Recensione a "Preda" di C. Terry Cline Jr.


Trama: Il primo avvertimento arriva con una telefonata, seguita a distanza da altre: una voce gelida e carica d'odio minaccia Bo Taylor, lo stimato sceriffo di Thomas County.
Ma il vecchio Bo è morto e tutto lo hanno pianto nella cittadina della Georgia in cui Brad, il figlio, ha accettato di trasferirsi per prendere il suo posto.
Una comunità pacifica, che non conosce criminalità né violenza.
Un luogo ideale per portarvi la famiglia, alleviare i figli.
Finché un giorno l'autore delle sinistre telefonate compare in paese, deciso a distruggere i Taylor.
Chi è? Che legame esiste tra lui e lo sceriffo morto?
Prima che qualcuno riesca a rispondere, l'intera famiglia diventa preda di questo folle dalla mente lucida che, con una mossa imprevedibile, sequestra i due figli di Brad e si dichiara pronto ad ucciderli se le sue richieste non verranno accettate.
Piombati in un incubo angosciante, Brad e la moglie sono costretti a scavare nel passato di Bo, in oscuri segreti vecchi di quarant'anni, che mettono Brad di fronte a verità sconvolgenti su suo padre e su se stesso... Bisogna agire in fretta, prima dello scadere del tempo concesso dall'assassino, prima che la sua sete di vendetta si scateni, implacabile, sui due ragazzini.
Con una profonda comprensione del bene e del male che alberga nel cuore dell'uomo, "Preda" è un thriller psicologico dalla perfetta architettura, che accompagna il lettore dentro la mente di un omicida, in un viaggio indimenticabile nella follia e nel terrore.


Commento di Lunaria: "Preda" analizza un tema poco trattato: quello della violenza sessuale subita dagli uomini.
L'assassino protagonista, Truman, da bambino è stato violentato da Bo, insieme alla sorella Lana (rimasta traumatizzata esattamente come lui, e che è finita nel baratro della prostituzione) mentre gli amici e la sorella di Bo, pur sapendolo, hanno preferito mettere tutto a tacere, allontanando Truman e Lana
(già vittime di una madre alcolizzata e prostituta, incapace di occuparsi di loro) e lasciando il crimine impunito.
E così, tutto il romanzo si svolge alternando i flashback delle violenze subite da Truman agli omicidi che commette durante il viaggio, per raggiungere la Georgia e prendersi la sua vendetta contro il suo aguzzino.
Quando scoprirà che Bo si è sposato nuovamente, formando una famiglia affiatata, ed è morto (e non solo è morto non pagando per il suo crimine, ma è ricordato da tutta la cittadina come un uomo buono e onesto) Truman rapirà i figli di Brad, il figlio di Bo e fratellastro di Truman, lanciando al contempo la sfida: i due ragazzini saranno liberati se Brad, indagando sul passato del padre, riuscirà a scoprire la verità e a rivelarla a tutta la comunità.

è un romanzo molto "americano", per le ambientazioni tipiche dell'America rurale, tutta campi di frumento, gli incapucciati del Ku Klux Klan e le famigliole all'apparenza linde e immacolate che nascondono sotto una patina di moralismo il marcio, la depravazione e l'omertà ipocrita di fronte agli abusi sessuali accaduti in "famiglie rispettabili"; è lo stesso tipo di moralismo perverso e ipocrita che era stato denunciato in cd come "Portrait of an American Family" dei Marilyn Manson (1994), 





che parodizzava, dileggiava e portava all'eccesso il perbenismo bigotto a stelle e strisce, quello tutto "torte di mele e casalinghe sorridenti, villette bianche, linde comunità evangeliche e TV predicatori vestiti in giacca, cravatta e con rolex al polso, omertosi sui crimini a sfondo razziale e sessuale e sulle stragi nelle high school americane, mentre la lobby psichiatrica e quella delle armi fanno affari d'oro".
Truman è un assassino, uccide a sangue freddo e senza neanche essere provocato (fa fuori la moglie, il figlioletto, i gestori dei negozi da cui acquista le provviste), è manipolatore ed egoista e tuttavia suscita pena e compassione perché ciò che lui è diventato è stato causato dalla violenza subita e di chi sapeva e non ha detto né fatto nulla.
Lo scrittore fa dire, per bocca dei suoi personaggi, "come sarebbero andate le cose, se...", se chi sapeva, se chi aveva visto l'abuso, avesse agito.
E così, in un certo senso, la follia di Truman, mosso dalla sete di vendetta, acquista un senso, quando, Brad e la sua famiglia (che scoprono la verità ma sono tentati di negare tutto...) rivelano, in tv, la verità su chi è stato per davvero lo stimato e amato sceriffo Bo: il marcio, sepolto per tanti anni dietro l'apparenza di una famiglia di melassa, è venuto alla luce, in tutta la sua evidente brutalità.

Il libro mi è piaciuto, avendo diversi spunti interessanti che mi hanno fatto pensare al tema delle violenze sessuali che capitano nelle famiglie "rispettabili", all'ipocrisia che denigra la vittima con il "se l'è andata a cercare" per proteggere e scagionare l'abusatore, alla bigotteria puritana e misogina della famiglia di Brad, che di fronte a Lana, sopravvissuta alle violenze di Bo e che per vivere fa la prostituta, non trova niente di meglio da dire che "quella donna è feccia, una stramaledetta p*ttana!, cacciatela via!", senza provare compassione per lei, per il suo dolore, perché l'unica cosa che conta è "preservare il buon nome rispettabile della famiglia e di Bo Taylor, il patriarca".

Dal punto di vista narrativo, però, nei primi capitoli (ad eccezione del primo) e per tutta la prima parte del romanzo il ritmo procede a "passo di lumaca", con diverse pagine inutili e dispersive, che hanno una certa stanchezza narrativa e annoiano abbastanza; inizia a movimentarsi e ad acquisire un ritmo thriller quando Truman segrega Peggy (donna che si è invaghita di lui senza sospettare la natura psicotica di Truman) e poi va nella casa dei Taylor a rapire i due figli di Brad.
Ecco, da lì in poi (pagina 212) la vicenda si fa intrigante e adrenalitica.
Le scene degli omicidi sono raccontate in sintesi, non vi sono mai descrizioni trucide e splatter.

In conclusione, "Preda" è un romanzo thriller che consiglio di leggere; non è narrato in maniera superba (come ho detto, certi dialoghi sono abbastanza noiosi, altri capitoli sono prolissi e sostanzialmente inutili, la vena thriller vera e propria arrivo solo dopo duecento pagine, su un totale di 341 pagine) ma al di là delle pecche, l'Autore ha dato vita a personaggi interessanti e ad un trama abbastanza originale.

Uno stralcio per dare un'idea...

"Di chi era la colpa dei suoi fallimenti, di quel vuoto, di tutto nella sua vita? Di chi era la colpa?
Figlio di p*ttana. Papà, ecco di chi.
Doveva andare in Georgia, non in California. Doveva rintracciare quel figlio di p*ttana, fargliela pagare per tutti quegli anni di inutilità e fallimenti.
Richiamò il ricordo più vivido della sua infanzia, quel momento che lo aveva assalito mille volte nella vita.
(...) Lana che piange di là dalla parete, gli scarafaggi e i calcinacci che cadono. Lana che implora papà di smetterla, ma lui non la smette. I suoi gemiti infantili soffocati, nessuno che la sente tranne Truman. Mamma lavora di notte.
Quando era finito, papà la metteva sempre nel letto con Truman, dove lei rimaneva sdraiata piangendo, dolorante, fredda e rigida al suo tocco.
Quando mamma scoprì il sangue incolpò Truman. Strillando le sue accuse, pretese la punizione. Papà quella notte gliele diede fino a fargli perdere i sensi."


"La verità è...", Brad si asciugò gli occhi. "La verità è che questo poteva capitare a chiunque di noi. Quello che è Truman potrei essere io, o voi, chiunque. La tragedia è più grande dei soli atti di mio padre, anche se questi, qui, sono la tragedia massima. La cosa orribile è che l'insegnante non fece niente. Un giudice che sapeva non fece niente. Altri nella comunità sospettavano o sapevano, una zia quasi certamente era al corrente... e non fecero niente.
Per proteggere mio padre, sacrificarono i bambini."



Sul tema delle violenze sessuali in famiglia, vedi anche questi libri:

https://intervistemetal.blogspot.com/2019/12/recensione-zio-vampiro-gaia-junior.html




Qui riporto qualche stralcio tratto da questi libri:

Da "Lacrime Amare"

Queste donne [...] pongono alla nostra attenzione un fatto tanto ignorato quanto insolito: la violenza contro le donne è una realtà anche all'interno della chiesa; si annida nelle strutture ecclesiastiche, nelle comunità di fede e nelle famiglie cristiane.
Tale violenza, inoltre, non solo viene ignorata dalla chiesa ma è anche giustificata dal messaggio che le chiese propagano. In tutto il mondo comincia a farsi strada l'idea che ci sia un nesso tra cristianesimo e la violenza contro le donne.

Esiste una serie di motivi per cui la violenza contro le donne, soprattutto la violenza domestica, è coperta dall'omertà. [...] Molte volte la violenza è vissuta dalla donna come un fatto di cui vergognarsi come se lei stessa ne fosse colpevole. Invece di individuare il vero colpevole, la donna spesso si ritiene meritevole, per esempio, delle percosse ricevute.  

Nota di Lunaria: Uno dei teologi più misogini, Sant'Agostino, era a favore della violenza domestica, che la sua stessa madre, Santa Monica, giustificò; riporto il pensiero di Sant'Agostino tratto da "Le Confessioni":


"Quando [Monica, la madre di Agostino] fu in età da marito, venne data a un uomo, che ella servì come suo signore. Allo stesso modo ella sopportava la sua infedeltà coniugale, così che con lui non ebbe mai un alterco per tal motivo. Quando molte donne, pur con mariti più miti, mostravano tracce di percosse sul viso sfigurato e parlandone con le amiche ne attribuivano la colpa ai mariti, Monica vedeva la colpa da parte delle donne che non avevano tenuto a freno la lingua. Ella ricordava loro, come per scherzo ma sul serio, che dal momento della lettura del contratto coniugale esse avrebbero dovuto aver coscienza di essere con ciò diventate serve. E memori della loro condizione non si sarebbero quindi dovute ribellare al loro signore. Le donne che seguirono il suo esempio la ringraziarono, quelle che non lo seguirono continuarono a subire maltrattamenti." 

PRIMA CHE QUALCUNO STARNAZZI DICENDO CHE "è UNA CALUNNIA, NON è VERO NIENTE! TE LO SEI INVENTATA TU PER DIFFAMARE IL GRANDE SANT'AGOSTINO! NOI CRISTIANI SIAMO SEMPRE STATI A FAVORE DELLE DONNE E DEL RISPETTO DELLA DONNA! SIAMO STATI NOI A DARE TUTTI I DIRITTI ALLE DONNE!", VISTO CHE QUESTE PORCHERIE SCRITTE DAI MISOGINI CRISTIANI VENGONO SEMPRE GIUSTIFICATE SE NON NEGATE,
QUI METTO LE FOTO DELLE PAGINE: LA VICENDA SI TROVA AL CAPITOLO IX, "VIRTù PRECLARE DI MONICA SPOSA"






Altro commento, per riflettere, tratto da


"Le donne credenti di ogni latitudine hanno dovuto ascoltare secoli di prediche sulla Maria obbediente e accogliente, la Maria docile alla volontà di Dio, la Maria silenziosa che non discute anche quando non capisce [...] Il sì supremamente libero di Maria è stato presentato come la sublimazione spirituale di tutti i sì pretesi dalle donne credenti, e non importa che questi consensi fossero assai meno liberi di quello della ragazza di Nazareth. Il sì al matrimonio per essere collocate socialmente, il sì ai rapporti sessuali con il legittimo sposo, il sì alle gravidanze, tutte, sempre e comunque.
Il sì al servizio e alla sottomissione nella gerarchia famigliare.
L'obbedienza naturale al padre, al fratello, al marito. L'obbedienza spirituale al prete. Attraverso la distorta rappresentazione del sì di Maria la Chiesa ha dato a intendere alle mogli e alle figlie che il loro dissenso, il contrasto con l'uomo e in generale ogni tentativo di definirsi come qualcosa di diverso da una risposta affermativa alle richieste del proprio contesto fossero in contraddizione con il progetto di salvezza di Dio per il mondo. Attraverso la costruzione fittizia di una specie di via del sì alla santità, la struttura patriarcale trovava nella religione cattolica una formidabile alleata per continuare a esigere la muta sudditanza femminile. Il principio maschile del silenzio-assenso veicolato attraverso Maria privava le donne prima della voce, e poi della volontà".


In pieno '900, molti teologi ancora inneggiano all'obbedienza femminile, alla passività e alla docilità delle donne... del resto, maria è "la serva del signore", per cui tutte le femmine, sull'esempio della femmina-maria, devono essere serve e remissive:


"Maria donna dei nostri giorni", pagina 87: "Maria, donna obbediente": "Chi obbedisce non annulla la sua libertà, ma la esalta."

Pagina 88: "Teresa, per esempio, che è costretta a dire sì a tutte le voglie del marito e non può uscire mai di casa perché lui è geloso, e la sera, quando torna ubriaco e i figli piangono, lei si prende un sacco di botte senza reagire, è una donna repressa, non è una donna obbediente. Il Signore un giorno certamente la compenserà, ma non per la sua virtù, bensì per i patimenti sofferti."

e ancora: pagina 64: "Alleggerisci le pene di tutte le vittime dei soprusi. E conforta il pianto nascosto di tante donne che, nell'intimità della casa, vengono sistematicamente oppresse dalla prepotenza del maschio."

Da notare come NON venga detto "E il giorno dopo, andate a denunciare la prepotenza del maschio."

Esattamente come molti altri confessori che esortavano le mogli a sopportare: "Ancora oggi le chiese continuano a consigliare le donne a sottomettersi con pazienza al marito violento. I pastori e i sacerdoti cui le donne vittime di violenza si rivolgono, adducono i seguenti motivi: che "capo della famiglia è il marito, se gli ubbidisci lui non sarà costretto a ricorrere alla violenza", oppure che "il matrimonio è sacro, e quindi è dovere della moglie far di tutto per mantenere il legame". Altri motivi teologici tirati in ballo per incoraggiare la donna a sopportare i maltrattamenti suggeriscono che gli abusi sono colpa di lei oppure che la sofferenza la avvicinerà a Cristo".

"Si può considerare la violenza contro le donne un risultato dei costrutti sociali patriarcali i quali definiscono il rapporto tra donne e uomini come relazione di sottomissione e dominio" [...] Per designare le "strutture moltiplicative di dominio, di sfruttamento e di disumanizzazione" si può usare il termine "Kiriarchia" (la complessa piramide sociale formata da gradi diversi di dominazione e subordinazione).

Con l'idea del Dio Padre/Dio Figlio Maschio, "la religione ha giocato e gioca tutt'ora un ruolo nella formazione di quelle condizioni socioculturali che permettono di esercitare la violenza contro le donne. [...] Tale violenza deriva essenzialmente da fattori culturali, in particolare, dagli effetti dannosi di alcune pratiche tradizionali legate alla religione che perpetuano la condizione di inferiorità accordata alle donne nella famiglia, nel posto di lavoro, nella comunità e nella società. La religione, quindi, ha partecipato alla costruzione della presunta inferiorità della donna."

Vediamo cosa scrive Mary Daly, una delle prime Teologhe a scagliarsi contro il patriarcato del Dio Padre:


"L'immagine biblica e popolare di Dio come di un grande patriarca in cielo che dispensa ricompense e punizioni secondo la sua volontà misteriosa, e, apparentemente arbitraria, ha dominato l'immaginario collettivo per migliaia di anni.
Il simbolo del Dio Padre, moltiplicatosi nell'immaginazione e ritenuto credibile dal patriarcato, ha, di conseguenza, reso un servigio a questo tipo di società, facendo apparire giusti ed adeguati i suoi meccanismi per l'oppressione delle donne. Se Dio nel "suo" Cielo è un padre che governa la "sua" gente allora nella "natura" delle cose è conforme al piano divino e all'ordine dell'universo che la società sia dominata dal maschio.
In questo ambito si verifica una mistificazione dei ruoli: il marito che domina la moglie rappresenta lo "stesso" Dio."


Nota di Lunaria: solo l'uomo maschio è a immagine di Cristo, cioè Dio, mentre la donna, che per l'ideologia cristiana deriva dal maschio-Adamo (Gesù Cristo è anche considerato "Il nuovo Adamo"), deve essere obbediente, esattamente come lo fu Maria: "La mariologia dominante santifica l'immagine della femmina come principio di ricettività passiva e l'esaltazione del principio di sottomissione: Maria è simbolo della creatura nella sua totale abnegazione e passività nei confronti della divinità maschile."
Se la donna-Eva deriva dal maschio-Adamo, ne consegue che il maschio è il principio e l'origine della femmina, creata per seconda, derivata da lui. E CON QUESTA PORCHERIA DI CONCETTO MISOGINO, CHE REIFICA LA DONNA A "PARTICOLA DEL MASCHIO, CREATO PER PRIMO, DAL DIO PADRE" QUALCUNO VORREBBE FARCI CREDERE CHE IL CRISTIANESIMO è "LA RELIGIONE CHE HA DATO TUTTI I DIRITTI ALLE DONNE!"


"Il cristianesimo è nato all'interno della società patriarcale, quella del giudaismo [...] configurandosi nei termini dell'androcentrismo del patriarcato [...] rispecchiava il contesto in cui nasceva secondo il quale l'essere umano sessuato al maschile era il centro e la misura di tutte le cose [...] Nasceva una teologia che rispecchiava e legittimava le relazioni kiriarcali"
(Nota di Lunaria: si pensi allo stesso concetto teologico di Gesù, della natura ipostatica "Vero Dio/Vero Uomo", ma maschio! Gesù è un salvatore maschile, per gli uomini, il principio fallico del cosmo. Non c'è una Dea, non c'è una Redentrice Femminile, di natura ipostatica femminile "Vera Dea/Vera Donna".
La femmina si salva tramite il maschio-Cristo: la salvezza viene dal maschio-Cristo, che salva in quanto maschio e Dio: i due termini si equivalgono.)


La sottomissione delle donne: nella società patriarcale il concetto di "femminilità" viene costruito per poter meglio rispondere ai bisogni maschili. Per avere donne facilmente controllabili, il femminile va costruito in termini di docilità. Meno senso di sé ha la donna, quindi, meglio è.
La teologia cristiana ha sempre avuto qualche problema ad ammettere la piena personalità della donna, per non attribuirle la dignità umana, ossia l'imago Dei ("immagine di Dio").
Agostino per esempio opinava che mentre l'uomo da solo era immagine di Dio, la donna da sola non lo era, la diventava solo unita col marito.
Tommaso d'Aquino negava la piena "Imago Dei" alla donna:


Summa Theologiae, Somma Teologica, I, Q.93, articolo 4 "Se l'immagine di Dio si trovi in ogni singolo uomo"

"Tanto nell'uomo che nella donna si trova l'immagine di Dio, quanto all'elemento principale che costituisce l'immagine, cioè quanto alla natura intellettiva. Perciò la Genesi dopo aver detto "lo creò a immagine di Dio" soggiunge: "Li creò maschio e femmina" e dice li al plurale, come osserva S. Agostino perché non si pensasse che i due sessi siano stati uniti in un solo individuo.
Se però consideriamo certi aspetti secondari, allora l'immagine di Dio che è nell'uomo NON è NELLA DONNA. L'uomo, per esempio, è principio e fine della donna, come Dio è principio e fine di tutta la creazione. Perciò l'Apostolo [Paolo] dopo aver detto che "l'uomo è immagine e gloria di Dio, la donna INVECE è GLORIA DELL'UOMO", mostra la ragione delle sue parole, continuando: "poiché non viene l'uomo dalla donna, ma la donna dall'uomo; né fu fatto l'uomo per la donna, ma la donna per l'uomo."

  
E VENITE ANCORA A DIRE CHE SONO IO "CHE DIFFAMO L'AQUINO, CHE MI INVENTO CALUNNIE SUL SUO CONTO"!!!! QUI CI SONO LE PROVE, DA VISIONARE CON I PROPRI OCCHI: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/07/la-questione-92-per-integrale.html

Nel 1528 Luis Vives scrive nel suo libro "Educazione della donna cristiana": "Se per tuo difetto o in suo accesso di pazzia alzasse le mani contro di te, pensa che è Dio a castigarti, e che ciò succede a causa dei tuoi peccati [...]  In questo brano, riscontriamo alcuni elementi importanti [...] è a causa dei suoi peccati, che la donna viene maltrattata/la donna deve considerare il marito strumento di Dio" (Nota di Lunaria: appunto, Mary Daly scriveva: "Ho già suggerito che se Dio è maschio, allora il maschio è Dio. Il divino patriarca castra le donne finquando riesce a continuare a vivere nell'immaginazione umana.")

Elementi dell'Età Patristica della Teologia Cristiana, che vengono usati per descrivere la donna come un essere inferiore:

1) La superiorità dell'uomo sulla donna in quanto Adamo fu formato prima di Eva.
2) La maggiore colpa della donna-Eva nella caduta: il serpente "diavolo" parla prima con lei, non con l'uomo, ed è lei a dare "il frutto" ad Adamo.
3) La comprensione del peccato in termini sessuali: la donna provoca l'uomo, lo istiga, lo eccita. (ci si ricordi che la lussuria, per la teologia cristiana, è peccato)
4) Le virtù richieste alle donne per produrre la docilità femminile. "In silenzio con ogni sottomissione", ovverossia i moniti dell'Apostolo Paolo, che si trovano a Corinzi ed Efesini:

Efesini 5,21:  "22 Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; 23 il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo. 24 Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa."
Nei versi successivi appare il simbolismo "gesù cristo - marito" che salva "la chiesa - sposa": gesù cristo è lo sposo della chiesa, come il marito terreno è lo sposo della donna terrena: si equipara il marito (maschio) al maschio gesù (dio). c'è quindi un METTERE SULLO STESSO PIANO dio con il maschio terreno.
Concetto ribadito meglio a Corinzi o a Timoteo. Infatti:
I Cor 11:7 Poiché, quanto all'uomo, egli non deve coprirsi il capo, (essendo immagine e gloria di Dio); (ma la donna è la gloria dell'uomo);
è il maschio che è A IMMAGINE E GLORIA DI DIO, NON LA FEMMINA. Concetto che - come abbiamo visto - è ripetuto pure da Agostino e  Tommaso d'Aquino nella Summa Theologiae.

1. Lettera da:1 Corinzi 11:7 Poiché, quanto all'uomo, egli non deve coprirsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; (ma la donna è la gloria dell'uomo);
2.Lettera da:1 Corinzi 11:8 perché l'uomo non viene dalla donna, (ma la donna dall'uomo);
3.Lettera da:1 Corinzi 11:9 e l'uomo non fu creato per la donna, (ma la donna per l'uomo)
4.Lettera da:1 Corinzi 11:10 Perciò la donna deve, (a causa degli angeli), (avere sul capo un segno di autorità).
5.Lettura da: I Timoteo 2:13 Infatti Adamo fu formato per primo, (e poi Eva);
6.Lettura da: I Timoteo 2:14 e Adamo non fu sedotto; (ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione);
 

A cosa serve il velo? Perché la donna deve metterselo?

Secondo il linguaggio Biblico la chioma come il velo simboleggiano l’ubbidienza a Dio.
Ogni simbolo, o segno che Dio dona a l’uomo nella bibbia ha sempre come significato di ubbidienza, in questo caso, della donna "a suo marito, il suo capo".

Infatti, la donna è considerata "più dalla parte del Diavolo" perché sta scritto: I Timoteo 2:142:14 "e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione"
"Il segno rappresenta la sottomissione a l’uomo da cui lei proviene."
(Eva è stata creata dalla costola di Adamo! L'Adamo-maschio come principio della donna e la donna come derivata dall'uomo!!)
e che la femmina (e solo la femmina!) deve stare sottomessa al maschio, è ribadito sia nell'antico testamento, a genesi, sia nel nuovo testamento: "l’uomo è capo della donna":
Genesi 3:16 "Alla donna Dio disse: i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. (Verso tuo marito sarà il tuo istinto), (ma egli ti dominerà)".
 Paolo nel N.T aggiunge: 1 Corinzi 11:3 "Ma voglio che sappiate che il capo di ogni uomo è Cristo,( che il capo della donna è l'uomo), e che il capo di Cristo è Dio."





Prima epistola di Paolo a Timoteo:
“La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna d’insegnare, nè d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio. Perché Adamo fu formato il primo, e poi Eva; e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione; nondimeno sarà salvata partorendo figliuoli, se persevererà nella fede, nell’amore e nella santificazione con modestia” (1 Timoteo 2:11-15),
e ai Corinzi:
“Come si fa in tutte le chiese dei santi, tacciansi le donne nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare, ma debbono star soggette, come dice anche la legge” (1 Corinzi 14:34).

Per i cristiani, TUTTA, TUTTA!, la bibbia è ispirata da Dio, non c'è una parte "che non si segue più!", chi dice così, NON è UN VERO CRISTIANO! infatti:
“Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, per riprendere, per correggere, per disciplinare nella giustizia, affinché l’uomo di Dio sia pienamente competente, del tutto preparato per ogni opera buona”. — 2 Timoteo 3:16, 17.


VUOL DIRE CHE SE NELLA BIBBIA (E NEL NUOVO TESTAMENTO, CHE TANTO PIACE ALLE FEMMINUCOLE CRISTIANE) è AFFERMATO CHE LA FEMMINA è DERIVATA, SECONDARIA E SOTTOMESSA AL MASCHIO, QUESTA è LA PAROLA DI DIO, IL SUO VOLERE ASSOLUTO!
E VENITEMI ANCORA A DIRE CHE NEL CRISTIANESIMO NON C'è MASCHILISMO!
SIETE PEGGIO DEGLI ISLAMICI, GLI ISLAMICI NON DICONO CHE MAOMETTO è UN DIO MASCHIO!
VOI INVECE RITENETE GESù, MASCHIO, DIO!!!!

ADESSO METTIAMO LE FOTO DELLE PAGINE, SIA MAI CHE QUALCUNO OSI ANCORA NEGARE!
 










Dio Padre: dobbiamo tenere conto che l'Iddio della teologia kiriarcale (o delle teologie sadiche, cioè quelle teologie che dipingono Dio come un Padre assetato di sangue e sacrificio) è un Dio prettamente maschile. A legittimare il potere del patriarcato vi è un Dio Padre. Per questo Mary Daly scriveva: "Il simbolo del Dio Padre, moltiplicatosi nell'immaginazione e ritenuto credibile dal patriarcato, ha, di conseguenza, reso un servigio a questo tipo di società, facendo apparire giusti ed adeguati i suoi meccanismi per l'oppressione delle donne. Se Dio nel "suo" Cielo è un padre che governa la "sua" gente allora nella "natura" delle cose è conforme al piano divino e all'ordine dell'universo che la società sia dominata dal maschio.
In questo ambito si verifica una mistificazione dei ruoli: il marito che domina la moglie rappresenta lo "stesso" Dio."
Giovanna, abusata dal padre a 7 anni, affermava "mio padre e Dio si assomigliavano". Un terzo delle donne vittime di abusi sessuali confondevano Dio col proprio padre: "Mio padre avrebbe potuto essere Dio", "Anche mio padre voleva essere adorato", "Dio assomigliava a mio padre".

"I padri dispotici appaiono sotto forme di crescente durezza, che va dall'inflessibilità alla crudeltà, che spesso si sovrappongono, tra cui: Il dominatore, il tiranno, il prepotente (...) fissa delle regole dalle quali non si può deviare, che non possono essere neppure discusse, dal momento che lui è l'arbitro decisivo di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato in assoluto.
Altri padri si fissano su quello che essi considerano un adeguato comportamento femminile, promuovendo solo la dipendenza delle figlie, denigrando o addirittura proibendo ogni loro sforzo verso il successo e l'autosufficienza.Questi padri vogliono che le figlie corrispondano alle definizioni tradizionali della femminilità, che siano modeste, umili, incapaci di prendere decisioni senza papà.
(...) tiranneggia la sua famiglia per mezzo di una guerra psicologica, sottomettendo le figlie. Una simile dominazione include ciò che è "terrorizzare", una forma di abuso emotivo come "minacciare i figli con estreme o vaghe, ma sinistre punizioni, stimolando intenzionalmente una profonda paura, creando un clima di imprevedibile minaccia o ponendo improprio aspettative e punendo i figli per non averle soddisfatte (...) Alcuni padri sono semplicemente sadici, decisi a degradare le loro figlie, a spezzare il loro coraggio e a farle strisciare.
(...) Tali donne accondiscenderanno ai desideri di papà, adattando le loro aspirazioni alle sue, dal momento che diverse ambizioni portano alla perdita dell'amore e dell'approvazione paterna.
(...) Nei casi estremi di umile sottomissione filiale, la figlia diventerà tanto dipendente dalla dominazione maschile che si legherà a uomini che la maltrattano.
Molte donne maltrattate sono partner silenziose e inconsapevoli della violenza che subiscono perché erano state programmate per accettarla."

"Porre resistenza agli abusi sessuali è ribellarsi contro Dio stesso/così donne vittime di ogni tipo di violenza domestica spesso interpretano la loro sofferenza come la punizione di un Dio Padre che si identifica col marito. Le studiose concordano che l'immagine di Dio Padre legittima una serie di rapporti di potere che sfociano nella violenza contro le donne: l'effetto del linguaggio del Dio Padre, date le nostre strutture sia della società sia della famiglia, è di legittimare il dominio e le violenze maschili e di inibire la rabbia e protesta legittime delle donne contro tale aggressione. Dio Padre funge da garante dell'autorità paterna nella famiglia patriarcale."
"L'esempio di Maria Goretti non fa altro che aumentare il senso di colpa della donna vittima di abusi. La religione obbliga le donne a perdonare i loro stupratori, anche se gli stupratori non hanno mai chiesto perdono. Il messaggio di amore e perdono diventa un altro tassello del mosaico dei dettami cristiani che mantiene le donne in una posizione subordinata, vulnerabile alla violenza maschile [...] le viene detto di "amare" e di perdonare il nemico aggressore.

Da "La casa del padre" (1987) (La storia è autobiografica)


"Il fatto che mio padre abbia abusato sessualmente di me è stato confermato da fonti esterne. A quanto sembra, il nostro segreto di famiglia non era poi così segreto."

Nota: la vittima, Sylvia, era nata in una famiglia ultra cattolica.

"Sto aspettando che papà mi inviti nella sua camera da letto. Papà mi dà le caramelle. Papà mi dà i biscotti al cioccolato. Di tutte le persone del mondo, io sono la preferita di papà. Papà e io..."

"Mio papà respira molto forte, come quando russa, e la sua pancia si gonfia come il pesce luna che ho visto sulla spiaggia di Van Wagners. Qualcosa di duro preme contro di me, poi si spinge fra le mie gambe e sotto la mia pancia. Lascia esplodere su di me un rivolo appiccicoso. Io trattengo il fiato. Mi sento male [...] sento che Dio dice: "Sei stata cattiva, vai nuda"! (nota: qui Sylvia identifica se stessa con il racconto di Eva, che le hanno raccontato fin da piccola. Non è l'unica: moltissime altre bambine abusate in famiglie cristiane, identificano se stesse con Eva e il padre con Dio)"

"Sono nuda sul letto di mio papà; mi tengo stretta alle coperte.
Il suo sudore mi cola addosso. Non mi piace il pipì. Il suo pipì mi sporca. [...] Ho paura di lamentarmi perché papà non mi vorrà più bene non mi vorrà più bene non mi vorrà più bene."


"Quando il conflitto provocato dal rapporto sessuale con mio padre diventò insopportabile, creai una complice segreta per mio padre frantumando la mia personalità in due. Così, attorno ai sette anni di età, cominciai ad avere un altro io con ricordi ed esperienze separati dai miei; la sua esistenza mi era ignota. La mia perdita di memoria fu retroattiva. Non ricordavo che mio padre mi avesse toccata. Non ricordavo di averlo mai visto nudo. Non ricordavo che lui mi avesse mai vista nuda."

APPROFONDIMENTO: MORALE E BIBBIA, tratto da "L'illusione di Dio"




Ho letto "L'illusione di Dio": devo dire che è scritto molto bene, e mi ha fatto piacere trovare nella sua analisi, non solo qualche accenno alla misoginia di questa o quella religione ma anche all'abuso psicologico (che viene compiuto sempre!) che subiscono i bambini che hanno la sfortuna di nascere da genitori integralisti che tartassano i loro figli con l'"indottrinamento": persino lo stesso battesimo cattolico lo è, essendo un qualcosa che viene compiuto senza neanche il consenso del bebè! L'indottrinamento ovviamente può portare un danno psicologico al bambino, farlo sentire diverso, escluso dal resto del mondo (che il genitore ovviamente considererà malvagio, peccatore!), perché non gli si offrono gli strumenti conoscitivi anche delle altre religioni o delle idee altrui; per fortuna la scuola pone rimedio a questo, almeno in parte, ma non è da sottovalutare che un bambino, anche se frequenta per 5 ore al giorno una scuola, resta comunque sotto l'educazione famigliare.

Riporto qualche stralcio, tra quelli che ho trovato più interessanti:


"Come ho già detto, riconosco volentieri che le persone religiose non la pensano più in maniera biblica. Per me questo dimostra che la morale degli atei come dei credenti proviene da un'altra fonte e che a questa fonte, qualunque sia, possono attingere tutti,
a prescindere dal fatto che abbiano o no una fede religiosa."
ma poi, se si fa leggere a oltre mille scolari israeliani, di età compresa tra gli otto e i quattordici anni, la descrizione della battaglia di Gerico nel Libro di Giosuè (6,16-24):
 
Alla settima volta, i sacerdoti diedero fiato alle trombe e Giosuè disse al popolo: "Lanciate il grido di guerra perché il Signore mette in vostro potere la città. La città con quanto vi è in essa sarà votata allo sterminio per il Signore... Tutto l’argento, l’oro, e gli oggetti di rame e di ferro sono cosa sacra per il Signore, devono entrare nel tesoro del Signore... Votarono poi allo sterminio, passando a fil di spada, ogni essere che era nella città: dall’uomo alla donna, dal giovane al vecchio, e persino il bue, l’ariete e l’asino... Incendiarono poi la città e quanto vi era, soltanto l’argento, l’oro e gli oggetti di rame e di ferro deposero nel tesoro della casa del Signore."

si scopre che se si pone  ai ragazzi un semplice quesito morale: «Secondo voi Giosuè e gli israeliti hanno agito bene o no?». dovendo scegliere tra A (approvazione totale),  B (approvazione parziale) e C (disapprovazione totale), i risultati rilevavano una polarizzazione delle opinioni: il 66 % approvava totalmente e il 26 % disapprovava totalmente, mentre solo l’8 % approvava parzialmente, ponendosi nel mezzo. Ecco tre tipiche risposte del gruppo che ha scelto A (approvazione totale):
 
"Secondo me, Giosuè e i figli di Israele hanno agito bene, perché Dio aveva promesso loro quella terra e li aveva autorizzati a conquistarla. Se non avessero agito così e non avessero ucciso nessuno, avrebbero rischiato di farsi assimilare dai goyim."
 
"Secondo me Giosuè ha agito bene, in quanto Dio gli aveva ordinato di sterminare gli abitanti di Gerico per impedire che le tribù di Israele fossero assimilate da quella popolazione e ne imparassero i cattivi costumi." 

"Giosuè ha fatto bene, perché il popolo che abitava in quella terra aveva una religione diversa; uccidendo tutti, egli ha cancellato quella religione dalla faccia della terra."

La giustificazione del genocidio perpetrato da Giosuè è in tutti e tre i casi religiosa.
Anche gli scolari che hanno scelto la risposta C, disapprovando totalmente, l’hanno scelta in alcuni casi per motivi religiosi.
Una ragazza, per esempio, ha disapprovato la conquista di Gerico perché, per conquistarla, Giosuè è dovuto entrarvi:
 
"Credo che abbia fatto male, perché gli arabi sono impuri e se si entra in una terra impura si diventa a propria volta impuri e si subisce la stessa maledizione di chi ci abita."
 
Altri due alunni che hanno disapprovato totalmente lo hanno fatto perché Giosuè ha distrutto tutto, compresi case e animali, invece di conservare un bottino per gli israeliti:
 
"Credo che Giosuè non abbia agito bene: i figli di Israele avrebbero dovuto tenersi gli animali."
 
"Credo che Giosuè non abbia agito bene, perché avrebbe potuto lasciare in piedi le case; se non le avesse distrutte, sarebbero diventate degli israeliti."
 
Ci viene ancora una volta in soccorso il saggio Maimonide, spesso citato per la sapienza dottrinale: «È un comandamento positivo quello di distruggere le sette nazioni [Dt 7,1], com’è scritto: "le voterai allo sterminio. Se Israele non sterminasse le nazioni che Dio ha messo in suo potere, trasgredirebbe a un comandamento negativo, com’è scritto: non lascerai in vita nessun essere che respiri".  


"Diversamente da Maimonide, i ragazzini dell’esperimento erano abbastanza piccoli da essere innocenti. Le idee barbare che hanno espresso sono quasi sicuramente quelle dei loro genitori o del gruppo culturale in cui sono cresciuti.
Con tutta probabilità, i bambini palestinesi, vissuti nella stessa terra dilaniata dalla guerra, esprimerebbero opinioni altrettanto barbare in senso opposto. I risultati di questa ricerca mi riempiono di sconforto, perché paiono dimostrare l’immensa capacità della religione, e in particolare dell’educazione religiosa dei bambini, di dividere i popoli e fomentare inimicizie storiche e faide ereditarie. Non posso fare a meno di notare che due dei tre ragazzi del gruppo A il cui giudizio ho citato paventavano i mali dell’assimilazione, mentre il terzo sosteneva l’opportunità di uccidere un popolo per eliminarne la religione."  


"Se però, lo stesso brano viene fatto leggere sostituendo il nome di Giosuè con «generale Lin» e il nome di Israele con «un regno cinese di 3000 anni fa». In quel caso l’esperimento ha dato risultati opposti. Solo il 7 % ha approvato il comportamento del generale Lin, mentre il 75 % lo ha disapprovato. In altre parole, quando dai giudizi di valore era esclusa la fedeltà all’ebraismo, la maggior parte dei bambini concordava con i giudizi morali di quasi tutta l’umanità odierna. Giosuè commise un barbaro genocidio, ma tutto appare
diverso a chi guarda alle cose con ottica religiosa. E la differenza comincia a vedersi presto nella vita. È stata la religione a fare la differenza tra bambini che condannavano e bambini che condonavano il genocidio."
 
"La Bibbia è un codice morale intragruppo, completo di istruzioni per il genocidio, riduzione in schiavitù dei gruppi esterni e dominio del mondo. Ma la Bibbia non è un male né per questi obiettivi né per l’esaltazione dell’assassinio, della crudeltà e dello stupro. Molte opere dell’antichità esaltano le stesse cose: si pensi all’Iliade, alle saghe islandesi, ai racconti degli antichi siriani e alle iscrizioni degli antichi maya. La differenza è che nessuno spaccia l’Iliade per fondamento dell’etica. Qui sta il problema. La Bibbia viene venduta, e comprata, come guida morale al vivere. Ed è in assoluto il più grande best seller di tutti i tempi."

"In sostanza, l’unica cosa che divideva la popolazione era la religione. La recente esplosione di massacri religiosi in India ha talmente turbato Salman Rushdie, da indurlo a scrivere un articolo intitolato "Religion, as ever, is the poison in India’s blood" (Come sempre, la religione è il veleno del sangue indiano). Conclusivo:  Quale rispetto può mai suscitare tutto ciò, e quale rispetto possono mai suscitare tutti gli altri crimini che vengono commessi ogni giorno nel mondo nel temuto nome della religione? Con quale abilità, e con quali risultati fatali, la religione riesce a erigere totem, e quanto siamo pronti a uccidere in nome di questi totem! E quando abbiamo ucciso un numero sufficiente di volte, l’ottundimento della coscienza che ne consegue rende più facile uccidere di nuovo. Così il problema dell’India alla fine è il problema del mondo. Ciò che è accaduto in India è accaduto in nome di Dio. Il nome del problema è Dio."


"Le guerre di religione, invece, sono combattute in nome della religione e sono state orribilmente frequenti nel corso della storia. Non mi viene in mente nessuna guerra combattuta in nome dell’ateismo. Perché mai, del resto, dovrebbero essercene? Le guerre di solito sono motivate da avidità economica, ambizione politica, pregiudizio etnico o razziale, profondo rancore e spirito di vendetta o fede patriottica nel destino di una nazione. Ancora più plausibile, come motivo di guerra, è la convinzione incrollabile che la propria religione sia l’unica vera e che questa sua verità sia suffragata da un testo sacro il quale condanna esplicitamente a morte tutti gli eretici e i seguaci delle religioni rivali e promette esplicitamente ai soldati di Dio il paradiso dei martiri." [...] "Il pericolo insito nella fede religiosa è che questa permette a esseri umani altrimenti normali di cogliere i frutti della follia e considerarli sacri. Visto che a ogni nuova generazione di bambini viene insegnato che le proposizioni religiose non devono essere giustificate come accade invece per tutte le altre, la civiltà è ancora assediata da eserciti di individui irrazionali. Ancora oggi ci uccidiamo l’un l’altro per la letteratura antica. Chi avrebbe mai ritenuto possibile un’eventualità così tragicamente assurda? Chi, invece, andrebbe mai alla guerra in nome di una assenza di fede?"

"L’atteggiamento dei «talebani americani» verso l’omosessualità è l’emblema dell’assolutismo religioso: «Con l’Aids Dio punisce non solo gli omosessuali, ma anche la società che tollera gli omosessuali». Di questa gente salta subito agli occhi la meravigliosa carità cristiana. Si potrebbero citare molti predicatori e gruppi cristiani come la Christian Coalition e i Catholics for Christian Political Action, che si sono distinte per affermazioni di questo tipo: «[Gli omosessuali] vogliono entrare nelle nostre chiese, interrompere le funzioni, spargere sangue in giro per infettare la gente con l’Aids e sputare in faccia ai preti»; «[La pianificazione familiare] insegna ai bambini a fornicare e agli adulti a commettere adulterio, bestialità, omosessualità, lesbismo, tutto quanto la Bibbia condanna».
«So che ciò che sto per dire addolorerà le signore, ma se ci si sposa, bisogna accettare l’autorità dell’uomo, del marito. Cristo è il capo della famiglia e il marito è il capo della moglie: così stanno le cose, punto e basta».
«Quando la maggioranza cristiana assumerà il comando in questo paese, non ci saranno più chiese sataniche, libera distribuzione di pornografia, chiacchiere sui diritti degli omosessuali. Quando la maggioranza cristiana assumerà il controllo, il pluralismo sarà considerato immorale e malvagio e lo Stato non concederà a nessuno il diritto di commettere il male».
«Male», come si vede, non è ciò che procura danno alle persone, bensì ogni azione o pensiero privati che non siano di privato gradimento della «maggioranza cristiana».
Quando morì la vedova di Martin Luther King, alcuni pastori organizzarono un picchetto al suo funerale, gridando: «Dio odia i froci e i fiancheggiatori di froci! Quindi Dio odia Coretta Scott King e adesso la sta tormentando all’inferno, dove il verme non muore e il fuoco non si estingue, e dove il fumo del suo tormento ascenderà al cielo nei secoli dei secoli».  


Nota di Lunaria: infatti gli integralisti cristiani ringraziano Dio "per i suoi castighi che flagellano il mondo": i terremoti, tifoni, uragani, maremoti, AIDS, coronavirus...



Dal 1991 ad oggi, alcune associazioni e chiese cristiane americane hanno organizzato 22.000 manifestazioni anti-omosessuali (in media quattro al giorno) in Stati Uniti, Canada, Giordania e Iraq, inalberando slogan come «Dio, grazie per l’Aids».
Alcuni siti internet cristiani americani tengono persino il conto automatico dei giorni che hanno passato all’inferno omosessuali defunti di cui è dato nome e cognome. L’atteggiamento nei confronti degli omosessuali la dice lunga sul genere di morale ispirata da un credo religioso. Esempi altrettanto istruttivi sono l’aborto e l’inviolabilità della vita umana. 

(Nota di Lunaria: confermo personalmente che anche se in Italia non si arriva ai livelli di violenza cristiana americana, sui siti cristiani, se si osa dissentire, si viene denigrate e bannate;
su youtube, se si osa fare dei video contro certi aspetti del cristianesimo, si viene prese di mira con insulti sessisti.)

"La nostra società, compresi i settori che non hanno niente a che fare con la religione, ha accettato l’idea assurda che sia giusto e normale inculcare nei bambini piccoli la fede dei genitori e marchiarli con etichette religiose («bambino cattolico», «bambino protestante», «bambino ebreo», «bambino musulmano» ecc.) che non hanno equivalente in nessun altro campo: non ci sono per esempio bambini conservatori, bambini progressisti, bambini repubblicani, bambini democratici.
Spero che la vostra coscienza ne prenda atto e insorga ogniqualvolta sente usare simili definizioni. Un bambino non è «cristiano» o «musulmano», ma figlio di genitori cristiani o musulmani.
Tra l’altro, se si usasse quest’ultima espressione, i bambini stessi prenderebbero coscienza del problema. Un bambino che viene definito «figlio di genitori musulmani» capirebbe immediatamente che la religione è una cosa che si abbraccia o si rifiuta quando si diventa abbastanza grandi per farlo."