L'approvazione dei farmaci

VISTO CHE ADESSO VA DI MODA DARE DEL RINC*GLIONITO A CHIUNQUE AVANZI MEZZA CRITICA NEI CONFRONTO DI BIG PHARMA, OLTRE A RIPORTARE I CONCETTI TRATTI DA QUESTO LIBRO, RIPORTERò ANCHE IL NUMERO DELLE PAGINE. COSì, APRENDO IL LIBRO A QUELLE PAGINE, TROVERETE TUTTI I RIFERIMENTI. 

Info tratte da

Big Pharma utilizza in modo tendenzioso la ricerca "evidence-based" (medicina basata sulle prove) trasformandola in "evidence biased", "medicina distorta dalle prove".

è sull'evidence-based che si fonda la validazione dei farmaci.

Questa modalità venne avviata negli anni Novanta proprio per garantire la scientificità evitando il conflitto d'interessi.

Per mettere in vendita un nuovo farmaco, la ricerca basata sulle prove deve dimostrare che questo farmaco è più efficace del placebo (sostanza inerte); si dà avvio ad uno studio controllato e randomizzato (RCT) dove si mettono a confronto due gruppi di persone con lo stesso disturbo: al gruppo sperimentale viene dato il farmaco, all'altro il placebo.

I partecipanti vengono assegnati ai due gruppi in modo casuale e neanche i ricercatori sono a conoscenza di quali siano appartenenti ai due gruppi ("studio in doppio cieco")

Il trial (esperimento) dà esito positivo quando si trova una differenza statisticamente significativa tra il gruppo sperimentale e quello di controllo a favore del farmaco. Ma i criteri normativi che regolano l'immissione sul mercato dei nuovi farmaci sono problematici, visto che possono essere considerati efficaci (e quindi venduti) farmaci che risultano positivi dopo appena due sperimentazioni con risultati positivi, mentre gli esiti negativi vengono nascosti: in questo modo l'efficia di un farmaco viene sovrastimata e si annunciano come grandi successi risultati che sono irrilevanti. (pagine 53-54-55)

 Uno dei metodi per manipolare i dati è quello di nascondere gli effetti collaterali o riferirli in maniera vaga. Per esempio, quando si è testata la Paroxetina sui bambini e ragazzi, i pensieri\tentativi di suicidio sono stati definiti "labilità emotiva";  il farmaco venne approvato anche per ragazzi.

I pazienti che non hanno reagito al farmaco o quelli che hanno subito troppi effetti collaterali vengono esclusi dall'analisi dei dati: così l'efficacia del farmaco sembra maggiore.

A volte si mettono a confronto il nuovo farmaco con quello precedente, utilizzandolo in un dosaggio tale per aumentare gli effetti collaterali rispetto all'altro: l'Aloperidolo venne messo a confronto con Ziprexa, Risperdal e Seroquel. (pagina 56)

Spesso si selezionano solo pazienti che non hanno avuto una risposta positiva al placebo o quelli che hanno avuto una scarsa risposta al farmaco: con queste variazioni sui criteri di inclusione dei pazienti, i risultati saranno positivi già in partenza; insomma, il farmaco viene testato solo su persone che "possono già rispondere positivamente", e questo elimina tutta l'oggettività di una ricerca.

Una grande quantità di articoli che amplifichino a dismisura un certo farmaco (anche se è stato sperimentato pochissimo) può far crescere la percezione dell'efficacia del farmaco in questione: lo Zyprexa, un antipsicotico, è stato citato in ben 234 articoli, ma le sperimentazioni fatte con questo farmaco erano solo quattro. (pagine 57).

Inoltre, si gioca sul fatto che la maggior parte delle persone si fermerà giusto all'introduzione dello studio (abstract) senza leggere tutta la ricerca, e quindi basta "parlare bene" del farmaco nell'abstract relegando alle ultime righe gli effetti collaterali o criticità, certi che la maggior parte delle persone NON leggerà tutto fino in fondo. (pagina 57)

Questo si è verificato con l'Alprazolam (Xanax) per la cura degli attacchi di panico: a fine esperimento, le persone trattate con placebo avevano meno danni di quelle trattate con lo Xanax, che soffrivano di attacchi di panico peggiori di quelli provati prima di prendere il farmaco (fu così per il 35% delle persone) e con una media di 6,8 attacchi a settimana contro l'1,8 del gruppo trattato con placebo.

Nell'abstract degli studi sullo Xanax, si riportavano gli effetti riscontrati dopo quattro settimane quando il risultato sembrava dimostrare un'efficacia dello Xanax, senza specificare che dopo otto settimane i risultati erano uguali a quelli del gruppo placebo ed evitando di dire che il 39% delle persone aveva subito una terribile sindrome da sospensione, dovendo subito riprendere il farmaco (pagine 58 e 59)

Omettendo dati e tacendo sui sintomi avversi legati alla sospensione del farmaco, lo Xanax venne approvato e fu il quinto farmaco più venduto negli Stati Uniti nel 1993.

La ricerca medica finanziata dalle case farmaceutiche è inattendibile. 

Questo modo truffaldino di condurre le ricerche ha già portato più volte Big Pharma a processo: le denunce e condanne contro la lobby farmaceutica sono innumerevoli ed è rimasto nella storia una denuncia per frode relativa alla non efficacia del Paxil per la cura della depressione in bambini e ragazzi, negli anni Novanta. (pagina 60) La casa farmaceutica che lo produceva sborsò due milioni e mezzo di dollari per evitare i costi di un'azione legale protratta nel tempo.

Altri approfondimenti: https://intervistemetal.blogspot.com/2021/10/psicofarmaci-e-neurolettici-degli-anni.html https://intervistemetal.blogspot.com/2021/09/gli-psicofarmaci-degli-anni-50.html https://intervistemetal.blogspot.com/2021/03/crimini-e-business-della-lobby.html https://intervistemetal.blogspot.com/2021/09/i-criteri-diagnostici-psichiatrici-sono.html https://intervistemetal.blogspot.com/2021/08/i-farmaci-piu-pericolosi-nella-storia.html https://intervistemetal.blogspot.com/2021/08/sei-sicuramente-malato-il-business.html https://intervistemetal.blogspot.com/2021/06/cose-da-sapere-prima-di-prendere-un.html


Antropologia ed Etnocidio

Concetti tratti da

In così tanti anni di ricerca antropologica si è arrivati alla conclusione che l'universale non esiste e che quanto è valido per una cultura non si ripete mai. L'umanità si distingue per la complessità e la sua capacità di essere sempre diversa.

L'Antropologia si occupa della comunità degli uomini e della loro cultura, proprio per questo può servire per costruire una società migliore, che valorizzi le diversità.

L'Antropologia nasce nella seconda metà del XIX secolo ma in realtà le sue origini sono ancora più antiche e furono menestrelli, filosofi, viaggiatori, da Erodoto a Marco Polo, da Giulio Cesare ai missionari cristiani (*)

L'uomo ha sempre sentito di non essere l'unico sulla Terra, e ha sempre avuto interesse verso i popoli stranieri. Interesse ma anche timore e presunzione di essere superiore: per esempio, al tempo dei Greci, i non-greci erano ritenuti dei barbari, cioè dei selvaggi incivili e questo pregiudizio fu mantenuto anche dai cristiani, che sostituirono al barbaro l'infedele, quindi da convertire.

Ecco come nasce l'Altro, l'Alieno, che può essere qualcuno che sia legato a conoscenze arcane ma anche il selvaggio non del tutto umano, a metà tra l'uomo e l'animale. Ecco perché reificando l'Altro a selvaggio, si può affermare che sia sacrosanto eliminarlo o ridurlo in schiavitù usandolo come forza lavoro. Cosa che avvenne fino in tempi recenti. Ecco in cosa consiste l'etnocidio.

Nota bene: anche le prostitute vittime della tratta vengono viste come cose da usare: essendo considerate in vendita, non vengono percepite come esseri umani, piuttosto come bestie da ammassare. Vedi questo link

http://infosullaprostituzione.blogspot.it/2015/01/e-lidea-di-possedere-un-animale-di.html

(*) Che ovviamente non brillavano di rispetto per le religioni degli altri: tra i popoli che rischiarono l'etnocidio, anche solo perché cercavano di salvare i loro manufatti sacri e/o artistici (esempio: tamburi, statue ecc.) ricordiamo i Lapponi, gli Indios e gli Aborigeni : l'etnia dei Tasmaniani venne praticamente spazzata via. L'ultima superstite morì deportata:

"I Tasmaniani erano una popolazione diversa per razza, lingua e cultura dagli Aborigeni: erano alcune migliaia, sono stati distrutti con feroce determinazione dai Bianchi. I pochi che sopravvissero al massacro della cosiddetta "guerra nera" furono deportati nell'isoletta di Ross, dove, angosciati dalla nostalgia della propria terra, si estinsero. L'ultima sopravvissuta, una donna di nome Truganini, morì deportata a Londra nel 1898." Anche oggi la condizione degli Aborigeni è fortemente problematica.


Erskine Caldwell

Mio Padre aveva collezionato diversi romanzi di Erskine Caldwell, che, nella libreria di casa mia è riposto su uno scaffale in fondo, vicino a Steinbeck, sotto i Classici Greci. Devo dire la verità, Caldwell non l'ho mai letto. Mio Padre amava molto Caldwell, e ci stavo ripensando in questi giorni dove rischio di essere spazzata via dalla violenza che stiamo subendo. Alcuni dei libri di questo scrittore glieli ho regalati io; per un periodo, li avevano messi in vendita a pochissimo al mercatino dell'usato, e così avevo comprato per lui quelli  che gli mancavano, insieme ai libri di Grazia Deledda. (https://intervistemetal.blogspot.com/2020/04/grazia-deledda.html)

Quindi, un post per mettere a disposizione di tutti queste informazioni su Caldwell e anche per ricordare il mio Papà Gabriele.


***

Erskine Preston Caldwell (1903), narratore americano, nato a White Oak in Georgia, figlio di un pastore presbiteriano; è uno dei principali esponenti della letteratura sociale americana e si dedicò ai "poveri bianchi del Sud", specialmente della Georgia.

La sua conoscenza del Sud e del mondo del lavori (fu cameriere, raccoglitore di cotone, manovale, operaio in una raffineria d'olio, macchinista di teatro, cuoco in un ristorante delle ferrovie, portiere di una squadra di football in Pennsylvania....) si rivelò nel "ciclo del Sud", il Southern Cyclorama, iniziato con "La via del tabacco" ("Tobacco Road", 1932) e conclusosi con  "Episodio a Palmetto" (1950)

Il suo primo romanzo fu "Il bastardo" (1930) ma fu lo "scandaloso" (a quel tempo) "Il piccolo campo" ("God's little acre", 1933) a renderlo celebre, per la sua denuncia delle condizioni della Georgia; intraprese un viaggio con la fotografa Margaret Bourke (che divenne sua moglie) e da questa esperienza nacque "You have seen their faces", "Tu hai visto i loro volti", una specie di documentario.

Successivamente, Caldwell studiò l'Europa con "A nord del Danubio" (1939) e "Sulla strada di Smolensk" (1942)

Il dramma delle condizioni di vita dei poveri mezzadri del Sud e dei contadini strappati alla loro terra dall'industrializzazione è reso con amarezza pungente, ravvivato dal comico e dal grottesco, dello stile di Caldwell.


Altri libri di Caldwell sono: 

- Il bastardo (1930)

- Un povero scemo (1930)

- Il predicatore vagante (1935) (conosciuto anche col titolo "Il pellegrino del Diavolo")

- The sacrilege of Alan Kent (1936)

- Fermento di luglio (1940)

- Il fiume caldo (1940)

- Tutta la notte (1942)

- Ragazzo di Sycamòre (1947)

- Terra tragica (1944)

- Casa sull'altopiano (1946)

- La mano di Dio (1947)

- Questa nostra terra (1951)

- Un luogo chiamato Estherville (1948)

- Episodio in Palmetto (1950)

- La lampada della sera (1952)

- Amore e soldi (1954) 

- Gretta (1955)

- Giorni sulla costa del golfo (1956)

- Molly Cottontail (1958)

- Claudelle (1958)

- Jenny e Milo (1961)

- Close to home (1962)

- The last night of summer (1963)

- Miss Mamma Aimee (1967)

- Summertime Island (1969)

- Vento sul fienile (1969)

- Medora (1971)

- Annette (1973)


In realtà, ci sono anche molte raccolte di racconti, inchieste e saggi sulle condizioni i vita dei "poveri negri" e dei "poveri bianchi" del Sud. 

"Il piccolo campo" è una storia molto comune, sullo sfondo della Georgia solare, solcata da immense piantagioni: uomini che lottano, che amano, che muoiono, gente che paga con la vita il prezzo della propria povertà. 

(Nota di Lunaria: chissà, si potrebbe fare un confronto con il nostro Verga e i suoi romanzi e racconti sui contadini meridionali del 1800! https://intervistemetal.blogspot.com/2018/07/giovanni-verga-1-i-romanzi-e-vita-dei.html)

C'è molta violenza nel "Piccolo Campo", sessualità istintiva, fame, miseria. Lo scenario è quello della Georgia durante la Grande Depressione; si racconta della famiglia di Tai Tai Walden che da quindici anni scava la terra, nella speranza di trovare l'oro.


Erskine Caldwell, "Il piccolo campo" (1933) 

Capitolo I 

"La terra si smosse in cima e scivolò, per alcuni metri, sul fondo della buca. Tai Tai se ne arrabbiò talmente che rimase, con la sua pala in mano e sprofondato sino alle ginocchia nella terra rossa, a bestemmiare e bestemmiare tutto il bestemmiabile. I ragazzi, però, intendevano interrompere il lavoro ormai. Il pomeriggio volgeva alla fine, ed era dalle prime luci dell'alba ch'essi si trovavano dentro quella buca a scavare. Tai Tai guardò Shaw, guardò Buck. "Perché diavolo fottuto questa porcheria doveva scivolare qui dentro proprio mentre si cominciava ad andare in fondo?" disse. I suoi occhi mandavano fiamme, e prima che l'uno o l'altro dei ragazzi potesse rispondere, egli sollevò la pala e la scagliò, con tutta la sua forza, contro la parete della buca.  Si contentò di questo. Altre volte, invece, si lasciava portare dal rancore a tal punto che magari afferrava  un bastone e bastonava la terrà finchè non gli veniva meno il fiato.  Buck si prese le ginocchia con le mani e si tirò fuori le gambe dalla terra crollata, poi si sedette per togliersi la sabbia dalla scarpe. Pensava, facendo questo, alla grande massa di sabbia e argilla che avrebbero dovuto spalar via dalla buca prima di rimettersi a scavare.  Shaw, da parte sua, si rivolse al padre e disse: "Era tempo che si cominciasse a scavare una buca nuova. Abbiamo scavato per due mesi dentro a questa, e non ne abbiamo ricavato altro che fatica. Ne sono stufo di questa buca qui." Sedette anche Tai Tai, e si fece vento col cappello. Non c'era aria là in fondo. "Il guaio con voialtri," egli disse, "è che non avete pazienza." 

Capitolo IV

Buck passeggiava avanti e indietro tra il portico e l'automobile in preda a viva impazienza. Disse: "Partiamo, padre, o non partiamo? Passeremo tutta la notte in palude, se non ci affrettiamo. E a me le paludi non piacciono dopo che s'è fatto buio." Qui Griselda alzò gli occhi a guardare il suocero. "Non volevi mandare a chiamare Rosamond e Will?" gli chiese. "Potresti scrivere la lettera ora stesso e impostarla mentre passi per la città." "Oh no! Non intendo scrivere nessuna lettera", disse Tai Tai. "Una lettera", disse, "impiegherebbe troppo tempo ad arrivare. Io pensavo di mandarli a prendere."


Da "La via del tabacco" (1958) 

Capitolo I

Con un sacco di rape d'inverno sulla schiena, Lov Bensey veniva avanti a fatica, affondando i piedi nella sabbia bianca della via del tabacco sconvolta dalle piogge. Aveva dovuto faticare, per quelle rape: era una camminata lunga e noiosa fino a Fuller, andata e ritorno.  Lov aveva udito il giorno prima che un uomo laggiù vendeva rape a mezzo dollaro il sacco, e quella mattina era partito con mezzo dollaro in tasca per acquistarne. Aveva camminato già sette miglia e mezzo, e un miglio e mezzo ancora lo separava dalla sua casa presso la carbonaia. Quando Lov posò il sacco e si fermò davanti alla casa, cinque o sei dei Lester lo guardavano, immobili, da ogni angolo dell'aia. Spiavano Lov da quando era stato avvistato un'ora prima sulla duna di sabbia, a quasi due miglia; e adesso che era infine vicino erano decisi a non lasciargli quelle rape. Lov, che aveva oltre a sé una moglie da sfamare, stava bene attento a tener lontani i Lester dalle rape. Generalmente, quando passava davanti alla casa dei Lester con rape o patate dolci, o con qualsiasi altra provvista, a un mezzo miglio circa dalla casa Lov faceva un gran giro nei campi, per riprendere la strada cinquecento metri più in là. Ma quel giorno doveva fare a Jeeter un discorso molto importante: perciò si era avvicinato alla casa più di quanto avesse mai fatto quando portava rape o patate dolci.

Altri stralci

"Lo sapevo che il Signore non mi avrebbe lasciato scivolare e cadere nella mani del Diavolo!" urlava Jeeter ballando intorno alla sedia di Bessie. "Lo sapevo! Lo sapevo! Io sono stato sempre dalla parte di Dio, anche nei momenti più neri! Sapevo che Egli mi avrebbe tirato fuori dall'inferno prima che fosse troppo tardi. Io non sono un peccatore per natura, sorella Bessie; è tutta colpa del vecchio Diavolo che mi spinge sempre verso il male. Ma non lo farò più! Voglio andare in Cielo quando muoio."

"Non vuoi darmi una rapa, Jeeter?" disse Bessie. "Non ho avuto molto da mangiare in questi ultimi tempi. Qualche volta penso che non è giusto, ma i tempi sono duri, sia per i buoni che per i cattivi. I buoni non dovrebbero essere perseguitati come meritano continuamente i cattivi." 

