Il comunismo nel commento di Kundera

La prima rivolta interiore di Sabrina contro il comunismo non aveva un carattere etico ma estetico. Ciò che la disgustava era però molto meno la bruttezza del mondo comunista (i castelli distrutti trasformati in stalle) che non la maschera di bellezza che esso portava; in altri termini: il Kitsch comunista.  Il modello di questo Kitsch è la cerimonia detta del primo maggio. Aveva visto i cortei del primo maggio all'epoca in cui la gente era ancora entusiasta, oppure fingeva ancora entusiasmo con diligenza. Le donne indossavano camicette rosse bianche e blu sicché, viste dai balconi e dalle finestre, creavano figure di vario genere: stelle a cinque  punte, cuori, lettere. Tra le varie sezioni del corteo avanzavano orchestrine che suonavano ritmi di marcia. Quando il corteo si avvicinava alla tribuna centrale, anche i visi più annoiati si illuminavano di un sorriso, come a voler dimostrare di essere doverosamente contenti, o meglio essere doverosamente d'accordo. E non si trattava di un semplice accordo politico con il comunismo, ma di un accordo con l'essere in quanto tale. La cerimonia del primo maggio si alimentava alla fonte profonda dell'accordo categorico con l'essere. La parola d'ordine non scritta e tacita non era "Viva il comunismo!" bensì "Viva la vita!" La forza e l'astuzia della politica comunista consistevano nel suo essersi appropriata di quella parola d'ordine. Era appunto quella stupida tautologia ("Viva la vita!") a trascinare nel corteo comunista anche coloro che alle tesi del comunismo erano indifferenti.

https://intervistemetal.blogspot.com/2018/08/i-crimini-del-comunismo.html

  

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