Psicofarmaci e violenza omicida

Nota di Lunaria: sarà perché "ci metto la faccia", sarà perché so dimostrare di aver letto i libri giusti (e quindi non parlo mai alla c*zzo di cane, ma argomento ogni singola cosa), sarà perché vengo percepita come una che è "strana", ma di tanto in tanto mi capita di ricevere commenti (specialmente testimonianze) di persone che hanno subito violenza psichiatrica (da ragazzini o da adulti, vuoi perché "ci sono andati loro stessi", vuoi perché "sono stati obbligati").

La psichiatria è esattamente come la religione patriarcale: ha fatto crimini, continua ad esercitare violenza su uomini e donne, continua a godere di immensa popolarità e di fiducia (con la gente della massa convinta che sia "una scienza, un settore della medicina"...) continua a restare impunita.

Eppure, fin dalle sue origini la psichiatria si è dimostrata un degno successore dall'Inquisizione (hey, gente: Benjamin Rush, il padre della psichiatria, era un fervente cristiano convinto che chi non era cristiano... era un folle), totalmente repressiva, dittatoriale, arrogante, presuntuosa e violenta.

Basterebbe citare quali metodi di tortura usasse secoli fa: sequestrava le persone, le rinchiudeva in stanzini sporchi e malsani, le lasciava agonizzanti in camicie di forza, in vasche d'acqua gelida, legati alle sedie, (https://intervistemetal.blogspot.com/2021/07/riflessioni-antipsichiatriche.html) (https://intervistemetal.blogspot.com/2021/08/i-precursori-dellantipsichiatria.html) esposti ad abusi sessuali; praticava le mutilazioni genitali sulle donne (mutilando la clitoride perché così "la donna guariva dalla ninfomania e diventava casta") ma anche sugli uomini ("così non cadevano nel peccato della masturbazione").
Ha lanciato le sue infami definizioni di "devianze, perversioni" per tutti quelli che non erano eterosessuali (omosessuali, transgender, feticisti, ma anche gli asessuali sono stati colpiti dalla diffamazione psichiatrica, perché per la psichiatria TUTTO è MALATTIA https://intervistemetal.blogspot.com/2021/03/esiste-veramente-la-malattia-mentale.html). (https://intervistemetal.blogspot.com/2021/09/i-criteri-diagnostici-psichiatrici-sono.html)

Infine, ricordiamo che per la psichiatria delle origini "le persone afro-americane che volevano la libertà e scappavano dal padrone bianco" erano "malate di drapetomania" che - ovviamente - andava curata con tante frustate.


Qui avevo già parlato di queste cose: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/i-crimini-della-psichiatria-raccolta-di.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2021/07/la-psichiatrizzazione-del-dissenso.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2021/06/psichiatria-dominio-e-misoginia.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2020/04/qualcuno-volo-sul-nido-del-cuculo-trama.html  https://intervistemetal.blogspot.com/2021/12/analisi-agli-errori-e-al-classismo.html

E poi che dire di quella pratica mostruosa, la lobotomia?
E l'Elettroshock? Ma vogliamo parlare di quanta gente è rimasta ROVINATA a vita, con danni irreversibili, tramutata in vegetale, resa storpia o invalida?! Trattate come cavie da laboratorio, similmente agli animali usati per testare farmaci o prodotti di cosmesi!
Gente che ha subito queste TORTURE (perché il termine è questo qui) che erano cose che gli psichiatri dei primi del Novecento proponevano, tutti orgogliosi, come "cure strabilianti".

Vogliamo parlare di come ancora nel 2019 a persone "schizofreniche" venga "spappolato" il cervello, nel corso degli anni?
https://recuperamente.blogspot.com/2017/01/guarire-dalla-schizofrenia.html )


Quando probabilmente, ammesso e non concesso che esista per davvero la schizofrenia come "malattia" e che sia "invalidante sempre e comunque", andrebbe considerata sul piano fisico e non mentale, e quindi sarebbe più utile proporre esami medici veri e la somministrazione di vitamine, alimentazione particolare, certi tipi di esercizi fisici mirati ecc. piuttosto che non neurolettici cerebralmente devastanti! Non c'è niente di "curativo" e "salutare" in un farmaco che devasta un cervello umano! Tanto varrebbe prendere a martellate in testa "gli schizofrenici"!
Sì, perché l'effetto che portano quei farmaci che vengono somministrati a queste persone è quello lì, a lungo andare.


Vogliamo anche parlare di certi medici nazisti, tipo Carl Vaernet, convinti di "guarire l'omosessualità" somministrando farmaci? Questo infame aguzzino che mutilò e torturò dozzine di omosessuali, scriveva, tutto orgoglioso, ad Himmler, che "aveva finalmente trovato la medicina per guarire gli omosessuali".
Non venne mai processato, andando avanti fino agli anni Sessanta a "curare gli omosessuali" con metodi da macellaio spacciati per "ricerca medica di alto livello".


Delle violenze contro gli omosessuali ne abbiamo parlato qui:
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/04/pierre-seel-e-gli-omosessuale-deportati.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/04/discriminazioni-giuridiche-contro.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/nazismo-le-vittime-dimenticate.html
Dei termini schifosi che vengono usati per stigmatizzarli, ne parlavo qui:
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/04/omosessualita-deviante-e-disordinata.html


Tuttavia, la psichiatria, esattamente come la religione patriarcale, è furba, molto furba, e ha saputo "rifarsi un'immagine" nascondendo sotto il tappetino tutti i suoi orrori (complice anche la massa che su queste cose non si informa...); a partire dagli anni '50-'60 la psichiatria manda in soffitta gli strumenti di tortura, che facevano così tanto "inquisizione-style", preferendo somministrare ai "pazienti" (cioè persone sanissime, fatte passare per malati o convinte ad esserlo) gli "psicofarmaci", all'apparenza meno cruenti degli strumenti con i quali gli psichiatri mutilavano vagine o crani. Solo in apparenza, però! Perché l'effetto è quello, anzi, forse ancora più devastante. (https://intervistemetal.blogspot.com/2021/09/gli-psicofarmaci-degli-anni-50.html)
Ed è proprio con l'invenzione degli psicofarmaci che la psichiatria si trasforma in marketing, con lo scopo di vendere tonnellate di "antidepressivi, ansiolitici, anti-questo, anti-quest'altro" e per poterli vendere, iniziano a fare della vera e propria propaganda andando a definire qualsiasi cosa, qualsiasi comportamento umano, "malattia da curare".
Da lì in poi gli psichiatri iniziano a creare etichette per definire "MALATI" persone troppo vispe, persone troppo solitarie, persone che si lavano troppo, persone che si lavano poco, persone che si vestono con look stravaganti, persone che si vestono morigeratamente, persone che mangiano troppo o mangiano poco o scelgono solo certi alimenti al posto di altri, persone meticolose, persone pigre, persone che amano fare sesso, persone che non amano fare sesso, persino persone che non amano la matematica.
Sì, ciascuna di queste cose (e milioni di altre) è considerata un "disturbo", una "malattia mentale", chiamata con vari nomi fantasiosi ("disturbo istrionico di personalità", "disturbi alimentari", "disturbo evitante di personalità", "disturbo ossessivo-compulsivo", "depressione", "borderline" e centinaia di altre risibili nomenclature)
e ovviamente la cura ce l'hanno loro, gli psichiatri, proponendo "la pillolina" che guarirà la "malattia".


TACENDO sui disastri che portano gli psicofarmaci, che aggravano il problema (ammesso, e non concesso, che ci sia un problema di ansia, panico ecc. da risolvere e che sia cronico ed effettivamente invalidante)
portano DIPENDENZA E ASSUEFAZIONE, causano MAGGIORE AGGRESSIVITà E IMPULSI SUICIDI.

TACENDO sulle malefatte dei loro esponenti che hanno avvelenato centinaia di persone o persino stuprato "pazienti" (tanto, chi avrebbe creduto alla "schizofrenica", alla "sessuofobica" che dice di essere stata stuprata dal distinto dottore?) se non bambini (perché la psichiatria ha trasformato anche i bambini in piccoli consumatori di psicofarmaci con la compiacenza di genitori del tutto plagiati dalla propaganda psichiatrica https://intervistemetal.blogspot.com/2021/09/nulla-su-di-noi-senza-di-noi.html)

Ed è qui che entra in scena il movimento antipsichiatrico (che qui in Italia è del tutto sconosciuto e portato avanti da una minoranza, quasi tutte persone vittime di violenza psichiatrica e che ne sono uscite - e neanche del tutto - a fatica).

Premettendo che io non sono una vittima della psichiatria (i miei dolori, problemi, cose spiacevoli, me li gestisco da me) e che ho sempre avuto il buon gusto di informarmi sulle cose facendomi una cultura, è ininfluente essere o non essere vittima della violenza psichiatrica, per scagliarmi contro questo mondo che ha approvato e messo in pratica il peggiore sistema repressivo e totalitario, insieme alle teocrazie. Ci sono centinaia, migliaia di persone che sono state vittime e sono ancora vittime del sadismo psichiatrico, che sono state torturate, segregate, stigmatizzate, violate, mutilate. Persone che non hanno mai ottenuto giustizia o che se l'hanno ottenuta hanno dovuto sopportarsi tutta una trafila di difficoltà burocratiche perché denunciare la potente lobby degli psichiatri non è facile.
Io non sono stata una vittima della psichiatria, e tuttavia ho visto più volte persone "sotto cura farmacologica" del tutto rovinate (diventavano più aggressive o quasi ritardate mentali) e in più ne ho sentite di testimonianze di persone che dopo 20, 30 anni di "cura psichiatrica" AMMETTONO che non è servita a nulla, anzi, ha peggiorato il loro corpo e il loro equilibrio psico-fisico.
Ci sono donne che hanno avuto danni estetici con tic permanenti o sono ingrassate di molti chili, uomini che hanno perso la capacità erettiva; sono poi subentrati crisi di astinenza, uso di altri psicofarmaci in una spirale di continuo (ab)uso incontrollato e fagocitante di queste sostanze che rendono queste persone più simili ai drogati eroinomani che non a "pazienti".

Attenzione, io non sono contraria ai farmaci; in determinate circostanze sono necessari e utili; faccio un banale esempio: se ho i crampi mestruali, prendo l'antidolorifico con ibuprofene, i crampi spariscono e sono "guarita" dagli effetti più invalidanti delle mestruazioni (cioè i crampi dolorosi alla pancia).
Ma potrei citare anche maldigola, dolori per le contusioni, allergie ai pollini ecc.
Il punto da capire, però, è che mentre il farmaco anti-crampi mestruali lo prendo una volta al mese (e quello per il maldigola una volta all'anno, probabilmente) le persone che (ab)usano di psicofarmaci tendono a consumarne sempre, in maniera ripetuta, aumentandone spesso la dose e prendendone anche più di uno per "guarire" stati d'animo NON FISICI ma soggettivi-personali (*), mentre il raffreddore, i crampi mestruali ecc. sono tutti fastidi fisici ed evidenti. Passato il dolore acuto, quel farmaco non serve più.

Ed è questa, secondo me, la differenza fondamentale (con tutto che gli psicofarmaci sono molto più pericolosi per gli effetti collaterali che non il farmaco contro i crampi delle mestruazioni o il raffreddore...)

(*) che, peraltro, il più delle volte sarebbero comunque transitori, avendo pazienza, perché il tempo cancella la maggior parte delle ferite emotive; o è utile rielaborare il trauma sotto forma artistica (scrivere libri, leggere, ascoltare o suonare musica, dipingere, trovarsi un hobby, fare volontariato, fare sport...)

Resta anche il fatto, inquietante, e che tratterò più sotto, che non credo che sia mai successa una strage fatta da qualcuno "che aveva preso lo Spididol contro i crampi mestruali o la caramella per la gola", mentre invece sono testimoniate dozzine di stragi compiute da chi consumava Prozac e Zoloft.
Come mai farmaci generici per malesseri leggeri (crampi mestruali, allergia ai pollini ecc.) e comunque transitori (diciamo la verità: non è piacevole sopportare il dolore mestruale, ma non è neanche una sofferenza atroce invalidante, esattamente come il mal di gola o la contusione al ginocchio) NON causano gli stessi effetti collaterali (soprattutto, quelli legati all'aumento dell'aggressività) che invece causano gli psicofarmaci?

Perché è vero che stiamo parlando di prodotti chimici in entrambi i casi, ma è anche vero che lo Spididol non causa aggressività omicida, lo Zoloft sì.

Io sono una persona consapevole, dal momento che mi sono fatta una cultura e faccio le mie scelte ragionando, ma ogni giorno vedo con amarezza che la maggior parte delle persone NON PENSA E NON RAGIONA su cose come le religioni e la psichiatria, bevendosi in pieno la loro propaganda.

La psichiatria non ha alcun interesse "a migliorare la salute delle persone, a renderle più felici", ANZI. Il suo unico interesse è quello di creare un falso problema, convincere le persone che "siano sofferenti o sbagliate", proporre una falsa soluzione promettendo benesseri utopistici e fare SOLDI alle spalle di chi cade nei loro tranelli.
Manipolare le coscienze e il sentire della massa (ebete) ingigantendo problemi che riguardano una minoranza di persone (perché sono una minoranza le persone davvero incapaci di intendere e di volere dannose a se stesse e al loro prossimo) facendoli passare come vere e proprie epidemie, allarmi sociali, che riguardano tutti.

Chi ha buona memoria si ricorderà del fenomeno Unabomber, che nei primi anni Novanta nell'Italia del Nord (https://intervistemetal.blogspot.com/2018/11/anni-novanta-e-unabomber-io-me-lo.html) venne amplificato a dismisura dai mass media, con gente, continuamente bombardata (è il caso di dirlo) da questa notizia che vedeva Unabomber dietro ogni angolo; non serve dire che tutto questo fu controproducente, anche per le stesse indagini (peraltro, Unabomber non è mai stato scoperto); ma basta anche aver letto semplicemente un libro come questo "sulla sociologia della paura",
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/un-po-di-sociologia-2.html


per capire il meccanismo: si crea un allarme, partendo da un fatto realmente successo (o solo presunto o sporadico) lo si amplifica a dismisura di modo che "quel pericolo" inizi a venir percepito ovunque e comunque dalla massa, pilotata dai mass media con materiale propagandistico e di parte (nonché falso e fazioso). Di questo modo poi è possibile far passare "provvedimenti" che "risolvano il problema" o diano l'illusione di poterlo fare, parlando "alla pancia della gente" e facendo poi passare le peggiori repressioni liberticide.

Ne abbiamo avuto un esempio col fenomeno della "Blue Whale" che ha amplificato a dismisura qualche sporadico caso di suicidio (o di falsi suicidi o di suicidi che non c'entravano nulla con "la sfida della Balena Blu") e ha portato a proposte di CENSURA per certo materiale giudicato scomodo ("tutto ciò che potrebbe indurre al suicidio", quindi certa musica e film; un po' come a dire che se io faccio uscire una canzone Depressive Suicide Black Metal, mi metto una collana con un ciondolo a forma di teschio o parlo di diritto al suicidio assistito e posto tutto online, sono responsabile di aver istigato e causato suicidi... di gente che manco conosco).

Il punto non era neanche più se qualcuno avesse effettivamente proposto un "gioco al suicidio" o si fosse suicidato facendosi riprendere dagli amichetti con relativo video postato online, il punto non era neanche più fare la corretta informazione e smontare le dicerie, le illazioni, i "mi sembra", i "secondo me è così", del tutto non documentati con fatti e prove certe e oggettive, ma propagandare un sistema di false accuse e dare sfogo all'immaginazione sfrenata, calcando sulla morbosità spettacolare (e acchiappa-views) dove la gente ci ha messo dentro di tutto e di più (dai satanisti ai pedofili, agli illuminati che dominano il mondo!) Non a caso, youtube in quel periodo si riempì di youtuber che facevano video parodistici (https://www.youtube.com/watch?v=7iK9CS5LeJs) o "a tinte horror" per invogliare la gente a cliccarci su (e fare views, e guadagnare soldi) in un incredibile caso di mistificazione su scala mondiale e virtuale, che ha quasi del cannibalico, da tanto si enfatizzava, e contemporaneamente si auto-fagocitava, dando spazio al fenomeno (che a quel punto, poteva anche non essere mai successo, diventava reale perché la gente "lo percepiva" sul web, come evento successo realmente, e alla gente "piaceva pensare che il fenomeno fosse reale").

