Breve introduzione alla Massoneria

Info tratte da

Nota di Lunaria: io non sono una devota massona né una simpatizzante, essendo un'ideologia androcentrica inventata dagli uomini, per gli uomini e con simbolismi maschili, quindi per l'esaltazione della Mia Femminilità Psico-Fisica la Massoneria non serve a niente; è vero che oggigiorno esistono "Logge femminili" (e in realtà, anche nel Settecento\Ottocento ci fu qualche donna massona, come Elizabeth Aldworth, Rosa Bartolomeis o la moglie di Napoleone, Giuseppina) ma da quanto ho visionato su di loro, pure queste donne vanno dietro ai simbolismi e ai linguaggi androcentrici ("Fratellanza", simboli fallici vari...) e in generale si respira una sorta di "subordinazione" mentale o fisica, per quanto "soft" ai proclami e dettami maschili massonici, perciò secondo me una donna non dovrebbe "affiliarsi" alla Massoneria perché il poco simbolismo e ruolo femminile che questa ideologia "consente alle donne" è decisamente scarso e minoritario; secondo me, quando si è donne, è meglio approfondire la Wicca Dianica, dove il simbolismo femminile è totale, essendo una religione pienamente basata sulla Femminilità Divina. 

La Massoneria è sicuramente interessante, parlando di simbolismo ed esoterismo, ma è totalmente androcentrica e "roba da uomini", come i RosaCroce o Crowley, del resto, 

per cui quando si è donne è meglio andare a cercare altrove simbologie ed esoterismi "ginocentrici". 

Con questo non voglio dire che la Massoneria sia un'ideologia misogina; non lo è, anche se nella sua forma rigorista non ammette le donne nella Loggia e dà eccessiva importanza al simbolismo fallico, e quindi "è un po' maschilista, in qualche suo dettaglio" ma non necessariamente misogina (non mi risultano espressioni massoniche di odio per la donna, almeno a quanto ho visionato sui pochi libri che ho letto su questo argomento); non voglio dire che tutti i massoni siano maschilisti, infatti la gran parte di essi oggigiorno probabilmente è a favore dell'emancipazione della donna, comunque, in generale, in quanto donna, la Massoneria mi lascia piuttosto indifferente e non la considero un'ideologia ginocentrica.

Qui di seguito, qualche definizione e simbolismi massonici.

N.B Secondo Papus, un Massone dell'Ottocento molto famoso, "I massoni possono dividersi in due categorie: il massone che cerca di istruirsi e il massone indifferente che vede nella Massoneria un mezzo per arrivare o essere assistito". Perciò nel secondo caso la Massoneria si trasforma in una società di azione politica e finanziaria, poco interessata ai simboli, leggende e riti, strumenti e lingua esoterici. La P2 di Licio Gelli, per esempio, era una loggia mondana e basata sugli affari e il potere. 

 Acacia: l'acacia a fiori bianchi è uno dei simboli del Maestro e significa "Nessuna persecuzione potrà mai abbattere i principi della massoneria"

Agape: amore per la comunità massonica

A.G.D.G.A.D.U: è l'invocazione massonica per eccellenza e significa "Alla Gloria del Grande Architetto dell'Universo", cioè il Dio creatore. Come ho detto, anche questo "GADU" è rappresentato e simbolicamente pensato come maschio, perciò non vi è alcun differenza tra cristianesimo, islam, ebraismo e Massoneria, tutti adorano un dio maschile o pensato allegoricamente come maschio...

L: sta per "Loggia" e viene rappresentata da un quadrato con un punto al centro. I tre puntini a triangolo sono usati per abbreviazioni di parole rituali e rappresentano anche la saggezza, la forza e la bellezza.

Arte Reale: come Libera Muratorìa, sinonimi di Massoneria. L'origine risale al Settecento. I massoni si definiscono anche "I Figli della Vedova"; ci sono varie ipotesi che sono state avanzate per spiegare il termine: una di esse, fa risalire questa espressione a quando Jacques de Molay, Gran Maestro dell'Ordine dei Templari, venne bruciato sul rogo nel 1314. è possibile far risalire al Settecento la nascita della Massoneria, la Fratellanza della Squadra e del Compasso: a Londra iniziano ad apparire le logge dei "Liberi Muratori" ("Masons") che hanno un corpus di simbolismi e leggende ispirati a Salomone, alla Bibbia, al Medioevo, ai Templari. In effetti, il termine "freemason" si trova, per la prima volta, in due documenti, uno del 1268 ("Livre des métiers" di étienne Boileau) e l'altro un documento del 1376; doveva indicare, probabilmente, l'operaio specializzato nel taglio della pietra tenera ("freestone mason"), adatta ai lavori di precisione come la scultura, piuttosto che non la pietra dura.  Il freemason potrebbe essere stato anche un operaio molto stimato per via della sua abilità di costruttore.

Balaustra: lettera circolare del Gran Maestro.

Batteria: applauso rituale con cui si onorano i gradi della gerarchia e gli ospiti. Si usa anche per entrare nel Tempio massonico: si battono tre colpi per insegnare: "chi bussa trova aperto, chi domanda ottiene e chi cerca trova"

Battesimo: cerimonia iniziatica per accogliere il figlio di un iniziato.

Camera di Mezzo: dove siede il Maestro. La "Stella Fiammeggiante" brilla con le cinque punte (i sensi dell'uomo e le parti del mondo)

Catena d'unione: in circolo, con le braccia incrociate, i massoni si tengono per mano e si concentrano su una sola idea: l'unità genera potenza come le pile di un generatore elettrico.

Figli della Vedova: è un altro dei nomi con cui si chiamano i massoni. Secondo alcuni, la Massoneria è "vedova" da quando Jacques de Molay, gran maestro dell'Ordine dei Templari, è stato bruciato sul rogo come eretico nel 1314.

Giuramento: si pronuncia con la destra sul Libro Sacro, mentre, piegando il ginocchio sinistro, con l'altra mano si impugna il compasso. La carriera del massone comincia col giuramento; le tappe sono i gradi di Apprendista, Compagno d'Arme, Maestro. Quando il candidato si è spogliato degli ori e degli oggetti metallici, scopre la camicia sul cuore, il ginocchio destro e il piede sinistro per esternare sincerità, umiltà, rispetto. Una corda al collo gli ricorda il legame col mondo profano, una benda nera sugli occhi il peso delle passioni sull'intelletto.

Libro della Sacra Legge: è la bibbia data l'influenza che il protestantesimo ha avuto nella creazione e sviluppo della Massoneria moderna. (Nota di Lunaria: esiste anche una Massoneria nei paesi islamici, comunque)

Loggia: indica un gruppo di massoni; ogni locale, essendo tra colonne portanti, ha una struttura templare. Una Loggia è perfetta se è formata da 15 membri.

L'ordine massonico femminile è nato in Francia nel 1744, con Giuseppina (moglie di Napoleone) Gran Maestra. Comunque, la Massoneria resta maschile e maschilista, infatti alle donne è interdetto il tempio maschile quindi la conoscenza del "corpo massonico". Le donne in Massoneria sono chiamate "mopse" che significa "cane" (ritenuto simbolo di fedeltà) (e che io ritengo termine misogino, visto che al femminile "la cagna" è la "donna z*ccola")

Luce: allegoria della speranza sostenuta dalla conoscenza. Salendo i gradi della gerarchia si arriva alla vera luce.

Massime Massoniche: sono sei e costituiscono la chiave d'accesso al pensiero della Massoneria.

"Ben pensare, ben dire, ben fare", è la morale massonica a cui l'adepto è soggetto quando

"Ordo ab chao" esce dal caos della vita profana alla ricerca della luce avendo in sé

"Adhuc stat" i mezzi per purificarsi.

"Nel silenzio e nella speranza" con "Vigilanza e perseveranza", solo così potrà

"Sapere, osare, volere e tacere"

Rito Scozzese Antico: uno dei più antichi, divide la Massoneria in quattro classi: Azzurra, Rosa, Nera, Bianca. La gerarchia è di 33 gradi. Altri riti sono il Rito di York e il Rito dell'Arco Reale.

Strumenti:

1) Candelieri, chiamati anche "Stelle", a uno, due, tre e sette bracci. Simboleggiano la luce della conoscenza, che nella Loggia è attiva. Quello a sette braccia simboleggia la morale e viene messo accanto al Libro Sacro.

