Info tratte da
"L'idea che il Diavolo non abbia perduto i suoi attributi angelici non è nuova, anzi: la decadenza della sua immagine, la necessità culturale di attribuirgli un ruolo da protagonista nel dramma dell'espiazione l'hanno semplicemente fatta passare di moda, benché abbia continuato a persistere, occulta, nel pensiero e nell'opera di coloro che hanno riflettuto sul tema. (...) Uno dei luoghi comuni della teologia è quello che attribuisce alla superbia del Diavolo la causa della sua caduta.
Tuttavia, a ben guardare, questa superbia è opera di Dio: una traccia dell'onnipotenza di Dio nell'essenza delle sue creature.
Dalla Bibbia sappiamo che Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza (1) e nel libro dei Salmi (III, 82,6) questa affermazione è sancita con parole inquietanti "Io ho detto: voi siete Dei".
Lo stesso Gesù, quando trasmette agli apostoli il precetto dell'imitazione divina ("Siate perfetti come perfetto è il Padre Vostro") (2) non fa che reiterare l'eccezionale dignità della condizione umana che, come estrema conseguenza, può portare all'omologazione del creato con il suo Creatore.
San Paolo sottolinea ulteriormente questa affermazione quando dice "Non sapete forse che noi dovremo giudicare perfino gli angeli?" (I, Corinzi, VI,3)
Alla luce di queste sorprendenti affermazioni divine o ispirate da Dio, che c'è di strano nella frase che il Serpente rivolse ai nostri progenitori, promettendo loro "Sarete come Dei"? (3)
Da qualsiasi punto di vista la superbia del Diavolo è più una caratteristica congenita di tutto il creato, incoraggiata dal Creatore stesso, che non un difetto esclusivo della sua natura proterva.
Il Diavolo, al principio dei tempi, compete con l'uomo per la primogenitura di ciò che è stato manifestato.
Ambedue sconfitti e allontanati dalla presenza di Dio per aver commesso lo stesso delitto (aver cercato di imitarlo) il sospetto che questo sia stato loro ispirato da Colui che li giudica e li esclude, crea fra il Diavolo e l'uomo qualche cosa di più di una semplice analogia: una condanna comune, ma anche una complicità."
(1) Questo, per secoli, valeva solo per l'uomo maschio, ovviamente. Per la donna la faccenda era ben diversa: non propriamente "Ad Imago Dei", non propriamente al 100% ad immagine e somiglianza di Dio, insomma, ma "secondaria" o "solo se era sposata", quando i vari padri della patristica e scolastica si degnavano di riconoscerla "pure lei ad immagine di Dio". Vedi il De Trinitate di Agostino, tra le varie fonti.
(2) Sempre lo stesso ritornello del dio che è solo padre e nonostante questo "le donne dovrebbero sentirsi rappresentate e amate da tale dio"
(3) E qui finalmente, a differenza delle frasucole precedenti, è inclusa anche la donna, visto che tale Serpente sta parlando con una donna (Eva)
"Sant'Anselmo di Canterbury nel suo De casu Diaboli attribuisce la ribellione di Satana al desiderio di avere una volontà propria, vale a dire, alla sua vocazione per la libertà (...) Lucifero [comportandosi così] non faceva altro che dimostrare di essere stato fatto a immagine e somiglianza di Dio, pertanto seguire la propria natura secondo i dettami di chi l'ha creata non può essere considerato un peccato. Malgrado la giustezza di queste riflessioni, Satana è stato ripetutamente accusato di aver voluto esercitare la libertà che gli era stata elargita. (...) Nella lunga e forse interminabile lotta della specie per la conquista della libertà, l'uomo intuisce che il Diavolo è il suo predecessore, il suo specchio e forse anche il suo complice. (...) Se ciò accadesse, l'identificazione dell'uomo con il Diavolo sarebbe inevitabile e il Grande Ribelle raggiungerebbe finalmente il culmine della sua opera, paziente e instancabile: la libertà dell'individuo al di sopra di tutte le riflessioni che possano limitarla, la dissoluzione delle forme nel caos."
***
Sant'Anselmo di Canterbury nel "De Casu Diaboli" attribuisce la ribellione di Satana al desiderio di avere una volontà propria, vale a dire, alla vocazione per la libertà.
Sappiamo che gli angeli, come gli uomini, godono per decisione divina del libero arbitrio (...) La teologia cristiana ha fatto interminabili riferimenti all'uso e ai rischi del libero arbitrio, dando per scontato che esiste e che neppure Dio stesso può interferire su come un uomo sceglie di comportarsi e suo destino.
"Lucifero", scrive Giovanni Papini, "non faceva altro che dimostrare di essere stato fatto a immagine e somiglianza di Dio, pertanto seguire la propria natura secondo i dettami di chi l'ha creata non può essere considerato un peccato."
Malgrado la giustezza di queste riflessioni, Satana è stato ripetutamente accusato di aver voluto esercitare la libertà che gli era stata negata.
Non mancano coloro che giustamente vedono nell'intensità di questo desiderio il motivo della sua caduta.
Non è difficile intuire le vere ragioni dell'anatema lanciato contro il più bello degli angeli: se la libertà del Diavolo non fosse identificata come il tratto saliente della sua protervia, allora anche gli uomini potrebbero cadere nella tentazione di essere liberi.
Non c'è nulla che irriti e turbi il potere (e la Chiesa non fa eccezione) più dell'esercizio di questa prerogativa della specie umana.
Nella lunga ed interminabile lotta della specie per la conquista della libertà, l'uomo intuisce che il Diavolo è il suo predecessore, il suo specchio, e forse anche il suo complice.
(...) Se ciò accadesse l'identificazione dell'uomo con il Diavolo sarebbe inevitabile e il Grande Ribelle raggiungerebbe finalmente il culmine della sua opera, paziente ed instancabile: la libertà dell'individuo al di sopra di tutte le riflessioni che possano limitarla, la dissoluzione delle forme nel caos.
Papini, lo scrittore e demonologo italiano, è autore di un articolo che vale la pena riportare interamente per l'originalità e l'audacia del contenuto.
Ne "Il Diavolo e il pane senza sudore" egli afferma:
"Dio, come ben sappiamo della Genesi, condannò Adamo, dopo che questi ebbe peccato, a procacciarsi da vivere con il lavoro: "Mangerai il pane guadagnato con il sudore della tua fronte"
La prima tentazione che Satana prospettò a Gesù consistette nel chiedergli di trasformare le pietre in pani, cioè voleva che Gesù liberasse gli uomini dalla fatica e dal sudore (*) voleva, di conseguenza, l'abrogazione della condanna divina.
Il Diavolo tentava di abolire un antico decreto e di permettere all'uomo di avere il pane quotidiano senza doverselo guadagnare con il sudore della fronte. In questo caso, si tratta forse del tentativo doloso di far ritrattare il Padre nella persona del Figlio? O si tratta, invece e soprattutto, del desiderio di soccorrere l'uomo condannato per colpa sua alla millenaria espiazione attraverso il lavoro?
Se così fosse, Satana ci appare sotto una luce totalmente nuova: è colui che libera e riscatta l'uomo. (**) Anche se contravviene alle leggi divine, vuole redimere i figli di Adamo almeno da una delle conseguenze del suo peccato.
Satana appare al fianco del Redentore spirituale, come un Redentore materiale, come un amico dell'uomo."
Se Dio è amore (***) e dunque il cristiano deve cercare di imitarlo, allora non si deve odiare il Diavolo ma lo si deve capire.
Hervé Masson, uno dei migliori autori esoterici contemporanei, scrive nel suo Dizionario Iniziatico "Lucifero, il portatore di luce è, invece la personificazione della Gnosi che libera l'uomo dalle catene dell'ignoranza e che gli permette di liberarsi dalla schiavitù in cui è mantenuto dal creatore di questo mondo cattivo. In questo senso è il grande scriba universale, l'inviato cosmico, il grande argento magico" (...) I suoi [del Diavolo] più importanti sono alla base del suo protagonismo: ama la conoscenza al di sopra di tutto e, ribellandosi a Dio, si schiera al fianco degli uomini.
(*) Quel Gesù, che non ha minimamente liberato la donna dalla misoginia patriarcale, visto che rivela che Dio è solo Padre, punto e basta. Manco mezzo attributo femminile rivela, di questo Dio… usato poi per sminuire le donne.
(**) Considerato che nel Satanismo la donna è sacerdotessa, nel cristianesimo può fare "la suora" (sottomessa alla gerarchia ecclesiastica formata da soli uomini) o "la moglie del pastore" (la "pastoressa" non rappresenta di certo "una rappresentazione della femminilità di Dio in terra")
(***) Amore, può darsi: in chiave androcentrica sicuramente.

Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.