"Non credo che il Signore tenesse molto a Jeeter", disse sorella Bessie. "Jeeter dev'essere stato un gran peccatore in gioventù, perchè il Signore non è stato buono con lui come con me. Il Signore ci conosce bene tutti, sa quando siamo buoni e quando abbiamo dentro il Diavolo." "Bè', ormai non ha più molta importanza" disse Lov.  "Jeeter è morto e non si tormenterà più per la passione di coltivare la sua terra"[Nota di Lunaria: qui credo che si possa fare un parallelo col  personaggio di Mazzarò, nella novella verghiana "La roba"] "Però Ada è morta senza avere addosso un vestito alla moda", disse Lov.  "Speravo che ci sarebbe riuscita. è un vero peccato, ma ormai non importa più. Il fuoco le ha bruciato sul corpo il suo vecchio vestito ed è stata sepolta come Dio l'aveva fatta. [...] in un certo senso, le cose sono andate bene anche per lei. Ada non ha saputo che sarebbe morta senza un vestito alla moda."


Questo è il commento tratto da "La via del tabacco" (1964)

"Il mondo statico e amaro della Georgia, che Caldwell conosce così bene e che gli dette materia per il famoso "Southern Cyclorama" (Ciclo del Sud), trova in quest'opera la sua espressione più alta e avvincente. Il senso della disperazione, la miseria, l'incredibile fanatismo religioso - non bisogna dimenticare che Caldwell è nato in Georgia e che è figlio di un pastore presbiteriano - fanno dei personaggi de "La via del tabacco" esseri allucinati, assurdi, addirittura grotteschi. Nella tragedia di uomini e donne cui la fame fa sembrare boccone delizioso una panciuta rapa, tipi come sorella Bessie e Dude, che arrancano sulla vecchia Ford in  cerca di impossibili guadagni e di neofiti, non rappresentano certo l'eccezione. Del resto l'enorme successo della riduzione teatrale prima e del film poi attesta la potenza di questi "poveri bianchi" per i quali il lettore proverà anche pietà ma che sopratutto gli rimarranno incancellabili nella memoria." 

 "I personaggi della "Via del tabacco" sono "poveri bianchi" della Georgia, caratterizzati da quell'ottusità egoistica che scaturisce da un'estrema miseria materiale e morale. Al centro della vicenda è la famiglia Lester: la moglie Ada, la cui unica aspirazione è avere un vestito alla moda e un cappello nuovo, la vecchia nonna, sempre alla ricerca di cibo e tabacco, Pearl, atterrita dal marito a cui il padre l'ha  venduta, Dude, il figlio un po' minorato e Bessie, predicatrice e moglie di Dude.  Ma su tutti campeggia il capofamiglia Jeeter che si ostina a  coltivare cotone rifiutandosi di andare a lavorare in fabbrica, dove potrebbe guadagnare abbastanza." 














Medaglie

Meglio specificarlo prima che qualcuno "starnazzi dicendo che sono una devota allo zar\URSS\guerra": queste medaglie le metto unicamente perché sono oggetti ben fatti dal punto di vista artistico, come se fossero dei gioielli. Non me ne frega niente se rappresentano "lo zar\l'URSS\la guerra". Io stessa uso dei ciondoli e girocolli che ricordano queste medaglie. 

















Il Male, La Morte e la Redenzione

Info tratte da

Il Male poi è presente nel mondo, è lo stesso mondo creato prima che ci fosse il peccato. Questo è possibile solo perché esiste il Male e l'imperfezione; un essere assolutamente perfetto mai erra. Il Male consiste nell'essere separato da Dio, nell'essere una creatura e quindi vivere in assenza di Dio.

Questa concezione che non ha nulla di nuovo, poiché la troviamo già elaborata da S. Agostino e S. Tommaso d'Aquino, comporta come conseguenza il fatto che ogni manifestazione di Dio nel mondo è per forza di cose limitata e assume un carattere decadendo quando la compariamo con l'essenza stessa di Dio. Ogni rivelazione è anche una rivelazione; ogni presenza di Dio nel mondo comporta ugualmente un'assenza. Questo perché la presenza per quanto piena sia, sempre si realizza nei limiti del mondo e di conseguenza mai raggiunge la pienezza del Dio presente. Dio è anche assente dal mondo: il divino sorge sempre nel mondo e contro il mondo.

Non ci dobbiamo meravigliare per il fatto che esista il Male nel mondo. Ci dobbiamo meravigliare per il fatto che esista il mondo. è errato attribuire a Dio le deficienze di esso: esse sono innanzitutto la manifestazione dell'assenza di Dio (della separazione) più che della sua presenza attiva. 

Ciò che confonde è il fatto che Dio permetta o faccia in modo che le persone si separino da lui per rifugiarsi in un mondo dove egli è assente 

Vivere il male, i limiti, la dipendenza significa vivere la sofferenza, il dolore, l'insoddisfazione umana. L'uomo è sofferenza e il mondo è dolore. Egli percepisce che in fondo alla felicità v'è lo sconforto, perché la felicità non riesce a nascondere la sua fugacità e allontanare la minaccia di rottura e morte. 

Ogni sofferenza umana assapora l'amarezza del suo limite: in fondo si aspira ad una felicità senza questa amarezza, si cerca una felicità che il mondo non può dare. La sofferenza è la maniera in cui l'uomo percepisce la fugacità del mondo, delle persone, dell'amore e si apre verso l'assoluto. 

La sofferenza possiede, partendo da questa concezione, una pregnanza umana straordinaria. Essa obbliga l'uomo a rendersi conto della caducità di questo mondo con i suoi progetti di felicità e lo costringe ad aprirsi verso una dimensione che trascende totalmente la creazione nell'attesa del suo vero significato e porre in esso la sua profonda speranza. La sofferenza anticipa la morte. 

Con la morte non abbandoniamo solamente questo mondo, ma noi stessi e la nostra corporalità; la morte costituisce un esodo definitivo della vita umana terrestre; ci svuotiamo completamente per poterci abbandonare a colui che tutto può empire.

Se vivessimo in eterno saremmo sempre separati da Dio, lontano da lui nella creazione, vicino a lui tramite il nostro amore, ma mai in lui. La morte ci dà la possibilità di essere totalmente in Dio e poter realizzare ciò che san Paolo diceva: "Dio sarà tutto in tutti" (1 Cor. 15,28)

In questa prospettiva la morte è un bene: essa fa parte della vita umana e rappresenta la possibilità di maggior umanizzazione dell'uomo in Dio. In modo simile accade con la sofferenza: essa non anticipa l'azione distruttrice della morte, intensifica la liberazione di noi tutti e della nostra libertà per la Libertà che è Dio. Ogni sofferenza può possedere questa modalità, anche quella anonima, senza eroismi, silenziosa e banale della nostra limitata esistenza.

Il Male e la sofferenza rappresentano pertanto la maniera per essere sempre in Dio e di ricordarlo quando stiamo lontani nell'esilio della creazione. La sofferenza e il Male costituiscono la semente della speranza, liberano l'immaginazione e fanno fare sogni di liberazione, di felicità [...] 

Cos'è propriamente redentrice in Cristo: l'incarnazione (inizio) o la croce (fine)?

Nella tradizione teologica e nei testi liturgici ancora in vigore si nota una determinazione precisa del modo in cui viene concepita concretamente la redenzione. Questa è riferita a due momenti precisi: all'inizio della vita di Cristo, al momento dell'incarnazione, o alla fine, alla passione e morte in croce. Lo stesso Credo ha assunto questa formula astratta di collocazione: dall'incarnazione passa subito alla morte e alla risurrezione. Pone tra parentesi la vita terrena di Cristo e il valore salvifico dei suoi atteggiamenti, delle sue parole, azioni e re-azioni.

La teologia influenzata dalla mentalità greca, vede nell'incarnazione il punto decisivo della redenzione. Coerentemente con la metafisica greca, Dio è sinonimo di vita, perfezione e immortalità. 

La creazione essendo qualcosa di diverso da Dio, è per forza di cose caduca, imperfetta e mortale. Questo è inerente alla stessa struttura ontologica dell'essere creato; è quindi una fatalità e non un peccato. La redenzione è quindi assunzione del mondo alla sfera del divino. Di conseguenza, l'uomo è divinizzato assieme all'Universo e viene quindi liberato dal peso della sua stessa limitazione interna. "Dio si è fatto uomo perché l'uomo si facesse Dio", dirà lapidariamente sant'Atanasio ("De incarnatione Verbi"). [Appunto. E la donna dove sta? Dov'è che è "divinizzata e fatta Dea"? Nota di Lunaria]

Attraverso l'Incarnazione si manifesta nel mondo la redenzione perché in Cristo Dio immortale e infinito si trova con la creatura mortale e finita. è sufficiente la costituzione di questo avvenimento dell'Incarnazione perché tutta la creazione sia coinvolta e redenta [da parte e per parte maschile senz'altro. Peccato che i sessi sono due... Nota di Lunaria]. 

Non ci interessa tanto l'uomo concreto Gesù di Nazareth, la sua storia personale, il conflitto che ha determinato con la situazione religiosa e politica del suo tempo, ma ci interessa invece l'umanità universale che egli rappresenta 

[un egli-lui-maschio che rappresenta anche le donne?! e in base a cosa?! Il maschio non ha in comune niente con la femmina, dal punto di vista fisico. Nota di Lunaria]

Dio è l'agente della redenzione. è egli che si autocomunica alla creazione, elevandola e divinizzandola. 

In Gesù di Nazareth c'è un'astrazione dal fattore storico. L'Incarnazione è intesa staticamente, come il primo momento della concezione virginale di Gesù, Dio-Uomo. Tutto si riassume in questo punto 

[sì, infatti. Che la femmina è rimasta esclusa dall'essere divinizzata. Nota di Lunaria]

Non si articola l'aspetto dinamico e storico della crescita, del linguaggio, delle varie fasi della vita di Cristo, delle sue decisioni e tentazioni, dei suoi incontri, che, nella misura in cui si verificano, erano assunti da Dio come punto di inizio della sua azione salvifica.

La Redenzione al giorno d'oggi, secondo questa concezione, si verifica nell'astrazione dalle condizioni storiche concrete dell'uomo. Non si tratta di tradurre la Redenzione in un mutamento di prassi umana più fraterna, giusta e ugualitaria, ma nella partecipazione soggettiva all'avvenimento oggettivamente già accaduto nel passato e reso attuale dalla Chiesa, prolungamento della incarnazione del Verbo, attraverso l'azione dei sacramenti e del culto, che dal canto loro rendono effettiva la divinizzazione dell'uomo.

Invece, un tipo di teologia, segnato dalla mentalità romana etico giuridica pone nella passione e nella morte di Cristo il punto culminante per la Redenzione. Secondo la mentalità, romana, il mondo è imperfetto non tanto per l'essenza ontologica della creazione, ma a causa del peccato e della libertà abusata dall'uomo. Questa ha offeso Dio e il retto ordine naturale. Deve riparare il Male causato e quindi è necessario il merito, il sacrificio, la conversione e la riconciliazione. Solo in questo modo l'ordine antico può venire ricomposto nella sua tranquillità. 

Dio aiuta l'uomo: manda il suo stesso Figlio perché, in forma sostitutiva, sani con la sua morte l'offesa infinita perpetrata dall'uomo. Cristo è venuto per morire e riparare. L'Incarnazione e la vita di Cristo possiedono valore in quanto preparano e anticipano la morte. Il protagonista quindi non è tanto Dio, quanto l'uomo Gesù, che con la sua azione ripara il Male prodotto. Non si tratta di introdurre qualcosa di nuovo, come la divinizzazione, ma di restaurare il primitivo ordine, giusto e santo. 

La Redenzione si incarna anche in un nuovo tipo di solidarietà tra gli uomini. Il mondo al tempo di Gesù era fortemente strutturato: c'erano discriminazioni tra impuri e puri, tra giudei e pagani, tra uomini e donne, tra popolo e dottori della legge; questi ultimi si distanziavano orgogliosamente dai deboli, dai malati, dagli emarginati, accusati di essere dei peccatori.

Cristo si fa solidale con questi oppressi. Assume sempre la difesa dei deboli e di quelli che erano ai margini: prostitute, eretici samaritani, i disabili e i malati (paralitici, lebbrosi, non vedenti...); l'atteggiamento di Gesù è quello di colui che accoglie tutti e fa loro sperimentare l'amore di Dio (che ama anche gli ingrati e i cattivi, Luca 6,35) perché "non sono i sani ma i malati che hanno bisogno del medico" (Marco 2,17)

Il compito di Gesù consiste nel cercare ciò che è perduto e di salvarlo. A motivo di questo comportamento, Gesù viene diffamato, considerato amico dei peccatori, accusato di essere pazzo, sovversivo o indemoniato. 

è proprio attraverso questo amore che si intende il significato del Regno di Dio e la liberazione dagli schemi opprimenti che discriminano gli uomini. Il nostro prossimo non è chi è simile a noi, del nostro popolo, della nostra famiglia: è ogni uomo.

Vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/2021/09/la-morte-in-croce-nel-pensiero-di.html

Nota di Lunaria: visto che il problema di fondo resta il Dio che si è manifestato unicamente sotto forma maschile, e viene adorato in quanto Dio e maschio, meglio riportare qualche commento critico preso da  Mary Daly, "Al di là di Dio Padre": 

"Non è tuttora insolito che preti e ministri cristiani, posti di fronte al discorso della liberazione della donna, traggano argomenti a sostegno della supremazia maschile dall'affermazione che Dio "si incarnò" esclusivamente in un maschio. In effetti la stessa tradizione cristologica tende a giustificare tali conclusioni. Il presupposto implicito - e spesso esplicito - presente per tutti questi secoli nella mente dei teologi è che la divinità non poteva degnarsi di "incarnarsi" nel "sesso inferiore" e il "fatto" che "egli" non lo abbia fatto conferma ovviamente la superiorità maschile."

"L'idea di un salvatore unico di sesso maschile può essere vista come un'ulteriore legittimazione della supremazia del maschio (...) In regime di patriarcato un simbolo maschile sembra proprio il meno indicato ad interpretare il ruolo di liberatore del genere umano dal peccato originale del sessismo. L'immagine stessa è unilaterale per quanto concerne l'identità sessuale, e lo è proprio dal lato sbagliato, perché non contraddice il sessismo e glorifica la mascolinità."

"Ho già osservato che il testo paolino "in Cristo non c'è... maschio né femmina", funziona in questo modo, perché semplicemente e palesemente ignora il fatto che Cristo è un simbolo maschile e perciò a tale livello esclude la femmina." 

"Io ritengo che un altro ribaltamento sia l'idea dell'incarnazione redentrice unica nella forma di un salvatore maschio perché questo è precisamente impossibile. Una divinità patriarcale, o suo figlio, non è in grado di salvarci dagli orrori di un mondo patriarcale."

Mi pare significativo concludere con questo commento:

"è ovvio che tutte queste ideologie hanno non solo la funzione di conciliare le donne con il loro ruolo subordinato sostenendo che è inalterabile, ma anche di far credere che esso rappresenti l'appagamento dei loro desideri, o un ideale che è lodevole cercare di raggiungere" (Horney)

Per approfondire la questione femminile nel cristianesimo, vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/04/i-capolavori-di-mary-daly.html https://intervistemetal.blogspot.com/2022/02/la-sofferenza-nel-pensiero-cristiano-di.html


L'influenza del Femminile nel Contesto Alpino

Concetti tratti da 

Nei tempi passati, erano le donne ad occuparsi della medicina, delle feste, del ciclo della vita e della morte, dei rapporti con gli spiriti e della divinazione. Con l'arrivo del cristianesimo, tutto questo venne demonizzato e le donne furono perseguitate come streghe. Le tracce delle "Buone Signore" (Fate, e ancor prima, Dee) lasciano intendere culti sciamanici legati al ruolo delle donne quali intermediarie tra il mondo terreno e l'aldilà. (Nota di Lunaria: in Vietnam https://intervistemetal.blogspot.com/2017/07/vietnam-lady-trieu-thi-trinh-geomanzia.html alcune cerimonie religiose per onorare gli spiriti o gli antenati sono condotte dalle donne, che sono le sciamane Leng Dong)

"Nel gruppo Rhadé, in Vietnam, le donne anziane amministravano la giustizia e concedevano le terre. Si può supporre che il patriarcato in Asia fu portato essenzialmente dai Cinesi, che invasero anche il Vietnam. Tuttavia, non riuscirono a cancellare del tutto gli antichi usi che restarono quasi inalterati nelle zone più inacessibili."


Fu nel contesto alpino che le antiche divinità femminili della vita e della morte si conservarono; mentre la Chiesa controllava le città, nei paesini di montagna delle Alpi, degli Appennini, dei Pirenei, le donne agirono quasi indisturbate, tramandandosi questi antichi culti precristiani e sciamanici.

Nota di Lunaria: Curiosamente, e quasi nessuno a prima vista lo penserebbe, anche in Pakistan è attestato un folklore di fate delle valli e dei boschi... Lo so perché una persona originaria di quelle zone me lo ha confermato, https://intervistemetal.blogspot.com/2016/01/taarma-black-metal-dal-balochistan.html e anche perché ho studiato i Kalash e il Nuristan... https://intervistemetal.blogspot.com/2019/04/pakistan-le-tante-etnie-i-kalash-e-la.html ovvero la zona d'alta montagna tra Pakistan e Afghanistan... Un caso che anche qui ci fossero montagne e vallate? E che anche qui alcuni nomi di entità femminili (ora note come fate ma non possiamo escludere che fossero antiche Dee... cosa del resto attestata con Dizane! https://intervistemetal.blogspot.com/2017/11/7-cose-sullafghanistan-che-quasi.html) siano sopravvissute, nei racconti del folklore? Per quanto oscenamente violenta, neppure la furia iconoclasta dell'islam è riuscita ad estirpare ciò che c'era prima...

