Antologia di Spoon River (estratti)


SEREPTA MASON

Il fiore della mia vita sarebbe sbocciato d'ogni lato

se un vento crudele non avesse appassito i miei petali

dal lato che vedevate voi del villaggio.

Dalla polvere levo la mia protesta:

il mio lato in fiore voi non lo vedeste!

Voi, i vivi, siete davvero degli sciocchi

e non sapete le vie del vento

le forze invisibili

che governano i processi della vita.


BENJAMIN FRASER

I loro spiriti palpitavano sul mio

come ali di mille farfalle.

Chiudevo gli occhi e sentivo i loro spiriti vibrare. (1)

Chiudevo gli occhi, ma sapevo quando le loro ciglia,

piegato lo sguardo, frangiavano le gote,

e quando volgevano il capo;

e quando gli abiti li avvolgevano stretti,

o ricadevano in squisiti drappeggi.

I loro spiriti fissavano la mia estasi

con ampi sguardi d'indifferenza stellare.

I loro spiriti contemplavano la mia tortura;

la bevevano come fonte di vita;

le guance arrossate, gli occhi lucenti

la nascente fiamma della mia anima indorava i loro spiriti,

come le ali d'una farfalla che guizzi d'improvviso nel sole.

E invocavano da me vita, vita, vita.

Ma tenendo per me stesso tutta la vita,

afferrando e schiacciando le loro anime,

come un bimbo schiaccia l'uva e beve

dalle mani il succo purpureo,

giunsi a questo vuoto senz'ali,

dove non si conosce né rosso né oro né vino

né il ritmo della vita.

  

(1) Questa epigrafe non è facilmente comprensibile se non si ammette l'ipotesi che sia in rapporto con una seduta spiritica. 


HAROLD ARNETT

Mi appoggiai al caminetto, nausea, nausea,

pensavo al mio fallimento, guardavo nell'abisso,

spossato dal caldo del meriggio.

La campana d'una chiesa suonò lugubre lontana,

udii il pianto d'un bimbo,

e la tosse di John Yarnell,

nel letto, con la febbre, con la febbre, morente,

poi la voce rabbiosa di mia moglie:

"Attento, le patate bruciano!"

Sentivo l'odore... poi mi venne un disgusto

irresistibile.

Tirai il grilletto... buio... luce...

rimorso indicile... annaspai per tornare nel mondo.

Troppo tardi! Così venni qui,

con polmoni per respirare... ma qui i polmoni non servono,

anche se bisogna respirare... A che serve

sbarazzarsi del mondo,

quando nessun'anima mai sfugge al destino eterno

della vita?


AMELIA GARRICK

Sì, sono qui accanto a uno stento cespuglio di rose,

in un luogo negletto vicino alla palizzata

dove la macchia del bosco di Siever

s'insinua e cresce qua e là.

[...]


JONATHAN HOUGHTON (*)

S'ode il gracchiare d'un corvo,

e il canto esitante del tordo.

S'ode il tintinnio di una campana lontana

e la voce di un aratore sulla collina di Shipley.

Il bosco oltre il frutteto è immobile

di una immobilità estiva;

e lungo la strada cigola un carro

carico di grano, diretto ad Atterbury.

[...]


(*) In questa epigrafe autobiografica ritornano i ricordi di infanzia di Masters:

"Posso distinguere il corso della mia vita in una serie di immagini iniziali. Per tutta la mia adolescenza ci sono state le scene pastorali della fattoria dei nonni Masters; la Shipley School sulla collina; le colline della contea di Mason; i boschi di Houghton, le fattorie che punteggiavano la prateria estendendosi per miglia lungo il Sangamon; i quieti tramonti quando la luce del sole ci abbagliava da finestre lontane; il richiamo della quaglia e il grido delle allodole che volavano nella luce del meriggio che le nascondeva - e qui nascevano i miei spasimi per qualcosa che sembrava lontano nella vita, per quando sarei divenuto maturo; ma quel qualcosa era sempre più distante - è distante adesso e lo sarà per sempre."


