Il Parco dei Platani! ❤

Nota di Lunaria: il Parco dei Platani è uno dei miei parchi preferiti! Fin da bambina, mio nonno mi portava a giocare lì, e sotto il grande arco ho vissuto i momenti più belli della mia vita. Ci ho messo un po' a trovare delle informazioni storiche, e purtroppo di più non sono riuscita a trovare, comunque ecco qui un approfondimento storico su questo gioiello architettonico che quasi nessuno, al di fuori degli abitanti di Castellanza, conosce.


Purtroppo l'Arco è stato imbrattato con dei graffiti cretini


e in generale, sembra che a poche persone importi 😢

Io invece ne sono letteralmente innamorata e ogni volta
ci passo sotto per andare verso il centro cittadino 😁


Il Parco dei Platani è un posto talmente bello che mi piace passarci mentre ascolto queste band  che con il loro Symphonic\Melodic Black Metal si abbinano così bene con l'atmosfera del luogo...



Info tratte da



Al mattino, dalle finestre delle loro aule, dalla palestra, dai corridoi, i giovani studenti hanno guardato più volte gli alberi, già presentendo la libertà del pomeriggio.
La scuola media sorge in mezzo al parco, o meglio, il parco che si estende per 40 mila mq., è stato portato intorno alla scuola, perché tanti alberelli, in schiera fitta, sono stati piantati da poco, cosicché gareggiano impertinenti i quattro secolari platani che tanta storia hanno per i Castellanzesi, e che sono rimasti nel cuore dei più vecchi, per antica tradizione orale.
Fatti pochi passi su per la via S. Carlo, da Largo Borromeo, sulla sinistra si incontra un vecchio muro giallo, in cui, su quattro o cinque gradini, si apre un bell'ingresso. Entrati, l'eleganza del portico a triplice campata con archi ribassati e colonne in granito, non può trarre in inganno: la villa Piola.
è di pregevole fattura architettonica, degna di apparire sui libri che presentano le belle ville italiane.
Gli interni, orma rimaneggiati, conservano tracce dell'antica dimora, con soffitti e camini di grande interesse.
Nel parco della villa c'è una palazzina.
(...)
I platani erano sei, ed erano stati piantati nella metà del Settecento da un uomo della famiglia Piola, nel parco della villa, lungo il viale che si concludeva, come in uno scenario, con un dipinto sullo sfondo, entro la sagoma di un bell'arco.



 








Poi vennero venduti e destinati a diventare legna da ardere.
Ma i nuovi proprietari non avevano fatto i conti con l'attaccamento dei Castellanzesi ai platani, che erano considerati una ricchezza per il paese.
Con zappe e forche, i contadini e manovali marciarono contro i taglialegna, che erano protetti dai carabinieri: i platani vennero lasciati in vita.

Tuttavia, due platani erano già intaccati nel loro alto fusto e per non costituire un pericolo vennero abbattuti. Ne rimangono quattro che ancora oggi costeggiano il bell'arco settecentesco, e fanno la guardia all'ingresso del parco.















Quello dei platani un tempo era un luogo suggestivo: il visitatore che, fermandosi sulla Saronnese, avesse guardato davanti a sé oltre l'arco, avrebbe colto con un colpo d'occhio la panoramica del viale alberato con la bella villa sullo sfondo, come una pittura paesaggistica. Gli abitanti allora chiamavano tale veduta la "pispitia", la prospettiva.

Vecchie cartoline d'epoca:













Oggi le costruzioni moderne l'hanno cancellata, e dell'antico viale rimane la forma originaria solo nel tratto in prossimità della villa. 

(1) La storia dei platani di Castegnate si legge in Guido Sutermeister, "I quattro piantoni di Castegnate" in "Memorie della Società di Arte e Storia di Legnano"

Il parco intorno all'arco:






Alcune fotomanipolazioni che ho realizzato 😍









Per dare un tocco più alla "Dusk and Her Embrace"...




Come appare dopo il restauro che è stato fatto qualche anno fa:



Per vedere il Parco Durini: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/11/lo-splendido-parco-durini-di-gorla.html




Il Dio della proprietà privata: Termine

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Nota di Lunaria: non amo per niente il paganesimo romano e greco, considerato quanto fossero società piene di misoginia… (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/la-misoginia-nel-contego-pagano-antico.html) Comunque, visto che ho trovato questo stralcio interessante su un dio poco noto, lo trascrivo mettendolo a disposizione di tutti quelli che potrebbero essere interessati.

Quando i Romani si stabilivano in un nuovo territorio, avevano come prima preoccupazione la centuriazione del terreno al fine di poter ottenere una mappa catastale, mettendo dei limites all'incrocio di strade poderali o di traffico.
Così venivano ad essere segnati i confini di proprietà: terminus possesionum, e quel segno, impersonato dal limes (che poteva essere un cumulo di pietre, un cippo o un'altra cosa che indicasse e individuasse la singola proprietà) rappresentava il Dio Termine.
Questa non era una divinità vera e propria della campagna, ma la rappresentava indirettamente, avendo una relazione con il limite di proprietà prediale; quindi era il patrono della proprietà privata e sacre erano quelle pietre e quei simboli che segnavano i confini tra i vari poderi.
Al Dio Termine erano dedicati i festeggiamenti dei Terminalia, il 23 febbraio, in occasione dei quali si offrivano, ogni volta che si incontravano i terminali poderali, una focaccia o un agnello o un porcellino accompagnati da cerimonie religiose con un'invocazione al Dio della prosperità e del raccolto.

