Introduzione al Cinema Horror Italiano


In genere, dopo che rispondo parlando di ciò che amo ascoltare, la seconda domanda è "ti piace il cinema horror?"; la risposta è sì 😃 ma purtroppo dato che ormai da quasi un anno - causa guasto pc - non posso più vedere i dvd sul pc, è qualcosa che ho dovuto mettere da parte, a malincuore 😔 (d'altraparte che pretendete, mica ho chiesto "la partnership della monetizzazione su youtube", leggasi, non becco manco un centesimo bucato dalla miriade di roba che ho postato in giro, per cui, niente soldi da investire nel malvagio sistema di cose capitalista che ci vuole tutti ultraipertecnologizzati!!!). Ad ogni modo, non solo sono una collezionista di VHS e DVD (presi rigorosamente all'usato per la modica cifra di 1 max 3 euro oppure allegati in edicola ai giornali tipo "Horror Mania" 😁) ma colleziono anche libri sull'argomento. E visto che stasera, "Eh dacci su col Death Metal!" xD, ho pensato di trascrivere questa mini introduzione al cinema horror italiano. Si sa, l'horror e la bassa macelleria vanno a braccetto con il Death Metal




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Ogni genere del cinema italiano che ha acquistato nel tempo importanza e fama - non solo in Italia ma anche all'estero - ha raggiunto la notorietà grazie all'inventiva di uno o più autori, per poi venire nobilitato da altri registi che hanno proseguito a lavorare al suo interno arricchendolo di nuove idee. è il caso dei western di Sergio Leone, poi impreziosito da autori come Sergio Corbucci, Sergio Sollima, Duccio Tessari e Tonino Valerii. Lo stesso dicasi per il poliziesco o per il thriller all'italiana che negli anni '70 ha visto la luce grazie ai primi film di Dario Argento e che ha vissuto momenti d'oro grazie a Lucio Fulci, Pupi Avanti e Lamberto Bava.

Nell'affrontare il genere gotico-horror abbiamo scelto di partire dagli autori più rappresentativi, a cui si deve l'invenzione di stilemi narrativi che hanno influenzato l'intero cinema horror internazionale.
Iniziato con le atmosfere classiche dei film di Riccardo Freda, Mario Bava e Antonio Margheriti, il genere ha acquistato connotati più moderni e quotidiani nelle opere di Dario Argento e Pupi Avanti, per poi colorarsi di suggestioni più viscerali e splatter con Lucio Fulci, Lamberto Bava e Aristide Massaccesi. E non mancano registi come Michele Soavi che hanno saputo filtrarlo attraverso una originale, personalissima sensibilità simbolico-esistenziale.
Nota di Lunaria: per Soavi, vedi la mia recensione

Proprio per questa sua tipica poliedricità, nel corso di una vita ormai quarantennale il gotico-horror italiano ha sempre trovato modo di rigenerarsi grazie ad autori che di volta in volta hanno saputo cogliere e trasferire sullo schermo paure e sindromi emergenti, dando vita a suggestioni che per forza e originalità sono divenute oggetto di culto anche all'estero.

FILMOGRAFIA SELEZIONATA & CONSIGLIATA:

Riccardo Freda
 

I vampiri (1957)
Caltiki, il mostro immortale (1959)
L'orribile segreto del dottor Hichcock (1962)
Lo spettro (1963)
A doppia faccia (1969)
Murder Obsession - Follia Omicida (1981)


Mario Bava
 

La maschera del demonio (1960)
I tre volti della paura (1963)
La frusta e il corpo (1963)
Operazione paura (1966)
Il rosso segno della follia (1969)
Reazione a catena (1971)
Gli orrori del castello di Norimberga (1972)
Lisa e il diavolo (1972)
La casa dell'esorcismo (1975)
Shock (1977)
La Venere d'Ille (1979)


Antonio Margheriti
 

Danza macabra (1963)
La vergine di Norimberga (1963)
I lunghi capelli della morte (1964)
Contronatura (1969)
Nella stretta morsa del ragno (1971)
La morte negli occhi del gatto (1972)


Dario Argento
 

Profondo rosso (1975)
Suspiria (1977)
Inferno (1980)
Phenomena (1985)
Opera (1987)
La sindrome di Stendhal (1996)
M.D.C. - Maschera di Cera (1997)


Lucio Fulci
 

Una lucertola con la pelle di donna (1971)
Zombi 2 (1979)
Paura nella città dei morti viventi (1980)
E tu vivrai nel terrore! - L'aldilà (1981)
Black cat - Il gatto nero (1981)
Quella villa accanto al cimitero (1981)
Demonia (1989)
Un gatto nel cervello - I volti del terrore (1990)


Pupi Avati
 

Balsamus, l'uomo di Satana (1968)
La casa dalle finestre che ridono (1976)
Le strelle nel fosso (1978)
Zeder (1983)
L'arcano incantatore (1996)
Nota di Lunaria: di Pupi Avanti vedi anche "Il nascondiglio"


Lamberto Bava
 

Macabro (1980)
Demoni (1985)
Demoni 2 - L'incubo ritorna (1986)
La casa dell'orco (1987)
Il gioko (1989)
Il maestro del terrore (1989)
La maschera del demonio (1990)


Aristide Massaccesi/Joe d'Amato
 

La morte ha sorriso all'assassino (1973)
Buio Omega (1979)
Antropophagus (1980)
Rosso sangue (1982)
Ritorno dalla morte - Frankenstein 2000 (1992)


Michele Soavi
 

Deliria (1987)
La Chiesa (1989)
La setta (1991)
Dellamorte Dellamore (1994)


Una citazione anche per altri registi:

Camillo Mastrocinque: "Un angelo per Satana" (1966)
Piero Regnoli: "L'ultima preda del vampiro" (1960)
Renato Polselli: "Il mostro dell'opera" (1961)
Giorgio Ferroni: "Il mulino delle donne di pietra" (1960)
Mario Caiano: "Amanti d'Oltretomba" (1965)
Massimo Pupillo: "Il boia scarlatto" (1965)
Sergio Martino: "Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave" (1972)
Giuseppe Bennati: "L'assassino ha riservato nove poltrone" (1974)
Luigi Bazzoni: "Le orme" (1975)
Antonio Bido: "Il gatto dagli occhi di giada" (1977)
Aldo Lado: "La corte notte delle bambole di vetro" (1972)
Francesco Barilli: "Il profumo della signora in nero" (1974)
Roberto d'Ettorre Piazzoli e Sonia Molteni "Chi sei?" (1974)
Alberto de Martino: "L'anticristo" (1974)
Alberto de Martino: "Holocaust 2000" (1977)
Ugo Liberatore: "Nero Veneziano" (1978)
Massimo Dallamano: "Il medaglione insanguinato" (1975)
Tonino Valerii: "Mio caro assassino" (1972)
Pier Carpi: "Un'ombra nell'ombra" (1979)
Marino Girolami: "Zombi Holocaust" (1980)
Andrea Bianchi: "Zombie Horror - Le notti del terrore" (1980)
Bruno Mattei: "Virus - L'inferno dei morti viventi" (1981)
Marcello Avallone: "Spettri" (1987) e "Maya" (1989)
Alessandro Capone: "Streghe" (1989)
Andrea Marfori: "Il bosco 1" (1988)
Gianfranco Giagni "Il nido del ragno" (1988)
Umberto Lenzi: "Incubo sulla città contaminata" (1981) e "Demoni 3" (1991) [Nota di Lunaria: "Demoni 3" non c'entra niente con la saga di Lamberto Bava "Demoni 1-2"; "Demoni 3" è un film sul vudù e sugli zombi]
Ruggero Deodato: "La casa sperduta nel parco" (1980) "Camping del terrore" (1987)
Gianni Martucci: "I frati rossi" (1989)
Luigi Cozzi: "Paganini Horror" (1989)
Damiano Damiani: "Amityville Possession" (1983)
Claudio Fragasso: "Non aprite quella porta 3" (1989) [Non è il sequel di "Non aprite quella porta"]

