India: il sistema castale

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(Libro del 1976)

Sul Golfo del Bengala, nella parte più meridionale dell'India, si stende il villaggio di Shivapattinam.
Gli abitanti di questa zona dell'India sono molto bruni di pelle, hanno capelli neri e occhi scuri e parlano il tamil.




Gli abitanti sono divisi in caste. Ogni casta ha il proprio nome e una propria occupazione: il figlio di un fabbro non può diventare barbiere, la figlia del pescatore può diventare solo moglie di un pescatore. I membri di caste diverse non possono mangiare insieme, né tantomeno sposare una persona di un'altra casta.
Tra le risaie ci sono piccoli villaggi. Le capanne sono di argilla, con il tetto di foglie di palma o di paglia di riso.
Hanno un aspetto misero e decrepito.
Sono abitate dai paria e dagli appartenenti alle altre caste inferiori che non possono abitare nel paese vero e proprio.
Le caste inferiori fanno tutti i lavori che le altre caste, convinti della propria superiorità, si rifiutano di svolgere.

I paria spazzano le strade e tengono pulito il paese. Rimuovono gli animali morti e scavano tombe.
Sono loro che piantano, coltivano e raccolgono il riso.

La segregazione dei paria è totale: gli individui appartenenti alle altre caste non possono neppure rivolgere loro la parola.
Le caste inferiori non possiedono terra e i loro componenti devono lavorare per i signori e per i contadini che hanno la terra. Se non c'è lavoro, c'è la fame.
Alcuni paria stanno nell'acqua continuamente, perché il riso è una pianta che deve stare in acqua per crescere.
Si occupano anche di arare la terra con l'aratro tirato dai buoi, fino a farla diventare una fanghiglia fine e morbida.
Oltre al riso si coltivano anche il sesamo, la dura, l'arachide, alcune spezie. Sono sempre le caste inferiori a fare i lavori agricoli.
Mentre gli uomini arano e sradicano le piantine di riso, le donne le trapiantano. è un lavoro duro. Il sole scotta e le donne devono chinarsi continuamente.
Da una collina il sorvegliante del padrone controlla che tutti lavorino svelti. Se c'è qualcuno che dà segni di stanchezza o sembra malato, viene immediatamente mandato via e per quel giorno non riceve paga.


NOTA DI LUNARIA: ONDE EVITARE COMMENTI CRETINI, MEGLIO METTERE UNA PROVA CHE "NON SONO COSE CHE MI SONO INVENTATA IO, I MIEI DELIRI"



























ALTRO APPROFONDIMENTO

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La più antica civiltà indiana si sviluppò nella valle dell'Indo e nel Punjab, con città-centri commerciali e campi abilmente irrigati.
Si lavoravano già il legno, i metalli preziosi e l'avorio.
Il culto della Dea Madre (che via via evolverà in forme diverse), 




di Dei e di alberi sacri è la caratteristica principale della religiosità indù. (https://intervistemetal.blogspot.com/2020/09/arte-asiatica-2-lindia-nei-periodi.html)

Alla metà del II millennio a.c l'invasione degli Arii, superiori per gli indigeni per i loro cavalli, i carri da combattimento (nota di Lunaria: come gli assiri) 


e le armi più efficienti, segnò la fine della precedente civiltà: gli Arii conquistarono prima il bacino dell'Indo, poi il bacino del Gange e infine il Nord del Deccan.
Gli Arii erano divisi in comunità (vis) ciascuna col suo re, ereditario o elettivo, assistito da un'assemblea (samiti) e abitavano in villaggi di legno ma in caso di pericolo si rifugiavano in recinti fortificati (par) su luoghi elevati.

La religione antica degli Arii era basata sul culto del fuoco (Agni) e del Sole (Dio Surya), del cielo diurno e del grano (Varuna), del cielo stellato e della notte (Mitra), del Dio degli alti cieli, del tuono e della guerra e le Dee dell'Alba (Usha) e della Notte (Ratri).

Nota di Lunaria: aggiungo anche Chandra, Dio della Luna, Rudra, un dio guerriero della tempesta (poi fusasi a Shiva), gli Asvins, i gemelli-cavalli dell'alba e del tramonto, Yama, il dio della morte.





https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/il-simbolo-delle-corna.html

Vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/demonologia-vedica.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/gli-shaktipeetahas.html

Al periodo dell'invasione ariana si fa risalire l'aspetto più famigerato e celebre della società indiana: la divisione in caste della popolazione, ordinata in un rigido sistema gerarchico, caratterizzato dalla ereditarietà, quindi della professione lavorativa: l'individuo appartiene sempre alla casta in cui è nato e quindi è tenuto ad esercitare il lavoro del padre. Il matrimonio è permesso solo con i membri della stessa casta (endogamia).
All'origine di questa divisione sociale, probabilmente vi fu la volontà dei popoli invasori e vincitori di non mischiarsi con i popoli vinti, preservando "la purezza della razza", evitando i matrimoni misti.
Il significato della parola "casta" (varna), infatti, significa "colore" in riferimento al colore della pelle, più o meno scuro, delle diverse etnie.



La classe dominante e potente era quella dei sacerdoti Brahmini, che subordinò a sé quella dei guerrieri (Kshatriya) e quella degli agricoltori (Vaisya); le popolazioni vinte furono relegate nella classe inferiore dei Sudra.
"Così fu progressivamente creato il problema delle caste destinato da una parte a salvaguardare la purezza del sangue ariano minacciato dal meticciato con gli aborigeni, dall'altra a preservare i privilegi sociali della classe sacerdotale" (René Grousset, 1960)

Secondo certi storici, la divisione in caste esisteva prima della venuta degli Arii, e avrebbe avuto origini economiche: gli abitanti si erano divisi in gruppi a seconda della loro specializzazione artigianale; ma la prima testimonianza della divisione in caste l'abbiamo nel "Rigveda": dalle varie parti del corpo di un essere gigantesco hanno avuto origine le caste.