Nel marasma generale solo qualche youtuber (tipo "Alici come prima"o uno youtuber che intitolò il video "WTF2  Blue Whale, Iene e Sciacalli") ha smontato il fenomeno.

https://www.facebook.com/AliciComePrima/videos/1349340551787109/
https://www.youtube.com/watch?v=5_36IGAxaeo

Tutti gli altri, dietro, come dei boccaloni, ad ingigantire all'inverosimile e\o a bersi di tutto e di più (stranamente però non ho visto gente gridare al "i Rettiliani dominano internet"! Ormai mancava solo questo...)

E peraltro, io qui parlo anche per esperienza personale, perché a causa della DISINFORMAZIONE creata ad arte e fatta passare dai mass media e dai siti cristiani all'epoca della vicenda delle "Bestie di Satana", dove si selezionava solo quello che faceva comodo a loro per dipingere TUTTI gli ascoltatori di Metal come "assassini satanisti", tutto questo ha fatto aumentare la VIOLENZA proprio contro i metallari, che, se solo osavano girarsene per strada, venivano insultati da persone che poco prima si erano bevute, acriticamente, la propaganda mass-mediatica.
Fa niente che uno indossasse la t-shirt dei Nightwish (ma poteva anche essere una t-shirt degli Stryper...) o che certi siti cristiani se ne uscissero con CRETINATE ESILARANTI COME  QUESTA: "Il Death metal noto anche come black o goth metal, shock rock o grindcore"...


l'epidemia era "metallari assassini dietro ogni angolo", fatti passare come una "legione infinita", i tg di quello parlavano e quello la gente percepiva.
Ovviamente, i tg e certi siti cristiani non danno altrettanto visibilità a cose come questa: https://intervistemetal.blogspot.com/2017/06/sophie-lancaster-un-caso-di-razzismo-e.html
perché parlare delle vittime (metallare, emo, punk...) pestate e ingiuriate (e mi ci aggiungo anch'io, alla lista) "non fa audience", non è "acchiappa-views".

Per cui, il tele-spettatore nella media manco lo sa che basta uscirsene con un rossetto nero per ricevere i peggiori insulti e sfottò. Lui è stato imboccato solo con questo:


perché "come notizia" attira di più ed è più "vendibile" (1) e da qui non si schioda. Ovviamente, enfatizzare le "Bestie di Satana" (peraltro, gente alcolizzata e che usava psicofarmaci) come nuova emergenza sociale e pandemia che colpirà chiunque, ovunque (2), serve a far passare i cristiani alla Padre Amorth, che poi vengono invitati nei salotti-tv, come "veri paladini del Bene, che possono aiutare i nostri giovani contro il disagio... Capito, genitori? Portate i vostri figli all'oratorio, che c'è il pericolo delle Bestie di Satana dietro l'angolo"...

(1) Non a caso, in quel periodo uscirono libri-inchiesta, scritti da giornalisti cristiani, sul "rock satanico". Già il termine è una cretinata, perché non esiste "il rock satanico", il termine corretto per etichettare un genere di Metal che propone anche (ma non solo e non sempre) temi satanici e anticristiani è "Black Metal". E non "rock satanico" che è un neologismo che hanno inventato i cristiani, e dove ci mettono dentro roba pop tipo Madonna, Miley Cirus, oppure Him, Christian Death, Marilyn Manson oltre ai gruppi Black Metal propriamente detti (sempre i soliti due che ti citano i cristiani e anche gli unici due che conoscono: Mayhem e Burzum).
Certo, un giornalista che manco sa che i Christian Death NON sono Black Metal (bensì Death Rock) o che ti parla di M. Manson e una riga dopo ti cita i Mayhem, ne capisce veramente tanto di musica... Peraltro se fossero stati onesti e corretti avrebbero parlato anche del fatto che nel Black Metal si parla anche di panteismo, di paganesimo e persino di cristianesimo (l'UnBlack è Black Metal cristiano).
Eh, ma sia mai fare la corretta informazione, quando si è cristiani...

E pensare che una di queste porcherie cartacee scritta da gente che confonde il Death Metal col Gothic, l'ho pure vista in vendita al mercatino dell'usato, ma volevano 2 euro. Troppi, per questa patacca... anche se a voler salvare il salvabile, avrei potuto apprezzare le foto a colori delle band e usarle come mini poster ritagliandole dal libro...

QUI trovate una lista dei tanti argomenti trattati dalle band metal: http://intervistemetal.blogspot.com/2015/12/la-religione-del-metal-come-demolire-in.html

(2) Quando è vero il contrario: ormai le persone che ascoltano Metal sono la minoranza della minoranza e sono tutti ultra-trentenni: SIGH!



Difatti la musica che va adesso è la Trap.
Roba che mi fa sentire una vecchia matusalemme ormai pronta per l'ospizio.
Altro che "emergenza Bestie di Satana! Legioni di metallari satanici dietro l'angolo! Allarme rock satanico!"
Qui se non troviamo il modo di clonare qualche metallaro "dei tempi belli", noialtri rischiamo l'estinzione... SIGH!




E tutto questo "gridare al lupo" amplificando fenomeni del tutto marginali e facendoli passare come "epidemie sociali", serve alla psichiatria per avere la scusante di mettere i suoi artigli sul libero arbitrio del Singolo individuo, "mettendo il becco" sulle sue scelte e preferenze (alimentari, di abbigliamento, sessuali ecc.) istituendo un controllo psichiatrico totalitario, che controlli TUTTI (consenzienti e non consenzienti...).

Siamo ad un tale livello di propaganda psichiatrica allarmistica, mistificatoria ed irrazionale che ormai si fanno passare ragazzine che saltano la merenda a scuola o gente che sceglie di mangiare carote al posto dell'happy meal al McDonald, come "allarme disturbi alimentari! Bisogna intervenire, aiutiamo i nostri giovani!", esattamente come per colpa dell'inesistente fenomeno virtuale della "Blue Whale" chiunque avesse un tagliettino sulla mano o mettesse uno smile addolorato sul suo profilo facebook veniva fatto passare come "allarme aspirante suicida!". Il tutto, ovviamente, per far cadere i diretti interessati (e i loro genitori) nel consumo di "psicofarmaci" per risolvere "il disagio".

Parecchi anni fa, e su youtube dovrebbe ancora essere caricato, quando il pericolo "pandemia sociale" erano "gli emo suicidi!" (*), una "espertissima assistente sociale\giornalista", intervistata in Tv a qualche salotto-rai o mediaset, aveva mostrato NON materiale emo originale (cioè preso da riviste musicali, interviste alle band), bensì LA PARODIA fatta da Nonenciclopedia sugli Emo.
http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Emo

Cioè, tanto per dire a che livelli di informazione e di raccolta-dati  eravamo. Una supposta "esperta" di disagio giovanile che per argomentare "sul fenomeno emo"... citava il materiale di Nonenciclopedia NON CAPENDO che era materiale parodistico e facendolo passare come "materiale emo vero". Roba da schiattare dalle risate, per tutti i veri Emo che hanno visto una simile deficientata, che avrà spaventato i loro paciosi genitori (e con Emo intendo i fans dei Rites of Spring, ma pure quelli "pop emo" che impazzivano per i My Chemical Romance o 30 Seconds to Mars potevano sghignazzare di fronte a simili castronate)


(*) Altro fenomeno del tutto marginale, fatto passare come "emergenza assoluta!" e ormai del tutto morto e sepolto, anche se a sentire gli psichiatri dell'epoca intervistati alla tivvù, se non si proibiva la musica Emo ai giovani ci sarebbe stata una moria di teen ager emo suicidi perché "eh, Bill Kaulitz dei Tokio Hotel ha detto di fare così".



Peraltro, gli psichiatri, esattamente come i religiosi inquisitori, lanciano l'accusa di "malattia mentale" anche a chiunque, con prove alla mano, contesti e dimostri la falsità dei loro "ragionamenti" o denunci i loro crimini e l'uso dannoso degli psicofarmaci.

Sicché, per gli psichiatri, "loro sono nel giusto", sempre e comunque, senza se e senza ma. Se qualcuno dissente, se qualcuno non è d'accordo con loro, quel qualcuno è "un malato".

Per cui, riprendo l'argomento, tanto per fare un po' di informazione su un argomento che - ovviamente - chi va dagli psichiatri ignora.

E concludo dicendo che io non voglio proibire a nessuno di andare dallo psichiatra (o dal prete) a spiattellargli fatti privati e\o a spendere migliaia di euro per psicofarmaci (o per rosari e offerte alla chiesa).
Semplicemente, suggerisco a queste persone di visionare bene il materiale anti-psichiatrico (e anti-cristiano), prima di scegliere di fare "questo o quello".

Solo avendo una cultura completa su questo argomento siete davvero LIBERI E CONSAPEVOLI di poter scegliere per e su voi stessi.

***

Info tratte da
https://psychiatricfraud.org/2011/04/the-real-lesson-of-columbine-psychiatric-drugs-induce-violence/


La traduzione è mia.

Nota: col termine "Mass murder" si intende un assassino che abbia compiuto un omicidio di massa, uccidendo almeno tre persone contemporaneamente e nello stesso luogo. Il "Family mass murder" colpisce all'interno del nucleo familiare.
Il primo è spesso "afflitto da patologie psichiatriche" (o meglio: è trattato farmacologicamente con psicofarmaci che causano la violenza, come vedremo) il secondo può agire per ragioni di tornaconto economico o passionali. Un'altra differenza tra i due è che il Mass murder spesso a fine strage si suicida.
Sono gli Stati Uniti ad avere il primato, per questo tipo di delitti.


Per approfondimenti, vedi anche:


Qui di seguito, alcuni Mass murder che hanno commesso la strage DOPO aver assunto psicofarmaci. Le storie sono praticamente tutte uguali: giovani, a cui erano stati somministrati psicofarmaci (soprattutto antidepressivi); un certo giorno si mettono a sparare sulla folla\vanno a scuola e sparano su compagni e insegnanti, poi si suicidano.

Dekalb, Illinois – 14 Febbraio, 2008: Kazmierczak, un ragazzo di 27 anni, sparò e uccise 5 persone e ne ferì 16 prima di uccidersi nell'auditorium dell'università.
Secondo la sua ragazza, aveva preso di recente Prozac, Xanax e Ambien. L'esame tossicologico dimostrò che il ragazzo aveva ancora tracce di Xanax nel corpo.


Omaha, Nebraska – 5 Dicembre, 2007: Robert Hawkins, di 19 anni, uccise 8 persone e ne ferì 5 prima di uccidersi. Un suo amico disse alla CNN che Hawkins era stato sottoposto ad una "cura" a base di antidepressivi, e l'autopsia dimostrò che nel corpo del ragazzo c'era ancora del Valium

Jokela, Finlandia – 7 Novembre 2007: Pekka-Eric Auvinen, di 18 anni, prese degli antidepressivi prima di uccidere 8 persone e ferirne una dozzina, alla Jokela High School nel sud della Finlandia; poi si uccise.

Cleveland, Ohio – 10 Ottobre, 2007: Asa Coon, di 14 anni, irruppe nella sua scuola con delle pistole, uccidendo e ferendo le persone prima di uccidersi. Era "curato" con Trazodone.

Blacksburg, Virginia – 16 Aprile 2007: Seung Hui Cho, di 23 anni, uccise 32 studenti alla facoltà di "Virginia Tech", ferendone più di 17 e alla fine si uccise. Anche lui era sotto controllo psichiatrico.

Red Lake, Minnesota – Marzo 2005: Jeff Weise, di 16 anni, consumatore di Prozac, sparò e uccise i suoi nonni, poi andò a scuola alla riserva indiana di Red Lake e uccise 7 studenti e un insegnante, prima di uccidersi.


Greenbush, New York – Febbraio 2004: Jon Romano di 16 anni sparò nella sua scuola; ferì un insegnante alla gamba. Anche Romano era "in cura farmacologica per la depressione"

El Cajon, California – 22 Marzo, 2001: Jason Hoffman, di 18 anni, consumatore di antidepressivi come Celexa e Effexor, sparò ai suoi compagni di classe, ferì tre studenti e due insegnanti alla High School Granite Hills.

Williamsport, Pennsylvania – 7 Marzo, 2001: Elizabeth Bush, di 14 anni, sotto cura farmacologica a base di Prozac, sparò ai suoi compagni di scuola.

Conyers, Georgia – 20 Maggio, 1999: T.J. Solomon, di 15 anni, sotto trattamento farmacologico con antidepressivi, sparò ai suoi compagni di classe.

Notus, Idaho – 16 Aprile, 1999: Shawn Cooper, di 15 anni, sparò nella sua scuola. Prendeva antidepressivi e Ritalin.

Springfield, Oregon – 21 Maggio, 1998: Kip Kinkel, di 15 anni, uccise i suoi genitori e poi andò a scuola, dove sparò ai suoi compagni, ne uccise due e ne ferì 22. Prendeva il Prozac.

Columbine, Colorado – 20 April, 1999: Eric Harris, di 18 anni, e il suo amico Dylan Klebold, uccisero 12 studenti e un insegnante e ne ferirono altri 26 prima di uccidersi. Harris prendeva il Luvox, un antidepressivo. Klebold prendeva il Paxil e lo Zoloft.

"Non è un po' strano" che tutti questi ragazzi hanno fatto stragi DOPO essere stati trattati con psicofarmaci? Non è un po' strano che in quasi tutti i casi, a fine strage, l'assassino si suicida? Come mai le modalità sono sempre le stesse?

Luvox, Paxil e Zoloft sono "inibitori della serotonina" (selective serotonin reuptake inhibitors, SSRIs). Gli effetti collaterali che portano sono: ansietà, agitazione, attacchi di panico, insonnia, irritabilità, impulsività, akathisia (stato di estremo disagio), hipomania (eccitamento abnormale) e mania (psicosi basate su pensieri di esaltazione o disperazione)
Luvox, Paxil e altri antidepressivi sono stati inseriti nella "top 10" delle droghe capaci di indurre la violenza. Dottoresse come Ann Blake Tracy hanno fatto notare come il cervello dei due killers della Columbine era completamente sballato per via della serotonina, che causa violenza e aggressione o disturbi del sonno, provocando incubi. Harris era diventato ossessionato con omicidi e pensieri suicidi DOPO aver assunto lo Zoloft. Poi passò al Luvox.

QUINDI, Harris e Klebold "non hanno fatto la strage, perché ascoltavano la musica rock e Marilyn Manson gli ha detto di fare così" COME FANNO PASSARE SITI CRISTIANI COME QUESTO


Quei due hanno dato sfogo alla violenza perché ERANO STRAFATTI DI ZOLOFT E CHISSà CHE ALTRO AVEVANO IN CORPO.

Comodo, eh, cara lobby psichiatrica, dare la colpa "alla musica rock"?! Perché questa volta c'era la scusante del "eh, quei due avevano nella cameretta i cd di Marilyn Manson e dei Rammstein. Per cui, ROCK SATANICO! è la musica che istiga alle stragi!"

Così, avete orchestrato la propaganda da spacciare sui mass media, di modo che la gente invece di essere veramente informata su come sono andate le cose (OVVERO CHE QUEI DUE ERANO STRAFATTI DI ZOLOFT) credesse alla boiata del "Rock satanico! istiga ad uccidere!"

STR*NZATA ripetuta dai siti cristiani


che pure, a malincuore, devono ammettere che "però è vero che i due assassini erano dipendenti da Zoloft", in una riga striminzita,





per poi tirare fuori il comunismo (!) e la musica Gothic (quando chiunque non sia ignorante, sa che Manson, KFMDM e Rammstein NON SONO BAND GOTHIC ROCK O GOTHIC METAL)

Ma aspe', voglio fare anch'io il giochetto degli psichiatri\cristiani: vediamo la foto dei due assassini stragisti:


Dunque, uno indossa la camicia a quadri modello boscaiolo del Canadà, l'altro la felpina celeste. Per cui ne deduciamo che...

