Animali e Alberi nel simbolismo orientale cinese e giapponese

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Leone: è il difensore della legge, la saggezza del Buddha; fervore spirituale, progresso e consapevolezza, coraggio. Un leone circonfuso di luce raffigura la sovranità. Il Buddha è talvolta seduto su un trono a forma di leone. La leonessa è un attributo di Tara.



Ratnasambhava cavalca un leone. Un cucciolo di leone rappresenta un Bodhisattva che ha appena ricevuto l'iniziazione. Un leone con un cucciolo sotto la zampa simboleggia il Buddha che governa il mondo e la compassione. Il ruggito del leone simboleggia il Buddha che, impavido, insegna il Dharma.

Leopardo: crudeltà, ferocia. Poiché le macchie sulla pelliccia del leopardo assomigliano a occhi è chiamato "Il Grande Osservatore". Nella simbologia cinese, rappresenta il coraggio e la ferocia guerriera.

Cane: Il "Cane-Leone" guardiano è difensore della Legge: ubbidienza passiva e dominio delle passioni attraverso la Legge. è anche attributo di Yama, Dio dei Morti.

Gatto: inesistente nella simbologia buddhistica. Però è presente nel contesto cinese, dove è ritenuto yin, perché notturno; poteri del male, poteri di trasformazione. Un gatto sconosciuto denota cambiamento sfavorevole. Un gatto nero disgrazia e malattia. Per i Giapponesi, invece, rappresenta i poteri di trasformazione, la quiete.

Lupo: assente nella simbologia buddhista; per i Cinesi rappresenta l'avidità e la rapacità.

Riccio: assente nel simbolismo orientale; nel cristianesimo rappresenta il Maligno; in realtà è un emblema sumerico di Ishtar e più in generale della Grande Madre.

Roditore: non è menzionato. Neppure il topo è presente nella simbologia buddhista, anche se per il contesto cristiano, essendo ctonio, viene associato al Diavolo, o ad un'agitazione incessante. Per gli Ebrei è simbolo di ipocrisia, per i Greci era un attributo di Zeus, Sabazio e Apollo.

Orso: assente nel contesto buddhista. Per i Cinesi rappresenta il coraggio e la forza, per i Giapponesi benevolenza, saggezza, forza, un messaggero divino fra gli Ainu.

Serpente: è presente praticamente in tutte le culture. Comunque, nella simbologia buddhista, al centro della Ruota della Vita, il serpente rappresenta la collera; il maiale l'avidità e l'ignoranza e il gallo la passione carnale: i tre animali insieme simboleggiano i peccati che legano l'uomo al mondo dell'illusione e alla Ruota della Vita. Talvolta il serpente è associato al Buddha che si trasforma in naga per guarire la gente in un'epoca di malattie e carestie. Per i Giapponesi, il serpente è personificazione e attributo di Susanoo, dio del tuono e delle tempeste.
Per i Cinesi, si distingue raramente dal drago, ma quando ciò avviene, diventa negativo, malefico, distruttivo, menzognero ed è una delle cinque creature velenose.



Kwan Yin, Dea cinese della misericordia, che cavalca il dragone: vedi anche https://intervistemetal.blogspot.com/2018/10/draghi.html

Il fratello e la sorella Fo-hi e Niu-ka talvolta sono raffigurati come due serpenti con teste umane, una delle rare combinazioni di animali ed esseri umani esistenti nel simbolismo cinese. Sono yin-yang e il loro simbolismo è in relazione a quello del caduceo. Il serpente è il sesto degli animali simbolici dei Dodici Rami Terrestri.

Nota di Lunaria: però il serpente ricompare anche nell'astrologia cinese, e inoltre Nu Wa è una Dea Cinese metà donna e metà serpente ed è considerata la Creatrice degli esseri umani https://intervistemetal.blogspot.com/2018/12/nu-wa-e-il-serpente.html)

Che poi, il serpente fosse associato alla Dea, anche qui da noi, ed egli stesso una Dea, lo sa chiunque ha letto "abbastanza libri" o, in alternativa, si è letto i miei tanti post xD


Igea che nutre il serpente (notate la piccola ciotola) Il serpente associato alla coppia divina Asclepio\Igea è simbolo della guarigione e della medicina


Peraltro, la stupenda Diamanda Galas è proprio soprannominata "La Serpenta" dai suoi fans



Ma vedi anche il serpente volato e piumato nel contesto mesoamericano: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/il-serpente-coatl-il-pantheon.html

Scimmia: nella simbologia buddhista è una delle Tre Creature Insensate, sempre avida e ingorda.

Aquila: per il Buddhismo, l'aquila è il veicolo di Buddha ed è attributo di Amoghasiddhi. Per i Cinesi, rappresenta il Sole, il principio yang, coraggio, tenacia. L'aquila e il corvo sono in relazione agli Dei della guerra.

Girasole: inesistente nel contesto buddhista. è però presente nella cultura greca, dove era associato a Clizia, trasformata in girasole quando viene disprezzata da Apollo. Emblema anche di Dafne. Nel Mitraismo è un attributo di Mitra. Nel simbolismo cinese rappresenta longevità e poteri magici.

Acacia: inesistente nel contesto buddhista. Nei paesi mediterranei rappresenta la vita, l'immortalità, l'amore platonico. Avendo fiori sia bianchi sia rossi, denota la vita e la morte, morte e rinascita. Le sue spine sono i corni della Luna falcata. Anche per gli Egizi, era un simbolo solare di rinascita, immortalità, iniziazione; emblema di Neit.

Ciliegio: perché fiorisce prima di mettere le foglie, il ciliegio simboleggia il fatto che, così come viene nudo al mondo, l'uomo ritorna alla terra senza possessi. Per i Cinesi, il fiore è la primavera, speranza, gioventù, virilità, bellezza femminile. Anche per i Giapponesi era simbolo di prosperità, ricchezza ed emblema floreale del Giappone.

