Intervista ai Notturno


1) Ciao e benvenuti! Presentatevi ai nostri lettori!

I Notturno si formano a Catania nel 2020 circa, per volontà mia, Claudia Caudullo, chitarra e voce, e Riccardo Liberti, basso e drum programming. L'intenzione era quella di creare una band dal sound atmosferico e potente, ma che si aprisse anche a soluzioni più progressive. Il nucleo principale si completa con l'ingresso di Francesco Cucinotta ai synth. Insieme componiamo ed incidiamo i brani del nostro debut album "Iceblink" che ci autoproduciamo nel 2023.  

https://www.youtube.com/watch?v=PVr0b2KF6YQ

Attualmente stiamo lavorando al nostro secondo album.


2) è difficile definire il vostro sound: si passa da sperimentalismi prog (la title track) a divagazioni quasi dark ambient siderali e liminali ("The sudden glow") se non inquietanti ("Interception of the night sky").  Se dovessi fare un nome, tanto per dare qualche coordinata a chi sta leggendo l'intervista, vi accosterei agli Anathema e ai The Gathering dei loro cd "meno Metal e più sperimentali".  In "Remnants" le vocals maschili che poi lasciano spazio a quelle femminili mi hanno persino rimandato, alla lontana, ad un'influenza quasi alla Dead Can Dance, mentre "Circles of Confusion" rimanda a quel tipico Gothic Metal molto melodico e "liquido" dei primi Lacuna Coil.  Come mai la scelta di comporre musica per lo più strumentale e sperimentale dove la voce femminile compare saltuariamente e diventa via via eterea ed evanescente (si senta "Echoes and Dust" o "Iceblink") e dove a farla da padrone è la musica "pura" amalgamata in più stili e che si rinfrange in tante sfumature, come un prisma? 

Ti ringrazio intanto per gli accostamenti lusinghieri a certe bands, di cui molte sono di nostro gradimento. In realtà siamo Noi i primi ad avere qualche difficoltà a definire ciò che facciamo. Utilizziamo determinati termini stilistici più per indirizzare gli ascoltatori, ma siamo consapevoli che ci mettiamo dentro anche altre cose. Veniamo tutti da un background di base comune che è quello del rock e del metal, ma nel corso degli anni abbiamo assimilato anche altre sonorità. Ci sentiamo vicini al Doom Metal tanto quanto al Prog Rock anni 70 e non di meno a certa Dark Wave degli anni 80. Pensiamo sia un processo naturale quello di trovare un giusto equilibrio tra le sonorità che meglio ci rappresentino. La scelta di lasciare molto spazio a composizioni strumentali segue lo stesso principio di naturalezza. Non riteniamo sia obbligatorio cantare su ogni brano se questo non lo richiede. Sarebbe una forzatura. Come appunto dici tu, lasciamo che sia la musica "pura" ad avere spazio e a fluire liberamente. L'immagine del prisma che usi per definire la nostra musica infatti e molto bella e calza bene.  


3) La copertina di "Iceblink" presenta tutte tonalità cromatiche dal bianco al grigio\nero, graduate, che sembrano quasi amalgamarsi, senza distacchi netti. Nonostante l'apparente oscurità, però, non lo definirei un artwork deprimente, perché in lontananza vediamo uno spiraglio di luce… a proposito, è ispirata a qualche paesaggio reale o è frutto di fantasia? E va vista come un'alba o un tramonto?

La copertina è stata realizzata dal graphic designer Federico De Luca, un nostro caro amico. Non era nostra intenzione realizzare una copertina che desse una sensazione deprimente, e il fatto che si noti uno spiraglio di luce bianca, riconducibile appunto al fenomeno di rifrazione solare detto "Iceblink, e segno di quanto questo particolare non sia così difficile da individuare per un occhio attento.    


4) Anche se proponete musica strumentale, dando un'occhiata ai titoli compaiono riferimenti a stelle, echi, polvere, lucentezze, cielo notturno… L'album lo avete composto durante il lockdown, e quindi, inevitabilmente, è "figlio di quel periodo". Vi è servito come "valvola di sfogo" per meglio resistere a quel periodo devastante, sia fisicamente sia psicologicamente?  I titoli vanno visti come "descrizione di paesaggi sonori" che vi piacerebbe evocare nella mente dell'ascoltatore?

Amiamo gli spazi aperti e i paesaggi evocativi, sia essi diurni che notturni, e con la nostra musica cerchiamo di tradurre le sensazioni che ci trasmettono. Di raccontarne sia la bellezza che il mistero. Stessa cosa vale per le stelle, i corpi celesti e le galassie. Per noi vale esattamente come un viaggio narrato, e ci auguriamo che questo aspetto venga colto da chi ci ascolta. La musica ha da sempre diverse funzioni, tra le quali anche quella di essere a volte la così detta "valvola di sfogo". Difficile dire quale sia stata la molla che ci ha fatto comporre "Iceblink". Siamo musicisti. Componiamo per l'intimo bisogno di comunicare. Spesso anche con noi stessi. Per noi rappresenta semplicemente il quotidiano, con tutto il suo spettro di emozioni. Una cosa normale da sempre. Facciamo anche una vita per lo più ritirata, quindi l'esser costretti a casa per cause di forza maggiore o no, può essere rilevante come non esserlo per nulla.  