PERICOLO: VESTITI CHE ISTIGANO ALLA VIOLENZA!
è dimostrato che le camicie da boscaiolo e le felpine celesti RENDONO VIOLENTI! Tutti quelli che le indossano sono certamente dei futuri serial killer! Si salvi chi può!!!!!
Scappate se vedete in giro qualcuno che indossa la camicia a quadri e la felpina celeste!





QUI IL TESTO ORIGINALE:


Dekalb, Illinois – February 14, 2008: 27-year-old Steven Kazmierczak shot and killed five people and wounded 16 others before killing himself in a Northern Illinois University auditorium. According to his girlfriend, he had recently been taking Prozac, Xanax and Ambien. Toxicology results showed that he still had trace amount of Xanax in his system.
Omaha, Nebraska – December 5, 2007: 19-year-old Robert Hawkins killed eight people and wounded five before committing suicide in an Omaha mall. Hawkins’ friend told CNN that the gunman was on antidepressants, and autopsy results confirmed he was under the influence of the “anti-anxiety” drug Valium.
Jokela, Finland – November 7, 2007: 18-year-old Finnish gunman Pekka-Eric Auvinen had been taking antidepressants before he killed eight people and wounded a dozen more at Jokela High School in southern Finland, then committed suicide.
Cleveland, Ohio – October 10, 2007: 14-year-old Asa Coon stormed through his school with a gun in each hand, shooting and wounding four before taking his own life. Court records show Coon had been placed on the antidepressant Trazodone.
Blacksburg, Virginia – April 16, 2007: 23-year-old Seung Hui Cho shot to death 32 students and faculty of Virginia Tech, wounding 17 more, and then killing himself. He had received prior mental health treatment, however his mental health records remained sealed.
Red Lake, Minnesota – March 2005: 16-year-old Jeff Weise, on Prozac, shot and killed his grandparents, then went to his school on the Red Lake Indian Reservation where he shot dead 7 students and a teacher, and wounded 7 before killing himself.
Greenbush, New York – February 2004: 16-year-old Jon Romano strolled into his high school in east Greenbush and opened fire with a shotgun. Special education teacher Michael Bennett was hit in the leg. Romano had been taking “medication for depression”.
El Cajon, California – March 22, 2001: 18-year-old Jason Hoffman, on the antidepressants Celexa and Effexor, opened fire on his classmates, wounding three students and two teachers at Granite Hills High School.
Williamsport, Pennsylvania – March 7, 2001: 14-year-old Elizabeth Bush was taking the antidepressant Prozac when she shot at fellow students, wounding one.
Conyers, Georgia – May 20, 1999: 15-year-old T.J. Solomon was being treated with antidepressants when he opened fire on and wounded six of his classmates.
Columbine, Colorado – April 20, 1999: 18-year-old Eric Harris and his accomplice, Dylan Klebold, killed 12 students and a teacher and wounded 26 others before killing themselves. Harris was on the antidepressant Luvox. Klebold’s medical records remain sealed.
Notus, Idaho – April 16, 1999: 15-year-old Shawn Cooper fired two shotgun rounds in his school, narrowly missing students. He was taking a prescribed SSRI antidepressant and Ritalin.
Springfield, Oregon – May 21, 1998: 15-year-old Kip Kinkel murdered his parents and then proceeded to school where he opened fire on students in the cafeteria, killing two and wounding 22. Kinkel had been taking the antidepressant Prozac.

Shooter Eric Harris was taking the antidepressant Luvox at the time he and Dylan Klebold opened fire at Columbine High School, killing 12 students and a teacher and wounding 26 others before killing themselves.  At least one public report exists of a friend of Klebold who witnessed Klebold taking the antidepressants Paxil and Zoloft and urged him to come off them.  Officially, Klebold’s medical records remain sealed.
Luvox, Paxil and Zoloft are in a class of drugs called selective serotonin reuptake inhibitors (SSRIs).  Among the international regulatory agencies issuing warnings on these antidepressants, the FDA issued a Public Health Advisory in 2004 warning that “anxiety, agitation, panic attacks, insomnia, irritability, hostility, impulsivity, akathisia [severe restlessness], hypomania [abnormal excitement] and mania [psychosis characterized by exalted feelings, delusions of grandeur and overproduction of ideas] have been reported in adult and pediatric patients being treated with antidepressants.”  (For further information on international studies and warnings about antidepressants, go to CCHR International’s psychiatric drug side effects search engine.)
Luvox, Paxil and other antidepressants also made the top 10 list of violence-inducing prescription drugs in a report from the Institute for Safe Medication Practices, which was based on data from the FDA’s Adverse Event Reporting System (see “Study Reveals Top Ten Violence-Inducing Prescription Drugs [– Eight Are Psychiatric Drugs]”).
Dr. Ann Blake Tracy, executive director of the International Coalition for Drug Awareness and author of Prozac: Panacea or Pandora? – Our Serotonin Nightmare, is an expert consultant in cases like Columbine in which antidepressants are involved.
Dr. Tracy says the Columbine killers’ brains were awash in serotonin, the chemical which causes violence and aggression and triggers a sleep-walking disorder in which a person literally acts out their worst nightmare.  Harris became obsessed with homicidal and suicidal thoughts “within weeks” after he began taking Zoloft, according to Dr. Tracy.  Due to his obsession with killing, Harris was switched to Luvox, which was in his system at the time of the shooting, according to his autopsy. However, the change from Zoloft to Luvox is like switching from Pepsi to Coke, Dr. Tracy said.


RIPORTO ANCHE UN APPROFONDIMENTO TRATTO DA QUESTO BLOG, CHE CONSIGLIO DI VISITARE

https://recuperamente.blogspot.com/2017/06/psicofarmaci-e-violenza.html

Guarire dalla malattia mentale si può? Come si può 'guarire' da se stessi?
Ma la malattia mentale esiste? Si può definire malattia un carattere, una diversa attitudine, un'emozione intensa? Purtroppo secondo la psichiatria organicista, la malattia mentale esiste ed è inguaribile, tuttavia curabile necessariamente con i farmaci, anche se non è mai stato dimostrato alcuno squilibrio chimico alla fonte né che gli psicofarmaci curino qualcosa. Numerose esperienze di 'sopravvissuti' e indagini indipendenti dimostrano invece l'esistenza di una 'trappola farmacologica' molto subdola che, lungi dal 'guarire', favorisce il mantenimento o la cronicizzazione della supposta malattia.
Questo spazio vuole dare la possibilità ai cosiddetti malati mentali di conoscere le reali implicazioni dei farmaci , di cui spesso ne abusano, di riflettere sulla propria condizione, di acquisire nuove conoscenze diventando capaci di riprendersi il controllo della propria vita e delle proprie emozioni.
Si potrà 'guarire' soltanto quando ci allontaneremo dal nostro punto di vista limitato per abbracciare il problema nella sua globalità, con un approccio di tipo olistico.


***

Nonostante le prove evidenti, la psichiatria continua a negare il nesso tra l'uso di psicofarmaci e gli atti di violenza. Tanto tutto può essere ricondotto ai sintomi di una ipotetica 'malattia' mentale,  ottimo capro espiatorio, naturalmente credendo al concetto che i 'malati mentali' sono individui più inclini di altri a commettere atti violenti.
La psichiatra Kelly però presenta varie prove che dipingerebbero uno scenario diverso: gli psicofarmaci inducono alla violenza anche le persone sane di mente. Gli effetti indesiderati di queste molecole (oggi sempre dispensate a piene mani) arrivano a coinvolgere e alterare fortemente le basi del giudizio critico, del self-control, e dunque delle remore etiche e morali per il compimento di atti violenti contro la stessa natura umana.
Le persone così coinvolte infatti, spesso affermano di avere agito come automi privi di coscienza, come se quello che stava accadendo non li coinvolgesse, come spettatori di sé stessi.
Ora io mi chiedo, come se lo chiede Kelly, che senso ha continuare a prescrivere queste sostanze tossiche, dato che possono avere tali effetti nefasti?
[...] Se veramente fossero farmaci efficaci 'salvavita' come dicono tanti sostenitori, si potrebbe anche tollerare qualche omicidio di massa, o tragedia familiare ogni tanto, giusto? Ma proprio perché non migliorano affatto, anzi la salute mentale è in costante peggioramento, si arriva all'ovvia conclusione di Kelly, la stessa di altri ricercatori: queste sostanze fanno più male che bene e sarebbe molto meglio che non esistessero affatto.  
[...] Infatti, dal 1999 al 2013, le prescrizioni di farmaci psichiatrici sono aumentate di un enorme 117% in concomitanza con un aumento del 240% del tasso di mortalità da questi farmaci. Quindi cerchiamo di rivedere alcune delle prove che suggeriscono che non può essere nel vostro interesse o l'interesse di chi ci circonda intraprendere il percorso della psichiatria farmacologica. Perché, dopo tutto, se non esistono screening per i fattori di rischio - se non sappiamo chi sarà la prossima vittima di violenza farmaco-indotta  - allora come possiamo giustificare ogni singola prescrizione? Siamo ad un punto nella storia della medicina, dove atti casuali di violenza personale e pubblica sono diventati rischi dovuti al trattamento per lo stress, l'ansia, la depressione, la disattenzione, il disagio psicosociale, la sindrome del colon irritabile, la stanchezza cronica, e perfino lo stress da incontinenza.

Le benzodiazepine (come quelle che la Cornell stava prendendo) e gli ipnotici (farmaci per sonno e ansia) hanno pure loro un potenziale documentato per aumentare il rischio di suicidio sia tentato che completato e sono stati implicati nell'autolesionismo  impulsivo tra cui le coltellate auto-inflitte durante i cambi di dosaggio. Troviamo anche la possibilità documentata che la suicidalità potrebbe emergere nei pazienti  trattati con questa classe di farmaci, anche quando non manifestavano tale tendenza, come  recenti ricerche affermano: “le benzodiazepine e gli ipnotici possono causare 'parasomnias' (disturbi del sonno ndt), che in rari casi possono portare alla ideazione suicidaria o a comportamenti suicidi in persone che non erano noti per essere suicidali”. E, naturalmente, con questi farmaci si forniscono i mezzi e il metodo con un noto profilo di avvelenamento letale. [in altri termini, ti mettono in mano le armi per ucciderti ndt]
Chiaramente gli assassini sono malati di mente, giusto? Che cosa succederebbe se ti dicessi che la scienza sostiene la preoccupazione che stiamo medicando civili innocenti trasformandoli in individui con stati di impulsività omicida?
Con i farmaci implicati nelle sparatorie nelle scuole, accoltellamenti, e anche il crollo del volo Germanwings , la prescrizione di psicofarmaci prima di questi episodi è stata catalogata su https://ssristories.org/ portandomi a sospettare che la prescrizione psichiatrica fosse la causa più probabile in tutti i rapporti di comportamento insolitamente violento nella sfera pubblica.
(Nota di Lunaria: infatti. Le stragi, quella gente, le ha fatte DOPO aver preso quelle porcherie, non prima. Probabilmente, se non fossero stati ingozzati con quella roba, non avrebbero commesso alcuna strage, perché, detto proprio brutalmente: se sei depresso e non sei trattato chimicamente, non hai voglia di fare un c*azzo, manco di alzarti dal letto per andare a p*sciare. Figurati se hai voglia di correre per strada sparando all'impazzata. La voglia e la frenesia, oltre ad un palese non-controllo dell'aggressività - che giaceva sepolta ed inattiva - ti viene dopo che prendi farmaci che ti attivano meccanismi chimici del tutto inaspettati)
Il documento più rilevante in questo senso, a mio parere, è stato pubblicato nel 2011 da Lucire e Crotty. Dieci casi di estrema violenza sono stati commessi da parte di pazienti a cui  sono stati prescritti antidepressivi - non per grave malattia mentale o per la depressione - ma per disagio psicosociale (ad esempio stress da lavoro, morte del cane, divorzio). Ciò che questi autori hanno identificato era che questi dieci soggetti avevano varianti di enzimi epatici responsabili del metabolismo dei farmaci aggravata dalla co-somministrazione di altri farmaci e sostanze. Tutti sono tornati alla loro personalità di base, quando l'antidepressivo è stato interrotto.

E ancora, altra riflessione utile:
https://recuperamente.blogspot.com/2014/08/mi-sono-accorto-che-su-questo-blog-ho.html

"Ma allora cosa altro proponi di diverso?" 
"Come se per forza si dovesse effettuare un qualche tipo di terapia, o un intervento per ristabilire la salute mentale ammesso che sia veramente compromessa.
Ok sono d'accordo che spesso la sofferenza e/o la confusione è tale per cui sarebbe veramente da stupidi non fare niente, ma tuttavia anche non fare assolutamente nulla può essere una opzione possibile, e  a chi lo desidera dovrebbe essere data questa possibilità. Infatti normalmente chi invoca le cure psichiatriche sono solitamente i familiari o i congiunti, mentre spesso i diretti interessati/e non ne vogliono proprio sapere, magari perché hanno letto questo blog o altri siti simili di stampo anti-psichiatrico, oppure più semplicemente non si sentono affatto 'malati' e perciò bisognosi di cure.
E come ho scritto in precedenza, anche il non fare nulla può essere sempre meglio delle cure psichiatriche."


Su Youtube guardatevi "Psichiatria un'industria di morte", che oltre a ripercorrere la storia horror della psichiatria, riporta anche le interviste a quei genitori che si erano incamponiti a far tragugiare psicofarmaci ai figli, e se li sono visti morire proprio a causa di questo; è come essere stati gli assassini dei propri figli.



Da parte mia, consiglio di leggere questo Autore (Cioran), se, per un qualche motivo, si sta passando un brutto momento dal punto di vista psicologico: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/12/cioran-i-miei-stralci-preferiti.html


io ne ho tratto parecchio giovamento (e considerato che siamo nel 2019, e lo lessi nel 2004, significa che il "metodo Cioran" funziona... ma ve lo testimonieranno anche gli altri affezionati cioraniani; peraltro, come metodo curativo è pure gratis, andando in biblioteca non dovete manco pagarli questi libri)

Poi fate un po' come vi pare, ci mancherebbe. Liberissimi di strafarvi di Zoloft (con tutto che come metodo è pericoloso non solo per voi, ma anche per il vostro prossimo, nella malaugurata ipotesi che "vi venisse voglia di fare la sparatoria")

Insomma, a me girerebbero anche le scatole a venir ammazzata da un qualcuno che spara all'impazzata per strada perché 5 minuti prima si è preso lo Zoloft visto che "era depresso perché aveva preso 5 in matematica". Ma tant'è.

Personalmente invece che andare a rovinarsi pasticciando chimicamente con roba "poco salutare", ritengo più utile leggere certi libri che sì, "mettono il dito nella piaga, fino in fondo" (e a fine lettura vi renderete conto che l'unica cura al malessere è il disinteresse e il distacco progressivo o anche l'esporre, con orgoglio, il proprio trauma come "parte migliore di sé" su cui hai costruito te stesso; delle volte anche questo funziona, perché è funzionale a ridurre la portata angosciante del trauma e a metabolizzarlo, anzi, ad "abbellirlo" facendolo passare come una parte di se stessi; dopo un po' di anni potreste persino farci dell'umorismo, su quella cosa che solo qualche anno prima vi faceva piangere tutto il giorno e starà a significare che ormai è acqua passata) e rispettare i propri ritmi (senza sforzarsi di fingere e recitare "una facciata di serenità" solo per far contenti i parenti e gente che ti sta intorno).
A me fu molto utile anche leggere questi stralci di Kierkegaard tratti da


li metto qui, magari saranno utili anche a voi lettori:

"La disperazione è chiamata la Malattia mortale: quella contraddizione tormentosa, quella malattia dell'io di morire eternamente, di morire eppure di non morire, di morire la morte...
La disperazione è un'autodistruzione, ma un'autodistruzione impotente, che non è capace di fare ciò che essa stessa vuole.
... Ma quanta più consapevolezza è in un tale individuo sofferente, tanto più la disperazione si eleva a potenza per diventare il demoniaco...
Un io che disperatamente vuol essere se stesso, si addolora di quest'io, di quell'altro difetto penoso che ormai non si può più togliere o separare dal suo io concreto.
Proprio su questo tormento gli concentra tutta la sua passione, che finalmente diventa una frenesia demoniaca.
Ora se Dio nel cielo e tutti gli angeli gli offrissero di trarlo dalla sua pena, no, ora egli non vuole più, ora è troppo tardi.
Una volta avrebbe dato volentieri tutto per essere liberato da quel tormento, ma lo facevano aspettare e ora il tempo è passato. Ora vuole infuriare contro tutto, vuol essere colui che è maltrattato da tutto il mondo, dal'esistenza.
Ora l'essenziale per lui è badare di avere sempre a portata di mano il suo tormento, l'essenziale è che nessuno glielo tolga...
Ah, che follia demoniaca, egli smania soprattutto per il pensiero che all'eternità potrebbe venire in mente di liberarlo dalla sua miseria. (...) Questo è lo stato dell'anima in disperazione.
Per quanto questo sfugga al disperato, per quanto gli riesca (il che vale soprattutto per quella specie di disperazione che ignora di essere disperazione) di perdere completamente il suo io e in maniera che questo non si faccia più sentire per niente, l'eternità rivelerà pure che il suo stato era disperazione e lo inchioderà al suo io in modo che diventi pure il suo tormento non potersi liberare da se stesso. E allora si manifesta che era un'illusione esserci riuscito.
Disperarsi per se stesso, voler disperatamente liberarsi da se stesso, è la formula per ogni disperazione...
...Nonostante tutti gli sforzi della disperazione, quella potenza è più forte di lui e lo costringe ad essere quell'io che egli non vuol essere... Essere un io come vuole lui, sarebbe (pur essendo, in altro senso, ugualmente disperato) tutta la sua gioia; ma venir costretto ad essere un io come non lo vuol essere, è il suo tormento, il tormento di non potersi liberare da se stesso."