Questa divinità romana, il dio Termine, perfettamente corrispondente ad eguali credenze galliche relative alla protezione della fertilità dei campi, era molto radicata nella religiosità pagana delle genti di campagna.
Purtroppo questi simboli pagani non ci sono pervenuti, tanto che non è nemmeno conosciuto sotto quali sembianze fosse raffigurato il dio Termine, se mai sembianza gli fu attribuita.
Di certo si sa che il cristianesimo combattendo le religioni pagane ne distrusse i simboli, erigendo nel medesimo luogo in cui sorgevano questi simboli pagani nuovi centri di culto della loro religione monoteista.
è noto che i Longobardi, dopo essersi insediati in quell'estensione della pianura padana che da essi prese nome (Lombardia), si preoccuparono di inglobare nel proprio sistema catastale quello romano, tanto che oggi possiamo parlare di una probabile coincidenza tra il distretto catastale romano e quello longobardo.

E ADESSO PRIMA CHE QUALCUNO RAGLI DICENDO CHE "NON è VERO NIENTE! IL CRISTIANESIMO NON HA MAI DISTRUTTO NIENTE! è UN TUO DELIRIO, UNA TUA CALUNNIA!", INSERISCO LA FOTOGRAFIA DELLA PAGINA



 Vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/pantheon-romano-giove-giunone-giano.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/10/tellus-la-madre-terra.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2020/01/gli-ultimi-pagani-eliogabalo-giuliano.html
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/04/la-demonizzazione-cristiana-dei-pagani.html

Per approfondire il concetto di proprietà privata, vedi: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/la-violenza-di-stato-lanarcocapitalismo.html


I Fantasmi dei boschi e delle valli italiane

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Sulle Alpi Italiane si raccontano molte leggende sui Fantasmi. Molto spesso vengono chiamati "fantasmi" anche gli esseri appartenenti al mondo delle fate.
Nelle leggende i fantasmi fatati sono luminosi, gioiosi e danzanti, alcune volte inquietanti o dispettosi, ma privi di quell'aura cupa che caratterizza i fantasmi intesi come "spiriti dei defunti".
Si racconta che i fantasmi umani girino con una fiammella accesa sul dito mignolo, illuminando il loro passaggio; ma se questa fiammetta è spenta, il fantasma non potrà più ritrovarla e sarà costretto a vagare nell'oscurità per sempre.
Il fantasmo fatato, al contrario, è tutto luminoso, si muove con una fiaccola in mano, si aggira per i boschi, al suono di una musica, e il tutto è simile ai rituali precristiani, quando i sacerdoti pagani o i druidi organizzavano processioni nei boschi e nei monti portando dei pezzi di legno sacro acceso, a mo' di torce, in onore di qualche divinità.

Nella Valle dei Guaraldi (Monferrato) nei pressi di un luogo dove vi era ubicato un tempio sotterraneo dedicato a Mitra, il Dio del Sole, si racconta che durante il solstizio d'inverno, degli uomini molto alti, con la barba bianca e vestiti di bianco, si muovessero in processione per tutta la valle, preceduti da fanciulle che spargevano dei petali di fiori; il corteo spariva poi nel nulla.
Anche in Val di Susa (TO), in un luogo che un tempo era stato un insediamento druidico, si poteva vedere una folla di persone che, in processione e con delle torce in mano, si dirigevano fino a un luogo dove, anticamente, c'erano dei templi.
Giunti al luogo prestabilito, uno di loro saliva su una pietra e iniziava a parlare in una lingua misteriosa, forse il celtico. Anche questo corteo scompariva poi nel nulla.

Altre leggende narrano di fantasmi fatati che passavano nella notte su di un carro, sempre accompagnati da una musica soave. Sembra che questa musica ammaliasse gli esseri umani che la sentissero, che chiedevano insistentemente di poter imparare a suonarla.
Nelle Alpi di Vaud si credeva all'Utzeran, una specie di fantasma vestito di verde, protettore dei boschi; aveva una voce melodiosa, che risuonava, come un eco, per le montagne. Si arrabbiava molto se qualche umano lo sfidava ad una gara di canto e di eco, e chi lo faceva rischiava di perdere la voce.
El Zavater, nelle zone di Bergamo, era un fantasma burlone; quando si spostava, produceva un rumore simile a quello di piedi che indossano delle ciabatte. Lo si poteva sentire ciabattare mentre scendeva le scale di un castello, per poi fermarsi improvvisamente e risalare velocemente.
Nel Veneto, le Comelles erano entità in forma di nebbia, che stazionavano sulle cime dei monti, per poi scendere a valle con un grande fracasso.
Il Candì era una grande macchia bianca che poteva ingrandirsi a dismisura di notte, terrorizzando chi passava per i boschi, nei pressi della Val Vermenagna (Cuneo).
I Betèles erano invisibili, e si mostravano in forma di nebbia nascondendo i sentieri di notte a chi camminava per i monti, in Trentino.

