La Leggenda della Campana Dolorosa di Ravenna

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Storia, fede, leggenda sono fuse nell'anima occulta di Ravenna, il cui simbolo è la voce dolce e triste della Dolorosa, una delle campane della basilica di San Giovanni Evangelista.

è la campana di Berta, l'infelice figliola del famoso fonditore Roberto Sassone, la quale, nel bronzo incandescente, pronto per la colata, gettò la grande collana d'oro lasciatele dal promesso sposo Federico di Bamberga, assassinato la vigilia delle nozze.

Secondo altri, non l'oro ma le lacrime della fanciulla cadute nel metallo diedero alla campana il mesto e soave timbro.


Storia dei Ponti di Castegnate e Castellanza

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Se si sfogliano i documenti dell'archivio comunale, si rileva quali e quante preoccupazioni i Castellanzesi abbiano avuto per i ponti.

Nel 1911 si era costituito un comitato di cittadini volontari per provvedere alla costruzione di un ponte attraverso l'Olona, appena a valle dell'altro ponte per la Ferrovia Novara-Seregno e Valle Olona.

Tre anni dopo venne stipulata una convenzione: il ponte poteva essere costruito purché avesse delle spalle ad arco in muratura, una lunghezza libera al carreggio di metri 7 e mezzo e ricevesse, a lavori ultimati, un collaudo; molte difficoltà sorsero a costruzione avvenuta. 

L'altro ponte, che mette in comunicazione Castellanza con Castegnate fronteggiando gli ingressi del Cotonificio Cantoni da una parte e della ex Manifattura Tosi dall'altra, è molto più antico.



Dicono che sorgesse lì fin dal 1546 (si è trovata la data in un documento del 1913 che parlando della decisione di costruire il ponte parallelo a quello della ferrovia, ribadisce che, in quell'epoca, esiste "solo un vecchio ponte del 1546") un ponticello di legno; in tempi assai remoti  non ci sarebbe stato un ponte ma un guado a sassi, su cui transitavano a fatica le carrozze trainate dai cavalli.

Anzi, alla stazione di posta di Castegnate, venivano messi a disposizione dei cavalli dai garretti molto alti, sì che potessero con maggior facilità attraversare l'acqua che in quel punto non era molto profonda ma dilagava senza argini.

L'operazione di attraversamento doveva risultate piuttosto pericolosa se, come sosteneva don Antonio Clerici, che studiò bene la zona di Castellanza, nei pressi della chiesa di S.Giulio esisteva una cappella chiamata "cappella propiziatoria" (Nota di Lunaria: quando è stato scritto il libro che sto consultando, l'Autrice riporta che qualcuno ancora si ricordava di quella cappella) inserita in un cortiletto a porticato, simile a quello di un chiostro, poi demolita: i viaggiatori, prima di accingersi a superare l'impervio ostacolo, solevano impetrare la grazia di un cammino senza avversità.   

(Nota di Lunaria: quella cappella deve essere stata demolita prima degli anni '80. Il libro è del 1975)






L'area nei pressi del ponte:





In quei pressi sorgeva anche l'antica chiesa di S. Bernardo, poi demolita (non sono riuscita a trovare foto che la raffigurassero)





Ricostruzione di quello che doveva essere il mulino di Castellanza:


Veduta di Castellanza dall'alto; il fiume scorre dietro lo stabile industriale:


Il ponte venne ricostruito tra il 1925 e il 1930 per interessamento del cotonificio Cantoni.

Circa quarant'anni fa [partendo dal 1975] questa zona causava seri problemi di viabilità perché i veicoli (specialmente i carri) appena attraversato il ponte, venendo da Castegnate, si trovavano di fronte il vecchio edificio di proprietà Introzzi, che causava la pericolosa strettoia di via Soldini.

L'immobile venne demolito per allargare la via Soldini.

Nel 1941 la manifattura Tosi unitamente alla ditta Cerini decise di spostare la tortuosa via dei Mulini; contemporaneamente si allargò l'alveo del fiume per cui si sostituì il vecchio ponticello di vivo e cotto sull'Olona con un'altra passerella che però fu costruita in legno. Vent'anni dopo le condizioni della passarella erano precarie perciò ne venne collocata un'altra, più a valle.

Nel 1970, dovendo costruire un gruppo di fabbricati da adibire a supermercato, per creare un piazzale destinato a parcheggio, si dovette procedere alla copertura di un tratto dell'Olona.

L'altro ponte di Castellanza, nei pressi della biblioteca:


Vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/2024/10/iscrizioni-antiche-sui-cippi-legnano.html https://intervistemetal.blogspot.com/2024/08/antiche-mura-di-fortificazioni.html https://intervistemetal.blogspot.com/2024/05/inquietante-cascinale-castellanza.html https://intervistemetal.blogspot.com/2020/05/castellanza.html https://intervistemetal.blogspot.com/2020/03/il-parco-dei-platani.html


La Sardegna Al Tempo Degli Impalatori. Lord Impaler E La Fucina Metallica SanGiovanni

Uno scritto di Lord Impaler (https://www.youtube.com/@capitanimpaler4624/videos)) che pubblico volentieri! Un suo memoriale sul Thrash e Black Metal in Sardegna, con una retrospettiva sui suoi gruppi che hanno animato la scena Metal sarda! 


Le vicende di Lord Impaler e dei suoi alleati iniziarono all’incirca nel 1996, epoca ancora fulgida per la cultura e la creatività della sua generazione. In quegli anni Sassari, città del nord Sardegna tuttora isolata dalle manifestazioni artistiche di un certo tipo, pullulava di liberi pensatori e liberi ricercatori sicché i giovani tessuti popolari del luogo e quelli di tutta la provincia avrebbero potuto sperimentare varie declinazioni e tendenze musicali multistriate.

Negli anni successivi molti filosofi abbandonarono l’isola.

Il primo gruppo in cui L. Impaler poté esprimersi, primo progetto giovanile che si esibì in occasione di rassegne musicali organizzate presso alcuni istituti scolastici cittadini e durante alcune feste dell’Arte furono gli Angström, formazione di thrash canonico votata alla riproposizione di brani ormai famosi e caratterizzata dal cantato in italiano almeno sulle composizioni di propria creazione, ad oggi ancora inedite. A parte la buona schiera di repliche ricavate dai nomi storici del genere quali Metallica, Sepultura, Black Sabbath, Pantera e Kreator (aggiungendo anche qualche esempio dal repertorio internazionale rock/metal e più specificamente da quello italiano ed inglese) gli Angström poterono contare su un piccolo corpo di brani propri in cui l’eruzione del malessere giovanile prese corpo in una formula di urla scaraventate su sezioni ritmiche di speed-thrash battente. ‘Sei Morto’ e ‘Falsi’ i soli esempi autentici della produzione originale documentati nell’unica registrazione esistente, ripresa negli ultimi anni Novanta in un sotterraneo noto dell’epoca presso Via Delle Conce. L’audiocassetta della testimonianza non venne mai diffusa né pubblicizzata, non era nell’intenzione della band. Quando ancora l’esperienza degli Angström era nel suo pieno corso Anton Impaler venne coinvolto negli inossidabili Negative Creep, esplosiva formazione di thrash–core studiato sulle ritmiche martellanti e violentissime della frangia più pura ed estrema del genere con calcati rimandi al thrash-death ed al thrash-grind. 