2) Cazzuola: serve a impastare i lacci d'amore, cioè il cemento dell'amicizia

3) Compasso: misura il divenire e quindi i ragionamenti. Per delimitare la mobilità che il Compasso rappresenta, lo si associa alla Squadra, che è un elemento fisso.

4) Leva: simbolo di forza che può diventare anche pericolosa e quindi deve essere limitata da strumenti  come il Regolo, la Livella e il Perpendicolare (filo a piombo dei muratori); questi strumenti vengono uniti insieme a rappresentano diverse allegorie.

5) Maglietto: è la base dove si sgrossa la pietra grezza con lo Scalpello. è simbolo di potere.

6) Spada: viene usata per consacrare un neofita con tre colpi sulle spalle; rimanda alla spada di fuoco della Bibbia.

7) Squadra: rappresenta l'equilibrio e la rettitudine, e viene associata al compasso.

(Nota di Lunaria: in realtà Squadra e Compasso rimandano anche ai genitali, la Squadra è femminile e passivo - e te pareva se non le associavano la passività... - il Compasso è mascolino e attivo)

Tavola: serve per scrivere i tracciati, cioè i programmi

Tegolatura: la protezione del tempio da un'eventuale infiltrazione di profani.

Valle: luogo dove si trova una Loggia, e si specifica sempre "all'Oriente di"

Logge Miste: le Logge sono maschili. Alle donne è interdetto il tempio massonico: fu James Anderson, nel 1723, a bandire le donne. Alla fine dell'Ottocento, però, vennero istituite alcune logge miste, ma sono ancora considerate irregolari.

Giuseppe Garibaldi aveva iniziato la figlia nel 1860 e altre donne dell'Ottocento parteciparono alla Massoneria. L'ordine massonico femminile più famoso nacque in Francia (1744): fu quello di Giuseppina, moglie di Napoleone, che divenne Gran Maestra.


Infine, l'abbigliamento massonico è composto da:

collare (indica la funzione), gioielli (fascino esoterico), grembiule (è di diversi colori a seconda del grado; per il Maestro è foderato di rosso e ha le lettere M e B al centro separate dai tre puntini a triangolo) guanti bianchi (simbolo dell'onore; l'Apprendista ne riceve due paia, per sé e per la donna che stima) sciarpa azzurra (ricorda il sostegno della spada, quindi rimanda alla tradizione cavalleresca)

Albert Pike, un massone molto famoso

ALTRO APPROFONDIMENTO

Concetti tratti da 


Anche se viene enfatizzata una presunta origine ancestrale della Massoneria, la sua nascita ufficiale va datata nel '700, quando con certezza vi è l'iscrizione del gruppo (altolocato nella borghesia e nell'aristocrazia britannica, per lo più) nella tradizione del mestiere di muratore (in inglese "Mason"), la rivendicazione della religione naturale e l'elaborazione di riti segreti durante le riunioni tra membri. 

Impossibile riuscire a documentare con certezza le remote origini precedenti la sua fondazione settecentesca, anche se
secondo alcuni storici la Massoneria avrebbe origine medievale, con collegamenti nelle corporazioni degli artigiani. 

Si può affermare che verso il 1717 un gruppo di alti borghesi inglesi (gentlemen) fondarono un gruppo di appartenenza, modellato sulle logge dei muratori inglesi e scozzesi (che nel '600 avevano accolto dei gentleman). Agli inizi, le logge portavano i nomi delle taverne in cui si riunivano: "The Goose and the Gridiron", "The Crown", "The Apple Tree", "The Rummer and Grapes".

Il primo gran maestro fu Anthony Sauer e negli anni successivi altri furono George Payne, Jean Théophile Désaguliers (un francese protestante in esilio), John duca di Montagu. 
Nel 1722 i giornali iniziano a confermare l'esistenza della Massoneria; da lì in poi si formano logge massoniche di continuo.

Nel 1723 il pastore della chiesa presbiteriana scozzese, James Anderson, scrive le "Constitutions of Freemasons" che sono il punto di partenza della Massoneria moderna; nello scritto di Anderson vi è una pseudo origine storica (priva di prove) medievale (con le associazioni di costruttori) e un'origine biblica, che accosta la Massoneria al re Salomone e al suo architetto Hiram-Abiff, figlio di una vedova (Nota di Lunaria: "Figli della Vedova" è un altro dei nomi dei Massoni): le colonne di bronzo che fuse, chiamate "Jachin" ("fondare") e "Boaz" ("forza") sono raffigurate nelle illustrazioni massoniche, e segnano l'ingresso nello spazio sacro. 

Salomone, oltre che re, è considerato anche un mago. 
Vi furono anche dei libri di magia nera attribuiti a Salomone (in realtà erano testi composti da anonimi che però circolavano come opere di Salomone), come il "Testamentum Salomonis" che parla di demoni, il "Liber Salomonis" (che venne bruciato nel 1350), il Dixit Salomon (libro alchemico del XV secolo) e la Clavicula Salomonis (la "Piccola Chiava di Salomone")

è per questo che la simbologia massonica è tratta dal mondo dei costruttori: squadra (che serve a tracciare la perfezione dell'angolo retto e rappresenta l'elemento dell'attitudine del massone), compasso (misura e traccia il cerchio, forma perfetta) è l'immagine del pensiero massonico: il massone è il punto dal quale parte il compasso; altri simboli massonici sono il maglio e lo scalpello (simboli della trasformazione di se stessi), il regolo a 24 sezioni, il filo di piombo (simboli di regolarità e rettitudine), una corda con nodi (che serve per misurare il cantiere) e rappresenta l'unione che lega tutti i massoni. 
 
Nel 1730 la Massoneria inglese si diffonde anche in Francia e nel 1739 viene fondata la Gran Loggia di Francia (che si dividerà nel 1773 con la creazione della loggia del Grande Oriente di Francia). La Massoneria francese si appropria della mitologia cavalleresca, con riferimento ai Templari.
Presto, all'immaginario massonico, si aggiunge anche quello relativo all'Antico Egitto.

Le prime logge italiane vengono fondati in Toscana; nel 1735 alcuni inglesi fondano una loggia a Roma, ma che venne presto sciolta su ordine del papa; nel 1746 viene fondata una loggia a Venezia, che vede, come inscritti, Casanova e Goldoni; anche questa loggia viene chiusa dall'intervento dell'inquisizione; anche in Liguria e a  Napoli la Massoneria si diffonde.
Nel 1859 a Torino viene creata una nuova loggia, l'Ausonia, ovvero l'antico nome poetico dell'Italia.
Nel 1859 a Torino nasce il Grande Oriente Italiano. 
Il Fascismo mette al bando la Massoneria che si ricostituisce nel 1944.
Negli anni '70 e '80 vi è la vicenda della Loggia P2, indagata con vari procedimenti giudiziari.

Le donne sono tradizionalmente escluse dalla Loggia, anche se sono esistite donne massone. Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, alchimista e falsario, fondò a Parigi nel 1784 la Loggia Madre dell'Adattamento dell'Alta Magia Egizia, proclamando la moglie come "Principessa Serafina, Regina di Saba, Grande Maestra del Rito d'Adozione"






Massoneria marocchina






😂




Commento a Daniel Defoe

 

... cioè una pestilenza che faceva morire tutti, per strada, non solo "le persone molto anziane e già compromesse, ricoverate nei reparti d'ospedale anche prima che arrivasse la pandemia"

Non sono poche le descrizioni della peste nella letteratura: quella solenne di Tucidide, quella severa di Lucrezio, quella pensosa di Boccaccio, quella commossa e misurata di Manzoni. Ma questo diario dell'anno della peste di Londra (1655) si impone per la forza della scrittura, realistica e visionaria, e per una drammaticità sobria e vivida che suona straordinariamente moderna. Il capostipite della grande tradizione del romanzo inglese lo compose nel 1722 sulle testimonianze orali e scritte del tempo. Un classico dalla forte e non solo metaforica attualità.