L'Ombra della Valtellina era una presenza che si aggirava per i boschi e le valli, assumendo l'aspetto di un animale, qualche volta.
Se diventava un cavallo la si sentiva scalpitare e trascinare una catena sotto un ponte detto "Ponte del Diavolo". Non era frequente vederla; accadeva solo quando l'Ombra avesse qualche compito importante da portare a termine, come quella volta dove la si vide all'interno di una casa, mentre segnava con insistenza una pietra vicino al focolare: quando si tolse la pietra si trovò nascosto un piccolo tesoro.

Le leggende parlano di vascelli fantasma, e queste leggende non mancano neppure in Friuli, dove si racconta che durante l'edificazione di una strada nei pressi del Monte Canin (UD), uno degli operai, di ritorno verso casa, si trovò improvvisamente perduto nel bosco. Mentre cercava di tornare indietro per ritrovare la strada, gli apparve una porta e quando l'aprì si trovò in una grotta in compagnia di alcune persone sedute attorno ad una tavola.
L'operaio chiese se conoscessero la strada per Nimis e quelli, senza parlare, gli indicarono una porta. L'operaio la aprì e si trovò in un lungo corridoio in fondo alla quale vide una città illuminata; si incamminò per una strada finché giunse in una piazza, dove si poteva vedere il mare e una nave luminosa.
L'operaio, sbalordito, chiese ai marinai di indicargli la strada per Nimis. L'operaio non aveva capito che fortuna fosse l'esser capitato in una delle città incantate che si trovano nascoste nel cuore delle montagne, ma i marinai decisero di mostrargli la via e l'operaio si ritrovò immediatamente sul sentiero verso casa.



   
Altro approfondimento, tratto da


* Nel Cadore si muovono i Marchezzer, le anime dei contadini colpevoli di aver spostato a proprio favore i ceppi di confine dei campi quando erano in vita.
Sono condannati a rimetterli a posto o a vagare senza sosta trasportando pietre infuocate.

* A volte si può identificare un luogo infestato perché vi si ritrovano le impronte delle mani dei fantasmi, annerite come se fossero state impresse con un ferro rovente.

* A Castel Bolognese le anime delle vittime del "Passator Cortese", un brigante, compaiono per chiedere giustizia.

* A Solarolo compare lo spettro del Pretino mentre a Mondaino il fantasma di un paggio sepolto vivo ha terrorizzato un seggio elettorale nel 1987.

* A Grazzano Visconti appare lo spettro di Aloisia, morta di gelosia.

* A Cannero, sul Lago Maggiore, si sentono le voci di fantasmi urlanti.

* A Dongo sul Lago di Como nelle notti di tempesta naviga un vascello fantasma.

* In Liguria nel castello di Sarzana compare una castellana bionda, nota come Giovanna.

* Nel castello di Brolio, in Toscana, si può vedere il fantasma del Barone.

* In un bar di Siena, ogni anno nella sala da biliardo che fu colpita da una bomba durante la II Guerra Mondiale, compaiono i quattro giocatori morti, nel giorno che segna l'anniversario della disgrazia.

* In Sardegna, a Ottana, compare il fantasma di una donna avara che negò il pane ad un povero.

* Le "Processioni dei Morti" si svolgono tra il 1° e il 2° novembre e molti defunti tornano la notte di Natale per sentire la messa.
A Teramo si offre loro dei piatti con del cibo sulle finestre; nel Vastese le anime si possono vedere mettendosi sugli occhi uno straccio: prima si vedono i bambini, poi i morti in stato di grazia, infine i malvagi.
A Viterbo si svolge la lugubre processione del Cataletto: degli esseri mostruosi trasportano una bara; nel Cadore le anime camminano sulle impronte che lasciarono in vita.
A Palermo si svolge una processione di cappuccini morti, a Massa Carrara si svolge la Andada; altre processioni di fantasmi sono quella dei Confinati, dei Fratelloni, dei Ritornanti. 

* In Romagna, comparse ben prima dei "Jack O' Lantern americani", si usano le "Piligrine" per illuminare la notte di Ognissanti.

* In Sardegna il Tricogghiu, uno spirito che trascina delle catene e una pelle, si porta dietro una schiera di anime salmodianti.
 
* A Bolzano, un uomo che non credeva ai fantasmi, venne dilaniato dagli spiriti che camminavano nella processione detta "Wilde Fahrt".

* La Medium italiana più famosa fu Eusapia Palladino.

* Esistono poi creature che non sono fantasmi, ma che si manifestano come dei Poltergeist: il Linchetto toscano terrorizza le famiglie rompendo piatti e spostando oggetti; a Napoli si chiama Monacello; lo Scazzapurrel nel museo di Benevento si manifesta come un ragazzino con un cappello rosso e delle monete in tasca; il Giosalpino di Viareggio si manifesta come un palo per ormeggiare le banche, per poi scomparire e far andare la barca alla deriva.