I Tarocchi


Ho iniziato a studiare i Tarocchi quando avevo 14 anni. Comprai il primo mazzo in un'edicola-negozietto in centro città (se ricordo bene, per 15 mila lire...)  e ho letto un mucchio di libri su questo argomento... da quando ho un pc tutto mio ho iniziato anche a trascrivere ciò che leggo sui documenti word e quindi ho parecchio materiale... Colgo occasione per riportare qualcosa anche qui ^_^

Info tratte da


(1) Un' origine Egiziana dei Tarocchi?

L'opera di Oswald Wirth dedicata ai Tarocchi è la più famosa mai pubblicata su questo argomento. è noto infatti che Oswald Wirth, vissuto tra la seconda metà dell'Ottocento e primi del Novecento, fosse un iniziato. Affiliato alle principali società segrete, Wirth ebbe il merito di saper recepire e sintetizzare il pensiero e i principi delle più importanti correnti iniziatiche (Alchimia, Cabala, Massoneria...): Oswald Wirth riteneva di poter ricondurre l'insegnamento delle varie scuole esoteriche ad una matrice comune. Wirth esamina e spiega tutti gli aspetti occulti ed esoterici dei Tarocchi, risalendo alle origini della loro complessa simbologia e presentandone il lato alchemico, astrologico, magico-religioso, esoterico moderno.
"C'è qualcosa di incredibilmente affascinante nei Tarocchi", scrive Richard Cavendish, "grazie ad essi, si spalancano strane finestre su un mondo nel quale le cose non sono mai esattamente quelle che sembrano."
 Dell'identica opinione è Wirth, il quale esamina i Tarocchi con lo stesso atteggiamento di chi si appresta a interrogare un libro muto ma potenzialmente in grado di rispondere ad ogni domanda.
Gli Arcani Maggiori hanno fatto versare fiumi di inchiostro. Vi si è voluto scoprire il linguaggio geroglifico universale: l'egittomania della prima metà del secolo XIX pretendeva di identificare quei simboli ricorrendo allo Zodiaco di Denderah. In realtà sembra trattarsi di un insieme composito, in cui si accostano immagini di origine biblica (Angelo, Giudizio Finale, Torre, Diavolo) virtù (Giustizia, Forza, Temperanza) certi astri accompagnati da segni dello zodiaco (Luna con il Cancro, Sole con i Gemelli, Stella che sovrasta l'Acquario) le due grandi potenze dell'epoca (Papa e Imperatore) ciascuno abbinato ad una sposa, per necessità di simmetria.
Sull'Arcano che raffigura il Mondo si riconoscono i simboli dei quattro Evangelisti. Le allegorie dell'Amore e della Morte sono classiche.
L'Appeso, il Matto e la Ruota della Fortuna si incontrano nell'iconografia medioevale; l'Eremita con la sua lanterna ricorda Diogene. Il giovane che conduce il Carro ricorda senza dubbio Alessandro Magno. Nell'occultismo si attribuisce un'importanza capitale ai 22 Arcani o Chiavi o Trionfi che costituiscono nel loro complesso un trattato di alta filosofia esposto per immagini.
Lo scopo è fare parlare i Tarocchi, ma gli Arcani parlano seriamente a coloro che hanno imparato a comprenderli. Combinati in modo da rivelare agli spiriti perspicaci il segreto della loro interpretazione, essi portano alla scoperta dei misteri di un mondo estraneo alle ristrette considerazioni oggettive. Ma bisogna decifrarli. Come? Con quale metodo?
Fino al secolo XVIII, i Tarocchi furono considerati esclusivamente come vestigia di un'epoca barbara, e come tali privi di interesse. Nessuno vi faceva caso prima del 1781, data della pubblicazione del "Mondo Primitivo" di Court de Gebelin, opera in cui, nel tomo VIII, compare questo passo: "Se si sentisse annunciare che esiste ancora ai giorni nostri, un'Opera degli antichi egiziani, uno dei loro libri sfuggito alle fiamme che divorarono le loro biblioteche e che contiene la loro dottrina più pura su soggetti interessantissimi, tutti sarebbero indubbiamente ansiosi di conoscere un libro tanto prezioso e straordinario. Se si aggiungesse poi che questo libro è diffuso in gran parte dell'Europa, la sorpresa sarebbe certamente ancora più grande [...] eppure è verissimo, questo libro egiziano, il solo che ci rimanga, esiste ancora oggi: questo libro è il Gioco dei Tarocchi..."
Court de Gebelin afferma del tutto gratuitamente che l'origine dei Tarocchi è egiziana. A favore di questa origine egiziana si dichiararono anche Eteilla, che proclamò che i Tarocchi erano il più antico libro del mondo, opera di Ermete-Thot, e Christian, che nella sua "Storia della Magia" li collega ai Misteri di Osiride e alla Grande Piramide di Menfi, le cui pareti sono suddivise in 24 pilastri, 12 per parte, in 22 riquadri ornati da pitture geroglifiche: sono i prototipi dei Tarocchi. Ma questa fantomatica galleria nella piramide è ignota all'egittologia, la quale non ha mai rivelato la minima traccia di questo "libro murale" di Ermete, che gli ultimi iniziati avrebbero ricopiato quando, perseguitati dai cristiani, si preparavano a fuggire abbandonando il santuario.
Tutto ciò che possiamo concedere ai sostenitori di questa ipotesi è che le idee cui si ispirano i Tarocchi sono di un'antichità estrema. Se non come sostanza, almeno come forma, i Tarocchi si riconfermano come un originale incontestabile che non riproduce affatto modelli preesistenti.

Nota di Lunaria: per un'analisi femminile e moderna ai Tarocchi, vedi questo libro:


Nota di Lunaria: ovviamente esistono centinaia di modelli di Tarocchi o oracoli con carte: delle Dee, delle fate, fantasy, maya, egiziani, con animali ecc.



Il mio consiglio, però, è di evitare "quelli degli angeli" e in generale tutto ciò che è etichettabile come "wicca cristiana" o "new age" con madonne e angeli.
Questo perché è un simbolismo falso e fittizio, nonché fallico e misogino. Difatti non è possibile associare gli angeli (che nella bibbia, peraltro, hanno esclusivamente corpo maschile e mai femminile, e sono legati a vicende crude, come stermini e massacri) ai Tarocchi (al simbolismo tradizionale), men che meno usare "la madonna" in carte come La Papessa o l'Imperatrice. Penso che questo simbolismo cristiano sia assolutamente nefasto, negativo e nocivo per le donne, soprattutto per l'eredità storica grondante sangue e persecuzione, nonché per i loro concetti estremamente violenti, presuntuosi e misogini, insiti nel loro simbolismo, di donne servili, agnelli macellati, gente smembrata, un dio tiranno e sanguinario et similia. Boicottate i prodotti "esoterici" che "ci infilano dentro" le porcate cristiane, non vedo perché dobbiamo stare appresso a questa tenia maligna rivista anche in ambito esoterico. Anche perché sono convinta che i simboli cristiani abbiano davvero un influsso nefasto sulle donne e che non permettano loro di "sviluppare" i poteri mentali (immaginazione, velocità di ragionamento ecc.) Per cui il mio consiglio è di stare alla larga da Tarocchi o Oracoli o qualsiasi altra cosa esoterica che sia "mischiata" a roba cristiana!

(2) I Theraphim e l'influenza ebraica

Ciò che colpisce nei Tarocchi è il numero 22, che è esattamente il numero delle lettere dell'alfabeto ebraico.


Sappiamo che i grandi sacerdoti di Gerusalemme interrogavano l'oracolo dell'urim e del thumin con l'aiuto dei Theraphim, cioè simboli ideografici o geroglifici. Eliphas Lévi spiega che le consultazioni avvenivano nel tempio, sulla tavola d'oro dell'Arca santa, poi aggiunge "Quando il sommo sacerdozio smise di esistere in Israele, quando tutti gli oracoli del mondo tacquero alla presenza del Verbo fatto uomo che parlava attraverso la bocca del più popolare e del più dolce tra i saggi, quando l'Arca andò perduta, quando il santuario fu profanato e il tempio distrutto, i misteri dell'ephod e dei theraphim, che non erano più tracciati sull'oro e sulle pietre preziose, furono scritti o più esattamente raffigurati da saggi cabalisti sull'avorio, sulla pergamena, sul cuoio argentato o dorato e poi finalmente su semplici carte, che furono sempre sospette agli occhi della chiesa ufficiale, come se racchiudessero una chiave pericolosa dei suoi misteri. Da queste carte sono venuti i Tarocchi, la cui antichità, rivelata allo scienziato Court de Gebelin dalla stessa scienza dei geroglifici e dei numeri, ha suscitato più tardi la dubbiosa perspicacia e la tenace indagine di Eteilla."

Le notizie che possediamo sui Theraphim sono così vaghe (*) che è impossibile trarne quache conclusione. La Cabala era certamente ben nota agli autori dei Tarocchi: ma quegli artisti-filosofi non potevano appartenere al ceppo semitico che, ben lungi dall'incoraggiare un simbolismo artistico, ha sempre preferito legare le sue speculazioni astratte all'aridità delle lettere, dei numeri e delle figure geometriche. Il genio ariano, al contrario, si compiace della ricchezza dei colori e delle forme: ama le immagini ed è idolatra per natura. Sotto questo punto di vista la patria dei Tarocchi avrebbe potuto essere la Grecia, se l'Italia del Medioevo non fosse la sola a possedere i titoli incontestabili che le fanno attribuire l'invenzione delle carte da gioco. 

I simboli che caratterizzano le quattro quattordicine delle 56 carte estranee ai 22 Tarocchi veri e propri si riferiscono alle arti occulte e corrispondo alle lettere del Tetragramma divino: YHVH

Bastoni (y)  Bastone augurale o bacchetta magica, insegna di comando, scettro di dominazione virile, emblema della potenza generatrice maschile, il Padre.
Coppe (h) Coppa divinatoria, ricettività femminile, tanto intellettuale quanto fisica: la Madre
Spade (v) Spada dell'evocatore, arma che disegna una croce e ricorda l'unione feconda dei due principi maschile e femminile; fusione, cooperazione dei contrari; la spada simboleggia un'azione penetrante, come quella del Verbo o del Figlio

- Nota di Lunaria: ovviamente questa è la solita interpretazione cristiana! chi volesse un simbolismo femminile per la spada non ha che da scegliere le Dee induiste.

Denari (h) Disco pentacolare, segno d'appoggio della volontà, materia condensatrice d'azione spirituale: sintesi che riconduce la trinità all'unità Trinita o Tri-unità.

Nota di Lunaria: chi volesse, può rifarsi ad una Trinità Femminile: Lakshmi - Durga - Sarasvati, e per chi volesse, si può anche includere Balambika (la Bambina o la Fanciulla) e Dhumavati (la Crone, la Vecchia)
Allat - Al Uzza - Manat
Brigid (Triplice)
Morrigan (Triplice)
Ecate (Triplice)
Le Parche

Infine, concludiamo con Eliphas Lévi, un pensiero tratto da "Dogma dell'Alta Magia": "[i Tarocchi] è un'opera monumentale e singolare, semplice e forte come l'architettura delle piramidi, e di conseguenza duratura quanto le piramidi stesse; un libro che riassume tutte le scienze e le cui infinite combinazioni possono risolvere tutti i problemi; un libro che parla e fa pensare; ispiratore e regolatore di tutte le concezioni possibili; forse il capolavoro dello spirito umano e senza dubbio una delle cose più belle che ci ha lasciato l'Antichità; chiave universale, il cui nome è stato compreso e spiegato soltanto dallo scienziato illuminato Guillaume Postel; un testo unico i cui primi caratteri sono bastati a mandare in estasi lo spirito religioso di Saint-Martin, ed hanno reso la ragione al sublime e sventurato Swedenborg."
"è un'autentica macchina filosofica che impedisce allo spirito di smarrirsi, pur lasciandogli l'iniziativa e la libertà; è la matematica applicata all'assoluto, è l'alleanza del positivo all'ideale, è una lotteria di pensieri tutti rigorosamente esatti come i numeri; è forse, infine, quanto il genio umano ha mai concepito di più semplice e insieme di più grande."

(*) APPROFONDIMENTO SUI THERAPHIM

tratto da


Nella Genesi (31,19, 30-35) sono citati i misteriosi terafim, idoletti appartenenti a Labano, che Rachele aveva sottratto all'insaputa di Giacobbe, e nascostili nel basto del cammello, vi si era seduta sopra non appena si era accorta che Labano stava per entrare. Labano entrò, gettò tutto sottosopra ma non dubitò di Rachele, la quale si era scusata, in tono umile e sommesso, "Non si offenda il mio signore che non posso alzarmi in sua presenza perché mi capita il solito delle donne"


I Terafim erano probabilmente feticci in forme umane, itifallici gli uni, ostentanti il loro sesso gli altri, creduti magicamente capaci di favorire la fecondità. Si ricordi che Rachele si era, in Genesi 30,1 disperata in presenza di Giacobbe: "Dammi dei figli, o muoio".
Guglielmo Robertson Smith in "Kinship and Marriage in Early Arabia" ha rilevato che la primitiva famiglia semitica fosse matriarcale, non patriarcale, e l'autore rileva anche le sopravvivenze di tale assetto originario attraverso Genesi, Libro dei Giudici, Libri di Samuele, Salmi, Profeti. Varrà la pena di ricordare alcuni dei fatti più significativi dal Robertson addotti e illustrati. Con l'uso di designare col vocabolo che significa "madre" (em) il ceppo etnico, la razza, la comunità, e con quello significante "utero" (Rehem, in arabo Rahim, الرحيم) - Nota di Lunaria: tale termine, "Rahim", è diventato uno dei 99 nomi del dio islamico, nel significato di "estremamente misericordioso", e viene usato come formula di apertura per tutti gli scritti islamici, se non per il discorso parlato:


il legame di parentela. Eva (Hawwah, variazione fonetica di Hayy) significherebbe "gruppo a base matriarcale" per esteso, "madre di tutti i viventi".