Le pagine più belle:

Pagina 27

"Era una cosa così terribile e malinconica, questo paesaggio di fuggiaschi, che io, costretto ad esserne tutto l'intero giorno spettatore, avevo la mente sempre occupata dal pensiero della sventura in cui stava per sprofondare la nostra città e dell'infelice situazione in cui presto si sarebbero trovati quelli che rimanevano." [io sono rimasta, tutti noi siamo rimasti, e non siamo stati rovinati da un virus bensì dalla gestione disastrosa foriera di disastri economici ed esistenziali che ci stanno salassando, che ci stanno prostrando]

"Nelle settimane ultime fu più intensa per via di una voce che cominciò a correre circa un ordine governativo di mettere in opera steccati e barriere sulla strada maestra ad impedire che si viaggiasse, e circa l'intenzione della città lungo la strada di non lasciar passare chiunque venisse da Londra nella paura che portasse con sé l'infezione. Ma erano voci che non avevano, almeno dapprincipio, alcun fondamento" [da noi invece il fondamento ce l'hanno avuto fin da subito i provvedimenti anti-libertà di circolazione, bloccando tutto anche quando non vi era alcuna motivazione razionale e scientifica nel farlo, e un anno dopo siamo messi peggio di prima, anche se è stato chiuso tutto, "i morti sono sempre in aumento, i contagi sempre in aumento", il mantra ripetitivo e discorotto è sempre quello, 24 su 24, 7 giorni su 7, con tutto che se i mass media non continuassero a martellare su "una pandemia in corso" le persone in buona salute e under 80 neanche la sentirebbero su se stessi.  Per quanto mi riguarda non solo fisicamente sono stata benissimo da febbraio 2020 ad oggi (come lo sono state tutte le persone che conosco) e sono stata di m*rda unicamente sentendo certi proclami da trattamenti sanitari obbligatori con prodotti sperimentali che causano ictus, paralisi, infarti, trombosi, cecità e chi più ne ha più ne metta, e che si è "caldamente invitati a subire" altrimenti "niente diritto di andare di qui, di andare di lì, di fare questo, di fare quello..." https://intervistemetal.blogspot.com/2021/04/la-coercizione-non-e-consenso.html]

Pagina 33

"Era una brutta cosa star male in un momento come quello perché appena uno si lamentava di qualche disturbo subito si diceva che aveva la peste" [venendo incluso nella liste dei morti "da pandemia" anche se si è morti per tutt'altro motivo... malattie o morti violente causate dai Kevorkian, dai Mengele, dai Shipman, dai Tsei-Sabro Takahashi e dai Mitsuru Suzuki di turno... https://intervistemetal.blogspot.com/2021/04/gli-angeli-della-morte-gli-omicidi-in.html  https://intervistemetal.blogspot.com/2021/04/erano-medici-anche-quelli-che.html mentre se si muore per v. allora no, in quel caso il giochetto non vale più, lì "si è morti per nessun nesso, nessuna correlazione"...]

Pagina 42

"Era bastato il semplice sospetto dell'avvicinarsi di una pestilenza perché mille e mille voci si levassero a predirla terribile e tale che non avrebbe reso deserta di uomini e animali, la città intera se non proprio tutto il reame" [era bastato il semplice commento super hashtaggato dell'esperto di virus di turno perché mille e mille indici si sprecassero a mettere mille e mille like e a contagiare siti e caselle mail condividendo la filippica che ci fa sapere come dobbiamo respirare la nostra anidride carbonica per ore e ore, come dobbiamo seppellirci in casa abbassando il nostro sistema immunitario, come dobbiamo deprimerci e morire di crisi economica ed esistenziale]

Pagina 44

"A questa frenesia seguì presto anche quella di correre dai ciarlatani e dalle megere che vendevano rimedi. Ognuno si riempiva di una moltitudine tale di pillole, pozioni, decotti e preservativi che non soltanto sprecava il denaro ma si avvelenava il sangue e si indeboliva, e cioè si preparava alla peste anzi che preservarsi" [certo, perché la scelta è tra il crepare di virus se si hanno più di 80 anni o crepare di disperazione economica e privazioni se si hanno meno di 80 anni... l'importante, in entrambi i casi, è levarsi di mezzo schiattando in fretta]

Pagina 45

"In altri avvisi, dei presunti scienziati chiamavano la gente alle case loro, elencando titoli più o meno plausibili come appresso: "Eminente medico olandese, appena arrivato dall'Olanda dove ha curato e guarito innumerevoli persone infette durante la peste dello scorso anno\Gentildonna italiana appena arrivata da Napoli che conosce un metodo segreto per prevenire il contagio, da lei scoperto con l'ausilio di una grande esperienza, e vantaggiosamente applicato in occasione della peste di Napoli per la quale perirono ventimila persone al giorno." (...) Potrei continuare a fornire esempi per pagine, ma ritengo che questi siano sufficienti a mostrar come, favoriti dal basso morale dei tempi, un esercito di ladri e tagliaborse truffasse la povera gente e ne avvelenasse il sangue con rimedii quali il mercurio e altri che non servivano affatto allo scopo" [Venghino signore e signori, il nuovo salvatore è Big Pharma... con i suoi fantastici intrugli. Del resto, è dal tempo della faccenda della Talidomide e del Prozac che non pagano mai, qualsiasi cosa facciano... le vittime che sono state avvelenate non ottengono mai giustizia https://intervistemetal.blogspot.com/2021/03/il-farmaco-che-faceva-nascere-i-bambini.html]



Pagina 47

"Ma l'infatuazione del popolo per questi ciarlatani era grande, e dava modo ad alcuni di guadagnare" [certo, i virus dalle uova d'oro fruttano un sacco di quattrini ai talk show del pomeriggio a reti unificate]







Le Navi Fantasma

 Info tratte da

Il capitano Moorhouse che comandava la flotta della "Dei Gratia", il 4 dicembre del 1872, vide, a levante delle Azzorre, il "Mary Celeste", partito tempo prima da New York per trasportare a Genova un carico di olio e di alcool. Il Mary Celeste era completamente abbandonato, tranne che per la presenza di un gatto. Nelle cabine, l'equipaggio aveva lasciato gli abiti e le scarpe.

Cosa era successo?

Il Mary Celeste era stato assaltato dai pirati? Ma la nave non era stata depradata. Era scoppiata un'epidemia e forse l'equipaggio si era gettato in mare? A bordo della nave era tutto in ordine. Forse qualcuno aveva compiuto una strage? Ma non c'erano cadaveri o tracce di lotta. Dov'erano finiti i 14 marinai, il capitano Briggs e sua moglie Mary?

Il mistero non venne risolto che dopo trent'anni, quando un ex membro del Dei Gratia, Wellighan, rivelò una testimonianza confermata da Pemberton, che aveva lavorato come cuoco sulla Mary Celeste: Mary Briggs era morta, travolta dal pianoforte a bordo della nave; il capitano impazzì, gettandosi in mare e i marinai morirono ammazzandosi tra di loro o abbandonando la nave a Santa Maria, nelle Azzorre. Restarono a bordo solo tre uomini che vennero convinti a sparire proprio dal comandante del Dei Gratia, in cambio di una somma di denaro. Moorhouse aveva organizzato la truffa per ritirare la ricompensa che spettava a chi aiutava un bastimento in pericolo.

Eppure, la leggenda della Mary Celeste terrorizza ancora, al solo pensiero, di una nave che naviga, priva di tutto l'equipaggio...

 Anche il panfilo "Bluebird" venne avvistato, completamente deserto, nelle Azzorre, nel 1884.  A bordo, si trovò solo un gatto. I giornali ne parlarono a lungo, nella speranza di trovare qualcuno che potesse spiegare cosa fosse successo.

Fu solo nel 1956, che Lovat Nicholson, un oste di 86 anni, nel testamento stabilì che venisse consegnata al comandante di polizia di Manhattan una busta conservata in una cassetta di sicurezza. Nella missiva era raccontata la strage commessa, da Nicholson e da alcuni suoi complici, a bordo del Bluebird: avevano uccisso e derubato il capitano della nave e l'equipaggio. Nonostante l'avessero fatta franca, in realtà tutti gli assassini morirono di morte violenta e solo Nicholson sopravvisse, tormentato dal rimorso e da incubi.

Un'altra leggenda molto inquietante è quella dell'Olandese Volante: il capitano Van Straaten, condannato, per colpa della sua vita dissoluta, a vagare eternamente per mare, senza poter mai sbarcare a terra...

I membri del panfilo Vengeance avvistarono un veliero abbandonato, probabilmente da 30 anni, che navigava.  Leggendo a fatica i registri, si suppose fosse un vascello brasiliano scomparso nel 1860.

