Commento introduttivo all'Inferno di Dante


Commento tratto da 


Per dare all'aldilà una struttura e quindi un ordine, una gerarchia, Dante oltre che delle testimonianze classiche o cristiane dovette, nel dare vita concreta ad un mondo del tutto immaginario ma sorretto da ferma fede che non era solo di lui ma del mondo cui apparteneva, tener conto delle concezioni cosmologiche e di quelle etico-religiose che la sua età gli dava come presupposti essenziali. Ogni fatto era valutato e giudicato secondo la sua obbedienza e fedeltà a norme morali che si rifacevano sempre all'insegnamento religioso: da qui la necessità del poeta di avere sempre un canone di giudizio che stabilisse la positività o negatività e determinasse premi e castighi.

In sintesi l'Oltremondo dantesco è un mondo popolato da uomini vissuti in altri tempi (diversi dal tempo del viaggiatore-visitatore), il tutto coordinato e valutato e osservato alla luce di ciò che la scienza teologica e la cultura medievale e cristiana dicevano. 

Dalla concezione medievale che continua quella alessandrina definita e chiarita nell'Almagesto dal geografo e astronomo Tolomeo, vissuto nel II secolo dopo Cristo e dal compendio che dello stesso fu fatto nel IX col titolo di Elementi Astronomici o Libro dell'Aggregazione delle Stelle scritto dall'arabo Alfragano (Al Fargani) Dante derivò la concezione cosmologica che è alla base del suo viaggio oltremondano. 

Secondo questa concezione che di solito diciamo tolemaica la Terra, creata come ogni altro elemento fisico e metafisico, dalla divinità, è una sfera immobile al centro dell'Universo. La concezione della centralità della Terra è una determinazione della concezione antropologica che voleva l'uomo elemento centrale di tutta la storia, fisica e non, dell'Universo: difatti la storia della Terra comincia con la nascita dell'uomo e la storia dell'uomo si risolve nella storia dell'incontro dell'uomo e di Dio. In funzione dell'uomo dunque si dispiega tutta la storia che alla fine si risolve in una storia di Dio attraverso l'uomo.

E funzionali a questo rapporto Dio-uomo si pongono anche gli angeli, il diavolo e tutti gli esseri che solo dall'uomo si collocano come cooperatori (e perciò sono positivi) o antitetici (perciò avversi).

E si pongono per o contro l'uomo luoghi che dovranno essere le sue dimore dopo la morte: l'Inferno, dove l'uomo viene negato attraverso una degradazione che non conosce limiti temporali, il Purgatorio dove l'uomo riconquista l'attitudine al pieno godimento della beatitudine e il Paradiso dove l'uomo è ammesso alla luminosa corte di Dio, circondato da angeli e beati. Nell'aldilà vengono esaltate positivamente o negativamente le caratteristiche dei loro caratteri.

L'immaginario viaggio oltremondano si compie in sette giorni a cominciare dall'8 aprile o dal 25 marzo del 1300: Dante aveva 35 anni ed era al punto culminante e centrale della vita che, secondo la sua epoca, aveva la durata media di 70 anni. La sera si smarrisce e si ritrova in una selva (allegoria del peccato): vi era giunto come dominato da un sonno (intorpidimento della coscienza), avendo smarrito la dritta via. A questo punto si ridesta e vede con angoscia lo stato di peccato e di imminente rovina in cui si ritrova. Vorrebbe uscirne, ma ne viene impedito da tre fiere: una lonza (l'incontinenza), un leone (la violenza), una lupa (la cupidigia). Il colle, simbolo della salvezza, gli sembra irraggiungibile. Il suo destino sarebbe quello del peccatore eternamente schiavo delle tre fondamentali tendenze peccaminose, se non lo soccorresse il poeta Virgilio (simbolo della scienza umana o della ragione): costui lo libera dalle fiere e lo guida attraverso l'Inferno e il Purgatorio (https://intervistemetal.blogspot.com/2024/01/commento-catone-e-calliope-nel.html) per poi consegnarlo alla guida di Beatrice (la Teologia). (https://intervistemetal.blogspot.com/2024/01/dante-e-il-femminile.html) (https://intervistemetal.blogspot.com/2024/04/il-simbolismo-delle-nozze-di-cana-in.html)

L'Inferno è un abisso sotterraneo, la cui apertura è vicino a Gerusalemme, e ha la forma di un cono rovesciato: si sprofonda fino al centro della Terra, dove è piantato in tutta la sua spaventosa mole Lucifero.

Secondo un criterio ternario che è sempre in relazione al Tre della Trinità (Dio è affermato anche nel regno in cui è negato) Dante divide l'Inferno in Antiferno, Alto Inferno e Basso Inferno: via via che si discende aumenta la gravità del peccato e quindi anche la pena. Il sistema penale obbedisce alla legge del contrappasso, cioè patire il contrario di ciò che si è fatto.

Il Vestibolo o Antinferno compreso tra la porta d'ingresso e il fiume Acheronte è assegnato alle anime vili, che vissero senza infamia, rifiutarono le scelte morali: anche l'Inferno li relega ai suoi margini. 

L'Inferno vero e proprio comincia con il Limbo, sede di coloro, anche dei bambini, che morirono senza il battesimo e anche di coloro che grandi per virtù morali furono però privi della fede. I limbicoli vivono senza una pena specifica, nella privazione di Dio e nel desiderio: la magnanimità che li caratterizzò nella vita terrena non li salva dall'esclusione del Paradiso.

Nei cerchi che seguono sono puniti i lussuriosi, i golosi, gli avari, i prodighi, gli iracondi, che si dilaniano tra loro dentro la palude stigia. Col sesto cerchio, degli eresiarchi, primo tra i cerchi al di là delle mura della città di Dite (https://intervistemetal.blogspot.com/2023/12/le-tre-erinni-nella-divina-commedia.html), si inizia il Basso Inferno. Il settimo cerchio dei violenti è diviso in tre gironi: dei violenti contro il prossimo, dei violenti contro di sé, dei violenti contro Dio e la natura. L'ottavo cerchio, Malebolge, e il nono comprendono i peccatori che commisero delitti di carattere politico, operando contro la società e istituzioni; nel nono cerchio sono puniti i traditori; in fondo è Lucifero che strazia Giuda, Bruto e Cassio, traditori della Chiesa e dell'Impero.

Dante si preoccupò di dare una struttura geometrica all'Inferno, e questo rispondeva alla mentalità astratta e geometrizzante del Medioevo. 

Per quanto riguarda le pene assegnate ai dannati, nel Medioevo la Teologia distingueva due tipi di pene: la poena sensus (la pena connessa ai vari peccati) e la poena damni (la pena della privazione di Dio, che nella teologia "dantesca" fa soffrire le anime del Purgatorio molto più che non quelle dell'Inferno)


Nella sera di un imprecisato giorno della primavera del 1300, Dante è sui 35 anni di età, l'anno in cui tutto pare sollecitare l'uomo medievale ad un bilancio esistenziale, si trova in una "selva oscura, aspra e difficile": vi è giunto dopo aver smarrito "la dritta via". Terrorizzato, cerca una via di fuga e al di là della selva, intravede un colle, illuminato dai raggi del sole: è un luogo di salvezza... ma mentre sta per avviarsi, si fanno innanzi tre bestie: una lonza, un leone e una lupa.

Così comincia il racconto del viaggio che condurrà Dante dalla Terra ai tre regni oltremondani.

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura,

ché la dritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte

che nel pensier rinnova la paura!

Tant'è amara che ben poco è più morte;

ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,

dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte. 

Il viaggio del Poeta è simbolo dell'itinerario che percorre l'umanità tutta, ogni volta che si smarrisce e cade nel Male. Fin dall'inizio Dante è simbolo del cittadino in una società turbata e sconvolta da forze contradditorie.

La caduta nell'errore e nel peccato, in Dante, avviene al 35° anno di età (nel Medioevo la durata media della vita era 70 anni)

La selva oscura raffigura il buio della coscienza caduta nell'errore e nel peccato. Non è chiaro di quali peccati Dante parli. 

C'è di certo che dopo la morte della donna amata, si smarrì seguendo fallaci beni terreni: il peccato non è solo di Dante ma di tutta la società del tempo e in particolare delle supreme autorità: l'Impero e la Chiesa.

La metafora vita-selva Dante la attinse dai testi virgiliani e anche da qualche testo cortese; qualche suggestione può derivare dal paesaggio italiano e in particolare toscano, dove la selva, fitta ed impenetrabile, popolata da lupi, dove manca il sentiero e tutto si carica di buio, era l'elemento quotidiano al tempo di Dante, quando i boschi arrivavano fino al limite delle mura cittadine.

(Nota di Lunaria: vi è anche un notevole racconto dell'orrore, scritto da Ralph Adams Cram, intitolato "La Valle della Morte", che descrive un mortifero bosco funestato da una nebbia; prossimamente cercherò di trascriverlo)

La dritta via, cioè la via del Bene, è smarrita, ma non perduta per sempre: infatti, per Dante, si può ritrovare, la fede gli dà speranza e la certezza che l'umanità potrà uscire dallo stato di confusione, di errore e di tornare alla virtù e alla verità.
























































































L'incipit dell' "Unico..." di Stirner! impreziosito dalle Mie sottolineature!

Lo so, Stirner è meno famoso e meno citato di Nietzsche (https://intervistemetal.blogspot.com/2018/12/nietzsche-il-primo-amore-filosofico-non.html) ma a me è sempre piaciuto di più Stirner (http://studifilosofia.blogspot.com/2015/03/max-stirner.html) anche se ovviamente a 13 anni lessi prima Nietzsche e unicamente perché "faceva figo leggerlo" visto che era citato dai Cradle of Filth e da mille mila altri gruppi Black che venivano intervistati su Grind Zone (😁)... ero ancora una piccola Lunaria, ma già "sulla buona strada" per poi arrivare a Stirner e Cioran qualche anno dopo (😁) Comunque, stasera, ho ripreso in mano Stirner, la mia vecchia copia, comprata all'usato, di "L'Unico e la Sua Proprietà", che lessi nel 2004 e che sottolineai per pagine e pagine, quando trovavo concetti fighi (😁), con buona pace di quelli del mantra del "ma solo quelli che vanno all'università conoscono la filosofia" (😂😂😂😂😂😂😂) All'epoca manco andavo a scuola (😂) eppure mi feci uno studio filosofico proprio in quel periodo, leggendo tutto ciò che trovavo sulle antologie filosofiche, da Gorgia a Quinzio (😂) da Marcel a Popper (😂)

Ecco qui l'incipit "al fulmicotone" (😁💣💥) della suo opera, che tanto influenzò una Lunaria appena 18enne, impreziosito dalle Mie sottolineature (😆) ché Noialtre, i libri di teologia e filosofia, li leggiamo, altroché se li leggiamo e li studiamo, altroché se li studiamo, prendendo appunti e ri-trascrivendo il tutto (😁)






Infatti, ben detto amico Max! Non solo tu hai affidato la tua causa al Nulla ma pure IO ho fondato la Mia Causa su Me Stessa, anche se con il valido aiuto di un rossetto e della nail art (💋💅)


E non ho alcuna intenzione di fermarmi, infatti ho già in mente mille altre pubblicazioni lunariali da far uscire (e non si può mai sapere cosa tirerò fuori dal cilindro lunariale di pizzo e velluto nero)


Non ho intenzione di fermarmi solo a 2797 pubblicazioni su questo o quello. Poco ma sicuro.

(*) O meglio: nel Mio Eterno Presente. Perché Io Sono un Eterno Presente (come Dio) (cit. 😏) Stazionaria, Fissista, Solipsista, Monotona, Monocroma, Retrograda. Con Orgoglio.

... 💋



Edward Frederick Benson "La Stanza nella Torre" (gli stralci migliori)

è probabile che tutti quelli che sono di fatto sognatori incalliti, abbiano avuto, almeno una volta, esperienza di un evento o di una serie di circostanze apparsi loro in sogno e poi realizzatisi nel mondo materiale. Ma, a mio parere, ben lungi dall'essere una cosa strana, sarebbe molto più curioso se questa realizzazione non accadesse di tanto in tanto, poiché i nostri sogni, di regola, coinvolgono persone che conosciamo e posti che ci sono familiari, come potrebbe accadere naturalmente durante la veglia e alla luce del giorno.

[...] Non molto tempo fa, ad esempio, ho constatato la realizzazione di un sogno tale da non sembrarmi affatto straordinaria, e da non aver alcun tipo di significato psicologico. [...] Per tutta la mia vita sono stato un sognatore abituale: sono poche le notti, per così dire, dopo le quali, al risveglio, non trovo di avere avuto nuove esperienze mentali, e a volte, durante la notte, mi capitano le avventure più eccitanti. Quasi sempre queste avventure sono piacevoli, sebbene spesso un pochino futili.

è di un'eccezione che sto per parlare. Fu quando avevo quasi sedici anni che feci un sogno per la prima volta, ed ecco come accadde.

Iniziava con me che stavo alla porta di una grande casa con i mattoni rossi dove, capivo, avrei soggiornato. Il maggiordomo che apriva la porta mi diceva che si stava prendendo il tè in giardino, e mi guidava attraverso una sala rivestita di pannelli scuri, con un grande caminetto acceso, e un allegro prato verde intorno, con aiuole di fiori. Attorno al tavolo del tè era raggruppato un piccolo crocchio di persone, ma non ne conoscevo nessuna tranne forse una che era un mio compagno di scuola, Jack Stone, chiaramente il padrone di casa, che mi presentava a sua madre, a suo padre e a due sorelle. Ricordo che ero stupito di trovarmi lì perché a stento conoscevo il ragazzo in questione, e mi dispiaceva abbastanza quello che sapevo di lui: inoltre aveva lasciato la scuola quasi un anno prima. Il pomeriggio era abbastanza caldo e regnava un'insopportabile oppressione. In fondo al prato si ergeva un muro di mattoni rossi, con un cancello di ferro al centro, e dall'altra parte di questo si ergeva un albero di noci. Noi sedevamo all'ombra della casa di fronte a una fila di lunghe finestre, attraverso le quali potevo vedere una tavola apparecchiata che luccicava per il vetro e l'argento. Il giardino era molto lungo, e terminava a una delle estremità con una torre di tre piani, che mi sembrava molto più antica del resto della casa. Poco dopo Mrs. Stone che, come il resto del gruppo, era rimasta seduta in assoluto silenzio, mi disse: "Jack ti mostrerà la stanza. Ti ho assegnato quella nella torre." Del tutto inspiegabilmente, mi sentii mancare il cuore a quelle parole. Mi pareva come se avessi sempre saputo che avrei avuto proprio quella stanza nella torre e che essa conteneva qualcosa di terribile e di importante. Jack arrivava subito e io capivo che dovevo seguirlo. In silenzio passavamo attraverso la sala, salivamo per una grande scala di quercia dal percorso intricato, e giungevamo a un piccolo pianerottolo su cui davano due porte. Ne apriva una con una spinta perché io entrassi e, senza entrare lui stesso, mi chiudeva dentro. Allora scoprivo che la mia congettura era esatta: vi era qualcosa di terribile nella stanza, e con il terrore che mi avviluppava, mi svegliai in uno spasmo di spavento. Ora quel sogno (o le sue variazioni) mi ha visitato ogni tanto per quindici anni. Il più delle volte si ripeteva sempre nella stessa forma. [...] Si chiudeva sempre con un incubo di terrore per quello che c'era nella stanza, sebbene io non abbia mai visto di che si trattasse.

[...] Poi accadde che non fui più visitato da questo sogno per sei mesi o più, e cominciai a sperare (in quale inesplicabile orrore lo conservavo) che fosse finito per sempre. 

Ma una notte, dopo questo intervallo, mi ritrovai di nuovo nel giardino per il té, però Mrs. Stone non c'era, mentre gli altri erano tutti vestiti di nero.

Immediatamente ne supposi la ragione [...] Il sogno, con le variazioni e gli sviluppi che ho menzionato, si ripeté a intervalli per 15 anni. A volte lo sognavo per due o tre notti di seguito [...] Aveva, è chiaro, qualcosa dell'incubo, poiché finiva sempre nello stesso spaventoso terrore che, lungi dal diminuire col tempo, mi sembrava raccogliere nuovo timore ogni volta che lo provavo. C'era anche una strana e terrificante coerenza attorno a esso. I personaggi, come ho già detto, erano regolarmente più vecchi: morte e matrimonio visitavano quella silenziosa famiglia, e mai nel sogno, dopo che Mrs. Stone era morta, io l'avevo più vista. Ma c'era sempre la sua voce che diceva che la stanza nella torre era pronta per me e, sia che prendessimo il tè in giardino, sia che stessimo in una delle stanze che davano sul giardino, potevo comunque vedere la sua tomba di pietra al di là del cancello di ferro.

[...] Non avevo mai incontrato Jack Stone durante tutti quegli anni, né avevo mai visto una casa che assomigliava alla casa scura del mio sogno. Ma poi accadde qualcosa. Ero stato a Londra quell'anno fino alla fine di luglio e, durante la prima settimana di agosto, andai con un amico in una casa che lui aveva affittato per il periodo estivo, nella foresta di Ashdown, nel Sussex. [...] Con un brivido improvviso, in parte di paura ma soprattutto di curiosità, mi ritrovai sulla soglia della casa del mio sogno [...] Il tè trascorse in allegria e, dopo un po', si alzò Mrs. Clinton: in quel momento sapevo già ciò che stava per dire. Mi parlò e quello che mi disse fu: "Jack ti mostrerà la tua stanza: ti ho assegnato quella nella torre." A questo punto, per un attimo, l'orrore del sogno mi attanagliò, ma passò subito, e io non sentivo più nulla al di fuori della curiosità più intensa. [...] Mi alzai e lo seguii. Passammo per la sala, e quindi per la scala che conoscevo perfettamente. Poi lui aprì la porta e io entrai. In quel momento un vero e proprio terrore irragionevole si impossessò di nuovo di me. Non so di preciso che cosa temessi: avevo semplicemente paura. Poi, con un'improvvisa intuizione come quando uno ricorda un nome che ha a lungo evitato la memoria, seppi di che cosa avevo paura. Avevo paura di Mrs. Stone, di cui avevo visto tanto spesso nel mio sogno la tomba con la sinistra iscrizione, "In cattiva memoria", proprio di là del prato che si stendeva dietro alla mia finestra. E dopo, ancora una volta, la paura passò completamente, al punto che mi chiesi che cosa ci fosse da temere, e mi ritrovai sobrio, tranquillo e sano, nella stanza della torre, di cui avevo sentito tante volte il nome in sogno, e che mi era così familiare. [...] E poi, con inspiegabile spavento, vidi che c'erano due oggetti piuttosto cospicui che non avevo mai visto prima nei miei sogni: un dipinto a olio di dimensioni naturali di Mrs. Stone [...] come l'avevo vista l'ultima volta nei miei sogni: vecchia e sfiorita e con i capelli bianchi. Ma, nonostante l'evidente debolezza del corpo, una terribile esuberanza e vitalità risplendevano da lei, un'esuberanza completamente maligna, una vitalità che spumeggiava e sprizzava con inimmaginabile cattiveria: cattiveria che veniva irradiata dai suoi stretti occhi malvagi. Sorrideva con una bocca simile a quella di un demonio. L'intero viso era permeato di una spaventosa e misteriosa allegria; le mani, strette insieme sul ginocchio, sembravano tremare di una gioia soffocata e oscura. [...] Bussarono alla porta, e John entrò. "C'è tutto quello che desideri?", chiese. "Più di quello che desidero", dissi, indicando il quadro. Lui sorrise. "Una brutta vecchia signora", disse. "Fatto da lei stessa per di più, ricordo. Non è riuscita a rendersi bella in nessun modo."  "Ma non vedi?", dissi io. "è a stento un volto umano. è il volto di una strega, di un diavolo." [...] "Posso immaginare che potrei avere un incubo se dormissi con quello accanto al mio letto. Lo porterò via se vuoi." "Vorrei davvero che tu lo facessi", dissi. Suonò il campanello e, con l'aiuto di un servitore, staccammo il quadro e lo portammo sul pianerottolo: le mettemmo con la faccia rivolta alla parete. [...] Lo straordinario peso del quadro aveva distrutto anche me. Ero lì lì per rispondere, quando scorsi la mia mano. C'era del sangue su di essa - in quantità considerevole - che copriva l'intero palmo. "Mi sono tagliato in qualche modo", osservai. John ebbe una piccola esclamazione di soprassalto. "Diamine, anch'io."[...] Io e John tornammo indietro nella stanza nella torre e lavammo via il sangue; ma, né sulla sua mano né sulla mia, c'era il più leggero segno di un graffio o di un taglio. [...] "Da dove è venuto fuori quel sangue?" [...] "Non lo so", dissi, "e non mi preoccupo molto in verità, perché il quadro di Mrs. Julia Stone non è più accanto al mio letto." [...] "Ah, ora vedrai un'altra cosa strana." Uno dei suoi cani, un terrier irlandese di razza, era uscito dalla casa mentre stavamo parlando. [...] Vidi che il cane aveva tutto il pelo irto, arruffato per la rabbia e la paura; [...] ringhiava. [...] Poi, tutto a un tratto, il suo coraggio sembrò abbandonarlo: ululò a lungo, e si affrettò a tornarsene verso la casa ingobbendosi bizzarramente. "Fa questo una mezza dozzina di volte al giorno", disse John. "Vede qualcosa che al tempo stesso odia e teme." [...] Comunque, con il ritratto di Julia Stone fuori nel corridoio, la stanza della torre non costituiva assolutamente un allarme per me e, quando andai a letto, sentendomi molto assonnato e stanco, non avevo altro interesse che per l'incidente delle nostre mani sanguinanti [...] L'ultima cosa che notai prima di spegnere la luce, fu lo spazio quadrato vuoto accanto al mio letto dove c'era stato il ritratto. Qui la carta era del suo colore rosso scuro originario: tutto il resto del muro era sbiadito. Poi spensi la mia candela, e subito caddi addormentato. Il mio risveglio fu altrettanto istantaneo, e mi alzai con uno scatto nel letto con l'impressione che una luce avesse lampeggiato sul mio viso [...] Qualcosa che conoscevo era in quella stanza con me, e istintivamente allungai la mia mano destra, che era più vicina alla parete, per tenerlo lontano: essa toccò lo spigolo della cornice di un quadro che stava accanto a me. Saltai giù dal letto, rovesciando il comodino che stava accanto a me [...] una striscio luminosa veniva fuori dalle nuvole, e mi faceva vedere che accanto al mio letto c'era il quadro di Mrs. Stone. Subito la stanza ripiombò nel buio. Ma in quella striscia di luce vidi anche un'altra cosa, una figura che si piegava sull'orlo del letto e mi guardava. Aveva addosso degli abiti bianchi molto attillati, macchiati di muffa, e il suo viso era quello del ritratto. In alto un tuono rombò e, quando cessò e seguì un silenzio mortale, sentii il fruscio di movimenti che venivano più vicini a me e, cosa ancora più terribile, percepii un odore di corruzione e decomposizione. Poi una mano si posò sul mio collo, e proprio accanto al mio orecchio sentii un affannoso, bramoso respiro. Eppure sapevo che questa cosa, sebbene potesse essere percepita attraverso il tatto, l'olfatto, gli occhi e le orecchie, non era di questa terra, ma un qualcosa che era passato oltre il corpo e aveva il potere di rendersi manifesto. 

Poi una voce già a me nota parlò. "Sapevo che saresti venuto nella stanza della torre", disse. "Ti ho aspettato a lungo. Alla fine sei venuto! Stanotte festeggerò: festeggeremo a lungo insieme." E il respiro affannoso venne più vicino a me; potevo sentirlo sul collo. A questo punto il terrore, che penso mi avesse paralizzato momentaneamente, cedette il posto all'istinto di conservazione. Picchiai selvaggiamente con tutte e due le braccia, dando un calcio nello stesso istante, e sentii un debole squittìo, mentre qualcosa di soffice cadeva con un tonfo accanto a me. Feci un paio di passi in avanti, inciampando quasi su ciò che giaceva lì, qualsiasi cosa fosse, e grazie alla buona fortuna, trovai la maniglia della porta. [...] John, con una candela in mano, venne correndo di sopra. "Che c'è?", chiese [...] "Mio Dio, ma c'è del sangue sulla tua spalla!" [...] Come se una mano coperta di sangue si fosse posata lì. "è là dentro", dissi indicando. "Lei, sai. Il ritratto è dentro, ed è apparso nel posto da cui l'avevamo tolto." A questo punto lui sorrise. [...] Aprì la porta, mentre io stavo là semplicemente inerte per il terrore, incapace di fermarlo, incapace di muovermi. "Puah! Che terribile odore!", disse. Poi ci fu silenzio; era scomparso alla mia vista dietro la porta aperta. Un momento dopo uscì di nuovo, bianco come me, e subito la richiuse. "Sì, il ritratto è là", disse, "e sul pavimento c'è una cosa, una cosa sporca di terra, come quando seppelliscono la gente. Andiamo via, presto! Andiamo via!"

Come riuscii ad andare giù lo so a stento. Un terribile brivido e nausea dello spirito più che della carne mi avevano colto, e più di una volta avevo dovuto controllare i miei passi sui gradini, mentre a ogni istante gettavo sguardi di terrore e apprensione su per le scale. Ma presto arrivammo nella sua camera al piano di sotto, e lì gli dissi quello che ho descritto qui.

Il seguito può essere aggiunto brevemente; in verità, qualcuno dei miei lettori avrà già capito di che si trattava, se ricorda quell'inspiegabile affare del Cimitero di West Fawley, circa otto anni fa, dove fu fatto tre volte il tentativo di seppellire una donna che si era suicidata. Ogni volta, nel corso di pochi giorni, la bara veniva trovata che imputridiva fuori dal terreno. Dopo il terzo tentativo, perché non si parlasse più della cosa, il corpo fu sepolto altrove in una terra sconosciuta.

Il luogo in cui era stato sepolto era appunto quello oltre il cancello di ferro del giardino attorno alla casa dove questa donna era vissuta. Si era suicidata nella stanza in cima alla torre di quella casa. Il suo nome era Julia Stone.

In seguito il corpo fu segretamente portato fuori e la bara fu trovata piena di sangue.

 

 

L'oratorio di San Leonardo a Cardoso (Toscana)

Info tratte da un cartello in loco che mi hanno mandato da vedere


Il piccolo oratorio romanico è di datazione incerta, presumibilmente risale al XI-XII secolo. Durante la visita pastorale del 1467 appare come luogo consacrato ma in forte stato di abbandono, a testimonianza di un'origine ben più antica.

è dedicato a San Leonardo, molto venerato nel Medioevo, patrono delle partorienti e dei briganti\carcerati, per il privilegio concessogli dal re dei Franchi, Clodoveo, di liberare i prigionieri che avesse ritenuto innocenti.

L'oratorio era il punto di riferimento dei fedeli delle Casamente, paese che venne messo a ferro e fuoco da Castruccio Castracani nel 1325, come testimonia una tradizione orale giunta fino a noi.

Da tempi immemori è luogo della festa di san Leonardo che si svolge durante la Pasqua delle Rose (Pentecoste). Luogo antico e mistico dove il paese di Cardoso (frazione di Stazzema, Toscana) rinnova annualmente la quasi millenaria tradizione.

"Profumi, colori, canto d'uccelli, comitive festanti, banchetti piazzati qua e la sopra cianfrusaglie, dolciumi, bibite, gelati, rintocchi giulivi, rovesciati a grappoli sulla folla della campanella della chiesetta"



26 Aprile 1945: la Battaglia di Inveruno

Info tratte da un cartello in loco


Il 26 Aprile 1945 verso le 8 di mattina, un gruppo armato tedesco, addetto alle batterie antiaree sistemate presso Boffalora, tentò di raggiungere i commilitoni del contingente di stanza a Inveruno.

Mentre la loro artiglieria sparava sul paese dalla strada tra Inveruno e Mesero, le truppe raggiunsero le prime case della località della "Cruseta", in fondo a via Solferino.

Da lì penetrarono poi nei cortili di via Magenta, portando via cinque ostaggi.

Altri soldati avanzarono oltre l'incrocio con via Santa Teresa, contrastati dal fuoco aperto dai partigiani della Gasparotto, asserragliati al primo piano del vecchio Municipio.

Schegge di una granata tedesca raggiunsero, nel suo cortile, Paolo Vago, unica vittima tra gli inverunesi.

I partigiani presero in ostaggio il contingente nemico insediato nella Conceria Samaja, in via Magenta, liberando un ufficiale per trattare la resa entro mezzogiorno.

Gli spari della contraerea siglarono il rifiuto di ogni trattativa. I colpi tedeschi raggiunsero anche la torre campanaria della Chiesa di san Martino, da cui i partigiani, lì saliti, stavano valutando la consistenza e la dislocazione delle forze nemiche.

Ma il campanile non crollò e, con l'arrivo dei rinforzi di altre brigate da Busto Arsizio e dai paesi vicini, la battaglia si fece più dura ma alla fine vittoriosa.

Infatti, verso sera, con la ritirata tedesca cominciarono anche le trattative per la resa.



Maria Teresa, Maria Teresa! (1982)


Intrighi politici e amorosi, trattative della diplomazie e schermaglie del cuore, cauti patteggiamenti di interesse e rese gioiose ai sensi sono al centro di questo romanzo.

Il filo conduttore è il Tartaro, che non è solamente il luogo tenebroso della mitologia greca, ma anche un placido fiume che segna per lungo tratto il confine tra Lombardia e Veneto e che nella seconda metà del '700 divideva le terre della Serenissima Repubblica di Venezia da quelle del Ducato di Mantova, trasmesse in dominio a Maria Teresa d'Austria.

Lo sfruttamento delle sue acque provoca infatti contese territoriali, in cui i privilegi dei feudatari e le prerogative tradizionali della Chiesa si scontrano con lo spirito razionale e borghese dei tempi nuovi. Protagonista delle complesse discussioni è un giovane nobiluomo del Ducato di Mantova, volitivo e distaccato, che cerca una affermazione di prestigio agli occhi di Maria Teresa.

Lo splendore della Corte di Vienna, la figura geniale e sconcertante di Maria Teresa, il tramonto di Venezia, il presagio della Rivoluzione non lontana.











Piccoli Brividi: Morto ma non sepolto


Trama: Spencer vive in una città chiamata Tombalta: sulla collina vi è un antico cimitero. Un giorno, durante una gita scolastica organizzata nel vecchio cimitero, Spencer, senza volerlo, cade su una tomba danneggiandola. Nel loculo, sono sepolti due malefici fratelli che sotto forma di spettri, prenderanno possesso del corpo di Spencer, condannandolo ad essere un fantasma invisibile! Ma la vendetta dei due fratelli non si limita solo a questo, vogliono distruggere l'intera cittadina...

Inizia così...

"Mi chiamo Spencer e abito in una cittadina chiamata Tombalta. Se voi viveste qui, non avreste dubbi sul perché di questo nome. Dovete sapere che in cima alla collina che domina la cittadina c'è un antico cimitero visibile da qualsiasi punto di osservazione: dalla via principale, dalla mia aula e persino dalla mia camera da letto. Se viveste a Tombalta non potreste sfuggire al camposanto... Qui i giorni più soleggiati non sono mai molto luminosi: la collina di Tombalta, infatti, getta un'ombra cupa sulle vie, sugli edifici e sugli alberi che sovrasta. Alzando lo sguardo, nelle giornate terse, si vedono in cima all'altura le lapidi che si innalzano fra l'erba come tanti denti storti, mentre di notte, quando la luna piena splende sopra la collina, il cimitero si trasforma in uno scenario che fa accapponare la pelle. Un'arcana foschia grigiastra avvolge la collina, e il cimitero appare come sospeso in quell'atmosfera irreale: le vecchie lapidi sembrano levitare nella nebbiolina e si ha addirittura l'impressione che si spostino, passando sopra la cittadina. A volte ho la sensazione che sorvolino lentamente la mia casa, ai piedi dell'altura. Forse è per questo che soffro di incubi..."

"A volte, di notte, sogno gli spiriti del cimitero. Tutti, in famiglia, li sogniamo. (...) Io, nei miei incubi, li vedo uscire dalle loro vecchie tombe e scendere dalla collina, sospesi nell'aria. Scivolano nella nebbia lungo il pendio e poi, nascosti, aspettano che si avvicini qualche vittima innocente. Infine turbinano intorno al malcapitato, leggeri come la nebbia, lo sollevano e lo portano in cima alla collina..."




Breve introduzione all'Ipnosi e al Mesmerismo

Info tratte da


Teoricamente, l'ipnosi non è altro che uno dei cosiddetti "stati alterati della coscienza" che costituiscono solo un'infinitesima parte delle misteriose e innumerevoli potenzialità della mente umana. Esistono altri stati corrispondenti all'ipnosi, come la trance mistica, lo yoga, lo zen, il sufismo...

Da secoli, maghi e streghe, sciamani e sacerdoti affermano di poter curare i mali del corpo e della mente mediante una serie di procedimenti magici. Possiamo fare qualche esempio storico.

Il Papiro di Ebers, che risale a più di tremila anni fa, descrive i metodi dei sacerdoti egizi: in Egitto esistevano dei "templi o santuari del Sonno", come quello di Serapide, dove i malati andavano per essere guariti.

L'Ipnosi probabilmente era conosciuta anche in Cina, in India, in Persia, nell'Antica Grecia; è a quell'epoca che risale la leggenda di Medusa, il mostro dai capelli di serpente, capace di trasformare i mortali in statue di pietra (l'analogia con la catalessi, la rigidità dei muscoli che è possibile raggiungere mediante l'ipnosi)

Con danze, inalazioni di gas o sostanze allucinogene, recitazione di testi ripetitivi (mantra o rosari) i pazienti entravano in uno stato che non differiva dalla trance ipnotica.

Nel 1641 venne pubblicata a Roma un'edizione riveduta del "Magnes Sive de Arte Magnetica" di Athanasius Kircher; tra i vari esperimenti nel volume, figura quello del "experimentum mirabile de imaginatione Gallinae": se si legano le zampe di un gallo e lo si obbliga ad appoggiare il becco su una linea retta tracciata sul suolo e lo si tiene in questa posizione per qualche istante è probabile che l'animale entri in uno stato di trance catalettica, incapace di muoversi.  

MESMER

Anton Mesmer nacque in Germania nel 1734, destinato alla carriera ecclesiastica. Poco dopo, scappò dal monastero e si iscrisse alla facoltà di medicina, laureandosi nel 1766.
Il titolo della sua tesi fu "De Planetarum Influxu" ("L'influenza dei pianeti") Nel suo primo lavoro Mesmer annunciava l'esistenza di un fluido che, proveniente dal Cosmo, permeava l'intero Universo, agendo su tutti gli esseri viventi: definì questa sottile energia "Magnetismo".
In quel periodo, l'elettricità e il magnetismo erano di moda (anche con gli studi di Galvani e Volta)
Le idee di Mesmer influenzarono o si ritrovarono anche in autori come Graciàn, Van Helmont, Fludd, Burgrove, Glocenius, Helnotius, Porta e Maxwell.
Il gesuita Hell, che applicava lastre di metallo sui corpi nudi dei pazienti, seguiva procedimenti simili a quelli di Mesmer e anni dopo Mesmer stesso scese in polemica con Hell, accusandosi reciprocamente di plagio, rivendicando l'esclusività della scoperta del "fluido magnetico".
Nel 1773 Mesmer portò a termina la prima guarigione su una giovane che soffriva di convulsioni. Applicando sullo stomaco e sulle gambe della ragazza tre calamite, la giovane guarì completamente. Il fatto sollevò un polverone e uno dei primi clienti di Mesmer fu il professor Osterwald, afflitto da paralisi.
Furono centinaia le persone che si rivolsero a Mesmer, con la speranza di alleviare le sofferenza. In questo periodo la teoria del fluido magnetico di Mesmer subì un'evoluzione, descritta nell'opera "Lettera a un medico straniero": è il potere emanato dall'uomo, il magnetismo umano, a produrre effetti benefici sui pazienti.
Pee poter provvedere ad un numero esorbitante di pazienti, Mesmer inventò uno strumento che poteva accudire simultaneamente un gran numero di malati: la "Vasca della Salute". Il nuovo metodo sempre basato sulla magnetizzazione curò le più svariate malattie ma in ambito scientifico l'invidia degli altri medici dilagò nei confronti di Mesmer, specialmente quando guarì dalla cecità una pianista famosa. Furono così tanti gli intrighi orditi contro Mesmer che la sua attività terapeutica venne proibita e la donna tornò cieca.
Lo scandalo costrinse Mesmer a rifugiarsi a Parigi.
Venne però accolto con entuasiasmo ed ebbe anche dei discepoli come Armand M.J. Chastenet de Puységur.
C'è da dire che però Mesmer fino al 1770 fece visite ad un sacerdote esorcista che tramite una cerimonia suggestiva ordinava agli spiriti di lasciare i corpi dei malati. è più che probabile che lo stesso Mesmer approvasse questa pantomima, che considerava indispensabile per suggestionare i pazienti.


Altro approfondimento, tratto da 


Magia e Scienza nell'Ottocento: Mesmer, Reichenbach, Kardec

La Magia e la Scienza: il meraviglioso prescientifico e le forze naturali sconosciute.
Abbiamo visto che nel 1778, all'epoca in cui primeggiava lo scetticismo, Mesmer pretendeva di guarire le malattie nervose con una terapeutica che risentiva essenzialmente della magia perché consisteva nell'utilizzare, per dei fini determinati, delle forze naturali, presumibilmente fino allora ignorate e generalmente sottratte al potere dell'uomo. Mesmer sosteneva ancora che esiste "un'influenza reciproca fra i corpi celesti, la terra e i corpi animati. Questa influenza è sottomessa a leggi meccaniche." Non si può assegnare più chiaramente una base scientifica all'astrologia. Verso il 1827 il Marchese di Puységur pubblicava il risultato di osservazioni che concludeva nell'affermare la realtà di stati di sonnambulismo lucido conseguenti all'azione del fluido mesmerico ed apparentemente suscettibili di mettere l'organismo del soggetto magnetizzato in uno stato di ricettività o di iperestesia assolutamente fuori dall'ordinario. Il compito dell'ipnotizzatore consisteva nel condensare in se stesso il fluido mesmerico ed a proiettarlo sul suo soggetto. Vi era dunque comunicazione fluidica tra il magnetizzatore ed il magnetizzato e dominio del secondo da parte del primo non per suggestione mentale ma per proiezione di fluido.
Nel 1841 James Braid dimostrò che lo stato di ipnosi e tutti i fenomeni concomitanti potevano essere provocati dalla contemplazione prolungata di un oggetto brillante. Il procedimento riusciva anche con degli animali. Braid, dopo aver verificato che il soggetto ipnotizzato in tal modo obbediva a tutti gli ordini provenienti da una persona in cui aveva fiducia, ne concluse che l'immaginazione o la suggestione, avevano un ruolo principale nel magnetismo. Dava così ragione agli animisti. Si sarebbe potuto credere che la questione fose stata definitivamente chiusa in favore di questi ultimi, quando il Barone austriaco di Reichenbach pubblicò una serie di memorie relative a certi fenomeni luminosi percettibili ai sensitivi ed aventi per origine il corpo umano. è così che, per dei soggetti molto dotati, l'emanazione fluidica umana è visibile sotto l'apparenza di un'atmosfera luminosa il cui colore è in rapporto con lo stato d'animo, l'umore, il carattere, ecc. dell'individuo osservato.
Poiché questa aura si nutre di fluidi cosmici, diventa possibile rafforzarla o indebolirla con certe pratiche magiche. Per gli intellettuali più elevati, l'aura è dorata. è azzurra nell'amore, di un verde nerastro nella cattiversa ecc.

Nota di Lunaria: Romanzo di fantasia che parla di aura
 

Reichenbach studiò anche molto da vicino il transfert della sensibilità e le sue ricerche riaprirono la discussione poiché sembravano confermare la teoria di Mesmer. Nel 1846 Lacordaire attestava la realtà della chiaroveggenza magnetica (Metagnomia) attribuendola ad un "ultimo sprazzo della potenza adamitica, destinata a confondere la ragione umana ed a umiliarla dinanza a Dio."
In America nel 1847 nacque lo Spiritismo: le dottrine di Allan Kardec. Nel 1890, Lombroso, che aveva assistito ai dei fenomeni di levitazione impressionati ad opera di Eusapia Palladino, confessò che era sconcertato e dispiaciuto per aver combattuto con tanta perseveranza la possibilità "dei fatti spiritici", anche se cercò di attribuire questi fatti ai centri nervosi degli isterici. Tuttavia, gli scienziati non riuscirono a spiegare certi fatti dei quali si rese responsabile Eusapia, come la formazione di una "creta psichica", chiamata "ectoplasma o teleplasma" emanata dal medium che veniva modellata da forze invisibili. Anche i fenomeni sonori osservati nel 1847 a Hydesville dalle sorelle Fox furono il punto di partenza dello Spiritismo.
Lo Spiritismo afferma che vi sono tre principi nell'uomo: un corpo materiale e mortale, un corpo fluido (perispirito) che si sprigiona più o meno nel sonno, nell'ipnosi o nella trance, ed infine un'anima, uno spirito perfettibile ed immortale. Il perispirito è la causa delle manifestazioni sovranormali, telergia, telecinesi, ecc. Per sua natura è intermediario fra lo spirito e la materia. Alcuni soggetti privilegiati hanno la facoltà di esteriorizzare il loro perispirito ed il loro spirito per metterli a disposizione delle delle entità disincarnate desiderose di comunicare con i viventi. Il perisperito del medium serve come mezzo per la comunicazione ricevuta nell'aldilà dall'anima parzialmente esteriorizzata dello stesso medium.
Nell'aldilà l'essere disincarnato comincia ad espiare le sue colpe col rimorso. Poi si incarna di nuovo per espiare maggiormente nella terra e anche per perfezionarsi fino a quando sia infine giudicato degno di restare, senza ulteriore mutamento, nella beatitudine spirituale.

La Metapsichica umana: Metagnomia, Talismani, Telepatia, Telergia

La Metagnomia è la facoltà di percepire il mondo esterno con un procedimento diverso da quello normale. In magia compare in tutte le forme della profezia, della divinazione, della scoperta di oggetti nascosti, della visione allucinatoria nel cristallo, nel fondo di caffè... 
Un fenomeno notevole di Metagnomia percettiva è quella della bacchetta divinatoria (Criptoscopia) che serve a scoprire sorgenti, cavità, metalli, e persino i cadaveri. Questo fenomeno è conosciuto fin dalla più remota antichità e dal suo studio approfondito procede tutta la scienza talismanica. I Cinesi usavano la bacchetta divinatoria per cercare le falle e i filoni metallici. Tutto lascia credere che gli Egiziani avessero in rabdomanzia delle conoscenze superiori alle nostre. Il "Drago Rosso", scritto ermetico del 1521, insiste sulla necessità di tagliare la bacchetta divinatoria al sorgere del sole. Bisogna tagliarla con la mano destra, con tre colpi. Bisogna anche che questa bacchetta sia di nocciolo selvatico. Durante l'operazione va recitata la formula "Io ti raccolgo nel nome di Elohim, Métratron, Adonai e Semphoras perché tu abbia la virtù della verga di Mosé e di Giacobbe per scoprire tutto ciò che vorrei sapere."
Origene riconosceva il potere di certe parole egizie di agire su una certa classe di demoni e quello di certe parole persiane di agire su un'altra classe di questi geni. Egli confessa che solo le persone istruite possiedono i segreti della scienza dei talismani evocatori dei demoni.
San Gerolamo racconta l'avventura di una ragazza che i demoni avevano posseduto perché un uomo di Gaza, che ne era innamorato, aveva sotterrato sotto alla soglia della porta di questa ragazza una placca di metallo su cui aveva inciso dei segni che gli erano stati insegnati dai sacerdoti egiziani di Menfi. San Gerolamo aggiunge che sant'Ilario liberò la ragazza dai demoni che l'avevano assalita.  I Pitagorici conoscevano a fondo il potere dei numeri e delle linee e quando volevano conoscere l'avvenire dedicavano agli Dei certe figure. Per ognuna di queste specie di offerte si manifestava uno degli Dei invocati profetando attraverso le bocche divine. Porfirio menziona le pratiche particolari di coloro che attirano gli Spiriti per professione e con l'aiuto di certi caratteri li fanno profetare. Giambolico ci insegna, nel suo libro sui misteri degli egiziani, che la materia possiede, in certi casi, delle proprietà che la rendono atta a ricevere gli Dei. Più verosimilmente gli ingredienti che servono a fabbricare un talismano, ed il talismano stesso, non erano che i segni tangibili di un patto concluso con le potenze demoniache. 
I fenomeni a cui abbiamo fatto allusione: Telecinesi, Metagnomia, Criptoscopia, Telepatia, sono di natura tutta diversa e rientrano nel campo della scienza moderna, la metapsichica, la scienza che ha per oggetto dei fenomeni fisici o psicologici dovuti a forze che sembrano intelligenti o a delle facoltà sconosciute dallo spirito.
Il soggetto che gli spiritisti chiamano medium è un essere vivente, uomo o animale, che produce o aiuta a produrre i fenomeni metapsichici. Si chiamano Metagnomi quelli che producono dei fenomeni mentali e Teleplasti quelli che producono più particolarmente dei fenomeni fisici. Medium famosi furono la pitonessa di Endor (menzionata nella Bibbia), la Sibilla di Cuma, la Pizia di Delfi, le Druidesse dell'isola di Seyne... 
 
Con Telepatia si designa la trasmissione del pensiero. Gli scettici spiegano il fenomeno con un calcolo inconscio e rapido della probabilità ed una coincidenza fortuita, ma non sempre è spiegabile come coincidenza l'attitudine telepatica. 
La Telergia consiste in un lavoro esterno compiuto dal fluido psichico sulla comune materia. La più nota manifestazione telergica è il fenomeno dei tavolini che ballano o che levitano. Si può ammettere l'esistenza di un agente fisico, emanante dal medium, facente parte della sua sostanza attraverso il quale egli agisce sulla materia inerte. Tuttavia, dato che questi fenomeni danno l'impressione di essere condotti da un'intelligenza e per un qualche motivo, si è portati ad attribuirli "agli spiriti".
Resta da sapere se esiste realmente una facoltà umana e naturale di conoscere l'avvenire: la metagnomia spiritica, attraverso gli spiriti, e poi la cartomanzia, la divinazione attraverso i fondi di caffé e cristalli, le combinazioni di punte e linee, la previsione onirica...