"Io sono un essere infelice nel senso più profondo del termine, un essere costantemente inchiodato, fin dalla sua più giovane età, a una sofferenza che raggiunge i limiti della follia e che è causata probabilmente da un certo malinteso tra la mia anima e il mio corpo... Ne ho parlato al medico, e gli ho chiesto se tale anomalia possa essere guarita in modo da permettermi di realizzare il generale.
Ha manifestato dei dubbi.
Allora gli ho chiesto se non ritenesse possibile che lo spirito, attraverso la volontà mutasse o migliorasse in qualche maniera questo innato malinteso.
Di nuovo sembrava dubitare.
Mi consigliò anche di non tendere tutta la forza della mia volontà perché sapeva che avrebbe potuto far scoppiare tutto.
A partire da quel momento ho preso la mia decisione.
Ho accettato questa triste anomalia e queste sofferenze (che avrebbero potuto spingere al suicidio la maggior parte degli uomini capaci di immaginare tutta la tortura di tale orrore) come una scheggia nelle mie carni, come il mio limite, la mia croce, il prezzo smisurato a cui Dio mi ha venduto una potenza spirituale che non ha eguali fra i contemporanei.
Per quanto mi riguarda, fin dalla mia più giovane età mi è stata inserita una scheggia nelle carni: non fosse per essa, già da tempo vivrei della vita di tutto il mondo.....
Aiutato da questa spina nel piede, io salterò più in alto di chiunque abbia piedi sani."


CONSIGLIO ANCHE DI LEGGERE QUESTO LIBRO FONDAMENTALE, PER CAPIRE PERCHé LA PSICHIATRIA è IDENTICA ALL'INQUISIZIONE. QUESTO LIBRO SERVE ANCHE PER CONOSCERE I CRIMINI FATTI DALLA PSICHIATRIA.


Su internet, andate a leggervi anche questo scritto
http://www.ecn.org/filiarmonici/psicofarmaci.html




Se siete vittime di violenza psichiatrica, provate a parlare con gli autori di questi siti:
http://www.antipsichiatria.it/category/informazioni-e-campagne-legali/
http://www.associazionepenelope.it/chi-siamo/
https://www.ccdu.org/chi-siamo


APPROFONDIMENTO: IL BUSINESS DEI FARMACI


Il problema fondamentale che riguarda i farmaci può ridursi a qualcosa di piuttosto elementare. Forse non ha nulla a che fare con le decine di miliardi di dollari che singoli farmaci rendono ogni anno, né con le pratiche corruttive che simili compensi mettono in moto. Il problema fondamentale è che non vogliamo pensarci più di tanto.
Certo è difficile che esista un modo di curarsi meno impegnativo del mandar giù una pillola.
I farmaci sono studiati apposta per essere introdotti nel corpo in maniera da interferire il meno possibile con la "vita normale". Un farmaco è buono quando non ci si accorge nemmeno di assumerlo, per la ragione fin troppo umana che nessuno vuole soffermarsi a lungo sul proprio bisogno di assumere farmaci.
Le maggiori case farmaceutiche del mondo vanno a gonfie vele proprio perché sono così brave da cancellare ogni dolore, ogni angoscia, ogni dubbio che abbiamo o potremmo avere, riguardo alla nostra capacità di mangiare come si deve, di concentrarsi come si deve, fare sesso come si deve (Nota di Lunaria: infatti la psichiatria ha praticamente reso malattia qualsiasi atto o sentimento umano)
Il fattore "comodità" spiega in parte perché la nostra spesa farmaceutica mondiale continui a salire vertiginosamente anno dopo anno malgrado non ci siano prove che i benefici effettivi corrispondano minimamente alla spesa sostenuta (e vale tanto più per gli psicofarmaci, visto che "non curano alcunchè")
Qualche dato: il Lipitor ha fatto registrare vendite per 3 miliardi di dollari, lo Zocor ha fruttato 6,1 miliardi di dollari. L'antidepressivo Zyprexa si è aggiudicato una quota di 4,8 miliardi su un mercato di 19 miliardi di dollari.
A settembre 2004 il marketing per l'industria farmaceutica era salito a 29,2 miliardi di dollari.
I farmaci sono, a tutti gli effetti, dei prodotti commerciali che, in quanto tali, devono sopravvivere in modo competitivo.
è per questo che i colossi farmaceutici mirano soprattutto ad apportare piccoli ma significativi cambiamenti: per esempio, l'Adderall Xr è un farmaco a lento rilascio per "il deficit dell'attenzione" ed è diventato la maggiore fonte di reddito per l'azienda che lo produce, arrivando ad una quota del 15 per cento del mercato: vale oltre 3 miliardi di dollari.
Il Prozac è riuscito a creare un mercato della depressione da 19 miliardi di dollari (Nota di Lunaria: infatti: si convincono le persone, tramite propaganda psichiatrica, a sentirsi "depressi" e si creano quindi i "clienti" per la "soluzione farmacologica")
Rispetto al capostipite degli antidepressivi (l'Imipramina) la cosa che rese il Prozac così popolare era il dosaggio perfetto: una pillola al giorno senza il bisogno di trafficare con la posologia: risultava così facile da usare (e persino così cool e trendy. Nota di Lunaria)
La devastante sindrome di astinenza associata ad alcuni antidepressivi, sommata a un aumento del rischio di suicidio (*) è la ragione per cui l'industria farmaceutica è stata oggetto di forti critiche.
Il bisogno crescente di incrementare la propria quota di mercato ha raggiunto un livello tale da costringere le aziende farmaceutiche a fondersi tra loro per poter sopravvivere: la Big Pharma, cioè l'insieme delle grandi multinazionali farmaceutiche.
Gli spostamenti di potere, il lauto guadagno, hanno favorito interessi di natura commerciale oscurando via via qualsiasi idea di "bene pubblico": è per questo motivo che la spesa globale in prodotti farmaceutici è aumentata di ben 25 volte in quasi altrettanti anni, da 20 miliardi di dollari nel 1972 a oltre 500 miliardi di dollari nel 2004.
Ci si potrebbe chiedere: ma questo aumento di spesa ha portato a un miglioramento in termini di salute o di benessere?
Il 1928 fu l'anno in cui Alexander Fleming ebbe quella fortunata illuminazione sulla natura delle muffe che avrebbe poi relegato alla storia molte malattie infettive. Da allora, le scoperte mediche hanno trasformato le vite delle persone.
Nel 1940 l'armadietto dei medicinali era praticamente vuoto. Da lì al 1975 i medici ebbero accesso a 24 nuovi antibiotici, 15 antitumorali, 10 terapie per disturbi psichiatrici (**) 13 per malattie reumatiche, 18 per disturbi circolatori, 11 per problemi ormonali, numerosi steroidi sintetici. Negli anni Sessanta si registravano 70 nuove entità chimiche.
L'industria farmaceutica è stata in grado di accumulare un potere tanto smisurato nell'arco di tempo di una sola vita.
Nel 2004, per la vendita dei farmaci con ricetta, le 10 maggiori società farmaceutiche fecero registrare un reddito complessivo di oltre 205000 milioni.
L'industria farmaceutica è cresciuta a un ritmo impressionante.
Il termine "blockbuster drug", farmaco best-seller, è riferito a farmaci che vendono oltre un miliardo di dollari l'anno. Insomma, un singolo prodotto è in grado di raddoppiare o triplicare le dimensioni di una società farmaceutica.
La tendenza dominante a curare con medicinali - sopra ogni altro tipo di terapia, compresa quella di non fare assolutamente nulla - discende dall'età aurea in cui i farmaci venivano prodotti in modo rapido, incessante e, dal punto di vista di oggi, estremamente economico.
Alcuni farmaci portarono ad una vera e propria rivoluzione nella vita della gente: si pensi alla pillola contraccettiva, introdotta negli anni Sessanta, che permise alle donne di emanciparsi dallo sfruttamento sessuale-procreativo forzato.
Eppure è curioso che quasi tutte le classi di farmaci scoperte tra gli anni Trenta e anni Ottanta possono essere ricondotte a scoperte accidentali: ogni passo della rivoluzione terapeutica muoveva da un "capostipite", una sostanza di cui si erano osservati casualmente certi effetti su una o più patologie. Individuata la molecola interessante, i chimici cominciavano a manipolarla e i procedimenti della chimica applicata erano così prolifici che spesso una sola molecola capostipite generava migliaia di composti, in qualche misura riconducibili a essa.
I composti venivano selezionati, sottoposti a test sulla sicurezza e somministrati a persone affette dai disturbi in questione.
Se uno di essi presentava un effetto benefico dimostrabile, questo diventava il punto di partenza per un nuovo farmaco.
Il processo di scoperta dimostra quanto la capacità di osservazione umana fosse l'unico metodo in grado di fornire l'intuizione necessaria a creare un farmaco nuovo. Il viagra, ad esempio, fu scoperto studiando gli effetti collaterali di sostanze chimiche testate per il trattamento dell'angina.
Il problema è quando subentrò "l'odore dei soldi".
Le società farmaceutiche conducono campagne aggressive per cambiare le abitudini dei medici in fatto di prescrizioni e per differenziare i propri prodotti da quelli della concorrenza anche quando tali prodotti sono praticamente identici, iniziando vere e proprie "guerre terapeutiche" per le quali la vittoria può significare milioni di dollari per un'azienda farmaceutica. Ma per medici e pazienti può significare pubblicità ingannevoli, conflitti d'interesse, costi sempre maggiori per l'assistenza sanitaria e prescrizioni inadeguate.
Le società farmaceutiche hanno spesso incrementato le vendite alimentando la convinzione che ogni problema richiedesse necessariamente un trattamento farmacologico.
In particolare la psichiatria ha classificato sempre più individui come "anormali" e bisognosi di cure farmacologiche.
Oggi è anche radicata tra i pazienti l'idea che la buona salute sia sempre a portata di mano. Quella che la salute sia una merce acquistabile e vendibile come tutte le altre è una convinzione che fa affidamento su una visione del futuro propria delle stesse case farmaceutiche.
Certi farmaci "non richiedono alcun cambio di abitudini" e soprattutto, nessuna comprensione all'origine del disturbo e nessuna riflessione di qualunque tipo.

Nota di Lunaria: è per questo motivo che gli psicofarmaci "non curano un problema d'angoscia, un trauma doloroso" perché non hanno il potere di cambiare le cause che hanno originato l'angoscia e il dolore, il trauma. Se il trauma è stato originato da un evento reale e concreto, se lo stato di malessere è causato da un problema reale, lo psicofarmaco non interviene sulle cause che hanno portato al malessere psicologico e il problema resta "sedato" per un tempo variabile solo nella percezione mentale del "paziente", ma nella realtà vera, concreta, tangibile, il problema resta immutato e permanente, irrisolto. Gli psicofarmaci poi "attivano" le energie  (energie che sono minime su pazienti "depressi" non trattati farmacologicamente) e rende "più facile" porre in atto comportamenti suicidi o aggressivi.
"(...) com'è accertato che il paziente depresso non si uccide al momento della tristezza più profonda quando prevale il senso di impotenza ed il fattore d'inibizione ma il gesto si attua nel momento in cui, attraverso i farmaci, avviene un'attivazione della volontà associata alla percezione lucida del disagio."
Peraltro, l'industria farmaceutica, soprattutto quella psichiatrica, monopolizza nelle proprie mani questioni che in realtà riguardano il singolo individuo: cosa significa essere sani, quale sia la durata della vita accettabile, come si deve curare una malattia. 
Riguardano il modo in cui scegliamo di vivere e di morire.

(*) oltre che di violenza omicida, come dimostrano le vicende dei teen agers Mass Murders\assassini stragisti che sparano nelle scuole; vedi la vicenda della Columbine. La maggior parte di questi adolescenti era stata trattata con dosi massicce di zoloft, xanax e prozac oltre che altri antidepressivi. Nota di Lunaria

(**) Oggigiorno poi la psichiatria ha aumentato in maniera abnorme e grottesca il numero dei "disturbi del comportamento", inserendo, nel loro elenco, cose del tipo "avversione per la matematica", "lavarsi troppo", "vestirsi in maniera esagerata" e altri comportamenti che non sono malattie ma modi di essere.
 
ALTRO APPROFONDIMENTO tratto da



Nota di Lunaria: ho letto abbastanza sulla psichiatria per essere contraria, soprattutto quando vengono somministrati "psicofarmaci" per cose banali come l'aver preso un 5 in matematica.
Non voglio ora addentrarmi nei casi veramente gravi, che rendono la vita impossibile (lesioni al cervello, danni veri ai sensi e alle percezioni) e che forse vengono risolti in parte da cure farmacologiche, ma solo riportare un po' di notizie sugli psicofarmaci che solitamente la gente ignora. Per cui, prima di ridurvi ad uno stato zombesco (con seri effetti estetici, per giunta, al volto e alle mani) il mio consiglio è di leggere un po' di materiale antipsichiatrico, tanto per vedere l'enorme business vergognoso che viene fatto sulle spalle dei gonzi che si lasciano circuire ("malati di..." un bel niente, visto che le malattie psichiatriche non esistono neanche scientificamente, ma sono "etichette inventate per vendere nuovi farmaci"), oltre che informarvi bene sugli effetti collaterali che vi procurerà "la magica pillolina" (parlo anche di danni estetici e fisici)
Vedi anche il video "Psichiatria, un'Industria di Morte" per vedere dove e quando è nata questa "scienza" e cosa ha fatto...
Da parte mia, sono fiera di non aver mai tragugiato "pilloline" anche quando passavo momenti pessimi, preferendo la musica e l'arte. Riporto quindi alcuni stralci utili e invito le persone a pensarci davvero bene, prima di "zombizzarsi".  Noi siamo la somma dei nostri atti e delle vicende subite, nel bene o nel male. Andare a cancellare (e solo in apparenza) ricordi, eventi ecc., pensando di "diventare come nuovi" può solo peggiorare più di prima la situazione: un qualsiasi dolore è la spia che qualcosa non va e che qualcosa poteva essere stato fatto meglio; non si può cambiare il passato ma il futuro sì e quel dolore dovrebbe appunto servirti da medicina per non farti più lo stesso errore. Ma se tu lo cancelli e lo sopprimi ad ore con l'uso di psicofarmaci, non rischi di caderci nuovamente dentro, se non ne hai più memoria, e rifare lo stesso errore?