"Quando divisero il Purusa, in quante parti lo fecero? Che cosa è chiamata la sua bocca, che le braccia, che cosa sono chiamate le cosce e i piedi? Il Brahmana fu la sua bocca, le braccia divennero il Rajanja (guerriero), le sue cosce il Vaisja (agricoltore), dai piedi nacque il Sudra (proletario)"

Queste sono quindi le caste fondamentali.

In un'altra opera, la Bhagavadgita, che fa parte del poema epico Ramayana, troviamo fissati rigidamente i doveri delle quattro caste:
"Di Brahmani, di Ksatriya, di Vaisya, di Sudra i doveri sono ripartiti, giusta l'elemento che è proprio per natura ad ognuno. Il dominio di sé, la purezza, la calma l'ascesi, la pazienza, il sentire integro e giusto, la scienza divina e l'umana e l'alta fede dei Brahmani sono i doveri secondo lor natura. Valore, forza, ardire, destrezza, intrepidezza, generosità nel comando nobile orgoglio, degli Ksatriya sono i doveri secondo lor natura. Dei campi il lavoro, de' greggi la cura e il commercio dei Vaisya sono i doveri secondo lor natura; e infine dover de lo Sudra è solo il servire. Quaggiù fedele ciascuno a l'opera sua la perfezione raggiunge"

Come abbiamo visto, il sistema castale è alla base di una mentalità classista (gli individui sono valutati solo per la loro classe d'appartenenza per nascita, e da quella non possono uscire, sono quindi "etichettati" e confinati in quel particolare gruppo, COME PERALTRO FACEVA ANCHE LA CRISTIANA MARGARET THATCHER, DEFINENDO QUELLI CHE NON ERANO RICCHI COME LEI "SOTTOCLASSI": https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/la-dittatura-classista-thatcheriana.html) e razzista (il predominio di una certa etnia vincente sull'altra, a seguito dell'invasione, tema che ho già affrontato qui https://intervistemetal.blogspot.com/2019/07/crisi-economica-e-razzismo.html ), ma non manca neppure la misoginia.

Infatti, sempre nella Bhagavadgita, troviamo
"O Krishna, per il predominio della iniquità le donne di quella famiglia diventano corrotte; e dalla corruzione delle donne deriva la mescolanza delle caste. Questa mescolanza delle caste conduce all'inferno i distruttori della famiglia e anche la stessa famiglia (Nota di Lunaria: qua mi sembra di sentire i cattolici dei giorni nostri fissatissimi con la "difesa della famiglia tradizionale...") 
[...] Da queste scellerataggini degli uccisori della famiglia che producono confusione di casta, gli immemorabili riti religiosi della famiglia e della casta vengono distrutti"

La divisione in caste si è mantenuta fino ai giorni nostri, condizionando per tanti aspetti la vita delle popolazioni indiane.
La religione acquistò sempre maggiore importanza e la classe sacerdotale divenne arbitra della società ariana ed elaborò una dottrina morale e filosofica, il Brahmanesimo, destinato a dominare la vita di tutta l'India fino all'epoca odierna.

Nota di Lunaria: dato l'andazzo di molte femministucole da social network, che stanno facendo passare islam, buddhismo e cristianesimo come "le religioni delle donne! Le religioni che hanno dato i diritti per le donne!", con relative "femministe islamiche con tanto di hijab", "femministe cristiane che affermano che maria, la serva del signore, sia la più grande eroina femminista" e femministe buddhiste che ci fanno sapere che buddha ha esaltato le donne, meglio prevenire che curare, quindi pubblico la prova che dimostra che l'induismo NON è la religione "della dignità della donna"... sia mai che un domani queste femministucole affermino che "è stato l'induismo a portare i diritti per le donne!", ricevendo milioni di like, che già ricevono quando dicono le loro minch*ate sul monoteismo.


 Inoltre, avevo già trattato il sistema castale e la misogina indù. Riporto qui l'approfondimento tratto da questo autore (un europeo convertito all'induismo che GIUSTIFICAVA sia le caste sia la sottomissione della donna)


L' indù vive nell'eternità. Egli è profondamente cosciente della relatività dello spazio e del tempo, del carattere illusorio del mondo delle apparenze. Non attribuisce quindi che un'importanza secondaria agli avvenimenti ai quali pure partecipa. Considera la storia come l'espressione di una serie di cicli la cui evoluzione riporta l'umanità approssimativamente al punto di partenza. La storia interessa gli indù nella misura in cui essa mette in evidenza alcune leggi eterne o alcune manifestazioni del divino. Essa è ritmata dalle incarnazioni degli Dei, incarnazioni che vengono chiamate avatara o "discese". 
I primi popoli che abitarono l'India appartengono a una razza imparentata con gli australoidi e le popolazioni delle montagne dell'Indocina così come le più antiche etnie delle popolazioni africane. Essi parlano la lingua munda e sono a tutt'oggi in India. Abitano nelle foreste e negli altipiani dell'interno. Rifiutano ancora di praticare l'agricoltura che essi considerano come un oltraggio alla terra, nostra madre. (*) Compongono società quasi sempre matriarcali (**). Entrando in contatto con i successivi invasori, hanno, a poco a poco, perduto la loro lingua. Costituiscono oggi alcune caste artigianali e hanno conservato leggende orali estremamente antiche che riguardano i loro re, regni, le loro città di epoche dimenticate.




La prima grande civiltà dell'India, della quale sono state rinvenute importanti vestigia, e le cui città, abbandonate dopo il II millennio a.c, e oggi ricoperte di sabbia, ci mostrano una raffinatissima civiltà urbana, viene chiamata civiltà dell'Indo. I Purana menzionano ripetutamente il VI millennio come un'epoca importante per lo sviluppo delle scienze e delle arti. è proprio tra il VI e III millennio che si sviluppò in India una grande civiltà urbana che raggiunse l'apogeo poco prima dell'invasione degli arii. Ed è da questa civiltà che ci giungono la religione e la filosofia shivaita.
 

Precisazione di Lunaria: l'Autore da qui in poi giustifica il sistema delle caste. Riporta minuziosamente i particolari e l'evoluzione storica-concettuale delle caste. A suo dire, le caste servirono (e servono, sempre secondo lui) ad organizzare una società corporativa, suddivisa in tante razze e ceti, ognuna con propri diritti e doveri, e vede le caste come un mezzo di sostentamento intelligente (!) per mantenere, per ciascun gruppo, le proprie istituzioni sociali e civili, perché "l'incrocio" (tramite matrimoni o rapporti informali) di razze/caste diverse provocherebbe "squilibrio, anarchia". L'Autore è quindi d'accordo con il sistema delle caste, e critico verso un concetto di democrazia "che renda tutti uguali" perché le differenze servirebbero a cementare la società:
"Alcuni uomini straordinari per la loro capacità di visione e per la loro saggezza fissarono un piano che doveva permettere a tutti di esistere, evitando il nefasto incrocio delle razze e le distruzioni inutili di istituzioni, costumi, modi di pensare e di agire."
Potrei riportare moltissime altre citazioni, perché di fatto per tutto il libro l'Autore tesse elogi al sistema castale, a suo dire, "inficiato e peggiorato" solo con l'arrivo dell'islam. Su questo posso anche essere d'accordo, l'islam difatti portò regresso e la condizione della donna in India degradò sempre di più dal Medioevo in poi. Comunque, l'Autore mi sembra un po' sospetto nel fare apologia a qualcosa che non ha neanche vissuto sulla sua pelle, ovvero la segregazione castale (era cittadino francese, convertitosi all'induismo verso gli anni '50).  Da fuori potrà essergli sembrato un gran bel sistema, ma i dalit (gli intoccabili fuori casta) e le sati (le vedove immolate sulla pira del marito defunto) non lo so se la pensano allo stesso modo... e inoltre non mi piacciono gli autori, siano essi cristiani o meno, che fanno lodi sperticate e acritiche ai dogmi religiosi. Esattamente come un cristiano fanatico se ne guarda bene dal criticare dogmi e idee palesemente misogine, questo tizio presenta le caste e la segregazione razziale come "una gran bella cosa per salvaguardare la società in modo armonioso". è vero che riporta in modo certosino tutti i particolari per ciascuna casta (peraltro facendo notare che la casta più oppressa, da divieti e tabù, sia proprio quella dei Brahmani - pensate che non possono neanche venir sfiorati dall'ombra di qualcuno!) ma la sua esposizione, così entusiasta, rasenta l'apologia dogmatica tanto da "genuflettersi" di fronte a qualsiasi cosa sia stata detta dal Brahmano e dalla Legge del Manu di turno. E io non ho simpatia per chi difende le idee (cose astratte) a discapito della dignità delle persone reali e vere, che queste idee spesso le subiscono, così come non ho simpatia per idee di secoli fa che suddividono le persone in "superiori" e "inferiori", "chi comanda" e "chi è comandato". Non importa che esse siano monoteiste o politeiste. L'Autore per esempio, a pagina 35, scrive frasi come "L'incrocio delle razze è nefasto. L'essere che nasce da una tale combinazione non ha più un posto definito nella gerarchia del mondo", che per l'Autore è proprio quella delle caste; "Dobbiamo allora ritenere che le caratteristiche fisiche e mentali delle differenti specie di uomini, in particolare il colore della pelle, siano puri accidenti (...) oppure che si tratti di caratteristiche volute da divinità responsabili (...) e che corrispondano a un ruolo definito da giocare nel mondo e nella società umana? (...) Il sistema delle caste persegue dunque lo scopo di riunire armoniosamente le differenti razze, le differenti specie di esseri umani"

Inoltre, è aberrante che l'Autore a pagina 67 sia concorde con l'idea indù che una donna violentata debba diventare prostituta, perché ormai quello è il suo ruolo, il suo "dharma", e non può più diventare madre di famiglia, ma anzi, deve darsi a tutti i brahmani, gratuitamente!



Valutate voi a che grado di regresso se non demenza mentale possono arrivare sedicenti "accademici famosi in tutto il mondo"!!! Con un'affermazione come questa qui sopra che ho fotografato, non mi stupirebbe scoprire che costui (morto nel 1994) fosse pure a favore del rogo delle sati!!!!


(*) Nota di Lunaria: Mircea Eliade ne parlava a fondo nel suo "Trattato di storia delle religioni". Ne riporto il paragrafo:

Una delle prime teofanie della terra in quanto tale, specialmente in quanto strato tellurico e profondità ctonia, fu la sua ‘maternità’, la sua capacità inesauribile di dare frutti.
Prima di essere considerata una Dea madre, una divinità della fecondità, la terra si è imposta direttamente come Madre, Tellus Mater. L'ulteriore evoluzione dei culti agricoli, mettendo in chiaro con precisione sempre maggiore la figura di una Grande Dea della vegetazione e dei raccolti, finì col cancellare le tracce della Terra Madre. In Grecia Demeter si sostituì a Ge. Nondimeno i resti dell'antichissimo culto della Terra Madre affiorano nei documenti arcaici ed etnografici. Un profeta indiano Smohalla, della tribù umasilla (Stati Uniti), vietava ai suoi discepoli di zappare la terra perché, diceva, ‘è un peccato ferire, tagliare, lacerare o graffiare la nostra comune madre con lavori agricoli’. E giustificava così il suo atteggiamento contrario all'agricoltura: ‘Mi domandate di lavorare la terra? Prenderò dunque un coltello per immergerlo nel petto di mia madre? Mi domandate di zappare e di togliere i sassi? Debbo dunque mutilare la sua carne per arrivare fino alle sue ossa? Mi domandate di tagliare l'erba e il fieno, venderlo e arricchirmi come fanno i bianchi? Ma come oserei tagliare i capelli di mia madre?’
Questa devozione mistica per la madre tellurica non è un fatto isolato. I membri di una tribù dravidica primitiva dell'India centrale, i Baiga, praticano l'agricoltura migratoria, contentandosi di seminare unicamente sulla cenere che rimane quando certi tratti della giungla sono stati incendiati. E fanno tutta questa fatica perché ritengono peccato ‘lacerare il seno della madre-terra con l'aratro’. Anche i popoli altaici credono che sia grave peccato strappare l'erba, perché la Terra ne soffre, precisamente come soffrirebbe un uomo se gli strappassero i capelli o la barba. I Votiak, che sono avvezzi a deporre le loro offerte in un fosso, hanno cura di non ripetere quest'operazione in autunno, perché in quel periodo dell'anno la terra dorme. I Ceremissi credono spesso che la Terra sia ammalata, e allora evitano di sedersi per terra. Si potrebbero moltiplicare le prove della persistenza di tali credenze circa la Terra-Madre presso i popoli non agrari, o agrari solo sporadicamente. La religione della terra, anche se non è la più antica religione umana, come credono alcuni studiosi, è fra le più dure a morire. Una volta consolidata nelle strutture agricole, i millenni le passano sopra senza cambiarla. Talvolta non presenta soluzioni di continuità, dalla preistoria ai giorni nostri. Per esempio, la ‘torta dei morti’ (in romeno "coliva") era conosciuta con lo stesso nome nell'antichità greca, che l'aveva ricevuta in eredità, con lo stesso nome, dalle civiltà preistoriche pre-elleniche. Altri esempi di continuità, nell'ambito dello stesso complesso formato dalle religioni telluriche agrarie, saranno ricordati più oltre. Dieterich pubblicò nel 1905 un libro che è subito diventato un'opera classica. Emil Goldmann e altri dopo di lui, e  -  più prossimo a noi  -  Nilsson, hanno mosso obiezioni di ogni specie alla teoria di Dieterich, senza riuscire a infirmarla nella sua totalità. Dieterich inizia il suo studio ricordando tre costumanze dell'antichità  -  deposizione del neonato sulla terra, inumazione dei bambini (in contrasto con l'incinerazione degli adulti), malati e agonizzanti distesi per terra  -  onde ricostruire la fisonomia della Dea-terra arcaica della ‘Terra-Madre-di-tutto’ ("pammétor Ge") ricordata da Eschilo, della Gaia che Esiodo aveva cantato. Intorno alle tre pratiche arcaiche si sono accumulati documenti in numero impressionante, e sono avvenute controversie che qui non possiamo riferire. Cerchiamo di vedere che cosa ci insegnano i fatti e in quale complesso religioso si inquadrano.

Anche oggigiorno, è molto seguito il culto di Shakambhari, la Dea delle verdure e dei vegetali


(**) Nota di Lunaria: una delle ultime etnie matriarcali in India erano i Khasis


 Erano legati soprattutto al culto di Sri Kāmākhyā, una potente Dea Madre, che rappresenta gli aspetti della Natura, il Grembo Cosmico, legata al tantrismo e allo shaktismo. 



I Khasi, forzati a diventare patriarcali, anche sotto l'influsso cristiano, nel 18° secolo, attualmente sono solo matrilineari, ma anticamente le donne erano leader della comunità e Sacerdotesse.


RUOLO DELLA DONNA

Nota Bene: pretendere di trattare in poche righe la condizione della donna nell'Induismo è da insensati, considerata la storia millennaria e la miriade di dottrine che hanno attraversato l'India, incluse le dominazioni straniere; qui mi limito a riportare in linea generale qualche nozione utile per inquadrare la questione. Si tenga presente che l'India è stata governata anche da regine come lei, Rani Chennamma




purtroppo, da quello che ho potuto vedere, mancano fonti in italiano e non posso davvero sobbarcarmi anche il compito di tradurre fonti in inglese (né tantomeno di visionare libri in inglese sull'argomento). Comunque, in linea generale, si tenga presente che la condizione della donna è peggiorata con l'arrivo delle infiltrazioni islamiche e anche cristiane e che una storia "solo maschile" dell'India ha più o meno questo spessore qui


viaggiamo sulle 800 e più pagine…

Come dicevo prima, si tenga presente che l'Autore aveva simpatia per il sistema castale, il che significa che la sua analisi al ruolo della donna si limita a riportare solo ed esclusivamente le fonti a sostegno di ciò. Ben diverso (anche per mole di pagine) sarebbe stato riportare tutti quegli autori, che non sono mancati in India, contrari alle caste e alle discriminazioni.

***

Più ancora che gli esseri nati in caste differenti, gli uomini e le donne hanno un ruolo sociale e umano differente. Le loro virtù sono differenti, le conseguenze dei loro atti non sono le stesse e le leggi morali che regolano il loro comportamento sono di diverso ordine. Ogni sforzo di unificazione che intenda stabilire una condotta comune per gli uomini e per le donne non può che essere assurdo e nocivo agli uni e alle altre poiché le responsabilità differiscono. Bisogna che ciascuni accetti lo statuto e le attitudini che derivano dalla sua nascita. L'uomo che si comporta come una donna e la donna che si comporta come un uomo non possono, salvo casi eccezionali, essere cittadini utili né realizzare se stessi. La condizione della donna in India e la diversità di questa condizione secondo le caste e i gruppi sociali riflette il problema di due specie di società, la società sedentaria e la società nomade (peraltro, concetti anche legati alla nascita del monoteismo. Nota di Lunaria). Le invasioni ariane del II millennio prima della nostra era si sono scontrate con una società di tipo essenzialmente sedentario che viveva di agricoltura, di commercio e di artigianato. Questo tipo di società era di tipo matriarcale, una società nella quale la donna possiede, gestisce, governa. è la donna che controlla i beni materiali, che ne dispone e che li eredita. La sua autorità non è contestata. In India, le società preariane hanno spesso conservato, fino ai giorni nostri, il sistema matriarcale (i più famosi sono i Khasis)
Gli Arii che invasero l'India e portarono con sé la religione vedica, erano pastori, nomadi, e la loro società era di tipo patriarcale.


Nota di Lunaria: penso che lo studio più poderoso, sul matriarcato in India (e anche in Cina), lo abbia fatto Bachofen. Qui non è assolutamente possibile riportarlo, data l'estensione enciclopedica dell'opera,



E VISTO CHE SU INTERNET CI SONO MILIARDI DI DEFICIENTI CHE PARLANO A SPROPOSITO, RIPETIAMO CHE "MATRIARCATO" NON SIGNIFICA "LA DONNA DOMINA L'UOMO", visto che nei tanti matriarcati la donna era comunque soggetta in gran parte o sotto l'autorità del marito, del fratello o anche dello zio. Con "matriarcato" o "matrilinearità" si intende solamente che i beni passavano per il ramo materno, che si conteggiavano le antenate oppure che le terre appartenevano alle donne e venivano concesse agli uomini da coltivare (vedi l'antica società vietnamita https://intervistemetal.blogspot.com/2017/07/vietnam-lady-trieu-thi-trinh-geomanzia.html)

Nota di Lunaria: qui ci sarebbe da integrare con lunghissimi stralci presi da "Trattato di storia delle religioni" di Mircea Eliade, riportando le antiche concezioni sia della Madre Terra, che della caccia, e le relative divinità. Suggerisco di approfondire leggendo proprio Eliade.

Sembra dunque essenziale attribuire agli uomini e alle donne ruoli differenti e complementari come pure privilegi e vantaggi distinti. Per la donna come per l'uomo, deve restare aperta una via per gli esseri eccezionali che hanno particolari attitudini, fuori della norma, ma che a quel punto entrano automaticamente in una categoria a parte. Le poetesse, le musiciste, le sante (1) e anche le donne che fanno del piacere la loro vocazione sono onorate ma formano settori che si possono considerare ornamentali.

(1) Spesso anche divinizzate post mortem. Chehar, per esempio, è una donna divinizzata. 


Originaria di Heladi (attualmente zona compresa nel Pakistan) venne divinizzata e associata a Chamunda e Bhavani.

Le stesse donne che si immolavano sul rogo per il Sati, venivano divinizzate. 
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/il-sati.html
Anche gli africani e molti islamici "non troppo ortodossi" divinizzano spesso i loro antenati o uomini e donne che hanno avuto un ruolo di santità e di grande influenza in vita. Ricordo una mia compagna di scuola, africana islamica, che parlava dei morti, i suoi parenti, seguendo più le logiche animiste africane che non la dottrina islamica... d'altraparte che nei paesi islamici si pratichi la magia e tanti usi del periodo politeista, per quanto in forma nascosta, è noto. Vedi il Sihr.
https://intervistemetal.blogspot.com/2017/07/magia-nera-iblis-e-black-metalla-scena.html


Sul piano della società umana, i doveri maschili e femminili sono dunque fondamentalmente opposti. Dal punto di vista essoterico e nelle classi che partecipano ai riti sacerdotali il principio maschile appare superiore. La luce, la forza, la sensualità, il sapere, l'uomo dominano la notte, la grazia, l'ascetismo, l'intuizione, la donna. Per questo motivo la donna appare sottomessa all'uomo, è la sua sposa, il suo completamento, la sua ombra. è in questo ruolo che si realizza, che è la perfezione di se stessa; che guadagna grazie alla propria sottomissione ciò che l'uomo guadagna grazie alla sua forza. L'uomo può divenire per la donna la personificazione stessa del divino; il suo rituale consiste nell'onorare questo dio. Venerando e servendo il suo sposo, compie la totalità della sua missione, la realizzazione totale della sua condizione fisica. Le fanciulle vengono allevate con questa idea ed è senza sforzo che considerano il marito come un dio; la donna non può uscire di casa, non può andare alla guerra, alla caccia e alle altre attività esterne.

Nota di Lunaria: anticamente, la donna era anche sacerdotessa. Vedi le Devadasi, classe sacerdotale femminile che venne via via ridimensionata e depotenziata. Attualmente, esistono molti gruppi guidati da una Madre (ricordiamo che nell'induismo non esiste alcun "papa" che riunifica e coordina il tutto, l'induismo praticato nel Gujarat non è l'induismo praticato a Calcutta), ma comunque, la donna può fare offerte (puja) e condurre canti:



Esistono poi feste esclusivamente dedicate alle donne come  il Karwa Chauth



Tra l'altro, nei periodi Shunga o Maurya, le donne giravano a seno scoperto e senza velo; anche l'abito maschile era diverso: si stava a torso nudo


Eh, ho qui tutto uno studio sull'arte indù di questi periodi, ma purtroppo non sono ancora riuscita a riportare nulla sul blog :P

Sintetizzando, le cause della violenza attuale, contro le donne, nel contesto indù, sono queste:

1) Omicidi per dote (le donne vengono uccise dai mariti per intascarsi i beni della dote e poter ricominciare un nuovo matrimonio, ricevendo una nuova dote)
2) Il suicidio delle Sati, ovvero delle donne che restano vedove, costrette a gettarsi sulla pira funebre del marito (anche se in genere sopravvive solo nei contesti rurali e isolati e comunque è reato)
3) I matrimoni combinati tra bambini.
La reclusione in casa e il suicidio come Sati sono stati introdotti dalle leggi di Manu e dai Purana (su una opinabile interpretazione di un mito, tra l'altro); con l'invasione islamica, l'impero Moghul e la morale cristiana dei colonizzatori, vengono anche introdotti veli sempre più pesanti e coprenti. 

Dal punto di vista esoterico, è il principio femminile che primeggia. Nei riti segreti e magici, la donna gioca il ruolo essenziale e dominante, il prete venera la Dea, i simboli femminili. 


Anche nell'ordine dell'esteriorità, la donna regna sulla casa, il santuario di cui essa è la sacerdotessa. L'opera esoterica dei maggiori poeti-filosofi è consacrata alla glorificazione del principio femminile. Per contro, nelle basse caste di carattere matriarcale in cui il femminile predomina esteriormente, l'esoterismo è fallico.
Nella società essoterica, più ci eleviamo nella gerarchia, più il ruolo della donna è oscurato: la più nobile delle donne, la moglie del brahmano, è la  più umile, la più modesta, la più intoccabile (nota di Lunaria: esattamente come il brahmano che non può fare quello che vuole, e, come l'ebreo ultraosservante, è obbligato ad una serie di diktat allucinanti, per esempio, evitare di venir "sfiorato" dalle ombre degli altri; il brahmano non può fare l'amore "quando e quanto vuole lui" con la moglie, ma i rapporti sono determinati da dati astrologici; non può mangiare molte cose, fossero anche patate o cipolle, non può bere acqua che sia passato da un tubo non "purificato" e molte altre cose di questo genere)
Nelle caste artigianali, invece, la donna predomina nell'ordine materiale: regna, possiede. Mentre la famiglia del brahmano è sempre patriarcale, la famiglia artigianale è, in gradi diversi, matriarcale: terra, casa, ricchezza appartengono alle donne, la figlia eredita dalla madre.
Nei sacrifici vedici e nei rituali domestici la presenza e la partecipazione della sposa sono indispensabili. La donna possiede una funzione sacerdotale essenziale anche nei riti pubblici e deve, come l'uomo, prepararvisi con il digiuno e la purificazione.

La natura della donna è doppia. Ogni donna possiede due nature, due caratteri distinti. è sposa ed è madre. In quanto amante, rappresenta la forza, la potenza creatrice del principio maschile, che è sterile senza di lei. è l'immagine della Shakti, la potenza e la gioia degli Dei, che senza di lei, non possono neppure esistere. Nel suo ruolo di madre, rappresenta l'aspetto trascendente del divino.
La Dea Madre è la sorgente unica dell'essere, lo stato supremo del cosciente. è quindi in quanto madre che la donna è il simbolo dell'aspetto trascendente del divino, è in quanto madre che essa è divina e venerata.


Curiosamente, l'attività passiva viene associata alle amanti, mentre la donna-madre è associata ad una natura attiva: "Gli Dei sono soddisfatti nei luoghi in cui le donne sono onorate, ma dove le donne non sono rispettate i riti e le preghiere sono senza effetto [...] Quando la donna è felice, la casa è felice, ma quando non lo è, nulla è felice né piacevole" (Manu, 3.56/3.62)

Conclusione di Lunaria: spero di aver dato un'idea della complessa mentalità induista. A mio parere (e non credo che in Italia sia mai stato fatto) ci sarebbe da indagare sul ruolo sacerdotale della donna induista, nella storia: il periodo di massimo splendore e la successiva decadenza.

ALTRO APPROFONDIMENTO tratto da


MISOGINIA INDù E BUDDHISTA

"Le donne sono state create per amore della propagazione, la donna essendo il campo e l'uomo il seminatore... dei due genitori il padre ha la maggiore autorità, perché il seme è superiore al terreno che l'accoglie", Narada, leggi sacre, scrittura indù, IV sec. d.c
[Nota: questa idea della "donna campo da arare" è tipica anche dell'islam]


"Chi è pieno di peccati non genera che femmine", proverbio indù

"Educare una donna è come dare un coltello a una scimmia", proverbio indù

"L'uomo può arrivare all'esperienza diretta di Dio; la donna lo può solo attraverso l'uomo. Perciò ogni donna dovrebbe trattare suo marito come Dio stesso", Yoghi Bhajan, capo sikh, 1974
[Nota: idea tipica anche del cristianesimo, che riteneva che solo il maschio avesse la piena "Imago Dei", immagine di Dio; la donna ne aveva "poca" o riusciva ad averla "per intero" solo quando si sposava; vedi tommaso d'aquino o agostino https://intervistemetal.blogspot.com/2019/07/la-questione-92-per-integrale.html]


"L'infatuazione, l'avversione, la paura, il disgusto e varie specie di inganno [maya] non si possono sradicare dalla mente delle donne; per le donne, perciò, non c'è il nirvana. Né il loro corpo costituisce una copertura conveniente; per questo devono coprirsi. Nel loro ventre, fra i seni, nei lombi e nell'ombelico ha luogo continuamente una sottile emanazione della vita. Come potrebbero sapersi dominare? Una donna può essere pura nella fede e perfino immersa nello studio delle sutra o nella pratica di un estremo ascetismo; tuttavia per lei non è possibile sfuggire al karma", Mahavira, Tatparya-vritti, testo sacro della religione giainista, 550 a.c
[vedremo meglio questa credenza parlando di buddhismo]


 "Donne di buona famiglia, belle e ben maritate, non riescono a contenersi entro le leggi morali. è questo il gran difetto della donna... non esiste uomo dal quale non vorrebbe andare, vecchio, giovane, attraente o brutto [...] si attaccano perfino ai gobbi, ai ciechi, ai sempliciotti, ai nani, agli storpi... e se non hanno nessun uomo a disposizione, godono perfino l'una dell'altra [...] Dio della morte, vento, mondo sotterraneo, porta infuocata dell'inferno, lama di coltello, veleno, serpente e fiamma eterna: questo è la donna. Fin da quando esistono  i cinque elementi e i mondi, e l'uomo e la donna sono stati creati, fin da allora nella femmina sono questi difetti", Ramayana, poema indù

"Meglio cadere nelle fauci della tigre feroce o sotto la lama tagliente del boia che giacere con una donna ed eccitarsi in pensieri di concupiscenza. Meglio cavarsi entrambi gli occhi con un ferro rovente che incoraggiare in noi pensieri di lussuria o guardare le forme di una donna con tali desideri nel cuore", Buddha.

"Nell'infanzia la donna deve essere sottomessa al padre; nella giovinezza al marito; nella vedovanza ai figli maschi. Una donna non deve mai essere libera dal giogo... Sebbene senza alcuna virtù o incline a cercare il suo piacere altrove o completamente privo di buone qualità, un marito deve essere costantemente adorato come un dio dalla moglie fedele" Manu, le leggi sacre, scritture indù

"Una donna che commette adulterio con un uomo di casta inferiore, per ordine del re sarà divorata dai cani sulla pubblica piazza", Gautama, leggi sacre, scrittura buddhista

"Se una donna è stata posseduta contro la sua volontà, dovrà restare chiusa in casa, coperta di cenere, dormendo in un giaciglio basso e ricevendo soltanto il nutrimento sufficiente a sopravvivere. Per fare ammenda del suo peccato, dovrà essere sottoposta alla penitenza del Krikkhra o del Paraka, nel caso abbia avuto rapporto con un uomo della sua stessa casta. Se invece a possederla è stato un uomo di casta inferiore, sia abbandonato e messa a morte. Se una donna entra nella casa di un uomo ed eccita la sua concupiscenza toccandolo o  con atti simili, sia punita... Le si tagli il naso, le labbra e le orecchie e venga esposta nelle strade e poi affogata; oppure sia sbranata dai cani in un luogo pubblico frequentato da molta gente." Brihaspati, leggi sacre, scrittura indù

"Un bambino non può deporre in tribunale, né una donna né un truffatore... queste persone potrebbero dare una testimonianza falsa. Un bambino dirà il falso per ignoranza, una donna per mancanza di veracità, un impostore per deprazione abituale" Narada, leggi sacre, scritture indù

PENSO SIA MEGLIO METTERE DELLE PROVE DELLE SCHIFOSATE PIù ABOMINEVOLI, PRIMA CHE QUALCUNO DICA "NON è VERO NIENTE! IL BUDDHISMO è UNA RELIGIONE PER LE DONNE!!!"






A questi link

https://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/laos-spiriti-e-brutal-death-metal.html
http://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/thailandia-spiriti-divinita-e-black.html
http://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/myanmar-spiriti-black-metal.html
avevo analizzato le dittature buddhiste e la misoginia buddhista

Per approfondimenti sull'Induismo, vedi anche:
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/le-madri-scheletro-camunda-krsodari-e.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/induismo.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/08/mohenjo-daro-e-gli-ariani-nel.html

Infine, avevo già trattato l'orribile pratica del Sati:
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/il-sati.html



APPROFONDIMENTO:

Info tratte da


Ma il problema più grande era, e in parte ancora, quello dei fuori-casta, gli intoccabili o paria, che sono al di fuori del sistema castale, nell'ultimo grado della gerarchia sociale.
Paria significa che nessun uomo di casta può toccarvi, che i vostri fanciulli non sono ammessi nelle scuole, ma sono ridotti ad una oziosità nefasta, che qualsiasi contatto volontario o involontario con voi, condanna colui che vi tocca a gravi sanzioni religiose. Queste sanzioni sono diverse; una di esse consiste nell'obbligo di nutrire i Bramini, un'altra nel bere un liquido purificatore. Questo liquido è composto di cinque prodotti organici della vacca di cui l'orina e gli escrementi sono la parte essenziale.
Tutti coloro che esercitano mestieri considerati impuri, secondo le regole dell'induismo, rientrano nella categoria degli intoccabili, così i conciapelli perché raccolgono le spoglie dei bovini morti, ne lavorano le pelli, si cibano di carne bovina o suina; i barbieri perché toccano i peli, parte impura del corpo; gli spazzini, gli acrobati, i musici, i mendicanti, i portatori d'acqua e quanti praticano i lavori più umili che non richiedono abilità particolari.
Gli indù di casta si ritengono contagiati non solo dal loro contatto (per cui vi è la proibizione di prendere acqua o cibo dalle loro mani) ma anche a distanza di molti metri.
I Purada Vannan di Timevelly possono circolare solo di notte perché la loro sola vista è di contagio.
Chi è venuto a contatto con un intoccabile deve subito purificarsi con le abluzioni.
Cristianesimo e caste
Secondo un autore, Bettelheim: "Avviene che i cristiani dell'India meridionale che sono originari delle caste alte indù, non accettino di star vicini, nelle chiese, ai loro correligionari provenienti dalle caste basse e certe chiese sono state costruite appositamente per assicurare la separazione degli uni e degli altri"
Dobbiamo però riconoscere che l'emancipazione delle classi diseredate o paria procede, se pur faticosamente, da tempo e ad essa hanno contribuito diversi fattori: la conversione di una parte della popolazione all'islam, l'opera dei missionari cattolici e protestanti e del governo inglese che gradualmente per non urtare la suscettibilità degli indù ha aperto anche ai membri delle classi oppresse l'accesso ai pubblici uffici.
Ma anche i mezzi della vita moderna, come i treni, la scuola, l'esercito ecc. portano a rapporti di contatto tra le persone che avrebbero fatto fremere di orrore gli indù delle generazioni passate; tutto questo ha contribuito a rendere meno rigido il sistema castale nelle zone urbane.