La mia collezione di VHS & DVD Horror Italiani 😃









































































Altre belle locandine di due film horror iconici: "La Casa" e "Society"






Alle origini del blues: la poesia afroamericana


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Uno dei mezzi più efficaci per combattere la schiavitù e per liberare i neri fu la cosidetta "Ferrovia Sotterranea". Lo scopo di questa associazione segreta era di aiutare gli schiavi a fuggire  dalle piantagioni del Sud e a raggiungere il Canada. L'organizzazione era finanziata dai neri stessi e dalla setta religiosa dei Quaccheri. Gli schiavi viaggiavano a piedi, durante la notte, celandosi nelle ore diurne in capanne abbandonate. è stato calcolato che fra il 1830 e il 1860 fuggirono sessantamila schiavi. Il pericolo maggiore era costituito dalle squadre di "cacciatori di schiavi" che battevano la campagna con l'aiuto di grandi mute di cani. è facile immaginare ciò che accadeva quando un nero fuggiasco si lasciava prendere: la storia ci è stata raccontata dal poeta Walt Whitman in una delle sue poesie:

Io sono lo schiavo inseguito,
sotto il morso dei cani mi contorco,
inferno e disperazione su di me,
gli inseguitori non smettono di sparare,
afferro le sbarre della staccionata,
il mio sangue goccia,
cado sulle erbacce, sulle pietre,
i cavalieri spronano i cavalli,
scagliano ingiurie contro le mie orecchie
che ronzano, mi colpiscono il capo
con il manico della frusta.

Fra le guide della "Ferrovia Sotterranea", nessuno fu più abile e coraggioso della famosa Harriet Tubman. Nata schiava nel Maryland nel 1820, fuggì nel Nord nel 1849 ed inizio subito il pericoloso lavoro di guida della "Ferrovia". Compì 19 viaggi nel Sud guidando verso la libertà non meno di 300 schiavi.

Nel 1851 un altro grave colpo alla schiavitù venne vibrato dall'enorme successo di un romanzo scritto da una donna, "La capanna dello Zio Tom" di Harriet Beecher Stowe. Il libro uscì in un momento delicato del dibattito nazionale sulla schiavitù. In un anno furono vendute 300mila copie negli Stati Uniti e 200mila in Inghilterra.

Alla protesta della Beecher Stowe, si unì infatti quella di altri poeti. Per esempio Frances E.W.Harper scriveva:

Datemi una tomba dove preferite,
nella bassa pianura o sulle colline;
scavatela nel più umile dei cimiteri,
ma in una terra dove gli uomini sono schiavi.

Non potrei riposare, se intorno alla mia tomba
udissi i passi di uno schiavo tremante;
la sua ombra sulla mia tomba silenziosa
la renderebbe un luogo troppo triste.

Non potrei dormire se vedessi la frusta
calare terribile a bere il sangue di una madre disperata
e se vedessi che le strappano i piccoli dalle braccia
come colombe tremanti al loro nido.


E James Russell Lowell:

Quanto tempo ho giaciuto in catene,
desiderando la libertà!
Ahimè! Devo ancora piangere
privo anche della speranza
di poter essere libero un giorno.


Longfellow cantava:

Non sente più la frusta del padrone,
né del sole i raggi arroventati;
perché la Morte, la Terra del Sonno,
ha illuminato,
e il suo corpo senza vita giace
come un ceppo logoro che l'anima
ha spezzato e gettato via!