Nel Pacifico, nel 1921, fu avvistata una nave abbandonata... un particolare molto inquietante fece sobbalzare dal terrore i marinai che salirono su quella nave: sebbene fosse evidente lo stato di abbandono, nella cambusa era ancora acceso il fuoco dei fornelli, come se qualcuno fosse stato ancora presente su quella nave che vagava dispersa nell'Oceano... Forse l'equipaggio era rimasto vittima di un'epidemia e, l'unico sopravvissuto, disperato, doveva essersi gettato in mare... poco prima di essere avvistato. Non sarebbe neanche il primo caso, perché sono testimoniate altre vicende analoghe: a bordo del Taoofa scoppiò un'epidemia di colera e il capitano, unico sopravvissuto, aveva vagato per ben cinque anni... solo nel 1913 venne avvistato da una nave tedesca e quando li vide si era gettato in mare, come impazzito. Venne salvato in tempo.

Anche il peschereccio Joyita venne ritrovato al largo delle Fiji, nel 1955, completamente in avaria e senza nessun membro dell'equipaggio, formato da 25 persone... inoltre, mancavano anche gli strumenti di navigazione.

LIBRI CONSIGLIATI: I libri di Salgari, come "I misteri della jungla nera" e la serie del Corsaro Nero https://intervistemetal.blogspot.com/2021/01/il-corsaro-nero.html



I racconti horror di Hodgson https://intervistemetal.blogspot.com/2020/07/conrad-hodgson-il-romanzo-rosa.html



"Crociera ad alta tensione", romanzo Rosa a tinte thriller: un gruppo di terroristi sequestra l'equipaggio di una nave da crociera...


Musicalmente, mi hanno segnalato questo artista rap:


Infine: per curiosità: sono esistite donne piratesse che guidavano un equipaggio maschile, come Mary Read (https://intervistemetal.blogspot.com/2022/09/storia-della-pirateria.html)


Ispirato al Titanic e ai suoi fantasmi...





Stilema: l'intervista per "Utòpia"


1) Ciao ragazzi e bentornati! La prima volta ci siamo sentiti nel 2017, per parlare del vostro debutto, l'EP "Ithaka", cosa alquanto innovativa per una band Metal, ispirato al poeta Kavafis. https://intervistemetal.blogspot.com/2017/05/stilema-folk-metal.html

Esattamente come allora, proponete un Folk Metal dai tratti celtici e "powereggianti", con qualche divagazione quasi prog e orientaleggiante (come nella title track).

Gianni: Ciao Lunaria, è un piacere tornare a parlare con te. Pur rimanendo fedeli al nostro sound, con “Utòpia” volevamo spingerci oltre e cercare più varietà, sia dal punto di vista della musica etnica, anche se predomina la componente celtica, sia dal punto di vista del rock e del metal, quindi si ci sono parti che strizzano l’occhio al prog, ma anche al symphonic, abbiamo aggiunto un po’ di growl qui e li, la voce femminile, ed abbiamo osato anche parti più spinte, ad esempio il blast beat nel brano “Da qui non si passerà”

Federico: A mio avviso c’è maggiore completezza in “Utópia”, in quanto c’è stata la partecipazione di tutti i membri della band, dagli arrangiamenti, alla scelta dei suoni e a tante altre decisioni. Ne fa un lavoro dal carattere meno transitorio rispetto a “Ithaka”. Ci ha fatti conoscere meglio, ci ha resi più band. Chiaramente questa ricerca, oltre ad aver dato un carattere più variopinto all’opera, ci ha posti frequentemente in una condizione pericolosa: il rischio di trasformare alcuni brani in minestroni esagerati lo abbiamo corso in alcune fasi. Ma non abbiamo demorso, ci siamo presi più tempo e credo che siamo riusciti nell'intento di dare tutti il nostro apporto individuale senza snaturare le linee guida delle composizioni, che, in sei casi su otto, sono frutto del songwriting di Gianni. Questo è stato il nostro modo di lavorare e da qui ripartiamo per il prossimo futuro.

2) Leggo che a seguito del buon successo di critica riscosso da "Ithaka" avete vinto il premio all'Inedito Rock Festival e siete riusciti a suonare anche al di fuori dell'Italia... dev'essere stata una bella soddisfazione, considerato anche il fatto che usate l'italiano per i vostri testi... come vi ha accolto il pubblico polacco? 

Gianni: Abbiamo avuto dei buonissimi feedback per “Ithaka”, e con “Utòpia” è andata ancora meglio, quindi speriamo che appena si possa tornare a suonare dl vivo, di avere anche più occasioni di quante ne abbiam avute con “Ithaka”, le quali ci avevano permesso di farci conoscere un po', fino ad arrivare a suonare fuori dai confini italiani. Devo dire che non mi aspettavo un'accoglienza così calorosa. Non eravamo abituati a fare foto e autografare dischi. È stato molto emozionante. In Polonia non ci conosceva nessuno, era solo giunta voce che una piccola band italiana avrebbe suonato in qualche locale. Il punto è che li, se c'è una serata con musica dal vivo, i ragazzi ci vanno, qualsiasi sia il giorno o l'orario o il nome di chi suona. Qui da noi in Italia, le cose sono più difficili da questo punto di vista, ammetto che in mezzo alla settimana, molte volte ci siamo ritrovati a suonare per i fonici e per l'altro gruppo con cui dividevamo la serata. Ovviamente la trasferta in Polonia è stata decisamente un'esperienza che speriamo di rifare al più presto, ed i testi in italiano non hanno influito negativamente sul risultato finale, dopotutto oggi il metal cantato in lingua madre non è più una sorta di eresia come succedeva anni fa.

Federico: All'In-edito è stato un percorso piacevole e divertente. Ci siamo confrontati con musicisti di altri generi in un contesto più di condivisione e amicizia che di concorso “finto serio” come quelli che vanno in tv. In Polonia il pubblico che è venuto ad ascoltarci ci ha ripagato della fatica nell’affrontare quel blitz di tre giorni e soprattutto delle lacune organizzative dell’agenzia, o presunta tale, che ha fatto da tramite. I ragazzi polacchi ci hanno restituito il doppio dell'energia che gli trasmettevamo. Fantastici! Appena saliti sull'aereo che ci riportava in Italia, il pensiero comune è stato: “quando torniamo?”

3) Trovo che la copertina di "Utòpia" sia molto naif... ci sono diversi elementi, come una testa di Gorgone al di sopra del vostro monicker, una statua pagana che sembra prendere fuoco, alcuni strumenti musicali rinascimentali e ottocenteschi e sullo sfondo un borgo medievale... Anche per il retrocopertina di "Ithaka" avevate usato l'immagine degli strumenti musicali... il tutto vuole forse rimandare alle diverse influenze che caratterizzano la vostra proposta?

Gianni: Se unisci il retrocopertina di “Ithaka” alla copertina di “Utòpia” vedrai che in realtà è un disegno unico. È stata un’idea della nostra artista Elena Bugliazzini legare visivamente i due dischi, come fossero due tessere di un puzzle, il mondo greco che sfocia in quello rinascimentale, in un flusso temporale legato all’arte, passando in particolare attraverso i diversi strumenti musicali che fanno parte dei due periodi, ma soprattutto con l’idea incentrata sulle opere utopiche, che hanno avuto i loro primi alfieri nel mondo greco, pensa a Platone, per poi affermarsi durante il rinascimento. In fondo al disegno c’è la nostra città di “Utòpia” che ricorda anche la stella a otto punte del nostro logo. Abbiamo inserito diversi simbolismi nell’artwork, legati a ciò che crediamo, amiamo, odiamo e di cui abbiamo cantato nei brani di “Utòpia” ed “Ithaka”. Ecco il perché di così tanti elementi.

Federico: Esatto, la copertina rispecchia le nostre influenze, per non parlare della nostra passione per i viaggi nel tempo eheheheh! Ma anche la nascita di un mondo nuovo, in armonia col tutto, dalle macerie di quello antico che prende fuoco per autocombustione. Volendo, è una metafora del nostro tempo, ma lasciamo alla fantasia altrui il compito di interpretarla.

4) Come mai avete usato un titolo come "Utopia"? Cos'è "l'utopia" per voi? Al tempo della nostra chiacchierata per "Ithaka", mi rispondeste che "“Ithaka” è la destinazione finale, la meta a cui tutti siamo destinati ad arrivare. Può essere vista come la stessa morte, arida per sua natura. Tutto ciò che sta in mezzo tra il porto da cui siamo salpati e “Ithaka”, siamo invece noi a gestirlo, nonostante le tempeste che ti possono talvolta far perdere la via. Se usiamo il tempo che abbiamo a disposizione per apprendere invece di criticare, cercando di arricchire il nostro bagaglio culturale intrecciandolo a quello degli altri che incontriamo sulla nostra strada, invece di illuderci che la nostra visione del mondo sia unica e indiscutibile, allora quando arriveremo ad “Ithaka”, non la vedremo più come una terra desolata, ma la guarderemo con gli occhi pieni di tutte le meraviglie che abbiamo appreso lungo il nostro viaggio." Anche l'Utopia rimanda ad un concetto altrettanto profondo... forse decisamente più pessimista...

Gianni: “Ithaka” era un percorso interiore, “Utòpia” è un’amara condanna. Scrissi la musica di “Utòpia”, dopo aver letto “Kobane Calling” di Zerocalcare, volevo mettere in musica non solo il conflitto, ma gli ideali e la gente del Rojava. Poi decisi che invece di una canzone articolata e descrittiva, avrebbe avuto più senso un brano diretto, un inno di battaglia e di resistenza, quindi è nata “Da qui non si passerà”, la nostra folk metal combat song per eccellenza, dedicata si al popolo curdo, ma dedicata a chiunque ha dovuto e deve ancora resistere a qualsiasi tipo di sopruso: politico, sociale, razziale, psicologico e così via. Rimaneva adesso un bel strumentale da completare con un testo e l’idea di quel “Contratto sociale del Rojava” che lessi sul libro e approfondì in seguito, principi che facilmente farebbero invidia al cosiddetto mondo libero occidentale. Quella è per me l’utopia, e sottolineo che non c’è scritto niente di così assurdo li, ma anzi sono dei principi che vengono così naturali, che mi riesce difficile pensare che in verità non li abbiamo già tutti nelle nostre menti a portata di mano. Ma l’utopia per me non nasce dall’impossibilità di attuare una “società ideale”, ma dalla ferma volontà di non volerla attuare, per interessi personali, comodità o semplice indifferenza. Ecco perché rimane sempre un “non luogo”. Proprio a partire dal “Contratto sociale del Rojava”, alla comparazione di quei principi, con la società in cui ci ritroviamo a vivere, dove dietro ad uno stato di libertà fittizia, le persone vengono viste solo come utile capitale, dove si sa più facilmente escludere invece di includere, nasce un brano di denuncia come “Utòpia”.

Federico: L’utopia è stata interpretata in parecchi modi dai filosofi e dai letterati. Anche in maniera non positiva, da chi giustamente ne evidenziava il carattere ascientifico. Nei secoli ha cambiato forma innumerevoli volte e possiamo dire, tagliandola con l’accetta, che esistono tante utopie, a più livelli. Dovessi esprimere in breve ciò che rappresenta per me questo termine, ti direi che, nei nostri giorni l’utopia è una necessità impellente, un’esigenza comune a molti umani di dover cambiare passo, pena l’estinzione, di dover fare una rivoluzione, ma per molti aspetti, senza sapere da che parte cominciare...

5) La tragica e bellissima figura di Ophelia (probabilmente l'eroina shakesperiana più amata, insieme a Lady Macbeth) ha ispirato molti altri artisti. Come mai vi siete sentiti attratti da questa eroina immortalata dal sublime dipinto di Millais?



Federico: Ophelia è uno di quei casi in cui la musica, scritta prima del testo, non poteva desiderare tema e figura migliori per unirsi in una sola entità. La musica descrive il testo e viceversa, a mio avviso senza la minima forzatura. Un colpo di fulmine tra Ophelia e gli accordi.

Gianni: Era da tempo che volevo parlare di Ophelia, senza mai riuscire a trovare le note adatte. Quando sentì la musica del brano di Federico, mi venne in mente proprio il dipinto di Millais, sapevo di aver trovato quelle atmosfere gotiche e decadenti, ma allo stesso tempo rabbiose, adatte a cantare di “Ophelia”. Narro la storia di Ophelia, ma come sempre, non è solo un mero omaggio al personaggio. Per me ci si sente così vicini a questa figura perché il suo male crescente fino al tragico epilogo riecheggia continuamente a più livelli in una buona fetta di persone. Molti sembrano subire questa sorta di destino scritto dagli altri, si spengono in un intreccio di relazioni sbagliate, divengono spettatori della loro vita, che finisce nella peggior delle ipotesi nell’autodistruzione, tra disillusione e rabbia. In questo senso Ophelia tende ad essere un personaggio molto attuale. C’è l’altra parte della storia, l’auspicio di non subire, di trasformare quella rabbia in qualcosa di costruttivo e non distruttivo.

6) "Mondi Paralleli" ha un testo molto di critica "politica"... da certi versi sembra di capire che siete piuttosto critici anche nei confronti delle religioni...

Federico: I testi sono tutti scritti da Gianni, ma tutti ne condividiamo i contenuti. La critica nei confronti delle religioni è presente anche in altre zone del disco a livelli diversi: talvolta come critica nei confronti del fanatismo, altre volte verso l’istituzione e altre ancora verso le dottrine, i dogmi e le superstizioni che, grazie a Dio, non ci appartengono.

Gianni: Ad oggi personalmente non mi dà nessun sollievo credere in qualche divinità, infatti ho un disinteresse totale nei confronti della metafisica, anche se negli anni ho letto tanto anche di questa, perché qualsiasi cosa venga scritta, nel bene o nel male, ha diritto ad essere letta e capita.  Credo però che il fine ultimo dell’uomo sia essere felice e vivere in serenità. Questa serenità la si deve costruire in qualche modo, c’è chi la trova in un’ideale, nel proprio lavoro, nella natura, nell’arte e così via. C’è chi la trova anche nella fede in un dio, e va bene così, è un qualcosa di tuo, intimo e personale, e tale dovrebbe rimanere. Purtroppo quello spicchio di serenità, proprio per queste sue caratteristiche, diviene la parte più fragile e facilmente manipolabile della tua persona, se non hai un’armatura abbastanza dura da proteggerti. Il testo di “Mondi Paralleli” è molto esplicito, punta il dito contro chi manipola le persone, chi si inventa un nemico da combattere, chi ti dice che se lo segui sei dalla parte giusta dell’universo, se no, sei condannato. Questa figura del padre padrone, è esplicita nelle religioni, ma anche in molti politici che a seconda dei voti da ottenere, arrivano persino a mettersi a recitare il rosario in televisione. Credo che l’unica armatura al mondo abbastanza spessa da non permetterti di essere vittima di questo gioco al massacro, sia la cultura.

7) Non conosco Trilussa, come poeta, che mi citaste nella prima intervista. Come mai avete scelto questo nome? Che altri scrittori vi piacciono?

Gianni: Per estetica sono più legato ai poeti decadentisti francesi (Rimbaud su tutti, ma anche Baudelaire, Verlaine). Amo molto i “Canti Di Ossian” di MacPherson, (capolavoro assoluto. Nota di Lunaria) 


così come gli scritti di Blake. Per quel che riguarda i romanzi, potrei citarti Dickens e qualsiasi cosa riguarda l’epoca vittoriana, oppure Verne fino ad arrivare a Tolkien, King, Philip K. Dick, Kerouac, Pratchett, Herbert e potrei continuare per molto. Trilussa qui in mezzo in effetti non sembra centrare nulla. Ma apprezzo molto chi usa la propria arte anche come mezzo per parlare di talune tematiche importanti, cercando un linguaggio che possa essere capito da chiunque, e che attraverso questo, veicoli dei messaggi sociali, condanne ai giochi dei potenti, nozioni che altrimenti arriverebbero a pochi. Trilussa era questo, usava il vernacolo, lo ergeva a poesia, si beffava dei potenti con sarcasmo, spiegando il loro gioco al popolo. Nella precedente intervista ti avevo detto che “Ninna Nanna Della Guerra” sarebbe uscita con quest’album, ma non mi convinceva ancora del tutto la musica, quindi l’ho rimandata alla prossima uscita.  