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In caso di terapia antidepressiva i rischi maggiori [di suicidio] sono tra la terza settimana e i tre mesi del trattamento. I motivi sono facilmente intuibili: durante la fase depressiva, il calo dell'umore e la stessa forza fisica sono talmente bassi da impedire qualunque gesto o attività volontaria; il farmaco attiva le energie, chiarifica l'esame di realtà e, ovviamente, non modifica i problemi che hanno determinato e continuano a determinare la condizione di tristezza.
è importante porsi alcune domande cruciali quando si pensa al "contratto" farmacologico quale strumento ritenuto falsamente prioritario ed essenziale nell'approccio al sopravvissuto di un tentativo o ai familiari di un soggetto deceduto per autosoppressione. Quanti suicidi o tentati suicidi avvengono con farmaci? Quanti pazienti si suicidano durante un trattamento antidepressivo? Cosa nasconda la somministrazione e l'uso di un farmaco, nel prescrittore e nell'assuntore dello stesso.
Se, come dice Hillman, la problematica del disagio mentale e della sua massima espressione di scacco nella ricerca della morte, è una questione di "anima" e non di cervello, allora dobbiamo sempre interrogarci su una fondamentale presa di posizione terapeutica sostenuta da Aldo Carotenuto: "Medicalizzare il malessere dell'anima è stata un'operazione forse difensiva, che come tale deve essere demistificata"
Lo stesso suicidio diventa propiziatorio per una metamorfosi, caricandosi della forza e della violenza implicita in ogni scelta, e come in ogni scelta con il dolore della lacerazione per la decisione stessa. Questa scelta, poi, in quanto spinta interiore può essere soltanto accettata, eventualmente compresa, non necessariamente capita e tanto meno giudicata con i parametri della normalità accettata.

Dopo ogni crisi c'è un cambiamento: il cambiamento può essere migliore o peggiore del passato, uguale mai. A questo punto c'è da chiedersi a chi aspetta decidere la via da seguire, e con quali criteri si può affrontare la decisione: "è la persona stessa che diventa unico vero arbitro della sua esperienza e che può dare un senso a quello che è accaduto."
La crisi, perciò, fa trasbordare la normopatia in una novità incontenibile che costringe ad una presa di coscienza sui propri valori, su una serenità precedente a volte sonnacchiosa e passiva, su una realtà scontata e auspicata come eterna, stabile; essa diventa la smobilitazione di forze che in sé non sono né buone né cattive, ma lo possono diventare se si chiudono occhi e orecchi e ci si ovatta autisticamente in una nostalgia (algia=sofferenza, nòstos=ritorno) rodente e paralizzante, per un desiderio impossibile di ritorno ad un illusorio quanto fantastico passato.
La crisi che qui si intende come psicologica può avere le cause più disparate: dal cancro che mette in discussione la vita, alla malattia invalidante che smobilita il corpo, alla rottura sentimentale che fa emergere il senso di solitudine, alla morte di una persona significativa che costringe al confronto con il lutto, al tracollo economico che sballa la sicurezza materiale, al suicidio come sintomo di un disagio nascosto e di una omeostasi precaria.
In caso di terapia antidepressiva i rischi maggiori sono tra la terza settimana e i tre mesi del trattamento. I motivi sono facilmente intuibili: durante la fase depressiva, il calo dell'umore e la stessa forza fisica sono talmente bassi da impedire qualunque gesto e attività volontaria; il farmaco attiva le energie, chiarifica l'esame di realtà e, ovviamente, non modifica i problemi che hanno determinato e continuano a determinare la condizione di tristezza (...) com'è accertato che il paziente depresso non si uccide al momento della tristezza più profonda quando prevale il senso di impotenza ed il fattore d'inibizione ma il gesto si attua nel momento in cui, attraverso i farmaci, avviene un'attivazione della volontà associata alla percezione lucida del disagio.
Se c'è un disagio sempre più diffuso a livello sociale, visto che il nostro sistema è il migliore possibile, vuol dire che i disturbati non reggono e allora bisogna psicofarmacolizzarli.
Ecco, brevissimamente, due modi per non affrontare il problema, soprattutto per colpevolizzare chi sta male facendo intendere che il problema è suo, del suo cervello, che non regge il mondo attuale ed i suoi cambiamenti; non invece pensare che forse il disagio è un segnale da decodificare per evitare, semmai, disastri peggiori. Anche in medicina il dolore serve: l'angina serve per avvertire che il cuore ha dei problemi e che il proprietario deve fermarsi; la lombosciatalgia avverte che la spina dorsale non è in buono stato e che non bisogna proseguire nello sforzo, la tosse avvisa che l'apparato polmonare ha bisogno di cambiare abitudini. Nel campo della psiche, forse, il dolore potrebbe dire che le nostre consuetudini, aspettative, comportamenti di vita, ci stanno facendo del male: in questo campo qualunque domanda sembra lecita e l'obiettivo è zittire il segnale per poter proseguire anestetizzati verso il disastro.

Potremmo anche dire, con questa chiarezza nella determinazione della propria interiorità e della sua proiezione progettuale verso il mondo, che proprio "Nella nostra patologia la nostra salvezza", nel senso che fintanto che il dolore si manifesta, la sofferenza in qualche modo si esprime, le forze sane e vitali sono attive e presenti, e spingono verso una soluzione creativa dei problemi presenti ed emergenti.
Come ogni dolore fisico deve essere interpretato per poter risalire alla causa dell'alterazione di quell'organo e di quell'apparato, e non deve essere eliminato farmacologicamente con il rischio di nascondere una patologia che potrebbe essere mortale, così il dolore psichico deve essere decodificato per impedire una inesorabile morte della creatività e della poesia dell'anima (Nota di Lunaria: è ovvio che se gente come Poe, Van Gogh, Cioran e il 98% dei filosofi, artisti e poeti che ha composto qualcosa sul dolore e sull'angoscia, si fosse lasciato rincretinire dai veleni psichici per addormentarsi il cervello, oggi non avremmo alcuna forma di arte, poesia e filosofia sull'esistenza)
In sostanza, se il suicidio è un modo per interrompere l'angoscia che deriva dal non riuscire a superare il dubbio e la contraddizione della vita, non possiamo scivolare nella stessa tecnica di suicidarci intellettualmente non riuscendo a superare i nostri limiti e l'angoscia, di fronte alla mancata elaborazione della nostra morte e del lutto per noi stessi.
MEGLIO METTERE DELLE PROVE PRIMA CHE QUALCUNO STRILLI CHE "SONO COSE CHE MI SONO INVENTATA IO"



ALTRO APPROFONDIMENTO:


Le case farmaceutiche non possono che essere entusiaste dei DSM (i manuali psichiatrici che contengono l'elenco, aggiornato, di tutte le malattie mentali), visto che per ogni "malattia mentale" (e gli psichiatri ne "scoprono" [creano] di continue...) è proposto un trattamento farmacologico.

Che la psichiatria vada a braccetto con logiche di potere e business è sotto gli occhi di tutti quelli che si sono occupati di Big Pharma: il 56,7% (percentuale poi salita al 69% nel 2012) degli psichiatri che ha lavorato alla stesura del DSM ha un legame di tipo economico con le case farmaceutiche e il 100% di chi ha "scritto su disturbi dell'umore, della schizofrenia, delle psicosi" ha legami con le aziende che producono antidepressivi. 
Gli psichiatri che hanno inventato il "disturbo disforico premestruale" (cioè considerare depresse le donne che hanno i dolori fisici e mentali tipici del ciclo mestruale) erano collaboratori di una celebre casa farmaceutica che ha il Sarafem come suo prodotto di spicco. (pagina 46)

Nel 2000, gli psicofarmaci furono la maggior fonte di guadagno per le case farmaceutiche (+ 900 miliardi di dollari). Al top del guadagno per Big Pharma ci stanno gli antipsicotici (18 miliardi di fatturato), gli antidepressivi (12 miliardi); seguono, i "farmaci" per "la cura" del "disturbo del deficit d'attenzione\iperattività".  
(pagina 40)

Il business della psichiatria si basa proprio sullo "scoprire di continuo" nuove malattie, allargando i parametri per far rientrare più gente possibile. Questo fenomeno è stato definito "disease mongering" ("commercializzazione della malattia"). Attraverso il marketing, il ricorso a "testimonial VIP", all'estendere i criteri diagnostici per la patologizzazione di questo e quello includendo più persone possibili (1), le case farmaceutiche riescono a raggiungere nuovi clienti convincendo le persone di "essere malate di una qualche malattia". Big Pharma non si rivolge più ai veri malati, bensì a malati immaginari e a persone che vengono indotte a sentirsi malate.
Etichettando come patologici comportamenti e stati d'animo che erano sempre stati considerati una normale variante del carattere, si può creare il nuovo disturbo per il quale già esiste, ovviamente, il miracoloso farmaco che lo curerà. (...) Ciò che un tempo era considerato "timidezza, riservatezza" è stato trasformato in malattia: "disturbo di ansia sociale"  (pagine 41 e 42) (...) e nel 1999 venne "lanciata la cura per questo terribile disturbo così invalidante": il Paxil (Paroxetina), che fece guadagnare alla casa farmaceutica che lo produceva ben 3 miliardi di dollari! Nel 2005 il Paxil "per curare la timidezza, trasformata in malatta" era l'antidepressivo più usato al mondo dopo che un marketing costruito ad hoc aveva fatto credere che ci fosse una vera e propria "epidemia di disturbo da ansia sociale". (pagina 43)

Ovviamente Big Pharma ha tutto l'interesse che "i pazienti" che, indotti e indottrinati dal loro marketing, (2) "scoprono di essere malati", si riuniscano in associazioni, per "spargere ancora meglio in giro" la propaganda e renderla più credibile: se sono malati, esiste la malattia, e viceversa. Infatti queste associazioni sono finanziate e spacciate in giro proprio da Big Pharma (pagina 44).
Sottoporre persone sanissime a trattamenti farmacologici non necessari può arrecare danno, ma del resto i padri fondatori della psichiatria e i direttori generali delle case farmaceutiche hanno sempre scritto o detto, nero su bianco, che il loro grande sogno era quello di vendere farmaci non solo ai malati, ma anche ai sani. (pagina 47)


(1) è il caso del colesterolo, peraltro elemento costitutivo indispensabile del nostro corpo; diventa dannoso quando è molto alto, ma le case farmaceutiche negli anni hanno abbassato sempre più i "paletti" del colesterolo, per includere più persone possibili. 
I farmaci usati per il controllo del colesterolo (le statine) sono uno dei farmaci bestseller della lobby farmaceutica. Insomma, per Big Pharma non si tratta neanche più di assicurarsi quella fetta di persone realmente a rischio per il colesterolo alto, ma di far diventare cliente anche chi non ha minimamente il colesterolo alto, facendogli credere di essere un malato, abbassando continuamente l'asticella dei valori che indicano il colesterolo alto. 
La stessa cosa è stata fatta anche per la glicemia e la pressione.

(2) Le case farmaceutiche spendono più in pubblicità che non in ricerca (pagina 47) Negli Stati Uniti si spendono 30 miliardi di dollari ogni anno solo per il marketing; congressi, convegni, corsi di formazione sono quasi interamente finanziati da Big Pharma. 
Ogni medico, specialmente gli psichiatri, ricevono le visite dei rappresentanti farmaceutici che lasciano opuscoli nei quali il farmaco è descritto con toni mirabolanti e gli effetti collaterali sono spesso ridimensionati (pagina 50) 
Come si può pensare che ci sia sincerità e oggettività, oltre che sicurezza per i pazienti, quando per mero business, si tace o si ridimensionano gli effetti collaterali di un farmaco e raramente sono pubblicati studi critici che "guastino" l'immagine delle case farmaceutiche? (pagina 51) 
Oltre alla propaganda che passa sui giornali, ai programmi tv, sul web, che ha lo scopo di persuadere il potenziale cliente che "ogni cosa diventerà migliore con la psicopillola giusta", Big Pharma induce i medici a prescrivere il nuovo farmaco ogni volta che se ne presenti la possibilità (pagina 48). Invitando in tv "l'esperto psichiatra da salotto", si "istruisce il pubblico" su un dato disturbo, (tanto, quante persone conoscono una vera storia della psichiatria?! Quattro gatti in tutta Italia...) si citano i benefici dei farmaci (anche senza nominarli) e si conclude il tutto con la magica formula del "chiedi al tuo medico di fiducia". Al primo maldipancia o malditesta, l'ignaro paziente andrà dal medico di fiducia, accettando più facilmente "gli antidepressivi, gli ansiolitici" perché "ha visto il programma in tv"
Basti pensare alla gigantesca campagna pubblicitaria destinata al pubblico maschile: il Viagra. Convincendo milioni di uomini che "avevano una disfunzione erettiva" e che "dovevano assolutamente migliorare le loro perfomance erotiche", usando come metro di paragone la finzione cinematografica dei video porno, milioni di uomini hanno acquistato il Viagra, per un record di vendite pari a 86 milioni solo in Italia, per lo più acquistate da uomini che non avevano neanche problemi erettivi, ma erano convinti di "potenziare la performance", credendo che il Viagra fosse un afrodisiaco. (pagina 49)
Analogamente fa l'industria della cosmesi o della chirurgia estetica: se riescono a convincere, tramite marketing, che "seni al silicone, labbra gonfiate, gambe senza cellulite" sono più sexy e l'arma vincente per conquistare gli uomini, le lobby dell'estetica si sono assicurate una buona fetta di donne.
Considerando che dal 25 al 50% dei pazienti dei medici di base ha qualche disagio emotivo che influisce sul suo disturbo fisico, questa fetta di potenziali clienti rappresenta una ghiotta occasione per la lobby psichiatrica di aumentare la vendita degli psicofarmaci.
Basta convincere i medici di base (magari desiderosi di disfarsi brevemente dei pazienti dando loro una risposta immediata) che "depressione e disturbi ansiosi sono molto diffusi" e il gioco è fatto. (pagina 52)
 
Nota di Lunaria: è successo anche a me. Di fronte a un paio di problemi fisici, peraltro uno di essi visibile ad occhio nudo, il mio medico curante del tempo e il farmacista "suggerirono" l'aiutino psichiatrico. 
Cosa che mi fece infuriare - ero già contraria alla psichiatria fin da adolescente - tanto che cambiai medico e uscii dalla farmacia senza comprare niente.


trovate un'intervista straziante, che svela un dettaglio poco citato:

"Manuel ha iniziato anche ad usare sostanze"
(minuto 00:09:56)
"Abusare di psicofarmaci, soprattutto" (00:09:58)
"si è scollegato, credo, totalmente dalla realtà" (00:10:02)




Bullismo: alcune riflessioni


"Bullismo e Cyberbullismo rappresentano una forma estrema di degenerazione nel comportamento di alcuni bambini e ragazzi. Il bullo è un violento ma spesso dietro questo atteggiamento nasconde una grande fragilità: cerca l'affermazione attraverso l'uso della forza, pensando di compensare in questo modo sentimenti di inferiorità nei confronti degli altri. In una società come quella attuale, dove l'apparire ha più importanza dell'essere, l'amplificazione prodotta dal web e dai social network estremizza questi comportamenti, e la prodezza del bullo si trasforma in uno spettacolo con decine di migliaia di spettatori" (Nota di Lunaria: si pensi a quei video di violenza sessuale, oppure video di rapporti sessuali tra consenzienti, che poi vengono diffusi sui social network all'insaputa della persona o delle persone coinvolte)

Nota di Lunaria: io stessa ho subito (e ancora subisco) insulti e prese in giro che mi vengono gridate dietro anche per strada. In genere, chiunque, uomo o donna, esterni le sue preferenze estetiche musicali (punk, emo, gothic, metal ecc.) può venir insultato e spesso picchiato dai suoi coetanei o anche da gente più grande. In Inghilterra è stata approvata una legge che tutela le persone vittime di aggressioni e violenza a causa del loro aspetto fisico\estetico.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/07/regno-unito-sei-goth-emo-punk-o-metallaro-sei-protetto-dalla-violenza-per-legge/553831/
La legge è stata pensata dopo che una ragazza, Sophie Lancaster, è morta a seguito di un pestaggio (anche il suo ragazzo è stato picchiato, ma è sopravvissuto). 
http://intervistemetal.blogspot.com/2017/06/sophie-lancaster-un-caso-di-razzismo-e.html
I due giovani sono stati aggrediti da due coetanei e sono stati picchiati perché "avevano un look alternativo".