Inoltre, c'è da ricordare che l'enorme dolore provato dai neri schiavizzati e discriminati si espresse anche nei canti di lavoro (che scandivano la raccolta del cotone nei campi), negli spirituals e nel blues. Agli inizi i blues erano cantati senza alcuna musica se non con un tamburo che veniva battuto con una bacchetta. Successivamente i blues cominciarono anche a venir cantati con l'accompagnamento della chitarra e del piano o dell'armonica a bocca.
Non è necessario essere tristi per cantare un blues: molti di essi sono costruiti su un ritmo veloce e le parole sono molto allegre; tuttavia è vero che i blues più belli sono quelli che esprimono stati d'animo di malinconia e di tristezza.

"Ecco qua queste desolate canzoni del cuore dolente
per la mia ragazza, questi blues dolenti
e ho bisogno di qualcuno a cui raccontare le mie pene.
Non so più leggere, non so più scrivere,
voglio comprarmi un telefono,
non so più leggere, non so più scrivere,
devo comprarmi un telefono
per parlare alla mia ragazza finché non è tornata a casa.
Siedo sull'orlo del marciapiede
e mi tormento l'anima e il cuore,
come un opossum nascosto nella tana di una marmotta"

Il blues di "Sola in casa", dice:

"Seduta in casa con mille pensieri,
seduta in casa con mille pensieri,
guardo l'orologio e non vedo neppure l'ora.
Vado alla finestra, guardo fuori dalla porta
e spero tanto che il mio uomo torni a casa"


In "Ultimo sorriso", una donna piange la morte del suo uomo impiccato dai bianchi:

"Ti domandi perché sono triste e abbattuta,
non faccio che piangere e lamentarmi,
avresti pietà di me se lo sapessi,
ed ecco la ragione.
Hai sentito cosa ha fatto quel vecchio ignobile giudice?
Ha detto alla giuria di non assolvere il mio uomo
ed io sono qua con il cuore pieno di disperazione,
egli morirà sulla forca, così ha decretato la corte.
Andai avanti e indietro fino alla fine del processo,
il giudice disse: nulla da fare.
Deve morire sulla forca, appeso per il collo,
deve pagare con la vita quando scatterà la trappola.
Ha rifiutato, gente, ha rifiutato di parlare, finché fu
tardi,
ha dato la vita per soddisfare lo Stato.
Quando misero il cappuccio nero sul viso del mio caro,
Signore, pregai lo sceriffo che mi facessero prendere il
suo posto.
Ogni giorno mi sembra di udire quel rumore,
mi sforzo ora di nascondere le lacrime, ma perché?
Tredici gradini con le braccia adorate strette ai fianchi
con il viso sorridente, così morì il mio amore."

Anche la protesta sociale trova posto nei blues:

"Scavando nel tunnel, faccio solo sei passi al giorno,
non sai che mi scavo la fossa, silicosi,
mi hai divorato la vita"

In alcuni blues si trova la descrizione di alcuni grandi avvenimenti che determinarono la vita dei neri, per esempio la grande inondazione del Mississippi del 1927: milioni di acri di terra vennero allagati e 700 mila persone rimasero senza un tetto. In un blues di Bessie Smith, che, con Billie Holiday, fu la più grande cantante del genere, si racconta:

"Quando piove per cinque giorni e il cielo diventa
buio come di notte,
quando piove per cinque giorni e il cielo diventa buio
come di notte,
ecco il disastro che si abbatte di notte sulle terre basse.
Mi svegliai stamani e non potevo uscire dalla porta,
mi svegliai stamani e non potevo uscire dalla porta,
e c'erano tanti disastri che una povera ragazza non sapeva
dove andare.
Quando tuona e lampeggia e il vento comincia a soffiare,
quando tuona e lampeggia e il vento comincia a soffiare,
migliaia di persone non hanno un posto dove andare.
(...) La disperazione dell'inondazione mi costrinse a fare
i bagagli e ad andarmene,
la disperazione dell'inondazione mi costrinse a fare
i bagagli e ad andarmene,
perché la mia casa è crollata e io non posso viverci
più"


Nelle sue espressioni più alte e valide, la poesia nera americana si rifà alla ricchezza poetica degli spirituals e dei blues ed aggiunge la sua meditata voce di protesta a quella diretta e spontanea del popolo.
Ecco, per esempio, una lirica di Fanton Johnson:

C'è una musica in me, la musica
di un popolo contadino.
Vago sulla riva del fiume suonando un banjo,
cantando le mie canzoni della capanna e del campo.
(...) Dietro la ferrovia i bambini battono le mani.


o di Langstone Hughes

Anch'io canto l'America,
io, il fratello più scuro.


