Manson, ritirati.

Neanche sapevo di 'sta cosa, visto che non guardo la tv da decenni, ma quando youtube mi ha piazzato questo video tra i "consigliati" ci ho cliccato sopra



No, è davvero inguardabile. 

Del suo preoccupante declino fisico ne avevamo già parlato qui http://intervistemetal.blogspot.it/2015/10/annoiare-humanum-est-perseverare.html
http://intervistemetal.blogspot.it/2016/05/e-lombra-di-se-stesso.html

Non metto in dubbio che possa piacere a qualcuno dei nuovi "followers" che lo hanno conosciuto con gli ultimi 2 o 3 cd, ma per una come me, cresciuta con Antichrist Superstar, questo suo declino e rimbambimento è una pugnalata al cuore. Peraltro al di là del fatto che ha perso l'ispirazione ormai da "Eat me..." sembra anche stare male fisicamente: ha i riflessi lentissimi, sembra ingessato e catatonico.

Metto un video che lo mostra all'apice della gloria e del talento, tanto per documentare com'era nel 1996-1997



e adesso è così!


tra un po' lo vedremo anche fare il duetto con suor cristina, già che c'è!




 e il bello è che i cristiani hanno gridato nuovamente allo scandalo!!!! 


Ma scandalo de che?? che ormai è una specie di imbolsito rintronato ingessato e ha perso anche la voce! Nonché la verve ed ispirazione artistica!!! trasgressione de che?! eh! rimbambiti cristianucoli!

Manson, ritirati. Ormai sei finito in tutti i sensi, e con queste baracconate ti rendi solo ridicolo e metti l'amaro in bocca alla gente cresciuta con questo








non può accettare uno strazio simile.

E non venitemi a dire "evoluzione artistica" e blabla perché ci sono band che pure avendo cambiato genere hanno mantenuto una qualità alta, musicalmente parlando: vedi i Sentenced, Tiamat, Moonspell, Samael...

Ma qui siamo davvero a un rock moscissimo, scopiazzato da Nick Cave e suonato e cantato e interpretato pure male.

Ripeto: Manson, mi hai spezzato definitivamente il cuore. Non si può accettare un simile scempio.

Ritirati, salva la dignità... piango_

Le Fate Malvagie nel Folklore e la Banshee

Un argomento molto citato, nei testi metal. Riporto qui qualche informazione utile 😃

P.s qui trovate un altro post: https://intervistemetal.blogspot.com/2019/11/carnia-leggende-sul-piccolo-popolo.html

Info tratte da


Quasi tutti credono che le fate siano buone. In realtà, nel folklore, sono attestate anche fate cattive e pericolose, bellissime ma perfide e portatrici di sventura. Ovviamente queste figure mitologiche risentono del punto di vista maschile, e non stupisce che siano descritte come donne bellissime, con voce suadente, che attirano gli uomini e li distruggono.

Leanan Sidhe 


Fata irlandese. Ha capelli lunghi, ispira i poeti e gli artisti, ma poi li uccide lentamente.


Questa bellissima ma perfida fata secondo alcune fonti è una vampira perché si nutrerebbe del sangue dei poeti che vengono ispirati da lei...

Baobhan-sith: è una fata inglese, vestita di verde; ha piedi di cervo che cerca di nascondere sotto abiti molto lunghi. Ha un aspetto inoffensivo, ma si nutre del sangue degli uomini che si innamorano di lei.

Fenettes: un tipo di fata svizzera, bionda e bellissima. Gridano per attirare l'attenzione, ma chi le guarda, è condannato a morire entro l'anno.


Vily: sono originate dai colori dell'arcobaleno; tipiche del folklore slavo, vivono nei boschi e nelle montagne. Obbligano gli uomini che hanno la sventura di incontrarle a danzare finché non muoiono stremate.


Donne di fuora: maligne e bellissime, sono fate siciliane. La Budrina, invece, è una fata acquatica che vive nelle pozze profonde e aspetta che qualcuno si sporga, per trascinarlo di sotto.


 Nota di Lunaria: questo tipo di fata acquatica maligna ricorda Jenny Dentiverdi e Peg Powler


sono fate orribili, che infestano i corsi d'acqua; aspettano che i bambini si avvicinino, per poi trascinarli sottacqua.

Fade: fate cattive e dispettose, che vivono nei dintorni di Vicenza. Sono solite entrare nelle case e distruggerle.


Majanines: vivono nel massiccio della Marmolada. Hanno capelli lunghissimi e sanno danzare sull'acqua. Riescono ad incantare i viandanti con la loro voce, talmente bella che se qualcuno l'ascolta, dimentica la fame e il freddo, e muore assiderato senza rendersene conto.

La Serpentana: vive nel Bergamasco; di giorno è un serpente, di notte una donna bellissima. Chi tentasse di ucciderla quando ha forma di serpente, morirebbe folgorato.

Nota di Lunaria: aggiungo anche la Banshee

con uno stralcio tratto da



Spettri legati a certe antiche famiglie, in Irlanda le Banshee (dal gaelico "bean", donna fatata)


si manifestano con un lungo e straziante gemito notturno che mette i brividi. Se viste, il che accade di rado, le Banshee prendono l'aspetto di una donna scarmigliata con i capelli rossi e gli occhi verdi. Vengono udite solo dai componenti della famiglia e in genere annunciano la morte imminente di uno di loro. Secondo la medium Sheila St. Clair, i fantasmi di famiglia verrebbero ereditati geneticamente, e non sarebbero altro che una capacità precognitiva inconscia; si manifestano come donne piangenti perché nell'inconscio collettivo della razza celtica è rimasta impressa la figura simbolica della donna disperata che piange la morte del guerriero. I fantasmi annunciatori di disgrazie sono diffusi anche in Scozia: la Banshee della famiglia Airlie, di Cortachy Castle, si presenta con un lugubre rullo di tamburo; pare che un Lord Airlie del Medioevo avesse fatto uccidere un giovane tamburino, precipitandolo giù dalle mura. E da allora lo spettro batte sul tamburo a ogni morte di uno dei suoi nemici.

In Galles, le famiglie gallesi credono alla Gwrach-y-rhibyn, una sorta di strega con ali nere, capelli arruffati, la gobba, artigli e un naso gocciolante; appare alla morte di uno dei membri della famiglia e fa rumori terribili: geme e si lamenta, sbatte le ali e batte alle finestre; è stata vista anche volare di notte sui campi e sui sentieri, diretta alla casa dove si verificherà il decesso.
Il castello di Pennard, in Galles, era uno dei luoghi preferiti dalla Gwrach: cercava la famiglia a cui era destinata, ma non sapeva che fosse ormai estinta.