Io, negli anni Novanta, subivo spesso le minacce e gli insulti da parte di gruppettini di "gabber" (ragazzi\ragazze che ascoltavano la musica Hardcore) che prendevano di mira gli appassionati di rock, metal, punk ecc. Tuttavia, specifico che per quanto io abbia subito insulti e sfottò da parte dei ragazzini gabber negli anni Novanta (attualmente non se ne vedono più, e comunque, gli appassionati di musica Hardcore ormai hanno più di 30 anni) NON è VERO che tutti i gabber fossero violenti, drogati o alcoolizzati; due delle mie migliori amiche dell'epoca erano gabber. (https://intervistemetal.blogspot.com/2016/01/we-are-all-slaves-to-rave-unanalisi.html)
 
I primi studi relativi al bullismo e al mobbing risalgono al 1972: pioniere fu lo studioso Heinemann, anche se il termine "mobbing" (assediare, accerchiare, assalire in massa) venne usato anche da Konrad Lorenz, parlando del comportamento delle anatre selvatiche ai danni di un'altra anatra  allo scopo di allontanare il singolo che veniva percepito come minaccia: l'attacco era collettivo. Tuttavia per Lorenz l'aggressività era inevitabile (si accumulava in una certa quantità e andava sfogata; tale teoria è stata chiamata "appetenza") e come la fame comporta l'esigenza di nutrirsi, l'aggressività fa crescere il bisogno di combattere. L'aggressività viene vista come istinto di conservazione e serve a delimitare un territorio o ad individuare il più forte "capofamiglia". Da queste analisi hanno preso spunto anche studiosi come Olweus, estendendo il concetto di mobbing anche agli esseri umani (inclusi i bambini). Tuttavia, rispetto alle primissime analisi (più di trent'anni fa, quindi) attualmente è cambiato anche il modo di aggredire, sia quando gli aggressori sono maschi, sia quando sono femmine (mentre all'epoca dei primi studi, le femmine apparivano sempre come vittime). Una delle caratteristiche più lampanti del bullismo fatto da femmine, rispetto a quello maschile, è che le femmine preferiscono le aggressioni indirette (fare pettegolezzi, calunniare) o isolare un soggetto dal gruppo. Negli ultimi tempi si è studiato il bullismo correlandolo al suicidio giovanile. Si tenga presente però che in molte culture si riteneva che "i maltrattamenti fossero utili" perché servivano a diventare più forti e a crescere. è anche per questo motivo che i "riti di passaggio", in certe culture, prevedevano cruenti maltrattamenti e una volta finiti, i ragazzini che ne erano stati vittime venivano considerati "adulti". (Nota di Lunaria: sì, vedi per esempio il fenomeno delle mutilazioni genitali o di altre pratiche estetiche particolarmente cruente, tanto femminili quanto maschili, in voga nel contesto africano, polinesiano o aborigeno: mutilazioni della clitoride, cucitura delle grandi labbra, peni tagliati a metà, pelle incisa per formare particolare scarificazioni che ricordino la pelle del coccodrillo o altri motivi)


In Italia i primi studi risalgono al 1993, sulla base degli studi fatti dal norvegese Olweus. Mentre nei primi tempi il bullismo avveniva in spazi poco sorvegliati come cortili, corridoi, palestre o all'intervallo, negli ultimi tempi il bullismo è diventato cyberbullismo, e si svolge sul web. Molto spesso gli stessi adulti considerano il bullismo qualcosa di poco conto, come se fosse uno scherzo. Anche il "nonnismo" tipico delle forze armate, indicava dei comportamenti vessatori nei confronti dei "novizi" e veniva percepito come "utile". Adulti che sminuiscono atti di bullismo considerandoli "ragazzate" fanno aumentare l'omertà. Il bullismo si alimenta di paura e la genera a sua volta. Il bullo ha paura di essere considerato inferiore, la vittima ha paura di subire ritorsioni se si ribella; c'è poi la paura degli spettatori, che assistono al fatto, ma hanno paura di essere presi a loro volta di mira. In questo senso, il bullismo non è un fenomeno individuale, ma sociale.

Nota di Lunaria: ci si ricordi che molte aggressioni sono anche omofobe: si prende di mira e si picchia "il frocio, l'effemminato", cioè non solo omosessuali, ma anche eterosessuali che abbiano un look particolare o un tipo di comportamento giudicato "non virile"; vedi, per esempio, le aggressioni subite dai ragazzi emo, giudicati "checche" anche se molti di essi sono eterosessuali, ma, semplicemente, "non si comportano" come la massa dei loro coetanei più superficiali o cinici. Viceversa, una ragazzina corpulenta, che fa sport, che è attiva, viene giudicata "maschiaccio", "lesbica".
(http://intervistemetal.blogspot.com/2019/04/discriminazioni-giuridiche-contro.html)

I modelli adottati per definire gli altri (anche tramite stereotipi) provengono o dalla famiglia o dall'ambiente circostante\mass media: per esempio, in società molto machiste, i maschi "veri" saranno quelli grandi e grossi, spavaldi, aggressivi; il peggior insulto sarà il termine "gay". In queste società non ci sarà niente di strano se alcuni ragazzi per mettere in mostra la loro virilità e pavoneggiarsi, stabiliranno rapporti di dominazione con ragazzi considerati "meno virili" di loro. Anche tra ragazze c'è competizione (anche se è meno basata sulla forza fisica): la "vera femmina" deve essere carina, vestita alla moda, quella che più piace ai ragazzi (meglio se sono quelli "bulli"). In questo modo, si creano gerarchie maschili e gerarchie femminili. Se per i bulli machisti il peggior insulto è "gay", per le ragazze il peggior insulto sarà "racchia", perché l'aspetto estetico "molto femminile" è il requisito fondamentale per sentirsi parte del gruppo delle femmine. Il bullismo al femminile in genere è poco basato sull'uso della forza fisica (anche se non sono mancati casi di pestaggi) e più incentrato su insulti, ridicolizzazioni, calunnie, "parlare alle spalle" contro un'altra ragazza, che, in questo modo, viene esclusa, ostracizzata, minata nella sua desiderabilità sociale, "fatta fuori" (se considerata una rivale in amore).
Non è da confondere "bullismo" con "vandalismo": il bullismo non implica sempre sfasciare oggetti o luoghi. I bulli maschi quasi sempre vengono visti come "modelli positivi", sono ben inseriti nella società e hanno buone capacità comunicative; vengono spesso visti come punti di riferimento; alcuni bulli sono essi stessi vittime di altri bulli e replicano quanto subito, altri sono bulli con difficoltà economiche-sociali, invidiosi degli altri: possono aggredire qualcuno per ottenere oggetti che non possono permettersi.
In genere, attorno al bullo agiscono anche dei gregari che aiutano il bullo.


Dal punto di vista letterario, quasi tutti ricordano personaggi come Franti,  che, nel romanzo "Cuore" di de Amicis, personifica il perfetto bullo:  "quando uno piange, egli ride\picchia il muratorino perché è piccolo\tormenta Crossi perché ha il braccio morto\schernisce Precossi\Provoca tutti i più deboli di lui e quando fa a pugni, s'inferocisce e tira a far male"



Oppure "Il Signore delle Mosche"



dove un gruppetto di ragazzini sopravvissuti ad un incidente, su un isola deserta, replica una gerarchia e tutti i meccanismi di inclusione ed esclusione dal gruppo, regredendo ad uno stato primitivo. All'autore l'idea per il romanzo venne in seguito all'aver osservato, in una scuola, una rissa in una classe di alunni lasciata senza insegnante. (https://intervistemetal.blogspot.com/2018/10/lutopia-sociopoliica-in-orwell-golding.html)


Nota di Lunaria: ma anche "Rosso Malpelo" il personaggio della celebre novella di Verga, che condannato al lavoro minorile nella cava, era diventato violento e cinico, angariava Ranocchio pur essendogli affezionato, a modo suo. (https://intervistemetal.blogspot.com/2018/07/giovanni-verga-1-i-romanzi-e-vita-dei.html)

Tuttavia, oggi, rispetto a de Amicis e Verga noi sappiamo che il bullismo non sempre è originato dalla miseria e dalla povertà, al contrario. Per questi autori, la miseria causava cattiveria, ma erano ottimisti: eliminare la miseria voleva dire eliminare il fenomeno della violenza. Invece le cose non stanno sempre così.


Qualcuno ricorderà anche il film "La storia infinita": solo a fine film, Sebastian, cavalcando il "Fortunadrago", riesce a mettere in fuga i tre bulletti che lo rinchiudevano nel cassetto dell'immondizia.



 Ma ancora più inquietante è stato l'esperimento, poi diventato film, di Philip Zimbardo, che simulava la vita di una prigione, facendo interpretare il ruolo di carcerieri o di detenuti a dei ragazzi di ceto medio ritenuti i più equilibrati. La mattina del sesto giorno la situazione era già degenerata: i "detenuti" stavano crollando psicologicamente, i "carcerieri" avevano messo in pratica via via comportamenti sempre più sadici.


Il bullismo, quindi, non dipende da tratti specifici della personalità, ma sembra proliferare in contesti dove c'è competizione, legge del più forte, autoaffermazione; le azioni vessatorie vengono spiegate attraverso l'ethos, cioè il sistema di valori di un gruppo: i ragazzi mutuano dagli adulti o dai genitori valori e comportamenti. è stato dimostrato che i bulli sono nati in famiglie dove l'ethos era fondato sull'individualismo e sull'egoismo.

Tendenzialmente ci si riferisce ai maltrattamenti su ragazzini col termine "bullismo" e a forme di violenza e prevaricazione su adulti col termine "mobbing", ma in realtà tra questi fenomeni esiste una contiguità e una continuità.

Mentre il bullo riceve tutta una serie di vantaggi (si sente potente, è stimato, applaudito, può rubare soldi o altro alla vittima) la vittima si sente impotente, odia se stesso perché non sa reagire, si isola oppure può diventare egli stesso un bullo nei confronti di altre vittime più deboli di lui.
Oltre al bullismo omofobo e razziale, negli ultimi tempi si è diffuso anche un bullismo chiamato "happy slapping" che consiste in un attacco a sorpresa, basato su schiaffi, e il tutto viene ripreso con i cellulari; il video viene poi diffuso sul web. Per i giovani, comunque, è fondamentale fare parte di un gruppo di coetanei: condividono lo stesso abbigliamento, musica, passioni; se per un qualche motivo qualcuno non è così, può essere preso di mira. I ragazzi formano aggregazioni sociali e il bambino costruisce la propria identità in base alle esperienze che compie (o subisce). L'identità dei ragazzi è il prodotto della relazione tra l'Io e gli altri; l'identità sociale è la concezione di sé che deriva dalla consapevolezza di essere membro di un gruppo sociale. L'appartenenza al gruppo fa sentire "parte del gruppo" e si contrappone un "noi" ad un "loro". Molto spesso si svalutano gli altri gruppi per valorizzare il proprio. Le categorie di appartenenza ai gruppi (categorizzazione sociale) passano per categorie di appartenenza basate sul genere, età, etnia, posizione sociale, abbigliamento, ecc.


In realtà, già bambini molto piccoli operano discriminazioni: a 3 anni distinguono tra "maschi" e "femmine", a 4 anni distinguono le etnie; tra i 9 e 10 anni sanno discriminare in base alla desiderabilità sociale. A scuola i bambini, infatti, fanno gruppo con quelli che percepiscono più simili a loro; quando gli adolescenti entrano a far parte di un gruppo, se il gruppo in questione è considerato positivamente dalla società, l'autostima di chi ne fa parte ne trae beneficio. Il bullismo può servire, quindi, ad escludere un membro o a sottolineare la sua estraneità dal gruppo. Gli adolescenti hanno paura di non essere al top, di perdere la reputazione, di essere etichettati, di essere esclusi, di essere brutti, di essere rifiutati.

Infine, citiamo uno dei casi più gravi di bullismo femminile: a Manchester, Poppy Bracey (13 anni) si è suicidata perché veniva maltrattata dalle coetanee che la consideravano "troppo bella" e quindi una rivale in amore, per l'interesse dei ragazzi. In Italia, poi, una delle ragazzine assassine più note che è entrata nella storia della cronaca nera è stata Erika (che ha ammazzato la madre e il fratellino,
a Novi Ligure, nel 2001).  [*]

Correlato al bullismo femminile è il fenomeno delle "baby escort", cioè ragazzine che si prostituiscono (in particolar modo offrendosi ad uomini adulti) in cambio di cose come drink in discoteca, ricariche telefoniche, regali costosi.

[*] Sulle donne serial killer vedi:
https://intervistemetal.blogspot.com/2018/10/donne-serial-killer.html
tuttavia, l'argomento lo riprenderò prossimamente con più dettagli, aggiungendo anche il fenomeno delle terroriste cecene e delle ecoterroriste.


I Tarocchi nel commento di Patricia Frances Rowell


Nota di Lunaria: ovviamente è una versione romanzata di una lettura dei Tarocchi. Però il brano è bello e contiene qualche elemento di verità. Per uno studio approfondito, vedi:
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/i-tarocchi-nel-commento-di-oswald-wirth.html


Daj tirò fuori un mazzo di carte dalla tasca della voluminosa gonna che indossava e glielo porse. Morgan le guardò. Carte di tarocchi. Così la vecchia zingara voleva predirgli il futuro? Stava per congedarla, ma la curiosità ebbe il sopravvento. Mescolò le carte con cura e poi restituì il mazzo a Daj. Se le aveva truccate, avrebbe svelato l'inganno, qualunque esso fosse. Daj tagliò ancora il mazzo e girò la prima carta: raffigurava un uomo bruno dal viso truce, che teneva una spada fra le braccia incrociate sul petto.
"Il Re di Spade. Voi", disse Daj con tono solenne guardandolo negli occhi.
Una ragionevole somiglianza, pensò Morgan. La figura suggeriva forza di volontà, determinazione, e una buona dose di rabbia. Morgan si strinse nelle spalle e Daj girò un'altra carta. Questa raffigurava una scheletro con una scimitarra. La Morte.
La vecchia stava cercando di spaventarlo. Doveva aver veramente truccato il mazzo. Morgan stava per protestare, ma si sorprese ad annuire con calma.
"Sì, siete di fronte a grandi cambiamenti. Il vecchio è eliminato e il nuovo si sta formando."
Non poteva negarlo, pensò Morgan. Un inizio promettente.
La carta successiva raffigurava una vecchia vestita da sacerdotessa. "L'influenza del vostro lontano passato. Una donna forte e saggia."
Anche quello non poteva contestarlo. Doveva trattarsi di sua madre, sempre più risoluta e percettiva di suo padre. Morgan attese con interesse la carta successiva.
"Il vostro passato recente" annunciò Daj indicando il ladro dall'espressione beffarda che sottraeva le spade a un uomo che gli dava le spalle.
Morgan corrugò la fronte. Non aveva difficoltà a identificare il briccone. E l'uomo con la schiena girata e gli occhi chiusi era sicuramente suo padre. Un vecchio rancore si risvegliò in Morgan. Come aveva fatto suo padre a essere tanto cieco? Come aveva potuto trascurare l'attività navale fino a dover ipotecare la terra facendosi truffare da Hayne?, si chiese serrando il pugno.
Daj non disse niente riguardo a quella carta, ma passò alla seguente. "Il demonio. Un impedimento vi proibisce di raggiungere il vostro prossimo obiettivo."
Era un eufemismo! Morgan era bloccato, escluso, infuriato, deluso. E anche ferito. Lalia era fuggita da lui per andare a ritirarsi nel suo rifugio, esattamente come era sempre fuggita dal marito violento e ubriacone. Morgan contrasse la mascella. Non meritava un simile trattamento.
"Il vostro attuale traguardo."
Morgan si piegò in avanti. La nuova carta raffigurava un uomo e una donna nudi e abbracciati. "Gli amanti.".
Morgan sollevò gli occhi e fissò la sua interlocutrice con fare stupito. Daj gli ricambiò lo sguardo, facendolo arrossire.
Daj non disse niente, ma girò un'altra carta. "Come gli altri vi vedono".
La carta raffigurava un uomo che guidava un corteo esultante.
Poche ore prima Morgan si era sentito come quell'uomo, esultante, con tutte le sue mete raggiunte. Ma adesso... Alla vista della carta successiva, Morgan non potè trattenere una risata amara. Un uomo dall'aria scontenta con tre coppe d'oro in mano annaspava inutilmente per impadronirsi di una quarta coppa. Morgan lanciò un'occhiata interrogativa alla sua interlocutrice.
"Come vedete voi stesso", sentenziò Daj.
Era vero. Morgan si appoggiò contro la spalliera della sedia, mentre Daj scopriva un'altra carta, che raffigurava un lupo e un cane che ululavano alla luna.
"La luna", spiegò Daj passandovi sopra le dita. "Rappresenta le vostre emozioni. Voi non vi fidate, non aprite il vostro cuore."
Punto sul vivo, Morgan fece una smorfia. Era davvero il suo caso? Si stava rifiutando di concedere fiducia? Era riluttante ad aprirsi all'amore? Era per questo che non aveva mai voluto sposarsi, che non aveva mai avuto una relazione lunga e duratura? Doveva pensarci.
"L'ultima carta, il risultato del vostro attuale comportamento, se non deciderete di cambiarlo", dichiarò Daj girando un'altra carta. "La torre che crolla"
Morgan sollevò la carta per osservarla bene. Corpi cadevano in mare da una torre in fiamme. "Volete dire che perderò tutto quello per cui ho lavorato e lottato, tutto quello che desidero?"
Daj alzò le spalle. "Solo voi sapete che cosa significa questa carta nella vostra situazione presente. Io non prevedo il futuro. Do solo degli avvertimenti."
"E vostra nipote?", chiese Morgan dopo aver riflettuto per alcuni istanti sull'informazione. "Questa situazione che effetto ha su di lei?"
Daj girò un'altra carta e gliela mostrò in silenzio. La carta raffigurava un cuore trafitto da tre spade.




