Thomas Covenant è uno scrittore di successo. Ha una bella famiglia, è ricco e felice. Un brutto giorno scopre di essere stato colpito da una malattia ributtante: la lebbra. Ben presto attorno a lui si fa il vuoto. La moglie lo lascia, gli amici lo evitano.
Diventa un recluso.
Una volta è quasi investito da un'auto della polizia. Quando rinviene, si trova in un altro mondo.
Qui è accolto come un mitico eroe, Berek Mezzamano, di cui le leggende parlano come di un salvatore dotato di magici potere. Thomas non crede a quanto gli accade, ma si lascia travolgere dagli eventi.
La nuova Terra che lo ospita è sconvolta da un'apocalittica lotta contro forze malvagie. Gli viene affidato un messaggio, una missione, e prigioniero di quello che lui crede essere un sogno, per il suo atteggiamento antieroico verrà soprannominato l'Incredulo.
Recensione di Lunaria: un romanzo che inizia molto bene ma che purtroppo poi degenera in un "dettaglio" che me lo ha reso insopportabile: il personaggio protagonista è uno stupratore.
Detto ciò, oggettivamente è scritto bene (si sente "l'andazzo tolkieniano" nella descrizione dei paesaggi e nei personaggi) anche se poi nella seconda metà del romanzo quando i personaggi "diventano troppi, ammassandosi di continuo", complice anche il solito linguaggio fantasy arzigogolato pieno zeppo di neologismi inventati dall'Autore, diventa troppo confusionario (non si riesce davvero, se non con uno sforzo continuo di attenzione, a stare dietro a tutti i personaggi, il che inficia la lettura, rendendola pesante)
Per carità: un amante del Fantasy troverà in "La Conquista dello Scettro" tutto ciò che fa parte degli stilemi di questo genere: paesaggi mozzafiato, personaggi fatati\eroici, il "malvagio Signore" alla Sauron, il gruppo di personaggi che deve compiere la missione, e probabilmente amerà anche il continuo assommarsi di personaggi (che spuntano come funghi, e accompagnano Thomas nell'impresa) o chissà, magari un lettore tolkieniano eccessivamente pignolo non apprezzerà molto l'inevitabile influenza (pur senza arrivare al plagio, ma è decisamente difficile scrivere un Fantasy che non sia, in qualche modo, influenzato da quanto Tolkien ha fatto), ma io non sono riuscita, proprio moralmente, ad apprezzare tutta la storia, dopo le pagine dello stupro (pagine 73 e 74) (*), perché è impossibile "stimare" o "rivedersi" (come solitamente un lettore fa, se il romanzo lo conquista) in un personaggio che stupra una donna innocente, Lena (e nella pretesa dell'Autore, costui è anche il protagonista della saga) e poi prosegue tranquillamente "nella sua impresa", fino a quando "un leggero rimorso di coscienza" gli viene pure in testa, prima della fine del romanzo, ma niente di più, non si traduce di certo in un pentimento straziato.
Perciò, al netto dei millemila dettagli di questo Fantasy, dettagli che infarciscono la vicenda, ciò che resta davvero in testa è quello che Thomas ha fatto: uno stupro.
Mi dispiace, ma non sono riuscita a "sorvolare", da lì in poi il romanzo, per me, è diventato "evitabile".
Ben scritto, perché oggettivamente non si può stroncarlo (e ha tutte le carte in regola per essere un buon romanzo appassionante per gli amanti del genere) ma orrenda, a dire poco, la scelta di mettere "come eroe protagonista della serie" uno stupratore.
L'Autore cosa si aspettava di ottenere? Il plauso? "L'immedesimazione" del lettore (e della lettrice) in Thomas o nella sua vittima, Lena? Come ha potuto anche solo pensare di scioccare i suoi lettori (perché è questo che avviene, niente lascia presagire lo stupro, che avviene così, di punto in bianco, senza che si sia avuta avvisaglia, irrompe all'improvviso e lascia il lettore spiazzato, tanto che ho dovuto rileggere due volte quelle righe per essere davvero certa di aver capito bene, da tanto al momento sono rimasta frastornata), magari credendo che "si sarebbe fatto finta di niente", proseguendo la lettura come se niente fosse e avendo pure stima di Thomas?
Bah.
Qualche stralcio per dare un'idea
"Passò l'autunno incespicando sulle soglie della follia. Una cupa violenza pulsava in lui, come un picar piantato fra le costole, che lo incitasse senza scopo. Provava l'insaziabile bisogno di dormire, ma non poteva abbandonarsi al sonno perché i suoi sogni si erano trasformati in incubi in cui si sentiva rosicchiare; nonostante avesse le estremità insensibili, si sentiva divorare progressivamente. E quando era sveglio doveva affrontare un paradosso perfido e irrimediabile. Senza il sostegno e l'incoraggiamento delle altre persone, non credeva di poter sopportare il peso della sua lotta contro l'orrore e la morte; eppure quell'orrore e quella morte spiegavano e rendevano comprensibile, quasi giustificavano, il rifiuto di chi gli negava il sostegno e l'incoraggiamento. (...) Si afferrava alla collera e all'amarezza come a un'ancora di sanità mentale; la furia gli era necessaria per sopravvivere, per afferrarsi alla vita con una presa da strangolare. Certi giorni passava dall'alba al tramonto senza concedere alcuna interruzione alla sua rabbia."
"Neanche quella notte, quando si fermarono per riposare, Covenant riuscì a dormire. Senza averne l'intenzione, continuò a vegliare e a cercare nel cielo la prima sottile unghia di luna crescente. Quando alla fine essa sorse sui Monti, vide con terrore che il suo colore non era più bianco-argento, ma rosso: il colore del sangue e degli occhi di Drool: il colore della lava. Conferiva ai Monti una tinta malvagia, stendeva sulla notte una sfumatura purpurea: un sudore di sangue che velava cespugli e alberi, erba e pendii, come se l'intero Andelain fosse in tormento. Sotto i raggi dei quella luna rossiccia, il terreno profanato luccicava come se tremasse di dolore."
"Attraversarono le Pianure, diretti verso il nord, in tutta sicurezza e con lo spirito alle stelle. Durante il viaggio, non videro né i pericoli né avvisi di pericolo. (...) La prima notte, la Compagnia continuò a cavalcare fino a notte inoltrata, come per sfidare la lugubre luna. (...) L'intera regione a settentrione era incisa, segnata e annerita da un antico campo di battaglia: era un'enorme distesa rovinata dallo spargimento di troppo sangue. Qualche ciuffo di avena, qualche albero rachitico, qualche cespuglio di aliantha faticavano a sopravvivere su quella terra inospitale."
(*) Il suo tono minaccioso la stupì e la raggelò. In un istante, Lena si perse di coraggio; le sembrò che il fiume e la terra si chiudessero su di lei come le fauci di una tagliola. Poi Covenant si girò e la schiaffeggiò con violenza. La forza del colpo la spinse all'indietro, verso il cerchio di terreno illuminato dalla pietraluce. Lui la seguì; aveva la faccia contorta da una smorfia selvaggia. Quando Lena riacquistò l'equilibrio e vide distintamente Covenant, fu sicura che volesse ucciderla e il pensiero la paralizzò. Mentre l'uomo si avvicinava a lei, rimase muta e impietrita. Quando le fu vicino, Covenant la afferrò per il colletto del vestito e lacerò il tessuto come se fosse stato un velo sottilissimo. Lei non riuscì a muoversi. Per un istante, Covenant la fissò, guardò con occhi trionfanti i suoi seni alti e perfetti e la fascia che le cingeva i fianchi, sorridendo come se avesse appena scoperto un perfido piano contro di lui. Poi la afferrò per la spalla con la sinistra; con la destra, le strappò dalle reni la fascia. La spinse a terra, premendole la schiena contro la sabbia. A questo punto, lei avrebbe voluto resistere, ma era paralizzata. Il terrore le toglieva ogni forza. Un momento più tardi, sentì che l'uomo le si appoggiava contro il petto, con tutto il suo peso, e si sentì trapassare il ventre da una pugnalata di fuoco bianco e selvaggio che la costrinse a rompere il silenzio con un grido. Ma già sapeva che era troppo tardi. Una cosa che la sua gente vedeva come un dono le era stata portata via con la forza. Covenant non si sentiva affatto come chi riceve un dono. L'orgasmo lo sommerse come se fosse caduto in un fiume di furia rovente. (...) Alla fine tornò ad accorgersi della morbidezza del corpo di Lena sotto di lui, sentì il basso fremito del suo pianto. Con uno sforzo, si sollevò in piedi. Quando guardò la ragazza al chiarore della pietraluce, scorse anche il sangue che le macchiava le cosce."
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