FAITH MATHENY

Lì per lì non saprete cosa vogliono dire,

e forse non lo saprete mai,

e forse non ve lo diremo mai:

questi bagliori improvvisi dell'anima,

come folgori guizzanti su candide nubi

a mezzanotte quando c'è la luna piena.

[...] E restate là trepidanti nel timore che il mistero vi si pari davanti e vi colpisca a morte

con un fulgore simile al sole.

[...] Mentre il vostro corpo è vivo e il mio è morto,

voi catturate un piccolo alito dell'etere 

riservato a Dio stesso.

 

Un romanzo che mi ha ricordato "Antologia di Spoon River": "Vivere a Sweet Creek"




Tasso: "Erminia tra i pastori" e "La Morte di Clorinda"

Avevo già dimostrato che Torquato Tasso Mi avrebbe amato ed esaltato, esattamente come tanti altri poeti del Rinascimento che "andavano dietro alle bionde" unicamente perché Lunaria non era ancora nata (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/02/gli-uomini-del-rinascimento.html) Del resto non è così frequente vedere donzelle bionde del 2022 che si occupino del Tasso e dell'Ariosto, mentre invece Io l'ho fatto (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/08/dipinti-e-incisioni-depoca-dedicate-ai.html)(https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/lorlando-furioso-riassunto.html)(https://intervistemetal.blogspot.com/2020/11/analisi-ai-personaggi-di-la-gerusalemme.html) e questa è solo una piccola parte delle cose che ho fatto "per Torquato Tasso e tutti gli altri del Rinascimento", perciò è cosa buona e giusta che tutti i sonetti rinascimentali scritti in onore delle madonne bionde siano riscritti in Mio Onore.

Detto ciò, ecco qui un approfondimento che ho trascritto su "Erminia", tratto da "Enciclopedia dello Studente"

***

"Erminia tra i pastori" è uno degli episodi più noti per la felice suggestione che emana dal personaggio così vivo di questa tenera e schiva fanciulla innamorata e dal paesaggio riposante e distensivo della campagna, tra persone umili e semplici, come quel vecchio che tanto dolcemente parla ad Erminia della sua vita passata all'inutile ricerca di gioie fugaci tra gli uomini di mondo.

Il Tasso è sempre vivo nelle sue creature e i loro sentimenti sono pur sempre i suoi, interiormente avvertiti o intensamente sofferti: le pene d'amore di un cuore inappagato, come quello di Erminia, le vane ambizioni cortigiane e l'inseguire chimere, l'anelito ad una vita tranquilla, più semplice, a  contatto con una natura più fresca e vera.


In tanto Erminia in fra l'ombrose piante

d'antica selva dal cavallo è scorta (1),

né più governa il fren la man tremante,

e mezza quasi par tra viva e morta.

Per tante strade si raggira e tante 

il corridor ch'in sua balìa la porta,

ch'al fin da gli occhi altrui pur si dilegua  

ed è soverchio (2) ormai ch'altri la segua.

Qual dopo lunga e faticosa caccia

tornansi mesti ed anelanti i cani,

che la fera perduta abbian di traccia,

nascosta in selva da gli aperti piani;

tal pieni d'ira e di vergogna in faccia

riedono stanchi i cavalieri cristiani.

Ella pur fugge, e timida e smarrita

non si volge a mira s'anco è seguita.

Fuggì tutta la notte, e tutto il giorno

errò senza consiglio (3) e senza guida,

non udendo o vedendo altro intorno,

che le lagrime sue, che le sue strida.

Ma ne l'ora che'l sol dal carro adorno

scioglie i corsieri, e in grembo al mar s'annida (4)

giunse dal bel Giordano a le chiare acque,

e scese in riva al fiume, e qui si giacque.

Cibo non prende già; chè de' suoi mali

solo si pasce, e sol di pianto ha sete:

ma 'l sonno, che de' miseri mortali

e co'l suo dolce oblio posa e quiete,

sopì co' sensi i suoi dolori, e l'ali

dispiegò sovra lei placide e chete;

né però cessa Amor con varie forme

la sua pace turbar mentre ella dorme.

