Colonizzazione agraria e castra medievali

Nota di Lunaria: purtroppo non mi ricordo da quale libro presi queste notizie... le ho salvate alcuni mesi fa quando mi sono messa a sfogliare, in biblioteca, un paio di volumi inerenti l'urbanistica, tanto per farmi una cultura pure su queste cose... Tuttavia non sono stata lì a portare il libro a casa, quindi non mi ricordo più quale libro fosse... non ho fatto la foto della copertina, insomma... Erano comunque libri risalenti agli anni Settanta credo... con le foto in bianco e nero.

Comunque è solo un breve stralcio, ma mi piace l'idea di metterlo a disposizione di tutti quelli che ricercano informazioni sulla colonizzazione agraria.

Aggiungo anche delle foto di cascinali, case in rovina e luoghi che mi piacciono; alcune foto mi sono state mandate per mail, di altre non ho il nome del luogo.

Vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/10/la-grangia-presso-lagnasco-nel-saluzzese.html

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Il primo grande slancio di colonizzazione agraria fu opera della piccola nobiltà inurbata e della borghesia di nuova formazione dei castra medievali cioè dei villaggi agricoli fortificati.
Uno degli effetti principali di questo inurbamento fu quello di aumentare il numero dei proprietari fondiari cittadini,  i cui possedimenti, organizzati secondo le forme regolari dei campi chiusi, formavano una cerchia di breve raggio attorno al castrum.
Rappresentazioni iconografiche di questo tipo di paesaggio agrario sono presenti in alcuni dipinti come "Allegoria del Buono e Cattivo Governo" di Ambrogio Lorenzetti o "San Giorgio e il Drago" di Paolo Uccello.
è dunque l'ambiente urbano dei castra a dare impulso alla colonizzazione delle terre ed è a questo fenomeno che va ricollegata l'origine urbana dell'architettura rurale tra il XI e XIV secolo.
Un esempio di questa tipologia edilizia è la classica casa unitaria multipiano, diffusa nell'Italia centrale che, come è stato osservato "non si è ancora completamente adattata alla sua funzione agricola e potrebbe facilmente tornare ad essere una casa di città."
Una variante è la casa-torre isolata nel podere che tradisce le sue origini cittadine, siccome è la carenza di spazi che costringe la costruzione a svilupparsi in altezza, piuttosto che in larghezza, come ci si aspetterebbe per una casa isolata in aperta campagna.
Il modello più diretto di questa tipologia è la torre d'abitazione dei cavalieri inurbati, detta "Palatium": al nucleo originario della torre si aggiungono altri elementi e volumi edilizi come la scala esterna, il portico e la loggia.
Questo blocco edilizio, nato all'interno del borgo murato, costituisce il nucleo primitivo di molte antiche fattorie toscane.

LA CASA RURALE IN SARDEGNA:

La casa rurale in Sardegna (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/08/sardegna-le-origini-pagane.html) è legata all'esercizio della pastorizia, ed è presente solo in alcune aree periferiche, come la Gallura degli stazzi, la Nura dei cuili nella parte nord dell'isola e il Sàrrabus dei bacchiles nella parte sud.
In riferimento all'agricoltura, l'insediamento rurale si è sviluppato nel Novecento e nei dintorni dei centri urbani come Cagliari e Sassari.
La casa tradizionale della Sardegna è caratterizzata da una funzionalità essenziale e da una certa semplicità; segue tre schemi principali: la casa elementare sviluppata a piano terra, quella sviluppata verticalmente e quella con portico e con corte.
Il tipo a sviluppo orizzontale si imposta su un perimetro rettangolare con un unico ingresso sul lato maggiore e più locali comunicanti, con finestra. I rustici, separati e costituiti da recinti scoperti in miniatura a secco, completano l'impianto edilizio.
A questa tipologia appartiene il cuile della Nurra, che da capanna temporanea per la pastorizia si è andato trasformando in casa stabile; oggi è quasi scomparso ed è stato sostituito da nuove forme edilizie.

La casa elementare a sviluppo orizzontale si manifesta con gli esempi di maggiori dimensioni planimetriche nella Gallura: la forma tradizionale di questo tipo è lo stazzu a sviluppo longitudinale, con camere intercomunicanti; l'unico ingresso è quello della cucina e da qui si entra nelle camere. I soppalchi nel sottotetto servono per conservare le provviste alimentari ma il grano è conservato in cassoni o cilindri formati da canne intrecciate e disposti nelle camere da letto; questo tipo è molto diffuso nella Sardegna settentrionale.
è plausibile che l'usanza di conservare i cereali nel soppalco del sottotetto abbia costituito il primo passo verso lo sviluppo verticale della casa tradizionale, che consiste in un blocco unitario con scala di accesso interno, nella quale la comunicazione tra un locale e l'altro avviene attraverso una botola. La balconata in legno serve all'essicazione dei prodotti agricoli.
Questo tipo è diffuso soprattutto nelle Barbagie; se l'attività pastorale è predominante, la casa a sviluppo verticale è molto schematica, formata da due soli ambienti cubici sovrapposti: al piano terra c'è il fundagu con la gabbia per il maiale e vengono conservate la legna, le patate, le castagne, immagazzinate in una fossa cilindrica scavata nel suolo; le forme di formaggio pecorino sono disposte su mensole di legno agganciate alle pareti; al piano superiore c'è la camera da letto, con il focolare per la cucina e il deposito dell'orzo.

La terza tipologia di casa tradizionale in Sardegna corrisponde ad un'agricoltura cerealicola ed è diffusa nei Campidani.
Il tipo, più complesso dei modelli precedenti, è caratterizzato da un cortile recintato, il sa prazza, e da un loggiato a forma di portico (il sa lolla) che sporge dalla facciata della casa.
Gli ambienti interni sono indipendenti e allineati, solo la cucina è staccata dal resto dal corpo della casa, probabilmente per una misura cautelativa contro gli incendi; la soffitta è utilizzata come granaio.