Recensione a "Il fantasma di Myriddyn"

Trama: Morgan Pendaris, conte di Carrick, torna in Cornovaglia per riprendere possesso delle terre e del castello aviti, che ha riscattato a prezzo di enormi sacrifici. Quel che desidera maggiormente è vendicarsi di Cordell Hayne, l'avventuriero senza scrupoli che oltre a mandare in rovina la sua famiglia ha disonorato la sua amata sorella Beth spezzandole il cuore. è deciso a impadronirsi di tutto ciò che il suo mortale nemico possiede, moglie compresa, ma quando incontra Eulalia Hayne e apprende che anche lei è vittima dei soprusi del crudele Cordell, il progetto di sedurla vacilla. Lalia è infatti una donna bella e coraggiosa, che immediatamente suscita in lui un profondo desiderio di proteggerla, soprattutto dal fantasma di Hayne, che tutti credono annegato durante una tempesta.

Commento critico di Lunaria: Siamo dalle parti dell'Harmony storico (la vicenda è ambientata in Inghilterra nel 1816 e fondalmentalmente descrive l'innamoramento di Morgan per l'ex moglie del suo nemico, innamoramento ricambiato, ma contrastato da un complotto ordito contro di loro), e tuttavia l'Autrice ha inserito, nell'intreccio di eventi, una serie di elementi interessanti che danno spessore a questo romanzo.
Per esempio, e non scontato e neppure banale, è interessante che l'Autrice abbia inserito un riferimento ad una delle creature soprannaturali più note nel folklore zigano: il mulò, lo spettro vendicativo, conoscenza che si può avere solo se si è approfondito il corpus di leggende gitane, anche se poi il finale opta per una spiegazione prettamente razionale, come nei migliori gialli. Ciò non toglie che il libro, pur non appartenendo al genere horror, in alcune pagine abbia un'atmosfera cupa e spettrale, dove il terrifico è dato dai dettagli, suggeriti più che mostrati (e in tal senso, si respira, in certi passaggi, un'atmosfera quasi da "Castello di Otranto", data anche dall'espediente, molto teatrale, di far svenire Lalia, esattamente come le protagoniste del noto romanzo di Walpole; abbastanza cruda, poi, è la descrizione del cadavere ma anche delle dita mozzate). Interessante anche la tematica, appena accennata, delle discriminazioni razziali contro gli zingari (Lalia ha sangue gitano nelle vene). Per approfondire l'argomento, sia per le pratiche pagane e magiche, sia da dove è nata (e perché) la discriminazione, suggerisco questi tre libri:



Vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/il-serpente-domestico.html

Altra cosa interessante e che ci porterebbe via un'analisi a parte è la scena della lettura dei Tarocchi, fatti dalla nonna di Lalia, l'anziana e taciturna Daj, a Morgan: tre pagine che piacerebbero davvero a tutte le wiccan appassionate di cartomanzia, perché si citano Arcani famosi e affascinanti come "L'Arcano Tredicesimo" (comunemente noto come "La Morte") La Torre e la Luna!
Sicuramente, una pagina che, "flirtando" con leggerezza verso l'immaginario esoterico, non ti aspetteresti di trovare in un romanzo rosa!
L'elemento picaresco e marinaresco, invece, compare soprattutto negli ultimi capitoli; qui il linguaggio si fa tecnico (l'Autrice utilizza termini e nomenclatura tipici del mondo della navigazione), e pur essendo pagine che forse possono sembrare troppo "fuori tema" in un romanzo rosa, c'è da dire che la scena dello sventato annegamento di Laila che affonda lentamente negli abissi, con le gonne inzuppate e gonfie, ricorda molto Ophelia, acquistando uno spessore emotivo e figurativo quasi pre-raffaelita, enfatizzato dal gusto stilistico ed immaginifico quasi Hodgsoniano delle navi che si danno battaglia e la furia del mare che intanto getta i dispersi sugli scogli; anche la fine di Hayne è davvero ben descritta, per ritmo e linguaggio e rappresenta la catarsi per tutti i personaggi. Peraltro, non manca neppure un epilogo etico finale, che rappresenta, seppur sinteticamente, il travaglio emotivo che sconvolge chi si ritrova, per sua sfortuna, ad essere figlio di un criminale, e che pure ha occasione di redenzione sociale.
In conclusione, "Il fantasma di Myriddyn" è un romanzo che "funziona" per tutte le 314 pagine, senza "impaludamenti" (difetto che, per esempio, aveva l'altrettanto voluminoso ''Il castello dei Nightingale", vedi la mia recensione precedente) ed è un piacevole incrocio di più stili: dallo storico (i riferimenti ai vestiti, alle usanze di ceto e alle consuetudini morali del tempo) al sociale (compare, anche se solo accennato, il tema della discriminazione razziale, e inoltre si potrebbe allargare l'analisi anche al tema della violenza domestica, perché Lalia è stata vittima della crudeltà del marito), al folkloristico-esoterico (le leggende gitane, i Tarocchi); dal soft-horror al picaresco fino al giallo, presentando diversi personaggi "sospettabili". Non c'è un effetto di "già sentito e già letto in giro", il ritmo funziona bene, l'Autrice ha mostrato una certa originalità e personalità che resta impressa nella mente della lettrice a fine romanzo e il tutto è condito (ovviamente!) anche da belle scene erotiche e passionali (forse la migliore, per riferimenti concettuali, è quella che caratterizza la descrizione della festa "del fuoco" di Beltane, nota festa pagana del risveglio e della passione anche carnale).
Un romanzo consigliato, per di più, ciliegina sulla torta, impreziosito da una splendida copertina con rovine gotiche sullo sfondo di un giardino inglese e la travolgente passione dei due protagonisti.


Qualche stralcio dell'opera per dare un'idea dello stile:

Se andava avanti così rischiava di impazzire, si ammonì Lalia alzandosi in piedi e prendendo a camminare avanti e indietro per la stanza. Un lampo illuminò il buio e lei si fermò davanti alla finestra per guardare verso il mare. Le nubi avevano ormai oscurato del tutto la luna e non vide niente finché un altro lampo non squarciò nuovamente il cielo.
La pioggia prese a battere contro i vetri, spinta dal vento che faceva tremare gli infissi e rifletteva la tempesta che Lalia aveva dentro di sé. Una ridda di emozioni la tormentavano, sballottandola tra i flutti dell'indecisione. Paura. Rabbia. Dolore. La sua abituale serenità era sparita negli abissi. Lalia era diventata la tempesta personificata.
Lalia chiuse gli occhi, lasciando che la pioggia lavasse via insieme con le lacrime l'agitazione e la confusione che aveva dentro. Il vento le turbinava intorno, scompigliandole i capelli attorno al viso e alle spalle. Non sentiva il freddo. Non voleva sentire niente.

Suo malgrado, Lalia rimase sconvolta alla vista del mucchio informe di carne che giaceva sulla dura pietra. Coprendosi la bocca e il naso con il fazzoletto, tornò a guardare i resti di quello che era stato un uomo (...) La giacca che il marito indossava l'ultima volta che l'aveva visto copriva il corpo gonfio d'acqua, e l'anello con il sigillo spiccava sulla mano bianca... Quelle mani pesanti, implacabili come artigli affilati...

Mani. Due mani che spuntavano dal buio. Pallide, esangui, che volevano afferrarla. Come paralizzata, Lalia le guardò avvicinarsi. Una le sfiorò la guancia. Poteva vedere le ossa sotto i brandelli di carne staccata. Le stuzzicarono disgustosamente i seni, si strinsero attorno alla sua gola, si spostarono sopra i suoi occhi.

Lalia giaceva al buio cercando di stabilire che cosa l'avesse svegliata. Una strana sensazione mise i suoi sensi all'erta. Che cos'era? Qualcosa di familiare e di molesto. Lalia si sollevò a sedere sul letto e si guardò attorno. Il chiaro di luna che filtrava dalla finestra aperta non rivelò niente di insolito.
Lo sguardo che Sua Signoria le rivolse quando quella sera Lalia entrò nella sala da pranzo la fece arrossire. Aveva indossato il vestito color acquamarina con il girocollo abbinato e per un momento si sentì veramente una gran dama. La prontezza con la quale Morgan balzò in piedi e scostò per lei la sedia dal tavolo le procurò un'inebriante sensazione di potere e di desiderio che le fece tremare le gambe.

Lalia era stanca (...) In passato, ogni volta che era inquieta saliva sulla torre, si appoggiava al parapetto della piattaforma di osservazione e offriva il viso al vento e alla pioggia. E quando alla fine si calmava, si fermava a dormire nel letto che c'era nella stanzetta delle sentinelle. Il suo rifugio. In quel piccolo locale si era sempre sentita al sicuro e protetta. Ma se una serie di scalini rotti e un grosso bastone potevano fermare un marito ubriaco, non potevano niente contro il suo mulò. Un morto non aveva paura di cadere. Se poteva uscire dalla tomba, una porta che barriera poteva essere? (...) Se Morgan non l'avesse sentita, che cosa sarebbe successo? Non sarebbe salito a scacciare lo spettro? E se quello l'avesse trascinata giù dalle scale o l'avesse gettata in mare dal parapetto? Oppure, che Dio la proteggesse, l'avesse afferrata con le sue mani putrefatte, l'avesse stretta contro le sue ossa scricchiolanti, le avesse affondato i suoi denti giallastri nel seno come una volta...
"è grave per me" affermò lui sollevando fra le dita la ciocca di capelli che le copriva la piccola ferita prima di lasciargliela ricadere sul petto, appena celato sotto la leggera veste da camera. Il cuore di
Lalia prese a palpitare a un'ondata di calore le infiammò il corpo. Morgan s'inginocchiò lentamente davanti a lei e le affondò le mani fra i capelli, mentra la guardava negli occhi per un lungo, silenzioso momento. Poi avvicinò la bocca alla sua.

   

Discriminazioni giuridiche contro omosessuali e transessuali ed aggressioni omofobe

Info tratte da


"Solo chi può riconoscersi nello statuto sociale sa di esistere. è consapevole della propria identità personale e sociale. Gli altri, i dimenticati, i diversi, vivono nell'anarchia emotiva e con la voglia di una grande rivoluzione che rifondi lo stato fino a ricomprenderli. Per essere uguali agli altri, nella pari dignità giuridica e morale."


Da cosa nasce questa sofferenza, questa esclusione?

"Dall'orientamento sessuale, dicono alcuni, non canonico perché non condiviso dalle regole sociali. Ma i percorsi della sessualità sono molteplici e sconosciuti (...) c'è poi chi afferma si tratti di una questione di buon gusto; tuttavia il buon gusto è opinabile, mentre il cattivo gusto, quando è espresso dalla maggioranza, è sopportato, anzi, praticato senza scandalo."

"è profondamente ingiusto e contrario ad ogni principio democratico codificato dalla società contemporanea, permettere che vi siano uomini e donne ridotti al dolore dagli integralisti, dagli omofobi, dai superficiali. Costretti a farsi violare, con tormento, dallo sguardo degli altri per chiedere, lottare, difendersi. O frenati dall'umiliante silenzio quando, velati dal non detto, possono ascoltare dai "normali" ciò che si pensa di loro."

Ma cosa dice la nostra Costituzione? Perché le persone non eterosessuali (1) continuano ad essere discriminate e a non avere gli stessi diritti degli eterosessuali?

(1) Nota di Lunaria: oltre ad omosessuali, lesbiche, transgender, bisessuali, io aggiungo anche gli asessuali e i feticisti, altre due categorie di persone che, seppur in forma diversa rispetto agli omosessuali e ai transgender, subiscono forme di ostracismo e di violenza.

La nostra Costituzione, all'articolo 2, stabilisce che "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale."
Dunque, la Costituzione già dichiara e difende i principi di libertà e uguaglianza per tutti.
Eppure, nella realtà esistono ancora disuguaglianze e discriminazioni, promosse specialmente dalla religione.
Qualche esempio di discriminazione degli omosessuali si verifica nel mondo dell'istruzione: molti omosessuali che lavorano come insegnanti o vorrebbero farlo, hanno paura a dichiararsi pubblicamente omosessuali, perché temono di venir accusati dal pregiudizio omofobo che li considera "pedofili, violentatori di ragazzini"; sembra che i gay possano lavorare solo in determinati settori (moda, pubblicità, arte) e non possano fare altro.
Eppure il singolo individuo dovrebbe già avere il diritto di vivere ed esprimere liberamente l'affettività e la sessualità nel rispetto della propria indole e del proprio orientamento (ovviamente nei limiti e nel rispetto di qualsiasi altro individuo ne venga coinvolto): "il diritto alla sessualità deve essere inquadrato tra i diritti inviolabili della persona"


Se, come recita la Costituzione, "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politiche, di condizioni personali e sociali. è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del paese.", come mai le persone omosessuali, lesbiche, transgender non possono godere della pari dignità sociale e tutela giuridica che hanno le persone eterosessuali? Come mai lo Stato non rimuove del tutto gli ostacoli che portano a questa discriminazione?

Perché persone dello stesso sesso non possono sposarsi? Perché il matrimonio deve essere solo per persone di sesso diverso? Perché l'omosessualità viene ancora considerata da molte persone una "malattia psichiatrica", una devianza al "normale modo di essere"? Perché gli omosessuali devono subire leggi che derivano dal potere della maggioranza eterosessuale?

è il pensiero cattolico, ovviamente, che condiziona pesantemente la nostra legislazione. Se esiste la separazione tra Stato e Chiesa, e se è sancito il diritto alla libertà di religione (e anche alla libertà di non credere in nessuna religione) perché, ancora oggi, la Chiesa interferisce nelle leggi dello Stato? Perché gli eterosessuali che remano contro i diritti dei non-eterosessuali, non sanno dare valore alle persone, indipendentemente dal loro orientamento sessuale?