Non si destò sin che garrir gli augelli

non sentì lieti e salutar gli albori (5)

e mormorar il fiume e gli arboscelli,

e con l'onda scherzar l'aura (6) e coi fiori.

Apre i languidi lumi (7) e guarda quelli

alberghi solitarii (8) de' pastori;

e parle voce udir tra l'acqua e i rami

ch'a i sospiri ed al pianto la richiami. (9)

Ma son, mentr'ella piange, i suoi lamenti

rotti da un chiaro suon ch'a lei ne viene,

che sembra, ed è, di pastorali accenti

misto e di boscherecce inculte avene. (10)

Risorge, e là s'indirizza (11) a passi lenti,

e vede un uomo canuto a l'ombre amene

tesser fiscelle (12) a la sua greggia a canto,

ed ascoltar di tre fanciulli il canto.

Vedendo quivi comparir repente 

l'insolite arme, sbigottir costoro;

ma gli (13) saluta Erminia, e dolcemente 

gli affida (14) e gli occhi scopre e i bei crin d'oro:

Seguite, dice, avventurosa gente

al Ciel diletta, il bel vostro lavoro;

chè non portano già guerra quest'armi

a l'opre vostre, a i vostri dolci carmi (15)

Soggiunse poscia: O padre, or che d'intorno

d'alto incendio di guerra arde il paese,

come qui state in placido soggiorno

senza temer le militari offese?

Figlio, (16) ei rispose, d'ogni oltraggio e scorno

la mia famiglia e la mia greggia illese

sempre qui fur; nè strepito di Marte (17)

ancor turbò questa remota parte.

O sia grazia del Ciel, che l'umilitade

d'innocente pastor salvi e sublime; (18)

o che, sì come il folgore non cade

in basso pian ma su l'eccelse cime,

così il furor di peregrine spade

sol de' gran re l'altere teste opprime;

nè gli avidi soldati a preda alletta

la nostra povertà vile e negletta.

Altrui (19) vile e negletta, a me sì cara,

che non bramo tesor nè regal verga;

nè cura o voglia ambiziosa o avara

mai nel tranquillo del mio petto alberga (20)

Spengo la sete mia ne l'acqua chiara,

che non tem'io che di venen s'asperga;

e questa greggia e l'orticel dispensa

cibi non compri a la mia parca mensa.

Chè poco è il desiderio, e poco il nostro

bisogno, onde la vita si conservi.

Son figli miei questi ch'addito e mostro

custodi de la mandra, e non ho servi.

Così men vivo in solitario chiostro (21)

saltar veggendo i capri snelli e i cervi,

ed i pesci guizzar di questo fiume,

e spiegar (22) gli augelletti al ciel le piume.

Tempo già fu, quando più l'uom vaneggia

ne l'età prima (21), ch'ebbi altro desio,

e disdegnai di pasturar la greggia,

e fuggii dal paese a me natio:

e vissi in Menfi (24) un tempo, e ne la reggia

fra i ministri del re fui posto anch'io;

e, ben che fossi guardian degli orti,

vidi e conobbi pur l'inique corti (25)

Pur lusingato da speranza ardita

soffrii lunga stagion, ciò che più spiace (26)

ma poi ch'insieme con l'età fiorita

mancò la speme e la baldanza audace,

piansi i riposi di quest'umil vita

e sospirai la mia perduta pace;

e dissi: "O corte, a Dio". Così agli amici

boschi tornando, ho tratto i dì felici (27)

Mentr'ei così ragiona, Erminia pende 

da la soave bocca intenta e cheta;

e quel saggio parlar, ch'al cor le scende,

de' sensi in parte le procelle acqueta (28)

Dopo molto pensar, consiglio prende (29)

in quella solitudine secreta

in sino a tanto almen farne soggiorno,

ch'agevoli fortuna (30) il suo ritorno.