Nota di Lunaria: l'idea del "fantasma" (solitamente una donna morta di parto) o della fata malinconica che annuncia una sciagura è diffusa anche in altre mitologie e in altre varianti. Vedi per esempio le Glaistig, la Leanan-Sidhe o la Bean-Nighe scozzese (la "Piccola lavandaia del guado").
Si trattano di epifanie femminili, donne vampiro ("o muse ispiratrici" di poeti e di artisti che si nutrono della sua ispirazione, mentre lei si nutre della loro vita)




e nel caso dell'ultima, di uno spirito di una donna morta di parto che lava e rilava continuamente vestiti insanguinati, china su un torrente. 



Chi la vede, saprà di morire o di assistere ad una disgrazia. In Giappone, c'è la Mu-onna.


 Nel folklore slavo, è attestata la Poludnica, la "Signora del mezzogiorno", 


una donna vestita di bianco, che infesta i campi, e causa infarti e altri malesseri ai contadini. Può essere che Guy de Maupassant per il suo racconto horror "Le Horla" si sia ispirato proprio alla Poludnica. 



Approfondimento sulla Poludnica, tratto da


Tipico è il personaggio dello spirito dei campi, nei popoli slavi: la russa Poludnitsa (da "poludennyj", meridiana e "pole", campo), la polacca Poludnice, la lusazia Pripoldnica, la ceca Polednice. Si tratta di una donna vestita di bianco, che apparirebbe a chi lavora nei campi durante il torrido calore meridiano, quando l'usanza esige che si interrompa l'attività: la Poludnitsa punisce il violatore della norma rompendogli l'osso del collo oppure infliggendogli qualche altro castigo.
La figura della Poludnitsa è una personificazione del pericolo del colpo di sole. Nelle regioni montagnose della Polonia e della Cecoslovacchia sopravvivono credenze popolari negli spiriti delle montagne che custodiscono un tesoro oppure proteggono i minatori: lo Skarbnik dei polacchi e il Perkman, dal tedesco Bergmann, uomo delle montagne, montanaro, dei cechi e degli slovacchi.

Ma perché tutti questi esseri che si trovano a confine tra la vita e la morte sono immaginate come femminili? Forse perché sono le eredità delle antiche Dee della vita e della morte, del fato (le Norne, le Parche) 


o forse perché simbolicamente la donna è sempre stata associata alla vita e alla morte, essendo colei che fa nascere.

Anche la Filonzana sarda, segnalatami da A., può essere vista come una Banshee italiana, anche se nel suo caso "è stata inglobata" e quindi ridimensionata nel carnevale.


Altro approfondimento tratto da:


COMELES

In Val di Fiemme (TN), quando il tramonto tinge di rosa aranciato le cime dei monti è chiamato "Enrosadira".
è proprio in questo momento, in autunno, che le Comeles, delle fate invisibili (o mimetizzate con la nebbia) escono dalle grotte, risalgono verso i campi ghiacciati celebrando "La Sera del Destino" ("Voya del Destin")
In questa sera le Comeles giocavano con il destino e la mente degli esseri umani e quando questo capitava, bisognava assolutamente ritornare in casa prima che venisse la sera.
Chi veniva colto allo scoperto, in quella sera, avrebbe sentito tutto attorno a sé un vento gelido e l'indomani mattina sarebbe stato ritrovato in stato di follia: bastava che le Comeles danzassero intorno alla loro vittima, per fargli perdere il senno.


DIALE

Le Diale erano fanciulle fatate bellissime, dai lunghi capelli biondi, vestite di verde o di scarlatto, che vivevano nella Bassa Engadina, in Valle di Monastero e in Sopraselva (Svizzera), dentro caverne le cui pareti erano rivestite d'oro e di pietre preziose.
Erano bellissime ed eternamente giovani, ma avevano piedi di capra (Nota di Lunaria: come la Glaistig); 




con i loro occhi luminosissimi ammaliavano e seducevano chiunque, e il malcapitato poteva perdere il senno: erano molti gli uomini che si innamoravano delle Diale; loro non ricambiavano mai questo amore e non avevano rapporti sessuali con uomini.
Si racconta che un giorno un giovane che si era innamorato di una Diala, la inseguì fin sulla cima di un monte, che si annuvolò: il giovane sparì e non si seppe più nulla di lui. 
Tuttavia, qualche volta aiutavano chi si era perso, riportandolo sul sentiero, oppure aiutavano i contadini nella mietitura o per ammassare il fieno, stendendolo per farlo asciugare al sole e formando i covoni; spesso offrivano ai contadini dei panieri ricolmi di focacce e frittelle zuccherate.
Quando gli uomini le ripagavano con l'ingratitudine, per esempio derubandole, le Diale scomparivano per sempre oppure causavano tempeste che devastano i campi e i monti.
Alcune zone portano ancora dei nomi in onore delle Diale: "Foura dellas Dialas", "Crap de las Diolas", "Las foras dellas Dialas".
Anticamente, le Diale erano venerate come divinità protettrici della caccia, come Artemide o la Potnia Theron, circondate da camosci, marmotte, tassi, lepri.
I cacciatori dedicavano delle offerte alle Diale per propiziarsi la caccia e a queste Dee veniva anche offerta parte della selvaggina. 


Altro approfondimento tratto da


Non c'è terra al mondo che sia ricca di fermenti soprannaturali quanto la verde, incantata Irlanda. Tarda al verbo cristiano, che il buon san Patrizio non vi portò prima del V secolo d.c, e restìa a cedere le antiche tradizioni per l'innato orgoglio delle sue genti, a lungo conservò le braci vive della remota spiritualità pagana, che i Celti, la stirpe magica d'Europa, vi avevano recato dal cuore del Vecchio Continente e prima ancora dalle perdute caligini della favolosa Iperborea. Il corpus dei racconti fantastici che sostanzia il folklore d'Irlanda si è conservato a lungo pressoché intatto, grazie al geloso senso d'identità culturale delle popolazioni. Nel "Parochial Survey of Ireland" è riferito di come nel secolo scorso i pubblici favolieri, raccontatori di leggende nelle piazze dei paesi, usassero periodicamente riunirsi e, accanto al fuoco, raccontarsi le rispettive versioni delle loro favole. Se qualcuno apportava varianti al testo accettato, doveva giustificarne l'origine; ove il nuovo testo fosse stato accolto come conforme alle tradizioni autentiche, tutti si uniformavano; in caso contrario, il proponente tornava alla versione consolidata. Lungo e variegato è l'elenco delle figure fiabesche di cui si sostanziava il leggendario dell'Isola Verde, che insieme formavano il Piccolo Popolo ovvero i fugaci superstiti delle antiche divinità, degli esseri favolosi, dei mostri e delle creature benevole tramandate dall'antico credo animistico. C'erano in primo luogo le fate: in irlandese, "Deenee shee", che vuol dire "popolo fatato". Chi sono? Secondo "Il Libro di Armagh", che risente dell'insegnamento cristiano, "angeli caduti in peccato, non abbastanza segnati dal bene per essere salvati, ma neppure cattivi al punto di meritare l'eterna dannazione". Queste figure sovrapposte ai Tuatha Dè Danaan, gli Dei della terra dell'Irlanda pagana, non più oggetto di culti e offerte, si rimpicciolirono nell'immaginazione popolare, fino a ridursi ad esserini alti poche spanne nascosti nell'ombra dei boschi i cui poteri sono soltanto una pallida eco dell'antica gloria. Sono maschi e femmine: e molti sventurati giovani, per averne udito il canto, si sono consumati d'amore fino alla morte.
Tre sono le loro feste principali: la Vigilia di Maggio, la Festa di Mezza Estate e Halloween. Allora, danzano e cantano fra le rovine degli antichi templi, nelle radure dei boschi, intorno alle fonti: chi li vede può esprimere desideri, ma con cautela, perché il Piccolo Popolo ha uno strano senso dell'umorismo, che spesso volge al macabro e riserba tremende sorprese. A volte sono loro che si invaghiscono dei mortali e li portano a Faeryland, il Paese al di là del bosco: nulla si sa più di chi cade in loro balia. Spesso rubano i bimbi nelle culle, lasciando al loro posto folletti neonati, i changeling, che nello sguardo ardente e nei capelli di seta recano l'impronta della loro origine non umana; altre volte lasciano un ceppo di legno che per magia appare come un infante, ma a poco a poco si consuma e muore.
Ci sono poi le sirene o Murrughach (da "muir", mare, e "oigh", fanciulla). I pescatori le temono perché annunziano la tempesta. I maschi sono mostruosi, con i denti verdi come le alghe, naso scarlatto e occhi porcini. Le femmine invece sono bellissime anche se hanno piedi membranosi come quelli delle anatre. Dei giovani che si inoltrano per i mari, ne fanno i loro amanti; da vecchi, li trascinano negli abissi, dove le loro ossa si trasformano in coralli.




Sirena e Fata a un medesimo tempo è la Banshee (da "Ban", donna, e "Shee", fata), che segue le più antiche e nobili famiglie e fa udire il suo canto straziante allorché s'approssima una morte prematura. 
Un presagio che talvolta l'accompagna è il Coiste-Bodhar, il Carro Infernale, nero come la notte, sormontato da una bara e tirato da cavalli senza testa: se nelle notti tenebrose lo sentite fermarsi alla vostra porta e incautamente aprite l'uscio, vi verrà tirato in faccia un catino di sangue.
La leggenda del carro infernale durò a lungo: ancora nel 1807 si dovette eliminare la vigilanza notturna di fronte al cimitero di St. James perché le sentinelle morivano di paura. Alcuni sopravvissuti riferirono di aver visto una donna nuda e senza testa che, scesa dal nero biroccio, scavalcava la cancellata del cimitero per vagare tra le tombe. 


Nota di Lunaria: alla Banshee aggiungo anche la Cyhiraeth, la Dea dei corsi d’acqua, entrata nel folklore gallese per la leggenda che vuole che chi senta le sue grida sia destinato a morire a breve. Infatti, il Cyhyraeth, o anche nella forma Cyheuraeth (pronuncia: cahàreth), è un'entità spettrale della mitologia gallese, una voce senza corpo che si ode prima della morte di una persona. Probabilmente Cyhyraeth deriva dal gallese cyhyr, "muscolo", "tendine", "carne" e il suffisso -aeth. Quindi si potrebbe rendere in "scheletro", "spettro", "fantasma". Le leggende associano il Cyhyraeth con una zona attorno al fiume Tywi nel Dyfed orientale e alla costa di Glamorganshire. Il lamento si dice che sia doloroso e sgradevole come i lamenti di un moribondo. Viene sentito per tre volte e ogni volta è sempre più debole. Sulla costa del Glamorganshire si dice che il Cyhyraeth si oda prima di un naufragio accompagnato da fuochi fatui. Come la Banshee irlandese e la Cailleach scozzese, il Cyhyraeth risuona anche per un gallese lontano dal Galles, se costui è destinato a morire. 


Infine, una curiosità: il famoso naso adunco delle streghe



è in realtà una contraffazione del becco del corvo (o comunque degli uccelli), animale associato alle Dee: Morrigan, Dhumavati, Atena, Lilith ecc., tutte Dee associate agli uccelli e spesso uccelli loro stesse o alate.



APPROFONDIMENTO tratto da


Le Dame Bianche, diffuse in diverse leggende, sono spesso considerate dei fantasmi.
Si tratta di Fate dai lineamenti bellissimi, aggraziate, con capelli lunghissimi, biondi, che scintillavano d'argento al chiarore della luna, che vestivano di bianco e si muovevano sulla neve.
Molti pastori le avevano viste salvare degli animali o persone travolte da slavine. Era pericoloso vederle da vicino, però, perché si rimaneva abbagliati dallo splendore delle Dame Bianche.
In Valle d'Aosta le avevano viste distese sull'erba degli alpeggi ma se ci si avvicinava, sparivano nel nulla.
In un castello diroccato sopra l'Alpe di Cignana si credeva che vivessero le Dame Bianche che potevano essere viste nelle notti illuminate dalla luna.
Altre Dame Bianche, come le Banshee, si mostravano nelle case in cui dovevano avvenire decessi; a Milano, il Castello Sforzesco ha la sua Dama Bianca, che seduce gli incauti visitatori.

Nella zona di Lerici si credeva alle Streghe Bianche, che, durante le notti di luna piena, danzavano con fiaccole, facendo un rumore molto particolare: ricordavano la biancheria sbattuta sulle lastre.
Le "Lavandaie" si mostravano con della biancheria da lavare al chiaro di luna, mentre cantavano; chiedevano ai passanti di aiutarle a strizzare i vestiti bagnati e se non si accettava di aiutarle, spezzavano le braccia alla persona che si era rifiutata.
A volte, vedere le "Lavandaie" era un presagio di morte.


Infine, su suggerimento di Alice, segnalo che nel folklore del Friuli è presente l'Anguana, https://intervistemetal.blogspot.com/2020/05/le-fate-serpenti-delle-acque-le-anguane.html
che ha ispirato questa brava cantante per questo suo album


https://www.youtube.com/watch?v=y3MxLeWJPX0 


La Banshee, invece, ha ispirato una delle band più celebri nel Post Punk-proto Dark! Siouxsie and the Banshees









Symphonic Black Metal e Vampirismo: le band migliori!


Prima di vedere le band celebri nel genere e comunque, quelle che mi piacciono :D, vediamo un approfondimento storico-letterario ^_^



Riferisce san Gregorio di Tours, nella sua "Historia Francorum" scritta nel 561 d.c., che al funerale della moglie Scolastica, il superstite, l'inconsolabile coniuge Ingiurioso, gentiluomo d'Alvernia, provò l'impulso di ringraziare pubblicamente il Signore per avergli, sia pur per breve tempo, affidato "quel tesoro di purezza" che lui ora gli restituiva "intatto come l'aveva ricevuto". A tali parole, la defunta si rizzò di scatto nel sarcofago, dicendo: "Perché, marito mio, disveli a tutti faccende che dovrebbero riguardare noi due soli?". Poi si riaccomodò nella tomba e si lasciò seppellire.
Ingiurioso, forse per lo spavento, il giorno dopo era morto anche lui, e fu inumato accanto alla consorte, in un cenotafio accanto a quello di lei. Al mattino, i guardiani del cimitero notarono del disordine fra i sepolcri: la tomba del notabile era vuota mentre in quella di Scolastica si ritrovarono ambedue i cadaveri, l'uno nelle braccia dell'altro. La morte che - come diceva il Principe de Curtis - livella molte cose, aveva evidentemente consentito che venisse riparata un'omissione commessa nella vita.
Dopo il fatto, avvenuto a Clermont nel 390 d.c, la tomba di Scolastica venne indicata come "il letto degli amanti".

Questo episodio ispirò il poeta francese Guerrier de Dumast per il suo componimento "Le Tombeau des deux amants de Clermont".

Un'altra leggenda, celebrata da Goethe, è "La Fidanzata di Corinto": la fanciulla Filinnio, alla quale la madre aveva impedito, in vita, di unirsi al promesso sposo, torna da morta a reclamare il compimento dell'amplesso:

Dalla tomba mi levo a ricercare
il bene, che mi manca, dell'amore;
il mio sposo perduto ad abbracciare,
ed a suggere il sangue del suo cuore.

La vicenda della giovane Filinnio venne raccontata per la prima volta da Flegone nei suoi "Mirabilia", che se ne disse testimone oculare. La vicenda venne ripresa anche da altri: Lutero, Delrio, Anatole France.
Goethe, rielaborando l'episodio, sottolineò la sua connotazione vampirica, aggiungendovi una nota inquietante: la vergine vampira, una volta spenta la vita del fidanzato, si rivolgerà ad altri giovani per suggere il sangue.

L'idea ancestrale che post mortem sia possibile in determinati casi la prosecuzione di certe attività dell'esistenza dei vivi è all'origine della leggenda del Vampiro.
Due sono le attività dei vivi che si pensava potessero essere trasferite anche nel mondo dei trapassati: il sesso e l'alimentazione. L'attività sessuale dei defunti era considerata piuttosto intensa e, ad evitare che il morto la soddisfacesse al di fuori del sepolcro, lo si forniva di una compagna simbolica (o, in certi casi, reale). è questa l'origine delle cosiddette "concubine di pietra" ritrovate nei sepolcri dell'Antico Egitto, della Mesopotamia e di varie altre località: statuette femminili, tutte senza piedi perché non potessero fuggire, segnate da una tipica ipertrofia degli organi sessuali.

Il timore della riapparizione di un morto insoddisfatto nel mondo dei vivi - fa notare Frazer - è diffuso in tutti i tempi e in tutte le culture, fin dal Neolitico, quando i cadaveri erano arsi e chiusi in urne o sepolti strettamente legati in avelli serrati da pesanti lastre di pietra.
Ancora in tempi moderni, tra popolazioni appena entrate in contatto con l'uomo bianco, gli antropologi registrarono strane usanze.
Presso gli Shuswap della Colombia Britannica, vedovi e vedove restavano a lungo isolati dalla comunità, dormendo su giacigli di spine per scoraggiare visite indesiderate da parte del compagno defunto. I vedovi maschi della Nuova Guinea erano soliti tener presso di sé un'accetta da guerra con cui difendersi dalla moglie morta; gli Herero dell'Africa sud-occidentale troncavano la spina dorsale ai cadaveri prima del seppellimento, onde impedirne la deambulazione. I Mesopotami avevano specifici rituali e scongiuri per tenere lontani i familiari defunti. I Lucumoni etruschi chiudevano i corpi dei parenti scomparsi in un'apposita intercapedine tra le pareti della loro residenza e la facevano vigilare. I Romani accordavano un breve periodo di tempo (da uno a tre giorni all'anno) ai defunti, in cui era loro permesso circolare liberamente tra i vivi. In quei giorni i membri della famiglia si astenevano da qualsiasi occupazione pubblica e non trattavano alcun affare; al termine del tempo concesso, il pater familias gettava alle spalle una manciata di fave nere come tributo nonché segnale perché ritornassero alle proprie sedi.
Persiani, Medi, Parti, Iberni davano i morti in pasto alle belve, per impedire che tornassero in vita. Alcuni popoli nomadi (i Ciuvasci della Russia) inchiodavano i cadaveri nelle bare, con lunghi ferri appuntiti nella testa e nel cuore. Certe tribù del Camerun chiudevano il corpo in un sacco di cuoio, lo riducevano in poltiglia a bastonate e lo abbandonavano ai piedi di un albero.

Anticamente, la fame dei trapassati veniva placata con periodiche offerte alimentari (latte, miele, farina), ovvero rinchiudendo nelle tombe varie provviste di cibo reali o simboliche, queste ultime sotto forma di affreschi e figurine di terracotta. Nel "De Masticatione Mortuorum in Tumulis" di Michel M. Raufft (1734) sono riportati vari esempi, risalenti a diverse epoche, sull'attività manducatoria nei sepolcri: morti - o presunti tali - che divorano ciò che era stato loro posto nel cenotafio e rodono i sudari, giungendo a divorare le proprie membra. E in effetti, quando le provviste finivano, il morto provvedeva da solo.
Le leggende nelle quali si scopre l'inopinata presenza di un defunto fra i convitati a un banchetto sono numerose. Presso certe comunità si faceva sedere a capotavola un cadavere mummificato: si pensava che in tal modo un eventuale risurgente, vedendo il posto già occupato, desistesse dal tentativo di sedersi alla mensa.
Peraltro, il cibo preferito dai trapassati è proprio la carne umana.
Nei miti più antichi, era considerata "il cibo degli Dei", in grado di saldare la frattura tra la vita e la morte.
Per esempio, l'amplesso che precedeva il divoramento, per la Lamia (1), aveva una funzione vivificante al pari della carne e del sangue, sulla base del principio intuitivo secondo cui l'attività sessuale è fonte di vita.
Per i Babilonesi, era la Lamashtu che attirava gli uomini per berne il sangue e strappava il feto dal grembo delle donne incinte.
In uno scongiuro si legge: "Colei che mi ha preso, notte e giorno mi travaglia, prosciuga le mie carni, tutto il giorno mi stringe, tutta la notte non mi lascia".
Aluqa, ovvero "succhiasangue" la chiamavano gli Ebrei: una sorta di larva che assaliva i viandanti persi nel deserto per suggerne il sangue e lo sperma. Un essere simile era l'Empusa: in apparenza, una bella fanciulla, che col suo aspetto seduceva gli incauti, mentre in realtà era un orrido mostro con un piede di bronzo e l'altro di sterco d'asina.

D'altronde, bere il sangue, oltre che per acquisire una speciale forza di vita, poteva essere visto anche come piacere: si legge nei "Nibelunghi" che i guerrieri di Hagen, intrappolati in una sala in cui era stato appiccato il fuoco, per spegnere l'arsura bevvero il sangue che stillava dai corpi dei caduti:

Disse Hagen di Tronje: "Nobili cavalieri, chi soffre per la sete beva di questo sangue. Non c'è vino migliore per questa arsura"

Anche nella Bibbia troviamo traccia di vampirismo, o meglio, di precetti che lo proibiscono...

"Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue"

"La vita della carne è nel sangue... il sangue è la vita di ogni carne"

"Non ti nutrirai di sangue perché il sangue è la vita: e tu non devi mangiare la vita insieme con la carne"

(1) Nella tradizione classica, le Lamie erano mostri femminili che si nutrivano del sangue degli infanti e dei giovani vergini, nonché delle carni dei cadaveri. Erano seguaci di Ecate, la Dea della Morte negli arcaici culti lunari mediterranei.



Nella Roma antica, esisteva un collegio di sacerdoti con le speciale ufficio di combatterle e lo Jus Pontificum proibiva di "lasciare i morti esposti alle Strygae e alle Lamie". Gli studiosi delle religioni tracciano connessioni tra le Lamie e Lilith che secondo la tradizione rabbinica sarebbe stata la prima moglie di Adamo, genitrice di una stirpe di vampiri; si pensava che  la Tessaglia, la Siria e la Libia fossero territori particolarmente infestati dalle Lamie.

