Il Gigaro Afrodisiaco: qualche ipotesi

Nota di Lunaria: il Gigaro è la mia pianta preferita, e ricerco sempre notizie che la riguardano. La trovo estremamente affascinante e amo coltivarla in vaso.

Leggendo questo libro sono riuscita a trovare questo riferimento:

 "Il Gigaro, Arum maculatum, è una pianta delle zone boscose; le foglie, di un bel verde, appaiono maculate e verso maggio la pianta forma uno spadice verdognolo-giallognolo, il fiore. 


Per la forma di questo fiore, fin dall'antichità a questa pianta, che è velenosa, furono attribuite proprietà afrodisiache. 

"Essi avevano mangiato così tanto Wake Robin, nome con il quale era conosciuto l'Arum maculatum, che non riuscirono a dormire dall'amore", così scrisse Jon Lyly nel suo "Metamorphosis" (1601)"

Sono andata a controllare e digitando "Wake Robin" ho scoperto che con questo termine si intende anche il Trillium ovatum che non è Arum maculatum, anche se qualche somiglianza per le grandi foglie verdi ce l'ha, ma molto vagamente

In realtà, Trillium ovatum ricorda molto di più Paris quadrifoglia\Erba paris, anche nota come Uva di volpe

"Robin", comunque, significa "pettirosso"

Il perché si sia associato, almeno in Inghilterra, Arum maculatum al pettirosso non sono riuscita a spiegarmelo... forse però ha a che vedere con qualche ancestrale riferimento a qualche Dea della fecondità che si accompagnava ai pettirossi\era adorata sotto forma di pettirosso, perché gli uccelli, in molte mitologie, erano associati alle Dee; forse il pettirosso non fa eccezione.

Oppure si è associato il Gigaro al pettirosso per via delle sue bacche di un rosso acceso...

Attualmente, il Gigaro è chiamato "Cuckoo Pint" o "Lords and Ladies", altri due nomi strani: "Cuckoo" è il cuculo, un altro uccello... traducendo il tutto in italiano abbiamo "Pinta di cuculo" e "Signori e Signore"... maschio e femmina, quindi il riferimento alla virilità e alla femminilità e quindi alla fecondità... 

Studiando meglio l'etimologia, scopro che in Middle English il termine era "Cuckoo-pintle" e in Late Middle English "Cuckoo pint"; pintle\pint stavano ad indicare il pene, e questo perché il Gigaro presenta uno spadice "fallico" inscritto in una "mandorla" che ricorda le grandi labbra della vagina. Anche se lo spadice potrebbe ricordare benissimo la clitoride... 


Quindi questa pianta, anticamente, è stata associata a due uccelli, il pettirosso e il cuculo, con qualche riferimento alla fecondità umana... La mia ipotesi è che, sebbene molto velenoso, fosse usato per filtri d'amore e\o riti ancestrali legati alla fecondità e fertilità...

Anche in Italia abbiamo un riferimento "fallico": Arum maculatum è chiamato "Pan di Biscia", e la biscia, il serpente, erano collegati alla Dea (poi demonizzata nell'ebraismo e nel cristianesimo, e quindi il serpente finì per alludere a Satana) ma anche a cose come il rinnovamento, il movimento perpetuo (pensiamo all'Ouroboros, il serpente che si morde la coda formando un cerchio https://intervistemetal.blogspot.com/2019/04/louroboros.html)

Angitia era l'antica Dea italica dei serpenti e aveva anche una funzione "guaritrice". Era chiamata anche Venere o Sorella di Circe, da "Anguem", ovvero "passaggio stretto come un serpente", "Anctia" e "Anagtia". https://intervistemetal.blogspot.com/2020/09/la-dea-angizia-e-il-serpente.html Angitia era una Dea (ipotizzo, forse un'antenata\guaritrice divinizzata post mortem) adorata dai popoli osco-umbri, legata alla guarigione e alle erbe curative oltre che alla fertilità.  è citata nelle "Punicae" (libro VIII): "Angitia, figlia di Eeta, per prima scoprì le male erbe\così dicono, e maneggiava da padrona\i veleni e traeva giù la luna dal cielo\con le grida i fiumi tratteneva e\chiamandole, spogliava i monti delle selve"

Mi è stato fatto sapere, da una persona, che Angitia è citata anche nell'Eneide, libro VII: "Dal popolo dei Marsi, da Marruvia è giunto un sacerdote, è Umbrone che addormenta le vipere e i serpenti... Riduce i danni dei loro morsi... (per la sua morte) lo piansero il bosco di Agintia, l'acqua limpida del Fucino e tutti gli altri laghi cristallini".

Io non ho mai letto per integrale i testi omerici o virgiliani, quindi non posso aggiungere altro. 

Ad Angitia era dedicato il bosco sacro Lucus Angitiae. Inoltre, nel folklore di alcune regioni come la Valle d'Aosta o il Friuli\Trentino, sono da citare le Fate-Serpenti delle Acque o le Anguane. https://intervistemetal.blogspot.com/2020/05/le-fate-serpenti-delle-acque-le-anguane.html

Il serpente è sempre stato collegato alle Dee (a moltissime Dee indù come Manasa ma anche a Dee come Giunone, Atena, Igea, l'africana Mami Wata, la cinese Nu Wa)...

Oltre ovviamente all'ovvio riferimento fallico cui il serpente rimanda...  

Ma il Gigaro è chiamato anche "Pan" di biscia.

Perché pane?

Sui manuali di botanica a volte viene specificato che diversi bambini morirono dopo aver mangiato le bacche di Arum maculatum (anche se a dire il vero appena vengono messe in bocca sono subito urticanti ed è molto difficile inghiottirle, si tende subito a sputarle), forse "Pan di Biscia" più che non rimandare al fatto che qualcuno "se lo mangiava" (anticamente comunque i tuberi sotterranei venivano bolliti e mangiati in tempi di carestia, del resto ricordano delle patate...) rimanda a quelle divinità femminili che presiedevano l'abbondanza e il pane: Cerere, per fare un nome, o Fornax, che veniva invocata dai fornai per la buona cottura del pane.

Per curiosità: sembra che il Gigaro, in Italia, fosse legato alla divinazione, per trarre auspici sui raccolti. 

Le mie sono giusto ipotesi e niente più...

Resta il fatto che sono talmente tanto innamorata di questa pianta che, se dipendesse da me, la pianterei ovunque...






La Letteratura Tedesca prima dell'Anno Mille

Nota di Lunaria: non sono una grande appassionata di letteratura tedesca\austriaca\svizzera, in primis perché non mi piace il suono del tedesco, e poi perché a parte Novalis (https://novalisinniallanotte.blogspot.com/) e poco altro proveniente da quei lidi (inclusi i Lacrimosa e i Blutengel), non è nelle mie corde. https://intervistemetal.blogspot.com/2018/01/germania-romanticismo-nero-gothic-e.html https://intervistemetal.blogspot.com/2018/01/germania-romanticismo-nero-gothic-e_31.html

Diciamo che in quelle lande fanno bene l'Industrial Metal https://intervistemetal.blogspot.com/2016/09/industrial-metal.html e la musica Elettronica, e quindi il massimo della mia "passione germanica" va a quello; il tedesco si abbina bene ai chitarroni alla Rammstein, questo sì, 

e nelle canzoni di Chris dei Blutengel, ai tempi di "Seelenschmerz" e ancor prima, al tempo dei Seelenkrank, https://intervistemetal.blogspot.com/2016/07/top-10-electro-goth.html


ma Io vagheggio innamorata Poeti come Shelley o Milton, Giambattista Marino e Tarchetti, che ovviamente furono predestinati da tutta l'Eternità, ancor prima di essere vivi, ad amarMi, ad amare Lunaria ed esclusivamente Lunaria celebrandoMi e spasimando per Me e Me sola, esclusivamente con sonetti in inglese secentesco (che fa così Cradle of Filth di "Dusk and Her Embrace"... non che il nuovo cd dei COF sia disprezzabile, eh... ma "Dusk" resta IL cd dei COF per definizione nella loro purezza inarrivabile) o in italiano secentesco o ottocentesco, e il tedesco non va bene per attizzarmi, non si abbina alle mie fantasie sessual-sepolcrali.

Insomma, per farla breve, Goethe e gli altri poeti tedeschi non mi attizzano così tanto. 

Quanto a Hegel e agli altri Idealisti non mi attizzano proprio per niente, perciò sono fuori dalla classifica di preferenze lunariali.

Comunque, so che laggiù nel vasto mondo del web c'è sicuramente qualcuno che ricercherà un post sulla letteratura tedesca delle origini, perciò ecco qui qualche nota presa da un libro degli anni '50 che magari è pure difficile da recuperare, e io sono una Bibliomane che diffonde ovunque i libri, soprattutto in tempi dove ai non-marchiati con tessera verde VIENE PROIBITO di entrare nelle biblioteche, perciò...

