà di Dio nel suo segreto aveva stabilito di assegnare alla generazione e alla creazione."

Importanti sono anche i colori, descritti da Hildegarda che caratterizzano le sue visioni mistiche, in primis il verde (viridis), colore della primavera, associato ad un'azione dell'anima universale del mondo, allo smeraldo: viridis, e per assonanza vocale, vir (uomo maschio) e viriditas (forza vitale), vis (forza) e la "verde verginità" come stato femminile.

Per Hildegarda la vergine è distinta dalla donna sposata e dalla madre, "è rimasta nella semplicità ed integrità del paradiso". Questo è il commento di Hildegarda sulla creazione della donna: "La forma della donna brillava prima della Caduta gettando tutt'intorno la sua luce sia perché era creazione diretta della mano di Dio sia per la sua sublime bellezza. Che essere meraviglioso sei, o donna: hai posto le tue fondamenta nel Sole e hai conquistato la terra."

"Il divino e l'umano si sono intrecciati insieme nella vergine affinché tramite una concreta convivenza con la divinità la natura umana possa diventare divina" (Nota di Lunaria: ovviamente oggigiorno questi pensieri che esaltano la verginità femminile considerando "qualcosa di meno o di guastato" le donne che non lo sono, è inaccettabile) 

Virgo è dunque la quintessenza del femminile (il sole è fonte della viriditas e della virginitas): le vergini (quindi specialmente le monache) sono piene di gioia, bianco e verde sono i colori delle loro vesti che le rendono spose divine, con corone intrecciate sui capi e anelli. Hildegarda non pensa, come i teologi del suo tempo e tanti padri della chiesa, che il corpo fosse da rinnegare: lei lo riteneva bello, anzi abbagliante.

La viriditas è la potenza divina: "Quando il Verbo di Dio risuonò in principio, creò il globo delle creature senza fuoco e senza gelo. Lo spirito divino che è vita e fuoco aleggiava sopra le acque. Allora lo spirito soffiando una fiamma nelle creature formate diede loro la vita, ad ognuna secondo il carattere della sua specie. L'opera del Verbo è viriditas alimentata dal fuoco, dal calore divino e dall'ignea vita dello spirito... O nobilissima viriditas che hai le tue radici nel Sole e risplendi in bianca serenità nella perfetta ruota divina... le vergini che non hanno conosciuto l'inverno gelido del desiderio carnale risplendono ancora nel verde della primavera e rimarranno sempre verdeggianti in pieno vigore come gemme di un ramoscello verde..." 

Nota di Lunaria: pensiero decisamente anacronistico che demonizza il sesso, ma non si poteva pretendere che una donna religiosa del Medioevo non si lasciasse influenzare dall'idea del suo tempo... anche se c'è da dire che Hildegarda estende questa cosa della "verginitas" partendo da "vir", uomo maschio, e quindi il suo intento era quello di nobilitare il sesso femminile dipingendolo come essere forte, potente ed integro esattamente come "vir", giocando con l'assonanza di "ver-ginitas" e che in altri passaggi celebra l'amore fisico (eros); ci potrebbe anche stare, a patto di rivedere in senso allegorico il termine "vergine" come "donna indipendente" e non come "dotata di un letterale imene integro"; comunque, per Hildegarda, la donna è speculativa forma muliebris e in lei l'uomo vede riflesse la gloria divina che continuerà anche nei suoi figli; per Hildegarda, seguendo le idee del suo tempo che conciliavano l'uomo con gli elementi che avevano una qualche influenza su di lui, l'uomo è "inscritto nel cerchio di Dio" ed è una creatura razionale privilegiata che sostituisce gli angeli caduti dopo la ribellione; l'uomo fatto di terra, fango, "perché non si esaltasse e non volesse rendersi simile a Dio", deriva i suoi desideri e la sua sensualità dal fuoco, tra i suoi pensieri dall'aria che in movimento, la sua conoscenza dall'acqua che si spande ovunque. Per giunta, secondo Hildegarda, "la donna plasmata dalla carne e dal sangue" e non dal fango come il maschio, "possiede una scienza che mette a servizio del suo compagno che si rivolge a lei per ricevere le sue cure". "Quando Dio guardò l'uomo che aveva creato attentamente... lo trovò privo di un completamento e di qualcosa che lo rispecchiasse... E allora creò la forma femminile come specchio all'uomo e a suo completamento: la donna deriva dalla forza generativa divina come l'uomo stesso..."