Una delle prime voci della letteratura americana è quella di una donna, Phillis. Nata nel 1753 nel Senegal, a 7 anni venne venduta in Boston alla famiglia Wheatley, che le insegnò a leggere e a scrivere e successivamente la liberò.
Il suo primo libro di versi uscì a Boston nel 1770: "Poema in morte del Rev. George Whitefield by Phillis, a negro girl in Boston". Ma la sua opera migliore venne pubblicata a Londra nel 1773: "Poema sui vari soggetti religiosi e morali".
Tuttavia la poesia di Phillis non fu "poesia nera", ma "poesia bianca", scritta da una ragazza nera che aveva letto e assimilato molti classici inglesi.

Il primo poeta nero è Paul Laurence Dunbar, nato nel 1872 nell'Ohio e morto a soli 34 anni, dopo aver lasciato una vastissima produzione poetica.
Joseph Cotter, di poco successivo a Dunbar, si muove sulla sua stessa strada:

"Ninive, Tiro,
Babilonia,
non ne resta molto
di nessuna.
Tutte queste città
ceneri e ruggine
il vento canta i suoi spirituals
attraverso la loro polvere.
C'era un'altra Memphis
in quei tempi antichi:
è stata distrutta
in molti modi (...)"

Violentemente impegnate sul piano della lotta razziale sono le composizioni poetiche di Claudee Mc Kay; ecco "America":

"Pur se mi sfama con il pane dell'amarezza
e mi affonda nella gola i suoi denti di tigre,
rubandomi il respiro vitale, confesso
che amo questo inferno della civiltà, che saggia la
mia giovinezza!
Il suo vigore scorre come marea nel mio sangue
dandomi forza contro il suo odio.
(...) Oscuramente scruto nei giorni futuri
e vedo la sua potenza e le meraviglie di granito
sotto il tocco dell'infallibile mano del Tempo
come tesori senza prezzo affondare nella sabbia."

e "Linciaggio":

"Il suo spirito in fumo ascese al cielo.
(...) Tutta la notte una stella lucente e solitaria
(...) pendeva pietosa sopra la corda oscillante.
Sorse il giorno e subito gente di ogni razza venne a
vedere
il corpo spettrale che dondolava al sole:
le donne bianche si spingevano per guardare, ma
nessuna
mostrò compianto negli occhi azzurri d'acciaio;
e i ragazzi, futuri linciatori anch'essi,
danzavano attorno alla terribile cosa con gioia malvagia."
  

Pur senza allontanarsi dalla tradizione nera, Countee Cullen ha raggiunto una raffinatezza lirica eccezionale; si legga questo "Ragazza nera morta":

"Con due rose bianche sul petto,
bianche candele alla testa e ai piedi,
Nera Madonna della tomba essa riposa;
Signora! La Morte l'ha trovata dolce,
sua madre ha impegnato l'anello nuziale
per seppellirla vestita di bianco;
sarebbe così fiera, vorrebbe danzare e cantare
se potesse vedersi stanotte"








Arte Sacra Africana


 Per approfondimenti alla storia del Jazz, vedi:




ABOLIZIONISTE E ATTIVISTE CONTRO IL RAZZISMO E LA DISCRIMINAZIONE:

Sarayounya: capo-tribù del Mali addestrata fin da bambina all'arte della guerra. Nel XIX secolo guidò la rivolta contro i colonialisti francesi ottenendo notevoli successi.