Nel Paganesimo ogni cosa era collegata ad un'entità: per questo vi erano spiriti dei boschi, delle montagne, delle rocce, dei fiori e degli alberi. I Celti, fortemente animistici, non costruivano templi perché la Natura era già un tempio: monti, sorgenti, fiumi erano consacrati a divinità che dovevano essere adorate. Quando il cristianesimo detronizzò il paganesimo, questi luoghi, come lo Scilliar, in Alto Adige e la Valcamonica, vennero considerati diabolici: si pensava che le streghe si radunassero lì nei paraggi per celebrare il sabba. (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/arte-rupestre-rosa-camuna-sole-delle.html) (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/la-civilta-della-valcamonica-e-cernunnos.html)

Nota di Lunaria: suggerisco di leggere questo libro che spiega come le fate non siano altro che le antiche Dee o le ninfe e le ondine "sopravvissute" e ridimensionate in epoca cristiana

Nota di Lunaria: il Black Metal (e in misura minore, il Death) ha spesso tributato ammirazione per le grandi distese innevate, i ghiacciai perenni, i valichi alpini, le valli incontaminate, le foreste. Se non componendo canzoni specifiche, le band hanno spesso omaggiato la montagna dal punto di vista delle copertine dei cd. Ne riporto giusto qualcuna








è da ignoranti affermare che nel Black Metal prevalga una concezione da "satanismo acido splatteroso". Certo, parecchie band hanno un concept culturale pari allo zero e infarcito da cliché estremamente bambineschi (e sfoggiati più per divertirsi con goliardia che non per altro), ma si può affermare che la maggior parte di esse propone tematiche impegnate, spesso più sul Panteismo (visto anche e soprattutto come riappropriazione delle proprie radici e come strumento di lotta anticristiana) che non sul Satanismo Laveyano o persino del Paganesimo. Non ricordo più chi fosse quella band che anni fa in un'intervista, forse rilasciata su Grind Zone, dichiarò "Se la ascolti, la Foresta ti parla". Una frase che mi è rimasta ancora impressa per così tanti anni. Come si vede nelle copertine che ho citato (e una minima parte, perché la galassia Black è sterminata e per niente monolitica!) a prevalere è il Senso del Sublime, dell'Estatico davanti al passaggio, che potremmo benissimo ricollegare a Friedrich e alle sue vedute maestose:






Di montagne ne ho parlato a lungo anche in questa intervista: https://intervistemetal.blogspot.com/2016/02/frentrum.html

Lunaria: Ho avuto modo di visionare l'official teaser di "Linee di Vette"; le riprese delle montagne sono davvero incredibili! Posso chiederti come lo avete realizzato e il nome della location? Fin dai tempi antichi le montagne sono connesse al Sacro, al Divino; le montagne erano spesso giudicate il trono di questa o quella Divinità; Mircea Eliade, nell'opera "Trattato di Storia delle Religioni" scriveva: "Gli Iranici conoscono anch'essi un dio supremo celeste; infatti, secondo Erodoto salivano ‘sulle montagne più alte per offrire sacrifici a Zeus, e dànno questo nome a tutta la distesa circolare del cielo’ [...] La montagna è più vicina al cielo, e questo le conferisce una doppia sacralità: da un lato partecipa al simbolismo spaziale della trascendenza (‘alto’, ‘verticale’, ‘supremo’, eccetera), e d'altra parte il monte è per eccellenza il dominio delle ierofanie atmosferiche. Ed è, in quanto tale, dimora degli dèi. Tutte le mitologie hanno una montagna sacra, variante più o meno illustre dell'Olimpo. Tutti gli dèi celesti hanno luoghi riservati al loro culto, sulle cime. Le valenze simboliche e religiose delle montagne sono innumerevoli. Spesso la montagna è considerata punto d'incontro del cielo e della terra; quindi un ‘centro’, punto per il quale passa l'Asse del Mondo, regione satura di sacro, luogo ove possono attuarsi i passaggi fra le zone cosmiche diverse. Così, secondo credenze mesopotamiche, il ‘Monte dei Paesi’ unisce il cielo alla terra, e il Monte Meru della mitologia indiana si erge nel centro del mondo; al di sopra di lui, spande la sua luce la Stella Polare. Anche i popoli uralo-altaici conoscono un monte centrale, Sumbur, Sumur o Sumeru, in cima al quale è sospesa la stella polare." Lasciando da parte le interpretazioni sacrali e mistiche delle montagne (concetti politeisti che sono stati anche riproposti nel cristianesimo con altri significati...), pensiamo anche al senso del Sublime e dell'Infinito che le vette innevate causavano negli animi di pittori come Friedrich. Sei per caso anche un appassionato di Alpinismo? Come mai la scelta delle montagne? Cosa rappresentano per te? Sono fonte di ispirazione, vero? Perché ho visto che non solo avete celebrato le montagne cantando "Essere tutt'uno con la montagna/Sii la montagna.../Sii tu la vetta da raggiungere!" ma hai anche postato una foto stupenda, con la didascalia "Gran Sasso d'Italia. Le Montagne sotto le quali dimora Frentrum"; quella foto ha il potere di farci assaporare un paesaggio incontaminato, un paesaggio più antico e più eterno dell'essere umano... che è qui solo di passaggio, pronto a disperdersi in polvere, al contrario dei monti e dei sassi. E non stupisce, ricollegandoci sempre a Mircea Eliade, che tra le prime forme di culto ci fosse la Litolatria... l'adorazione delle Pietre...