5) Leggo che ad "Iceblink" hanno partecipato diversi musicisti… e voi stessi militate in diverse altre band (Trash Bombz, Sinoath https://intervistemetal.blogspot.com/2025/01/intervista-sinoathmalauriu.html, Felis Catus, Disasterhate, solo per citarne qualcuno...)

Pian piano che il disco prendeva sempre più forma ci veniva naturale accostare ogni brano ad un amico musicista che, con il suo intervento, lo avrebbe impreziosito. Questo in definita ha reso "Iceblink" un disco molto fruibile e variegato. Siamo soddisfatti di come sia stato realizzato. Si, ognuno di noi oltre ai Notturno si dedica ad altre bands e progetti. Ognuno di noi deve sentirsi libero di coltivare anche altri territori musicali e di fare esperienza. Questo ci fa bene sia come persone che come musicisti.      


6) Notturno allo stato attuale è un progetto musicale che si esaurisce unicamente "su album" ma dalla bio leggo che avete in cantiere anche qualche data dal vivo… 

Attualmente preferiamo comporre ed incidere in totale tranquillità e con i nostri tempi. Non abbiamo fretta. Circa l'aspetto live, diciamo che stiamo valutando i pro e i contro. Non sarebbe facile riprodurre dal vivo ed in tre quello che realizziamo in studio, e per questo preferiamo aspettare magari di poter confidare nell'aiuto di eventuali musicisti session, in modo da poter realizzare un live che riproduca in maniera fedele quanto proposto su disco. Non sarà facile, ma mai dire mai!


Piccoli Brividi: La Sfera di Cristallo

Trama: Samantha, goffa e timida, è costantemente presa in giro dalle sue compagne di classe, specialmente da Judith. Sgambetti, scherzi, persino battute sul suo cognome, Uccello, e sul suo fisico, alto e magro.

Tutto cambia quando Samantha, in una giornata piovosa, incontra per caso una misteriosa donna, Clarissa, che, per ricambiare la gentilezza di Samantha nell'averle indicato la strada, esaudisce tre suoi desideri.

Samantha capirà, troppo tardi, che "esprimere un desiderio" per modificare la realtà non è detto che sia la cosa più saggia... e purtroppo lo scoprirà nel peggiore dei modi quando desidererà che sia Judith ad aver incontrato la donna misteriosa...




Intervista a Sinoath\Malauriu

1) Sinoath: avete esordito con il demo "Forged in Blood" (1991) e il full lenght "Research" (nel 1995) è curioso anche il vostro logo e il vostro monicker… 

Prima di focalizzarci sullo split con Malauriu, volete ripercorrere, con dettagli e aneddoti, quello che è stato il vostro percorso musicale dal 1991 ad oggi? Tra l'altro di voi ho conservato la recensione che apparve su "Hammer of Damnation" nel 1993 dove il recensore vi definiva "one of the good italian bands I've heard"!

Penso siate stati tra le prime band italiane estreme a "circolare" su quel genere di fanzine!

Francesco: Ciao, Luna. Per correttezza bisogna segnalare, prima del full del 1995, il secondo demo "Still In The Grey Dying" del 1993 (che fu successivamente ristampato in cd nel 1995). Considera poi che ogni lavoro dei Sinoath è stato realizzato sempre dopo un cambio di line-up (una costante che continua ancora oggi). Il mio primo ingresso in line up avvenne dopo la realizzazione del primo demo e prima che venisse realizzato il secondo, in un momento in cui sostituì l'allora uscente Fabio Lipera al basso e mentre la band intensificava la sua attività live. La mia permanenza durò circa un anno. Prima della reunion del 2014 i Sinoath realizzarono altri lavori (vedi il full "Under The Ashes"del 2007). Dal 1991 ad oggi, in termini prettamente musicali, i Sinoath, nati prevalentemente come death/black/doom metal band, hanno abbracciato nel tempo sonorità gothic doom/dark wave (come nel caso di "Research"), e in tempi più recenti hanno strizzato l'occhio alla NWOBHM di prima maniera, al prog rock anni '70 e in generale a sonorità più sperimentali. Il filo conduttore, a prescindere dai vari stili attraversati, resta sempre comunque invariato. Che sia metal o altro, il "mood" di base è sempre quello di produrre musica oscura e dai tratti esistenzialisti. Ultimamente abbiamo sentito l'esigenza di tornare a suoni più sporchi, veloci e grezzi (vedi il brano presente nello split con i Malauriu). Il logo della band fu realizzato da Rob Messina, che oltre ad essere chitarrista e co-fondatore storico dei Sinoath, è sempre stato un eccellente disegnatore e pittore. Per quanto riguarda il nome invece, fu una intuizione del batterista Salvatore Fichera, che insieme a Rob Cannavò della Nosferatu Rec., lo individuarono, a livello puramente fonetico, nella voce rovesciata che apre l'album "Hell Awaits" degli Slayer. Una fantasia dunque, che adattata all'inglese dava i termini "Sin" e "Oath".

Mi ricordo della zine Hammer of Damnation. Penso che l'esser definiti in quel modo sia senza dubbio merito del demo "Forged in Blood", che incontrò il favore di molti recensori e che ancora oggi, dopo tanti anni, viene ancora definito uno dei migliori demo tapes prodotti in Italia nell'area del metal estremo. Si, i Sinoath del primo periodo erano spesso presenti in molte fanzines. Ognuno di noi (e mi riferisco a quando ero presente io) aveva la sua bella e fitta corrispondenza con bands e zines. Erano anni di grande fermento in questo senso, e di realtà italiane interessanti ce ne stavano parecchie.  


2) Per curiosità: come mai avete dedicato un album ai misteri orfici con "Orphic Rites", il vostro album più recente (2023)?

Francesco: In verità "Orphic Rites" è una raccolta di brani che i Sinoath avevano nel cassetto. Delle rehearsal tapes registrate live in sala che, per un motivo o per un'altro, non hanno mai trovato collocazione negli ultimi albums ufficiali (come ad esempio "Anamnesis" del 2018). Ci piaceva l'idea di mettere insieme questo materiale registrato in maniera grezza. Un po' come si faceva nei primi anni 90.

Per quanto riguarda il titolo, diciamo che è un omaggio al nostro essere Mediterraneo. Amiamo la mitologia Greca. Anche la copertina è parecchio indicativa. Ad ogni modo non credo possa essere definito un album nel senso più comune del termine. Diciamo più una raccolta di inediti "unrealeased". L'ultimo album vero e proprio è "Ballads for the Will 'O The Wisp" del 2023, lavoro che continua la fase prog/sperimentale iniziata con "Portraits of Personal Darkness" nel 2020.  

 

3) Malauriu è un termine preso dal dialetto siculo che dovrebbe significare "cattivo presagio, malaugurio". Avete esordito nel 2014 con "Presagi di Morte" e con il full lenght "Semper ad Mortem Cogitantes" nel 2017. Mi piace molto questa scelta del latino… il latino rimanda sempre alla morte, al sacro, al liturgico, al vetusto… il Black Metal, poi, ha conferito al latino un'aura tenebrosa, blasfema e sacrilega.   Dando uno sguardo alle copertine e ai titoli sembra che siano in particolar modo le ossa ad ispirarvi… qui dove sto io (non proprio nella mia città, ma in quelle circostanti) è rimasto qualche piccolo ossario.

Leggevo proprio in questi giorni un libro dedicato all'arte macabra degli ossari e mi ha colpito la riflessione sulle ossa: le ossa ci disturbano meno del cadavere in avanzato stato di putrefazione, ma a differenza dei cadaveri, le ossa sono tutte uguali, asettiche, "anonime e senza espressione\l'ossario non ha spazio per l'individualità", per citare il libro...

Schizoid: Negli anni abbiamo sperimentato diverse transizioni linguistiche: dal dialetto siciliano all’italiano, dal latino all’inglese. Nelle ultime release ha prevalso l’inglese, ma sto lavorando a un nuovo EP in dialetto siculo, a distanza di dieci anni dall’ultimo. Per il nostro prossimo lavoro, Scuru, ho scelto il dialetto per il titolo, affascinato dal suo suono evocativo, e ho affidato l'outro a un passo recitato in modo magistrale da Sinistro (Miseria / Skeletal Gore), anche questo in dialetto.

L'uso del latino, tuttavia, rimane una componente importante della nostra musica. Colgo inoltre l’occasione per rendere omaggio a Mario "The Black" Di Donato, recentemente scomparso, un pioniere italiano che ha ispirato molte band, tra cui noi, con il suo utilizzo innovativo del latino. La scelta della lingua, per noi, è strettamente legata al sound del momento e all'atmosfera che vogliamo trasmettere.

La morte è una presenza costante nella nostra esistenza, soprattutto nel sud Italia, dove è rappresentata in modo potente e spesso macabro: dai Cristi martoriati alle processioni funebri, fino ai cimiteri monumentali e alle cripte. Le ossa, in particolare, sono diventate una mia ossessione durante i “necro tour” che ho intrapreso in Italia e all'estero. La visita a cripte e ossari, dove le ossa sono trasformate in composizioni artistiche straordinarie, ha lasciato un'impronta profonda sulla mia visione artistica. Luoghi come la cripta dei Cappuccini a Roma o l’ossario di Sedlec vicino a Praga sono un connubio unico di arte e morte. Queste esperienze non solo hanno ispirato testi e riff, ma hanno anche dato vita a un side project che ho chiamato Ossario.