Nota di Lunaria: sono attestate altre regine africane che guidarono rivolte contro i colonialisti o gli schiavisti; per esempio, Nzingha


Sojourner Truth (1797-1883) sfuggì alla schiavitù nel 1827 e si recò a New York per fare la cameriera. Quando i suoi figli furono cresciuti, cominciò a viaggiare, cantando e predicando.

Entrò in contatto con il Movimento per i diritti delle donne tramite gli Abolizionisti (contro la schiavitù). La sua fama è legata a un discorso pronunciato in risposta alle parole di un uomo che aveva definito le donne creature deboli e "troppo fragili per la vita pubblica": "Ho lavorato quanto un uomo, ho sopportato la frusta allo stesso modo. Non sono dunque una donna?"

Sarah Mapp Douglass (1806-1882) e Lucretia Mott (1793-1850) erano due insegnanti, una nera e una bianca.
  
Nel 1833 fondarono un gruppo chiamato "Società Femminile Antischiavismo" e assieme ad altre portarono avanti la loro battaglia nonostante i loro raduni fossero continuamente attaccati dai gruppi razzisti. Negli Stati Uniti la schiavitù venne abolita nel 1865.



In Giappone la legge impediva alle donne di partecipare alla vita politica e nel 1918 Ichikawa Fusae (1893-1981) fondò l'Associazione delle donne nuove.
Cominciò come maestra in un villaggio, ma ben presto organizzò campagne a favore delle donne lavoratrici per l'Organizzazione internazionale socialista. Ichikawa fu eletta al Parlamento giapponese nel 1952 e continuamente rieletta, grazie al sostegno delle donne e dei gruppi radicali, fino ad età molto avanzata.

Nota di Lunaria: ci si ricordi che il cristianesimo è sempre stato a favore della schiavitù e della disuguaglianza, perché nel Nuovo Testamento è legittimata; vedi Luca 12:41 e Efesini 6:5, 1 Pietro 2:18




Inoltre il cristianesimo, specie in America, si lega al "suprematismo bianco" che sostiene il razzismo e la schiavitù degli afro-americani 
  
Alcuni versetti biblici usati dai cristiani integralisti per sostenere il "diritto" di fare attentati terroristici: Isaia 13:11, 1 Samuele 15:2, Osea ecc... si vedano le espressioni come "punirò", "spada", "distruggere", "terrore"... 

Ovviamente il Ku Klux Klan è il gruppo più famoso e famigerato, ma la Christian Identity "ne ospita" anche altri
https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/ku-klux-klan-tutta-la-storia-nei.html  
Qui in Europa, citiamo l'IRA irlandese, di matrice cattolica
 https://intervistemetal.blogspot.com/2019/06/ira.html
al di là del fatto che gli stessi protestanti ammazzavano i cattolici, perché esistevano diversi gruppi armati, sia cattolici sia protestanti.


Riporto anche un approfondimento su altre donne africane che hanno combattuto contro la schiavitù e la segregazione

Info tratte da

 
Fin verso il 1970 la maggior parte degli scrittori dell'Africa subsahariana sono uomini, infatti le opere maggiori hanno a lungo segnato la produzione letteraria nera-africana.

Nota di Lunaria: tra gli scrittori importanti, ne cito tre: Leopold Senghor, Aimè Cèsaire e Yambo Ouologuem. I primi due sono stati poeti, il terzo con "Dovere di violenza" (1968) ha analizzato le violenze dei colonizzatori sui neri e la violenza dei neri sui bianchi e dei neri fra di loro. Ovviamente sul versante afroamericano possiamo citare altri poeti e poetesse che hanno trattato soprattutto la schiavitù e il lavoro nei campi di cotone e i ghetti.