Fare uscire un post sulla Letteratura Tedesca di prima dell'Anno Mille, sapendo benissimo che questo tipo di libri li si trova solo nelle biblioteche e che a milioni di italiani, come me, viene PROIBITO DI ENTRARCI, è un modo per ribellarsi a questo scempio bibliocida, l'aver proibito I LIBRI GRATIS ai non-tesserati con il lasciapassare verde...

Peccato che non ho la copertina, ma l'ho trovato così, questo libro!

Info tratte da

Per prima cosa, bisogna distinguere il "tedesco" dal "germanico": la letteratura tedesca più antica dagli avanzi della poesia barbarica. Goethe, https://intervistemetal.blogspot.com/2018/01/germania-romanticismo-nero-gothic-e_31.html

il massimo autore tedesco, non ha una relazione storica con le lettere dell'età sveva o carolingia, mentre un italiano può risalire senza molte difficoltà ai poeti italiani del Trecento; la letteratura nei paesi di lingua tedesca (Germania, Austria, Svizzera), precedente alla seconda metà del Settecento, non è più viva e quella del Medioevo è talmente remota che viene letta solo dagli studiosi. Ancora più remota quella che precede l'anno Mille.

In effetti, la Germania colta prima e durante il Medioevo ha parlato il latino e la letteratura dell'area germanica conserva questa peculiarità.

Fra i più antichi esempi letterari in lingua tedesca c'è il "Carme d'Ildebrando", che c'è stato conservato in una trascrizione del VIII o IX secolo.

Il titolo si riferisce al leggendario Ildebrando, il maestro d'armi di Teodorico.

Qualche verso, per darne un'idea:

"Udii [cantar e] dir che disfidarsi\a tenzone Ildebrando ed Adubrando,\tra le due schiere, del figlio e del padre.\Preparan l'arme, gli abiti di guerra vestono\e il brando cingono i due prodi\sopra alle anella e corrono a battaglia."

Un altro poema che sta alle origini della letteratura tedesca è l'"Heliand", "Il Salvatore", un poema sulla vita di Cristo, composto da un ignoto monaco sassone, scritto su commissione di Ludovico il Pio.

Qualche verso:

"Così a voi mostrano i segni che v'ho detto\quando l'ultimo giorno alle genti s'appressa.\In verità vi dico: che queste stirpi tutte,\che questo non morrà popolo prima che\il mio detto s'avveri. S'approssima la fine\del cielo e della terra; ma in eterno santa\la mia parola sta." 

Sempre a tema cristiano, ricordiamo "Il Libro degli Evangeli", scritto da Otfrid.

Qui un breve passo:

"Giuseppe nel frattempo\al bambino badava;\uom servizievol era,\la madre anche curava.\L'angelo venne e dissegli\(...) Va subito in Egitto (...)\La madre là conduci,\il bambino ugualmente;\non stare a perder tempo,\curali attentamente."

Per quanto riguarda l'Età Carolingia, si diffondono testi in latino: Eginardo, "Vita Karoli Magni", Valafrido Strabone e Notker, il benedettino che scrive una poesia dedicata alla chiesa: 

"Canti l'Ecclesia\madre illibata\e vergine senza ruga\l'onore di questa chiesa! (...) \e con la luce perpetua emulando\la città senza tenebre,\e custodendo nel suo grembo i corpi\delle anime che in cielo vivono" (...) 

Il testo più importante è il "Waltharius", attribuito al primo degli Eccheardi di San Gallo, che l'avrebbe scritto tra il 920 e 930, oggigiorno lo si retrodata al IX secolo. Il poema è incentrato su Gualtiero, cui si aggiunge la descrizione di Ildegonda, la nobile fanciulla promessa sposa e compagna di Gualtiero, durante l'avventurosa fuga dalla corte di Attila.

Qui qualche estratto:

Gualtiero afferrata con la man destra la lancia\ed imbracciato nella sinistra lo scudo\entrò trepidante in cammin, per fuggire\da quella odiosa terra d'esilio, lontano.\Conduceva il cavallo, col carco del ricco tesoro, la donna e di nocciolo una canna teneva in man come quella\che appiccandovi l'amo, nell'onda\il pescatore immerge per attirare con l'esca il pesce ghiotto di cibo.\(...) Di notte correvano sempre; ma appena che Febo\il rosseggiante suo volto con le prime luci mostrava,\si nascondean nelle selve cercandovi i luoghi più occulti,\ed anche in quelli il timore i loro passi affrettava.\Tanta paura ha la donna, che ad ogni sussurro di vento,\ad ogni volo di uccello, ad ogni stormire di fronda\il cuore le balza nel letto, talché trema tutta d'orrore.\Ma vince l'amor della patria e l'odio alla terra d'esilio.\Fuggono i centri abitati, fuggono i campi ben colti\e per impervie montagne, per luoghi inaccessi e selvaggi\trepidanti ed incerti procedon lontan da ogni strada. (...)

Ma, curiosamente, lo scrittore più famoso dell'Evo sassone... è una donna! Per la precisione, una nobile sassone, monaca nel convento benedettino di Gandersheim: Roswita. Roswita anticipa persino il teatro, nei suoi sei drammi religiosi in prosa. L'Autrice stessa ha dichiarato le sue intenzioni in una prefazione: "Ci sono molti cattolici che, a causa dell'elegante eloquenza dello stile, preferiscono la vanità dei libri pagani all'utilità delle Sacre Scritture. Ce ne sono poi altri che, sebbene si attengano agli scritti sacri e non facciano conto delle opere pagane, leggono tuttavia non di rado le favole di Terenzio, e, attratti dalla dolcezza del suo stile, si macchiano con la conoscenza di cose nefande. Per questo io, fattami voce gagliarda di Gandersheim, non ho esitato ad imitarlo nella scrittura (*) mentre altri gli rendono omaggio leggendolo, proponendomi di celebrare, per quanto consentono le modeste forze del mio ingegno, la gloriosa castità delle sante vergini in quel medesimo genere letterario in cui venivano rappresentate turpi impudicizie di donne lascive (**)"

Qualche stralcio tratto da "L'Abramo"

Efremo: Abramo, Abramo, perché soffri? Perché ti rattristi oltre misura? Un eremita non deve turbarsi come gli altri uomini del mondo.

Abramo: Una enorme disgrazia mi ha colpito, un insopportabile dolore mi accascia.

E: Non affliggermi con lunghi giri di parole; dimmi dunque ciò che soffri.

A: Maria, la mia figlia adottiva, che io ho nutrito per vent'anni con tanta cura, che ho istruito con tanto zelo... (***)

E: Ebbene?

A: Ahimè, è perduta. (...) Ero già turbato da una visione spaventosa; e se la mia mente non fosse stata cieca, questa mi avrebbe presagito la sua rovina.

E: Che visione era? Vorrei saperlo.

A: Mi sembrava di essere sulla porta della mia cella, quando un enorme drago dal tremendo fetore, sopraggiunto con rapido impeto, si gettò su una candida colomba ch'era presso di me e la afferrò, la divorò e subito scomparve. (...) Quando abbandonai al sonno le membra stanche, mi parve di vedere lo stesso dragone rotolare morto ai miei piedi e la colomba balzar fuori senza alcuna ferita. (****)

(*) Nota di Lunaria: questa è la dimostrazione che le donne nobili "nei secoli dove non esisteva la parità tra uomo e donna" SAPEVANO LEGGERE E SCRIVERE, TANTO PIù CHE CONOSCEVANO ANCHE GLI AUTORI DEL PASSATO. Con buona pace di quelli che idolatrano aristotele e credono che "eh eh eh! Le donne hanno imparato a leggere e scrivere solo nel Novecento! Nei secoli precedenti solo noi maschi sapevamo leggere e scrivere, eh eh! aristotele ha sempre detto il vero, eh eh!"

(**) Roswita è consapevole della misoginia diffusa nella letteratura antica... esattamente come lo sarà anche Christine de Pizan.

(***) Una mia ipotesi: forse qui, Roswita, sta alludendo al padre o ad una qualche figura maschile che le abbia permesso o l'abbia spronata a studiare.

(****) La visione con la colomba la si trova anche in un romanzo di Delly, "La colomba del castello", che avevo già recensito. https://intervistemetal.blogspot.com/2021/03/facciamo-un-altro-regalo-ai-cattolici.html

Infine citiamo la letteratura dell'Evo Salico, che sta sotto il segno del "Contemptus mundi", il disprezzo delle cose terrene. Ne è un esempio questo Memento Mori, "Ricordati che devi morire" del XI secolo, dove la peccaminosità delle cose terrene, l'inganno di ogni splendore mondano vengono presentati con accesa eloquenza:

Donne e uomini, pensate\a che poi voi diventate!\(...) Gioie di questo corpo avete, ma lasciarlo dovete.

Nella Cantilena di Ezzo, dal nome dell'autore, il canonico di Bamberga in Franconia, c'è l'esaltazione della Croce:

"Lux in tenebris:\essa sta nel nostro mezzo (...)\O crux Salvatoris\a noi l'albero tu sei\(...) E la nostra patria è 'l Cielo\dove un giorno approderemo."

La Cantilena di Ezzo risuonò sulle bocche dei pellegrini in Terrasanta.

Infine, citiamo un Trionfo della Morte, composto da Arrigo da Melk, autore austriaco:

"Andate, dunque, Madonna, e mirate il vostro [morto] marito. Guardate bene che colore ha la sua faccia; (...) Non era egli di lieto aspetto quando con voi in pubblico e in privato giocava con gli occhi? E ora guardate: dove sono le sue dolci parole con che lodava e dichiarava l'alterezza della sua donna? (...) Guardate come immobili giacciono le braccia e le mani con che di continuo vi carezzava e abbracciava... (...) Il cattivo odore e vapore salgono dal lenzuolo funebre e fanno sì ch'egli non resti più a lungo con voi sulla terra"

Vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/2022/10/christina-ebner-e-matilde-da-magdeburgo.html

APPROFONDIMENTO: LA POESIA CORTESE TEDESCA

Info tratte da

Delle primitive espressioni di poesia guerresca e religiosa non ci resta più nulla, al di fuori di succinte notizie date da Tacito, il grande storico romano. Con la conversione dei popoli germanici al cristianesimo (IX secolo) scomparve ogni traccia del patrimonio culturale dell'epoca pagana.

La conversione al cristianesimo ebbe come conseguenza la diffusione della lingua e cultura latina, il che non impedì che continuasse a sopravvivere il linguaggio nazionale dal quale doveva nascere, per naturale evoluzione, la lingua tedesca.

Le prime manifestazioni letterarie che conosciamo della lingua tedesca antica, in perfetta aderenza all'indole immaginosa e guerriera delle popolazioni germaniche, sono nella maggior parte dei canti epici: fosche leggende di guerra e vendette dove risaltano le figure di re e cavalieri cristiani ma che nello spirito sono rimaste pagane.

Questo filone epico, nonostante le successive diffusioni di una poesia a carattere religioso e di quella, profana, dei giullari vaganti, rimase a lungo la forma più genuina di espressione dell'anima popolare. Il suo culmine si ebbe verso il XIII secolo, quando le varie leggende tradizionali furono riunite nel ciclo dei Nibelunghi, la saga nazionale tedesca.

L'autore fu un ignoto poeta austriaco che si valse di canti più antichi, modificandoli secondo lo spirito cortigiano e cavalleresco del suo tempo.

Nelle corti si diffuse una forma di poesia in lingua tedesca che cantava gli ideali e i personaggi della cavalleria. 

Eccone un esempio: il poeta Walter von der Wogelweide immagina un dialogo tra una donna e un cavaliere.

"Io sento tanto parlare delle vostre virtù, che sono sempre pronte al vostro servizio. Se non vi avessi veduta, avrei minor valore. Ora voglio essere sempre migliore; e vi prego: la mia volontà è buona, ma sono inesperto: onde voi dovete insegnarmi la misura."

"Voi operate da uomo cortese tenendomi in sì alto pregio: io non sono più savia di voi. Tuttavia deciderò la nostra disputa. Fate prima voi ciò che vi chiedo, e rivelatemi il desiderio degli uomini."

"Noi vogliamo che la costanza sia la corona della donna gentile. Come al tiglio si addice il cantare degli uccelli tra fiori ed erbe: ancor meglio si addice alle donne grazioso saluto."

"Io vi dico chi veramente piace a noi. Quegli che conosce il bene e il male, e vi dice sempre il meglio. Chi sappia ancora essere allegro, in modo giusto, ed aver l'animo, secondo i casi, umile ed alto"

Ma a differenza dell'epica popolare che aveva solide radici nella tradizione, questa epica cortese era frutto di una moda e questi poeti-cavalieri non facevano che imitare abbastanza meccanicamente i modelli della poesia francese.

Anche se "importata" l'epica cortese raggiunse un livello stilistico notevole nell'opera di maestri come Wolfram von Eschenbach, autore del "Parsifal", che seppe dare un carattere personale alle sue opere nonostante fossero ispirate da opere straniere. Era incapace di leggere e di scrivere e la sua poesia fu dettata a dei copisti ed è solo per questa che possiamo conoscerla.





Simone Weil, una critica Ginocentrica al suo pensiero e gli Evanescence

Nota di Lunaria: ripubblico un mio vecchio post su Simone Weil, uscito nel 2015, 

aggiungendo un approfondimento e un mio commento al pensiero di Simone Weil. Purtroppo quando studiai Simone Weil, prima del 2015, non avevo ancora un pc tutto mio e non potevo fare le foto delle copertine dei libri che consultavo... Quindi non posso corredare questo post con le foto dei volumi dei "Quaderni" che lessi quando studiai Simone Weil. 



Aggiungo però la foto di un suo libro che ho trovato qualche giorno fa. Non in biblioteca, si intende, in quella non ci posso entrare dal 6 agosto 2021. (https://intervistemetal.blogspot.com/2021/08/6-agosto-bibliocidio.html) L'ho semplicemente trovato per caso, messo lì nel mucchio dei libri che vengono lasciati lì da prendere, gratuitamente, nelle vie che aderiscono al "book crossing". Se non fosse stato per quello, cioè per qualcuno che ha lasciato lì Simone Weil, io non avrei manco potuto rileggerla visto che senza il lasciapassare sanitario non posso manco entrarci in biblioteca... Ma tranquilli, don't worry, che non è discriminazione, lo strumento di libertà base e libertà rafforzata ha per proteggereh e tutelareh la vostrah saluteh e la saluteh dei più fragilih !1!1! No vacs chi metteh in dubbioh che stah andando tutto benehh !1!1!

Da non crederci, se anni fa mi avessero detto "senti Lunaria, goditi Simone Weil ora, perché nel 2021 non potrai più leggerla"... Non che per me sia così essenziale leggere i libri di Simone Weil, ma mi fa girare comunque le p... il fatto che non posso rileggere Simone Weil se mi salta il capriccio di farlo.

"Debbo amare d’esser niente. Come sarebbe orribile se io fossi qualcosa. Amare il mio nulla, amare d’essere nulla. Amare con la parte dell’anima che si trova dietro il sipario, perché la parte dell’anima che è percettibile alla coscienza non può amare il nulla, ne ha orrore. Se essa crede di amarlo, vuol dire che ama qualcosa di diverso dal nulla"

QUADERNI, VOLUME PRIMO

Etiam Peccata (anche i peccati). Perché una colpa è possibile solo nella misura in cui si è compreso che è una colpa: commettere la colpa è dunque necessario per apprendere qualcosa, come un dolore fisico per svelare una malattia. Cio è pensabile solo al passato. (Simone Weil "Quaderni Volume Primo" pagina 146)

A partire da un certo grado di oppressione, i potenti arrivano necessariamente a farsi adorare dai loro schiavi. Perché il pensiero di essere assolutamente costretto, zimbello di un altro essere, è un pensiero insostenibile per l'essere umano. Allora, se gli vengono strappati tutti i mezzi per sfuggire alla costrizione, non gli resta altra alternativa se non persuadersi che le cose stesse a cui lo si costringe le compie volontariamente, in altri termini sostituire la dedizione all'obbedienza (e a volte egli si sforzerà anche di fare più di quanto gli è imposto, e ne soffrirà meno, per lo stesso fenomeno per cui i bambini sopportano ridendo, quando giocano, dolori fisici che, se inflitti come punizione, li prosterebbero.) è con questo giro vizioso che la servitù avvilisce l'anima: in effetti questa dedizione riposa su una menzogna verso se stessi, perché le ragioni non reggono. (al riguardo, il principio cattolico dell'obbedienza va considerato come liberante, mentre il protestantesimo riposa sull'idea di sacrificio e di dedizione). (pagina 153-154)

Patire il male è orribile quando si è presenti a esso. Ovidio. Inferno. è vero anche l'inverso; colui che è presente nel male che patisce sarà presente anche nel male che compirà (pagina 276) 

La stessa necessità che fa sì che il male sia, senza che se ne possa rimproverare Dio, introduce il male anche in tutte le azioni dell'uomo più giusto. Il pensiero di Retz, secondo il quale è sempre per colpa propria che ci si trova in situazioni tali per cui qualsiasi partito si prenda è cattivo - non è forse questo il Karman? (pagina 276)

L'uomo deve forse passare (ogni volta, fino allo stato supremo?) per la prova della durata perpetua (inferno) prima di avere accesso all'eternità? (pagina 309)

Crocifissione. Dio ha espiato la creazione, e anche noi che ad essa siamo associati la espiamo. (pagina 311)