Francesco: Da che ho memoria ho sempre avuto un debole per l'arte cimiteriale, e naturalmente gli ossari non sono da meno. Ne apprezzo sia l'aspetto esistenzialista che quello prettamente artistico in termini di realizzazione. In più hanno anche la funzione di ricordarmi che sono di passaggio e automaticamente mi porta ad apprezzare la vita e a viverla nella sua pienezza. A sorvolare sulle cose inutili e a concentrarmi invece su quelle concrete. Interessante la citazione che fai, e trovo che abbia il suo giusto senso. Questo, alla fine, ci riporta ancora una volta tutti sullo stesso piano di temporalità. Con tutte le nostre fragilità e i nostri limiti. In contrapposizione a questa visione prettamente Occidentale, sono anche uno che crede nel "dopo". In quanto Siciliano, e per tradizione cresciuto con l'idea del ricordo dei defunti, con i suoi riti e le sue credenze, l'aver coltivato negli anni anche il mio lato orientale, convivo con questo contrasto interiore di una fine, che per quanto l'idea sia atavicamente spaventosa, del tutto fine non è. Sono intuitivamente attratto dall'idea di un cammino dell'anima verso altre dimensioni. Queste mio modo di vedere le cose non può che riflettersi anche nelle mie scelte artistiche. Il Black metal, come il doom o il dark ambient, che ritengo tra i sottogeneri del metal intimamente più catartici, ben sanno interpretare, a mio parere, questo tipo di sensazioni. 


4) E ora veniamo allo split Sinoath\Malauriu! Come è nata l'idea di questo sodalizio? Che significato ha "la doppia immagine di copertina" dello split album? Nella "versione Malauriu" vediamo "una grotta di Lourdes", mentre nella "versione Sinoath", avete scelto "Whetting the Scythe" di Käthe Kollwitz (pittrice e scultrice che non conoscevo) dove vediamo questo personaggio (contadino?) dall'espressione inquietante... Cosa vi ha spinto a scegliere quest'opera? Tra l'altro vi ringrazio perché è stato proprio per merito della vostra copertina che sono andata a cercare notizie su questa pittrice a me sconosciuta... 


Musicalmente, ho apprezzato quei dettagli (vocals sussurrate e riverberate in "Scuru", e l'intermezzo pianistico di "Chanson Sicilienne" di Frontini in "Symphony of the Scythe" che si alternano alla classica struttura Black Metal, con una cadenza quasi Doom) che hanno caratterizzato i due pezzi proposti. Tra l'altro e lo dico da grande fan degli Abysmal Grief!, si sente eccome la presenza di Regen Graves che avete ospitato come "special guest"! Lo split è dedicato alla memoria di Massimo Chiofalo (1970-2024), che ha suonato in "Meanders of Doom" (2015)...

Schizoid: L’idea di questo split è nata grazie a Wally Ache. Francesco Cucinotta mi ha proposto l’idea, sviluppata da Wally, e ho accettato subito. Ho sempre avuto un debole per gli split, specialmente con band della mia regione che apprezzo profondamente.

La copertina del nostro lato è nata per puro caso. Ho trovato online una vecchia cartolina raffigurante un sito religioso della mia città e l’ho acquistata. Inizialmente volevo usarla per un album in lavorazione, ma l'ho trovata perfetta per questo split. Curiosamente, il fratello di mio nonno fu l'artista che scavò quella grotta e la realizzò. Sebbene legata a una religiosità cristiana, quella location mi ha sempre affascinato per il suo mix di misticismo e inquietudine, con le scritte "PENITENZA PENITENZA PENITENZA" e le armi belliche della Seconda Guerra Mondiale dedicate ai caduti.

Dal punto di vista musicale, avevo in mente un riff doom da tempo, e questa occasione mi ha spinto a completarlo con Marbas. In una sola giornata abbiamo creato tutta la parte strumentale. Il nostro contributo è un tributo all'occult metal italiano, e ho subito pensato agli Abysmal Grief, una delle mie band preferite. Dopo aver ascoltato una demo del brano, hanno accettato di collaborare: Regen Graves ha fatto un lavoro straordinario alle tastiere. Spero di collaborare ancora con loro in futuro, magari per un EP.

Francesco: La mia collaborazione con Schizoid e i Malauriu è inziata ormai più di dieci anni fa, ed è nata in maniera molto semplice e naturale. Senza fare alcun tipo di programma. Ci siamo probabilmente attratti per via della visione comune che abbiamo di molte cose, in primis sul versante musicale. Nel tempo, confrontandoci, la nostra sintonia è cresciuta in favore di un discorso artistico più ampio che non abbracciasse solo ed esclusivamente il metal estremo. Questo ha portato a lavori diametralmente diversi come l'omonimo album del 2022, nato con la complicità di Nequam dei The Magick Way ai testi e alla voce. Circa la copertina dello split, la scelta del dipinto di Käthe Kollwitz è venuta a Salvatore Fichera. Concordavamo entrambi sul fatto che non volessimo qualcosa che, nonostante il tema trattato, ricalcasse l'immaginario ormai stereotipato di molte produzioni metal che trattano il tema della morte. Niente di violento. A quello ci pensa la musica. Come veste grafica una sensazione visiva opposta, più sobria ma comunque sempre oscura, pensavamo desse il giusto equilibrato contrasto. La scelta di inserire un breve partitura della "Chanson Sicilienne" di Frontini è stata dettata più dall'intuito che dalla ragione. Sono quei lampi che ti colpiscono e che non sai spiegare del tutto, e forse non occorre. Durante la realizzazione del brano è purtroppo venuto a mancare l'amico Massimo Chiofalo, chitarrista che con noi suonò nell'ep "Meanders of Doom". Dedicargli questo brano è il minimo che potessimo fare. Un modo per rendergli umanamente omaggio e ringrazialo. 