Per approfondimenti in campo filosofico vedi anche Frantz Fanon https://intervistemetal.blogspot.com/2018/09/recensione-candyman-terrore-dietro-lo.html

In seguito, le donne prendono la parola per raccontarsi in prima persona, per rappresentarsi a modo loro, per descrivere il loro spazio interiore. In un primo tempo si manifesta una propensione per l'autobiografia, in seguito, dopo il 1980, la scrittura delle donne si diversifica. In generale le donne prospettano una visione alternativa dell'esistenza e il loro discorso è segnato da un profondo rispetto per la vita umana. La loro identità è ben ancorata nella visione africana del mondo e delle cose; esse intendono rompere l'ordine patriarcale senza però alienarsi gli uomini, che fanno parte della nuova società che le donne vorrebbero veder sorgere dal caos in cui il continente africano si dibatte.
Purtroppo le opere disponibili in traduzione italiana sono poche: non sono state ancora tradotte Calixte Beyala ed Evelyne Mpoundi-Nigolle del Camerun, Ken Bugul, Philomène Bassek, Aminata Sow Fall, Nafissatou Diallo del Senegal, Awe Kéita del Mali, per non ricordarne che alcune.

Nota di Lunaria: aggiungo la mia preferita: https://intervistemetal.blogspot.com/2018/12/blog-post.html


che vive in Europa ed è impegnata a condannare la mutilazione genitale femminile - che lei stessa ha subito - oltre che l'islam.

Sullo stesso argomento vedi anche queste altre testimonianze:
 
Bessie Head (1937-1986), sudafricana di lingua inglese, ha trascorso metà della sua vita in Botswana.
Figlia di una bianca e di un nero, Bessie è una meticcia che vive sulla propria pelle la lacerazione di due mondi e due culture in lotta tra loro. Temi delle sue opere: l'esistenza devastante dell'esilio, i rapporti di forza all'interno della coppia, la disintegrazione dell'individuo ad opera della società. La sua opera più famosa è "La donna dei tesori" (1977), una raccolta di racconti centrati sulla condizione della donna in Africa. Tredici microstorie, storie di vita quotidiana del villaggio di Serowe: il crollo delle società tradizionali, l'indipendenza del periodo post-coloniale, la povertà, le siccità cicliche, l'urbanizzazione coatta, la vita delle donne in una società dominata dagli uomini.


Buchi Emecheta: Nata in Nigeria, in una famiglia povera, riesce a studiare grazie ad una borsa di studio. Nel 1962 parte per Londra, dove riesce a frequentare l'università. Nel 1982 apre una casa editrice con sede a Londra e Ibuza, in Nigeria.
"Cittadina di seconda classe" ("Adah' story", 1983) richiama la vita dell'autrice rielaborata sotto forma di romanzo. Attraverso le vicende di Adah, Buchi rivive, narrandola, la propria difficile storia di donna, nera, immigrata e con 5 figli a carico. Anche Buchi analizza la difficoltà di essere donna in una società maschilista, sia quella di origine, sia quella londinese, dove è emarginata come donna nera. Temi affrontati con ironia e autoironia che attenuano la drammaticità delle situazioni.


Elsa Joubert: è nata nei dintorni di Città del Capo; è bianca di discendenza afrikaner; ha avuto un gran successo con "Il lungo viaggio di Poppie Nongena", storia di una sudafricana nera di etnia xhosa e della sua vita di donna nel paese dell'apartheid. La memoria di Poppie si stende lungo l'arco di tre generazioni, dalla fine dell'Ottocento alle rivolte nere dei ghetti nel 1976.

Zoe Wicomb: Sudafricana e meticcia, ha scritto "Cenere sulla mia manica"; questa autrice mette al centro della sua scrittura temi come il vissuto femminile e la discriminazione che possono essere definiti universali; Wicomb allarga l'analisi anche alle divisioni di classe, di lingua, di religione e il confronto tra città e campagna.