Il combo ebbe una vita intensa di dieci anni abbondanti, quasi undici, fitti di battaglie dal vivo e poté contare sulla pubblicazione di due importanti compact disc dimostrativi che ancora oggi non risparmiano prigionieri: ‘A Soundtrack For A Day Of Hate’ e ‘No Chances Given’. La prima delle due venne pubblicata anche in versione  audiotape dalla Impaler DistroList, etichetta dello stesso Impaler. Come spesso accadeva all’inizio della gavetta, la scelta consueta del repertorio iniziale ricadeva immancabilmente su uno stuolo di tracce ben note nel panorama  thrash dell’epoca: si attingeva a piene mani dal repertorio radioattivo di Sepultura, Biohazard, Sodom, Slayer,  Soulfly, Stormtroopers Of Death, FxDxS, Black Sabbath, Impaled Nazarene ed ancora da tanti altri temi i quali marcarono le bordate sonore caratterizzanti delle loro esibizioni e che avrebbero costellato la loro esistenza.

Da subito Anton Impaler si occupò oltre che della composizione di strutture musicali inedite anche dell’ideazione  di testi a sfondo drammatico/sociale venati di una filosofia esistenzialista com’è in uso nel genere passando per la celebre cultura dell’horror/thriller d’annata. Altrettante strutture ed altri testi vennero scritti ovviamente da tutti i componenti in una collaborazione attiva ed instancabile. Come nella genuina tradizione del combat-thrash-metal gli enunciati delle liriche emettevano polemicamente riflessioni di nausea e di denuncia sulla società, sui mass-media e sul mondo contemporaneo in genere senza risparmiare critiche allo stesso settore musicale ed a quello culturale, attingendo di certo dai percorsi di vita quotidiana di ogni singolo strumentista. Parlò la rabbia unitamente all’esigenza di creare un fermento artistico all’altezza della situazione, ogni risorsa ed ogni energia vennero devolute alla riuscita dell’ufficio artistico come incarico auto-indotto, la musica underground come stile di vita a tutto tondo.

Alcuni cavalli di battaglia sfoggiati durante i loro assalti sonori responsabili di baraonde alcoliche notturne memorabili furono ‘Obscene Mind’, ‘Hope’, ‘Unjust Bastards’, ‘New Reality’ o la stessa demo-title-track ‘No Chances Given’, bossoli di un calibro predatore destinati alla caccia antropologica di grossa taglia:  il bersaglio umano. Tavoli che si ribaltavano, bottiglie rotte e teste che sbattevano ossessivamente dimenandosi fino a colpire le mattonelle del pavimento, questo l’immaginario che si poteva scorgere mentre la raffica interminabile di note unite ai colpi di rullo andava a schiantarsi dritta addosso al pubblico. Sin dagli inizi della vicenda A. Impaler dovette ricoprire il ruolo intermittente di cantante, vista la rarità di figure adatte a simili atti nell’ambiente cittadino. 

L’apice della loro carriera culminò con il suo stesso infrangersi quando venne loro rivolto l’invito ad un importante concerto insieme agli svedesi Driller Killer in provincia di Cagliari, rifiutato e disatteso proprio per via della luttuosa premonizione di un ritiro dalle scene che da tempo aleggiava nel gruppo sassarese. Viste le pulsioni intestine di differente natura e vista la variegatura di intenti artistici e programmatici, in modo abbastanza netto ma amichevole i cinque componenti si indirizzarono verso nuovi lidi musicali e verso nuovi progetti. 

Quasi contemporaneamente alla nascita dei Negative Creep, sempre a cavallo tra il 1997 ed il 1998, si era fatta spazio un’esigenza primordiale spinta alla ricerca di frequenze altrettanto estreme, acide e veloci.

Nacquero così gli Infernal Goat, nome che Lord Impaler coniò attorno alla fine del ’97 poco dopo aver convocato Lord Goat, colui che si sarebbe occupato della creazione delle liriche e che le avrebbe fatte propagare dal microfono.

La prima contemplazione su un nuovo fronte artistico nacque appunto quando Impaler invitò il cantante a cimentarsi su alcuni fraseggi ritmici gelidi e taglienti che aveva voluto creare appositamente per l’obiettivo prefissato.

La prima composizione su tutte venne nominata ‘Armageddon’ successivamente ribattezzata ‘Eyes Of Darkness’. Sin da subito vennero stilati per mano di entrambi testi dalla fortissima carica anticlericale, concentrata specialmente sul pensiero anticristiano o comunque su una lettura disimpegnata ed agnostica della vita rispetto a certi canoni conformisti. Vennero convocati vari coetanei e si organizzarono vere e proprie performances in sotterranei di campagna e di città scaturite dalla passione per il black metal tradizionale senza compromessi. I.n.r.i. Iscariota, tastierista prestatosi per arricchire la prima audiocassetta, Terragon, bassista dall’anima satirica, sardonica e salace, infine FuckTheNuns, batterista donatore dell’ultima letale iniezione di devianza.

Assoluta la loro adorazione per i padri indiscussi ed intramontabili del genere quali Darkthrone, Impaled Nazarene, Enthroned, Marduk, Sarcofago e moltissimi altri. In quegli anni le band si confrontavano scambiandosi opinioni e materiali per lettera o per corrispondenza non necessariamente tracciata, iniziò così nel 1999 la divulgazione del loro famigerato ‘Promo 999’ in formato audiotape. Il promo, ormai diffusosi nell’underground tramite centinaia e forse anche in migliaia di copie, conteneva un sunto in presa diretta del loro primo repertorio, assemblato purista e torbido di composizioni nefaste e veloci, incluso un brano di tributo agli Impaled Nazarene, band che si rivelò tra i capisaldi di riferimento per le capre infernali sarde. Il 2 Novembre del 1999 veniva inaugurata la loro sala prove personale,  interamente foderata con pannelli di polistirene, poliuretano espanso e cartoni d’uova, micidiali riverberatori di frequenze alte e taglienti, prerogative assolute e da sempre ambite per il loro trademark sonoro.