Infine, per Hildegarda Eva era "più fragile" ma proprio per questo "più innocente" dell'uomo, tanto che per lei, se fosse stato Adamo a cadere per primo (dal momento che gli era stata donata più resistenza) il suo peccato sarebbe stato più grave e quindi più difficile da riparare.

L'opera della donna somiglia "sempre più a quella dell'Anima Mundi operante nelle visioni cosmiche: la madre del genere umano è simile all'etere che contiene in sé le stelle: come l'etere ella contiene nella sua integrità pura tutta la stirpe degli uomini. Quando arriva il momento del parto la via che racchiude il figlio si apre e la forza eterna che Eva ha tratto dal corpo di Adamo rifluisce fino alle parti più nascoste del corpo femminile..." Andando contro il pensiero del suo tempo, derivato da aristotele e Galeno (il sesso del figlio era influenzato dal seme maschile) Hildegarda aggiunge "Per determinae il sesso del bambino sono importanti sia la forza del seme maschile sia il reciproco affetto dei due sposi nell'ora del concepimento (...) se questo affetto manca da parte della donna verso l'uomo, anche se l'uomo l'ama e il suo seme è forte, nascerà un maschio che però sarà più debole e meno capace perché l'amore della madre verso il padre è mancato nell'ora del concepimento. Se il seme paterno è debole ma i due sposi si amano l'un l'altro nascerà una femmina virtuosa e buona (...)" (Nota di Lunaria: come dicevo, pur con tutti i limiti del suo periodo storico, Hildegarda riconosce l'importanza del reciproco affetto e piacere sessuale; per correttezza riportiamo che anche un critico di Agostino, Giuliano di Eclano, parlando del matrimonio cristiano, sosteneva che senza il "calor genitalis", il calore profondo che genera piacere, il concepimento non poteva realizzarsi; ma, ovviamente, fu un'opinione poco ascoltata nel contesto sessuofobo dei primi secoli cristiani)  Laddove molti padri della chiesa condannavano il piacere sessuale anche all'interno del matrimonio, Hildegarda sostiene "Quando il seme dell'uomo cade nel suo luogo naturale, allora il sangue della donna scaldato dall'amore lo riceve e lo accoglie al suo interno... e si mescola a quello e diventa uno... La donna e l'uomo diventano allora una sola carne. Per i teologi del tempo, era la donna, lussuriosa, a provocare l'uomo, ma per Hildegarda il piacere amoroso è positivo e necessario perché il figlio cresca bene e la donna avverta dentro di sé il desiderio di acconsentire al desiderio maschile: "è necessario che la donna conosca l'ardore amoroso attraverso le carezze dell'uomo poiché il suo desiderio non è forte né pulsante come quello del maschio in cui la passione vigorosa come quella di un leone lo spinge subito al possesso della donna"

***

Nota di Lunaria: è un peccato che Hildegarda non abbia mai davvero fatto una teologia del Dio Madre\Maternità di Dio (anche se non escludo che l'avesse pensata ma che non se la sentisse di "sbandierarla ai quattro venti") limitandosi a vegetare sul dio maschile Cristo, e si sentiva "salvata, redenta" da un dio maschile, a cui cantava lodi, inni e che non metteva minimamente in discussione. Forse "c'era arrivata anche lei" che non poteva essere "una cosa così giusta per le donne" dipendere da un maschio, o si sarà anche chiesta, magari, che senso avesse per le donne, "un dio che si incarna in un maschio" e trovava ingiusta l'idolatria che si porta a questo dio maschile, ma non poteva o voleva dirlo pubblicamente, o magari no, trovava il tutto comunque edificante e più-che-dovuto. 