Wilma Stockenstrom: Nata vicino a Città del Capo, si è stabilita a Pretoria dove ha iniziato la carriera teatrale e televisiva. è una delle più importanti scrittrici di lingua afrikaans. Il suo romanzo più noto è "Spedizione al baobab"; il baobab è simbolo della vita eterna, è insieme rifugio reale e luogo metaforico della ritrovata identità-libertà. La protagonista è una vecchia schiava che, giunta alla parabola discendente della sua vita, si ritira dal mondo per finire i suoi giorni nel tronco cavo di un baobab. Il personaggio dell'ex schiava simboleggia anche il lungo sfruttamento colonialista subito dall'Africa. 

Tsitsi Dangarembga: Di lingua e cultura shona, è nata in Zimbabwe e scrive in inglese. Oltre che scrittrice è anche film-maker e ha realizzato diversi cortometraggi. Il suo libro più famoso è "Condizioni nervose": con questo titolo, l'Autrice si riferisce alla condizione dell'africano colonizzato, una condizione che penetra nel profondo dell'individuo minandone la stabilità psicologica. 

Mariama Ba: Nata in Senegal, Mariama è diventata pioniera dell'emancipazione femminile; l'Autrice invita le donne a liberarsi di una situazione di subordinazione; infatti, l'intera impalcatura della società crollerebbe se venisse a mancare la presenza e l'impegno delle donne. Occorre dunque che la centralità della donna non venga messa più in dubbio e che la donna stessa prenda coscienza dell'importanza della sua funzione. Il suo libro più noto è "Cuore Africano": in forma di lettera, rievoca le tappe più significative della vita della protagonista e la lotta contro i condizionamenti imposti dalle regole di una società ingiusta.

J. Nozipo Maraire: Nasce a Mangula, nello Zimbabwe. Si laurea in biologia e medicina. Il suo primo romanzo è "Zenzele. Lettera per mia figlia": alle soglie della vecchiaia, una donna scrive alla figlia, in procinto di partire per l'estero.

Werewere Liking Gnepo: è nata a Bondé, in Camerun. è artista a tempo pieno: si occupa di pittura, musica, teatro, cinema. Ha pubblicato libri sul teatro, racconti, poesie. è ricercatrice all'Istituto di Letteratura e di estetica africana di Abidjan, gestisce un museo dove si tengono mostre, fa spettacoli teatrali...
Il suo romanzo più noto è "Orfeo Africano", che racconta di un amore contrastato e di un viaggio iniziatico alla scoperta di se stessi.

Nota di Lunaria: a questi nomi, aggiungo una teologa femminista, Mercy Amba Oduyoye: ha scritto un intero capitolo presentato su questa antologia
 

dal titolo: "Donna nera: la teologia femminista in una prospettiva africana"


Un'analisi a parte, ma ci porterebbe via tempo, merita "il cristianesimo in salsa africana millenarista", come per esempio i culti sincretistici "dello Spirito Santo", ovviamente africanizzato, o i "profeti" come Kimbangu che sviluppavano "lotte sociali escatologiche" https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/sincretismi-animisti-cristiani-in-africa.html



Qui, la mia classifica di pezzi preferiti nei generi Jazz - Blues - Afro Beat - Afro House - Gospel - Soul ^_^


https://www.youtube.com/watch?v=B38IWIc4Gv8

https://www.youtube.com/watch?v=Uzd4Xu_cwTo

https://www.youtube.com/watch?v=QeP8qBCOc20

https://www.youtube.com/watch?v=vypSOetzlQo

https://www.youtube.com/watch?v=jVNiubIXHf4

https://www.youtube.com/watch?v=15Xc_OJLDpc

https://www.youtube.com/watch?v=wwVIbnAGSrY

https://www.youtube.com/watch?v=hu7oPu0k70U

https://www.youtube.com/watch?v=jNWs0LsimFs

https://www.youtube.com/watch?v=Yhis33IOXN0

https://www.youtube.com/watch?v=uiHS8Hf7Tb4

https://www.youtube.com/watch?v=U4OVM2VexB8

https://www.youtube.com/watch?v=8lOLD7aM5hM

https://www.youtube.com/watch?v=8_vjp7Bo3sI


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