Pino: non presente nella simbologia buddhista; per i Cinesi, era un simbolo di longevità, coraggio, fedeltà, costanza nelle avversità; emblema di Confucio. Il pino era anche raffigurato con la cicogna e il cervo bianco, anche nel contesto giapponese.

Abete: inesistente nel contesto buddhista. Per i Cinesi raffigura gli eletti e la pazienza.

Salice: è un albero sacro alla Dea Luna. Il salice piangente raffigura lutto, amore infelice, ed è funerario. Per i buddhisti, rappresenta la mitezza. Per i Cinesi, era simbolo di primavera, femminilità, mitezza, grazia, fascino, abilità artistica. Attributo di Kwan Yin che asperge le acque della vita con un ramo di salice. Per gli Ainu, la spina dorsale del primo uomo era fatta di salice.

Qui trovate l'analisi al culto degli Alberi: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/alberi-sacri-femminili-nellantico.html

Band consigliata: Black Kirin 黒麒



(lo so, ad un primo ascolto quella vocina femminile cinese vi farà un pessimo effetto xD)







a me piacciono proprio per questa loro personalità spiccata e particolare, decisamente innovativa.

Vero, le lingue asiatiche non sono molto "abbinabili" al Metal, almeno per i nostri "parametri uditivi", contrariamente ad altre lingue "che suonano meglio", come potrebbero essere l'inglese o il tedesco (*) eppure se si fa lo sforzo di andare oltre la prima impressione frastornata che potrebbe causarci il cantato in cinese, secondo me questo tipo di metal folkloristico è molto piacevole da ascoltare :D e poi comunque i Black Kirin si abbinano alla perfezione con l'argomento di questo post :D



Peraltro mi ero fatta pure tutto uno studio sull'arte cinese dalle origini fino all'Ottocento, ma vabbè, la solita mancanza di tempo\connessione non mi ha ancora permesso di riportare questo argomento... ;(

Comunque, l'antica Cina la trovate qui: https://intervistemetal.blogspot.com/2017/07/cina-antica-e-black-metal.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/qualche-concetto-di-filosofia-orientale.html
Il Giappone, qui: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/05/giappone-1-shintoismo-miko-e-black-metal.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/09/amaterasu-e-limperatore.html
ma come post andrebbero riaggiornati con i miei ultimi studi su questi paesi :D
Arte nell'Antica Cina: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/01/larte-nellantica-cina.html
Simbolismo del Loto: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/04/il-simbolismo-del-loto.html
I Ching: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/i-ching.html
Lao Tzu: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/lao-tzu.html
Tao: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/breve-introduzione-al-taoismo.html

(*) Per giunta, sarò io un caso a parte, ma mi fa impazzare il Black Metal cantato in ebraico (alquanto raro, sigh!, visto che band come gli ottimi Bishop of Hexen usano l'inglese e quel poco di ebraico me lo devo sentire solo da Arallu e Bartholomeus Night, che lo usano col contagocce, sigh!)

Identità, Spersonalizzazione, Alienazione




Nota di Lunaria: trascrivo questa riflessione perché è interessante riflettere sul dolore esistenziale, che colpisce tutti (chi più, chi meno) Ovviamente, il mio approccio alla questione è antipsichiatrico, quindi termini come "schizofrenia", "schizoide" et similia sono del tutto irrilevanti. La riflessione è interessante, ma ci si ricordi che la psichiatria ha commesso dozzine di crimini, fin da quando è nata, con Benjamin Rush. Ne hanno fatte di cotte e di crude contro donne, omosessuali, uomini "che non erano conformi all'ordinamento vigente", per cui rimando ai miei tanti scritti a tema antipsichiatria (https://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/i-crimini-della-psichiatria-raccolta-di.html) e alla lettura di Szasz.



Di norma la gente non si chiede "Chi sono io?". La propria identità è data per scontata. Ognuno di noi porta documenti di identificazione nel portafoglio; a livello conscio, sa chi è. Tuttavia, sotto la superficie un problema di identità si pone: ai limiti della coscienza è insoddisfatto, indeciso, e tormentato dalla sensazione che qualcosa della vita gli sfugga. è in conflitto con se stesso, insicuro di ciò che sente, e l'insicurezza riflette il suo problema di identità. Quando l'insoddisfazione si muta in prostrazione e l'insicurezza arriva al panico ci si può porre la domanda "Chi sono io?"
è un segno che la facciata che ci serve da identità si sta sgretolando. L'uso di una facciata o l'adozione di un ruolo per avere una identità denota una scissione tra l'Io e il corpo. In questo consiste il disturbo schizoide alla base di ogni problema di identità.

L'esperienza della perdita della percezione del corpo, insieme a sensazioni di estraneità e irrealtà, è nota come spersonalizzazione. è sintomo di una frattura con la realtà e si verifica nel primo stadio di un episodio psicotico. Se continua, oltre al senso di identità se ne perde anche la consapevolezza.
Il senso dell'identità scaturisce dalla percezione del contatto col corpo. Per sapere chi siamo dobbiamo essere consapevoli di ciò che sentiamo, dell'espressione del nostro viso, del portamento, del modo in cui ci muoviamo. Se no ci scindiamo in spiriti senza corpo e corpi delusi.
La perdita totale del contatto corporeo è una caratteristica della condizione schizofrenica. In senso lato lo schizofrenico non sa chi è, ed è talmente estraniato dalla realtà che non può neanche porsi il problema. D'altro canto, lo schizoide sa di avere un corpo ed ha, perciò, un orientamento spaziale e temporale; ma dato che il suo io non è identificato col corpo e non lo percepisce come cosa viva, non si sente in rapporto col mondo e con gli altri. Allo stesso modo non c'è rapporto tra il suo senso di identità consapevole e quanto percepisce di sé. Questo conflitto non esiste nella persona sana in cui l'Io è identificato col corpo e la conoscenza dell'identità scaturisce dalla percezione del corpo.
L'alienazione nel mondo moderno - il distacco dell'uomo dal suo lavoro, dal suo prossimo, da se stesso - è stata descritta da molti autori ed è il tema centrale delle opere di Erich Fromm.

Il conflitto tra l'Io e il corpo produce una scissione della personalità che influenza ogni aspetto della vita e del comportamento.
Il conflitto schizoide è una lotta tra vita e morte che possiamo enunciare come "essere o non essere". Il conflitto nevrotico, invece, nasce dal senso di colpa e dall'angoscia che si prova riguardo al piacere. Non che lo schizoide sia privo di senso di colpa e angoscia, ma nella sua personalità questi sentimenti sono subordinati al bisogno imperativo di sopravvivere. La personalità schizoide paga un prezzo per esistere: la rinuncia al suo diritto a fare alla vita richieste esplicite. Questo porta necessariamente a qualche forma di sacrificio e a un'esistenza che trae soddisfazione solo dalla negazione. La negazione della vita, qualsiasi forma prenda, è sintomo di una tendenza schizoide e in questo senso ogni problema emotivo ha una radice schizoide.

Il termine "schizoide" ha due significati. Indica una tendenza a ritirarsi dalla realtà e una scissione nell'unità della personalità. Ogni aspetto è un riflesso dell'altro.
Nella schizofrenia la personalità è divisa e ritirata dalla realtà. Tra i due estremi si trova la vasta gamma di condizioni schizoidi in cui il ritiro dalla realtà si presenta con un certo grado di distacco emotivo e la personalità è tenuta unita dalla forza del pensiero razionale

Eternità del Mondo, Creazione Ex Nihilo, l'Uno di Plotino e la Teologia Cristiana

Della serie "un altro articolo Lunaria-style"


Per giunta, per comprare questo librettino cristiano, piccino piccino (sì, 'na sbrodolata di 399 pagine che dovrò sciropparmi TUTTE)


che era messo lì a 2 euro, tutto solo soletto gettato nello scatolone dei libri al mercatino dell'usato, ho dovuto pure rinunciare al prendermi un nuovo rossetto o smalto della Kiko



che suppergiù costava lo stesso...


E voi cristianelli invece di dirmi "W Lunaria, che compra i nostri libri e poi fa uscire tutti questi post dedicati alla nostra religione!"

siete ingrati e screanzati e mi dite che "non hai mai letto un libro di teologia! sono tutte cose che ti inventi tu! Non è vero niente!!!!"


è questo il ringraziamento? Mi sono privata di queste cosine



pensando ai cristianelli adorati, che non hanno mai letto questo librone sulla loro religione... e se non ero io a comprarlo, von Balthasar finiva al macero e il mondo sarebbe stato privato del Grande Capolavoro Cristiano...


LOL, deve essere Lunaria a leggerlo per loro



***


Per Parmenide l'essere non poteva avere altra causa che se stesso, e quel che sembrava essere causato - il moto, la generazione, le forme di vita - non poteva partecipare dell'essere; per Eraclito la tautologia "l'essere è" significava esattamente l'opposto: solo il moto è, il divenire è tutto. Non esiste stabilità e tutte le impressioni di identità sono illusorie. Per evitare queste due evidenti assurdità, sia Platone sia Aristotele furono costretti ad ammettere un livello intermedio dell'essere, in modo che il carattere reciprocamente esclusivo dell'essere e del non-essere non portasse a conclusioni impossibili. Da questa prima ammissione di (almeno) un livello intermedio dell'essere derivò la successiva dottrina neoplatonica della grande catena dell'essere, che si presenta a sua volta come una sintesi di elementi platonici e aristotelici. Fu Plotino (205-270 d.C) a raccogliere l'eredità platonica e aristotelica delle gradazioni dell'essere e a fondere questa idea con la nozione di un non geloso (e peraltro innominato) Uno; egli arrivò così a postulare una grande catena dell'essere che emana dall'Uno scendendo giù giù fino alle forme più basse dell'essere nella scala dell'universo: la materia atomica. 
Secondo Plotino dunque "Perfetto com'è, giacché nulla ricerca, nulla possiede, di nulla ha bisogno, l'Uno trabocca, per così dire, e la sua esuberanza dà origine a una realtà nuova. Ogni volta che qualcosa raggiunge la sua perfezione, vediamo che non può rimanere in se stesso, ma genera e produce qualcos'altro... Come dunque potrebbe l'Essere Perfettissimo e il Primo Bene rimanere chiuso in se stesso, come se fosse geloso o impotente - lui stesso la potenza di tutte le cose? Qualcosa perciò deve essere generato da lui"

L'affermazione secondo cui l'Uno "deve" creare il mondo sottolinea la grande differenza fra la dottrina cristiana dell'analogia e la visione cui erano giunti i greci: un punto che viene spesso trascurato da quelli che accusano i teologi analogici di importare nella rivelazione una falsa categoria ellenizzante. L'universo esiste, ma non trae la propria esistenza da quella di Dio sostanzialmente, quasi che l'esistenza dell'universo fosse una porzione dell'esistenza di Dio, "asportata" per così dire, perché noi potessimo essere. Questa è tutt'altra cosa rispetto alle assunzioni dell'esistenza eterna del mondo all'interno delle quali si muovevano i filosofi greci quando elaborarono il loro pensiero. Nella loro visione del mondo, l'universo partecipa dell'esistenza come un'emanazione via via sempre più debole dell'essere di Dio, che si irradia verso l'esterno nel mondo, finché alla fine - come i raggi del sole a mano a mano più freddi quando raggiungono i pianeti esterni - la luce dell'Essere svanisce davanti alle resistenze dell'ultima "materia prima" che era servita da meteria grezza per la potenza formatrice del Demiurgo. Nella teologia cristiana, invece, la dottrina dell'analogia nacque come risultato delle meditazioni sulla dottrina della creazione, che di colpo stabilisce la completa trascendenza di Dio rispetto all'essere del mondo e tuttavia postula un rapporto tra Dio e il mondo molto più stretto di quanto fosse possibile nella dottrina neoplatonica della grande catena dell'essere. L'universo, in altri termini, è derivativo in un senso molto più radicale di quanto la parola "emanazione" (o anche la parola "derivazione") potesse implicare.

Quando la teologia cristiana, che si basa sulla dottrina della creazione, afferma che l'essere dell'universo è analogo a quello di Dio, lo fa perché costretta dalla dottrina della creazione ad affermare che, in quanto creazione di Dio, l'universo deve avere con lui un legame (per l'evidente ragione che nessuna causa può provocare un effetto totalmente diverso da sé) e che tuttavia, in quanto creazione di Dio, non può essere Dio, anzi non può che essere del tutto finito, dipendente e creato. 
In altri termini, dal momento che Dio creò il mondo, quest'ultimo deve condividere con l'essere di Dio alcune somiglianze, nel senso che non può essere completamente diverso da Dio; ma il mondo è di gran lunga differente dall'essere di Dio, e ciò proprio in quanto è un essere creato e non un essere divino!

Storicamente parlando, l'idea della creazione "dal nulla" proviene dalla Bibbia e non fece mai parte della metafisica greca. è questo un fatto storico accidentale o invece l'impatto della rivelazione che Dio fa di sé nell'Esodo ("Io sono colui che sono") segna un momento assolutamente decisivo nella definizione dell'essere, cui l'uomo non sarebbe mai potuto arrivare senza la donazione di grazia di Dio Stesso? 

Prima di tutto è importante riconoscere, come puro atto storico, che i greci (come ogni altra cultura pagana) non arrivarono a concepire una creazione ex nihilo sulla basa della loro analisi dell'essere (*). 
I risultati dell'indagine nella storia della filosofia ci costringono viceversa a riconoscere che il pensiero metafisico risultò radicalmente modificato e ristrutturato allorché i teologi, a seguito del loro incontro con la tradizione metafisica greca, cominciarono per la prima volta a riflettere sul significato della parola "essere" proposto dall'"Io sono colui che sono".
 
Per rispondere alla domanda dobbiamo prima di tutto volgerci non tanto alla storia della filosofia cristiana (che si sviluppò a lenti passi) quanto alla bibbia stessa, e alla sua costante polemica contro il paganesimo (OVVIAMENTE, perché il suddetto paganesimo aveva dei concetti FEMMINILI di divinità. Nota di Lunaria) In quella polemica, infatti, si nasconde la differenza decisiva fra la metafisica greca e quella cristiana e quindi fra le due versioni dell'analogo dell'essere nei due sistemi.
La polemica biblica contro l'idolatria è un tema scritturale suscettibile di facile fraintendimento, con la sua retorica del dio geloso e il suo esibito disprezzo per le religioni di vicini di Israele, una polemica che, da allora, è sempre parsa dare alle religioni monoteistiche un'aria piuttosto fanatica e disumana.

Il modo migliore per afferrare questo contrasto è di considerare il tema della teogonia, cioè della genealogia degli Dei. In tutte le religioni si incontrano racconti sulla nascita degli Dei, visti come provenienti da un universo pre-esistente, un universo dato tacitamente come sempre esistito - al pari dell'universo con esistenza eterna di Aristotele - Questi racconti propongono innumerevoli varianti del preesistente: uova cosmiche, confluenza di fiumi del mondo, l'albero al centro del mondo e così via. Tutte rappresentano tuttavia il grembo protonaturale da cui sono nati gli Dei della mitologia. Tutte queste figure contengono implicitamente un'idea che è il tratto distintivo del pensiero pagano: l'idea che esista un regno dell'essere precedente agli Dei e al di sopra di loro, da cui essi dipendono, e ai cui decreti dobbiamo obbedire. La divinità appartiene a un regno primordiale, da cui è derivata. Questo regno è concepito in vari modi - come tenebra, acqua, spirito, terra, cielo... - ma sempre come il grembo in cui sono contenuti i semi di ogni essere. Ciò vuol dire che, nella visione pagana, gli Dei non sono la fonte di quello che è, né trascendono l'universo. Quel che manca nella narrazione biblica è una teogonia: il Dio di Israele non ha un albero genealogico né figli (1), non eredita né lascia in eredità la sua autorità. Non muore e non viene resuscitato. Non ha qualità o desideri sessuali e non mostra alcun bisogno o dipendenza da poteri esterni.


(1) Veramente nella bibbia si parla eccome di "figli di Dio" che sono stati tradotti come "angeli" e che probabilmente in origine quando gli ebrei non erano monolatrici indicava un vero e proprio "olimpo" di divinità, figli nati a seguito di rapporti sessuali con la sua PAREDRA Asherah. Poi cancellata, quando gli ebrei hanno deciso di diventare prima "monolatrici" e poi "monoteisti".

(*) Poi c'era quel simpatico cristianello di Fredegiso che fece il dispetto ai suoi fratellini nella fede 😃


Approfondimento su "Il Nulla è qualcosa"

tratto da


(sì, è proprio quello che sembra: Lunaria, l'Ava Gardner della Teologia)



"Carissimo, il nulla è qualcosa, lo dice Dio"

è questa la sostanza della lettera inviata dal diacono Fredegiso a Carlo Magno, forse nell'anno 800. Fredegiso sembra che provenisse da York, come il suo maestro Alcuino che aveva diretto la scuola palatina voluta da Carlo Magno.
La lettera è molto breve: sei pagine circa, e si rivolge a Carlo Magno.
Era opinione prevalente che il nulla e le tenebre, di cui parlano i testi sacri, fossero "nulla" cioè assenza assoluta di essere. La tesi di Fredegiso è del tutto opposta, e la sostiene con argomenti ricavati dalla dimostrazione razionale e poi dall'autorità biblica, cioè divina.
Gli argomenti ricavati dalla ragione si svolgono secondo le procedure sillogistiche apprese dalla logica aristotelica: "Procediamo quindi con la ragione. Ogni nome finito significa qualcosa. Per esempio, "uomo", "pietra", "legno". Non appena queste parole vengono pronunciate noi comprendiamo le cose che esse significano. Quindi se "nulla" è un nome, come sostengono i grammatici, esso è un nome finito. Ma ogni nome finito significa qualcosa. Ora è impossibile che questo qualcosa finito non sia alcunché. è impossibile che nulla, che è finito, non sia alcunchè. E in questo modo può essere dimostrato che esso esiste.
Se poi si passa all'autorità divina, espressa nei testi biblici, si può anzi si deve pervenire alle stesse conclusioni. Nei testi biblici si afferma infatti "che la potenza divina ha prodotto terra, acqua, aria e fuoco, insieme con la luce, gli angeli e l'anima umana, dal "nulla".
Per questo essa dichiara che le cose prime e massime fra le creature sono prodotte dal nulla. Pertanto, nulla è un qualcosa grande e distinto.
Un discorso analogo viene fatto per le "tenebre", che molti affermano non esistenti.
"E le tenebre stavano sopra l'abisso", e se non esistevano, come facevano a "stare"?
La ragione generale per la quale bisogna riconoscere "realtà" sia al "nulla" sia alle "tenebre" viene individuata da Fredegiso nel fatto seguente: "Il creatore ha impresso nomi sulle cose che egli ha fatto, così che ogni cosa sarebbe stata conosciuta quando fosse chiamata col suo nome. Né egli formò alcuna cosa senza il nome di essa né stabilì alcun nome a meno che non esistesse ciò che aveva stabilito. Se le cose stessero così, sembrerebbe interamente superfluo (il nome per la cosa).
Ed è empio dire che Dio ha fatto questo."
Carlo Magno si fece leggere la lettera e poi la fece circolare per sentire qualche parere in merito. Un certo Agobardo respinse le tesi di Fredegiso sostenendo che la grammatica non deve dettare legge alla religione e che pertanto bisogna saper leggere il vero significato delle parole bibliche che all'attento cristiano appaiono chiare: il nulla è nulla, e non qualche cosa di esistente, e Dio ha creato il mondo proprio dal nulla e non da qualche cosa. Sotto sotto, come si può ben vedere, dietro la lettura "grammaticale" di Fredegiso serpeggiava l'eresia che afferma l'eternità del mondo, o almeno della "materia" da cui il mondo sarebbe stato fatto da Dio: l'eresia, cioè, proveniente dal lontano mondo del Demiurgo di Platone.




Emo: perché li odiavamo (e ora ci mancano) [Mea culpa 2019]

Dai, che chi ha la mia età (e anche un zinzino più grande di me), i monocoli bicromati se li ricorda:





Erano la versione "pop" del punk, che ovviamente col primordiale movimento emo-punk alla Rites of Spring non c'entravano 'na fava, ma tant'è... 





Le Emo (che poi si pronuncerebbe "imo" e non "emo" come dicono qui in Italia, ma vabbè) con le loro gonnelline fru fru e fiocchetti nei capelli



o gli emo, pressoché invariati dalle girls, essendo uno stile di look "unisex"




Ebbene... li detestavo anch'io. E dicevo su di loro peste e corna.
Bha sì, dai, quando era? 2006, 2009? quel periodo lì... Ci stavo ripensando ormai da qualche mese... Non so perché li odiassi così tanto... Forse perché erano proprio "infantili"



Troppo "pop finto punk"



Del resto i più "cattivi e underground" tra loro ascoltavano roba del genere




che io, già all'epoca, snobbavo (peraltro avendoli sentiti poco e male)

i più "pop and bimbominc*ia" tra gli emo-ttini, questi:

Tokio Hotel









Non so perché li detestavo così tanto, gli emo...

Sarà stato per il loro look che mi da(va) l'orticaria



sempre fissati con Nightmare Before Christmas



o altre cose pucciose... con quelle converse che mi farebbero venire un infarto, se dovessi immaginarmele ai miei piedi...

Non so, probabilmente all'epoca li detestavo perché ero troppo occupata a prendere le distanze da loro incenerendo chiunque mi dicesse "ehi, ma sei emo?" o forse solo perché non ho mai concepito un make up senza rossetto, e le emo non mettevano il rossetto... ma truccavano solo gli occhi (lo so, sono una feroce integralista del rossetto, il Rossetto è il mio Dio e quindi vi dovete ravvedere dalle vostre vie malvage, se non mettete il Rossetto state commettendo un peccato, vi dovete ravvedere e credere al Rossetto, Potenza del Make Up per la salvezza di ognuna che si trucca... LOL xD)

E ora, 2019... che gli emo non li vedo più... che non esistono più (?)

Posso dirlo?... quasi quasi mi mancano.

Sì, dannazione! Adesso va di moda quella robaccia chiamata trap, e facendo un confronto tra quello che c'era prima (il movimento emo) e quello che c'è ora... bhè, ma gli emo erano diecimila volte meglio!

E ora mi mancano, perché senza questi pittati a righe, monocoli con gli occhi pesti che zampettano per la strada, ebbene!, mi sento vecchia, mi sento una cariatide!

Se non altro quando gli emo zompettavano in giro per Milano e limitrofi, bhè, non conoscevo comunque nel dettaglio la roba che si ascoltavano, ma almeno qualcosa conoscevo! e vabbè, in mancanza di musica di mio gradimento avrei potuto anche sorbirmi i loro My Chemical Romance o Alesana! 

E invece adesso, che tutti ascoltano 'sta trap inascoltabile... mi sento completamente ostracizzata, fuori dal mondo!

SIGH!

Se qualcuno mi avesse detto, nel 2009, che nel 2019 avrei sentito la mancanza dei monocoli emotici, gli avrei dato del demente mandandolo a cag@re.

E invece... SIGH! Mi mancano davvero... Proprio stasera sono andata a risentirmi i My Chemical Romance... diamine, non sono (furono) manco male, considerato la roba che va adesso!



Cioè, ma paragonate la roba qui sopra con questa canzone dei My Chemical Romance, che faceva figo odiare perché "che commerciali! che schifo! roba per bimbomin*ia!"



SIGH 😭

E comunque sì, l'altra volta mi sono comprata una compilation Metalcore, edita da MTV (!) perché sento la mancanza pure dei Killswitch Engage\Lamb of God... quando erano il massimo del trend!







è solo questione di tempo, già lo so... che la prossima volta che al mercatino dell'usato vedo 'sta roba qui


che puzza di 2004, ah, eccome se me la comprerò! con 15 anni di ritardo!!!!

AGGIORNAMENTO DEL 2020:
Infatti: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/12/quando-le-emo-si-arrapavano-per-i.html



Tanto per sentirmi ancora "teen"!!!

P.s poteva mancare il (super disinformante) video cult "mondo emo"



ROBA DA PALEOLITICO!!!!! SIGH! 😭


Aggiornamento del 2022: Come volevasi dimostrare, me li sono pure comprati originali

Campo Rotondo e la Litolatria

Info tratte da



Sopra Finale Ligure, seguendo l'antico sentiero che attraversa Calvisio, il villaggio medioevale di Lacremà e la temuta zona di "basure" dove la leggenda ha posto un misterioso ritrovo di streghe, si cela il singolare sito di Campo Rotondo. Si tratta certamente di un luogo originale che conserva le tracce di una cultura antica, ma enigmatica, poiché risulta difficile da collocare in un preciso contesto storico. Apparentemente sembrerebbe di poter individuare nell'insieme le influenze della cultura megalitica, anche se è necessario essere cauti nelle affermazioni. Seguendo un sentiero passante all'interno di un fitto bosco, l'itinerario in salita si conclude all'interno di un ampio recinto litico di circa 350 metri di diametro.
Intorno alla costruzione di Campo Rotondo sono state avanzate numerose ipotesi, ma non esiste ancora un'interpretazione oggettiva, in grado di chiarire con precisione l'uso di questo complesso che, a prima vista, sembrerebbe ricordare un cromlech (un esempio è sul colle del Piccolo San Bernardo).
Ad est del grande recinto, si trova un complesso abitativo realizzato utilizzando dei ripari naturali sotto roccia e antropizzati con muretti a secco ed altri interventi interni. Nella zona sono state rinvenute ceramiche di epoca protostorica. Indubbiamente, nel suo insieme, il complesso di Campo Rotondo si presta a numerose puntualizzazioni, ma soprattutto risulta uno dei numerosi esempi in cui l'interpretazione definitiva appare difficile per l'assenza di una concreta base cronologica.
Va annotato che tutto il sito è segnato dalle forti tracce di sovrapposizioni avvenute in tempi diversi, pertanto la documentazione disponibile risulta sospesa all'interno di un dedalo cronologico particolarmente complicato da valutare.

Il complesso di Campo Rotondo potrebbe aver svolto un iniziale ruolo connesso al culto, però è innegabile la difficoltà di evidenziarne nitidamente l'evoluzione e la
posizione all'interno della cultura locale.
All'interno del complesso sono presenti delle rocce incise con coppelle (vedi spiegazione riportata più sotto nell'approfondimento) e canaletti di collegamento. Apparentemente la struttura sembrerebbe relazionabile all'uso agricolo, anche se senza dubbio colpisce molto l'esecuzione di tradizione "megalitica" effettuata con l'utilizzo di grandi lastroni di pietra, invece della più diffusa tecnica del muretto a secco. Il ruolo e la storia di Campo Rotondo risulta quindi un piccolo enigma per l'archeologia e l'etnografia: questa assenza di elementi storici certi ha ampiamente favorito l'affermazione di leggende e miti che continuano ad avvolgere la complessa struttura litica finalese.


Nota di Lunaria: si tenga sempre presente che la roccia, in questo contesto, non è semplice roccia, ma riveste un significato simbolico e religioso importantissimo. Vedi il culto delle rocce e la litolatria, trattata diffusamente da Mircea Eliade in "Trattato di Storia delle Religioni". Non solo la roccia ha valenza fallica - il palo piantato nel terreno feconda la terra, ma anche valenza uterina, di fecondità.



Scrive Mircea Eliade: "Per la coscienza religiosa del primitivo, la durezza, la ruvidità e la permanenza della materia sono una ierofania, una manifestazione sacra. Non v'è nulla di più immediato e di più autonomo nella pienezza della sua forza, e non v'è nulla di più nobile e di più terrificante della roccia maestosa, del blocco di granito audacemente eretto. IL SASSO, ANZITUTTO, E'. Rimane sempre se stesso e perdura; I sassi [...] rappresentavano la ‘casa’ di Dio, erano il suo segno, il suo emblema, il ricettacolo della sua forza o il testimonio incrollabile di un atto religioso compiuto in suo nome."

Tracce di litolatria, l'adorazione dei sassi, si ritrovano anche nel monoteismo:

Nell'ebraismo: "In viaggio per la Mesopotamia, Giacobbe attraversò Haran. ‘Giunto a un certo luogo, volendovi riposare dopo il tramonto del sole, prese delle pietre che vi si trovavano, e postele sotto il suo capo, ivi dormì. E vide in sogno una scala rizzata sulla terra, la cui cima toccava il cielo; gli angeli di Dio salivano e discendevano per essa; e il Signore, appoggiato alla scala, gli diceva: ‘Io sono il Signore Dio d'Abramo tuo padre e il Dio d'Isacco; la terra nella quale dormi, la darò a te e alla tua stirpe...’ ... Svegliatosi Giacobbe dal suo sogno disse: ‘Veramente, il Signore è in questo luogo, e io non lo sapevo!’ e intimorito così continuò: ‘Quanto è terribile questo luogo! altro non è che la casa di Dio e la porta del cielo’. Alzatosi dunque al mattino, Giacobbe prese la pietra sulla quale aveva posato il capo e la alzò in memoria, versandovi olio sopra. E mise nome Bethel a quel luogo."

Versare olio o liquido sulla pietra è una pratica fallica. Lo si fa anche nell'Induismo, nel culto a Shiva:


Il Lingam è il simulacro fallico del Dio.

La litolatria (e l'adorazione delle piante) era presente anche nel culto pre-islamico. Passa nell'islam con l'adorazione che si porta ancora alla "pietra nera", che altro non è che... un meteorite!

Scrive Mircea Eliade "La Ka'ba era considerata il ‘centro del mondo’, cioè non soltanto il centro della terra: sopra di essa, nel centro del cielo, doveva trovarsi la ‘Porta del Cielo’. Evidentemente, cadendo dal cielo, la Pietra Nera della Ka'ba bucò il firmamento, e attraverso quel foro può avvenire la comunicazione fra Terra e Cielo (vi passa l'‘Axis Mundi’) [...]  ‘Gli Arabi adorano le pietre’, scriveva Clemente Alessandrino."

Nel cristianesimo invece la litolatria ha valenze ancora più falliche, legato alla fertilità: si credeva che appoggiandosi o strofinandosi contro la statua di pietra o una pietra toccata da questo o quel santo, si potesse restare incinte; sono famosi anche gli "scivoli", dove le donne si lasciavano scivolare:
"L'usanza detta ‘scivolata’ è nota: per avere figli le donne scivolano lungo una pietra consacrata. Altra usanza rituale ancora più diffusa è la ‘frizione’, praticata per ragioni di salute, ma specialmente dalle donne sterili. A Decines (Rodano), ancora in tempi recenti, queste donne si ponevano a sedere sopra un monolito che sta in un campo nella località Pierrefrite. A Saint-Renan (Finisterra) la donna che desiderava un figlio si coricava per tre notti consecutive sopra una grande roccia, ‘la cavalla di Pietra’. Parimenti i novelli sposi, nelle prime notti dopo le nozze, venivano a strofinare il ventre contro quella pietra. La pratica si ritrova in molte regioni. Altrove, ad esempio nel villaggio di Moedan, cantone di Pont-Aven, le donne che strofinavano il ventre contro la pietra erano sicure di avere figli maschi. Ancora nel 1923 le contadine che venivano a Londra abbracciavano le colonne della cattedrale di San Paolo per avere figli [...] In Atene le donne gravide andavano sulla collina delle ninfe e scivolavano sulla roccia invocando Apollo, per ottenere un parto felice. Questo è un buon esempio del cambiamento di significato di un rito: la pietra della fecondazione diventa pietra del parto. Le stesse credenze sulle pietre che, per semplice contatto, dànno un parto facile, si ritrovano in Portogallo [...] Oggi la credenza non è più basata su nessuna considerazione teorica, ma è giustificata da leggende recenti o da interpretazioni sacerdotali (un santo si è riposato su quella roccia; sopra il menhir c'è la croce, eccetera). Però talvolta si può distinguere una formula teorica intermedia: le pietre, le rocce, i menhir, sono frequentati dalle fate, e le offerte (olio, fiori, eccetera) sono destinate a loro."

San Gregorio Magno così ammoniva i suoi contemporanei: "I santuari degli idoli non devono essere distrutti, ma si distruggano quegli stessi idoli che vi si trovano. Ci sia acqua benedetta, la si asperga in quegli stessi santuari, si costruiscano altari, si pongano delle reliquie poiché, se i medesimi santuari sono stati costruiti bene è necessario che debbano essere commutati dal culto dei demoni all'obbedienza al vero Dio, affinché mentre vede che i suoi santuari non sono distrutti, la gente deponga l'errore dal cuore e conoscendo il vero Dio e adorandolo accorra a quei luoghi che era solita considerare famigliari"

APPROFONDIMENTO SULLA LITOLATRIA E IL MEGALITISMO

A partire dal III millennio a.C in Europa andò affermandosi una scultura monumentale in pietra (indicata come "cultura delle statue-stele")  che costituisce una traccia fondamentale dell'evoluzione culturale post neolitica. Opere che provengono da Francia, Austria, paesi dell'Est si sommano a quelle italiane rinvenute in alcune zone del centro nord: Valtellina, Valcamonica, Lunigiana, Valle d'Aosta; sono lastriformi: le loro dimensioni variano da 60 cm a oltre 3 metri. Si tratta di rappresentazioni schematiche, realizzate con maggior cura nella parte superiore (quella inferiore è meno articolata in quanto destinata ad essere infissa nel terreno).
Si pensa ad una funzione funeraria. (*)
Senza dubbio i significati di cui sono portatrici le statue-stele permette un interessante confronto tra culture molto diverse e lontane, lasciando intravedere le possibilità che nel III millennio a.C, tra il Vicino Oriente e l'Europa, esistessero alcuni itinerari di fede, scanditi dalla presenza di sculture in pietra lastriforme in cui le innate istanze sacre dell'uomo cercavano la fisionomia per raffigurare una divinità o un antenato.