In molti paesi islamici o particolarmente cristiani (vedi la Georgia o la Giamaica) omosessuali, lesbiche e transessuali vengono spesso torturati, segregati, uccisi.
In Giamaica sono frequenti gli "stupri correttivi", fatti subire a donne lesbiche "per guarirle". Da quando il brano "Boom bye bye" di Buju Banton salì in vetta alle classifiche, con la sua palese celebrazione dell'assassinio di alcuni omosessuali, la Giamaica si è procurata la fama di uno dei paesi più omofobi del mondo; un teenager transessuale, Dwayne Jones,




è stato linciato e fatto a pezzi nel 2013 durante un dance party a Montego Bay. L'omofobia che in effetti emerge da alcuni testi di musica dancehall è un riflesso dell'omofobia che attraversa la Giamaica, paese cristiano e rasta, ideologie che considerano l'omosessualità un peccato e la condannano come tale, secondo la prospettiva biblica.
La violenza omofoba in Giamaica è piuttosto diffusa: alle lesbiche viene riservato lo "stupro correttivo" (ma anche le donne eterosessuali vengono spesso stuprate e picchiate). Nel 2007 è stata emanata la "Reggae Compassionate Act" che ha tentato di ripulire i testi di musica dancehall da ogni elemento omofobo; gli omosessuali però vengono ancora insultati con termini come "batty man" o "fish". Molti giovani gay si trovano senza casa perché vengono cacciati dalle famiglie. La Giamaica è anche uno dei paesi con il più alto tasso di cancro alla prostata: gli uomini non si sottopongono all'ispezione rettale (a scopo preventivo) perché hanno paura di essere accusati di essere omosessuali. Per questi motivi, in Giamaica sono attive organizzazioni come la J-Flag e la Quality of Citizenship Jamaica. Si sta anche cercando di abrogare una legge sulla "sodomia" (risalente al 1864!) che criminalizza il sesso anale. Queste associazioni sono osteggiate dalle organizzazioni cristiane; i cristiani rappresentano oltre l'80% della popolazione.




In Georgia, Azerbaigian e Armenia, dal punto di vista costituzionale, è legale dichiararsi omosessuali, ma nella realtà non c'è tolleranza e accettazione e sono pochissimi i gay\lesbiche che si mostrano apertamente in pubblico. In Georgia e Armenia ci sono piccoli movimenti per i diritti degli omosessuali, ma i ritrovi per omosessuali sono assenti. Nel 2011 una coppia di turisti gay tedeschi è stata legata e gettata in un fiume nei pressi di Omalo (Georgia) solo per essersi baciati sulle labbra durante una cena.
Per lo stesso motivo, effusioni in pubblico anche tra eterosessuali sono guardate con sospetto e se la coppia non è sposata, sono ritenute scandalose.


Anche in Italia le aggressioni contro omosessuali, trans e lesbiche sono frequenti, e vengono fatte soprattutto da estremisti di estrema destra (anche particolarmente cattolici); citiamo qualche caso:

- Paolo Seganti, ucciso nel 2005 a Roma, nei giardini del Parco delle Valli, con 19 coltellate ai glutei e ai genitali




 - lo stupro di una ragazza lesbica, violentata "a scopo punitivo" nel 2006 a Torre del Lago (Lucca)
- due ragazzi gay aggrediti a Bologna nel 2006
- Matteo, che si è suicidato a Torino, vittima del bullismo dei compagni che lo accusavano di essere "effemminato"
- l'incendio, a Roma, di un locale gay
- una transessuale torturata ed uccisa a Milano da due giovani


Di recente, una coppia gay a Verona è stata minacciata da estremisti di destra (probabilmente) che li hanno anche cosparsi di benzina (volevano dare fuoco anche alla casa) e hanno scritto "Culattoni bruciate" e "Vi metteremo tutti nelle camere a gas" sui muri della loro casa;
https://www.ilgazzettino.it/nordest/verona/coppia_gay_verona_benzina-3971544.html
 https://www.radiopopolare.it/2018/09/verona-ci-hanno-gettato-benzina-addosso/



anche il fondatore dei "Sentinelli" viene aggredito con offese postate sui social network:
 https://www.nextquotidiano.it/le-minacce-e-gli-insulti-via-facebook-a-luca-paladini-fondatore-dei-sentinelli-di-milano/




Alcuni politici italiani, poi, hanno usato parole sgradevoli per riferirsi agli omosessuali: "culattoni, froci, meglio fascisti che froci"

Tutte queste aggressioni dimostrano come in Italia c'è un'incapacità di accettare ed integrare diverse forme di affettività. Senza contare, poi, come gli omosessuali, lesbiche e transgender più giovani, che ancora vivono in famiglia, possono essere ostracizzati e disprezzati persino dai loro genitori e parenti e persino "obbligati" a sposarsi con una donna, "la prima che passa", pur di non macchiare "l'onore della famiglia". Se contro gli omosessuali si sprecano parole come "femminucce", le lesbiche spesso le si odia anche di più, essendo donne che non si legano e non dipendono dagli uomini, in una società maschilista questo è ancora più inaccettabile.

Infine riporto in sintesi le principali discriminazioni ed ostacoli legislativi che subiscono gay, lesbiche e trans, o perché alcuni aspetti di queste leggi sono negati oppure perché i tempi sono troppo lunghi e i procedimenti burocratici per ottenerli troppo complessi:

- Matrimonio e libera unione
- Cambio di nome (per i e le trans)
-  Separazione
- Adozione
- Eredità
- Pensione di reversibilità
- Assistenza ospedaliera
- Sepoltura (spesso gli omosessuali non possono essere sepolti insieme, le famiglie dei parenti non accettano un partner omosessuale nella cappella di famiglia, il prete non vuole dare la benedizione ecc.)



Pierre Seel e gli omosessuali deportati e torturati nei lager

Info tratte da



Pierre Seel pubblicò la sua testimonianza nel 1994: "Moi, Pierre Seel, déporté homosexuel". Per lungo tempo preferì restare anonimo; proveniva da una famiglia cattolica molto bigotta e dopo la deportazione venne accettato in famiglia alla condizione di non rivelare mai i motivi della sua deportazione nel lager. Pierre venne internato per sei mesi nel campo di Schirmeck, fino al 1941. Venne interrogato dalla Gestapo, per via dei suoi "rimorchiamenti" nelle piazze. Probabilmente il suo nome venne rivelato da qualche omosessuale precedentemente interrogato. Della sua famiglia, al suo ritorno dal lager, Pierre scrive: "Il silenzio che mio padre impose rispetto alla mia omosessualità, dopo il mio ritorno in famiglia dal campo di Schirmeck, restò in vigore: nessuna confidenza da parte mia, nessuna discussione da parte loro. Tutti agivano come se non fosse successo niente. Ritornai e restai come una figura incerta: evidentemente non avevo ancora capito che ero rimasto in vita. Gli incubi mi affliggevano di giorni e di notte, mi esercitavo al silenzio."
Pierre scrive anche che altri omosessuali, che pure erano sopravvissuti al lager, "non dicevano una parola e non davano alcuna spiegazione. Non c'era alcuna discussione pubblica su ciò che era accaduto agli omosessuali. Niente, assolutamente niente mi venne in aiuto nel mio silenzio."
Pierre si sposò con una donna cinque anni dopo; ebbe anche dei bambini, tentando di vivere una vita "normale" per essere accettato dalla famiglia: "la pressione sociale e familiare era molto grande. Forse volevo dimostrare qualcosa a me stesso. Ma non era facile, per il semplice motivo che la mia omosessualità naturalmente non spariva affatto."


Una delle pagine più atroci del suo libro è la descrizione della morte del suo amico Jo, ricordo che tormentò Pierre per oltre 50 anni.

"Un giorno ci fu ordinato dall'altoparlante di riunirci nella piazza d'armi (...) Di fatto questa volta ci aspettava un esame completamente diverso, doloroso, cioè un'esecuzione. Due uomini delle SS portarono un giovane al centro del quadrato. Colmo di orrore, riconobbi Jo, il mio caro amico da quando avevo 18 anni. Non l'avevo ancora incontrato al campo. Era arrivato prima o dopo di me? Non ci eravamo visti nei giorni che avevano preceduto la mia consegna alla Gestapo. Ero raggelato dal terrore. Avevo pregato perché non fosse nelle loro liste, sfuggito alle retate, risparmiato dalle loro umiliazioni. E invece era lì di fronte ai miei occhi impotenti, colmi di lacrime. Gli altoparlanti trasmettevano musica classica a volume molto alto mentre le SS gli strappavano i vestiti di dosso lasciandolo nudo e gli ficcarono un secchio di latta in testa. Poi gli aizzarono contro i loro feroci pastori tedeschi: i cani lo azzannarono all'inguine e tra le cosce e lo sbranarono proprio lì di fronte a noi. Le sue grida di dolore erano distorte e amplificate dal secchio sulla testa. Sentii il mio corpo irrigidito vacillare, gli occhi sbarrati dall'orrore, le lacrime mi correvano giù irrefrenabili, ho pregato perché la sua potesse essere una morte rapida. Da allora è accaduto spesso che mi sia svegliato urlando nel cuore della notte. Per cinquant'anni quella scena è passata e ripassata continuamente nella mia mente."

Pierre attraversa dei momenti di totale perdita di identità e della memoria; ma piano piano, inizia a riparlare dei ricordi dolorosi: "Indubbiamente perché avevo da risolvere, da quel momento, un compito: imporre il riconoscimento della deportazione degli omosessuali (...) i crimini dei nazisti non possono restare ignorati e impuniti, oppure, ancora peggio, completamente dimenticati! Coloro che sono sopravvissuti devono testimoniare. Soltanto i sopravvissuti possono fondare il ricordo dei morti, la nostra memoria."

Purtroppo, la quantità di testimonianze di omosessuali sopravvissuti è minima e questo causa una marginalizzazione della persecuzione degli omosessuali durante l'Olocausto, rispetto ad altre categorie di vittime. Per giunta, una volta liberati, molti di loro subivano ancora lo stigma della società (il paragrafo nazista 175 del 1935, anti-omosessualità, rimase in vigore fino al 1969. Le retate continuavano e gli omosessuali venivano ancora condannati al carcere.) Il riconoscimento di perseguitati dal regime nazista è stato dato tardi, agli omosessuali. Vennero esclusi dal risarcimento economico a favore delle vittime del nazismo, perché, in realtà, le leggi contro di loro erano precedenti a quelle naziste. Il sostegno dell'opinione pubblica, per loro, agli inizi, non esisteva. Gli uomini marchiati "col triangolo rosa" subirono, anche dopo essere stati liberati dai lager, la vergogna, il senso di colpa, la reticenza a testimoniare parlando della propria esperienza, l'isolamento e il silenzio collettivo. Nel 1993, solamente la metà degli adulti in Inghilterra (e un quarto in America) sapeva che i gay furono vittime del regime nazista. Nel 1994 qualcuno gridò "fuori di qui, pervertiti!" agli omosessuali che parteciparono alla funzione commemorativa Memorial Museum Yad Vashem di Gerusalemme il 30 maggio 1994.

Un sopravvissuto, Frederick Paul von Großheim, scrive "Io avevo 14 anni nel 1920 - era un periodo di assoluto divertimento. Ed è per questo che non riesco a capire come ci fossero persone cresciute con me che potessero voler entrare nelle SS. Secondo me, chi entrava nelle SS lo faceva per poter praticare ogni tipo di crudeltà in modo legale."
Großheim rivela che gli omosessuali arrestati subivano pestaggi ed erano obbligati a fare i nomi di amanti e altri omosessuali:
"è così assurdo essere puniti per l'amore", commenta  von Großheim.


(Nota di Lunaria: negli ultimi tempi vicende simili stanno capitando in Cecenia; gli omosessuali vengono arrestati e deportati, torturati e costretti a rivelare i nomi di altri omosessuali)

Un altro omosessuale, Paul-Gerhard Vogel, giovane comunista, si rifiutò di entrare nella Gioventù Hitleriana e fu imprigionato, a 18 anni, in un campo di concentramento, dove vi rimase per 5 anni. Venne anche condannato, successivamente, ai lavori forzati in una cava di torba. Vi rimase per sette anni: lavorava dalle 6 del mattino fino alle 9 di sera. Per due mesi visse ammanettato, dovendo farsi i bisogni addosso senza potersi lavare; i nazisti versavano la minestra dall'alto, di modo che schizzasse tutta fuori dalla ciotola e i prigionieri fossero costretti a leccare il pavimento per poter mangiare qualcosa.
Testimonia che il kapò era omosessuale e si era preso come amante un giovane ragazzo che usava da "stallone". Al kapò nessuno diceva niente, ma se due prigionieri venivano trovati assieme, venivano picchiati ed insultati "porci, froci schifosi".


Gli omosessuali venivano mandati nel castello di Prettin, che dal 1812 era utilizzato come prigione. Gli omosessuali che venivano puniti (pubblicamente) erano legati ai tavoli e picchiati; venivano torturati anche ai genitali. Subivano mutilazioni nei lavori alla cava e le grosse pietre venivano portate sulle spalle: chi non ce la faceva più, crollava collassando sotto il peso del macigno.

Venivano anche usati per testare calzature: molti omosessuali, nel campo di Sachsenhausen erano costretti a correre per 40 chilometri al giorno, senza pausa, per testare la durata delle suole sintetiche, sferzati dai colpi ed aizzati dai cani.

Il numero di vittime si aggira sui 15.000. Avrebbe potuto essere più alto e fu solo per il disinteresse dei nazisti a rastrellare i gay "non tedeschi e non austriaci" al di fuori della Germania che la persecuzione nazista contro gli omosessuali riguardò solo vittime tedesche e austriache.
Alcuni nazisti erano convinti che andassero sterminati, altri pensavano che si potessero "guarire": gli omosessuali vennero condannati dal nazismo perché "socialmente aberranti" e considerati pericolosi o inutili perché non contribuivano alle politiche di natalità.


Nel 1935 i nazisti avevano già bruciato migliaia di testi e documenti, i primi tentativi di combattere l'omofobia (fu soprattutto il dottor Hirschfeld a sforzarsi di riformare le leggi che criminalizzavano l'omosessualità).

Inizialmente gli omosessuali non erano contrassegnati col triangolo rosa, ma con una grossa "A" cucita sui pantaloni e sull'uniforme: la "A" stava per "Arschficker", "fottinculo".
Più tardi, fu adoperato il sistema dei triangoli per tutte le vittime: marrone per i Rom, nero per gli asociali e le prostitute (incluse le lesbiche), azzurro per gli immigrati, i due triangoli gialli sovrapposti e rovesciati per gli ebrei, rosso per i prigionieri politici, verde per i criminali, rosa per gli omosessuali.


I nazisti tentarono anche di "guarire gli omosessuali" con folli interventi chirurgici: il dottore Carl Vaernet convinse Himmler di avere trovato "la cura per l'omosessualità": impiantava "ghiandole sessuali artificiali" ovvero capsule che rilasciavano testosterone su 15 omosessuali usati come cavie; in gergo, venivano chiamati "i 175ini" per via del "paragrafo 175" che puniva l'omosessualità dal punto di vista legislativo; ovviamente nessuno di loro "divenne eterosessuale", due di essi morirono, ma Vaernet scrisse orgoglioso ad Himmler che "questo impianto, noto come 3A, è capace di convertire l'omosessualità in una normale condotta sessuale".
Gli omosessuali vennero anche castrati; fu in seguito al fallimento di queste "terapie per curare l'omosessualità" che i nazisti decisero di risolvere "il problema omosessuale" una volta per tutte dando il via all'eliminazione sistematica degli omosessuali.

Nota di Lunaria: questa idea immonda ce l'aveva anche la psichiatria (e ce l'ha ancora ai giorni nostri, se si va nel settore della "psichiatria cristiana"); anche ai giorni nostri ragazzi gay, lesbiche o transgender sono stati segregati in veri e propri lager psichiatrici (con tanto di genitori più che favorevoli) per "venir guariti dall'omosessualità" ovvero per subire della violenza psichiatrica.
Alcuni di questi ragazzi e ragazze sono morti, altri si sono suicidiati. Per i cristiani più integralisti, poi, è necessario "pregare lo spirito santo e gesù cristo di continuo" per "guarire dal peccato dell'omosessualità in abominio a Dio"


Infine, anche le lesbiche vennero perseguitate, in misura minore, perché riuscirono più spesso a fingersi eterosessuali; i nazisti comunque le assimilavano alle prostitute (e viceversa) quindi diventa difficile stabilire con precisione il conteggio delle vittime; abbiamo il nome di una di esse, Henny Schermann, arrestata nel 1940 ed etichettata come "lesbica licenziosa" e "ebrea apolide". Venne uccisa nella camera a gas nel 1942.

In Italia gli omosessuali venivano condannati al confino. La Polizia faceva retate nelle sale da ballo, arrestando "gli errusi", come erano chiamati gli omosessuali. Gli omosessuali italiani vennero spediti in zone come Ustica, Lampedusa, San Domino (Isole Tremiti). Erano segregati lì perché bisognava "arginare tale grave aberrazione sessuale che offende la morale ed è esiziale alla sanità ed al miglioramento della razza."