Il rudere giaceva su un fazzoletto di terra dell’agro sassarese, luogo della campagna martoriata dagli ultimi bombardamenti del secondo conflitto mondiale precedentemente adibita a stalla per animali di vario genere, soprattutto nel primo lasso del Novecento.

Nel lungo segmento di oltre venticinque anni, la storia degli Infernal Goat è stata caratterizzata da una scarsissima attività di esibizioni dal vivo bilanciata però da una nutrita risma di pubblicazioni in vario formato ed una corposa attività in sala prove oltre che in studio di registrazione. Attività non secondaria ma centralissima della band per la quale inizialmente tutti i membri si adoperarono, promulgata sin oggi da Impaler fu la compravendita e lo scambio di materiali audiofonici che potessero diffondere gli avvertimenti sonori dei loro spettri acustici e le ronzanti squillantissime artiglierie. Il culto dell’elettricità pura e tangibile. Il marchio di fabbrica della band, ossia la creazione di un genere personale ed inconsueto per le masse, tuttora perdura mentre leggiamo queste memorie.

Durante il quarto di secolo in cui la creatura sulfurea prese vita e si attivò lo schema compositivo di Lord Impaler si è evoluto parzialmente, mantenendosi coerente con sé stesso, fedele ai punti cardine rispettati sin dagli inizi della vicenda. La prima urgenza sia nell’elaborato musicale e sia nella ricerca filosofica delle liriche è rimasta conforme ai propri principi ampliandoli. In prima istanza l’ostentazione di un racconto controcorrente che inneggia alla libertà ed all’autodeterminazione, sia essa intrapresa in termini di scioltezza ed elasticità artistica nell’ambito musicale e sia essa attuata come vitalismo puro, siano queste ultime intese in campo filosofico che in campo materialista. 

Nella sfera decisionale ed in quella delle azioni il musicista ha ruolo insindacabile, condizione inalienabile come la prassi dell’underground reclama. Dal punto di vista tematico Lord Goat e Lord Impaler si riferirono spesso alla tradizione pluridecennale del metal occulto, stato mentale di chi non accetta le imposizioni o le letture proposte dai credo e dai dogmi (inclusi i mass-media), specialmente scagliandosi contro i predicatori, anche quelli televisivi, che vendono indulgenze a buon mercato su larga scala, caratteristica connotante dei versi velenosi di Lord Goat.

Si potrebbe dire che in questo caso la pennata spasmodicamente incalzante della chitarra, vista metaforicamente come dispositivo sonoro perforante e distruttivo, insieme a tutto il costrutto musicale retto sul riffing ritmico perentorio ed ammonitore vogliano spingersi dove in letteratura il volo di Lucifero scavò la terra con le sue ali. 

L’ultimo album ‘Goatmetal’ è anch’esso un inno al riff ammonitore, le fioriture delle strutture chitarristiche intenderebbero metaforizzare figure di affilate ali metalliche nel loro volo centripeto verso il basso.

Propagazione infetta del dna Infernal Goat furono gli Unholy Impaler, circolo di black/thrashers ultra-barbarico ispirato alle primissime frange del black recidivo e grezzo di fine anni ottanta ed inizi anni novanta, punti di riferimento su tutti: Beherit e Sodom. L’atmosfera umida delle catacombe ed il soffio di un’esistenza primitiva, lacerata e lontana venivano richiamate dal cantato di Impaler unitamente alla sua sezione ritmica, accompagnati da Lord Goat che si dedicò alla batteria nei primi anni del progetto. Ancor di più in questo contesto la predisposizione per le registrazioni casalinghe poco raffinate prendeva il soppravvento dando origine ad una serie folta di rehearsals auto-documentati, molti dei quali mai pubblicati in via del tutto ufficiale ed inoltre alla collaborazione e stampa per due split-audiotapes rilasciate con altre band del nord Italia. 

Anche nei testi degli Unholy Impaler ci si scagliava contro la religione e contro certe linee-guida della società/comunità. Nel 2015, grazie all’ingresso di Daniel alle chitarre, venne dato alle stampe ‘The Devil’s Voices’, mini-cd includente inediti stampato su supporto digitale di alto livello. 

L’ultimo compendio risale al 2021, mini-cd commemorativo in formato digipack, ‘To The Daring Forces’ che, come cita il titolo, inneggia alla mordace attitudine dei musicisti che perseverano imperterritianche dopo due decadi di combattimenti estenuanti.

 Altra dipanazione scaturita dalla mente di Lord Impaler, dei suoi soci e del suo percorso artistico furono i Thrashicidio, chiamati ad alta voce incalzando il cugino in armi Detonator e strattonando altri thrashers cittadini o in ogni caso residenti nella provincia. Composti di riflesso da una costola ancora rovente dei Negative Creep, dalle cui ceneri rinnovatrici venne immediatamente reclutato ed integrato il mitragliere Jackson LaPalma, la nuova cellula mirava in primo luogo all’esaltazione dei fasti aurei del thrash, specialmente quello di matrice europea e teutonica, ovviamente modulata secondo nuove personali composizioni inedite di fattura propria, stilema e forgia metodica, condizione sine-qua-non del metal estremo sotterraneo. 

Anche in questo caso l’intero set preparato con grande dispendio di energie fu mirato alla realizzazione di un genere d’assalto, smodatamente aggressivo, annichilente e soffocante nella sua inesorabile marcia blindata.

L’avvicendarsi di vari musicisti d’area sassarese porterà alla catalogazione, anche in questo caso, di due veri e propri demo ufficiali, alcuni bootlegs stampati dallo stesso Impaler ed un full length album in formato glass-master intitolato ‘Dawn Of Nuclear Deathrash’, definitivo compendio belligerante in musica. Giunsero così a forgiare quella caratteristica formula ambita d’eterno inno ai motori e d’ideale metaforico della vita dinamico-futurista, quasi il recupero di una sensibilità predisposta a corteggiare arditamente ed assiduamente i volanti, i mezzi veloci ed i propulsori tramite sezioni ritmiche e partiture sonore in una discografia carichissima di richiami espliciti agli iniziatori storici del genere (Assassin e Sodom su tutti, pilastri di riferimento per l’origine stessa dei Thrashicidio), produzione che sin da subito si manifestò agganciata e saldata alla cultura thriller/noir, specialmente quella cinematografica di matrice italiana, ma anche alle letture di science-fiction ed a quelle fantasy/thriller anni ’70 (racconti e romanzi vari, libri e cultura Urania, tipica di quegli anni).

Sempre durante i primi magici anni 2000 ed in particolare attorno al 2012 Impaler si addentrò in un ulteriore scompartimento di elucubrazioni derivate dal suo backgruound (libri, films, arte, musica ed altre esperienze trascorse nell’arco della sua esistenza) che fecero comparire intrecci metallici inanellati in suoni epici, sollecitazioni della mente a retrospettive e resoconti pluri-secolari, memorie di tempi onorabili e lontanissimi ormai andati. 

In via del tutto spontanea e naturale nacquero ‘Pagan Ballad’ e ‘Far From Civilization’, primi inserti del ‘DEMOMMXIV’, compendio triennale pubblicato nel 2015, prima incarnazione del progetto Metal Mesh.

La nuova avventura venne proposta ed estesa ad un drappello di altri tre visionari pagani.

Letteralmente una maglia di anelli metallici, il ragionamento che sottendeva stavolta al reticolato musicale avrebbe dovuto avvolgere e proteggere, riparare sia l’esecutore che l’ascoltatore attraverso un corpetto di note in ferro ribattute una ad una, proprio come nella famosa lorica d’epoca. Il primo collettivo comparso sulla prima pubblicazione ufficiale includeva anche la partecipazione di F. Luce, esperta vocalist dell’ambiente romano (Misantropus / Marbre Noir), di Nuele (cantautore/batterista sassarese) e di Lord Sardus (chitarrista e poeta).

Nel recente 2023 è stato pubblicato ‘Unofficial Demo MMXXIII’, demo sperimentale totalmente strumentale pensato originariamente per essere suonato ed assemblato tramite sovrapposizioni e poli-sinfonie di tastiera, successivamente ampliato in due dei suoi brani con l’integrazione del basso e di altri strumenti, in fine completato dai consueti patterns e samples rumoristici in uso presso la compagine medievale.

San Giovanni ‘Senza Mai Fermarsi’, L. Impaler, 22.08.24


"Rose Madder": recensione


Un'unica, ridicola macchiolina di sangue sul lenzuolo immacolato… e tutto deflagra. Rose si scuote di dosso 14 anni da incubo - il suo matrimonio - e volta le spalle al suo mondo, fuggendo più lontano che può. Al resto, penserà dopo. (Paura che Norman la uccida? Paura che non la uccida, semmai, tanto il vivere con lui è diventato un inferno) Sola, in una città sconosciuta, ricomincia da capo e le cose girano per il verso giusto.  Prima, incontra l'uomo che fa per lei, Bill. Poi, si imbatte in uno strano quadro: il soggetto è curioso, con quella tonalità di rosa così rara e affascinante. Misteriosamente, la donna e il dipinto cominciano ad interagire, compenetrandosi sempre più a fondo. Intanto, Norman si sta lasciando dietro una lunga scia di sangue, cercando la moglie. Mentre il marito si trasforma in un autentico mostro mitologico, Rose deve calarsi in un universo parallelo, quello del quadro, e diventare la dea vendicatrice che mai avrebbe pensato: Rose Madder…

Commento di Lunaria: Non sono mai stata una lettrice accanita ed appassionata di King: ho letto i vari racconti brevi (pubblicati sempre su antologie estrapolati da "A volte ritornano"), "Carrie", "Pet Sematary" https://intervistemetal.blogspot.com/2020/09/per-sematary.html "L'Occhio del Male" https://intervistemetal.blogspot.com/2020/09/recensione-locchio-del-male-thinner-di.html e "Misery" https://intervistemetal.blogspot.com/2022/05/misery.html (gli unici che mi sono piaciuti) anche "L'Incendiaria" (che ero ragazzina e di cui ho vaghi ricordi). L'unico motivo per cui mi sono accostata a "Rose Madder" è dato dal fatto che era uno di quei libri che la biblioteca "dava via" e così me lo sono portata a casa.

Questo romanzo riconferma l'idea che ho di King (che non ho mai considerato il Re del Terrore, i suoi libri non riescono a farmi avere i brividi di paura): storia particolare (peraltro confusa a tratti e senza nessuna spiegazione razionale o "comprensibile" - horror non significa buttare lì cose assurde a caso - : chi è che ha dipinto quel quadro? Perché si anima? Perché risucchia dentro Rose? Perché i personaggi del quadro interagiscono proprio con lei?) che prende spunto da classici come "Il ritratto di Dorian Gray" (ma aggiungo anche il misconosciuto racconto "La Forca" di Paul van Loon presente nella raccolta di racconti "L'Autobus del Brivido" e la scena iniziale di "Le Streghe" di Roald Dahl) cioè "il quadro maledetto che si anima fino a fagocitare il protagonista o che diventa l'alter ego del protagonista".

Tematica affascinante, ma al solito King infarcisce il tutto con linguaggio da osteria e una prosa bassissima (che poi è il motivo per cui non amo il suo stile narrativo). 

Certo, il linguaggio scurrile è funzionale al presentare il personaggio odioso di Norman, ma il tutto dura ben 511 pagine!, ed è proprio questo il difetto del libro: una storia che "metafisicamente" poteva essere interessante narrata in 100, massimo 200 pagine, viene appesantita oltremodo all'inverosimile, tra personaggi secondari, ininfluenti, semplici comparse o, se anche decisivi allo sviluppo della vicenda, il tutto procede comunque alla moviola.

Belle le descrizioni del "mondo mitologico dentro il quadro", con il dipinto che fa da portale tra il nostro mondo e il mondo dentro il quadro, ed interessante anche tutta la prima parte del romanzo (quando Rose fugge da Norman e c'è spazio per una riflessione sul tema della violenza sulle donne) ma il tutto è sempre "trascinato per le lunghe e alla moviola" con questo linguaggio crasso e burino.

In conclusione, "Rose Madder" è un romanzo che ricorderò a lungo perché la trama, nonostante non abbia alcun senso e nessunissima spiegazione, è comunque interessante, ma che riconferma che questi romanzi kinghiani così prolissi non fanno al caso mio (idem per quanto riguarda i romanzi di Clive Barker) 


La Sacerdotessa e l'Imperatrice nei Tarocchi

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LA SACERDOTESSA (PAPESSA)

La Papessa è assisa in un'immobilità calma, silenziosa, impenetrabile e ieratica. è la Sacerdotessa del Mistero, Iside, la Dea della notte profonda che lo spirito umano non potrebbe penetrare senza il suo aiuto. Con la mano destra tiene socchiuso il libro dei segreti che nessuno potrà mai scoprire se la Papessa non gli affida le chiavi che tiene nella mano sinistra. Di queste due chiavi che aprono l'interno delle cose (Esoterismo), una è d'oro e connessa al Sole (Verbo e Ragione), l'altra è d'argento e connessa alla Luna (Immaginazione, lucidità intuitiva). Ciò significa che bisogna unire una logica severa ad una squisita impressionabilità se si aspira a divinare le cose nascoste, la cui conoscenza è negata ai più della Natura.


La divinazione ispirata dalla Papessa si applica al discernimento della realtà che si dissimula dietro il velo delle apparenze sensibili. Per l'intuitivo, favorito di Iside, i fenomeni sono una facciata rivelatrice che, arrestando la vista fisiologica, provoca la visione dello spirito.
La Papessa troneggia al centro delle due colonne: Jakin (Jakin) e Bohas (Boaz)


Una colonna è rossa, l'altra azzurra; la prima corrisponde al Fuoco (ardore vitale, divorante, attività maschile, Zolfo), la seconda corrisponde all'aria, il soffio che alimenta la vita, sensibilità femminile, Mercurio. Tutta la creazione promana da questo dualismo fondamentale: Padre, Madre - Soggetto, Oggetto, Creatore, Creazione - Osiride, Iside.

L'insegnamento della Papessa si fonda sull'immaginazione, come ci mostra la falce di luna che sovrasta la sua tiara d'argento (nota di Lunaria: in alcune immagini, la falce si trova ai piedi della Sacerdotessa) 


Attorno a lei, un pavimento a riquadri alternati bianchi e neri, ci fa comprendere che tutte le nostre percezioni sono sottomesse alla legge dei contrasti: la luce non può essere concepita se non in opposizione alle tenebre; il bene ci sarebbe ignoto senza il male. (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/la-sacerdotessa-che-e-un-concetto.html)

Volendo, si può considerare la Papessa come Madre della carta successiva: l'Imperatrice. (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/limperatrice-e-la-dea-in-trono.html)


Altro approfondimento, info tratte da


"Parve che la Dea scuotesse il proprio altare;
e lo scosse davvero. E le porte del tempio
tremarono e si videro rifulgere corna simili
a falce di Luna e si udì il crepitio di sistri
sonori" (Ovidio "Metamorfosi" IX)

Numero: II

Nome: Sacerdotessa, Papessa, Giunone, Porta del Santuario, Gnosis

Lettera Ebraica: Beth

Segno Astrologico: Cancro

Elemento: Acqua

Colore: Verde

Parole chiave: Scienza, conoscenza, gnosi, intuizione, divinazione, dualità, casa, contenitore, libro, salute, riflessioni, Anima, tempio, luogo sacro, porta, donna, insegnamento, cultura, purificazione, Acqua, solstizio d'estate.

Descrizione: Il secondo Tarocco è simbolo della Dualità che segue l'Uno e deriva dall'Uno. 
Il principio maschile e quello femminile che risultavano ancora virtualmente uniti nel simbolo del Caduceo presente nel Bagatto, qui sono espressamente separati: è la legge della polarità che caratterizza tutto ciò che esiste ed è alla base dell'esoterismo.

"Tutto è a due facce, tutto ha due poli, tutto ha la sua coppia di opposti, uguale e disuguale sono la stessa cosa" (Ermete Trismegisto "Kybalion")

Gli opposti non si escludono a vicenda, ma esistono l'uno in virtù dell'altro: avrebbero significato la destra senza la sinistra, il bianco senza il nero, il bene senza il male, la luce senza il buio?

Lo stesso significato è presente anche nel glifo del segno zodiacale del Cancro, a cui è associata questa carta, che è duplice e rappresenta la polarizzazione della sfera primordiale. Il Cancro è anche la sede del solstizio d'estate, ovvero della prima delle due "porte solstiziali", quella che permette l'accesso alla manifestazione individuale.
Ed è proprio con l'estate che le acque del Nilo cominciavano a crescere e che il fiume sembrava un vero mare, allagando i fertili campi.

Le due colonne che nella figura fanno da cornice alla Sacerdotessa vogliono essere un simbolo della bipolarità, ma rappresentano anche i menzionati solstizi: i punti di arresto del Sole.

Nel solstizio d'estate il Sole raggiunge il suo culmine e comincia il cammino verso il basso, verso l'ombra. Nel solstizio d'inverno invece il Sole è al suo punto più basso e inizia l'ascesi che chiuderà il ciclo annuale. Le colonne ricordano anche quelle di Ercole, che ammonivano a non superare il limite del mondo conosciuto così come avverte la Sacerdotessa velata all'ingresso del Tempio. Il velo ha la funzione simbolica di nascondere allo sguardo e di separare questo mondo da quello misterioso e sconosciuto oltre la soglia del Tempio. Anche "Iside Svelata" di Helena Blavatsky richiama l'archetipo del velo misterioso di Iside

"Sono tutto ciò che è stato, tutto ciò che è, tutto ciò che sarà, e il mio velo mai alcun mortale l'ha sollevato ancora." (Plutarco)

Le colonne del Tarocco sono come le colonne del tempio di Salomone: la colonna bianca di destra che era detta Jakin (Potenza di Dio) rappresentava la forza positiva, maschile, solare, Yang, e la colonna nera di sinistra era Boaz (Forza in Dio) ed era la forza negativa, lunare, femminile, Yin. E fra le due colonne, troneggia la Sacerdotessa, la guardiana, la porta del Tempio.

è una donna enigmatica, che avverte gli incauti che intendono entrare nel Tempio che una volta superata la porta non si potrà più tornare indietro.
Così come la prima carta, il Matto/Bagatto era assimilabile al Fuoco, alla Sacerdotessa/Papessa si addice l'Acqua, elemento femminile per eccellenza e simbolo, come la falce di Luna che appare in cielo, di una divina sensibilità: Poesia e Arte.

Ecco perché le colonne e il trono della Sacerdotessa sembrano emergere dall'acqua: è la Sacra Acqua Primordiale, madre e origine di tutte le cose: il Tempio è dunque rappresentato dall'Acqua stessa, un elemento in grado di accogliere maternamente, di adattarsi, di trasportare, di nascondere nelle profondità; l'acqua è vita, guarigione, purificazione, rinascita: ha sempre avuto un ruolo importante negli antichi riti di purificazione, ed era usata anche dai Sacerdoti di Iside.
Chi viene in contatto con questo Arcano contempla i misteri della Donna-Acqua: curiosamente il Tempio di Philae, che gli Egizi avevano dedicato alla Dea Iside è oggi parzialmente sommerso dalle verdi acque del fiume Nilo. Ed è infatti alla figura di Iside, Dea del mare e della magia rappresentata spesso con la falce lunare e il disco solare sulla testa, che questa carta si ispira.

 Nei miti egizi, Iside è la moglie-sorella di Osiride e la madre del Dio Sole Horus. Una delle Dee più antiche, figlia di Nut (Dea del Cielo) e Geb (Dio della Terra); Regina della notte, delle arti domestiche, dell'agricoltura, della scienza e della medicina.
Quando il malvagio Set uccise e fece a pezzi Osiride, Iside ne ricercò e recuperò pazientemente le membra disperse sulle acque del Nilo, sfidando i coccodrilli e navigando nella notte grazie alle sue arti magiche.
Come Iside, la Sacerdotessa è velata e indossa un abito che richiama la foggia egizia con il caratteristico nodo isiaco sul petto. (per saperne di più, vedi il libro "I Misteri di Iside",1997 ):

"Iside è la Signora della Luce e della Fiamma, Padrona dell'Alba. è Signora del Sole e della Luna Calante e Crescente, Dea dell'Aria, e delle Brezze Mattutine, Signora delle Piante Verdi. è Lei che aiuta i semi a germogliare, e dischiude i fiori del mattino al tocco delle Sue Dita." 

"Iside Gloriosa Dea, Signora delle verdi erbe, nettami da tutte le impurità, lavami con la Tua Luce, liberami dal tumulto che mi pervade, rendimi pura per percorrere i Tuoi Sentieri".

"Le sacerdotesse e le fedeli di Iside, spesso si adornano il collo con uno scialle, che annodato sul davanti, appena sotto il collo, assume la forma stilizzata dell'Ankh, la Croce Egizia; questo modo di portare lo scialle viene chiamato "Nodo Sacro" (Nodo di Seth o Thet o Iside), e come si è detto, rimanda all'Ankh. https://intervistemetal.blogspot.com/2018/12/iside.html

L'Ankh ha svariati significati, e sembra che sia derivato da un'antichissima bambola della fertilità africana (la bambola Ashanti. Nota di Lunaria), dalla grande testa e dalle braccia sottili spalancate. L'Ankh è anche una raffigurazione stilizzata degli organi sessuali uniti."

Nella mano sinistra, la Sacerdotessa regge un antico papiro, simbolo di conoscenza iniziatica, il cui contenuto è celato e custodito dalla Guardiana del Tempio: non a tutti sarà concesso di leggerne i segreti.
Con la mano destra tiene la croce ansata degli Egizi, l'Ankh, il sacro simbolo della vita.
Fulcanelli, nel "Mistero delle Cattedrali", faceva notare che, nelle cattedrali medioevali, l'abside: "segue perfettamente la forma del segno ieratico egiziano della croce ansata, che si legge Ankh, e indica la Via universale nascosta nelle cose."

Il modo in cui l'Ankh viene impugnato ricorda però una chiave (e questo lo collegherebbe a Ecate. Nota di Lunaria): la Sacerdotessa si pone come la guardiana alla soglia del Tempio, ne rappresenta la porta e ne detiene la chiave (ci potremmo vedere un collegamento con Sailor Pluto: anche lei era la guardiana, e teneva un bastone a forma di chiave)



La Sacerdotessa in quanto tale è anche il simbolo della tradizione matrilineare di molte antiche religioni che consideravano proprio le donne come le più adatte a essere il tramite col Divino (ovviamente il cristianesimo non è tra queste. Nota di Lunaria): basti pensare alle Vestali dei templi romani, alle Sibille che davano responsi nei loro santuari, o alle antiche Sacerdotesse dell'oracolo di Apollo a Delfi, dette Pitonesse (ne parla anche Marion Zimmer Bradley in "La Torcia").

Altre funzioni venivano invece svolte dalla Sacerdotesse nei riti dei Misteri Eleusini, alla ricerca del Divino e nella celebrazione degli stessi Misteri Isiaci, dopo che il culto di Iside si era diffuso dall'Egitto in tutto il mondo antico. Comunque, Iside fu associata anche a Giunone/Hera, sorella-sposa di Zeus.

Ovidio, nelle Metamorfosi, ci racconta che Io, amata da Zeus e poi trasformata in giovenca, dopo innumerevoli prove giunse in Egitto, dove regnò, riconquistata la forma umana, con il nome di Iside: "... Inerant lunaria fronti cornua", ovvero con la falce di Luna sulla fronte, a mo' di corna.

Infine, vorrei soffermarmi a riflettere sul nome riportato nella maggioranza dei mazzi: la Papessa.


Credo che tale nome sia semplicemente una rappresentazione posteriore, di origine medioevale: è probabile che fosse pericoloso fare riferimento alle antiche religioni come quella egizia, per cui nei Tarocchi si preferì ricordarla come "Papessa" e non "Sacerdotessa", riallacciandosi al mito della Papessa Giovanna, donna travestita da uomo, che rappresenterebbe la Ierofantide, la donna-pontefice nel senso etimologico del termine, cioè artefice del ponte tra Terra e Cielo, fra l'umano e il Divino. (Nota di Lunaria: che per il cristianesimo non può che essere maschile perché il sacerdote è un "alter christus" e quindi di tale Cristo, deve imitarne gli attributi, anche fisici...)
La Papessa Giovanna forse non è mai esistita, forse era una satira sul potere maschile, o su qualche Papa particolarmente effemminato, forse una vedova di qualche Papa sposato, forse realtà...
Rammento tutto questo solo per spiegare il perché della scelta del nome "Sacerdotessa" che trovo più adatto a un mazzo di Tarocchi che si devono riferire alle antichissime origini simboliche piuttosto che alle loro interpretazioni posteriori, siano esse pure medioevali.




Altro approfondimento tratto da


Silenziosa ed ieratica, la Papessa rappresenta la Sacerdotessa del Mistero, la Conoscenza al Femminile, rispettata nei tempi più antichi, prima che la religione e la cultura virassero verso una ricerca mascolina improntata alla ragione e non più alla veggenza e al segreto. Sotto il suo manto porpora e azzurro, colori della spiritualità e della saggezza, si cela l'immagine della Grande Madre Cosmica, la Terra, conosciuta e adorata dagli antichi culti sotto il nome di Iside, Diana, Ishtar, Sequana (nota di Lunaria: ma anche Kali).
La Papessa, simbolicamente collegata alla Luna che regola l'emotività e la saggezza, è la Signora dei saperi notturni, iniziatici, e per questo preclusi alla maggioranza. 
Per sollevare il velo che le incornicia il volto, ben rappresentato nell'immagine del drappo che le sta intorno alla testa, occorre percorrere un lungo percorso interiore, attraverso un apprendimento che non deriva dai libri o da un approccio razionale alla verità, ma dal diretto contatto con le forze segrete dell'inconscio. Il libro che la Papessa tiene sulle ginocchia non è un libro da penetrare attraverso l'intelletto, ma da assimilare con il cuore. Per conoscere le cose non è sufficiente la mente maschile, ma è necessario intraprendere e sperimentare anche la via femminile, notturna, intuitiva nonché repressa e punita durante i secoli della lotta al potere femminile (i roghi della caccia alle streghe...)

La Sacerdotessa è Custode della Verità e siede all'ingresso del Tempio di Salomone, il tempio massonico dove avviene la trasformazione interiore. A rivelarlo, oltre alle due colonne Jakin e Boaz, emblemi del Fuoco e dell'Acqua, interviene anche la contrapposizione delle sue vesti, il rosso maschile, attivo-yang si mescola al verde, femminile, ricettivo-yin, al fine di raggiungere la completezza attraverso la coincidenza degli opposti.

Questo Arcano corrisponde alla lettera ebraica Beth.

Quando è dritto, esprime la crescita interiore, tutto ciò che cresce lentamente, spesso nel silenzio, l'equilibrio, la perseveranza, la riservatezza, la costanza. Rappresenta anche una donna saggia, che aiuta il consultante in caso di difficoltà, dando buoni consigli. Può indicare anche la madre, una socia in affari, una donna importante nella vita del consultante (probabilmente più anziana di lui) Se però questa carta capita accanto all'Eremita e all'Appeso, simboli di solitudine e ascesi, accentua questi aspetti. Se è associata al Papa potrebbe indicare un amore duraturo, improntato più sugli interessi culturali in comune che non sulla passione amorosa. Associata al Mondo, rappresenta il trionfo completo. 
Rappresenta anche chi studia filosofia, psicologia, scienze occulte:
più che indicare la ricchezza materiale, indica quella spirituale e mentale. 

Se la carta è capovolta, può rappresentare una persona taciturna o pigra che non dà nessun aiuto, o che sta confabulando alle spalle, creando fastidi e contrattempi. La ricettività si trasforma in passività e atrofia mentale. Il sapere si tramuta in egoismo meschino e gretto o in mediocrità. La carta capovolta indica soprattutto un blocco, un ostacolo, conflitti con la madre o la partner, una distanza emotiva, mancanza di comunicazione.
Se il consulto riguardava la salute, potrebbe indicare problemi connessi ai genitali femminili.

L'effetto temporale della carta dura da uno a tre mesi.


L'IMPERATRICE



raffigura l'Intelligenza Creatrice, Madre delle forme, delle immagini e delle idee. è la Vergine Immacolata dei cristiani, nella quale i greci avrebbero riconosciuto la loro Venere-Urania, nata radiosa dai flutti cupi dell'oceano caotico.

Nota di Lunaria: ovviamente per i cristiani Maria non è una Dea, ma viene considerata "la creatura umana" sottoposta al dio maschile Gesù. C'è da dire però che negli ultimi anni qualche isolato teologo sinceramente dispiaciuto per la misoginia veicolata dalla teologia cristiana, ha fatto qualche tentativo di "femminilizzare Dio" dando spazio ad una teologia della maternità di Dio e\o all'amore di Maria visto come "riflesso dell'amore di Dio".

PER ESEMPIO, BOFF AVEVA PROPOSTO DI DIVINIZZARE MARIA: 

"Se il maschile è divinizzato nel Cristo in forma piena e diretta, non potremmo sperare che il femminile sia nell'ordine dell'essere divinizzato come lo è stato il maschile in forma piena e diretta?" Secondo Boff, spetterebbe allo Spirito Santo divinizzare il femminile alla fine della storia, ma dandone un'anticipazione escatologica nel mistero della Vergine Maria. Boff ha proposto una sorta di "unione ipostatica tra Spirito e Maria", avvenuta al momento del "fiat": Maria, secondo l'ipotesi di Boff, sarebbe stata "ipostaticamente assunta dalla Terza Persona della Trinità" e non si troverebbe più "sotto Gesù" ma "al lato", essendo "elevata al livello di Dio per poter generare Dio". 

DICIAMO SUBITO che la teologia di Boff non è "Teologia ufficiale della chiesa cattolica" ed infatti è stato aspramente criticato. Comunque, per correttezza, ho riportato il suo tentativo teologico.

  
Regina del cielo, si libra nelle altezze più sublimi dell'idealità, al di sopra di ogni contingenza oggettiva, come indica il piede posato sulla mezzaluna con le punte rivolte verso il basso



Nota di Lunaria: la Papessa, invece, molto spesso viene rappresentata con la luna con le punte verso l'alto

Ricordo che la falce di luna è equivalente alle corna, e viceversa; difatti agli inizi molte Dee erano accompagnate dalla falce di luna o da un paio di cornini in testa che ricordano la mezzaluna: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/le-dee-con-la-corna-e-la-falce-di-luna.html

Nell'iconografia egizia, le corna appuntite si accompagnano al disco solare e al serpente. Le corna della mucca sono il simbolo di Hathor, la Grande Madre; sotto forma di luna falcata appaiono ad Iside e Nut, Signora del Cielo. Le corna del toro sono solari, mentre i simboli solari e lunari appaiono insieme, con le corna di mucca che sostengono il disco del sole. (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/iside-hathor-nut.htmlCome si è visto, falce di luna e corna sono equivalenti e sono associati a molte Dee

In questo modo, l'Imperatrice afferma la dominazione sul mondo sublunare, dove tutto è mobilità, perpetuo cambiamento e trasformazione incessante. 

Nota di Lunaria: da notare come in alchimia ci sia lo stesso simbolismo della donna coronata, della mezzaluna e della stella: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/11/la-luna-simbolismo-8.html

In contrasto con questo regno inferiore sul quale la Luna sparge soltanto un chiarore indeciso e fallace, la sfera dell'imperatrice corrisponde alle Acque superiori, oceano luminoso in cui risiede la suprema Saggezza. Tutto, qui, è fisso e immutabile, poiché è necessariamente perfetto: è la regione degli archetipi, cioè delle forme ideali o delle idee pure secondo le quali viene creata ogni cosa.
Per esprimere l'immutabilità delle cose sottratte all'alterazione, l'Imperatrice si mostra esattamente di fronte, in un atteggiamento improntato ad una certa rigidità ieratica.

Tuttavia, una serenità sorridente anima il suo volto, inquadrato graziosamente da una morbida chioma bionda.

Una corona leggerissima è posata sul suo capo, quasi senza peso e attorno gravitano dodici stelle, nove delle quali sono visibili. Queste cifre ricordano lo zodiaco, quadrato celeste che regola le produzioni naturali di quaggiù, e il periodo di gestazione imposto alla generazione.

Come la Vergine dello Zodiaco, l'Imperatrice è alata, ma i suoi attributi non sono né la spiga di grano [Demetra] né il ramoscello d'ulivo. [Atena]



La Regina del Cielo regge lo scettro d'una dominazione universale e irresistibile poiché l'ideale si impone, l'idea comanda e gli archetipi determinano ogni produzione. Come blasone ha un'aquila d'argento in campo di porpora, emblema dell'anima sublimata in seno alla spiritualità, mentre il giglio che fiorisce a sinistra dell'Imperatrice simboleggia il fascino esercitato dalla purezza, dalla dolcezza e dalla bellezza.

Imperatrice e Papessa sono vestite entrambe d'azzurro e di porpora: ma l'azzurro della veste sacerdotale della Papessa è scuro, per ricordare la profondità in cui si perde il pensiero, mentre il manto dell'Imperatrice è di un azzurro luminoso. La sua tunica è rossa per esprimere l'attività superiore da cui nasce l'intelligenza o la comprensione in opposizione all'indumento esterno azzurro, allusione alla placidità ricettiva che raccoglie fedelmente le impressioni ricevute dall'esterno. 
L'Imperatrice si ammanta di azzurro per captare il pensiero vivo, di cui arresta l'irradiazione per renderlo percettibile: ella manifesta l'Occulto, che la Papessa mette in vibrazione.
 
Nota di Lunaria: qui trovate i significati della carta: https://cartedeitarocchi.blogspot.com/2015/03/limperatrice.html

C'è anche da far notare che l'Imperatrice è l'archetipo della Dea e che è preceduta dalla Papessa/Sacerdotessa, questa bellissima carta: https://cartedeitarocchi.blogspot.com/2015/03/la-papessa.html
che rappresenta la Sapienza al Femminile (il nostro Logos, quindi). Sembra quasi lasciar suggerire che la Donna Terrena e Immanente precede e anticipa la Dea (rappresentata nella carta dell'Imperatrice) Trascendente mostrandosi fatta ad immagine della Dea e Sua rappresentante nell'Intelligenza e nella Sapienza al Femminile. Come due vasi comunicanti (*) la Sapienza Umana Femminile, Immanente al Creato, qui simboleggiata dalla Sacerdotessa, coronata dalla Luna e dalle Corna Falcate Lunari, anticipa la carta dell'Imperatrice-Dea Trascendente e nello stesso momento riflette la Dea Regnante e Regina rappresentata nell'Imperatrice, spesso coronata di stelle e con la Luna ai piedi.  

(*) Il simbolismo del Vaso torna anche nel Tarocco della Stella e della Temperanza! https://cartedeitarocchi.blogspot.com/2015/03/la-stella.html https://cartedeitarocchi.blogspot.com/2015/03/la-temperanza.html
  
Malgrado le molte forme che può assumere, l'Imperatrice rappresenta sempre la capacità di proteggere, di accogliere e di nutrire. In senso più traslato l'Imperatrice rappresenta anche l'Intelligenza, intesa come la fonte della creatività nella mente dell'uomo. L'Intelligenza è anche il cancello e la porta attraverso cui la teoria diventa pratica e il pensiero diventa azione.
L'Imperatrice è complementare all'Imperatore (https://cartedeitarocchi.blogspot.com/2015/03/limperatore.html)
 il quale rappresenta invece il principio maschile. Tra i due sovrani, l'Imperatrice è più istintiva ed emotiva, comportandosi con i propri sudditi come una madre nei confronti dei figli.

Nota di Lunaria: e queste due carte rimandano alla Dualità Wiccan che divinizza tanto il Femminile quanto il Maschile nelle figure della Dea e del Dio
 
Ora vediamo alcuni possibili significati, da ascriversi a certe rappresentazioni grafiche dell'Imperatrice.

1) Gli alberi\vegetazione che compaiono sullo sfondo: simboli della Natura nel pieno del proprio splendore e della forza della vita che scorre nell'Arcano. (vedi anche i collegamenti con le Dee della primavera e della natura, come Flora...)

2) Lo scettro dell'Imperatrice: esprime il potere materiale dell'Imperatrice e la propria autorità sul mondo, simboleggiata a sua volta dalla sfera in cima allo scettro.

3) La strada: indica il percorso che conduce al Giardino dell'Eden e che l'uomo deve percorrere a ritroso per tornare al Paradiso Terrestre. (interpretazione cristiana); per un'interpretazione wiccan, la strada è da collegarsi ad Ecate (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/ecate.html), Signora delle Strade, Patrona dei pellegrini e viandanti notturni (anche in senso figurato... in fondo tutti coloro che si addentrano sui sentieri della Sapienza Esoterica sono viandanti e pellegrini...) oppure, se vogliamo un altro Archetipo che va bene per i maschi: Legba, il Signore dei crocicchi e delle porte tra i due mondi, quello degli umani e quello degli Dei: è interessante notare come Legba, Dio di origine africana, sia collegato anche lui alla chiave, come Ecate. Legba e Ecate sono Divinità Psicopompe e ambedue divinizzano la sessualità umana: il Femminile Ctonio, magnificato e divinizzato in Ecate e il Maschile Ctonio, magnificato e divinizzato in Legba. In una valenza ancora più ctonia, di discesa dentro di Sé e nella Sapienza Arcana, possiamo vedere la Strada anche collegata ad Ishatar/Inanna, mentre percorre la strada nelle profondità infere.

4) Lo scudo dell'Imperatrice: indica la Femminilità della carta (Venere\Afrodite) e l'Amore Universale dell'Imperatrice per tutta la vita.

Parole chiave legate all'Imperatrice:
Intelligenza, influenza benefica, aiuto risolutore, ricettività, istinto materno, protezione
 Interpretazione numerologica:

Il numero 3, che caratterizza l'Arcano, nasce dalla somma dei primi due numeri: 1 (maschile) e 2 (femminile): per questo esprime la nascita vale a dire l'unione feconda tra due elementi diversi.

Significati avanzati:

Amore: una persona può essere conquistata con l'intelligenza

Lavoro: non è sufficiente la capacità inventiva, servono anche la pragmaticità e la determinazione.

Denaro: il denaro è un mezzo per raggiungere i propri scopi e non uno scopo da raggiungere.

Sentenza per la Divinazione: un gesto o una parola di comprensione aiuteranno a superare molte difficoltà.

Suggerimento: si può utilizzare l'intelligenza per raggiungere lo scopo se l'idea per la quale si combatte è valida.

Tempi di realizzazione: il numero 3 esprime la crescita di qualcosa che è già noto: serve nutrimento affinché possa crescere.

Autostima: un po' di umiltà non guasta. Le doti intellettuali non bastano a farci apprezzare dagli altri.

Meditazione: all'intuizione deve seguire il progetto. 

Spiritualità: impara a contemplare ciò che è fuori di te. Occorre rivolgere all'esterno la propria percettività.

Alchimia: le tre parti, Sale, Zolfo, Mercurio, ovvero Corpo, Psiche e Anima possono evolversi solo in armonia fra loro.

Astrologia: Venere. Venerdì è un giorno propizio per gettare il seme che riposerà per due giorni per poi germogliare. 

Cabala: Ghimel. La lettera che significa "cammello" esprime la capacità di sopravvivere grazie alle proprie risorse.