Note:


1) guidata

2) del tutto superfluo

3) senza alcuna meta stabilita

4) l'ora del tramonto, quando il sole lascia il suo carro luminoso e si tuffa nel mare

5) le prime luci dell'alba

6) e la brezza scherzare con le onde del fiume e con i fiori dei prati

7) occhi

8) case isolate

9) e le sembra di sentire una voce che tra l'acqua e i rami la richiami ai sospiri e al pianto

10) voci di pastori accompagnate da rustiche zampogne (inculte avene)

11) si dirige

12) intrecciare giunchi

13) li

14) li rassicura

15) canti

16) avrebbe dovuto dire "figlia" dato che Erminia aveva appositamente mostrato i suoi "crin d'oro" per fargli comprendere che nulla aveva da temere da una fanciulla

17) l'assordante rumore della guerra, di cui Marte era il dio.

18) sublimi, innalzi

19) per altri

20) trova ospitalità nel mio cuore

21) luogo appartato

22) distendere le ali, volare

23) la giovinezza, l'età dei sogni

24) intesa come la capitale dell'Egitto, anche se da lungo tempo era già stata distrutta

25) pur essendo soltanto un giardiniere, aveva avuto modo di sperimentare l'iniquità della corte (come si sente l'amara esperienza del Tasso!)

26) quel che più dispiace è aver sofferto lungo tempo alimentando inutili speranze

27) mi sono procurato dei giorni felici

28) le tempeste del suo cuore afflitto dalle pene d'amore

29) prende la deliberazione di...

30) il momento propizio agevoli il suo ritorno




LA MORTE DI CLORINDA 

La Morte di Clorinda è una pagina molto famosa del Tasso.

Ecco la sintesi: un tragico equivoco porterà Tancredi ad uccidere Clorinda, la donna che ama, pur essendogli fiera nemica.

Le tenebre notturne, la pesante armatura, che mortifica ed occulta il bel corpo della fanciulla, impediscono a Tancredi di conoscere chi gli sta di fronte, impavido ed animoso guerriero che dice di essere uno dei due che hanno appiccato il fuoco alla gran torre cristiana.

Quando s'accorge della sua vera identità, è troppo tardi: la sua spada l'ha trafitta nel delicato petto e la giovane ormai morente chiede di essere battezzata. Quindi la morte serena, "passa la bella donna, e par che dorma", dopo una vita inquieta di desideri insoddisfatti, di speranze vagheggiate.


Tre volte il cavalier la donna stringe

con le robuste braccia; ed altrettante

da que' nodi tenaci ella si scinge, (1)

nodi di fier nemico, e non d'amante.

Tornano al ferro, e l'una e l'altro il tinge (2)

con molte piaghe: e stanco ed anelante

e questi e quegli al fin pur si ritira,

e dopo lungo faticar respira.

L'un l'altro guarda, e del suo corpo essangue (3)

su'l pomo de la spada appoggia il peso.

Già de l'ultima stella il raggio langue (4)

al primo albor ch'è in oriente acceso.

Vede Tancredi in maggior copia il sangue

del suo nemico, e sè non tanto offeso. (5)

Ne gode e superbisce. Oh nostra folle

mente, ch'ogn'aura di fortuna estolle! (6)

Misero, di che godi? oh quanto mesti

fiano (7) i trionfi, ed infelice il vanto!

Gli occhi tuoi pagheran (se in vita resti)

di quel sangue ogni stilla un mar di pianto.

Così facendo e rimirando, questi

sanguinosi guerrier cessaro alquanto. (8)

Ruppe il silenzio al fin Tancredi e disse,

perché il suo nome a lui l'altro scoprisse (9)

Nostra sventura è ben (10) che qui s'impieghi

tanto valor, dove il silenzio il copra.

Ma, poi che sorte rea vien che (11) ci neghi

e lode e testimon degno de l'opra (12)

pregoti (se fra l'arme han loco i preghi)

che 'l tuo nome e 'l tuo stato a me tu scopra,

acciò ch'io sappia, o vinto o vincitore,

chi la mia morte o la vittoria onore. (13)

Risponde la ferocia: Indarno chiedi

quel che ho per uso di non far palese.