è necessario essere eccezionalmente coscienti per studiare il semi-inconscio in se stessi (Chartier), è necessario essere molto puri per fare il male. E, se si è puri, fare il male è una lacerazione. Lawrence. Quale rimedio? è necessaria una grande costrizione, e pochi esseri sono così puri da poter maneggiare la forza. (pagina 321)

"Io li rigetto eternamente in nascite demoniache". Dunque, inferno. Il paradiso è eterno, l'inferno è nel tempo. (pagina 328) 

QUADERNI, VOLUME SECONDO

Il Cristo ha avuto tutta la miseria umana, salvo il peccato. Ma ha avuto tutto ciò che rende l'uomo capace di peccare. Ciò che rende l'uomo capace di peccare è il vuoto. Tutti i peccati sono tentativi di colmare dei vuoti. Così, la mia vita piena di macchie è vicina alla sua perfettamente pura, e questo vale anche per le esistenze più basse. (pagina 38)

I miei due nemici: fatica e disgusto (disgusto fisico per ogni sorta di oggetti), l'una e l'altro quasi invincibili e, in certe circostanze, possono in un momento farmi cadere molto in basso. Da sorvegliare. (pagina 44)

Considerare tutti i propri peccati come semplici manifestazioni della miseria umana, la miseria comune a tutti gli uomini, compreso il Cristo, questo soltanto permette di contemplarli senza veli. Altrimenti non se ne ha la forza, è necessario mentire. Reciprocamente, considerarli così, non si può disprezzare nessuno (pagina 44)

Non poter sopportare ciò che è. Tuttavia di fatto lo si sopporta, perché è. Tensione di tutto l'essere verso il futuro immediato, il momento prossimo in cui, si crede, ciò che non sarà più. (pagina 47)

"Non è possibile"; ciò che non è possibile è pensare un futuro in cui perduri la sventura. Lo slancio naturale del pensiero verso il futuro è arrestato, l'essere è lacerato nel suo sentimento del tempo. "Fra un mese, fra un anno, come sopporteremo..." il desiderio è uno slancio del pensiero verso il futuro. Un futuro che non racchiude nulla di desiderabile è impossibile. La sofferenza non è nulla al di fuori del rapporto tra il passato e il futuro, ma per l'uomo cosa di più reale di questo rapporto? La realtà stessa.(pagina 48)

Il desiderio di colpire altri nello stesso punto della fronte. Desiderio di vedere altri soffrire ciò che si soffre, esattamente. Per questo (eccetto nei momenti d'instabilità sociale) i rancori dei miserabili si volgono verso i loro pari. (pagina 50)

Il vero rimedio non consiste nella sofferenza che imponiamo a noi stessi, ma in quella che si subisce dal di fuori. Ed è anche necessario che essa sia ingiusta. Quando si è peccato per ingiustizia, non basta soffrire giustamente; è necessario soffrire l'ingiustizia. (pagina 82) 

Più in generale, non pensare mai a una cosa che non si ha sotto gli occhi senza pensare che forse è distrutta. Che questo pensiero non dissolva il sentimento della realtà, ma lo rende più intenso. (pagina 139)  

La rinuncia è la sottomissione al tempo. Il dolore fa entrare il tempo e lo spazio nel corpo. (pagina 142)

La sofferenza si definisce con degli sforzi a vuoto... l'accettazione della sofferenza è così l'accettazione del vuoto. Rinunciare ai frutti significa avere una vita interamente composta di sforzi a vuoto. (pagina 151) 

La violenza fatta a se stessi deve essere avvertita come qualcosa che si subisce piuttosto che come qualcosa che si fa. Come nelle sofferenze fisiche e nei timori temporali. Vi si deve  assaporare e misurare la propria miseria. Essa non è un effetto della volontà; è imposta dalle imperfezioni e da quelle circostanze nelle quali si legge un obbligo. (pagina 181)

Suicidio condannato come surrogato della decreazione. (pagina 199)

Io sono niente. Questo significa inferno per tutti coloro per i quali io è essere. (pagina 200)

Dio ha creato l'uomo in stato di miseria. Crearlo in stato di santità sarebbe equivalso a non crearlo affatto. (pagina 207)

Il pentimento è una violenza che l'anima fa a se stessa per portare le proprie tare alla luce (pagina 209)

Dio non ama che se stesso. Egli ci ama, significa solamente che egli vuole, con la nostra cooperazione, amarsi attraverso noi. (pagina 222)   

è necessario pervenire ad una realtà ancora più piena nella sofferenza, che è nulla e vuoto. (pagina 237)

La distruzione puramente esteriore dell'io è dolore quasi infernale. La distruzione esteriore alla quale l'anima si associa per amore è dolore espiatorio. Produrre l'assenza di Dio è dolore che redime. (pagina 302)

Che cos'è quest'assenza di Dio prodotta dalla sventura estrema nell'anima perfetta? Qual'è questo valore ad essa attaccato, che porta il nome di valore redentivo?  è la purezza del male, la perfezione del male, l'abisso del male. L'inferno è un falso abisso. L'inferno è superficiale. (pagina 303)

QUADERNI, VOLUME TERZO

Ogni colpa conosciuta come tale, sia pure un pensiero fugace, è un po' di imperfezione che se ne va; e la somma totale dell'imperfezione è finita. (pagina 21)

Ci sono già quaggiù dolori quasi infernali e piaceri quasi infernali; ci sono gioie quasi divine e sofferenze quasi divine. Forse nell'istante della morte, un'infinità di gioia divina e un'infinità di dolore puro entrano contemporaneamente nell'anima santa facendola scoppiare e sparire nella pienezza dell'essere; mentre l'anima dannata si dissolve nel nulla con un misto di orrore e di orribile compiacimento. (pagina 207)

Il grande dolore del lavoro manuale è di essere costretti a uno sforzo tanto prolungato semplicemente per esistere. (pagina 258)

I momenti nei quali si è costretti a guardare la semplice esistenza come unico fine, è l'orrore totale, allo stato puro. è l'orrore della  situazione del condannato a morte, che il Cristo stesso ha provato (pagina 259)

QUADERNI, VOLUME QUARTO

Il dolore ci inchioda al tempo, ma l'accettazione del dolore ci trasporta al termine del tempo, nell'eternità. Così esauriamo la lunghezza indefinita del tempo, la superiamo. (pagina 91, Quaderni volume quarto)

L'eternità si trova al termine di un tempo infinito. Il dolore, la fatica, la fame danno al tempo il colore dell'infinito. (pagina 106)

La fame (sete, ecc.) e ogni desiderio della carne è un orientamento del corpo verso il futuro. Tutta la parte carnale della nostra anima è orientata verso il futuro. La morte la gela. La privazione somiglia da lontano alla morte. (pagina 117)

Il nostro peccato consiste nel voler essere, e il nostro castigo è credere di essere. L'espiazione sta nel non voler più essere; e la salvezza per noi consiste nel vedere che non siamo. (pagina 248)

La quantità di male nel mondo è rigorosamente uguale alla quantità di castigo necessario. Solo che essa colpisce a caso. (pagina 249)

L'inferno è accorgersi di non esistere e non acconsentirvi. 

La purezza attrae il male che si attacca ad essa perché sia distrutto come le farfalle della fiamma. Tutto deve passare per il fuoco. 

Ma quanti sono diventati fiamma si trovano a casa loro nel fuoco. Ma per diventare fuoco bisogna aver attraversato l'inferno. (pagina 249)

Il grande crimine di Dio verso di noi è averci creati; è che noi esistiamo. Il nostro grande crimine verso Dio è la nostra esistenza. Quando perdoniamo a Dio la nostra esistenza, la nostra esistenza è perdonata da Dio. Bisogna sapere che siamo niente, che l'impressione d'essere qualcuno è solo un'illusione, e spingere la sottomissione fino ad acconsentire non solo a essere niente, ma anche, nello stesso tempo, ad essere nell'illusione. Allora l'anello dell'obbedienza si chiude; in apparenza si è tornati al punto iniziale, al punto in cui sono quelli che non amano Dio. E Dio allora ci perdona di esistere. Dio ci perdona di esistere nel momento in cui non vogliamo più acconsentire ad esistere se non nella misura in cui questa è la volontà di Dio (pagina 303-304)

***

Tutti i peccati sono tentativi per colmare dei vuoti.

Vuotarsi; ci si espone a tutta la pressione dell'universo che ci circonda.

La Filosofia è orientata alla vita attraverso la morte.

Comprendere l'unità dei contrari è il movimento proprio della parte divina dell'anima.

Ogni affermazione vera è un errore, se non è pensata contemporaneamente al suo contrario, e non si può pensarla contemporaneamente.

Vuotarsi; ci si espone a tutta la pressione dell'universo che ci circonda.

La rassegnazione autentica non è un sentimento triste; è un'accettazione gioiosa della vita così com'è, comprese le sofferenze.

Se solo il presente mi appartiene, io sono il nulla, perché il presente è nulla.

Tutta la nostra vita è continuamente sottomessa al caso per mezzo delle affezioni.

Ci liberiamo dalle affezioni nella misura in cui le comprendiamo.

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"Quel che conta in una vita umana non sono gli eventi che vi dominano il corso degli anni - o anche dei mesi - e nemmeno dei giorni. è il modo con il quale ogni minuto si connette al minuto seguente e quel che a ognuno costa, nel corpo, nel cuore, nell'anima - e soprattutto nell'esercizio dell'attenzione - compiere, minuto per minuto, quella connessione."

"Il tempo, secondo la formula di Lagneau, è il marchio della nostra impotenza"

"Questione del tempo, del passato. Capitale, poiché il tempo forma il tessuto stesso della vita umana."

"Sventura: annienta l'Io. Sottrae realtà, toglie realtà al mondo. Piomba nell'incubo. Ma anche l'azione corrispondente tramuta in sogno la realtà. L'azione come linguaggio. Come le opere d'arte.  Si comunica qualcosa per mezzo di un'azione."

APPROFONDIMENTO tratto da

"Venga il tuo regno"

Ora si tratta di qualcosa che dovrà venire, che ancora non è. Il Regno di Dio è lo Spirito Santo che ricolma pienamente l'anima delle creature intelligenti. Lo Spirito soffia dove vuole. Si può solo invocarlo. (...) Bisogna che pensare a lui sia un'invocazione e un grido. Come quando si è stremati dalla sete (...) Ci si figura solo l'acqua, l'acqua in sé, ma questa immagine dell'acqua è come un grido di tutto l'essere.

Commento di Lunaria: Personalmente, considero Simone Weil appartenente all'Esistenzialismo Cristiano, anche se "i puristi della Filosofia" probabilmente storceranno il naso (fanno già fatica ad includere "qualche donna" in Filosofia, in generale...), visto che quando si parla di Esistenzialismo verniciato con una tinta nero pece di cristianesimo (non penserete che i cristiani che hanno bazzicato il settore dell'Esistenzialismo scrivessero cose felici, vero?!), si citano sempre Kierkegaard https://intervistemetal.blogspot.com/2020/11/sren-kierkegaard-1-introduzione-al-suo.html e Marcel e l'unica che cita Quinzio https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/sergio-quinzio-un-cristiano-very.html e Pareyson sono io... 

Dicevo, la considero "Esistenzialista cristiana" perché nei suoi scritti ci trovate "dolore esistenziale" e rimandi a Dio\Gesù Cristo\Spirito Santo.

Gli scritti di Simone Weil sono grandi scritti, se uno vuole riflettere "con approccio cristiano" (non dogmatico, si intende) all'esistenza, al senso dell'esserci, ma hanno un limite: non sono Ginocentrici.

Certo, è un limite unicamente per chi vuole leggere o fare una Filosofia dell'Esistenza che parta dalla Psicofisicità Femminile.

è evidente che una persona, maschio o femmina, non interessata alla psicofisicità di genere, non si porrà neanche il problema e leggerà gli scritti di Simone Weil come quello che sono: riflessioni sul dolore con contorno di simbologia cristiana. 

(Riflessioni che comunque abbiamo sempre trovato piacevoli, esattamente come abbiamo sempre trovato piacevoli tanti cd di Metal cristiano, voglio dire, Narnia, Antestor e company hanno sempre sfornato grandi cd e il fatto che inneggino a Gesù Cristo non è mai stato un problema e l'immaginario da "crociato che ammazza il dragone" tipico degli Hammerfall dei tempi di "Glory to the Brave\Legacy of Kings" è una figata, e lo sta dicendo una che passò tutto il 1998/2000 ad ascoltare gli Hammerfall a ripetizione, col mio walkman, quando andavo ancora a scuola...)




San Giorgio fa molto Defender! :D

Curiosamente, il cristianesimo in salsa "esistenzialista" ha formato direi un buon 60% del mio background culturale, tanto che in effetti io sono molto più influenzata da Quinzio che non dagli atei alla Sartre e altrove già scrivevo, che, parafrasando Thomas Altizer, si può essere esistenzialisti cristiani anche senza essere cristiani...  https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/breve-commento-al-vangelo-dellateismo.html https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/introduzione-alla-teologia-della-morte.html

Il fatto è che per una come me, tutta avelli e Funeral Doom, il cristianesimo nero pece tutto Golgotha, dolore, morte, angoscia e praticamente quasi zero celebrazione dell'Ipostasi Maschile di Gesù Cristo, piace, e piace pure un sacco. 

Certo, gli Esistenzialisti cristiani, a mio parere, non hanno mai raggiunto le vette di un Cioran https://intervistemetal.blogspot.com/2018/12/cioran-i-miei-stralci-preferiti.html (e del resto io sono Cioraniana, e mi sto trascinando cioranianamente ormai dal 2004... anche se questa volta non so se i libri di Cioran basteranno per trascinarsi atarassica e fissista per altri 18 anni...)

Il problema sorge quando analizzi la donna Simone Weil dal punto di vista Ginocentrico, con prospettiva femminile: Simone Weil scriveva da donna, per le donne, esprimendo un punto di vista femminile?

No. Scriveva come un uomo, come un Kierkegaard o un Quinzio.

Il suo, infatti, è il punto di vista cristiano, quindi maschile per definizione, che neanche per un istante mette in dubbio la figura simbolica del Dio Padre e la figura maschile corporalmente vera del Figlio, Gesù Cristo, vero Maschio e vero Dio.

Infatti Simone Weil speditamente va avanti ad infarcire i suoi scritti di riferimenti maschili al Dio che è solo Padre e al Gesù che è solo Maschio. Manca totalmente un approccio femminile alla faccenda: simbolismi femminili (Dio Madre suonava male alle orecchie weiliane?) cosa voglia dire, per una donna, "sentirsi salvata ed incorporata" nel Maschio Dio Gesù.

Si obietterà che Simone Weil è vissuta in un'epoca dove "molto difficilmente le donne si pensavano come soggetti e dipendevano dallo sguardo maschile\avevano quello, introiettato". Vero.

Infatti per leggere analisi Ginocentriche che scalzano il Patriarca Barbuto dal simbolismo cristiano e tentano di parlare di Dio Madre o di Dea (post-cristiana...), bisogna aspettare Mary Daly e tutto il movimento Wiccan Dianico a venire... https://intervistemetal.blogspot.com/2020/04/i-capolavori-di-mary-daly.html

Perciò, Simone Weil ha scritto grandi pagine di filosofia piacevolmente cristiana-nero-pece, ma le ha scritte come un uomo, facendo suo il mantra del "Non c'é più né uomo né donna, siete tutti uno in Gesù Cristo". Anche le femmine sono "uno in Gesù Cristo", assorbite nel maschio Gesù.

Simone Weil, donna, non è quindi una donna che ha scritto per le donne con punto di vista Ginocentrico. è una donna che ha scritto di dolore esistenzialista e cristianesimo, ma sempre e solo dal punto di vista maschile, avendo introiettato quello.

Non si è mai posta come Soggetto Femminile (se lo avesse fatto avrebbe messo in discussione non solo Dio Padre ma anche Gesù Cristo) ma si è posta come Soggetto pensante al maschile, con quel punto di vista, quello sguardo e quell'approccio, forse anche perché di essere un Io autonomo, a Simone Weil non è mai importato granché (come non importava neanche ai mistici maschi, se per questo: se c'è l'Io non c'è Dio e viceversa)

Non che attualmente, in tempi dove rischio di essere "ammazzata psico-fisicamente" non in quanto donna (ah, i bei tempi quando consideravo Aristotele il top della minaccia contro la mia incolumità femminile!) bensì in quanto "non allineata a Big Pharma", io possa ancora dare così importanza al punto di vista Ginocentrico sulle questioni, ma la Ginocentrica in me non può fare a meno di aggiungere questa critica a Simone Weil. 

Anche se allo stato attuale non rischio di essere ammazzata in quanto donna, e la tirannia liberticida è ben altra che non "la misoginia"...

Del resto ho persino rivalutato autori come Tommaso d'Aquino https://intervistemetal.blogspot.com/2022/01/28-gennaio-2022-san-tommaso-daquino.html e Aristotele (e prossimamente pure de Maistre, contateci che il prossimo passo è quello...) che a cose come l'infame tessera verde non c'erano manco arrivati...  

Infine, tanto per citare un gruppo che ha fatto belle canzoni malinconiche e sono filo-cristiani, corredo il tutto con gli Evanescence https://intervistemetal.blogspot.com/2022/01/gli-evanescence-nel-2003.html



Oggigiorno non so quanti se li ricordano (dubito che i 13enni che vanno dietro alla trap li conoscano...) ma nel 2003 "Fallen" fu un vero best-seller (leggasi: commerciali e perciò schifati da tutti quelli che "sentivano gruppi da underground"), al pari dei Korn, Limp Bizkit e Linkin Park... Bei tempi, quelli, quando i Korn di "Follow the Leader" erano il trend imperante, quando NON rischiavo di essere ammazzata crepando di logoramento...


La Leggenda di Aci Trezza

Info tratte da

Una leggenda molto interessante, che affiora le sue radici nella mitologia greca, riguarda Aci Trezza, ma anche Aci Castello e Acireale. 

I lettori di Verga ricordano molto bene Aci Trezza... https://intervistemetal.blogspot.com/2018/07/giovanni-verga-1-i-romanzi-e-vita-dei.html

La leggenda che ha dato origine al nome "Aci" ha a che vedere con la vendetta del malvagio ciclope Polifemo, una creatura della mitologia greca, un gigante mostruoso con un unico occhio. 

Si credeva che questi giganti avessero la loro officina sotto l'Etna, e fossero i fabbri di Zeus.

La leggenda racconta che Polifemo era innamorato della ninfa marina Galatea: tentò con ogni mezzo di sedurla, ma la ninfa lo rifiutava: era innamorata di un pastore siciliano, Aci, che portava il suo gregge a pascolare nei pressi della spiaggia. Quando Polifemo venne a saperlo, giurò di vendicarsi.

Dopo che la bella ninfa aveva salutato il suo amante, Polifemo lanciò un masso di lava contro Aci: il pastorello morì travolto dal masso.

Quando Galatea venne a saperlo, pianse sul corpo straziato di Aci e gli Dei, impietositi dal dolore della ninfa, trasformarono Aci in un fiume, che, sfociando nel mare, si congiunge in perpetuo con Galatea.





Vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/2021/12/il-mistero-di-castel-dellovo.html


La Sofferenza nel pensiero cristiano di Michael Haller e nella prospettiva di genere

Cristianesimo a tinte esistenzialeggianti, come piace alla sottoscritta, perfetto da leggersi con sottofondo di Tristitia o Shape of Despair.

L'Esistenzialismo Cristiano è very Funeral Doom, insomma. https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/sergio-quinzio-un-cristiano-very.html

Ci piace, così funereo e tinto di nero pece... 

Non che siano così tanti, gli Esistenzialisti cristiani, ma devo dire che quei pochi hanno scritto grandi pagine di riflessione filosofica sul dolore umano https://studifilosofia.blogspot.com/2015/03/autori-cristiani-vari-ed-eventuali.html e i loro (sporadici) riferimenti all'Ipostasi di Gesù Cristo neanche mi disturbano più di tanto: incredibile ma vero!, io adoro l'Esistenzialismo Cristiano, che forma un buon 50% del mio bagaglio a tema filosofico. https://intervistemetal.blogspot.com/2021/09/thomas-merton.html https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/sergio-quinzio-un-cristiano-very.html https://intervistemetal.blogspot.com/2018/09/un-cristiano-approvato-da-lunaria.html https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/il-cristianesimo-approvato-da-lunaria.html https://intervistemetal.blogspot.com/2020/11/sren-kierkegaard-1-introduzione-al-suo.html

Parafrasando Altizer, col suo Ateismo Cristiano, si può essere anche Esistenzialiste cristiane senza essere cristiane...

Info tratte da


"Nessuna creatura vivente vuol soffrire; la vita si accanisce con tutte le forze contro la sofferenza e contro la morte. Al cristiano però è dato di essere più di una semplice creatura vivente: può vincere la sofferenza, benché non possa ucciderla; può darle un senso o meglio vederne il significato, se non nella vita individuale, almeno in quella dell'umanità. Il senso di ogni vita individuale apparirà soltanto dopo la morte perché ciascuna esistenza costituisce un tutto indivisibile e il significato di questo tutto non potrebbe manifestarsi nel frammento che è la nostra vita quaggiù, di cui non conosciamo né lo svolgimento immediato né lo svolgimento eterno. Non possiamo comprendere sino in fondo ciò che siamo, ciò che facciamo e ciò che soffriamo. Ecco perché Cristo non è venuto a spiegare la sofferenza ma ad assumerla e a prenderla su di sé."

Per altri approfondimenti vedi anche https://intervistemetal.blogspot.com/2021/09/la-morte-in-croce-nel-pensiero-di.html https://intervistemetal.blogspot.com/2021/09/il-male-la-morte-e-la-redenzione.html https://intervistemetal.blogspot.com/2021/08/la-croce-e-la-speranza-con-sottofondo.html

Nota di Lunaria: So che diversi pensatori (ma anche gente che ha letto libri e quindi si interessa a questi argomenti invece che sfoggiare un lasciapassare verde per andare a bere l'aperitivo...) hanno sempre considerato "scandalosa" l'idea che Dio potesse soffrire e\o permetta la sofferenza.

Dal mio punto di vista non è questo lo scandalo del cristianesimo, ma il fatto che il loro Dio si sia fatto unicamente maschio, senza farsi anche femmina. è questo che è scandalosamente maschilista, nel cristianesimo, e non tanto il fatto che il loro Dio abbia sofferto, il che paradossalmente, lo rende vicino alla condizione umana che è sofferenza. 

Il problema del Dio cristiano, dal mio punto di vista, non è mai stata la sua sofferenza ed impotenza (o meglio: volontà) nel lasciarsi torturare dai suoi aguzzini, cosa che scandalizzava anche i pagani, ma il fatto che abbia sofferto unicamente in un corpo maschile, elevando la corporeità maschile a sesso di Dio e non volendo venire su questa Terra con un corpo femminile per assumere anche la sofferenza delle donne, in primis, tanto per fare un esempio, il dolore della violenza sessuale, il dolore del parto, dolori psico-fisici tipici della condizione femminile. 

La mia critica al cristianesimo è proprio basata su questo fatto.

Qualcuno, tentando di salvare il salvabile, potrebbe osservare che "il dolore femminile viene espresso da Maria": quindi, se Cristo "soffre rappresentando i maschi", Maria "soffre rappresentando le femmine"; in parte è vero (Maria soffre perché vede il figlio morire e infatti per i cattolici è la Mater Dolorosa, la Madre Sofferente e il suo Cuore Immacolato è anche un Cuore Addolorato, infatti io conosco anche la teologia cattolica su questo aspetto...), 



ma questa interpretazione non regge pienamente per due motivi:

1) La sofferenza di Maria non esprime tutta la sofferenza tipicamente femminile: manca la sofferenza legata alla violenza sessuale, che Maria non subisce, e manca anche l'idea dei dolori del parto: secondo i cattolici Maria non soffrì i dolori del parto; quindi la sofferenza di Maria nel suo aspetto di Mater Dolorosa riguarda solo ed esclusivamente il dolore di una madre che perde il figlio, ma non altre forme di dolore femminile.

2) Maria non è considerata divina, perciò la sua sofferenza resta umana, e quindi "bassa". La sofferenza di Cristo, al contrario, viene considerata "divina" perché Cristo è considerato Dio: la sua sofferenza maschile è considerata "di Dio", perciò viene elevata alla sfera del divino; la sofferenza femminile di Maria non viene elevata alla sfera del divino, ma resta umana (quindi della creatura).

Perciò, è vero che Cristo ha assunto la natura umana, come dicono i cristiani, ma l'ha assunta solo in parte, e cioè esclusivamente al maschile, instaurando un suprematismo mascolino dal punto di vista simbolico.

è questo lo scandalo del cristianesimo (e del loro Dio), che dei due sessi ne ha elevato e preferito uno solo. 

Col risultato che l'Aquino e mille altri teologi ne hanno dedotto che "Era conveniente che Dio assumesse il sesso maschile perché è il sesso più nobile". 

è questa la base fondante, che regge tutta la misoginia cristiana.

Infatti, Mary Daly osservava: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/04/i-capolavori-di-mary-daly.html

"Non è tuttora insolito che preti e ministri cristiani, posti di fronte al discorso della liberazione della donna, traggano argomenti a sostegno della supremazia maschile dall'affermazione che Dio "si incarnò" esclusivamente in un maschio. In effetti la stessa tradizione cristologica tende a giustificare tali conclusioni. Il presupposto implicito - e spesso esplicito - presente per tutti questi secoli nella mente dei teologi è che la divinità non poteva degnarsi di "incarnarsi" nel "sesso inferiore" e il "fatto" che "egli" non lo abbia fatto conferma ovviamente la superiorità maschile. 

(Nota di Lunaria: si vedano Sprenger e Kramer nel "Malleus Maleficarum": "E sia benedetto l'Altissimo che finora ha preservato il sesso maschile da un così grande flagello [la stregoneria]. Egli ha infatti voluto nascere e soffrire per noi in questo sesso, e perciò lo ha privilegiato") 

"L'idea di un salvatore unico di sesso maschile può essere vista come un'ulteriore legittimazione della supremazia del maschio (...) In regime di patriarcato un simbolo maschile sembra proprio il meno indicato ad interpretare il ruolo di liberatore del genere umano dal peccato originale del sessismo. L'immagine stessa è unilaterale per quanto concerne l'identità sessuale, e lo è proprio dal lato sbagliato, perché non contraddice il sessismo e glorifica la mascolinità."