UN APPROFONDIMENTO ANCHE SUL SATI, CIOè IL ROGO DELLA VEDOVA

L'uso del sati non era imposto ma esaltato e raccomandato dai testi sacri e dalla tradizione: la donna era nata per essere moglie e madre; se il marito moriva prima di lei, questo accadeva perché essa si era macchiata di colpe in una vita anteriore: la vedova era quindi segnata da un marchio di inferiorità e aveva un'influenza nefasta.
La sua condizione nella società indù era terribile: vestita sempre di bianco, la testa rasata, era considerata come l'ultima delle schiave: l'unico modo per riscattarsi era di morire col suo sposo.
Ecco una descrizione dell'olocausto riportata in un antico documento:
"Il tamburo batte, il corteo funebre lentamente si avanza. Tutti invocano il nome di Hira, regina del Cielo, le elemosine caritatevoli piovono da tutte le parti, le regine sotto il sole ardente appaiono radiose: Uma (un altro nome per la regina del Cielo) si china verso di loro, le protegge e promette dall'Alto che nelle loro reincarnazioni successive godranno sempre della presenza di Ajit.
Il fumo si alza in spirali dalle fiamme, mentre la gente radunata lancia delle grida di applauso. Il rogo fiammeggia come un vulcano, le regine, fedeli fino alla morte, offrono i loro corpi alle fiamme" (G. Mac Munn, "Moeurs et coutumes des basses classes de l'Inde" 1934)
La triste condizione delle donne indù soggette all'insindacabile volontà dei familiari suscitò sempre profonda pietà nella migliore società inglese.

Con vari provvedimenti vene abolita la schiavitù, che si era diffusa in India durante il periodo della violenta invasione musulmana, e vi si era radicata per le misere condizioni economiche di gran parte della popolazione; quando imperversava la carestia, e questo accadeva spesso, si vendevano soprattutto i bambini, a volte intere famiglie spontaneamente si davano schiave per sottrarsi alla morte per fame.
Non sempre queste riforme incontrarono l'approvazione delle popolazioni che non si sentivano rispettate nelle loro radicate convinzioni e sentivano imposto un modo di vita estraneo alla propria mentalità.
Di questo stato d'animo si resero conto alcuni dei più sensibili uomini di Stato e di cultura inglesi, come Sir Thomas Munro che nel 1817 scriveva:
"I conquistatori stranieri hanno trattato gli indiani con violenza e spesso con grande crudeltà, ma nessuno li ha trattati con tanto disprezzo come noi: nessuno ha stimmatizzato questa gente come indegna di fiducia, incapace di onestà e da usarsi solo là dove non possiamo fare a meno di loro. E mi sembra che avvilire in tal modo dei sudditi sia non solo poco generoso, ma soprattutto impolitico."
A molti però per lungo tempo sembrò che l'unica soluzione al problema indiano sarebbe stata data dalla progressiva infiltrazione nelle popolazioni delle idee e della cultura occidentale.
 







APPROFONDIMENTO: LA RIVOLTA DEI SEPOY E LA FINE DELL'IMPERO MOGHOL

LA RIVOLTA DEI SEPOY (1)

L'urto delle due mentalità, quella occidentale e quella indù e il grave disagio che ne derivava, si manifestarono con più evidenza tra le truppe indiane che erano al servizio dell'Inghilterra.
Infatti mentre per gli Europei non era ammissibile che un soldato si rifiutasse di raggiungere un luogo che gli veniva assegnato, per gli Indiani era incomprensibile che mentre si battevano coraggiosamente per chi li pagava, dovessero poi essere obbligati a compiere azioni che li avrebbero fatti incorrere in gravi colpe squalificandoli davanti ai loro; così, ad esempio, nel 1849 un reggimento di fanteria indigena si rifiutò di servire in Birmania perché le prescrizioni di casta vietavano il passaggio del mare.

E all'origine della rivolta dei Sepoy, che scoppiò nel 1857 e sconvolse per più di un anno l'India, mettendo in pericolo il dominio britannico, fu appunto un episodio strettamente legato alla mentalità e allo spirito religioso indù: nel 1853 era stato introdotto nell'esercito inglese il fucile Enfield; i soldati, caricando le armi, dovevano aprire coi denti le cartucce che erano rivestite di una materia grassa.
Ora accadde che il 2 gennaio 1857 a Dum-dum, presso Calcutta, un granatiere della casta dei Bramini rifiutasse di far bere nel suo gavettino un subalterno che apparteneva ad una casta inferiore; questi gridò: "Non sapete che questa casta di cui voi andate così fieri, la perderete perché dovrete mordere delle cartucce con il grasso di porci e vacca? Allora non ci sarà più differenza tra bramini e paria".

Vera o falsa che fosse, la notizia si propagò rapidamente tra le truppe: il grasso di vacca e di porco era intollerabile per gli indù, quello di porco per i musulmani.
Tanto bastò perché il malcontento lungamente represso sfociasse in aperta ribellione che interessò varie regioni e fu domata solo dopo aspre lotte.
Il Governo di Londra considerò responsabile di tutta la faccenda la Compagnia delle Indie Orientali e nel 1858 il Parlamento trasferì il controllo governativo della colonia dalla Compagnia alla Corona: nel 1876, il 27 aprile, morto l'ultimo imperatore Moghol, l'Inghilterra proclamò la fine dell'Impero Moghol e la fondazione dell'Impero Britannico.
L'Impero direttamente governato dagli Inglesi venne diviso in India Britannica (15 province sottoposti alla diretta sovranità della Corona) e India dei Principi, sottoposta a dominio indiretto, divisa in 500 Stati con vari gradi di autonomia.


(1) Così si chiamavano i reparti dei soldati indiani in servizio nell'esercito britannico.



Sulla condizione della donna in Myanmar e in Cina, vedi: