Le Streghe e i Fichi (Fiaba del Folklore Lombardo)


"Gh'era ona vòlta on vegg che 'l gh'aveva tri fioeu", C'era una volta un vecchio che aveva tre figli.

Erano gente povera, che faceva fatica a sbarcare il lunario mettendo insieme il pranzo con la cena.

Un giorno il vecchio chiamò il figlio maggiore.

"I fichi dell'orto sono maturi. Cogli i più belli, mettili in un cestino e portali al re. Chissà che non ti faccia un bel regalo, magari qualche moneta d'oro che metta fine alle nostre miserie."

Il ragazzo andò nell'orto, scelse i fichi più grossi e maturi, e col cestino infilato in un bastone si mise in cammino.

La strada passava accanto alla casa di quattro streghe, quattro vecchie curiose che trascorrevano le giornate alla finestra a spiare i viandanti. Non appena videro il ragazzo da lontano, gli chiesero in coro "Che cosa c'è in quel cestino?"

"Nagòtt per vialter!", "Niente per voi", disse il ragazzo.

E continuò per la sua strada.

Le streghe erano furibonde. Sbatterono le imposte e gridarono in coro: "Ti te di' nagòtt, e te gh'avaré nagòtt!" "Niente hai detto, e niente avrai!"

Per niente preoccupato dalla minaccia, il ragazzo continuò a camminare, e giunto al palazzo del re chiese di essere ricevuto per offrire un dono. Il re, incuriosito, lo ricevette subito.

"Che cosa mi porti?"

"I fichi più dolci e più grossi del regno, Maestà."

Ma quando aprì il cestino, era completamente vuoto!

Il re, credendosi gabbato, si infuriò e ordinò di dare bastonate all'impostore, che tornò a casa a mani vuote e pieno di lividi.

"Cosa ti è successo?", chiese il padre.

E lui raccontò tutto, ma non l'incontro con le streghe. 

Il padre si arrabbiò, per la figuraccia fatta col re. Poi si calmò.

Chiamò il secondogenito e gli ordinò:

"Riempi un cestino di fichi ben maturi e portali al re. E speriamo che tu sia più fortunato di tuo fratello."

Il ragazzo partì, e si trovò anche lui a passare sotto la finestra delle streghe.

"Che cosa c'è in quel cestino?"

"Nagòtt per vialter!"

Le streghe si infuriarono e risposero come avevano fatto al fratello.

Quando il ragazzo presentò il cestino al re, lo trovò vuoto.

E siccome il re si infuriò ancora di più, raddoppiò il numero di bastonate.

Il ragazzo tornò a casa e il padre chiamò il terzo figli.

"I tuoi fratelli non hanno combinato niente; tocca a te rimediare. Se per caso fallisci, non tornare più a casa."

Il ragazzo riempì il cestino con i fichi più belli e si mise in cammino.

Strada facendo si chiedeva che cosa avessero fatto di male i fratelli. Perché il re, in cambio di fichi, distribuiva bastonate?

Stava ancora riflettendo quando si trovò davanti alla casa delle streghe che come al solito stavano affacciate alla finestra.

"Che cosa c'è in quel cestino?", chiesero.

"I più bei fichi del nostro orto. Li porto al re."

"Non li faresti assaggiare anche a noi, povere vecchie?"

"Volentieri, servitevi pure!"

Le streghe si presero solo un fico per ciascuna e ringraziarono.

Il ragazzo arrivò e giunse a palazzo reale, e scoprì il cestino al cospetto del re.

Il re gradì molto e dette delle monete d'oro al ragazzo che tornò a casa sua.

Quando ripassò sotto la casa delle streghe, si sentì chiamare. "Sei stato gentile con noi, perciò vogliamo ricompensarti: ognuna di noi ti farà un regalo che potrà esserti utile un giorno se ti troverai nei guai."

La prima strega gli offrì una pagnotta che per quanto se ne mangiasse, non diminuiva di un grammo; la seconda gli offrì un pezzo di formaggio che più se ne gustava, più cresceva, la terza un fiasco di vino che non si vuotava mai e l'ultima gli regalò uno zufolo che faceva ballare chiunque, anche chi non ne avesse voglia.

Con questi doni, il giovane decise di andare in giro per il mondo, prima di tornare a casa. Camminò per montagne e pianure, per prati e boschi e infine giunse in una grande città; stava per entrare, quando le guardie gli saltarono addosso e le trascinarono in prigione: in quella città, infatti, gli stranieri erano imprigionati.

Una volta chiuso in gabbio, il giovane si trovò in compagnia di molti altri detenuti e pensò che disperarsi non sarebbe servito a niente; perciò invitò i compagni a mangiare con lui.

Quando suonò lo zufolo, tutti iniziarono a ballare, anche il carceriere.

Quando il giovane smise di suonare, tutto tornò alla normalità. Così il carceriere corse ad avvisare il re del prodigio.

Il re di quella città non era malvagio, ma aveva perso il senno quando la sua unica figlia si era ammalata di malinconia che la stava consumando a poco a poco e che nessun medico era riuscito a curare.

Tutti i medici si erano trovati concordi: se la fanciulla non riusciva a ridere, quella malinconia l'avrebbe portata alla tomba.

Quando seppe quello che era accaduto in prigione, il re pensò subito a sua figlia.

"Che il ragazzo con lo zufolo sia liberato e condotto in mia presenza!", disse il re.

Quando il ragazzo fu al cospetto del re, gli ordinò di suonare.

E quando il ragazzo iniziò a suonare, tutti ballarono e la principessa, che se ne stava sdraiata a letto a sbadigliare, vide l'intera corte preda di questa frenesia e iniziò a ridere. E più rideva, più le sue guance tornarono rosee e gli occhi brillanti.

Quando il giovane smise di suonare, il re volle dargli in sposa la figlia. Ai festeggiamenti, il ragazzo invitò il padre e i fratelli e anche le streghe che in cambio di pochi fichi gli avevano procurato la felicità.



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