Federico: Ci piaceva il progetto di cantare la sua “Ninna Nanna Della Guerra”, scritta alla vigilia dell’entrata nel primo conflitto mondiale dell’Italia. Una poesia che con arguzia smaschera i veri volti dei potenti. È un testo di grande contemporaneità. Amo la letteratura e farei fatica a trovare scrittori da non leggere. Parlando di contemporanei, negli ultimi tempi mi sono appassionato nella lettura dei romanzi del collettivo Wu Ming.

8) In "Armonie" citate Klimt... Visto che sono una grande appassionata di arte, sarei curiosa di chiedervi quali artisti amate e da chi siete ispirati... se la vostra musica fosse un dipinto, che dipinto scegliereste?

Federico: Anche qui è una bella fatica... di getto, senza pensarci troppo, ti posso dire che mi ispirano la pittura e il senso del reale dei macchiaioli. In particolare Fattori e Signorini. 


Dipingevano un mondo passato, una società che non esiste più, ma che non è così distante da noi, anzi probabilmente ne riconosciamo a livello epidermico alcuni tratti, e il loro modo di interpretarlo mi pare così fresco e giovane che sembra siano trascorsi pochi istanti dall’ultima pennellata.

Gianni: Dal punto di vista della tecnica pittorica ti direi Monet, che ha dipinto dei capolavori. Ma fin da piccolo sono stato affascinato soprattutto dal surrealismo, Dalì su tutti, ma anche Magritte e Mirò. Non saprei dirti il dipinto che possa descrivere la nostra musica, molto dipende dal mood in cui ci troviamo e dall’approccio che le vogliamo dare di volta in volta, quindi cambierebbe continuamente. Ti direi che diversi brani del prossimo disco sarebbero ben rappresentati da “La persistenza della memoria” di Dalì,

sono legati alla tematica del tempo, del ricordo, dell’ossessione dei due. Ma a questo punto son curioso di sapere anche da te che ci hai ascoltato, che dipinto sceglieresti per noi?

(Nota di Lunaria: bella domanda! Forse assocerei la vostra musica dalle tinte folk e ancestrali a qualche dipinto di Hans Dahl)



9) Questa pandemia ci sta prostrando in tutti i sensi; per un musicista, abituato a girovagare ovunque, forse è ancora più triste ritrovarsi confinato in quattro mura senza poter interagire dal vivo con i suoi fans... Voi avete usato questo tempo di "stasi" forzata per scrivere il nuovo materiale, che andrà a formare il seguito di "Utòpia"... cosa ci dobbiamo aspettare? Un cd dal sound pessimista e cupo, che risente della negatività di questo periodo o tutto il contrario, avete scelto di reagire a questa catastrofe sfoderando suoni cristallini, potenti, gioiosi?

Gianni: Si abbiamo già parecchio materiale su cui stiamo lavorando, come sempre giocheremo con i diversi sottogeneri musicali a cui siamo legati, a seconda della colonna sonora che vorremmo dare ai diversi testi. Quindi sarà vario stilisticamente ed anche dal punto di vista dei mood. Non avrà un’unica aura, preferisco i dischi dalle tante sfaccettature. Alcuni brani non possono non essere stati influenzati da questa pandemia e da ciò che ha comportato in tutti i sensi. Come ti dicevo prima, il tempo che scorre nonostante tutto, sarà uno dei temi principali trattati, tanto da scomodare qualche verso delle “Metamorfosi” di Ovidio.   

Federico: Nel nostro materiale nuovo ci sarà spazio sia per momenti cupi e riflessivi che per quelli più “estroversi”. Mai credo, del tutto pessimisti. Alla base c’è sempre un bisogno di riscatto che ci tiene artisticamente in vita. Il tutto condito da una buona dose di potenza sonora. Accanto all’italiano, ci saranno testi in inglese, e in romanesco, e ci saranno altre novità... speriamo solo di non far passare troppo tempo!

10) Concludete a vostro piacimento e grazie per questa nuova intervista!

Gianni: Ringrazio chiunque abbia avuto la voglia di leggerci fino a questo punto, e se vi abbiamo incuriosito e volete ascoltare qualche nostro brano vi invitiamo su Spotify o qualsiasi altra piattaforma digitale dove di solito ascoltate musica e troverete a disposizione l’intero album di “Utòpia” e l’ep “Ithaka”. Se siete amanti del formato fisico potete contattarci su stilemaofficial@gmail.com, o richiederlo alla nostra etichetta, la Hellbones Records, o al nostro distributore ufficiale, Mister Folk Distrò che trovate facilmente su facebook. Ovviamente il più grande ringraziamo va a te Lunaria, che ci dedichi sempre il tuo tempo per una bella e interessante chiacchierata.

Federico: La cosa che ci manca di più è quella di esibirci. Nel frattempo, visto che ci si rimprovera di avere dei social piuttosto scarsi a livello di visite, andate a dare un’occhiata alle nostre belle facce su Facebook e Instagram @Stilemaofficial. Ci saranno presto novità anche su quel versante! Grazie a te per lo spazio dedicatoci!


"Il Profeta" di Kahlil Gibran

Il Profeta ha trascorso lunghi anni di riflessione e di solitudine nella città di Orfalese.  Ora la sua nave è giunta per riportarlo nell'isola dove è nato e il popolo si raccoglie intorno a lui. è l'addio. Ed ecco, prima di andarsene, il Profeta risponde alle domande della gente e dona la sua saggezza: il lavoro, il matrimonio, l'amore e la bellezza, il dare e il ricevere, il delitto e il castigo, l'amicizia, il piacere... Su questi e su molti altri argomenti il Profeta parla a noi tutti.

In questo libro, il capolavoro di Kahlil Gibran, milioni di lettori in tutto il mondo hanno trovato una guida essenziale al vivere quotidiano, aliena di ogni -ismo e da ogni snobismo.

Kahlil Gibran nasce il 6 gennaio 1883 a Bisherri, nel Libano, da famiglia maronita. Nel 1894 la madre di Kahlil, Kamilah, lascia il Libano per stabilirsi a Boston. Il padre di Kahlil rimane però in Libano, forse recluso in prigione.  Il nome completo di Kahlil era Gibran Khalil Gibran (traslitterato anche in Jabran Khalil Jabran) e sembra che sia stata un'insegnante di inglese della Quincy Public School di Boston a suggerirgli di eliminare il primo nome e spostare  l' "h" del secondo. Dal 1898 al 1901, Gibran torna in Libano mentre nel 1902-1903 perde la sorella Sultana e il fratellastro Boutros, uccisi dalla tubercolosi, mentre la madre muore di cancro. Nel 1904, Gibran conosce Mary Heskell, che diventa la sua mecenate e la sua collaboratrice. Nel 1911 si trasferisce a New York, dove apre uno studio e si dedica alla letteratura e alle arti figurative. Diventa presidente di Arrabitah-al-Alimia, un'associazione di poeti e letterati arabi immigrati in U.S.A., i "mahjar", scuola innovativa che introduce l'influsso occidentale nella tradizione araba conservatrice.  Gibran muore il 10 aprile 1931, di cirrosi epatica e tubercolosi incipiente ad uno dei polmoni.

Opere di Kahlil Gibran: 

al-Musiqah (1905)

Il Folle (1918) 

Il Vagabondo (1920) 

Il Profeta (1923) 

Sabbia e schiuma (1926)

Gesù Figlio dell'Uomo (1928)

Gli Dei della terra (1931) 

La voce del Maestro (1958) 

Le Ali spezzate (https://intervistemetal.blogspot.com/2024/04/le-ali-spezzate-di-gibran.html)

 

"Il Profeta": le pagine più belle...

Almustafa, l'eletto e il benamato, aurora del suo stesso giorno, aveva atteso dodici anni nella città di Orfalese  la nave che doveva tornare e riportarlo all'isola dei suoi natali. E il dodicesimo anno, nel settimo giorno di Ielùl, mese della mietitura, salì sul colle oltre le mura della città e guardò verso il mare; e scorse la sua nave venire nella foschia. (...) Ma mentre scendeva dal colle, una malinconia lo colse e pensò allora nel suo cuore: come potrò andarmene in pace e senza dolore? No, non senza una ferita nello spirito lascerò questa città. Lunghi sono stati i giorni di dolore che ho trascorso tra le sue mura, lungo le notti di solitudine; e chi mai può allontanarsi dal proprio dolore e dalla propria solitudine senza un rimpianto? (...) Giacché restare, anche se nella notte ardono le ore, è farmi ghiaccio e cristallo, è costringermi in uno stampo. (...) E sarò a te, goccia infinita all'infinito oceano. (...) Quando l'amore vi chiama, seguitelo, sebbene le sue vie siano difficili ed erte, e quando vi avvolge con le sue ali, cedetegli, anche se la lama nascosta tra le piume potrà ferirvi. (...) Insieme siete nati, e insieme sarete in eterno. Voi sarete insieme quando le ali bianche della morte disperderanno i vostri giorni. (...) Vi siano però spazi nella vostra unione, così che i venti celesti possano danzare tra di voi. (...) E restate l'uno accanto all'altro ma non troppo vicini: le colonne del tempio s'ergono separate tra loro,  e la quercia e il cipresso non crescono l'una nell'ombra dell'altro.

E c'è chi dona senza conoscere sofferenza, né ricercare gioia o merito alcuno; dona così come nella valle laggiù il mirto alita la sua fragranza nell'aria. (...) 

Ma se definite il nascere un'afflizione e il sostentamento della carne una maledizione scritta in fronte, allora vi rispondo che nulla fuorché il sudore della fronte potrà cancellare quel che vi sta scritto.

Vi è stato detto che la vita è tenebra, e nella stanchezza fate eco a ciò che gli stanchi han detto. Ma io vi dico che la vita è invero tenebra se manca il desiderio, e ogni desiderio è cieco se manca la conoscenza (...)

Il vento parla con dolcezza eguale alla quercia gigante e all'ultimo dei fili d'erba. (...)

Poiché quel che in voi non ha confini alberga nella dimora del cielo, la cui porta è la bruma del mattino e le cui finestre sono i canti e i silenzi della notte.

In verità le cose tutte si muovono nel vostro essere in un continuo semiabbraccio e così desiderio e paura, ripugnanza e attrazione, voglia e disgusto. In voi si agitano queste cose come luci e ombre insieme strette. E quando l'ombra disperdendosi più non è, la luce che permane diviene ombra per un'altra luce. (...)

Molto del dolore che provate è da voi stessi scelto.

Poiché l'anima avanza su ogni sentiero.

L'anima non cammina su di una linea, e nemmeno cresce come una canna.

L'anima si apre come il fior di loto dagli innumerevoli petali.

è nella rugiada delle piccole cose che il cuore trova il suo mattino e si rinnova.

E che il presente stringa a sé il passato nel ricordo e il futuro nella speranza.

La bellezza è l'eternità che si mira in uno specchio. Ma voi siete l'eternità e voi lo specchio.

Cos'è infatti morire se non restarsene nudi nel vento e sciogliersi nel sole? Cos'è smettere il respiro se non liberarlo dai suoi irrequieti flussi così che possa alzarsi e spandersi e cercare Dio senza peso alcuno?

Sì, tornerò con la marea. E sebbene la morte possa nascondermi, e il più vasto silenzio avvolgermi, nuovamente cercherò la vostra comprensione. (...) Sappiate quindi che da un più vasto silenzio farò ritorno. 

La bruma che si disperde al sorgere del sole lasciandosi nei campi la rugiada, s'innalzerà raccogliendosi in nuvola e poi ricadrà come pioggia. E non diversamente dalla bruma sono stato io. è uno spirito di fuoco in voi che alimenta se medesimo, mentre ignari del suo crescere piangete l'appassirsi dei vostri giorni.

è vita che cerca vita in corpi che temono la tomba.  Non ci sono tombe qui. Queste montagne e pianure sono culla e pietra su cui posare il passo.

Addio, popolo di Orfalese. Questo giorno è terminato. Si richiude su di noi come il giglio dell'acqua sul suo domani. 


"Sabbia e Schiuma": le pagine più belle...

* Sempre camminerò su queste spiaggie, tra sabbia e schiuma. L'alta marea cancellerà le mie impronte, e il vento dissolverà la schiuma. Ma mare e spiaggia rimarranno sempre.

* Solo ieri mi pensavo un frammento tremante senza ritmo nella sfera della vita. Oggi so che io sono la sfera, e che tutta la vita si muove dentro di me in ritmici frammenti.

* Mi dicono, al loro risveglio: "Tu e il mondo in cui vivi non siete che un granello di sabbia sulla spiaggia infinita di un mare infinito." In sogno rispondo: "Io sono il mare infinito, e ogni mondo non è che un granello di sabbia sulla mia spiaggia."

* Eravamo ondeggianti, vaganti, anelanti creature millenni prima che il mare e il vento della foresta ci dessero la parola. Ora, come esprimere l'antico dei tempi in noi con i soli suoni del nostro passato?

* Una perla è un tempio costruito dal dolore intorno a un granello di sabbia.  Quale anelito ha costruito i nostri corpi, e intorno a quali granelli?

* Il senso dell'uomo non è in ciò che raggiunge, quanto in ciò che aspira a raggiungere.

* Nonostante sempre l'onda delle parole ci sovrasti, i nostri abissi sono sempre muti.

* Se canti la bellezza, anche se sei solo nel cuore del deserto, avrai ascolto.

* Non vedi altro che la tua ombra quando volgi le spalle al sole.  Sei libero davanti al sole del giorno, e libero davanti alle stelle della notte; e sei libero quando non vi è sole, né luna, né stelle. Sei libero anche quando chiudi gli occhi su tutte le cose. Ma sei schiavo di colui che ami, perché lo ami. E schiavo di colui che ti ama perché ti ama.

* Mille anni fa, il mio vicino mi disse: "Odio la vita, perché non è che dolore." E ieri, passando vicino al cimitero, ho visto la vita danzare sulla sua tomba.

* La solitudine è una silenziosa tempesta che distrugge i nostri rami secchi, e tuttavia spinge le nostre radici viventi a fondo nel cuore vivente della terra vivente.

* Forse la definizione che il mare dà alla conchiglia è la perla. Forse la definizione che il tempo dà del carbone è il diamante.

* Dissi alla Vita: "Vorrei sentire la Morte parlare." E la Vita alzò un poco la voce e disse: "La stai ascoltando."

* Quando scende la notte e anche in te sono le tenebre, stenditi e sia la tua volontà l'essere buio. E quando viene il giorno e in te sono ancora le tenebre, alzati e sia tua volontà dire al giorno: sono ancora nelle tenebre. è stolto recitare una parte con la notte e una parte con il giorno.  Tutti e due riderebbero di te.

* In autunno raccolsi tutti i miei dolori per seppellirli in giardino. E, quando aprile ritornò e la primavera si unì in matrimonio alla terra, crebbero nel mio giardino magnifici fiori diversi da tutti gli altri. E i miei vicini vennero ad ammirarli, dicendo tutti: "Quando tornerà l'autunno, al tempo della semina, ci darai i semi di questi fiori, per poterli avere nel nostro giardino?" Certo è misero tendere la mano vuota agli uomini e non ricevere nulla; ma la vera disperazione è tendere una mano piena e non trovare nessuno pronto a ricevere.

* Ogni pensiero che ho imprigionato in espressione deve liberarsi nelle mie azioni.


Nota di Lunaria: se lo stile narrativo del "Profeta" ti è piaciuto, prova a leggere anche questo libro:


Qui riporto qualcuna delle "Massime Spirituali" (1962).

* Ho scoperto il segreto del mare meditando su una goccia di rugiada.

* Più doni elargirai, più vedrai diminuire il numero degli amici.

* Qualcuno disse a un inguaribile chiacchierone: "La tua parlantina placa e guarisce le pene del cuore". Da quel giorno costui tacque e si vantò di essere medico.

* Alcuni credono che ammicchi loro, quando in realtà chiudo gli occhi per evitare il loro sguardo.

* Se la religione mira a una ricompensa, se il patriottismo serve interessi egoistici, se l'istruzione è in funzione della carriera, preferisco essere un non credente, un non patriota e un umile ignorante.

* Verrà un giorno in cui l'uomo rinnegherà ogni affinità con noi così come noi oggi rinneghiamo ogni affinità con le scimmie.

* Dicono che il silenzio sia di chi s'accontenta; ma io vi dico che il rifiuto, la ribellione e il disprezzo si annidano nel silenzio.

* Verità è figlia dell'Ispirazione; analisi e discussione allontanano dalla Verità.

