Nota di Lunaria: vidi queste zone nel 2019 (perciò le foto che ho fatto risalgono a quel periodo) Vorrei tornarci, anche per fotografare molto altro e riaggiornare la ricerca... intanto, sullo stesso argomento:
https://intervistemetal.blogspot.com/2025/10/storia-di-una-cascina-cascina-pistola.html
Info tratte da
CASCINA RAMPINA
Costruita forse verso la prima metà del XVI secolo dai Brivio, deve il suo nome al fatto di essere stata eretta su un terreno posto in cima ad una breve salita dal Lambro: una rampina.
Questa dizione è già tale nel 1516 quando Francesco Brivio cedette in affitto ai fratelli Fiocchi il mulino della Rocca, posto sulla Roggia Nuova, ed un prato vicino, detto della Rampina.
La costruzione prese quindi nome dal prato su cui venne eretta.
Da un libro del 1532 si legge: "Coerentia da una parte la strada maestra che da Milano va a Melegnano, incominciando a la campagna de Zivido andando sino alla Hosteria de la Rampina del Magnifico Signor Dionisio de Brippio..."
Questa è la data più antica in cui viene specificatamente nominata la Rampina come Osteria, che si trovava (e trova) su una grande strada di comunicazione; venne trasformata anche in locanda con stallazzo per i viaggiatori.
Nel 1560 vi abitavano 19 persone, tra addetti alla locanda e personale agricolo.
Ancora oggi una scritta sbiadita sopra il portone, dipinta in rosso avverte i clienti disattenti della trattoria dell'antichità della Rampina.
(Nota di Lunaria: non mi ricordo di aver visto la scritta dipinta in rosso, nel 2019, quando andavo spesso in quelle zone, ma ben visibile c'è il cartello del ristorante)
Un'altra scritta ormai quasi interamente scomparsa (Nota di Lunaria: scomparsa del tutto, credo) posta sopra una porticina sul fianco destro dell'edificio, raggiungibile dopo aver salito pochi gradini, avverte che lì vi era una scuola rurale, per i ragazzi delle cascine vicine, chiusa nel 1959.
ROCCA BRIVIO
Parlare della Rocca Brivio significa ritornare col pensiero alle lotte del periodo comunale, che opposero i milanesi ai lodigiani.
Il confine tra il territorio dei due comuni era segnato dal Lambro, nel punto in cui esso attraversa Melegnano, e i milanesi avevano un castello chiamato di "San Materno", costruito sulla sponda sinistra del fiume.
Con il trattato di Costanza, del 25 giugno 1183, Melegnano e il suo castello vennero assegnati a Lodi.
è probabile che i milanesi avendo perso la loro roccaforte di là del Lambro, avvertissero il bisogno di costruirne una nuova di qua dal fiume: ed il punto più adatto era quello in cui ora sorge la Rocca Brivio, per la sua posizione elevata rispetto ai terreni circostanti.
Se ne sentirà parlare per la prima volta nel 1200, quando Goffredo da Bussero la nominò nel suo elenco delle chiese ed oratori milanesi, assegnandole una chiesa, Sancta Maria ad Rocham Meregnani.
Si sa che la rocca, dalla comunità milanese, passò in proprietà del monastero di Calvenzano, che era anche proprietario di molte terre circostanti, cedute in affitto, poi in enfiteusi perpetua, ai Brivio.
In particolare la Rocca risulta essere in mano alla famiglia già nel 1383, come è testimoniato da un documento.
Ma la rocca la dovevano possedere già da tempo.
I Brivio, di origine germanica, vennero in Italia nel XII secolo.
Qui, stabilitisi nel paese di Brivio, ne assunsero il cognome.
Il primo dato documentato è l'acquisto da parte di Ambrogio, abitante nel castello di Brivio, di terreni a Zivido dai Visconti.
Qualche anno dopo deve essere accaduto qualcosa, con la perdita di una parte dei beni dei Brivio, tanto che Francesco Brivio il 5 febbraio 1392 venne a patti con il lodigiano Ottone Rusca, per preservare i suoi beni.
Per meglio consolidare il possesso della Rocca, ancora di proprietà del monastero di Calvenzano, Francesco Brivio, il 10 febbraio 1397 indusse la proprietà dei fondi a trasformare in perpetua l'enfiteusi a suo tempo costituita in suo favore sulle terre, ammontanti ad una superficie di 585 pertiche milanesi, e sulla Rocca.
Non sappiamo con certezza quando i Brivio ottennero la Rocca, ma è probabile che ciò sia avvenuto nella seconda metà del XIII secolo, poiché a quel tempo l'antico strumento di difesa aveva già perduto il suo valore strategico.
La Rocca è intimamente legata alle vicende della famiglia Brivio, la quale dopo aver acquistato dei possedimenti a Zivido, Carpianello, Rovido, ottiene pure il diritto feudale sul tratto del fiume Lambro che va dal ponte di Linate sino a Melegnano.
Essi promossero dei lavori di sistemazione idrica, necessari all'irrigazione dei campi, quali le levate di Gabazzo, Bolgiano e Carpianello, oltre alla costruzione della roggia Nuova, di cui si ha notizia sin dal 1461.
Nel 1606 acquistarono pure i terreni necessari per la costruzione del cavo Gerenzana.
Il periodo aureo della famiglia corre tra il XV e il XVI secolo, quando alcuni dei suoi membri furono insigniti delle più alte cariche dello Stato Milanese.
Giacomo Stefano Brivio ottenne nel 1513 da Massimiliano Sforza il feudo di Melegnano, e ciò anche in virtù di un cospicuo prestito, da lui fatto, per rinsanguare il tesoro del Duca.
La costante fedeltà dei Brivio alle sorti del ducato milanese fu premiata con la concessione dell'autorizzazione ad abbinare il nome del casato degli Sforza a quello del proprio casato: cosicché la nobile famiglia potè, da allora, chiamarsi Brivio-Sforza.
Nella seconda metà del Seicento la Rocca fu trasformata nell'imponente dimora nobiliare ancora oggi esistente.
A quel periodo appartiene la facciata, di cui non si conosce il nome dell'architetto che la progettò, mentre la parte Sud del corpo principale fu terminata in tempi recenti, verso la fine dell'Ottocento, poiché nella mappa catastale del 1856 non risulta ancora edificata.
Nell Rocca vi era un oratorio dedicato alla Natività della Vergine: probabilmente era situato fuori dal complesso dell'edificio, perché negli atti delle visite pastorali di San Carlo si legge che "nella Rocca Brivio, vi si trova un Oratorio situato in mezzo ad una vigna, scomodo agli abitanti del luogo. Il marchese Brivio, proprietario dell'oratorio, chiese l'autorizzazione di abbatterlo per poterlo ricostruire a fianco delle case del detto luogo, a sue spese, in forma migliore e più moderna."
Abbattuto il vecchio oratorio, venne ricostruito nel complesso del nuovo palazzo, come è documentato da un atto del 1709, che lo descrive splendidamente arredato, con una ancona preziosa ed altare in marmo.
Nella Rocca fu ospite più volte San Carlo Borromeo.
In una stanza erano conservati un inginocchiatoio da lui usato ed una cassapanca, foderata in velluto, ove deponeva i suoi abiti.
La Rocca fu presidiata l'8 giugno 1859 dagli austriaci in ritirata, i quali si attestarono anche alla Rampina, arrendendosi poi ai francesi.
Il marchese Giacomo Brivio, che fu sindaco di San Giuliano Milanese dal 1875 al 1882, fece costruire nel cortile un arco trionfale in pietra, in onore dell'imperatore francese Napoleone III.
Nel grande salone d'onore vi erano esposti i busti di Pio IX e di Camillo Benso conte di Cavour, oltre ai ritratti di Napoleone I e III assieme alle bandiere tricolori usate nel 1848.
Durante la II Guerra Mondiale la Rocca fu sede di un presidio tedesco: lo Stab-Kobold, che serviva da rifornimento per l'esercito.
Attualmente, è sede di diverse associazioni e luogo per manifestazioni culturali in estate.
ROCCA
Questa cascina appare nei beni patrimoniali dei Brivio sin dal XIV secolo, in particolare vi è un documento del 19 febbraio 1396 testimoniante il pagamento dell'affitto enfiteutico. è costruita vicino alla Rocca, da cui trae il nome ed è delimitata ad est da un robusto muraglione sostenente il terrazzamento su cui sorge.
In origine apparteneva al Monastero di Santa Maria di Calvenzano, poiché i Brivio pagavano per essa affitti livellari sino al 1504, diventandone in seguito proprietari diretti.
Dai dati del censimento del 1537 apprendiamo che il fittabile dei Brivio era Monsignor Ercole Marino e massaro Vincenzo Travagliato, di Brescia.
Inoltre il mulino della Rocca, costruito sulla roggia Nuova, era tenuto dal molinaio detto il Magrino, e vi abitava come pigionante e famiglio Andrea della Corte dei Cortei.
In totale, tra la cascina e il mulino vi erano una decina di abitanti, saliti a 18 nel censimento del 1546 e a 40 in quello del 1560.
Della cascina si hanno notizie precise a partire dal 1643 con la consegna dei beni presenti nel complesso agricolo sull'affittuario, apprendendo che già allora la cascina era finalizzata all'allevamento delle vacche da latte e alla trasformazione dei loro prodotti; vengono citati gli edifici della Casera e il Casone, adibiti alla lavorazione del formaggio e burro, oltre ai locali per i contadini, un torchio da vino, cantina, pozzo, stalle per i bovi e le vacche.
Nel 1270 viene nominato un forno, ora scomparso.
La cascina ebbe diversi cambiamenti nell'Ottocento, con la costruzione di case per i salariati.
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