è vero che Hildegarda esortava le sue "sorelle suore" a non rinnegare la loro femminilità, per esempio vestendosi con abiti bianchi e a farsi crescere i capelli decorandoli con ghirlande di fiori, come mi è stato fatto notare per ben due volte a distanza di anni, da due donne che hanno studiato la figura di Hildegarda... e a quanto mi ha detto una di loro, Silvia M., che ringrazio pubblicamente, Hildegarda  ha persino parlato di piacere sessuale, pur con tutti i limiti del tempo nel quale visse, con frasi del tipo "Quando una donna fa l'amore con un uomo, sentendo un senso di calore nel cervello che porta alla gioia dei sensi, comunica il gusto di quella delizia durante l'atto e stimola l'emissione del seme dell'uomo" \"Nella donna il piacere [delectatio] è paragonabile al sole che con dolcezza, lievemente e con continuità imbeve la terra del suo calore affinché essa possa concepire e partorire perché se bruciasse sempre per il piacere non sarebbe adatta a concepire e generare. Perciò, quando il piacere si manifesta nella donna, è più sottile che nell'uomo"... e quindi potrei di certo trovare condivisibili e primi tentativi di emancipazione femminile questi dettagli. Tutte e due queste donne che hanno voluto condividere con me un commento su Hildegarda, mi fecero notare che pur essendo ascrivibile ad un sistema maschilista coercitivo, Hildegarda riuscì a portare un po' di libertà. Hildegarda riuscì a fare qualche passettino in avanti, e potremmo quasi parlare di micro-emancipazione femminile seppur ancora imperfetta (secondo la nostra percezione culturale attuale, a suo tempo una donna come Hildegarda già faceva scandalo sembrando anche fin troppo ribelle e anticonformista): i capelli ornati con ghirlande di fiori, il parlare di piacere sessuale femminile, sono cose che di lei posso apprezzare come tentativi di proto-emancipazione femminile e quindi mi dispiace aver usato dei toni e dei giudizi troppo draconiani contro Hildegarda, o figure analoghe, diversi anni fa. Mi sono lasciata prendere la mano da una vena polemica fuori luogo e avrei dovuto essere comunque più oggettiva, obiettiva  e giusta nei confronti di Hildegarda, tenendo conto del contesto culturale, dei limiti del suo tempo... per cui devo chiederle scusa, anche se devo dire onestamente  che certo livore astioso nei suoi confronti fu una reazione che ebbi dopo essere stata cyberbullizzata da certi cristiani che fecero "branco" contro di me... rabbia, nervoso, il farmi andare in escandescenza provocandomi con insulti e sfottò contro la mia persona per mio aspetto estetico, ecc., unicamente perché sollevavo certe questioni legate alla misoginia cristiana (sapendole argomentare, mica dicevo cose a casaccio, eh... :P ma citavo nel dettaglio autori ben precisi) mi portarono a usare toni dissacranti e astiosi non giustificati contro la stessa Hildegarda. A distanza di anni (e con la rabbia comunque sbollita dopo certe provocazioni che ho subito da alcuni personaggi cristiani) ho rivalutato la figura di Hildegarda cercando di vederla con obiettività senza farle subire astio e livore (ho usato espressioni  colorite e meschine perdendo le staffe, e me ne dispiaccio, ma come ho detto, ero stata attaccata e insultata in maniera infame da cristiani che tutti insieme facevano branco contro di me, in certe situazioni si perde la calma e si scende al livello dei dementi che sfottono, purtroppo, comportandosi come loro)

Spero che questo pdf dimostri che se anni fa, urtata e innervosita da certa strafottenza cristiana, ho usato certi toni astiosi per parlare di te, Hildegarda, (o anche delle donne dei movimenti ereticali o del movimento delle beghine)  adesso riconosco pubblicamente che ho sbagliato nell'usarti come "figura su cui sfogare il livore", ma in quel momento, annebbiata dalla rabbia che provavo per certi insulti e sfottò, non ero così oggettiva e razionale nel pensare a te come lo sono ora, mi sono lasciata prendere da toni del tutto ingiustificati e ti chiedo scusa.

Ad ogni modo, il difetto principale del pensiero di Hildegarda, che io, in quanto donna non-cristiana posso avanzare, è la sua giustificazione (non poteva essere altrimenti, essendo cristiana...) dell'inferiorità femminile quanto alla "maggior dignità" che spetterebbe al maschio "in quanto rappresentante di Dio".

Per Hildegarda (e cristiane analoghe) in Cristo, la parte divina è maschile, quindi i maschi rappresentano Dio (e da qui il sacerdozio maschile). Precisamente per Hildegarda, come scrive nel suo "Scivias", "[...] nec femina in officio consecrationis corporis et sanguinis Filii mei sacerdoti comparanda est\et quondam femina virili habitu vestiri non debet, ideo etiam ad officium altaris mei non accedet [...]"