* C'è chi cerca il piacere nel dolore; c'è chi non sa detergersi se non nella sozzura.

* Tre cose amo nella letteratura: la ribellione, la perfezione e l'astratto. Tre cose detesto: l'imitazione, il travisamento e la complessità.

* Se devi scegliere tra due mali, la tua scelta non cada su quello più segreto, ma sul più manifesto, anche se quest'ultimo sembra più grave dell'altro.

* La musica del mare si ferma sulla riva o nel cuore dell'uomo che l'ascolta?

* Cercano di nutrirmi con il latte della commiserazione; se soltanto potessero sapere che sono stato svezzato da quest'insulso alimento fin dal giorno della mia nascita.

* Strano che la virtù mi arrechi solo male, mentre il male da me commesso non mi ha mai arrecato danno. E tuttavia continuo con ardore a praticare la virtù.

* Se vuoi vedere le valli, sali in vetta a una montagna; se vuoi vedere la vetta di una montagna, sali su una nuvola; se invece aspiri a comprendere la nuvola, chiudi gli occhi e pensa.

* La vita ci bacia sull'una e l'altra guancia di giorno e di mattina; ma ride delle nostre grandi imprese alla sera e all'aurora.

* Dio ha creato la Verità con molte porte, per accogliere ogni credente che bussi.

* Il fiore che spunta sopra le nuvole mai appassirà. Il canto che fiorisce sulle labbra delle spose all'alba mai verrà meno.

* Dalla mia oscurità nacque una luce che mi rischiarò il cammino.

* Le nostre anime percorrono spazi di Vita non misurabili per mezzo del Tempo, nota invenzione dell'uomo.

* Tra gli uomini ci sono assassini che non hanno ancora sparso sangue, ladri che non hanno ancora rubato nulla, e bugiardi che finora hanno detto la verità.

* L'istruzione non getta il seme in te: fa germogliare i tuoi semi.

* Quando la terra espira ci dona la vita. Quando inspira, è per noi tempo di morire.

* Martirio è la discesa volontaria dell'anima suprema al livello dell'anima caduta.

* La costrizione è uno specchio in cui chi osserva a lungo vedrà la propria anima tentare di suicidarsi.

* Chi può separarsi dalla propria sofferenza e solitudine senza avvertire nel proprio cuore una lacerazione?

* Divieti e proibizioni religiose arrecano più danni dell'anarchia.

* L'uomo veramente religioso non abbraccia alcuna religione, e l'uomo che ne abbraccia una è privo di religione.

* Pianti e lamenti funebri si addicono a coloro che, dopo essersi soffermati dinnanzi al trono della vita, se ne allontanano senza lasciarle tra le mani una goccia di sudore della propria fronte né sangue del proprio cuore.

* Il tremito degli uomini scossi dalla tempesta della vita li fa sembrare vivi. In realtà sono già morti sin dal giorno della nascita; giacciono senza sepoltura e dai loro cadaveri si alza fetore di putredine.


DA "LA VOCE DEL MAESTRO"

"Sono venuto a dire una parola e la dirò ora. Ma se la morte me l'impedirà, sarà detta dal Domani, giacché il Domani non lascia mai un segreto nel libro dell'Eternità. Sono venuto a vivere nella gloria dell'Amore e nella luce della Bellezza, che sono i riflessi di Dio. Sto qui, vivente, e non potrò essere esiliato dal dominio della vita, giacché attraverso la mia vivente parola io vivrò anche in morte. Vengo qui per stare per tutti e con tutti, e ciò che faccio oggi nella mia solitudine sarà riecheggiato domani dalle moltitudini. Ciò che dico ora con un cuore solo sarà detto domani da migliaia di cuori." 

"Fin dal tempo della mia giovinezza sono stato molto spesso visitato, sia da sveglio che nel sonno, dal fantasma di una strana donna. La vedo, quando son solo nella notte, che siede accanto al mio letto. Nel silenzio notturno, la sento che parla con celestiali accenti. Spesso, dopo che ho chiuso i miei occhi, sento il tocco delle sue tenere dita sulle mie labbra; e quando riapro gli occhi, sono sopraffatto come da uno spavento, e poco dopo incomincio a dare ascolto, intensamente, al sussurro delle voci del nulla..."

"Giacché io e la compagna della mia immaginazione siamo stati come pensieri liberamente librati davanti al Sole o ondeggianti sulla superficie delle acque, mentre lavavamo un canto nel plenilunio - un canto di serenità che accarezza lo spirito e lo guida verso un'ineffabile bellezza."

"E fui del dolore che io fui destinato ad avere esperienza prima che toccassi l'età di trent'anni. Avrei voluto morire prima di giungere a quegli anni che mi prosciugavano il sangue nel cuore e la linfa della vita, lasciandomi come un albero rinsecchito con i rami che non più si rinnovano nella lieta brezza e sui quali non più gli uccelli edificano i loro nidi."

"Aprivo le braccia in ogni direzione: ma non cingevo che l'aria della notte umida di rugiada."

"All'improvviso mi accorsi del fantasma che aleggiava sopra di me, di uno spirito etereo che mi chiamava al di fuori di ogni segno sensibile. (...) Spalancai una porta (...) al centro della quale era una bara circondata da guizzanti candele e da serti di candidi fiori (...) Lì davanti a me, velato di morte, era il volto della mia amata, della mia compagna di vita. Era la donna che adoravo, ora fredda nella morte, avvolta nel bianco sudario, circondata da bianchi fiori, vegliata dal silenzio dei secoli."

"Siete come un fiore che cresce nell'ombra; arriva una lieve brezza e diffonde il vostro seme nello splendore del sole, dove vivrete nuovamente in bellezza. (...) La Verità lacererà il velo di lacrime che copre il vostro riso."

"[Vento], in autunno, gemi attraverso le valli, e gli alberi rimandano il tuo lamento (...) Eri davvero tu a lamentarti nei giorni del tardo autunno, o ridevi invece al rossore degli alberi nudi? Eri adirato d'inverno, o danzavi intorno alla tomba, coperta di neve, della Notte?"

"[La Brezza] tremola con l'alba tra le foglie e i rami e scorre come un sogno attraverso i tornanti delle vallate dove i fiori s'inchinano a salutare e dove l'erba langue, con le palpebre appesantite, dall'ebbrezza provocata dal tuo soffio?"


DA "IL GIARDINO DEL PROFETA"

"Allo stesso modo, al giungere della Primavera, si scioglierà la neve nel vostro cuore ed il vostro segreto di trasformerà in un ruscello che corre alla ricerca del Fiume della Vita. Ed il Fiume della Vita lo accoglierà nel suo seno, conducendolo sino al Grande Mare dell'Esistenza. Quando giungerà la Primavera, ogni cosa si scioglierà e si trasformerà in un canto. Pure le stelle, i grandi fiocchi di neve che cadono lenti sui vostri campi, si scioglieranno e formeranno canori ruscelli. E quando il sole del suo viso si illuminerà un più vasto orizzonte, quale gelida simmetria non si trasformerà in una liquida melodia? (...) E come potrebbe essere diversamente? Nei boschi e negli ombrosi recessi, quando la pioggia danza sulle foglie, quando cade la neve, benedizione e patto solenne; nella valle, quando conducete le greggi al fiume; nei prati, dove i ruscelli, simili a rivi argentei, ricuciono assieme il verde mantello; nei vostri giardini, quando la rugiada mattutina è uno specchio che riflette il cielo; nei campi, quando la bruma della sera quasi nasconde il vostro cammino; in tutti questi luoghi il mare è con voi, silente testimone del vostro retaggio, ad esigere ancora che voi lo amiate. Ed il vostro fiocco di neve interiore correrà a sciogliersi nella sua immensità."

"L'immagine che una goccia di rugiada dà del sole che sorge non è certo meno bella del sole stesso. Ed il riflesso della Vita in voi non è da meno della Vita stessa. La goccia di rugiada riflette la luce, poiché essa è della medesima natura della luce e voi riflettete la Vita, poiché siete tutt'uno con la Vita. Quando vi trovate nelle tenebre, voi dite "Questa oscurità è un'alba non ancora sorta, e sebbene la notte mi avvolga, presto spunterà l'alba, su di me e sulle colline." La goccia di rugiada che rotola nella cavità del giglio è simile alla vostra anima che si raccoglie nel Cuore di Dio."