"Il Diavolo in Corpo" di Radiguet

 

Raymond Radiguet scrisse questo breve romanzo, in parte autobiografico, a soli 18 anni. Pubblicato due anni dopo, riscosse un successo straordinario, soprattutto in virtù delle descrizioni scabrose in esso contenute.

La storia d'amore tra un adolescente e una giovane donna sposata che si incontrano segretamente, grazie all'assenza del marito partito per il fronte, diviene il luogo in cui confluiscono le inquietudini, lo smarrimento e la rivolta morale dei giovani cresciuti durante la Prima Guerra Mondiale.

Da Cocteau fu definito un classico della letteratura.

"Ripetimi che mi lascerai", le dicevo, ansimando e stringendola tra le braccia fino a spezzarla. Sottomessa, come non potrebbe esserlo nemmeno una schiava, ma solo una medium, lei ripeteva, per farmi piacere, frasi di cui non capiva nulla. Quella notte degli alberghi fu decisiva, ma di questo, dopo tante altre stravaganze, non mi resi conto. Tuttavia, se io credevo che una vita intera può trascinarsi in quel modo, Marthe, in un cantuccio del vagone di ritorno, sfiancata, costernata, battendo i denti, capì tutto. Forse si rese anche conto che alla fine di quella corsa durata un anno, in una vettura guidata follemente, non poteva esserci altra via d'uscita che la morte."



Superstizioni dei contadini in Lombardia

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SUPERSTIZIONI CONTADINE SUL MALOCCHIO 

(IN LOMBARDIA)

Quando il vento fischiava, si lamentava, girava foglie secche facendo mulinello lungo le strade e i crocevia, si diceva che c'erano in giro le streghe e i folletti tra loro in disaccordo, perciò era pericoloso attraversare quei posti, ma se si doveva fare ci si faceva il segno della croce, recitando le preghiere. A tale superstizione risalirebbe l'uso di porre croci di ferro o di legno agli incroci.



Nelle stalle, per tener lontano le malattie e l'invidia, si metteva all'angolo una forca senza manico, con i denti rivolti all'insù, così la strega, se arrivava e vi si sedeva, rimaneva infilzata.

Le belle fanciulle, per tenere lontano il malocchio, doveva girarsene con in tasca tre chicchi di sale.

Farsi scopare i piedi portava sfortuna perché significava non sposarsi più.

Chi raccoglieva il fiore giallo dell'insalata "matta" (Nota di Lunaria: il Tarassaco) faceva la pipì a letto.

Chi raccoglieva il campanellino violetto cadeva dal letto.

Rovesciare il vino rosso a tavola portava sfortuna.

Per interrogare il destino sulla realizzazione dei propri desideri si ricorreva, oltre alla margherita, al picciuolo della robinia carico di foglioline, staccandole una alla volta dicendo "sì, no". 

D'estate il contadino che tagliava l'erba col ferro da prato (ranza) costruiva con le foglie della robinia un serto da mettere attorno alla fronte per tenerla fresca e allontanare i moscerini.

Ai bambini quando perdevano un dente si diceva di bruciarlo altrimenti lo avrebbero cercato, dopo la morte, con una cavagna senza fondo. Alcuni consigliavano di metterlo sotto il cuscino, così durante la notte sarebbe venuta un formicuccia a prelevarlo e in cambio avrebbe lasciato un soldino.

Si credeva che la picca di ferro (pan da fèr) che serviva a piantare i pali di sostegno della vita e che dopo l'uso veniva lasciata nel pollaio, tenesse lontano i pidocchi ("pispuliti") dalle galline.

Se il pan da fèr veniva messo sotto il materasso serviva a far scomparire i dolori alla schiena.

Trovare un ago portava sfortuna.

Era fortunato che riusciva a contare un numero dispari di gambe in un ragno (Nota di Lunaria: i ragni hanno 8 zampe, ma delle volte ne perdono qualcuna)

Il giovedì era il giorno da dedicarsi alla fidanzata ("morosa").

Un fazzoletto in dono portava il pianto; per riequilibrare la sventura, lo si accompagnava con una monetina.

Se la civetta si faceva sentire nei pressi della casa di qualcuno era segno di sventura: "Tri dì, a murì", "Tre giorni, c'è da morire"

Quando presso l'osso sacro di un bambino si formava un segno a forma di forcella, che non permetteva al bambino di crescere bene, si andava a chiamare una vedova affinché segnasse col pollice il bambino e facesse scomparire la forcella malefica.

Una leggenda di Arconate racconta che un anno, essendoci un'invasione di processionarie che divoravano le foglie del gelso, un prete, Gian Battista Caccia, uscì a benedire i campi e, per miracolo, le processionarie si incanalarono nelle careggiate dove vennero schiacciate dalle ruote dei carri.


SUPERSTIZIONI CONTADINE SUL TEMPO

Queste sono alcune superstizioni credute dai contadini nella zona di Arconate.

Nei mesi caldi, quando verso le 11.30 arrivavano degli sbuffi di aria fresca, si pensava che era passata la Madonna per andare nell'orto a prendere il prezzemolo ("arbuin") per la minestra.

Nell'imminenza di un temporale minaccioso, il parroco usciva sul sagrato a benedire il tempo; nelle case si accendeva l'ulivo, lasciando che il fumo salisse a sciogliere la cattiveria delle nubi, mentre la famiglia intera recitava delle preghiere.

Se si sentivano le cicale e le campane del campanile di Buscate (nota di Lunaria: città a poca distanza da Arconate) era segno di bel tempo.

Se non si riusciva a scaldarsi i piedi, se il gatto restava vicino al fuoco, se i corvi passavano gracchiando e si posavano sui campi, significava che doveva nevicare.

Questi invece erano i segni che preannunciavano la pioggia:

se il gatto si lava il muso, se le rondini volano basso e radente l'acqua del canale, se le formiche escono in processione, se il cane mangia l'erba, se i piccioni tubano e si puliscono il petto col becco, se la raganella gracida immota e invisibile nel fossato, se il rospo esce dal fosso, se le mosche sono molto noiose, se il tacchino fa la ruota, se il fumo, uscito dal camino, scende verso il basso, se il camino non tira e il fumo si ferma in casa, se i dolori reumatici si infittiscono, se si odono le campane di Busto Garolfo, se dalla latrina escono miasmi, se la luna appare cerchiata da vapori, se il sole è rabbioso, se il filo di refe che deve entrare nella cruna dell'ago si attacca alle dita, se i bambini giocano con la terra e l'acqua, se canta a squarciagola una persona che non ha mai cantato. 


SUPERSTIZIONI CONTADINE SULLE DONNE IN GRAVIDANZA

Il puerperio era considerato una malattia. Durante la gravidanza la donna non doveva portare nessun gioiello (tranne la fede) per non complicare la venuta al mondo del piccino; anche la sciarpa non doveva mai essere attorcigliata; dopo il parto, che avveniva in casa, la puerpera vestiva a lutto, non assaggiava vino per 4o giorni, teneva la testa in un fazzoletto (panétu) legato alla nuca. La prima bevanda che poteva bere era acqua bollita con fette di pane abbrustolito; se usciva di casa non doveva attraversare cortili o le strade nel mezzo ma doveva seguire le gronde delle case. Beveva l'acqua d'orzo per avere più latte. Dopo aver ricevuto la benedizione in chiesa davanti l'altare della Madonna, la puerpera tornava alla normalità. Per farle acquistare le forze si tirava il collo a qualche pollo. Ad Arconate vi erano molte balie che venivano ben retribuite per andare a Milano. Quando una persona moriva, si vegliava in casa del morto per tutta la notte per non lasciarlo solo. Il lutto si teneva per un anno, se era un parente stretto, altrimenti per tre o sei mesi. Si portava una fascia di tela nera cucita alla manica della giacca, in segno di lutto; in seguito la fascia fu sostituita da un bottone nero all'occhiello. La mortalità infantile era alta e i funeralini dei bambini erano chiamati "curpétu". "A San Bartulamé, a salva a pèl l'é sé", significava che se un bambino riusciva a sopravvivere fino a San Bartolomeo, il 24 agosto, superando la calura estiva, poteva considerarsi salvo.









Leggende e Mitologia sul Lupo

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(capitolo che mi hanno consigliato di leggere)

L'idea del Lupo Mannaro (https://intervistemetal.blogspot.com/2020/04/licantropi.html) è uno degli esempi più perfetti della credenza nella trasformazione dell'uomo in animale. Alla stessa categoria dei mannari appartengono anche gli uomini iena dell'Abissinia, gli uomini leopardo del Sud Africa, gli uomini tigre dell'Indostan, gli uomini orso della Scandinavia.

Il lupo appare come simbolo della notte, dell'inverno, della morte, della crudeltà... rappresenta il lato pericoloso e immorale della natura in generale, e anche di quella umana.

In Egitto era un animale sacro: Osiride si trasformò in lupo quando ritornò dagli Inferi per aiutare Horus a vendicarsi di Set. Il dio lupo, Ap-uat, faceva da psicopompo, enfatizzando il nesso esistente tra l'idea di lupo e l'idea di morte; a questo dio venivano dedicati dei sacrifici cannibaleschi.

Nella mitologia teutonica, i due lupi Freki e Geri erano compagni di Odino. Il lupo Fenrir, figlio di Loki e fratello di Hel, Dea della morte, ha un ruolo determinante in numerosi miti.

Nota è la storia di lupi mannari Sigmund e Sinfjötli, com'è narrata nella saga Völsunga dove anche la madre di Re Siggeir si tramuta in lupa.

Si racconta che S.Patrizio abbia mutato in lupo il re del Galles, Vereticus.

Anche in America il lupo era sacro, come dimostravano le danze dei lupi dei Tonkanayas nel Texas. Gli Ahts credevano che gli uomini che andassero sui monti alla ricerca del loro Manitou (spirito buono o malvagio) dopo un certo periodo si trasformassero in lupi; la tribù dei Nez Percés credeva che l'intera razza umana discendesse da un lupo.

In Grecia il lupo era consacrato al Dio Sole, che apparve in sembianza di lupo quando trucidò i Telchini di Rodi. Si è discusso se il nome di Zeus Liceo derivasse da lupo o da luce; Frazer osserva: "Il nesso tra Zeus Liceo e i lupi è troppo solido per farci dubitare che si tratti del Dio Lupo".

La leggenda di Licaone c'è stata tramandata da Apollodoro, Eratostene, Igino, Licofrono, Ovidio, Pausania.

L'idea del moto incessante del Sole, in mitologia, viene associata al cavallo; l'associazione fertilità-vento era molto diffusa (Nota di Lunaria: anche nel Medioevo: la menziona Tommaso d'Aquino nella Summa Theologiae questione 92, quando parla del perché nascano le femmine); per greci e romani il vento occidentale poteva ingravidare giumente e donne (per approfondimenti sul culto del Vento, vedi "La Dea Bianca" di Graves); la stessa credenza esisteva anche in Portogallo; in Germania si seminava quando soffiava il vento d'occidente.

Apollo, dio del Sole, identificato sia con Zeus sia con il lupo, prima di essere identificato con Zeus era il dio della morte.

Nelle tombe etrusche, Ade porta sulla testa una pelle di lupo; sua madre Lete, prima di partorirlo, si trasformò in lupo per sfuggire alla collera di Hera.

La storia di Romolo e Remo, partoriti da una lupa, nasce da un concetto totemistico; i sacerdoti di Soranus, dio della morte sabino che si identificò con Apollo venivano chiamati Hirpi (Lupi) e il ladrocinio faceva parte del loro culto. A Roma il lupo era consacrato a Marte, altro dio legato alla morte.

Il dio Lupercus probabilmente simboleggiava un gruppo di attributi presi da Marte e riuniti per costruire un nuovo dio; sua moglie Luperca potrebbe essere la lupa che allattò Romolo e Remo.

I sacerdoti si chiamavano "Crepi", antica forma verbale di Capri, capre.

Lupercus era in realtà solo un epiteto del dio Faunus, Februus o Innus (da "inire", copulare); Lupercus dovrebbe significare "Lupo-Capra", da "Lupus" e "Hircus", una designazione che esprime contemporaneamente i due aspetti del potere infero rappresentato da Faunus, dio che dà la vita e la distrugge.

La festa dei Lupercalia (15 febbraio) pare simboleggiasse la purificazione attraverso il matrimonio. Da "februare" ("inire") prende il nome il mese di febbraio; Februata o Februaris era l'appellativo di Giunone, dea protettrice dei matrimoni; da qui l'associazione tra licantropi e febbraio, con un forte rimando sessuale: "lupa" significa sia "femmina del lupo" che "prostituta", i lupanari erano i bordelli.

La parola norvegese "Vargr" significa sia "lupo" sia "empio"; è affine alla parola anglosassone "Wearg", malandrino, e al termine gotico "vargs", demonio.

Le antiche leggi normanne di criminali condannati al bando recitavano "Wargus esto", sarai un fuorilegge; da qui l'assimilazione dei briganti e criminali ai lupi, perché entrambi vivono lontani dagli uomini.

Si credeva che Giovanni Senzaterra si fosse tramutato in Lupo Mannaro dopo la morte, a causa della scomunica papale: "Venne così a realizzarsi il funesto presagio attinente al suo soprannome, Senzaterra, giacché egli perse da vivo quasi tutte le sue terre e da morto non riuscì a riposare in pace nella sua tomba".

In Armenia si credeva che le peccatrici fossero condannate ad essere per sette anni Lupi Mannari femmine: quando sono prese dalla furia, mangiano i propri figli, poi quelli dei parenti e poi bambini sconosciuti. Un mostro dell'Armenia, il Dachnavar, una specie di ibrido tra il Lupo Mannaro e il Vampiro, succhia il sangue dalle piante dei piedi del viandante.

I Lupi Mannari sono stati confusi con i Ghoul: in Francia i Loubin visitano i cimiteri per divorare i cadaveri.

La trasformazione spontanea in lupo avveniva indossando una pelle di lupo o rovesciando la propria pelle: le persone sospettate di essere licantropi, nel Medioevo, venivano squartate nel tentativo di trovare il pelame; pelo-lupo erano due idee collegate, come evidenzia la parola russa "volkodlak", da volk, lupo e dlak, pelo.

In forma umana, i lupi mannari si riconoscevano dalle sopracciglia che si riunivano alla radice del naso (Nota di Lunaria: credenza che viene detta anche nel bellissimo film "In Compagnia dei Lupi") o dal pelo che ricopriva il palmo delle loro mani.

Se si bruciava la pelle del lupo, la persona non poteva più trasformarsi ma di contro, se gli venivano tolti tutti gli indumenti da uomini mentre era lupo, doveva rimanere per sempre lupo; la pelle di lupo poteva essere indossata solo quando la persona era nuda.

La persona trasformata si riconosceva dagli occhi, che non mutavano.

Una variante di lupo mannaro era il Büxenwolf, dal tedesco "Büxen", "calzoni", che possedeva il privilegio di trasformarsi in uomo in base ad un patto col Diavolo.

Esisteva poi la credenza cristiana: un bambino nato il giorno di Natale sarebbe diventato un lupo mannaro perché aveva commesso il sacrilegio di nascere nello stesso giorno di Gesù.

Nel Medioevo il lupo mannaro divenne immagine del lato bestiale della natura umana, e si credeva che i lupi mannari partecipassero ai sabba, adorando Satana, il quale imprimeva su di loro il suo marchio e che si accoppiassero tra loro, con lupe.

Esistevano poi varie superstizioni sul parto: in Danimarca si pensava che se una donna stendeva il sacco amniotico di una puledra su quattro bastoni, e ci si metteva dentro nuda, avrebbe messo al mondo i suoi futuri figli senza dolore, ma ogni maschio sarebbe diventato un lupo mannaro e le femmine dei succubi.

Anche un gatto che si fosse infilato sotto una bara e poi sotto un letto di un neonato poteva trasformarlo in un lupo mannaro o in un succubo se femmina o che chi avesse mangiato carne di pecora sarebbe diventato un lupo mannaro.

Nel sud-est europeo si pensava che dopo morti i lupi mannari diventassero vampiri.

La parola "vukodlac" era usata per indicare il lupo mannaro ma in Bulgaria e Serbia si usava per definire il vampiro; in Russia il lupo mannaro era detto "volkodlak", in ceco "vilkodlak", in greco "vrykolakas" e indicava il vampiro, oltre che il lupo mannaro.

In alcune regioni si credeva persino all'esistenza di lupi mannari fantasmi.

 

Bel video: Motionless in White 



Il Culto a Diana e Silvano in Lombardia e le Necropoli nel Gallaratese

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A Lonate Pozzolo (1), due are votive, conservate presso la chiesa di S. Ambrogio (nota di Lunaria: non sono sicura siano ancora presenti) documentano il culto tributato in età romana, dagli antichi abitanti del luogo a Diana e a Silvano.

Diana era conosciuta e adorata dai Romani sotto tre differenti aspetti e onorata con diversi nomi: Diana sulla Terra, Luna in Cielo, Ecate nell'Inferno.


Come divinità terrestre, Diana era la Dea protettrice dei boschi, delle selve e degli animali; le erano sacri il cane (levriero) e la cerva. Ma Diana era soprattutto la Dea della caccia dalle frecce infallibili. Come divinità celeste essa era la Luna che con le sue fasi esercitava una benefica influenza sulla natura e sul succedersi delle stagioni.

Come divinità infernale prendeva il nome di Ecate, la Dea delle apparizioni notturne e degli spettri paurosi. Per tenersela buona, nelle case si adorava una sua immagine, con la convinzione che questo bastasse a tenere lontana ogni disgrazia.

Nei crocicchi delle vie e dei trivii i Romani erano soliti porre un'effigie della Dea, donde l'epiteto di "Trivia" a lei attribuito.

Nel territorio di Lonate è sopravvissuto il toponimo "Trebio" che, esistente già nel 1353, appare anche sotto la forma latinizzata di "Tribium", equivalente a Trivium, cioè l'incontro di tre vie. Che in tale località fosse ubicata l'ara votiva a Diana? L'ipotesi di un culto a Diana Trivia a Lonate è suggestiva anche se priva di elementi attendibili.


Secondo la tradizione locale tra il culto a Diana, come Dea Luna, e il nome Lonate vi era un nesso logico. Da uno scritto di fine XVIII troviamo scritto "Vuole [...] che la Dea Lunè, che presiedeva alle ville e campagne, e che qui era particolarmente venerata, data abbia la denominazione a questo bellissimo paese, il che si deduce anche da varie lapidi, ritrovate qui ed in altri paesi di simile denominazione."

Diana veniva raffigurata in veste di cacciatrice con una mezzaluna sulla fronte, visto che rappresentava la Luna.

Il culto a Diana non era molto diffuso nella zona di Gallarate mentre a Milano la Dea aveva un tempio (aedes). Presso l'ex monastero di Cairate è conservata un'ara dedicata a Diana da due liberti, che offrono il cippo in voto alla Dea a vantaggio di un personaggio che pare essere il loro patrono. (Nota di Lunaria: Non sono sicura che l'ara sia ancora conservata a Cairate)

Nota di Lunaria: il culto a Diana sembra fosse diffuso anche a Turbigo e ad Arluno, il cui stemma ha conservato la falce di luna. (ne avevo parlato qui https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/lombardia-folklore-e-curiosita-band.html)

Al pari di Diana, pure Silvano era una divinità che viveva nei boschi e nelle campagne, dove spaventava le donne. A lui era attribuita la difesa delle greggi contro i lupi, che egli spaventava con voci terribili, nella notte. I Romani lo raffiguravano vecchio, con una corona di pino in capo, un ramo di pino in mano e nell'altra una forbice. Era il dio della terra incolta, posta oltre i confini del territorio coltivato. Il culto a Silvano era vietato alle donne, ed era un culto di tipo agreste (https://intervistemetal.blogspot.com/2020/09/gli-dei-pastorali-silvani-e-montani.html): gli si offrivano latte e qualche capo di gregge. Un elemento di rilievo del paesaggio era il bosco che sorgeva, attorno all'abitato, su lievi rialzi di terreno; la toponomastica medievale ci ha tramandato la tipologia di alberi che lo costituiva: castani, carpini, olmi, cerri, pioppi, pini (cari a Silvano)... Qui si può farsi un'idea di come doveva apparire il territorio della brughiera nei pressi di Lonate: https://intervistemetal.blogspot.com/2024/03/via-gaggio-museo-allaperto-della-guerra.html


Una vasta estensione di boschi esisteva anche nella vicina S.Antonino Ticino.

Le are ed iscrizioni a Silvano si trovano un po' ovunque: Arsago, Mezzana, Somma Lombardo, Cajello, Gallarate, Cairate.

Si sono conservate due iscrizioni a Silvano: in una, un servo di nome Hymnus fa voto al Dio per la salute del padrone, nell'altra dei saltuari (guardiaboschi e custodi di pascolo) a Somma Lombardo menzionano Silvano.

Infine: delle tombe romane vennero rinvenute nei pressi del vecchio campo sportivo che sorgeva sull'area poi occupata dalla fonderia; la necropoli romana di Lonate era ubicata nelle vicinanze di via Dante; nel 1914, vicino alla fossa delle tubazioni dell'acqua potabile vennero rinvenute alcune monete romane di bronzo; nel 1927 venne scoperta una necropoli di età tardoromana (IV secolo?) nella vicina Tornavento. Qualche ritrovamento di vasellame ci fu anche a Sant'Antonino, in via Baracca, nel campo detto poi "delle olle".

(1) Il nome di Lonate pare significhi "territorio acquitrinoso" perché potrebbe derivare dalla glossa ligure "lon" indicante una conca acquitrinosa.

Altre Are Votive:





Cippi a Legnano: https://intervistemetal.blogspot.com/2024/10/iscrizioni-antiche-sui-cippi-legnano.html

La Letteratura Americana di fine '800 e primi del '900

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All'indipendenza politica che gli Americani ottennero non corrispose immediatamente l'indipendenza letteraria: gli scrittori americani continuarono a seguire la tradizione culturale inglese, sia come argomenti sia come stile; è in pieno Ottocento che nascono i veri grandi scrittori americani, i classici: Hawthorne, Poe, Whitman, Melville.

Hawthorne, l'autore di "La Lettera Scarlatta" (e anche di alcuni racconti neri e fantastici. Nota di Lunaria  https://intervistemetal.blogspot.com/2025/06/hawthorne-gli-elementi-gotici-e.html) fu il primo di una lunga serie di scrittori americani che si distinsero nel romanzo.  Questi scrittori ebbero anche vite travagliate: ne è un esempio Poe, che testimoniò: "Della mia patria e della mia famiglia poco ho da dire: una vita di traviamenti e il trascorrere degli anni mi hanno allontanato dalla prima ed estraniato dalla seconda", parole che compaiono nel "Manoscritto trovato nella bottiglia". (https://deisepolcriecimiteri.blogspot.com/2017/05/edgar-poe-le-poesie-piu-belle.html)

A differenza di Fenimore Cooper, che aveva descritto la vita all'aria aperta piena di avventure dei pionieri americani, Poe descrisse la vita interiore, la solitudine, l'incubo.

Whitman fu il cantore del Nordamerica; deciso a non seguire la cultura europea, scrisse le sue poesie (raccolte in "Foglie d'Erba") senza nessuna legge metrica. 

Un infaticabile ricercatore e narratore di storie americane delle genti del Mississippi è stato Mark Twain.

Commerciante, cercatore d'oro, giornalista... ecco Jack London, che fece tantissimi mestieri prima di mettersi a scrivere. è il papà di "Zanna Bianca" e "Il Richiamo della Foresta". (https://intervistemetal.blogspot.com/2020/09/zanna-bianca.html)


William Faulkner fu premio Nobel nel 1949, il "romanziere del Vecchio Sud"; nelle sue storie compaiono personaggi anche sgradevoli e brutali, e descrive la vita dura nel Sud.





Ricordiamo anche John Dos Passos, Theodore Dreiser e John Steinbeck, che ottenne il premio Nobel nel 1962. (https://intervistemetal.blogspot.com/2025/07/john-steinbeck-breve-introduzione.html)

Vi furono anche scrittori americani che abbandonarono l'America perché disgustati da questa prosperità americana che mirava soltanto ad accumulare ricchezze; vennero in Europa, per ritrovare gli alti ideali; essi furono: Gertrude Stein, Sherwood Anderson, Ezra Pound (che soggiornò in Italia, scrivendo i "Canti Pisani"), F. Scott Fitzgerald, il cui modo semplice di raccontare inaugurò un nuovo stile letterario che sarebbe poi stato portato alla perfezione da Hemingway, con il suo capolavoro "Il Vecchio e il Mare" (premio Nobel 1954).

Dopo la II Guerra Mondiale il numero degli scrittori americani aumentò: Norman Mailer, Truman Capote, Jack Kerouac (https://intervistemetal.blogspot.com/2023/09/uno-stralcio-tratto-da-sulla-strada-di.html), Salinger...

Ecco un estratto di "New York" di John Dos Passos: "Il crepuscolo arrotonda delicatamente gli angoli bruschi delle strade. L'oscurità incombe sulla fumigante città di asfalto; ottunde le inquadrature delle finestre, i manifesti, i camini, i serbatoi, i ventilatori, le scale di salvataggio, le modanature, le decorazioni, le scanalature, gli occhi, le mani, le cravatte; li riduce a masse blu, a blocchi neri. Sotto il rullo che comprime più forte, sempre più forte, sprizza dalle finestre la luce. La pressione della notte strizza latte luminoso dalle lampade ad arco, spreme i blocchi scuri delle cose fino a farne sfilare luce rossa gialla verde giù nella strada rimbombante di passi. Tutto l'asfalto secerne luce. Dalle insegne luminose sui tetti erompe luce, luce turbina vertiginosamente per le vie, luce colora tonnellate rullanti di cielo."


APPROFONDIMENTO SU WILLIAM FAULKNER

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William Faulkner (1897-1962) accanto ad Hemingway, è il più significativo scrittore degli Stati Uniti.



Nacque a New Albany (Mississippi), primo di quattro figli, da Murry e Maud Butler, pittrice dilettante. Una sanguinosa lite per l'onore della famiglia e conclusasi con l'uccisione del nonno di William indusse Maud a ritornare ad Oxford (Mississippi). Già da bambino, rispondeva che da grande voleva fare lo scrittore, "come il bisnonno", un colonnello molto famoso nella storia locale, perché oltre ad aver combattuto in guerra, aveva costruito anche una ferrovia. 
Abbandonò gli studi e viaggiò molto, facendosi la reputazione di uomo bizzarro, bevitore e fannullone. Si fece crescere la barba e girava scalzo, meditando e fantasticando; lavorò come lavapiatti, fino a che non trovò posto in una libreria, per poi ottenere posto come distributore postale. A seguito di lamentele, si dimise. Lavorò poi come fuochista all'università, accendendo le caldaie.
Fu a New Orleans che venne convinto, da Sherwood Anderson, allora all'apogeo della fama letteraria, a scrivere romanzi invece che poesie: il primo romanzo di Faulkner, "La paga del soldato" (1926) e "Zanzare" furono i suoi primi romanzi, influenzati dalle prose alla Hemingway e Dos Passos.
Col romanzo "Sartoris" (1929) raccontò la storia del bisnonno e si presentò come evocatore del Sud decaduto ed invitto, protagonista di tutti i suoi libri.
Con "L'urlo e il furore" (1929) accentua il carattere denso e oscuro della prosa.
"Mentre morivo" ("As I Lay Dying", che sono pure un gruppo Metalcore! Nota di Lunaria) 

 
del 1930, costituisce un filone a parte nella poetica faulkneriana, sia per il contenuto, sia per il tono che si ricollega alle opere giovanili.
"Santuario" del 1931, fu scritto, per stessa ammissione dell'autore, per far soldi ed effettivamente con quest'opera raggiunse il successo.

"Il Fantasma del Parco"



L'altalena ti farà fare un giro pazzesco e spettri invisibili ti spingeranno giù per lo scivolo. Melanie ha visto strane cose nel parco, ma non vuole credere che il posto sia stregato. Il suo divertimento estivo si è trasformato in panico quando è rimasta di sera in quel parco giochi da brivido. In un incontro diretto con l'irrequieto fantasma di un ragazzino, Melanie conosce il vero significato del terrore... e del coraggio


Aggiornamento del 14 ottobre 2025: sono riuscita a trovare anche "Gioco Mortale"



Via Gaggio: Museo all'aperto della Guerra Mondiale e degli strumenti contadini

Nota di Lunaria: se ho visto Lonate Pozzolo e Via Gaggio è stato per merito di M, che mi ha portato in macchina, perché da sola non avrei mai potuto raggiungere questa zona.

Via Gaggio è lunga 3 km e congiunge Lonate Pozzolo con Tornavento. Gaggio probabilmente risale al popolo germanico dei Longobardi e significa "bosco". I campi, aridi e poco fertili, erano chiamati "baraggia"; tutto il resto del territorio era occupato dal brugo (da qui il termine "brughiera")











































Tornavento (visto con Mary, nel 2026)