Insomma, la femmina "non può fare la sacerdotessa" perché solo il maschio è "un altro Cristo", in quanto... maschio come Cristo.

Una femmina non rappresenta Cristo, proprio perché Cristo (considerato Dio) è maschio.

Per Hildegarda (e le altre...) la parte divina è maschile, al massimo "la donna, la parte femminile" è "la carne corporale\la Madonna che viene fecondata, dà la carne a Cristo, lo partorisce". Maria, al massimo, rappresenta "il recipiente del Divino o l'anello di congiunzione tra il Divino e l'umano" ma non la divinità.

A demolire questa ideologia misogina (che piace a tantissime donne anche dei giorni nostri) è stata Mary Daly, infatti nei suoi due libri fondamentali "La chiesa e il secondo sesso" e "Al di là di dio padre", scrive: 

"L'idea di un salvatore unico di sesso maschile può essere vista come un'ulteriore legittimazione della supremazia del maschio (...) In regime di patriarcato un simbolo maschile sembra proprio il meno indicato ad interpretare il ruolo di liberatore del genere umano dal peccato originale del sessismo. L'immagine stessa è unilaterale per quanto concerne l'identità sessuale, e lo è proprio dal lato sbagliato, perché non contraddice il sessismo e glorifica la mascolinità."

"L'ideologia cristiana presenta una distorsione prodotta dalla gerarchia sessuale e che la convalida, palese non solo nelle dottrine relative a Dio e alla Caduta ma anche in quelle relative a Gesù [...] Una logica conseguenza della liberazione della donna sarà la perdita di credibilità delle formule cristologiche che riflettono ed incoraggiano l'idolatria verso la persona di Gesù [...] Non è tuttora insolito che preti e ministri cristiani, posti di fronte al discorso della liberazione della donna, traggano argomenti a sostegno della supremazia maschile dall'affermazione che Dio "si incarnò" esclusivamente in un maschio. In effetti la stessa tradizione cristologica tende a giustificare tali conclusioni. Il presupposto implicito - e spesso esplicito - presente per tutti questi secoli nella mente dei teologi è che la divinità non poteva degnarsi di "incarnarsi" nel "sesso inferiore" e il "fatto" che "egli" non lo abbia fatto conferma ovviamente la superiorità maschile. Venendo meno il consenso delle donne alla supremazia maschile, questi tradizionali presupposti cominciano a traballare."

(Nota di Lunaria: si vedano Sprenger e Kramer nel "Malleus Maleficarum": "E sia benedetto l'Altissimo che finora ha preservato il sesso maschile da un così grande flagello [la stregoneria]. Egli ha infatti voluto nascere e soffrire per noi in questo sesso, e perciò lo ha privilegiato") 

"L'idea di un salvatore unico di sesso maschile può essere vista come un'ulteriore legittimazione della supremazia del maschio (...) In regime di patriarcato un simbolo maschile sembra proprio il meno indicato ad interpretare il ruolo di liberatore del genere umano dal peccato originale del sessismo. L'immagine stessa è unilaterale per quanto concerne l'identità sessuale, e lo è proprio dal lato sbagliato, perché non contraddice il sessismo e glorifica la mascolinità [...] La premessa basilare di questo tipo di ortodossia è che "Dio venne" nell'uomo (maschio) Gesù, e solo in Gesù - donde l'ostacolo che viene descritto dai suoi difensori come lo "scandalo della particolarità".

"Ho già osservato che il testo paolino "in Cristo non c'è... maschio né femmina", funziona in questo modo, perché semplicemente e palesemente ignora il fatto che Cristo è un simbolo maschile e perciò a tale livello esclude la femmina." 

"Io ritengo che un altro ribaltamento sia l'idea dell'incarnazione redentrice unica nella forma di un salvatore maschio perché questo è precisamente impossibile. Una divinità patriarcale, o suo figlio, non è in grado di salvarci dagli orrori di un mondo patriarcale."