Ma chiunque io mi sia, tu inanzi vedi

un di quei due che la gran torre accese.

Arse di sdegno a quel parlare Tancredi,

e: in mal punto (14) il dicesti, indi riprese,

il tuo dir e'l tacer di par m'alletta,

barbaro discortese, a la vendetta (15)

Torna l'ira ne' due cori, e li trasporta,

benchè deboli, in guerra. Ah, fera pugna!

U' l'arte in bando, u' già la forza è morta,

ove, in vece, d'entrambi il furor pugna! (16)

Oh che sanguigna e spaziosa porta (17)

fa l'una e l'altra spada, ovunque giunga

e l'arme e ne le carni! E se la vita

non esce, sdegno tienla al petto unita. (18)

Qual l'altro Egeo, perché Aquilone o Noto

cessi, che tutto prima il volse e scosse,

non s'accheta ei però, ma il suono e 'l moto

ritien de l'onde anco agitate e grosse; (19)

tal, se ben manca in lor co'l sangue voto (20)

quel vigor che le braccia a i colpi mosse,

serbano ancor l'impeto primo, e vanno

da quel sospinti a giunger danno a danno.

Ma ecco ormai l'ora fatale è giunta,

che 'l viver di Clorinda al suo fin deve.

Spinge egli il ferro nel bel sen di punta,

che vi s'immerge, e'l sangue avido beve;

e la veste, che d'or vago trapunta

le mammelle stringea tenera e leve (21)

l'empie d'un caldo fiume. Ella già sente

morirsi, e'l piè le manca egro e languente.

Segue egli la vittoria, e la trafitta

vergine minacciando incalza e preme.

Ella, mentre cadea, la voce afflitta

movendo, disse le parole estreme;

parole ch'a lei novo un spirto ditta (22)

spirto di fe', di carità, di speme;

virtù ch'or Dio le infonde, e se rubella (23)

in vita fu, la vuole in morte ancella.

Amico, hai vinto: io ti perdono... perdona

tu ancora, al corpo no, che nulla pave, (24)

a l'alma sì: deh! per lei prega, e dona

battesmo a me ch'ogni mia colpa lave (25)

In queste voci languide risuona

un non so che di flebile e soave

ch'al cor gli scende, ed ogni sdegno ammorza

e gli occhi a lagrimar gli invoglia e sforza. (26)

Poco quindi da lontan nel sen del monte

scaturìa mormorando un picciol rio (27)

Egli v'accorse, e l'elmo empiè nel fonte,

e tornò mesto al grande ufficio e pio.

Tremar sentì la man, mentre la fronte

non conosciuta ancor, sciolse e scoprio.

La vide, la conobbe; e restò senza

e voce e moto. Ahi vista! ahi conoscenza!

Non morì già; che sue virtuti accolse

tutte in quel punto (28) e in guardia al corpo le mise, e premendo il suo affanno, a dar si volse

vita con l'acqua a chi col ferro uccise.

Mentre egli il suon dei sacri detti sciolse,

colei di gioia trasmutossi, e rise;

e in atto di morir lieto e vivace,

dir parea: s'apre il cielo; io vado in pace.

D'un bel pallore ha il bianco volto asperso,

come a' gigli sarian miste viole (29)

e gli occhi al cielo affissa; e in lei converso

sembra per la pietate il cielo e 'l sole. (30)

e la man nuda (31) e fredda alzando verso

il cavaliero, in vece di parole,

gli dà pegno di pace. In questa forma (32)

passa la bella donna e par che dorma.


Note:


1) Si scioglie

2) ed entrambi lo (il ferro) tingono (di sangue) attraverso molte ferite

3) esangue

4) la luce dell'ultima stella impallidisce

5) e sè non tanto ferito

6) che ogni momento favorevole fa insuperbire

7) saranno

8) desistettero dal combattimento

9) rivelasse

10) è veramente una nostra sfortuna che qui rifulga silenziosamente tanto valore

11) capita che...

12) del nostro combattere

13) chi onori\a chi debba l'onore di...

14) nel momento meno opportuno

15) le tue parole ed il tuo silenzio m'invitano, barbaro scortese, alla vendetta

16) ah, crudele battaglia, dove (u' dal latino ubi) l'abilità è messa al bando, dove la forza viene meno, dove invece combatte il sole furore di entrambi

17) apertura, ferita

18) se la vita non esce, è lo sdegno a tenerla avvinta

19) come il profondo Egeo, benché cessino i venti (Aquilone e Noto) che dapprima lo scuotevano, non si calma per questo, ma mantiene le acque agitate, così...

20) versato

21) e la veste, trapunta di ricami dorati, che lieve e morbida stringeva il petto

22) che uno spirito nuovo detta

23) se pur ribelle (alla legge di Dio)

24) paventa, teme

25) lavi

26) invogli e costringi a...

27) ruscelletto

28) che raccoglie a tale scopo tutte le sue forze vitali

29) ha il volto soffuso di un bel pallore, come se dei gigli si fossero mescolati a delle viole 

30) sembra che per la pietà il cielo e il sole siano rivolti verso di lei

31) priva del guanto

32) questo atteggiamento












Gnosi: Epifanio, Fibioniti, Theòs e Theà, Platonismo

EPIFANIO E I FIBIONITI

Info tratte da

Epifanio fu tra i Padri della Chiesa che si scagliò contro le eresie e gli gnostici nel IV secolo. Questo autore mentre contesta le pratiche dei Fibioniti, descrive un rituale sessuale che si svolgeva di notte: i Fibioniti facevano tutti coppia con persone diverse dai loro consorti e consumavano rapporti sessuali secondo un rituale. Quando l'uomo giungeva all'orgasmo, si ritraeva dalla donna ed entrambi raccoglievano lo sperma nelle mani, che poi veniva consumato dicendo "Questo è il corpo di Cristo". Analogamente consumavano il sangue mestruale dicendo "Questo è il sangue di Cristo".

Se la donna restava incinta, il feto veniva abortito e mangiato durante un pasto collettivo chiamato "Pasqua perfetta".

Epifanio prosegue dicendo che i capi illustri della comunità dei Fibioniti si masturbavano, per poter mangiare il corpo di Cristo.

La testimonianza di Epifanio non è da ritenersi necessariamente vera: molti storici hanno avanzato dei dubbi: come è possibile che Epifanio conoscesse i dettagli, dal momento che erano rituali segreti?

 

Approfondimento: THEòS E THEà

Info tratte da

Come si può dare a "dio" un genere femminile?

Malgrado i tentativi femministi di chiamare Dio al femminile, sulla questione del sesso divino i monoteismi sembrano proprio aver deciso in favore del maschile (1), e le Dee esisterebbero dunque in rapporto ai politeismi. 

Ma basta che si chiarisca la tentazione di unificare il divino in un solo principio, e il sospetto compare. è così che gli stoici s'interrogano sul sesso degli Dei come su un problema mal posto: dal momento che Zeus è tutto non ci sono più divinità maschili o femminili, soltanto nomi, segnati da un genere grammaticale.

"Gli stoici affermano che esiste un solo dio, i cui nomi variano secondo gli atti e le funzioni. Di qui si può anche dire che le potenze hanno due sessi - maschili quando sono in azione, femminili quando sono naturalmente passive" 

Nota di Lunaria: nell'Induismo invece è il  contrario; vedi questo stralcio tratto da


