Junaid Hafeez: condannato a morte perché "è dalla parte delle donne"

In questi giorni si sta parlando di Junaid Hafeez, 

 https://www.ilgazzettino.it/esteri/condannato_a_morte_prof_pakistano_diritti_donne-5013700.html

condannato a morte dagli integralisti islamici del suo paese.



Non è il primo (prima di lui ci sono state Taslima Nasreen:https://intervistemetal.blogspot.com/2019/12/taslima-nasreen.html 
Le cristiane Asia Bibi https://it.wikipedia.org/wiki/Caso_Asia_Bibi
e Annalena Tonelli https://it.wikipedia.org/wiki/Annalena_Tonelli
Joumana Haddad https://intervistemetal.blogspot.com/2020/04/joumana-haddad.html
e Ayaan Hirsi Ali https://intervistemetal.blogspot.com/2018/12/blog-post.html)

Non che io sia ottimista, figuriamoci, 

ma se avete empatia e volete almeno tentarci di salvare Junaid che viene condannato a morte unicamente per aver osato esprimere un pensiero "non in linea con l'islam", almeno firmate la petizione che è stata aperta per tentare di dissuadere il tribunale pakistano dal condannarlo a morte: 

https://www.change.org/p/non-impiccate-il-professor-junaid-hafeez-per-aver-insegnato-i-diritti-delle-donne-abrogate-le-leggi-pakistane-sulla-blasfemia

Il 21 dicembre 2019 Junaid Hafeez, professore pakistano, è stato condannato all’impiccagione per blasfemia. Dopo essere tornato in Pakistan dal Mississippi - dove aveva trascorso un soggiorno accademico come borsista del Programma Fulbright - Junaid ha voluto riportare ai suoi studenti la passione per la letteratura e la giustizia sociale. Junaid è stato accusato di blasfemia dopo aver insegnato tematiche come i diritti delle donne. Dopo una lezione cui ha partecipato una scrittrice, Junaid è stato accusato di aver detto cose blasfeme: studenti conservatori hanno infatti protestato e hanno indotto le autorità ad accusare Junaid di aver insultato il Profeta Maometto sui social media. L’arresto di Junaid ebbe luogo nel 2013 e da allora è stato sempre recluso in isolamento. Il suo avvocato, Rashid Rehman, è stato assassinato nel 2014 per aver deciso di difendere il professore.
Junaid e io abbiamo preso entrambi parte al programma di scambio accademico Fulbright. Giorni prima di aver appreso della sua condanna a morte avevo pubblicato un pezzo sulla blasfemia in Pakistan.
Il codice di procedura penale del Pakistan stabilisce la pena di morte per “chiunque a parole, sia per iscritto che a voce, ovvero attraverso una rappresentazione visibile o insinuazione, diretta o indiretta, denigra il sacro nome del Santo Profeta Maometto (su di Lui la pace)”. Da quando in Pakistan è stata introdotta la pena di morte per blasfemia negli anni 80 si sono verificate 1500 accuse di blasfemia. Un’accusa di blasfemia in Pakistan equivale a una sentenza di morte. Il Governatore del Punjab, Salman Taseer, è stato ucciso nel 2011 dalla sua guardia del corpo per aver criticato la legge.
Asia Bibi, donna che ha trascorso 10 anni nel braccio della morte prima di essere assolta nel 2018, ha spronato la comunità internazionale a fare pressioni per la sua liberazione. Mentre il caso di Asia Bibi è stato un primo passo verso una giusta direzione su questo problema, la condanna di Junaid dimostra che c’è ancora tanta strada da fare per poter risolvere questa problematica.
Il caso di Junaid verrà sicuramente impugnato in appello tuttavia nel mentre il professore rischia di essere ucciso in qualsiasi momento. Non c’è garanzia che il verdetto verrà ribaltato ed è imperativo che la comunità globale prenda posizione contro questa violazione dei diritti umani.
Come ex borsista Fulbright che ha condotto studi e ricerche sul tema della blasfemia chiedo che la comunità globale si attivi in solidarietà con Junaid e a difesa del diritto di parola. Le leggi contro la blasfemia in Pakistan sono uno strumento che può essere utilizzato contro chiunque in qualsiasi momento. Le leggi impediscono alle persone di parlare non solo riguardo alla religione ma anche su tematiche come i diritti delle donne. Le leggi ad oggi hanno ridotto al silenzio attiviste e attivisti per i diritti delle donne, per i diritti umani, giornalisti, professori e cittadini comuni. Mentre minoranze religiose, dissidenti politici, liberi pensatori e intellettuali sono spesso presi di mira, le prime vittime sono gli stessi musulmani.
Il Pakistan ha il programma Fulbright più grande del mondo e uno dei network più numerosi di ex studenti e borsisti. Tanti pakistani hanno già preso posizione sui social media ponendo la propria vita in pericolo. La grande maggioranza dei pakistani non possono farlo o rischierebbero di andare incontro alla stessa condanna di Junaid. Come membri della comunità internazionale dobbiamo stare al fianco di quei pakistani coraggiosi che chiedono giustizia ed essere la voce di quelli che non possono parlare.


Per favore firmate questa petizione per chiedere #GiustiziaPerJunaidHafeez e chiedere l’abrogazione delle leggi pakistane sulla blasfemia.


Ammazzata a 21 anni perché troppo emancipata: