Recensione a "Il Cerchio del Tempo"

Trama: Oaive, la giovane Sacerdotessa che custodisce uno sperduto santuario, è forse una strega? Le non l'ha mai sospettato ma i suoi poteri si rivelano all'improvviso quando un misterioso ragazzo dai capelli grigi le ruba una delle sacre Reliquie del tempio. Inseguendolo, Oaive capiterà in una gelida terra dominata da uno stregone crudele, che ha ai suoi ordini un popolo di lupi. E per combatterlo, la giovane sacerdotessa dovrà fuggire nel più lontano passato, decisa ad interrompere un ciclo che si ripete sempre uguale, finché non verrà spezzato il Cerchio del Tempo…

Commento di Lunaria: Non ho letto molti Fantasy, ma questo lo metterei ai primi posti delle mie preferenze! Molto breve (104 pagine) a dimostrazione che per scrivere dei bei Fantasy non è necessario scimmiottare Tolkien (non avendone neanche le capacità!) Una storia originale, con temi quasi metafisici ("L'Eterno Ritorno" ma anche la "Reincarnazione" e comunque la storia si presta a più di una interpretazione), bellissime descrizioni di paesaggi incontaminati che fanno da sfondo alla vicenda (il lungo peregrinare di Oaive, che deve inseguire il Grigio, che le ha sottratto la Reliquia) e una figura femminile di giovane Sacerdotessa (anche se la tematica legata alle divinità compare in sintesi) che piacerà a chi ama i romanzi Fantasy a tinte Wicca Dianica.

Le pagine più belle:

Pagina 3 "Il mare d'inverno era freddo e grigio come le voci dei gabbiani che lo sorvolavano stridendo, ma all'estremità della baia su cui era affacciato il piccolo santuario l'acqua assumeva una livida tonalità verde marcio. (...) In fondo alla scalinata, sul ciglio dell'acqua, una fanciulla tirava in secco le reti per controllare ciò che la maree le avevano portato."

Pagina 4

"(...) Lei era la Signora del Santuario, la Sacerdotessa. (...) Il suo nome era Oaive, o così la chiamavano, un nome che evocava il suono del mare. Aveva diciassette anni, ma era stata scelta ancor prima di nascere."

Pagina 30 "Per il resto della giornata continuò ad attraversare la brughiera. Non trovò altri villaggi. Ma l'indomani, a mezzogiorno, individuò un agglomerato di case, e si tenne alla larga. (...) Fu costretta a sostenersi unicamente con quanto le offriva la terra; mangiava le aspre radici che scavava tra gli arbusti e beveva l'acqua amara dei ruscelli. La brughiera era di un colore verde cenere, con le macchie brune dei ginestroni bruciai dall'autunno e il viola ruggine dell'erica selvatica. Pioveva spesso, ma non a lungo. Il vello di pecora bastava a tenerla calda e quasi asciutta. All'alba e al tramonto recitava le preghiere del Rituale. Talvolta dimenticava una parola: era come se quel paesaggio alieno gliel'avesse divorata dalla mente. Il nono giorno vide su una collina i ruderi di una torre, circondata da un grappolo di capanne. Udiva i rintocchi di una campana: un suono lugubre, come di sepoltura." 

Pagina 32 "I funebri rintocchi della campana e i latrati dei cani le rimasero impressi nella mente per molte miglia ancora, quel giorno; e quella notte li ritrovò nel sogno, e per molte notti in seguito. Il paesaggio parve trasformarsi nel giro di una notte. Si era distesa a dormire tra l'erica e il mattino dopo la raggiata ruota del sole le mostrò all'orizzonte un'altura rocciosa, che saliva di gradone in gradone come la scala d'accesso alla casa di un gigante. (...) Alle sue spalle la brughiera si dissolveva in una confusa ombra verdastra; davanti a lei le rocce dirupavano in una pianura fitta di alberi, dove brillava, lontana, una grande striscia d'acqua: pareva una scheggia di specchio, con la superficie rigata di luce come un cesello d'argento."

Pagina 56 "Il dirupo scendeva in ampi gradoni verso la pianura sottostante, che la distanza e le ombre tingevano di una tonalità azzurro ardesia; lontano, verso nord, luccicava un'ansa speduta del fiume. Per il resto il paesaggio appariva vuoto e spoglio fino all'orizzonte: e qui sorgevano altre montagne, diverse da quelle che Oaive aveva valicato fino allora. (...) Dovevano essere immensamente alte, perché avevano le vette coperte dal candido fulgore delle nevi. (...) Sembravano spade con la punta intrisa di sangue bianco, ritte sull'impugnatura, protese verso il cielo (...) [Oaive] oltrepassava dei ruderi abbandonati. Qua e là spuntavano alberi, a fiancheggiare corsi d'acqua stagnante."

Pagina 57 "Spesso cadeva un nevischio sottile e vorticoso. La sera Oaive evocava il fuoco: la luce e il crepitio delle fiamme sembravano riverberarsi dappertutto, su tanta desolazione. (...) Trovò una specie di sentiero, un canalone di sassi e detriti, e cominciò a salire; ma subito si scatenò una violenta grandinata. (...) Un caos di rocce e macigni, con le cime più alte ancora imbiancate di neve e una fitta vegetazione che si insinuava tra le crepe come l'edera sulle macerie di un edificio."


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