Nota di Lunaria: Eva sarebbe ricalcata dalla Dea Heba(t)

Di particolare interesse sono le traccia dell'originaria appartenenza della tenda: la consumazione delle nozze avveniva nella tenda della donna, dove l'uomo si reca: il verbo "entrare" indicava entrare nella tenda nuziale, che era della donna, e entrare in lei, fisicamente.
Giacobbe entra nella tenda di Lia prima, e poi in quella di Rachele, come Isacco era entrato nella tenda di Sarah. è la futura moglie che invita e sollecita il futuro marito a varcare la soglia della sua tenda e a diventare suo ospite obbedendo a quello spirito di iniziativa che costituisce uno dei prestigi della donna nella società matriarcale.
Anche la storia di Debora (profetessa) e Giaèle che uccide Sisara pugnalandolo con un grosso chiodo nella tempia, nella sua tenda (come ripete il testo originale) dovrebbe indicare un residuo di matriarcato.
(Nota di Lunaria: comunque si tenga presente che la vicenda può essere intesa anche in senso erotico, come suggeriva Jonathan Kirsch: prima Sisara possiede la donna - coito o stupro - penetrandola con un vero pene; poi lei si vendica penetrandolo alla testa con un surrogato di fallo: il chiodo)
Probabilmente la soglia della tenda e l'"intima soglia femminea" (vagina) nel quale l'uomo penetrava, in entrambi i casi, vennero a coincidere. (ne parla anche Briffault)

 (3) Significati in sintesi

è possibile mettere a confronto i Tarocchi, evidenziando i significati in sintesi; tra parentesi, le mie aggiunte; sono anche riportate le lettere ebraiche:

















































 (4) Tarocchi e Zodiaco

Si possono collegare i Tarocchi allo Zodiaco.

Il 18° Arcano, quello della Luna ha un gambero, che corrisponde al Cancro, segno zodiacale assegnato al domicilio della Luna.
I due cani ricordano le costellazioni del Cane Maggiore e Cane Minore, i cui astri principali sono Sirio e Procione. Abbaiando, i due cani pretendono di obbligare la luna a mantenersi nella zona dell'elittica, i cui limiti sono contrassegnati da due torri che si levano ai punti dei solstizi.
L'Arcano del Sole presenta due personaggi che si abbracciano: sono i Gemelli; sono protetti da un muro di mattoni multicolori; curiosamente, i Babilonesi avevano, astrologicamente, un mese chiamato "mese dei mattoni".
Bisogna notare che il domicilio del Sole è collocato nel Leone e non nei Gemelli; il Sole dei Gemelli è comunque un sole vivificatore, al contrario del Sole nel Leone, che inaridisce e uccide.
L'undicesimo Arcano ci mostra il Leone domato dalla Vergine delle messi che pone fine al caldo eccessivo. La Vergine è anche rappresentata nel Tarocco dell'Imperatrice dove appare alata. (Nota di Lunaria: come Iside https://intervistemetal.blogspot.com/2018/12/iside.html, la Potnia Theron e Lilith)
è sempre la stessa Vergine che regge la Bilancia nell'Arcano 8. La costellazione zodiacale che in epoca romana ricevette il nome di Libra era stata assegnata dai greci allo Scorpione (le chele ricordano la forma della Bilancia)
Nota di Lunaria: si tenga presente che Dee celesti e non "legate alla Terra" come Ishtar o Maat presiedevano alla Giustizia.
L'Acquario invece appare nella carta della Temperanza: le due anfore nelle quali viene travasata l'acqua.
Gli altri segni sono più difficili da trovare; comunque, il mostro tifoniano della Ruota della Fortuna evoca l'immagine del Capricorno
o il Pesce-Capra dei Babilonesi: simboleggia le tenebre e il freddo del silenzio del solstizio d'inverno e per estensione, l'egoismo, il tradimento. è il principio che discende, mentre l'altro sale, ricordando la canicola, il calore del solstizio d'estate, la fedeltà.
Lo Scorpione si accorda con la carta della Torre nel suo aspetto nefasto, ritenuto responsabile di catastrofi. Per curiosità: la lettera ebraica ayin, (i) ricorda uno scorpione (Nota di Lunaria: per inciso, il suono i manca totalmente nella nostra lingua italiana, e penso anche nelle lingue europee di matrice latina/anglosassone: è un suono gutturale, tipicamente semita, molto difficile da imparare. Io ci sono riuscita dopo un po' a forza di ascoltare gli Almana Shchora...)
Il Sagittario è caratterizzato dall'arco e dalla freccia, che ritroviamo nella carta dell'Innamorato (arco e freccia sono in mano a Cupido)
L'Ariete si può collegare all'Arcano 5. Il numero 5 corrisponde alla Quintessenza, il cui mistero riconduce all'Unità i quattro Elementi



Il segno del Toro, in origine, potrebbe essere stato il primo segno dello Zodiaco: "Alpu" o "Alap" significano "bue" in assiro, e così pure "Aleph" (a) in ebraico (prima lettera dell'alfabeto). Ora, poiché a è associata al Bagatto, si può associare questo Arcano sia al Toro sia alla costellazione d'Orione: questa, infatti, traccia nel cielo la figura dell'Aleph-a
I Pesci si collegano all'Arcano 17 che ci mostra una donna china su un corso d'acqua (Nota di Lunaria: a me questa carta ricorda anche Melusina)



Il Carro ricorda il "Carro di Davide", meglio noto come l'Orsa Maggiore.
Il 21° Arcano, il Mondo rappresenta una giovane donna che corre dentro una ghirlanda. è il principio di fissità, che è in movimento unicamente per rimanere immobile al centro del turbine della vita universale. è la Stella Polare; la ghirlanda simboleggia lo Zodiaco, che è circolare.
Per quanto riguarda il Matto e la Papessa si possono collegare alle costellazioni dell'Orsa Minore e di Cefeo: il Re d'Etiopia porta un turbante con corona, che presenta analogie col Matto; inoltre, avanza verso l'Orsa che si può paragonare al cane che morde la gamba del Matto; il nero (colore del Re d'Etiopia) si addice anche alla Papessa, che corrisponde a Cassiopea, rappresentata velata e su un trono a baldacchino (Nota di Lunaria: spesso con la luna ai suoi piedi)
In sostanza, la Sacerdotessa (o Papessa) è Iside (scopiazzata ovviamente dai cattolici con la loro "madonna regina dei cieli" CLONATA da Iside/Ishtar/Astarte/Inanna/Kwan Yin)
Perseo si può rivedere nella figura dell'Appeso: troviamo qui un'allusione al potere del pensiero: momentaneamente impotente nell'Appeso, il pensiero agisce e trionfa sulla menzogna (Medusa) nella persona di Perseo (Nota di Lunaria: ovviamente questa è la visione patriarcale del mito di Medusa, che ha reso Medusa un mostro sconfitto dall'eroe patriarcale Perseo; Medusa in realtà era una Dea più antica, legata ai serpenti)
Ovviamente il Diavolo rappresenta Pan.
Il cigno di Leda, è Zeus, sotto forma di uccello, unitosi a Leda, dalla quale ha avuto Castore e Polluce; il cigno fecondatore fa pensare alla colomba dello "spirito santo", che si può vedere nell'Arcano del Giudizio, qui sotto forma di angelo che impregna la terra del soffio universale per provocare la schiusa dei germi che essa contiene. (Nota di Lunaria: la colomba era associata a Dee come Kupaba o Afrodite, comunque)
Il Drago può essere accostato all'Arcano Tredicesimo perché è un formidabile distruttore. Ercole è rappresentato dall'Imperatore.
Tutti gli arcani hanno trovato posto, tranne l'Eremita, che può essere accostato a Boote: questo nome ricorda i sette buoi il cui conduttore è immaginato essere un mietitore, sposo o padre della Vergine Erigone.

Simbolismo generale del planisfero greco: gli Antichi dividevano il Cielo in quattro regioni, consacrate ad un Elemento.
Alla Terra appartengono i segni zodiacali di Primavera: Ariete, Toro, Gemelli, più Orione e la Lepre, l'Auriga, la Capra, l'Orsa Maggiore e Minore.
Al Fuoco spettano i segni d'estate: Cancro, Leone, Vergine, più il Cane Maggiore e Minore che partecipano anche della natura terrestre come Boote-Mietitore, al quale il leone di Cerere ha fatto maturare le messi.
L'Aria è rappresentata dall'Aquila, dall'Avvoltoio, dal Cigno, che è nello stesso tempo anche acquatico (Nota di Lunaria: il cigno è associato anche a diverse Dee: Brigid, Sarasvati, Gayatri, Brahmani)



e da Pegaso, il cavallo alato che appartiene anche alla terra. All'Aria sono associati anche i segni dell'Autunno: Bilancia, Scorpione, Sagittario.
L'Acqua incomincia con il Capricorno, aereo per il suo essere capra che ama le vette, ma acquatico per la coda squamosa. L'Acquario e i Pesci completano i segni d'inverno. Vanno aggiunti anche Delfino, Balena, Fiume Eridano, che riconduce alla Terra.
Al centro, partendo da tutti gli elementi, ma soprattutto da Acqua e Fuoco, c'è il Drago del Polo (associato a Dee come Mazhu e Kwan Yin)
Accanto al Drago, Ercole, Ofiuco, Cefeo, Cassiopea, Perseo.

APPROFONDIMENTO SUL CAPRICORNO

tratto da



Il capricorno è talvolta associato al Dio della Luna, per esempio col nome Ta'lab presso i Sabei (*) che abitavano le regioni arabiche meridionali. Come segno dello zodiaco, in un primo momento nell'antico Oriente lo si chiamava "pesce-capra", era cioè un animale dell'acqua con la coda del pesce e le corna. Questo decimo segno dello zodiaco acquistò soltanto in un secondo tempo il suo nome attuale (greco: "Aigokéros", latino: "Capricornus")
L'imperatore Augusto, poiché era il suo segno zodiacale, lo fece incidere su alcune monete:



è ritenuto un segno saturnino e viene associato, come metallo, al piombo e al nero.
Il sole percorre questo segno nel periodo che va dal 21 dicembre al 19 gennaio, un periodo al quale viene attribuita una valenza positiva poiché inizia al solstizio d'inverno, quando le giornate cominciano ad allungarsi.
Tuttavia a causa dell'associazione, divenuta abituale in età cristiana, del caprone (**) con la figura del Diavolo, lo si guardò con una certa diffidenza e gli si attribuirono caratteristiche astrologiche quali l'errore, l'inganno, l'avarizia, la limitatezza ma anche ricchezza, riservatezza, concentrazione e la forza dovuta alla perseveranza. In quanto segno di terra che ha la sua "casa" in Saturno, esso governa le qualità originarie del "secco" e del "freddo", conformemente ai giorni invernali che sono soggetti a questo segno zodiacale.

(*) "Menzionati nella bibbia e nel corano. Era conosciuto fin dalla remota antichità pre-islamica; nell'Arabia del sud appaiono già nel I millennio a.c , i regni dei Minei, dei Sabei, dei Qataban di Hadramaut. Tra questi, il regno dei Sabei finì per assumere una posizione predominante. Ma nei vari passi coranici in cui si parla di loro si guarda soprattutto il profilo religioso, il sabeismo: adoravano divinità astrali o locali, protettrici di una determinata tribù. Taluni ricorrono anche nel corano come reminiscenze arcaiche." info tratte da



"Le iscrizioni sudarabiche danno indicazioni della vita religiosa dei Sabei e in particolare del loro pantheon che fa capo al Dio Lunare Almaqah, a una Dea solare Shams e a un Dio della stella Venere, 'Athtar. I documenti più antichi risalgono al secolo VIII a.c e presentano uno stato teocratico, governato da principi sacerdoti (mukarrib) e magistrati ereditari (kabir) e costituito da tribù raccolte in comunità religiose sotto il patronato di proprie divinità; Sirwah fu capitale di Stato, in seguito Marib e Zafar. Nel secolo III d.c Saba unifica sotto di sé lo Yemen; furono proprio gli attacchi etiopici, il giudaismo e il cristianesimo ad indebolirne il potere. Cadde sotto l'Etiopia nel 525."
Probabilmente erano guidati da una regina, attorniata da una corte di dignitari. Vedi la storia "della regina di Saba":
"Signori!," incalzò la Regina, "vogliate cortesemente dirmi il vostro parere. Nulla deciderò senza che ne siate testimoni." Rifletterono: "siamo genti di forza, gente di gran coraggio, ma l'ultima parola spetta a vostra maestà. A vostra maestà dunque compete dare gli ordini necessari."
Per maggiori informazioni, vedi la vicenda della Regina di Saba su questo libro:

(**) Il caprone era venerato presso i popoli politeisti; si pensava che il carro di Thor fosse trainato da caproni; il dio vedico del fuoco Agni cavalca un caprone. http://intervistemetal.blogspot.com/2018/04/il-caprone-1-i-veri-significati.html
http://intervistemetal.blogspot.com/2018/04/il-caprone-2-i-veri-significati.html
In epoca cristiana diventa un simbolo del Diavolo per la sua indomita lascivia; di contrasto, in un clima di pura sessuofobia misogina, gli viene associata la strega (la donna), anche se c'è da dire che il cristianesimo fa suo, peggiorandolo di molto, l'aneddoto di Erodoto, sul culto sessuale egiziano del Dio Caprone di Mendes (probabilmente, un Pan all'egiziana, anche se è più probabile che non fosse un caprone, ma un ariete); nei bestiari medioevali si scriveva che "il sangue del caprone è tanto ardente che può sciogliere il diamante"!
Comunque, nell'Induismo, la capra nera è anche associata a Meldi Maa



e nell'Afghanistan politeista era diffuso il culto delle capre, nonché diverse Dee (della fertilità, soprattutto) con le corna e/o che cavalcano animali dalle lunghe corna;



La capra era associata anche a Giunone e all'Uni Etrusca.

(5) Tarocchi e Alfabeto Ebraico



Il numero 22 collega gli Arcani alle lettere dell'alfabeto ebraico. è una ragione sufficiente per considerare i Tarocchi ispirati dalla forma delle lettere all'alfabeto sacro dei cabalisti?
Il torso inclinato del Bagatto
traccia un'Aleph (a) con le braccia del personaggio.
Il re che precipita dall'alto della Torre ricorda la forma dell'ayin (i)
Si è voluta vedere una heth (x) nella bilancia della Giustizia
Occorre tuttavia buona volontà per vedere la testa, il braccio destro e la lanterna dell'Eremita nella teth  
La gola aperta del leone domato dalla Forza disegna bene una caph (k) ma rovesciata.
In quanto alle gambe dell'Appeso, volendo riproducono il movimento della lamed (l)
 Curvandosi sulla falce, la Morte traccia più nettamente la sagoma della mem (m)
Le braccia della Temperanza tracciano veramente una nun? (n)

Sotto questo aspetto, la giovane donna delle Stelle (o La Stella) può riflettersi nella phe (p)
E il gambero della Luna non potrebbe trovare corrispondenza nella tsade? (j)
Se questi accostamenti sono giustificati, contribuiscono a riconfermare l'origine medioevale dei Tarocchi, poiché si ricollegano alle forme calligrafiche dell'ebraico quadrato e non a quello degli alfabeti palestinesi più antichi.


Nota di Lunaria: per curiosità, aggiungo l'alfabeto arabo, la cui fonetica ricorda in alcune parti quella ebraica:




Qui trovate un approfondimento: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/04/israele-esoterico-2-alfabeto-e-spirito.html
(a dir la verità ho anche fatto uscire uno scritto sui significati esoterici delle lettere arabe, ma non ho completato tutto l'alfabeto... anche perché me la cavo di più con l'alfabeto ebraico che non con quello arabo, anche perché mi piace di più l'ebraico che non l'arabo quindi dedico più tempo al primo che non al secondo... inoltre, purtroppo non ho una connessione illimitata e questo significa che NON posso riportare tutto quanto ho fatto uscire gli anni precedenti, almeno non nell'immediato... ma che riporto solo gli argomenti più utili o comunque che mi interessano di più... diciamo in sintesi che anche l'alfabeto arabo, come l'ebraico, si presta ad una speculazione esoterica-mistica per ciascuna lettera. A mio parere l'interpretazione più interessante è quella per la lettera Alif, la prima lettera, quella che sembra una stanghetta, perché si ricollega ad Iblis, cioè a Satana. Magari lo riporterò come prossimo argomento...)

Sui Tarocchi, vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/search?q=tarocchi







Concludo riportando una vera perla di saggezza, il commentino cristiano ai Tarocchi...



Capito? Leggere i Tarocchi è un'invocazione a Satana
e significa emanciparsi da dio


Sempre fini conoscitori dell'Esoterismo, questi cristiani...








Altri approfondimenti: Tarocchi e Astrologia

Secondo l'Astrologia, quando si crea un oroscopo personalizzato, la volta celeste viene divisa in 12 Case, cioè 12 settori che rappresentano i vari aspetti della vita di ogni persona.

Le carte si dispongono così:


Ci si appresta a leggere gli Arcani: ciascuna Carta rappresenta un aspetto della vita del consultante
1) La Prima Casa (Ariete) : rappresenta l'Io e l'immagine che si ha di se stessi.
2) La Seconda Casa (Toro): vita materiale e finanziaria.
3) La Terza Casa (Gemelli): comunicazione con gli altri.
4) La Quarta Casa (Cancro): casa e famiglia.
5) La Quinta Casa (Leone): piacere e creatività.
6) La Sesta Casa (Vergine): lavoro e dovere.
7) La Settima Casa (Bilancia): amore.
8) L'Ottava Casa (Scorpione): trasformazione: nascita e morte o aspetti della vita in transizione.
9) La Nona Casa (Sagittario): nuovi orizzonti ed esperienze. Come il consultante conosce il mondo (viaggi, religione, istruzione)
10) La Decima Casa (Capricorno): obiettivi ed ambizioni. Rappresenta la direzione che sta prendendo la vita del consultante.
11) L'Undicesima Casa (Acquario): rapporti sociali.
12) Dodicesima Casa (Pesci): misticismo e psicologia, legame con il Divino.

Ogni carta rappresenta un aspetto della vita del consultante; alcune carte potrebbero rappresentare aspetti negativi e controversi.
Il Metodo Astrologico permette di fare un bilancio complessivo della vita e aiuta a capire come orientarsi e come procedere. 


Il Metodo della Corona d'Oro: è un metodo utile per esaminare una situazione nei suoi aspetti più generali e per rispondere ai quesiti.
Il consultante deve mischiare le carte, quindi le "tagli" usando la mano che non usa per scrivere. Il cartomante da queste carte "tagliate" ne estrae 5 e le dispone così:


Il cartomante procede quindi ad interpretare ogni singola carta tenendo conto della posizione dove si trova la singola carta e facendo una sintesi.
1) Questa carta rappresenta un evento legato al passato che è stato la causa della situazione attuale o che la influenza con forza.
2) Questa carta rappresenta il presente.
3) Questa carta è l'ostacolo che deve essere superato per progredire in modo positivo. L'ostacolo può essere un atteggiamento sbagliato del consultante o un impedimento esterno.
4) Questa carta rappresenta l'evolversi del futuro: è una possibilità di evoluzione. La carta rappresenta anche un obiettivo del consultante oltre che l'evento che potrebbe accadere.
5) La quinta carta viene interpretata solo dopo tutte le altre; rappresenta ciò che si può apprendere dalla situazione attraverso l'esperienza fatta. Il punto fondamentale è che, indipendentemente da come sarà il futuro, il fatto stesso di affrontare un ostacolo è un momento di crescita.
Nell'esempio preso in esame:
1) L'Imperatrice > protezione, maternità: una figura amica ha difeso e protetto il consultante.
2) Il Sole > armonia, chiarezza: forse il consultante è in un momento buono, ma la troppa luce del Sole non gli permette di vedere alcune cose nascoste.
3) La Torre > perdita, allontanamento, crollo: forse una delle sue difficoltà è quella di avere l'io troppo al centro, di non sapere ascoltare gli altri.
4) Il Papa > guida, dogmatismo, tradizione: forse il consultante dovrebbe imparare consiglio e saggezza, oltre che tradizione.
5) La Morte > trasformazione, mutamento radicale: la carta della Morte indica una trasformazione subitanea, irreversibile, un taglio netto col passato. Questa carta insegna che a volte è utile cambiare strada, anche se non si è costretti. Forse identifica anche una paura del consultante al cambiamento. Si può far riflettere il consultante se sia meglio un cambiamento progressivo o uno immediato.
Il futuro può essere visto come un obiettivo verso cui tendere o come qualcosa da costruire; il cartomante non deve intendere gli eventi come situazioni in cui si vince o si perde, anche se un obiettivo non viene raggiunto una persona può ugualmente migliorare se stessa e imparare qualcosa.


Variante

Di fronte all'ostacolo, il consultante potrebbe essere interessato a comprendere quali siano gli altri ipotetici futuri.
In tal senso, si estrarrà una carta, denominata "4B", da andare ad affiancare alla quarta carta:



 L'interpretazione di tutte le altre carte resta immutata, quella delle due quarte carte cambia così:
I. Carta 4: Il futuro non è più visto come un obiettivo. Il consultante si trova di fronte a un bivio. Se l'ostacolo viene superato, questo è il futuro che attende il consultante.
II. Carta 4B: il futuro, se l'ostacolo non viene superato. L'interpretazione di questa carta comunque non deve necessariamente assumere una valenza negativa. La Giustizia infatti non è una carta negativa.
Questa variante evidenzia il bivio di fronte al quale il consultante si trova. Il cartomante deve cercare di mostrare due futuri paralleli senza pregiudizi. Valutando due possibilità che gli si presentano, il consultante potrà compiere una scelta migliore.

L'Orlando Furioso: riassunto

Diciamo la verità: il Rinascimento non è molto citato nella musica Metal... Effettivamente non sono così specialista di Power Metal (o Epic) per sapere se qualche band (magari di ispirazione cristiana) ha mai fatto un concept album dedicato ai Paladini... Probabilmente qualche band di Power o White Metal l'avrà anche fatto, ma io mi ricordo solo i Thy Majestie e il loro cd dedicato a Giovanna d'Arco, e niente più.

Mi informerò meglio, quando avrò più tempo per la connessione internet, perché sarei curiosa di trovare qualche band che abbia pensato di dedicare un concept album o qualche canzone al poema cavalleresco italiano. Che ovviamente, per i nostri standard attuali, è piuttosto anacronistica come letteratura, sia per ideali, sia per linguaggio. Io tuttavia riesco ad apprezzarla a piccole dosi (*) e mi ci dedico di tanto in tanto. Sono tutte atmosfere che si sposano a meraviglia con certo Power\Epic Metal.

(*) Ovviamente non mi interessano le celebrazioni tronfie e vanagloriose del cristianesimo! Mi piace il linguaggio, come gli autori hanno reso la metrica, non certamente le trame inneggianti a crociate e trionfi della croce!

Intanto qui riporto un riassunto sull'"Orlando Furioso" di Ariosto (anche se a dir la verità tra Ariosto e Tasso prediligo il Tasso!) 


Leggetelo con sottofondo di Lordian Guard!
https://www.youtube.com/watch?v=N9S2dKq3qk4 


RIASSUNTO DELL'ORLANDO FURIOSO (e qui trovate le meravigliose immagini https://intervistemetal.blogspot.com/2023/09/ariosto-in-edizione-lussuosa.html )

Mentre Carlo VIII scendeva in Italia, il Boiardo interrompeva l'"Orlando Innamorato" al canto nono, ottava ventiseiesima, del libro terzo. Il poema rimaneva sospeso al momento culminante dello scontro tra Mori e Cristiani. Qui si innesta la "gionta" dell'Ariosto, iniziata verso il 1505 e apparsa a stampa nel 1516 col titolo di "Orlando Furioso". A questa seguì una seconda edizione; la terza ne ampliava il poema, da 40 a 46 canti (4842 ottave). Con questo poema la civiltà letteraria del Rinascimento toccava il suo vertice espressivo e, per ripetere un giudizio del Carducci, la lingua toscana diveniva italiana.

L'intreccio dell'"Orlando" è riassunto nelle strofe prima, seconda e quarta (la terza contiene la dedica al cardinale Ippolito). Sfondo delle diverse vicende la guerra tra Carlo Magno e Agramante, re dei Mori d'Africa, passato in Francia per vendicare la morte del padre Troiano.

"Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l'ire e i giovenil furori
d'Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano."

Tra battaglie ed amori, spicca la figura del conte Orlando che, cosa incredibile, impazzisce per amore:

"Dirò d'Orlando in un medesimo tratto
cosa non detta in prosa mai né in rima:
che per amor venne in furore e matto,
d'uom che sì saggio era stimato prima."

Parallela alla storia del conte, quella di Ruggiero, il più cavalleresco degli eroi pagani, progenitori della casa d'Este: è l'omaggio d'obbligo a Ippolito e Alfonso.

"Voi sentirete fra i più degni eroi,
che nominar con laude m'apparecchio,
ricordar quel Ruggier, che fu di voi
e de' vostri avi illustri il ceppo vecchio"

Gli antefatti da cui muove il "Furioso" sono presto detti: Orlando era da tempo innamorato di Angelica e per il suo amore aveva compiuto avventure mirabili. Simili sentimenti verso la fanciulla li nutriva anche Rinaldo.

"Orlando, che gran tempo inamorato
fu de la bella Angelica, e per lei
in India, in Media, in Tartaria lasciato
avea infiniti et immortal trofei,
in Ponente con essa era tornato,
dove sotto i gran monti Pirenei
con la gente di Francia e de Lamagna
re Carlo era attendato alla campagna"

"Nata pochi dì inanzi era una gara
tra il conte Orlando e il suo cugin Rinaldo;
che ambi avean per la bellezza rara
d'amoroso disio l'animo caldo."

Carlo Magno pensò di sfruttare la rivalità tra i due cugini, proponendo Angelica come premio al migiore in campo.

"Carlo [...] questa donzella, che la causa n'era,
tolse, e diè in mano al duca di Bavera;
in premio promettendola a quel d'essi
ch'in quel conflitto, in quella gran giornata,
degli infideli più copia uccidessi

La sorte delle armi fu contraria all fede; della sconfitta fa tesoro Angelica, fuggendo in groppa a Baiardo, il fedele destriero di Rinaldo. Il paladino la insegue, ma rimane attardato da un duello con lo spagnolo Ferraù.

"Come l'avremo in potestate, allora
di ch'esser de' si provi con la spada:
non so altrimenti, dopo un lungo affanno,
che possa riuscirci altro che danno.
Al pagan la proposta non dispiacque:
così fu differita la tenzone
[...] Oh gran bontà de' cavalieri antiqui!
Eran rivali, eran di fé diversi,
e si sentian degli aspri colpi iniqui
per tutta la persona anco dolersi;
e pur per selve oscure e calli obliqui
insiem van senza sospetto aversi. [...]
E come quei che non sapean se l'una
o l'altra via facesse la donzella
(però che senza differenzia alcuna
apparia in amendue l'orma novella)
si messero ad arbitrio di fortuna,
Rinaldo a questa, il Saracino a quella.
Pel bosco Ferraù molto s'avvolse,
e ritrovossi al fine onde si tolse."

Angelica trova modo di accompagnarsi a Sacripante, re di Circassia, che accetta di scortarla in Oriente, persuaso di dolci compensi. Sulla loro via transita un cavaliere misterioso, che unisce all'aspetto gagliardo un'eleganza piuttosto civettuola e sospetta di femminilità. Lo scontro è inevitabile: Sacripante ha la peggio. Angelica lo conforta, ma invano: per il saracino lo scorno è troppo grave, soprattutto quando scopre di essere stato scavalcato da una donna: Bradamante.

Un incontro tra Rinaldo e Sacripante si tramuta in un duello, che consente ad Angelica un nuovo dirottamento: si imbatte in un lascivo eremita che evoca un demonio per distrarre i duellanti. Rinaldo finisce al campo cristiano e da Carlo viene spedito in Inghilterra in cerca di alleati. Il poeta accompagna la nave del paladino al largo e l'abbandona in mezzo ai flutti in tempesta, per tornare a Bradamante, sulle piste dell'amato Ruggiero. Presso una fonte la bella guerriera incontra Pinabello; con lui si avvia al castello del mago Atlante dove Ruggiero è prigioniero. Il traditore, riconosciuta nel cavaliere la figlia del nemico Amone di Chiarmonte, la butta in una spelonca. Ma l'eroina non può morire: è attesa dalla maga Melissa.

Laggiù, in una tomba marmorea, giace l'anima del mago Merlino, che predice a Bradamante la stirpe degli eroi che discenderà da lei e Ruggiero; esorta Bradamante a liberare l'amato: vi riuscirà sottraendo a un nano, Brunello, un anello che rende invisibili.


Il castello di Atlante sorge inaccessibile su un colle; l'incantatore scende a valle su un cavallo alato, l'ippogrifo, e armato di armi magiche.

"Non stette molto a uscir fuor de la porta
l'incantator, ch'udì 'l suono e la voce.
L'alato corridor per l'aria il porta
contra costei, che sembra uomo feroce.
La donna da principio si conforta,
che vede che colui poco la nuoce:
non porta lancia né spada né mazza,
ch'a forar l'abbia o romper la corazza.
[...] Non è finto il destrier, ma naturale,
ch'una giumenta generò d'un grifo:
simile al padre avea la piuma e l'ale,
li piedi anteriori, il capo e il grifo;
in tutte l'altre membra parea quale
era la madre, e chiamasi ippogrifo:
che nei monti Rifei vengon, ma rari,
molto di là dagli agghiacciati mari.


Bradamante lo sfida a battaglia e, aiutata dall'anello, lo vince: si trova davanti a un vecchio supplice e piangente che dice di aver costruito il castello per impedire che si compia il triste destino di Ruggiero: gli astri predicevano che la morte avrebbe seguito a breve distanza il battesimo.


"La donna in terra posto già l'avea:
se quel non si difese, io ben l'escuso;
che troppo era la cosa differente
tra un debol vecchio e lei tanto possente.
[...] un venerabil vecchio in faccia mesta
vede esser quel ch'ella ha giunto alla stretta,
che mostra al viso crespo e al pelo bianco
età di settanta anni o poco manco.
[..] La donna di sapere ebbe disio
chi fosse il negromante, et a che effetto
edificasse in quel luogo selvaggio
la ròcca, e faccia a tutto il mondo oltraggio.
Né per maligna intenzione, ahi lasso!
(disse piangendo il vecchio incantatore)
feci la bella ròcca in cima al sasso,
né per avidità sono rubatore;
ma per ritrar sol dall'estremo passo
un cavalier gentil, mi mosse amore"


La donna e il prigioniero risalgono la china; giunti a castello, il mago spezza alcuni vasi e sul colle deserto  rimangono solo cavalieri e fanciulle, queste ultime non troppo liete della libertà senza agi. La resa incondizionata di Atlante si rivela però solo apparente. Riappare a un tratto l'ippogrifo, che si posa docile accanto a Ruggiero. Appena l'eroe è in groppa, si innalza e dilegua all'orizzonte. Rinaldo giunto in Bretagna, si inoltra nella selva dove erravano in cerca di avventura i cavalieri della Tavola Rotonda. Trova ospitalità in una badìa. Dai frati viene a sapere di una donzella condannata al rogo, a meno che qualcuno non provi la sua innocenza. Il paladino ne accetta la difesa in nome della cavalleria e dei diritti femminili: perché alla donna non è concesso di amare secondo le regole riconosciute all'uomo? Combatte, libera l'innocente e punisce i colpevoli (canti V-VI)
L'ippogrifo porta Ruggiero in un'isola speduta (canto VI).

Quello ippogrifo, grande e strano augello,
lo porta via con tal prestezza d'ale,
che lascieria di lungo tratto quello
celer ministro del fulmineo strale.
(...) Poi che l'augel trascorso ebbe gran spazio
per linea dritta e senza mai piegarsi,
con larghe ruote, omai de l'aria sazio,
cominciò sopra una isola a calarsi;
pari a quella ove, dopo lungo strazio
far del suo amante e lungo a lui celarsi,
la vergine Aretusa passò invano
di sotto il mar per camin cieco e strano.


L'eroe lega il cavallo a un mirto, ma un lamento lo scuote;

Tra le purpuree rose e i bianchi gigli,
che tiepida aura freschi ognora serba,
sicuri si vedean lepri e conigli,
e cerci con la fronte alta e superba,
senza temer ch'alcun gli uccida o pigli,
pascano o stiansi rominando l'erba;
saltano i daini e i capri isnelli e destri,
che sono in copia in quei luoghi campestri.
(...) Ruggier con fretta de l'arcion si sferra,
e si ritruova in su l'erboso smalto;
tuttavia in man le redine si serra,
che non vuol che'l destrier più vada in alto:
poi lo lega nel margine marino
a un verde mirto in mezzo un lauro e un pino.
(...) dentro risuona e con strepito bolle
tanto che quel furor truovi la via;
così murmura e stride e si corruccia
quel mirto offeso, e al fin apre la buccia.
Onde con mesta e flebil voce uscìo
espedita e chiarissima favella,
e disse (...) Al primo suon di quella voce torse
Ruggiero il viso, e subito levosse;


nella pianta è chiuso il paladino Astolfo. La maga Alcina, innamorata di lui, l'aveva creato signore dell'isola; poi, passata a un altro amore, l'aveva trasformato in mirto.


Il nome mio fu Astolfo: e paladino
era di Francia, assai temuto in guerra:
d'Orlando e di Rinaldo era cugino,
la cui fama alcun termine non serra (...)
Alcina i pesci uscir facea de l'acque
con semplici parole e puri incanti.
Con la fata Morgana Alcina nacque,
io non so dir s'a un parto o dopo o inanti.
Guardommi Alcina; e subito le piacque
l'aspetto mio, come mostrò ai sembianti:
e pensò con astuzia e con ingegno
tormi ai compagni; e riuscì il disegno.
(...) Alcina in gran delizie mi tenea,
e del mio amore ardeva tutta quanta;
né minor fiamma del mio core accese
il veder lei sì bella e sì cortese.
(...) Io da lei altretanto era o più amato:
Alcina più non si curava d'altri;
ella ogn'altro suo amante avea lasciato,
ch'inanzi a me ben ce ne fur degli altri.
(...) Quando credea d'esser felice, e quando
crede ch'amar più mi dovesse Alcina,
il cor che m'avea dato si ritolse,
e ad altro nuovo amor tutta si volse.
(...) Non era stato oltre a duo mesi in regno,
ch'un novo amante al loco mio fu assunto.
Da sé cacciommi la fata con sdegno,
e da la grazia sia m'ebbe disgiunto:
e seppi poi, che tratti a simil porto
avea mill'altri amanti, e tutti a torto.
E perché essi non vadano pel mondo
di lei narrando la vita lasciva,
chi qua chi là. per lo terren fecondo
li muta, altri in abete, altri in oliva,
altri in palma, altri in cedro, altri secondo
che vedi me su questa verde riva;
altri in liquido fonte, alcuni in fiera,
come più agrada a quella fata altiera.


Ruggiero si avvia al regno di Logistilla, figlia di Amore, sorella di Alcina e simbolo della Ragione; ma ecco apparire Alcina. (canto VII)

Seco pensava come nel paese
di Logistilla a salvamento andasse
(...) La bella Alcina venne un pezzo inante,
verso Ruggier fuor de le prime porte,
e lo raccolse in signoril sembiante,
in mezzo bella ed onorata corte.


Bradamante è subito dimenticata: non per incostanza, ma per magia.

Di persona era tanto ben formata,
quanto me' finger san pittori industri;
con bionda chioma lunga ed annodata:
oro non è che più risplenda e lustri.
Spargeasi per la guancia delicata
misto color di rose e di ligustri;
di terso avorio era la fronte lieta,
che lo spazio finia con giusta meta.
(...) Bianca nieve è il bel collo, e 'l petto latte;
il collo è tondo, il petto colmo e largo:
due pome acerbe, e pur d'avorio fatte
(...) La bella donna [Bradamante] che cotanto amava,
novellamente gli è dal cor partita;
che per incanto Alcina gli lo lava
d'ogni antica amorosa sua ferita.


Lo smarrimento però ha breve durata: sopraggiunge Melissa con l'anello fatato avuto da Bradamante e il mondo incantevole di Alcina si dissolve. Lei stessa appare ora vecchia orribile e ripugnante.

Così Ruggier, poi che Melissa fece
ch'a riveder se ne tornò la fata
con quell'annello inanzi a cui non lece
(...) invece de la bella, che dianzi avea lasciata,
donna sì laida, che la terra tutta
né la più vecchia avea né la più brutta.
Pallido, crespo e macilente avea
Alcina il viso, il crin raro e canuto,
sua statura a sei palmi non giungea
ogni dente di bocca era caduto.


L'eroe fugge verso il regno di Logistilla. Mentre Alcina lo insegue, Melissa annulla gli incantesimi e libera i prigionieri: al duca Astolfo è restituita la lancia d'oro che disarciona al solo contatto. Entra così attivamente sulla scena il fantasioso paladino, pronto per le più incredibili avventure (canto VIII)
Angelica, sfuggita per caso alla lussuria dell'eremita, cade prigioniera dei pirati di Ebuda, che la espongono su uno scoglio, come offerta sacrificale per un feroce mostro marino.
"Oh se l'avesse il suo Orlando saputo".


Passando una lor fusta a terra a terra
inanzi a quella solitaria riva
dove fra sterpi in su l'erbos terra
la sfortunata Angelica dormiva,
smontaro alquanti galeotti in terra
per riportarne e legna ed acqua viva;
e di quante mai fur belle e leggiadre
trovaro il fiore in braccio al santo padre.

Oh troppo cara, oh troppo eccelsa preda
per sì barbare genti e sì villane!
(...) La bella donna, di gran sonno oppressa,
incatenata fu prima che desta.
(...) Al mostro fu condotta finalmente,
piangendo dietro a lei tutta la gente.
Chi narrerà l'angosce, i pianti, i gridi,
l'alta querela che nel ciel penetra?
maraviglia ho che non s'apriro i lidi,
quando fu posta in su la fredda pietra,
dove in catena, priva di sussidi,
morte aspettava abominosa e tetra.
Io nol dirò; che sì il dolor mi muove,
che mi sforza voltar le rime altrove
e trovar versi non tanto lugubri,
fin che'l mio spirto stanco si riabbia.


Il paladino entra in azione. Dopo una notte insonne e inquieta...

Oh infelice! Oh misero! che voglio
se non morir, se 'l mio bel fior colto hanno?
(...) Così, piangendo forte e sospirando,
seco dicea l'addolorato Orlando.
(...) Misero me! chi ha cangiata mia dolcezza in tosco?
Ode la donna sua che gli domanda,
piangendo, aiuto, e se gli raccomanda.
(...) A questo orribil grido risvegliossi
e tutto pien di lacrime trovossi.


...abbandona il campo, solo con il fedele Brigliadoro.


Da mezza notte tacito si parte,
e non saluta e non fa motto al zio;
né al fido suo compagno Brandimarte.


La sua partenza sorprende e sdegna Carlo, che ordina a Brandimarte di raggiungerlo e persuaderlo al ritorno.

Con suo gran dispiacere s'avede Carlo
che partito la notte è 'l suo nipote


Brandimarte ubbidisce senza avvertire l'amata Fiordiligi, illudendosi di un ritorno in giornata.

A Fiordiligi sua nulla ne disse,
perché 'l disegno suo non gl'impedisse


Passa un mese, e la donna parte alla ricerca del marito che non ritorna.

E poi ch'ella aspettato quasi un mese
indarno l'ebbe, e che tornar nol vide,
di desiderio sì di lui s'accese,
che sì partì senza compagni o guide;
e cercandone andò molto paese


La primavera vede Orlando in Normandia. Qui sente voci sul mostro e temendo per Angelica salpa per Ebuda.

(...) per distrugger quell'isola d'Ebuda,
che, di quante il mar cinge, è la più cruda.
(...) e quante donne può pigliar, vivanda
tutte destina a un animal vorace
che viene ogni dì al lito, e sempre nuova
donna o donzella, onde si pasca, truova;
che mercanti e corsar che vanno attorno,
ve ne fan copia, e più delle più belle.
Ben potete contare, una per giorno,
quante morte vi sian donne e donzelle.


Una tempesta spinge la nave alle foci della Schelda dove l'infelice Olimpia è in difficoltà: interviene il conte, la rende al fidanzato Bireno e riparte.
 


AGGIORNAMENTO: l'ho trovata, una band christian power metal italiana!!!! 
pure visti in cd al mercatino dell'usato... quasi quasi... ;) così me li metto come sottofondo quando mi leggo l'Ariosto!!!




Qui trovate i dipinti e le incisioni più belle: https://intervistemetal.blogspot.com/2020/07/altra-arte-rinascimentale.html