 "Ho già osservato che il testo paolino "in Cristo non c'è... maschio né femmina", funziona in questo modo, perché semplicemente e palesemente ignora il fatto che Cristo è un simbolo maschile e perciò a tale livello esclude la femmina."

Ad ogni modo, tanto per essere completa nella mia analisi al cristianesimo e dimostrare ai miei haters che il cristianesimo lo conosco in tutti i suoi dettagli e non solo quelli che fanno comodo a me (anche se hanno tentato di tendermi dei tranelli, certi cristiani... eh eh!), riporto due argomentazioni che ho letto nel campo della teologia femminista ma che traggo anche da quanto ho osservato in ambito cristiano:

1) Secondo alcuni, specialmente le teologhe femministe, la sofferenza di Cristo è "inclusiva anche del femminile" perché contrariamente alle consuetudini del tempo, Cristo non si comporta da maschio patriarcale: infatti rispetta le donne e parla con loro (vero) e non usa la violenza e la tirannia per imporsi sui suoi aguzzini (vero anche questo); avrebbe potuto farlo (era Dio, quindi poteva benissimo far morire all'istante i suoi persecutori) ma non l'ha fatto, sottomettendosi e subendo le loro angherie, quando la maggior parte degli uomini del suo tempo avrebbe reagito usando la forza fisica per difendersi. 

Questo lascerebbe intendere che Dio ha scelto la debolezza, l'umiltà, la mansuetudine, non la potenza e il dominio, per manifestarsi. 

Questa idea compare anche in alcuni versetti biblici; per esempio nella Lettera ai Filippesi si legge: "Pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio"; "svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo", fino a umiliare se stesso, "facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce". è per questo che "Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome."

Cristo agisce al contrario di Adamo, "che volle farsi Dio da sé".

Potrei citare anche Matteo 20,21-25: "I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi, ma colui che vorrà essere grande tra voi si farà vostro servo, e colui che vorrà essere primo tra voi si farà vostro schiavo, appunto come il figlio dell'uomo che non è venuto per essere servito ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti". Seguendo questi versetti biblici, la condizione di servo è anche del  Cristo e non solo di Maria (che si autoproclama "la serva del Signore")

Vero, nel Nuovo Testamento ci sono diversi versetti biblici che inneggiano alla debolezza, alla docilità, alla mansuetudine, alla rinuncia del potere e del possesso; infatti non ho mai negato che ci fossero quei versetti, che sono anche quei versetti particolarmente citati dalle teologhe femministe quando sostengono che il cristianesimo è contro il patriarcato proprio perché considera virtù cose come la debolezza e la mansuetudine, modi d'essere disprezzati dal patriarcato e tipici delle femmine nell'immaginario collettivo (*), infatti gli uomini che non si configurano ai valori patriarcali di forza e possesso vengono chiamati, con disprezzo, "femminucce"; il patriarcato, infatti, è basato sullo sfoggio della supremazia maschile e della forza bruta (questa osservazione teologica femminista è condivisibile) e lo vediamo ancora in quei contesti patriarcali come le teocrazie islamiche, dove ai maschi si insegna ad uccidere, a stuprare, a spadroneggiare (ISIS, Al-Shabaab ecc.)

(*) Non che questo significhi che le donne siano tutte "deboli e mansuete" infatti esistono donne violente, sadiche e prevaricatrici, basterebbe citare la contessa Bathory oppure le serial killer, per esempio quelle di ambito ospedaliero, note come "Angeli della Morte".  https://intervistemetal.blogspot.com/2018/10/donne-serial-killer.html https://intervistemetal.blogspot.com/2021/04/gli-angeli-della-morte-gli-omicidi-in.html

Da questa osservazione, queste teologhe ne deducono che Cristo non usa la forza fisica maschile contro i suoi oppressori, ma subisce, non difendendosi ma sopportando, quindi in questo senso si avvicina alle donne, incapaci di difendersi dalla brutalità maschile basata sulla forza fisica, e non ha reagito come un uomo patriarcale del suo tempo (come ci si aspettava che avrebbe fatto un maschio), che avrebbe sgozzato i suoi nemici e imposto un regime patriarcale con l'uso della forza fisica, della guerra, del dominio spietato (come facevano i maschi dominatori del suo tempo).   

è un'argomentazione che posso accettare, ma se proprio dobbiamo essere precise, ci sarebbe da far notare, ancora una volta, che lo scandalo misogino non consiste nel fatto che il Cristo soffra scegliendo di farlo "in modo debole, impotente", ma nel fatto che è considerato Dio e che la Cristolatria ha sviluppato anche la figura del Cristo Kyrios, il Cristo Re adorno di tutti gli attributi di potenza e di gloria... virati al maschile. 

Infatti "il patriarcato" in Cristo è tutto concentrato nell'immagine e nei suoi attributi di Cristo Kyrios, non del Cristo in croce (in quel frangente rappresenta sì un maschio, ma un maschio sofferente e vittima, quindi in quel contesto non può essere considerato simbolo del patriarcato, visto che è in antitesi all'idea di maschio potente e dominatore... lo diventa nel suo aspetto di Cristo Kyrios)

Peraltro, anche le raffigurazioni di Dio Padre in trono mostrano il patriarca maschio potente... 

l'unica persona della Trinità che non ha elementi maschili è lo Spirito Santo, visto che è rappresentato sotto forma di colomba... certo, la colomba è grammaticalmente al femminile, ma è una debole consolazione, se anche volessimo dire "Però la colomba è grammaticalmente al femminile, quindi nella Trinità abbiamo due maschi, ma anche unA colomba!" 

è evidente che "Lo Spirito Santo colombA femmina" non è stato sviluppato granché in una teologia dello Spirito Santo Madre, in tutti questi secoli di cristianesimo...

Anche se, ad onore del vero, ho letto teologi che hanno parlato di Spirito Santo Materno:

A chi facesse notare che per i cattolici "Maria è Regina del Paradiso, degli Angeli"

facciamo notare che anche se volessimo accettare questa loro interpretazione (con tutto che non ci sono versetti biblici espliciti che ne parlino, ma accettiamola in ugual modo come ipotesi, sapendo benissimo che i protestanti e gli evangelici la rifiutano, a ragion veduta, non essendo biblica) resta il fatto che Maria non è considerata una Dea, quindi, pur Regina del Paradiso con corona, scettro, seduta sul trono, con gli angeli inchinati e tutta l'iconografia cattolica che l'ha celebrata così, resta comunque inferiore al Cristo Re, giudicato Dio; insomma, in qualsiasi maniera la si metta, Cristo resta sempre superiore a Maria, quindi il maschio resta sempre superiore alla femmina e divinizzato in Cristo, la femmina non è divinizzata né in Cristo né in Maria.

Anche se come ho già fatto notare in un altro post, conosco l'interpretazione "inclusiva del femminile" che è stata fatta dell'Eucaristia come "umanità aggiunta", che ho trovato in questo libro:

La riflessione più interessante dell'Autore è quella sull'Eucaristia (un punto di vista davvero particolare, che non avevo mai letto in altri teologi), alle pagine 57 e 58. Devo dire che quando le ho lette per la prima volta, qualche anno fa, mi avevano colpito profondamente per "la novità dell'interpretazione" e le avevo comunque tenute presenti nella mia memoria, ripromettendomi di scrivere un commento a questa interpretazione cristiana "moderna".

Infatti, se "mangiando l'ostia" i cristiani cattolici diventano concorporei e consanguinei di Cristo" 

- cosa che io già rifiuterei: perché devo diventare "concorporea" di un maschio, rinnegando e annullando la mia corporeità femminile? -

l'Autore qualche riga sotto osserva: "Ma anche il contrario è vero: la mia carne, la mia umanità, diventa di Cristo (...) Nella sua vita terrena Cristo ha conosciuto soltanto un'esistenza al maschile e non al femminile; non ha conosciuto, pare, la malattia, né, certamente, la vecchiaia; non ha conosciuto cosa vuol dire essere sposato, l'avere figli, essere persona di colore... ma tutto questo, che "mancava" all'incarnazione di Cristo si "compie" ora, grazie all'Eucaristia"

 è davvero incredibile che un uomo cristiano possa riconoscere che "Se Dio non ha vissuto come donna, questo è una mancanza", considerato che questa religione ha fatto sua l'idea aristotelica del "femmina = maschio mancato, difettoso", è andata avanti per secoli a diffamare le donne peggiorando la misoginia già in voga nei contesti pagani... 