Frentrum: Devi sapere che io abito in una zona molto particolare dell'Italia: a due passi ho le montagne (la Maiella - la Dea Madre) e a pochi chilometri da casa mia, il mare (famosissima la Costa dei Trabocchi). Probabilmente l'Abruzzo è una delle poche regioni dove se vuoi puoi fare surf la mattina e 2 ore dopo magari ti ritrovi a 3000 metri di altitudine. Qualcosa che va oltre tutto e tutti. Se sei nato qui, hai un pezzo di cuore affogato nella neve e l'altro pezzo buttato oltre gli scogli dell'Adriatico. Io sono però molto più attaccato alle montagne, benchè non disdegni assolutamente il mare (fonte d'ispirazione per alcuni miei testi in passato). Il discorso come sempre è molto ampio e complicato da dipanare, in Abruzzo sei completamente immerso nella natura: se vuoi isolarti, se vuoi distaccarti e se vuoi dedicare del tempo a te stesso, questo è il luogo ideale. La natura dalle nostre parti non ancora perde il predominio, benchè ci siano zone molto industrializzate e alcuni figli di puttana credono che possono vendersi un pezzo della nostra casa come e quando vogliono. Le riprese per il teaser sono state montate da me (non si tratta però dell'Abruzzo) e mi furono date da un amico (credo realizzate ad hoc per qualche documentario o roba del genere). Quando le vidi la prima volta capii subito che si prestavano allo scopo e a cio che avevo in mente. Sono magnifiche, ipnotiche. Maestose. Per quanto riguarda il testo ci spostiamo su un altro fronte. Dopo aver letto "Meditazioni delle Vette" di Evola, fu quasi naturale per me scriverci un testo ad hoc e cosi venne fuori "Linee di vette". Per me i testi hanno un valore elevatissimo sulla musica che compongo e la mia ricerca si spinge sempre un po' più in la rispetto ai canoni del genere. Ovviamente anche la musica deve prestarsi: la componente "epica" infine credo che sia l'amalgama migliore per tirar fuori qualcosa di buono e di concettualmente all'altezza. "Essere tutt'uno con la montagna/Sii la montagna.../Sii tu la vetta da raggiungere!" racchiude in se tutto cio di cui ti ho parlato. E' un inno a se stessi, alle possibilità dell'uomo e anche alla sua misera figura rispetto a cio che lo circonda. Un concetto che ho ripreso anche in "Mistica del vuoto".

2015 - LINEE DI VETTE

Sul precipizio dell'anima • Vive un uomo • Antico quanto il mondo, solo... • Quanto ogni flebile respiro • Sul precipizio dell'anima • Si affaccia il sole • Congiunge le linee di terra • A quanto fatto dal cielo • Ed è lo scontro massimo • L'ultimo scalino per l'ascesa • Il sentiero lungo il quale • Si avvicendano le ere • La sfida è declamata • Sul precipizio dell'anima • Dove vecchia neve ormai azzurra • Affonda il proprio freddo • Nel tempo del tempo... • Bramosi occhi accolgono • La lungimiranza del sogno • Lì dove • Si gioca tra la vita e la sorte • Linee di vette • Linee di eterne vette • Linee di orizzonte • Linee che accomunano all'eterno • Abbaglia la luce lunare • Quando ci si avvicina al cielo • Abbaglia il cuore • Quando si arriva alla cima • Essere tutt'uno con la montagna • Sii la montagna... • Sii tu la vetta da raggiungere! • Sul precipizio dell'anima • Puoi gioire della tua grandezza • Puoi guardare oltre la soglia • Lungo le linee innevate • Del tuo spirito.

Qualche mese fa ho intervistato anche gli À Répit, anche loro ispirati dalle atmosfere alpine https://intervistemetal.blogspot.com/2021/03/a-repit-alpine-black-metal.html

 Avete scelto un intro molto particolare, per introdurre il disco... "Signore delle cime". è un qualche canto alpino o qualcosa di analogo? E come mai questo titolo suggestivo,  "I Canti della Veglia"? Ha un qualche rimando funebre?

GYPAETUS-SIGNORE DELLE CIME E' L'EMBLEMA DEI CANTI DELLE ALPI ED è CHIARAMENTE UN RIMANDO FUNEBRE ALLA PERDITA DELLA VITA IN QUEGLI ANTICHI LUOGHI CHE SONO LE ALPI. TUTTO L'ALBUM HA RIMANDI FUNEBRI IN QUANTO LA VITA NELLE ALPI ERA SEMPRE A CONTATTO CON LA MORTE: INCIDENTI IN MONTAGNA, PESTILENZE, VITA PARTICOLARMENTE DURA...PERO' CI SONO PARECCHI RIMANDI AL NATURALE, SOVRANNATURALE, AGLI ANIMALI TIPICI E TOTEMICI DELLE ALPI.

Di base suonate Black Metal, ma dal tocco decisamente atmosferico, intimista, evocativo ("Amnios" è quasi dark ambient!) e quasi folk, a tratti.  In "Masnada" c'è persino una sfumatura a tinte quasi doom old style! Voi come definireste il vostro stile?

GYPAETUS-LASCIAMO ALL' ASCOLTATORE LA DEFINIZIONE CHE PIU' GLI AGGRADA, CHIARAMENTE LA BASE DEL SOUND E' UN CERTO TIPO DI BLACK METAL PRIMORDIALE E ANTICO, COMUNQUE DICIAMO CHE ALPINE METAL O ALPINE BLACK METAL CI CALZA A PENNELLO.

SKARN- SI', ALPINE BLACK METAL E' SICURAMENTE IL GENERE CHE SI VESTE DI PIU' A NOI, POI OVVIAMENTE COME AVRAI SENTITO SPAZIAMO MOLTO TRA DIVERSI GENERI, MA NON E' NULLA DI PIANIFICATO, NOI COMPONIAMO COL CUORE E LO SPIRITO E SE UNA CANZONE NON SUONA BLACK METAL NON CI FACCIAMO PROBLEMI. 

NEL NOSTRO PRIMO ALBUM C'ERANO ANCHE PIU' CANZONI STRUMENTALI O CON RICHIAMI PIU' FOLKLORISTICI. "AMNIOS" E' MOLTO PARTICOLARE ED E' VENUTA FUORI SENZA QUASI PENSARCI E TI SVELO CHE LA VOCE CHE SENTI ALL'INIZIO MISTA ALLA MIA E' DI MIA FIGLIA. "MASNADA" E' NATA DA UNA IDEA DI GYPAETUS E ALL'INIZIO ERA SOLAMENTE FATTA COL BASSO, MI E' POI VENUTO NATURALE COSTRUIRCI ATTORNO IL RESTO ANCHE PERCHE' NOI DUE CI INTENDIAMO AL VOLO.

Non sono ancora riuscita a trattarlo come vorrei il tema, comunque la prima donna che tentò la salita al Monviso fu Alessandra Re Boarelli 


Per quanto riguarda i cartoni animati, c'è da ricordare Heidi, 

 ma anche Lulù l'Angelo dei Fiori! che in un episodio attraversava i Pirenei!



Quale bambina non desiderava la spilla magica di Lulù!!! xD che permetteva di trasformarsi con l'abito giusto per ogni occasione!

 Vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/09/gli-dei-pastorali-silvani-e-montani.html https://intervistemetal.blogspot.com/2020/02/il-pan-italiano-il-gigiat.html