Nota di Lunaria: si confronti la litolatria europea con quella mongola https://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/mongolia-soyombotengri-khoomii-sciamani.html


E quanto scrive Mircea  Eliade:

"Ma, d'altra parte, la Ka'ba era considerata il ‘centro del mondo’, cioè non soltanto il centro della terra: sopra di essa, nel centro del cielo, doveva trovarsi la ‘Porta del Cielo’. Evidentemente, cadendo dal cielo, la Pietra Nera della Ka'ba bucò il firmamento, e attraverso quel foro può avvenire la comunicazione fra Terra e Cielo (vi passa l'‘Axis Mundi’) [...]  ‘Gli Arabi adorano le pietre’, scriveva Clemente Alessandrino. Come i suoi predecessori monoteisti del Vecchio Testamento, l'apologeta cristiano era indotto dalla purità e dall'intensità della propria esperienza religiosa (fondata sulla rivelazione cristologica) a negare ogni valore spirituale alle antiche forme di culto. Considerando la tendenza strutturale dello spirito semitico a confondere la divinità col sostegno materiale che la rappresenta o manifesta la sua forza, si può supporre che al tempo di Clemente la maggioranza degli Arabi ‘adorassero’ i sassi. Ricerche recenti hanno dimostrato che gli Arabi preislamici veneravano certe pietre chiamate dai Greco-latini "baytili", parola di origine semitica che significa ‘casa di Dio’. Del resto tali pietre sacre non furono venerate soltanto nel mondo semitico, ma anche dalle popolazioni dell'Africa del nord, anche prima dei loro contatti con i Cartaginesi. Ma i betili non furono mai adorati in quanto SASSI, lo furono soltanto nella misura in cui manifestavano una PRESENZA DIVINA. Rappresentavano la ‘casa’ di Dio, erano il suo segno, il suo emblema, il ricettacolo della sua forza o il testimonio incrollabile di un atto religioso compiuto in suo nome."
Il fenomeno delle statue-stele si sviluppò in un periodo della preistoria in cui l'Europa Occidentale del Neolitico e dell'Età del Rame fu contrassegnata da un'importante serie di innovazioni che interessarono l'agricoltura,
l'allevamento e la metallurgia.

Osservando le statue-stele ci si rende conto di alcuni aspetti importanti:
1. presenza di oggetti e strumenti tra le decorazioni che possono essere importanti indicatori culturali e cronologici.
2. esistenza di un universo mitico-religioso.
3. culto dei morti.
4. continuità, in alcuni casi, di un culto protrattosi nel tempo


Il primo manufatto in rame è un punteruolo rinvenuto in Romania, a Balomir, (5900-5300 a.C) a cui ha fatto seguito tutta una serie di altri ritrovamenti in varie località. Per quanto riguarda l'Italia sappiamo che le testimonianze più antiche risalgono alla prima metà del IV millennio a.C (Vasi di bocca quadrata, Lagozza); in generale va comunque constatato che l'Età del Rame, pur con le sue differenze regionali, fu il periodo in cui si manifestarono e si affermarono alcune fondamentali innovazioni tecnologiche e culturali: la ruota, il carro, l'aratro, l'uso degli animali per il traino, lo sfruttamento di prodotti come la lana, il latte, la transumanza. A queste fondamentali variazioni fecero seguito importanti innovazioni sul piano sociale e religioso, investendo l'organizzazione della collettività, i modelli di insediamento, il culto. Contributi di notevole importanza giungono poi dalle statue-stele e dai massi incisi in cui sono presenti gioielli, armi, raffigurazioni associabili all'abbigliamento e piccole scene rituali di attività quotidiana che "fotografano" alcuni aspetti salienti di un periodo dell'Età dei Metalli che fornì un impulso determinante all'articolata gestazione della storia.

Megalitismo

Il termine megalito deriva dal greco mègas, grande e lithos, pietra, ed è un termine con il quale si designano i numerosi monumenti di pietra grezza o lavorata in genere risalenti al neolitico. La diffusione del megalitismo è vastissima, e non è possibile ascriverla all'interno di una sola cultura. Megaliti di diverso genere sono presenti ovunque: isole britanniche, Paesi Bassi, Scandinavia, Germania, Francia, penisola iberica e Baleari, Italia, Malta, Balcani, Africa del Nord, India, Giappone, Polinesia, Americhe.

Dal punto di vista lessicale, abbiamo diversi tipi di statue-steli:

• Menhir: dal bretone "men", pietra, e "hir", lunga. Indica un monolito infisso nel suolo, isolato o disposto in allineamenti o circoli. In alcuni casi sono segnate da tracce di decorazione, come fori o incisioni rupestri, ma si tratta di casi rari.
Oltre ai Menhir, abbiamo megaliti più complessi, come il Dolmen, costituito da una lastra di pietra orizzontale posta su altre pietre verticali, infisse nel terreno.
o ancora:
• Stele: simile al menhir, anche se rispetto al menhir la stele prevede quasi sempre le incisioni e hanno valenza commemorativa.
• Stele antropomorfa: un'opera litica caratterizzata da lavorazioni destinate a renderla riconoscibile nel suo legame con la figura antropomorfa che viene rappresentata (antenati mitici, eroi ecc.).
• Statua stele: un'evoluzione delle stele antropomorfa, un passaggio alla statua a tutto tondo.
• Masso inciso: quasi sempre si tratta di un masso erratico di piccole e medie dimensioni su quale figura una vasta e articolata rassegna di simboli.    
• Cromlech: deriva da crom, curva, e lech, pietra, ed è costituito da una serie di pietre infisse nel terreno disposte a circolo; in Inghilterra troviamo la definizione di stone circles, cerchio di pietre.
• Tumulo: indica un monumento di terra o pietra, rotondo o ovale che in genere copre una o più sepolture. I tumuli fecero la loro comparsa nel V millennio a.C e in alcuni casi raggiunsero forme elaborate come nel caso di New Grange (Irlanda) o Silburyhill (Inghilterra), con ampiezza di 350.000 metri cubi.


(*)  Uno studio accurato sugli "Dei di pietra" è stato fatto da Mircea Eliade in "Trattato di storia delle religioni". Vedi la litolatria.

Per uno studio sulla Lombardia "megalitica":
https://intervistemetal.blogspot.com/2020/07/cromlech-megaliti-e-culto-astronomico.htmlPer un approfondimento su Stonehenge vedi: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/05/stonehenge.html