5) A proposito, vedo con piacere che avete collaborato anche con À Répit, per lo split "Teschi Ossa Morte", oltre che Vultur e Inféren. Gli À Répit li ho intervistati qualche anno fa. (https://intervistemetal.blogspot.com/2021/03/a-repit-alpine-black-metal.html) Amate molto le collaborazioni perché stando a quanto Metal Archives riporta di voi, avete realizzato anche uno split album con Malvento e Abigail nel 2021 e con diverse altre band. Da cosa è nata la volontà di collaborare con Abigail, band molto prolifica tra EP, split e live? Come mai la scelta di coverizzare un pezzo dei Nerorgasmo?Siete legati per ascolti alla scena Hardcore Punk italiana o avete scelto quel pezzo per altri motivi? E con che band, italiane e\o straniere, vi piacerebbe collaborare, ma per un qualche motivo, non è stato (o non sarebbe) ancora possibile?

Schizoid: Tra i tanti volti di Malauriu, quello che spicca è il lato black metal punk. Quando abbiamo lavorato allo split con Malvento, ho deciso di coinvolgere anche gli Abigail per unire queste due collaborazioni in un unico lavoro. Avevo già contatti con gli Abigail dal 2015, e avevamo parlato più volte di realizzare uno split. Non cerco mai collaborazioni per visibilità o scelte strategiche: preferisco lavorare con band che mi piacciono davvero. Lo split ha ricevuto un’ottima accoglienza, con tre edizioni su CD e una su cassetta.

Per quanto riguarda la cover dei Nerorgasmo, il punk è stato il mio primo approccio alle sonorità estreme e fa ancora parte della mia vita. Ascolto molto punk e vado spesso ai concerti di band come Discharge o UK Subs. I Nerorgasmo, con i loro testi nichilisti e il sound tagliente, incarnano un’attitudine che cerco sempre di trasmettere.

Collaborare con artisti, sia underground che più conosciuti, è sempre gratificante. In futuro mi piacerebbe lavorare con i Nunslaughter, ma per ora non siamo riusciti a trovare il momento giusto.


6) Per curiosità, ma dal vostro punto di vista come si spiega che, rispetto ad altre regioni italiane, il Black Metal ha attecchito soprattutto in Sicilia, sviluppandosi con peculiarità sonore personali (penso all'uso del dialetto, e a quanto Inchiuvatu sia un nome fondamentale) e spesso anche "avanguardistiche" (ho in mente La Caruta di Li Dei, che furono tra i primi gruppi dei quali ricordo di aver letto le recensioni, visto che avevo appena iniziato a sentire Metal estremo quando loro esordivano con "Mediterraneo Atto I"...) tanto che hanno conferito a questo tipo di Black Metal un'impronta e un timbro unici e riconoscibili al primo ascolto... Tra l'altro tra i miei preferiti in assoluto ci sono gli Art Inferno, altra band a cui sono legata per ricordi di quel tempo... Avendo studiato un po' di folklore, so che certi culti pagani legati al Fuoco o alla fertilità del raccolto in Sud Italia non sono mai stati dimenticati... sono stati "cristianizzati" ma sempre vivi e presenti, così come la magia Benedicaria. Che sia anche questo una "concausa" che contribuisce ad invogliare a suonare Black Metal in Sicilia, e un tipo di Black Metal così legato a certe origini folkloristiche?

Schizoid: Le ragioni sono molteplici. Come hai sottolineato, la cultura siciliana è permeata da elementi folkloristici, religiosi e magici che creano un terreno fertile per il Black Metal. La cristianizzazione di antichi culti pagani e la presenza di rituali come la Benedicaria sono una parte importante del nostro background.

A questo si aggiunge un contrasto sociale molto forte: una religiosità opprimente e una mentalità spesso retrograda hanno spinto molti di noi a esprimere il proprio disagio attraverso il metal estremo, trasformando rabbia e malessere in musica. Anche il clima gioca un ruolo: se i norvegesi trovano ispirazione nel gelo e nelle tormente, noi siamo figli di estati torride, cantine soffocanti e sale prove in campagna, dove sudore e fatica alimentano riff infernali. È un contesto che stimola un sound unico, feroce e viscerale.

Francesco: Probabilmente perché concepiamo alcune correnti musicali/artistiche più come un sentimento che solamente come "un genere" che piace e con cui ci si può cimentare. Credo che molti, anche in altre regioni d'Italia, si approccino con lo stesso identico mood sentimentale e con un senso di ricerca. Ognuno a suo modo e secondo la propria sensibilità e riferendosi ai propri luoghi di appartenenza. Come siciliani possiamo scavare a fondo nelle nostre tradizioni e radici, dove sacro e profano da sempre convivono, e interpretare gli echi di un passato lontano attraverso linguaggi contemporanei. Personalmente tratto determinati argomenti con lo spirito dei vecchi Cantastorie (altra figura importante del nostro folklore), piuttosto che definirmi "Pagano" (termine spesso abusato per questioni di trend) invece che altro. Amo le tradizioni della mia terra, ma mi sento anche di andare oltre e valutare diverse vie di pensiero. 