"Vampiro" è il termine che individua il morto bevitore di sangue, ed è di origine slava: dall'Europa baltico-balcanica (https://intervistemetal.blogspot.com/2023/07/i-vari-tipi-di-vampiri-nel-folklore.html), infatti, proviene la maggior parte delle leggende giunte fino a noi. Secondo molti, la parola va messa in relazione con il lituano "wempti", "bere", e il turco "uber", "essere diabolico". Il senso sarebbe "demone che beve": il vampiro propriamente detto è un defunto che sopravvive alla propria morte succhiando il sangue sottratto ai vivi: il che gli concede un osceno simulacro di esistenza. Secondo uno studioso, Evel Gasparini, la radice slava della tradizione vampirica è legata alla forma di religiosità pagana praticata da quei popoli. Una religiosità dalle radici profonde, se si considera che gli ultimi ad essere cristianizzati con la forza furono i baltici che rinunciarono al paganesimo soltanto alla fine del XII secolo e che i riti ancestrali continuarono ad essere praticati, clandestinamente o in forma sincretistica col cristianesimo (nota di Lunaria: vedi il culto idolatra a maria, scopiazzato da tantissime Dee...) Residui ritualistici delle antiche festività pagane vennero registrate dagli antropologi in alcune zone dell'Europa slava, ancora nei primi decenni del '900. La religione degli slavi pre-cristiani aveva una forte tinta manistica: prevedeva un culto dei morti. La vita d'oltretomba era considerata come una specie di risvolto negativo della vita di questo mondo. Credendo che i morti vivessero la stessa vita dei vivi, si disponevano presso i cadaveri varie provviste di cibo, armi e oggetti di cui si pensava che il defunto potesse avere bisogno. Si riteneva che il morto si separasse di malavoglia dalla sua gente, per cui vegliavano il cadavere e cercavano di distrarlo con canti e danze.  In particolare, si temeva il ritorno dei morti di morte violenta e delle vergini: si pensava che questi morti fossero avidi delle gioie di cui il trapasso li aveva privati.
Onde assicurarsi la "tranquillità dei defunti" presso certi popoli era in uso il rito delle esequie ripetute. A intervallo di tre, cinque, sette anni, i sepolcri venivano riaperti, le ossa lavate con i balsami, i resti riavvolti in teli funebri. Quando nel corso di tali cerimonie, un corpo veniva trovato non decomposto, si credeva che il morto fosse già tornato periodicamente nel mondo a succhiare il sangue per prolungare la propria vita. Allora, li si impalava o bruciava.
La tipologia del Vampiro variava a seconda del popolo di appartenenza. I polacchi lo chiamavano "Upir" e credevano che avesse una lingua affilata come un pungiglione. In Russia era detto "Mjertovjek", ed era considerato il figlio di un lupo mannaro e di una strega. Per i serbi era il "Vurdalak"; dai macedoni era detto "Vrukolak" e il suo richiamo notturno causava la morte a chi gli rispondeva. Gli albanesi lo chiamavano "Sampir", i bulgari "Norferat", "Ogoljen" i boemi, "Gierach" i prussiani.
Malgrado le differenziazioni, esistono caratteristiche comuni: il Vampiro ha un viso emaciato, folti capelli e corpo villoso, al punto di avere peli anche sul palmo della mano; le labbra sono gonfie e tumefatte, i canini lunghi e aguzzi, le unghie lunghissime e livide, le orecchie appuntite e mobili come quelli dei pipistrelli, l'alito fetido. Teme l'aglio, l'esposizione al sole, la visione dei simboli sacri. Il suo morso è anestetico, tanto che la vittima che lo subisce durante il sonno non si desta, e il morso è contagioso: chi ne muore, diviene Vampiro a sua volta.
Nel corso dei secoli tutta l'Europa fu percorsa da epidemie di vampirismo. La "Saga degli uomini di Eyr" narra la storia di Torolf Gambastorta, alla cui morte si cominciarono a verificare misteriosi decenni di uomini e animali. Si udivano rumori, e appariva anche il cadavere dello stesso Torolf. Si riaprì la sua tomba e lo si ritrovò perfettamente conservato. Dopo poco tempo, si decise di bruciarlo, dopodiché il Vampiro non apparve più.
Saxo Grammaticus, nel XIII secolo racconta nella "Danica Historia" che durante una pestilenza in Danimarca si attribuì la morìa all'opera di un morto che vagava per le campagne. Anche qui il Vampiro venne esumato, decapitato, trafitto al cuore: la peste si estinse. Anche in Inghilterra nel 1100 venne esumato in Inghilterra il corpo di un Vampiro e si dovette darlo alle fiamme.
A partire dal Seicento, le documentazioni aumentano. Epidemie di vampirismo si hanno in Moravia (1662, 1685), Istria (1672), Grecia (1701), Prussia orientale (1710, 1721, 1750), Ungheria (1725, 1732), Slesia (1755), Valacchia (1756), Russia (1772), Serbia (1731); ma la prima volta che il termine "vampiro" venne utilizzato risale al 1725, nei documenti parocchiali di Barn in Moravia: di una salma sospetta, si dice che è in "Vampertione infecta".
Nel secolo successivo il fenomeno diminuì tanto che nel 1824 il Parlamento britannico abolì la legge che prescriveva di trafiggere con un cuneo di legno i cadaveri dei suicidi e dei morti sospetti. Una legge analoga rimase in vigore fino al primo '900 nel Rhode Island, sede nella seconda metà del Settecento dell'unica epidemia di vampirismo documentata negli Stati Uniti. (da questa vicenda Lovecraft ne trasse lo spunto per il suo racconto "The Shunned House")
La straordinaria concetrazione di fenomeni vampirici nel Secolo dei Lumi generò un fiume di scritti e di dibattiti; anche Voltaire e Rousseau se ne interessarono. Voltaire si mostrò scettico, mentre Rousseau concluse che la società umana era basata sullo sfruttamento e perciò "il nostro Vampiro sono gli altri". (*)
Se i razionalisti e medici negavano il fenomeno, il clero, specialmente i preti di campagna, lo diffondevano, confortati da testi quali il Malleus Maleficarum, la Demonomania, le Disquisitionum Magicarum, il Compendium Maleficarum, nei quali l'esistenza del vampiro veniva dimostrata e sostenuta con citazioni dalla Bibbia e dalla Patristica, anche se alcuni cardinali come Prospero Lambertini, in seguito papa Benedetto XIV, raccomandò di trattare le voci sui risurgenti come superstizioni popolaresche. Se ciò fu sufficiente a convincere le persone colte, non bastò per le genti di campagna, tanto che si svolgevano pratiche esumatorie in presenza di preti e magistrati.
La religione degli antichi Balti fu l'ultimo culto pagano d'Europa. Essa possedeva caratteristiche peculiari e un pantheon indoeuropeo tutto proprio. La religione degli antichi Estoni condivideva invece le credenze pagane comuni agli altri popoli finnici. La più antica attestazione sulle religione degli antichi Balti risale a Pietro da Duisburg (XV secolo) il quale annotò: "I Prussiani adoravano come Dio ogni creatura e cioè il sole, la luna e le stelle, i fulmini, i volatili persino i quadrupedi, fino alla rana". Da questa descrizione deriva che essi adoravano una schiera numerosa di Dei naturali minori, mentre altre testimonianze ci danno notizia di una divinità superiore, cui tutte le altre erano subordinate. Così Maletius (XV secolo) narra di "un colle presso i Samogizi, nei pressi del fiume Nauvas, sulla cui cima era tenuto acceso da un sacerdote il fuoco perpetuo in onore di Perkunas, che da quel popolo superstizioso è ancor oggi ritenuto signore dei fulmini e delle tempeste". Anche la classe sacerdotale, cui potevano appartenere entrambi i sessi, doveva essere organizzata gerarchicamente: "Nel mezzo di questa perversa nazione, e precisamente in Nadrovia, v'era un luogo detto Romow, dove abitava un tale detto Criwe, che quelle genti rispettavano come un papa, poiché come il papa regge la chiesa universale dei fedeli, così dal cenno e dal mandato di costui erano governate non solo dette genti, ma anche i Lituani e le altre nazioni della Livonia [...] I Prussiani credevano nella risurrezione della carne; non così come avrebbero dovuto. Infatti pensavano che se una persona era nobile o ignobile, ricca o povera, potente o debole in questo mondo, tale sarebbe stata anche nell'altro; perciò accadeva che insieme con i cadaveri dei nobili si bruciassero le armi, i cavalli, i servi e le serve, i cani da caccia, gli uccelli rapaci d'uso venatorio e altre cose" (Pietro da Duisburg).
Il primo a fondare una chiesa e a condurre opera di conversione fu l'agostiniano Meinhard, intorno al 1170. Il suo successore fu ucciso dai pagani, ma [...] col vescovo Alberto furono organizzate crociate e venne costruita la cattedrale di Riga (1201); venne anche creato un ordine di monaci-soldati ("Ordine dei Portaspada"). Grazie ai drastici metodi di evangelizzazione militare la pur viva resistenza dei pagani fu stroncata nel sangue, e in breve germanesimo e cattolicesimo presero solidamente piede in Livonia.

(*) Nota di Lunaria: curiosamente, anche de Sade cita questa metafora del vampiro, in un suo libro, per riferirsi... a Dio:



"Qualunque sofisma sostengano i fautori assurdi della divinità chimerica degli uomini, non vi dicono altro se non che non c'è effetto senza causa, ma non vi dimostrano che occorre risalire ad una prima causa eterna, causa universale di tutte le cause particolari, che sia inoltre essa stessa creatrice e indipendente dalle altre cause. Convengo che noi non riusciamo a comprendere il legame, la successione e la progressione di tutte le cause. L'ignoranza di un fatto non è mai però motivo sufficiente per crearsene o determinarne un altro. Coloro che vogliono persuadervi dell'esistenza del loro abominevole Dio osano sfrontatamente dirvi che, dal momento che non possiamo collegare la vera causa agli effetti, occorre che necessariamente ammettiamo la causa universale. Si può fare un ragionamento più sciocco? Come se non fosse meglio confessare la propria ignoranza, invece di sostenere un'assurdità, o come se l'ammissione di tale assurdità divenisse una prova della sua esistenza. Confessare la propria pochezza non è un inconveniente, senza dubbio; l'adozione del fantasma è piena di ostacoli contro cui non faremmo che urtare se ci manteniamo tranquilli, ma dove potremmo spezzarci se permettiamo che le nostre teste si riscaldino: e le chimere accalorano sempre.
Concediamo, se si vuole, un istante, ai nostri antagonisti l'esistenza del vampiro (:) che crea lo loro felicità. Chiedo loro, in tale ipotesi, se la legge, la regola, la volontà mediante la quale Dio guida gli esseri, sono della stessa natura della nostra volontà e della nostra forza, se Dio, nelle stesse circostanze, possa volere o non volere, se la stessa cosa possa piacergli e dispiacergli, se non cambi di avviso, se la legge che lo determina è immutabile. Se è lei che lo guida, egli non fa che eseguire; quindi, non ha alcun potere (...) Se il vostro Dio non è libero, se è costretto ad agire in conseguenza delle leggi che lo dominano, allora è una forza simile al destino, alla fortuna, non influenzabile con i voti, non modificabile con le preghiere, non placabile con le offerte e che è meglio disprezzare in eterno piuttosto che implorare con tanto poco successo. Se poi il vostro esecrabile Dio è più pericoloso, più cattivo e più crudele ancora, e ha nascosto agli uomini ciò che era necessario per la loro felicità, il suo progetto allora non era di renderli felici (Nota di Lunaria: sicuramente il suo progetto non era quello di rendere felici e magnificate nel Divino le donne...); egli non li ama, quindi, non è né giusto, né benefico. Mi sembra che un Dio non debba volere altro se non il possibile, e non è possibile che l'uomo osservi leggi che lo tiranneggiano o che gli sono sconosciute."

(:) Il vampiro succhiava il sangue dei cadaveri. Dio fa scorrere il sangue degli uomini, entrambi, a ben vedere, sono chimerici: è sbagliarsi dare all'uno il nome dell'altro? (Nota dello stesso de Sade)

All'origine della letteratura sui Vampiri c'è una scommessa, dalla quale sarebbe nato il romanzo dell'orrore anglosassone. Nella splendida dimora, Villa Diodati, a Ginevra, il giugno del 1816 è radunato un gruppo di intellettuali: Byron, Shelley, Mary e John Polidori. 




A causa del tempo piovoso, i quattro dovettero stare rinchiusi in casa e Byron propose di scrivere ciascuno una storia di fantasmi. Si cominciò a discutere di trame, ma solo due dei presenti presero sul serio la scommessa: la prima fu lei, Mary Wollstonecraft Godwin in Shelley, che comincerà a scrivere il "Frankenstein", pubblicato nel 1818; il secondo fu Polidori che pubblicò una novella: "The Vampyre". https://deisepolcriecimiteri.blogspot.com/2017/06/commento-al-vampiro-di-john-polidori.html



In poco più di 20 pagine, il racconto di Polidori ridisegna completamente il personaggio del Vampiro: da povero contadino ignorante Polidori lo trasforma in una figura a tutto tondo: il suo Lord Ruthven, tenebroso nobile inglese condannato dai suoi delitti a succhiare il sangue dei vivi, è un aristocratico e ricco di fascino irresistibile, tratti profondamente originali rispetto alla tradizione popolare che dipingeva i Vampiri come villici analfabeti e cadaveri ripugnanti. Infine, non è più un personaggio che infesta le campagne e i casolari, bensì è completamente inurbato e frequenta la società del tempo. Da questo schema deriverà la matrice sul quale verranno modellate le successive filiazioni del Vampiro, sia in veste maschile sia femminile (Nota di Lunaria: almeno fino agli anni  '80 e soprattutto '90-'00 quando cominciano a vedersi anche vampiri parodizzati o teen agers, vedi il fenomeno Twilight... https://intervistemetal.blogspot.com/2018/10/recensione-twilight.html   https://intervistemetal.blogspot.com/2018/09/recensione-la-ragazza-del-vampiro.html   https://deisepolcriecimiteri.blogspot.com/2017/12/il-diario-del-vampiro-il-risveglio.html). L'intuizione letteraria di Polidori sembra sia nata dal desiderio di dipingere una caricatura di Lord Byron, per vendicarsi delle frustrazioni subite nella competizione tra i due. Inoltre, non contento di prestare al suo Vampiro aspetto e atteggiamenti byroniani, Polidori fece pubblicare il suo racconto, nel 1819, a firma dello stesso Byron. Il racconto ebbe immediatamente un successo straordinario, e nessuno dubitò che fosse di Byron. Polidori morì suicida a soli 26 anni: gli sopravvisse il suo personaggio (Byron ne aveva smentito la paternità). In breve, quasi ogni autore romantico dell'Ottocento si cimentò con la sinistra figura del Principe delle Tenebre: "Vampirismus" (1828) di E.T.A. Hoffmann, "Il Vij" (1835) di Gogol' e "Clarimonde" (1836) di Gautier sono da annoverare tra i capolavori del genere (soprattutto "Clarimonde", anche noto come "La morta innamorata", il mio preferito. Nota di Lunaria). 


"Varney the Vampyre" (1847), pubblicato anonimo, a puntate, ma probabilmente di Thomas Preskett Prest e/o James Malcolm Rymer, e "Carmilla" di Le Fanu (1872) sono altri racconti in cui la tematica ormai classica del Vampiro - le nobili origini, il maniero perduto nella foresta, il sottofondo erotico (in Fanu c'è anche il rimando saffico), la vittima inconsapevole, la tradizionale fine cruenta - sono concentrati e riassunti.






Tre furono gli spunti di cui si valse Bram Stoker per tracciare la figura di Dracula; il primo fu la lettura di Carmilla; il secondo fu la figura dell'attore vittoriano Henry Irving, che gli servì come modello in vista di una possibile riduzione scenica della trama che stava progettando; il terzo fu un sogno, che ispirò l'ambigua sottotraccia erotica.
Era una notte di marzo del 1890 quando Stoker, svegliatosi da un incubo, tracciò in fretta queste righe su un foglio di carta: "Un giovane esce e vede tre fanciulle; una di loro cerca di baciarlo sulla gola. Il vecchio Conte interviene con rabbia e furia diaboliche: quest'uomo mi appartiene, io lo voglio."
L'esile traccia così descritta era quanto restava della visione notturna; chi ha letto il romanzo riconoscerà la scena: si trova nel terzo capitolo.
Con meticolosità, Stoker passò sette anni a documentarsi sui Vampiri. Nel suo romanzo accolse e concentrò tutte le precedenti connotazioni narrative della tematica vampirica: ne confermò l'origine balcanica, collocando il suo personaggio in Transilvania, "la terra al di là delle foreste", e facendone un signore di un castello cupo; ne accettò anche il modello - sempre tracciato da Polidori - di nobile maledetto. Gli mancava un nome; a suggerirlo fu Arminius Vambery, docente di tradizioni slavi, che gli parlò della figura del Voivoda di Valacchia, Vlad Basorab detto Tepes, "l'Impalatore", terrore dell'Europa centrale nel quindicesimo secolo, nemico dei Turchi; costui aveva avuto l'appellativo patronimico di Dracula, figlio di Dracul, poiché il padre era affiliato all'Ordine cavalleresco del Drago.

Una radice del termine valacco per "demonio", insita nell'appellativo, fece sì che il personaggio in questione, di fama spaventosa per le sue efferatezze, passasse per figlio del Diavolo.
Il libro uscì nel 1897 e fu un successo immediato; sollecitò interi studi e affascinò, malgrado gli evidenti limiti tanto letterari quanto di struttura; un'altra motivazione del successo va ricercato nella venatura erotica del racconto: l'analisi alla sensualità di Dracula ha prodotto fiumi di saggistica, tendente ad interpretare la figura del Vampiro come simbolo letterario nei confronti delle repressioni vittoriane in materia di sesso.
C'è un simbolismo omosessuale: Dracula cerca di succhiare il sangue che cola dal viso di Jonathan Harker; e lo reclama, furibondo, quando le tre vampire tentano di sedurlo: "Come osate toccarlo? Quest'uomo mi appartiene"; un analogo senso di possesso omosessuale figurava già in "Carmilla": "Tu sei mia. Tu devi essere mia; tu e io dobbiamo essere una cosa sola, per sempre"; c'è da far notare che Bram Stoker stesso si era auto-censurato: dagli appunti preparatori del romanzo risulta che nella sua prima versione la scena prevedeva che Harker si tagliasse il dito e che Dracula glielo succhiasse; ma la metafora appariva fin troppo azzardata per l'Inghilterra vittoriana.
Il sesso vampirico diviene così contaminazione assoluta, espressione di un disordine universale in cui non soltanto i limiti della morale sessuale ma anche i confini tra la vita e la morte vengono a cadere.

Il romanzo di Stoker fa da spartiacque nella storia della letteratura vampirica che può essere suddivisa in una fase pre-Dracula e una post-Dracula. A partire dagli anni '50 alcuni autori iniziano a introdurre novità: Richard Matheson in "I Am Legend" (1954) il vampirismo è ricondotto ad una causa interamente naturale: l'infezione prodotta da un microorganismo sconosciuto. L'umanità è infettata e solo pochi umani restano immuni; alla fine, la prospettiva è ribaltata: non sono più i vampiri, ormai la maggioranza, ad essere "contro natura", ma gli esseri umani; il protagonista conclude con "la leggenda sono io", e non più i vampiri. Colin Wilson invece immagina dei vampiri spaziali, provenienti da un altro pianeta, che suggono la forza vitale. Altri romanzi best-sellers furono "Salem's Lot" (1975) di Stephen King, "Intervista col Vampiro" di Anne Rice e "Sunglasses After Dark" di Nancy Collins.
Non esistono bibliografie esaurienti, ma è certo che in oltre 170 anni di letteratura vampirica - dalla novella di Polidori ad oggi - sono diverse centinaia, forse migliaia, le opere narrative aventi come protagonisti i vampiri (senza contare i cd musicali, fumetti, film - nota di Lunaria)

Nota di Lunaria: ovviamente leggendo questi libri, la miglior colonna sonora resta questa: ovviamente, i Cradle of Filth di "Dusk and Her Embrace" https://www.youtube.com/watch?v=mc7o4wzW128






ma anche questi (a patto che li si ascolti nei loro cd migliori, ovvero i primi e più marcatamente "vampirici") Lord Vampyr e Theatres des Vampires






("The Vampire Chronicles" -  "Bloody Lunatic Asylum" - "Suicide Vampire")




Anche i Dark Unfathomed


di "Vampiric Opera" https://www.youtube.com/watch?v=vn9dl24HD0c

hanno composto un'ottima canzone, così come i Lamia Antitheus https://www.youtube.com/watch?v=mWav5amWn2k   https://www.youtube.com/watch?v=hsARj4QSjTI   e i Black Countess https://www.youtube.com/watch?v=UDtYCyxGKqw





(che comunque plagiano molto i Cradle of Filth...)

I Siebenbürgen di "Delictum" sono comunque un ascolto piacevole, anche se nella media https://www.youtube.com/watch?v=ZpG3uBDe0T0



Suggerisco anche i Vampiria, dall'Argentina https://www.youtube.com/watch?v=s1_vN7ZjwpI



anche se purtroppo sono sciolti da anni...

Gli Ancient Ceremony, anche se non a tema esclusivamente vampiresco




hanno composto delle canzoni davvero suggestive.

So che tanti "puristi degli ideali satanici del Black Metal" storceranno il naso, ma a me piacciono anche i Nocturnal Freeze https://www.youtube.com/watch?v=ioQ6oObEFW0



che... ehm... "purtroppo" sono cristiani... però dai, "Transylvania" è un gran bel cd, anche se per forza di cose si avvicinano di molto al quasi-plagio dei COF di "Dusk..." che c'importa se sono cristiani, se sanno suonare bene?? Io non sono di certo razzista contro i cristiani che sanno far uscire cose ben fatte xD

Infine una citazione particolare va ai bulgari Amor e Morte, purtroppo anche loro ormai sciolti



e particolarmente ispirati dall'opera di Keats... https://www.youtube.com/watch?v=AZixTZZbkU0



Altrimenti, per musica strettamente strumentale, i suggestivi Nox Arcana






Sono tutte belle le canzoni, per cui potrei citarne dozzine e dozzine... ma vi lascio questa che ha un bel video non-ufficiale



Infine, per chi fosse stanco dei patemi adolescenziali e pop di "Twilight" - libro che per inciso, meriterebbe un'analisi a parte sugli aspetti "più subliminali" dell'opera e che possono essere colti solo da chi conosce bene certi riferimenti teologici, vedi la gravidanza "coatta" di Bella  :D -




ma non volesse rinunciare "all'atmosfera rosata" con un tono da soft-gotico ottocentesco, suggerisco questo romanzo: "Dopo Mezzanotte", scritto dalla brava Teresa Medeiros



che ha scritto anche il seguito, che purtroppo mi manca :P



Notevoli sono le pagine soft-horror dedicate ai vampiri e l'Autrice si è davvero superata nel disseminare la vicenda con citazioni tratte non solo da Byron, ma anche da Polidori e da Horace Walpole! Si veda tutta la parte del romanzo ambientata nel castello: gli appassionati riconosceranno sicuramente gli stilemi gotici da "Castello di Otranto", nella descrizione dei corridoi, pertugi, passaggi segreti, cripte o la luna che illumina la brughiera; infine, roventi e coinvolgenti, anche se presenti solo negli ultimi capitoli, le descrizioni dell'amplesso tra Caroline e Adrian. Insomma, "Dopo Mezzanotte" è davvero un romanzo accattivante, appassionante, che vale la pena di cercare - è uscito nel 2007 - perché se cercate una bella storia d'amore erotico - a differenza del più celebre e teen-ageriale "Twilight" dove mancava del tutto l'eros carnale! - tinta di atmosfere gotiche e horror soft, "Dopo Mezzanotte" fa al caso vostro... 

Altrimenti potete sempre cercare romanzi come questo... e i sempre ottimi "Racconti di Dracula"