Recensione a "Monica" di E.T.A Hoffmann

"Il solo romanzo erotico del grande romantico tedesco",

leggo sul retrocopertina.

In effetti, non conoscevo, neanche di fama, questo "Monica" (apparso nel 1815), e pur non essendo una lettrice sfegatata di Hoffmann (ormai i suoi racconti gotici sono decisamente anacronistici e pedanti, seppur apprezzabili e letture obbligate per capire l'evoluzione del genere e il peso che ebbero su altri autori a lui successivi), incuriosita, ho colto l'occasione per leggerlo (in un'edizione un po' malconcia, a dire il vero, del 1966)

Com'è questo "Monica"?

In tutta onestà, abbastanza mediocre, se ci si aspetta di leggere un romanzo erotico "eccitante".

E non tanto per lo stile (ampolloso e che strizza l'occhio a tutto ciò che era "mitologico e neoclassico", come il gusto d'allora imponeva) ma per la ripetitività della trama, una serie di scenette con personaggi "di maniera" dove le frustate sul deretano sono ripetute di continuo, sulla falsariga di un "Justine", ma oltre a quello c'è poco altro (solo la scena della "deflorazione della vergine col rasoio" resta disturbante, ma è, non so se volutamente o no, resa molto fumosa nella descrizione).

Solo che de Sade, pur ripetitivo nella panoplia sadica erotica, aggiungeva di tanto in tanto disgressioni filosofiche intriganti ed una sarabanda di personaggi dallo spessore (per quanto perverso) interessante, mentre "Monica" di Hoffmann pare più una stanca scimmiottatura di de Sade, senza nessun guizzo o elemento che lasci il segno; qui e lì compaiono citazioni di Shakespeare o altri e anche qualche "filippica" sulla morale o sul piacere ma tutto suona come di maniera, opaco, privo di verve (e il romanzo si trascina per 180 pagine) specie se lo si mette a paragone con l'opera sadiana.

Resta, comunque, una "rarità curiosa" e se lo trovate in giro dategli un'occhiata, ma non è un'opera memorabile per la trama (molto più apprezzabile, per quanto anacronistico, è lo stile neoclassico con il quale è stato narrato) ma oggigiorno "scenette d'amplesso" dove i genitali vengono appellati con termini mitologici più che non eccitazione generano ilarità, per lo meno per i nostri gusti letterari odierni.

Che poi questo "Monica" a confronto con la robaccia erotica di oggigiorno ("cinquanta sfumature" e gli orrendi cloni di quella serie) sia decisamente più interessante, per quanto, secondo i nostri standard, "pudico" (il linguaggio neoclassico riveste il tutto di aulicità a detrimento della parte "carnale esplicita" propriamente detta, che dovrebbe essere in primo piano, in un libro erotico), è più che evidente..

Qualche stralcio per dare un'idea...

"Quando ebbe svolto il suo bocciolo di rosa e l'ebbe trovato umido della rugiada d'amore e di voluttà, si impadronì con una specie di furore della verga, come Venere si impadronì del Caduceo, denudò le sue carnosità di un biancore di neve e le fustigò da se stessa, così crudelmente che non tardarono a ricoprirsi dell'ardente colore di una rosa purpurea."

"Aurelia le si avvicinò dolcemente, si chinò, mise la mano sotto l'abito e la scoprì fino alla cintura, poi, allargandole le cosce contemplò la più segreta di tutte le grazie e si accorse, alla vista delle labbra carnose, sporgenti e scarlatte della voluttà, che la tenera e sensibile Volanges non era una Venere che nascondeva saggiamente ciò che poteva, ma una casta Diana che scopriva con semplicità ciò che la natura non desiderava fosse nascosto."

"Allora Lucilla alzò così in alto la sua coscia sinistra che l'orifizio del piacere si mostrò in tutta la sua fiamma. Poi, volta a volta, la allargava con una grazia colma di decenza e le richiudeva con lo splendido furore d'una Pizia"




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