7) Bene, concludete a vostro piacimento la nostra intervista!

Schizoid: Grazie per questa intervista e per il tempo dedicato. Continuate a supportare Scuru e tutte le nostre release… o morte!  

Francesco: Non posso che concludere ringraziandoti ancora per lo spazio che ci hai dato. Un caro saluto.


I Delitti della Vedova Rossa


Un'antica dimora, una maledizione occulta, una stanza letale. Questi gli enigmi con i quali è costretto a confrontarsi Alan Mantling, ultimo lord di una prestigiosa discendenza. Dalla fine del XVIII secolo, ben quattro persone hanno trovato la morte nella sinistra Stanza della Vedova Rossa, luogo proibito del vetusto palazzo avito della famiglia Mantling. Ora che l'edificio sta per essere demolito, Alan è deciso a scoprirne il segreto. Da qui a un macabro gioco al massacro il passo è breve.

Chi, tra gli ospiti di una serata d'azzardo a cui è invitato anche il Vecchio, Henry Merrivale, sopravviverà nella Stanza della Vedova Rossa?

"Stava scendendo le scale verso la carrozza che lo aspettava fuori, quando vide la carretta dei morti che gli saliva incontro. Sguazzava nel sangue, come lui la ricordava, e i cadaveri decapitati scivolavano verso il fondo, perché la carretta s'inclinava fortemente nel salire le scale. Lui si voltò e fuggì, e corse al piano di sopra per accertarsi che la cosa orrenda non si fosse rimpiattata in qualcuna delle camere. Ma era scomparsa."



"L'Abbazia di Northanger" di Jane Austen

La piatta (o tranquilla, a seconda dei punti di vista) esistenza di Jane Austen si traduce nelle sue opere in una rappresentazione ironica, a volte a confine con la satira, della società del suo tempo. 

La materia prima dei suoi romanzi, da "Orgoglio a Pregiudizio" a "Emma" e "Mansfield Park", fu la routine quotidiana fatta di visite di cortesia, di spese, di cucito, di pettegolezzi tipica della provincia inglese settecentesca data senza romanticismi né sentimentalismi. "L'Abbazia di Northanger" è la storia, in sé abbastanza esile, di una ragazza semplice e di buon cuore, Catherine, figlia del parroco di un villaggio dell'Inghilterra sud-occidentale, che va a passare qualche tempo nella cittadina di Bath con una coppia di mezza età, amici di famiglia. A Bath Catherine conosce un giovane pastore anglicano, ricco e intelligente, Henry, attratto dalla sua semplice bontà, e se ne innamora. Il padre di Henry credendola una ricca ereditiera, la invita nella loro casa di campagna, la Northanger Abbey, una vecchia abbazia rimodernata. Qui, la ragazza, che aveva sempre divorato con accanimento i romanzi gotici di Ann Radcliffe, resta imbrigliata in un continuo di suggestioni provocate dalla sua deformata fantasia e vive circostanze banalissime come fossero situazioni da romanzo gotico, rischiando persino di compromettere la saldezza del suo rapporto con Henry, già di per sé in difficoltà con suo padre che ha nel frattempo appreso la reale situazione economica di Catherine e la vorrebbe cacciare via.

Il romanzo vive la sua parte migliore nell'equivoco di Catherine di fronte ai luoghi del romanzo gotico, tanto da essere considerato ormai una riuscitissima parodia di quel genere letterario.

"Tesoro! Quanto ti sono riconoscente; e quando avrai finito "Udolpho", leggeremo insieme "L'Italiano"; e ti ho compilato una lista di altri dieci o dodici libri dello stesso tipo." "Davvero? Che bello! E quali sono?" "Ti leggo subito i titoli: ecco, leggo dal mio taccuino: "Il Castello di Wolfenbach", "Clermont", "Misteriosi presentimenti", "Il Negromante della Foresta Nera", "Campana di mezzanotte", "L'orfana del Reno" e "Orridi Misteri". Questi ti dureranno per un po'" "Sì, benissimo; ma sono proprio tutti romanzi dell'orrore, sei sicura che siano tutti romanzi dell'orrore?"

Commento di Lunaria: un'occasione sprecata, questo "L'Abbazia di Northanger", perché avrebbe potuto essere a tutti gli effetti un romanzo gotico (narrato con maestria dallo stile affascinante di Jane Austen) e non la parodia (per una manciata di pagine, peraltro) dello stesso... Così com'è, oggigiorno risulta anacronistico, non tanto per le ambientazioni (che sono descritte magistralmente e conservano il loro fascino) ma per i personaggi e i dialoghi anche fin troppo prolissi.






Una serie di romanzi Gialli con Jane come protagonista:






Piccoli Brividi: La Notte dei Mostri di Fango


Trama: Eddie, Berretto, Charlene e Molly vogliono spaventare Courtney, che si comporta sempre da arrogante e saccente nei loro confronti. E così decidono di organizzarle uno scherzo, sfruttando la leggenda locale dei Mostri di Fango: il fratello dovrà travestirsi da mostro di fango e spaventare Courtney. Quando si ritrovano tutti nel bosco per mettere in atto lo scherzo, i veri Mostri di Fango resuscitano...


Uno stralcio…

Non so bene da cosa abbia avuto origine la leggenda dei Mostri di Fango. Ne sentii parlare per la prima volta da un altro bambino quando ero piccolo. Voleva farmi paura, e devo ammettere che fece un buon lavoro. La storia è più o meno questa… Una volta ai margini della nostra cittadina viveva un gruppo di coloni. Erano troppo poveri per costruirsi delle case, così si fabbricarono piccole baracche lungo le sponde del Fiume Melmoso. Il fiume era molto più grande a quei tempi, più profondo e ampio; non era un semplice rivolo di acqua fangosa come ai giorni nostri. I coloni avevano pochi mezzi, ma molta buona volontà; e in breve tempo, un intero villaggio di casupole sorse sulla riva del fiume. Gli abitanti della cittadina, però, li guardavano con disprezzo, e negavano loro qualunque aiuto. Le autorità della cittadina rifiutavano loro il rifornimento di acqua potabile. I negozianti non lasciavano che acquistassero niente a credito. Molti di loro si ammalarono per la fame e gli stenti, e anche allora non ricevettero alcuna assistenza dai loro vicini benestanti. Tutto questo accadde un centinaio d'anni fa, forse anche di più… Una notte ci fu una tempesta terribile: piogge torrenziali e violente trombe d'aria. Prima che i coloni potessero mettersi in salvo, il fiume ruppe gli argini e un'ondata di fango nero si riversò sul villaggio, sommergendo persone e baracche come una colata di lava. Al mattino seguente, del villaggio non restava più nulla. Il fiume in piena scorreva nel suo letto melmoso. Il bosco era deserto e silente: il villaggio e i suoi abitanti erano scomparsi! Ma non completamente… Secondo la leggenda, ogni anno, in una notte di luna piena, i coloni risorgono dal fiume. Sono diventati mostri, morti viventi: i Mostri di Fango! E una volta all'anno, i Mostri di Fango escono dalle loro tombe di melma per danzare sotto la luna, e per vendicarsi dei cittadini che rifiutarono di aiutarli.




Il Popolo dell'Autunno


"Sembra che avremo parecchie cose da dire di un certo luna park. Da dove viene, dove va, che cosa ha intenzione di fare? Pensavamo che non fosse mai venuto in città, prima d'ora. Eppure, per Dio, guardate qui."

Batté un dito su un annuncio pubblicitario di un giornale ingiallito che recava la data del 12 ottobre 1888, e fece scorrere un'unghia sotto queste righe "J.G Cooper e C.M Dark presentano il Teatro Pandemonio - Spettacoli incredibili, Museo innaturale!"

[...] "Andavano e venivano, ma solo ogni venti, trenta, quarant'anni, così la gente dimenticava. Dove andavano, tutti gli altri anni? Viaggiavano. E facevano ben altro che viaggiare. Sempre in ottobre: ottobre 1846, ottobre 1860, ottobre 1888, ottobre 1910 e poi... ottobre di quest'anno." Abbassò la voce. "Guardati dal Popolo dell'Autunno…" […] "Per questi esseri, l'autunno è la stagione normale, l'unica stagione e non è per loro altra scelta. Da dove vengono? Dalla polvere. Dove vanno? Verso la tomba. è sangue che scorre nelle loro vene? No: è il vento della notte. Che cosa pulsa nella loro testa? Il verme. Che cosa parla attraverso le loro bocche? Il rospo. Che cosa guarda attraverso i loro occhi? Il serpente. Che cosa ode attraverso le loro orecchie? L'abisso tra le stelle."



La Bambola sull'Acqua (romanzo Giallo)

Una bambola sull'acqua, anzi annegata. Un uomo scomparso in mare, anzi, presumibilmente assassinato. E una presenza misteriosa che perseguita Phyllis, la bellissima moglie del presunto annegato, e tutti coloro che le stanno vicino.

Sembra una magia maligna: qualcuno invia a Phyllis messaggi misteriosi, visita di nascosto la sua casa, quelle dei suoi amici.

Oggetti appaiono e poi scompaiono. L'immagine di una fotografia cambia volto.

Poi scompare la stessa Phyllis e l'uomo che ne è innamorato e la cerca scopre che tutte le tracce che conducono a lei sono inconsistenti, come se Phyllis non fosse mai esistita, come se anche lei fosse frutto di stregoneria. Ma si tratta davvero di potenze occulte o è qualcosa di peggio, un lucido, sinistro complotto per ingannare e uccidere?



Antiche superstizioni e magia popolare in Abruzzo

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Le origini della festa nota come "Processione dei Serpari" (Cocullo, L'Aquila) sono precristiane e richiamano, secondo quanto scrive Plinio il Vecchio nella sua "Naturalis Historia" la capacità degli abitanti di questa regione, i Marsi ("Maneggiatori di serpenti") di trattare i serpenti velenosi senza conseguenze letali.