Ancora più sconvolgente, ai miei occhi, di donna non cristiana che si è sciroppata tanti libri di misoginia cristiana, che nella pagina seguente, si trova scritto: 

"Egli viene ad abitare in me, così come io sono. Posso passare in rassegna tutti i minimi particolari della mia vita, il mio passato, i miei desideri più nascosti, le mie debolezze, i miei peccati, tutto. Egli non ha vissuto nella sua propria carne tutto questo, ma nell'Eucaristia vive tutti questi dettagli della mia esistenza. In un certo senso, vive nella donna l'essere donna, nel malato l'essere malato, nel depresso la sua depressione, nel padre e nella madre l'avere figli, nell'anziano l'essere anziano. Siamo per lui, come diceva la beata Elisabetta della Trinità, una specie di "umanità aggiunta". Che grazia poter ricevere la comunione con questa certezza di fede!"

 INCREDIBILE. Abituata come sono a leggere dozzine di cristiani e teologi con le loro idolatrie di virilità (del Cristo Re e poi di loro stessi), gongolando sul fatto che Cristo, che è Dio, si è fatto solo maschio, e pure loro sono maschi... ai miei occhi è decisamente incredibile che un cristiano, a differenza delle centinaia di teologi e cristiani maschilisti, abbia pensato che "quando le donne ricevono l'ostia, Cristo vive in loro la loro femminilità", considerandolo come un valore aggiunto a Cristo! è qualcosa che mi lascia interdetta, in senso positivo, lieta di vedere che un cristiano abbia finalmente scritto nero su bianco che "il suo Dio, quando è sotto forma di ostia, vive in chi lo mangia tutti i dettagli della sua esistenza, della sua personalità", perché così lascia intendere di pensare che la femminilità possa essere, in questo modo, un valore aggiunto al Dio cristiano. 

METTIAMO LE PROVE, PRIMA CHE QUALCHE CRISTIANO SBOTTI DICENDO CHE "NON è VERO NIENTE, TE LA SEI INVENTATA TE QUESTA COSA!"


L'interpretazione del "Cristo è nato maschio ma assume e vive la Femminilità quando le donne cattoliche inghiottono l'ostia" è stata fatta in ambito cattolico, è vero, e infatti io la tengo presente quando parlo di cristianesimo (quando potevo fare la disonesta e fare finta di niente, tanto chi sarebbe venuto a citarmela?!? I cristiani che mi insultano, per definizione, non hanno mai letto i libri teologici della loro religione...) ma il punto è: quanti cristiani la pensano così? O il libro l'ho letto solo io e pochi altri, perciò tale interpretazione resta "misconosciuta" alla maggioranza dei cristiani... quindi non influente nel "cambiare l'idea cristiana" del Cristo maschio e solo maschio per sempre maschio...

2) è vero che allo stato attuale parte della teologia cattolica "progressista" ha tentato di fare analisi agli aspetti materni di Dio o dello Spirito Santo, chiedendo scusa per la misoginia del passato, ha cercato di evidenziare gli aspetti simbolici positivi femminili e ha analizzato i testi biblici misogini con nuove chiavi di lettura ed interpretazione. Ho già dedicato diversi post relativi alla Maternità di Dio e dello Spirito Santo, https://diospiritosantomaterno.blogspot.com/2021/07/riflessioni-sullo-spirito-santo-materno.html https://diospiritosantomaterno.blogspot.com/2021/07/dio-madre-nella-bibbia.html dal momento che tengo conto di tutto quello che viene scritto dai cristiani... e conosco i libri cristiani su questi argomenti


Sono tentativi, fatti da cristiani di buona volontà e sinceramente dispiaciuti per gli errori cristiani del passato, che posso apprezzare, specialmente se poi questi cristiani si impegnano anche per aiutare le vittime di violenza e combattono contro la tirannia. 

In tal senso voglio ricordare la figura di Annalena Tonelli, massacrata dai fanatici islamici, (https://intervistemetal.blogspot.com/2018/12/persecuzioni-religiose-un-libro.html) proprio perché aiutava le donne africane vittime di violenza (specialmente l'orripilante mutilazione genitale) 

ma anche le donne cristiane dei giorni nostri, in questa "Italia", che da mesi stanno resistendo contro la tirannia liberticida del lasciapassare verde: non hanno esitato neanche un istante a scendere nelle piazze, insieme ai non credenti, opponendosi a questa violenza recitando il Rosario, "unica arma spirituale" che vogliono usare per opporsi a questo Male. https://intervistemetal.blogspot.com/2022/01/come-felicita-e-perpetua.html https://intervistemetal.blogspot.com/2021/10/libri-gratis-non-15-euro.html

Quando parlo di cristiani che stimo, mi riferisco proprio a questo genere di cristiani che fanno del Bene non solo "tra di loro" ma anche "a quelli del mondo".

APPROFONDIMENTO: LE CONSEGUENZE DEL PECCATO

Info tratte da

Maria non ha sperimentato il peccato, ma le conseguenze dello stesso. Ai piedi della croce ha toccato con mano quale strazio le colpe degli uomini hanno provocato a Gesù. I peccati umani sono stati capaci di trapassare le mani, i piedi e il cuore del Figlio. Maria stessa ha sperimentato dentro l'anima la crudezza di quella spada profetizzata da Simeone. La consapevolezza che il nostro peccato ha la terribile capacità di infliggere sofferenza agli innocenti è il primo passo per liberarci di esso.

Gesù ha pregato per i suoi assassini adducendo davanti al Padre la loro ignoranza: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno" (Luca 23,34) Il Padre, proprio per la preghiera di Gesù, è disposto a perdonarci comunque. Ma la misericordia di Dio non ci consente di continuare impunemente a crocifiggere Gesù con le nostre colpe.

Oggi [il libro risale al 1982. Nota di Lunaria] si è persa la coscienza della gravità del peccato. Non rubo e non uccido, si dice. Se mi diverto, se sono egoista, se sono opportunista non faccio del male a nessuno. Ma il peccato è sempre una distruzione, è sempre un omicidio anche se i suoi effetti non sono appariscenti e misurabili.

In realtà, per colpa della mia golosità qualcuno sulla terra muore di fame. Per colpa del mio piacere illecito, qualcuno sulla terra è piagato nel corpo.

Il mio peccato fa sempre male a qualcuno. Di certo fa male a Cristo e a Maria. Siamo responsabili di ogni goccia di sangue versato da Gesù, di ogni lacrima versata da Maria.

C'è una solidarietà nel Male come c'è una solidarietà nel Bene.

Ogni volta che trasgrediamo la legge di Dio, danneggiamo i fratelli. Il peccato ci chiude in noi stessi ed emargina di conseguenza gli altri. Noi li priviamo di qualcosa che è loro dovuto. Spezziamo una catena che ci lega a loro. Portiamo scompiglio e disordine.

Non pensare che il peccato sia una faccenda tua personale.

La sofferenza di Maria ti ricorda che non è così. Il peccato ha sempre una dimensione sociale.

Sicuramente ti commuovi o ti indigni se vedi un innocente soffrire. Ma devi piuttosto pensare che quelle lacrime sono anche opera tua. Allora il tuo pentimento può diventare un servizio reso ai fratelli, un modo per aiutare tutti a ritrovare la gioia e la speranza.

Come Maria, ciascuno di noi può collaborare al riscatto, alla liberazione degli altri. Maria ci fa capire che sulla croce e ai piedi della croce c'è posto anche per noi. Ciascuno di noi può contribuire alla risurrezione del mondo. 

A condizione che prima smuova da sé il peccato, che prima ribalti quella pietra che chiude il sepolcro di Gesù. Pentirci per amore a Gesù e ai fratelli, senza aspettare che sia la vita, la malattia o la vecchiaia a costringerci a ripensamenti e ai rimorsi. Altrimenti non saremmo dei poveri, come Gesù e Maria, ma semplicemente dei derubati. [...] Seguire la strada tracciata da Maria significa, dunque, rigettare il nostro orgoglio e il nostro egoismo, rinnegare noi stessi, fare il vuoto dentro di noi perché Dio trovi, anche in te, anche in me, lo spazio per nascere.

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"L'INFERNO VISTO DAI SANTI" Di Padre Antonino M. di Monda 

 "Non è Dio-Amore che vuole l'inferno eterno, è l'anima che nella sua cecità misteriosa mai chiederà perdono a Dio e perciò mai 

Dio-Amore potrà accordarlo a chi lo rifiuta ostinatamente". 

Se fosse vero che Dio "soffre che delle creature formate a sua immagine lo rifiutino... 

Dio appassionato, flagellato e coronato di spine e morto per noi. In effetti, ogni peccato è un gesto di ingratitudine allo sconfinato amore di Dio.

In pratica l'inferno è la ricompensa di chi non ha voluto capire e apprezzare e accettare l'infinita follia di un amore divino donatosi tutto. 

E sull'infinita misericordia di Dio ha prevalso, se così ci è lecito esprimerci, l'infinita giustizia di Dio: "Mira e guarda bene questo luogo che non avrà mai fine. Vi sta, per tormento, la mia giustizia ed il rigoroso mio sdegno" (S. Veronica).