Mi pare significativo concludere con questo commento:

"è ovvio che tutte queste ideologie hanno non solo la funzione di conciliare le donne con il loro ruolo subordinato sostenendo che è inalterabile, ma anche di far credere che esso rappresenti l'appagamento dei loro desideri, o un ideale che è lodevole cercare di raggiungere" (Horney)

Per cui direi che anche una donna anticristiana o atea può apprezzare i lati positivi di Hildegarda, inquadrandola nel suo contesto storico e non pretendendo (anche se non è sempre facile) l'impossibile da questa donna di secoli fa che nacque e visse in un contesto totalmente cristiano dove non era possibile fare ed essere qualcosa di diverso.  


APPROFONDIMENTO SU TROTULA

 Info tratte da


Trotula (Trocta, Troctula) è stata identificata dai più come una donna medico, nata a Salerno dalla nobile famiglia de Ruggero, famosa intorno al 1050. Sarebbe stata la sposa del medico Giovanni Plateario il Vecchio, generando due figli, famosi anch'essi come maestri della Scuola, i "Magistri Plateari".

Secondo un'altra interpretazione il nome femminile singolare "Trotula" sarebbe riassuntivo di ben sette "Mulieres salernitanae": Abella, Calenda, Costanza, Francesca, Guarna, Mercuriade, Rebecca, tutte quante medichesse. Trotula sarebbe la personificazione di trattazioni orali e scritte sui temi della gravidanza, del parto, del puerperio. Da qui sarebbe stata "tratta", "tracta", sullo scorcio 

dell' XI secolo, l'opera ginecologica "De mulierum passionibus ante, in et post partum", a cui sarebbe stato applicato il nome neutro plurale corrotto di "Trocta".

Comunque, se si volesse considerare Trotula una singola donna, anche se non con questo nome, ci sarebbe la testimonianza del medico Rodolfo Malacorona, che prima di farsi monaco aveva compiuto in Francia approfonditi studi di medicina, giungendo a Salerno nel 1059 e che "non trovò alcuno che fosse in grado di tenergli testa nella scienza medica tranne una nobildonna assai colta", "neminem in medicinali arte, praeter quandam sapientem matronam, sibi parem inveniret."

Sono circa un centinaio i manoscritti compresi tra il XIII e il XIV secolo attribuiti a Trotula, definita anche "Sanatrix Salernitana", la "Guaritrice di Salerno". Di lei sono anche uno scritto concernente la preparazione dei farmaci, "De compositione medicamentorum" e uno scritto "De ornatu mulierum", sull'arte cosmetica e le malattie della pelle.

Nota: per rispondere agli sfottò di certi signorini aristotelici che mi inzigarono, mi sono pure fatta una Storia della Medicina, che avevo trattato qui: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/10/dottoresse-nellantichita.html

https://intervistemetal.blogspot.com/2020/02/louis-pasteur.html

https://intervistemetal.blogspot.com/2019/11/la-vaccinazione-antivaiolosa-lady-mary.html

https://intervistemetal.blogspot.com/2019/12/semmelweis-e-la-cura-per-la-febbre.html

Tra l'altro, in realtà, anni fa avevo quasi pensato di "voler diventare dottoressa" e in quel periodo della mia vita effettivamente mi lessi diversi libri di approfondimento medico, ma poi ho lasciato perdere... anche perché ci sono diverse problematiche legate a quando la medicina diventa "business, lucro", che sono tutti meccanismi che non fanno al caso mio https://intervistemetal.blogspot.com/2019/04/psicofarmaci-e-violenza-omicida.html

analizzati da libri come questo https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEiZ_uxnA84kYTDIy6ghpchVyS2Mj1A3-H2GkPgOonfLF8HPCy506N0nnzFy4uzZVBvGVFsPPazE85V1qkcDjVpL9YqOsDDzQG0RclsYayxVco8VEUSri66rLZFPQPgjzyIePFrhNa6Ocqw/s640/big+pharma.jpg

o anche questo:

 https://intervistemetal.blogspot.com/2020/04/recensione-pericolo-medico.html

Qui trovate altri post a tema medioevale... non ho ancora finito di trattare l'argomento, c'è molto altro che devo ancora riportare...

https://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/medioevo-3-la-poesia-e-la-musica.html

 https://intervistemetal.blogspot.com/2019/11/una-patriota-del-medioevo-eleonora.html

 https://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/medioevo-1-musiciste-e-danzatrici.html

 https://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/medioevo-2-bellezza-e-moda-nel-medioevo.html


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