Con l'arrivo del cristianesimo, il rito venne cattolicizzato e "riferito a San Domenico".

La leggenda narra che san Domenico, di passaggio a Cocullo intorno all'Anno Mille, fosse stato attirato dalle grida di una folla intenta a seguire una lupa che aveva rapito un bambino. Il santo chiamò la bestia e le ordinò di lasciare la preda; la lupa obbedì, tra la meraviglia dei presenti. Gli abitanti chiesero al santo di lasciare qualcosa di suo per essere protetti dai serpenti e il santo donò un dente e un ferro di mula, conservati ancora nella chiesa del paese; il dente, conservato in un reliquiario, veniva baciato o appoggiato sopra la parte del corpo da guarire, mentre il ferro da mula era usato per gli animali, per preservarli dai pericoli della natura aspra dei monti circostanti.

Ancora oggi, quando si hanno dei problemi con i serpenti, si ricorre a San Domenico (considerato protettore dal mal di denti, dalle febbri e dalle tempeste) e a Cocullo la statua di San Domenico viene adornata con "ghirlande di serpenti vivi" mentre i fedeli vi appuntano offerte in denaro; la statua viene portata in processione per il paese, preceduta dai Serpari, cioè abili cacciatori di serpi, adorni di rettili che catturano dopo il disgelo, quando il tepore della primavera riscalda la terra, "ed è tempo di andar per serpi"; si racconta che derivano la loro arte, in eredità, da un'antica stirpe originata dal figlio di Circe; (https://intervistemetal.blogspot.com/2020/09/la-dea-angizia-e-il-serpente.html)(https://intervistemetal.blogspot.com/2018/12/nu-wa-e-il-serpente.html)

storicamente, però il Serparo deriva dal "Ciarallo", un personaggio tardo medievale che usava tecniche particolari per catturare e maneggiare serpenti e nel contempo curava.

Gabriele d'Annunzio descrive un Serparo nella sua tragedia "La fiaccola sotto il moggio". 

I serpenti catturati sono innocui: cervoni, saettoni, bisce del collare, biacchi, che vengono custoditi in contenitori di legno e poi liberati alla fine della festa. Più saranno numerose, migliore sarà il raccolto.

Per ricordare un altro miracolo del santo, che trasformò un rettile velenoso in pane fragrante, le donne del paese seguono il corteo con ceste piene di pane a forma di serpente; le fanciulle reggono canestri pieni di dolci, i ciambellati.

Quando entrano in chiesa, i fedeli suonano la corda di una campanella tenuta tra i denti, per preservarsi dal mal di denti. Il canto di partenza viene eseguito camminando a ritroso, secondo l'usanza del suddito che non deve distogliere il volto dal Signore. La scopatura del santuario e i calcinacci che vengono staccati dalle pareti, se triturati e mescolati insieme, e poi sparsi sui campi, scacciano gli insetti nocivi.

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A Barrea, nei secoli precedenti, quando si dovevano fronteggiare le cavallette, veniva mandato nelle campagne un banditore comunale che a nome del sindaco, intimava alle cavallette, per ben quattro volte, di abbandonare la zona, altrimenti sarebbero state castigate; più tardi il banditore venne sostituito da un bando scritto che veniva esposto legato ad una frasca.

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Per sincerarsi dell'amore del fidanzato, le giovani una volta ricorrevano alla "vetriola": andavano a cogliere una foglia da una pianta, la vetriola, e se la imprimevano sul braccio pronunciando queste parole "Amor se mi vuol bene fammi una rosa, se no fammi una piaga dolorosa" La foglia lasciava un segno rosso (la "rosa") o una piaga.

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Prima di uno sposalizio, si trasportava in processione il corredo in casa dello sposo  e si chiamavano le comari per l'apprezzamento della dote. I parenti e gli amici portavano in regalo la "coscina", una grande cesta ripiena di beni sulla quale troneggiava un agnello con un'arancia in bocca.

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Quando una persona moriva, si aprivano le finestre per fare uscire l'anima; si lavava il cadavere con vino e lo si rivestiva degli abiti più belli. Le campane suonavano due volte se era morta una donna, tre volte per un uomo; quando moriva un bambino suonava la campana più piccola e questo uso era detto "ad allegrezza" 

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In Abruzzo è molto sentito il culto a san Panfilo, vescovo e protettore di Sulmona. La leggenda popolare racconta che quando era bambino non era in ottimi rapporti con il padre, che era rimasto pagano. Un giorno, il padre ordinò a Panfilo di salire sopra un carro e di scendere da Pacile fino alla valle del fiume Gizio: voleva che si sfracellasse al suolo. Invece, aiutato dagli angeli, gli zoccoli dei buoi e le ruote del carro affondarono nella roccia, scendendo lentamente.  Sui fianchi del monte ancora oggi si scorgono le orme dei buoi e le scanalature prodottesi al passaggio del carro.

IMMAGINI DI SERPENTI NELLE VARIE CULTURE