 
"Uno degli aspetti in cui si manifesta il multiforme pantheon induista è quello della Divinità Femminile, noto come Devi, la forma femminile di Deva, Potenza Celeste, Dio. La Dea Madre è venerata fin dal periodo pre-ario, come Divinità connessa alla fertilità e alla terra oppure come ancella e amorosa danzatrice. In quanto potenza generante, Shiva - dio maschile - non può nulla senza Parvati, la Sua Divina consorte chiamata anche Uma o Sati. Essa rappresenta l'aspetto femminile della Divinità, una delle personificazioni del potere, Shakti, quella benevola e feconda, con cui Shiva agisce nel mondo. Figlia dell'Hymalaya - è chiamata "La Montanina"-, Parvati rappresenta uno dei principali aspetti di Devi, la Dea Madre della tradizione vedica. Il sostantivo femminile "Shakti", "Forza, Potenza", indica la manifestazione femminile del Dio supremo, l'Energia Creativa della Divinità. Il Dio, Principio Maschile, agisce nel mondo attraverso la sua sposa, Principio Femminile, e nel culto della Shakti si realizza il superamento della dicotomia fra trascendenza divina e immanenza terrena. Senza la sua Shakti, il Dio è impotente, inattivo al pari di un morto" 

Così, il sesso degli Dei dipende da un'operazione di pensiero che assortisce le potenze e gli elementi al maschile o al femminile.

Un problema di genere

L'entrata in argomento potrebbe essere grammaticale: non è inutile ricordare che se "dio" si dice theòs, ci sono in greco due modi egualmente corretti per indicare una Dea: ricorrendo al termine theà, forma femminile di theòs o usando il termine theòs stesso, maschile, ma preceduto dall'articolo femminile. è così che nelle iscrizioni ufficiali Atena è "he theòs", cosa che non manca di ispirare ad Aristofane battute sulla città "in cui un dio nato donna (theòs gynè gegonùia) si erge, armata di tutto punto". 

Nondimeno, "he theòs" designa in primo luogo un essere divino che si trova per di più affetto da un segno femminile.

"Theài", dunque, le Dee. Se si dimenticasse per un istante che "theà" può sempre essere sostituita da "theòs", la tentazione forse sarebbe di cercare in ogni Dea l'incarnazione di un tipo femminile, con la speranza di costituire finalmente il gruppo delle "theài" in un sistema simbolico della femminilità.

Rimane l'essenziale: il femminile è, presso gli Dei, indubbiamente meno omogeneo di quanto non si creda a proposito delle donne mortali, sfaldato come è tra le forti personalità olimpiche e i cori più o meno evanescenti che vivono all'unisono.


(1) Nota di Lunaria: Mary Daly in "Al di là di dio padre" osservava che:


 
"L'idea di un salvatore unico di sesso maschile può essere vista come un'ulteriore legittimazione della supremazia del maschio (...) In regime di patriarcato un simbolo maschile sembra proprio il meno indicato ad interpretare il ruolo di liberatore del genere umano dal peccato originale del sessismo. L'immagine stessa è unilaterale per quanto concerne l'identità sessuale, e lo è proprio dal lato sbagliato, perché non contraddice il sessismo e glorifica la mascolinità."

"L'ideologia cristiana presenta una distorsione prodotta dalla gerarchia sessuale e che la convalida, palese non solo nelle dottrine relative a Dio e alla Caduta ma anche in quelle relative a Gesù [...] Una logica conseguenza della liberazione della donna sarà la perdita di credibilità delle formule cristologiche che riflettono ed incoraggiano l'idolatria verso la persona di Gesù [...] Non è tuttora insolito che preti e ministri cristiani, posti di fronte al discorso della liberazione della donna, traggano argomenti a sostegno della supremazia maschile dall'affermazione che Dio "si incarnò" esclusivamente in un maschio. In effetti la stessa tradizione cristologica tende a giustificare tali conclusioni. Il presupposto implicito - e spesso esplicito - presente per tutti questi secoli nella mente dei teologi è che la divinità non poteva degnarsi di "incarnarsi" nel "sesso inferiore" e il "fatto" che "egli" non lo abbia fatto conferma ovviamente la superiorità maschile. Venendo meno il consenso delle donne alla supremazia maschile, questi tradizionali presupposti cominciano a traballare.

(Nota di Lunaria: si vedano Sprenger e Kramer nel "Malleus Maleficarum": "E sia benedetto l'Altissimo che finora ha preservato il sesso maschile da un così grande flagello [la stregoneria]. Egli ha infatti voluto nascere e soffrire per noi in questo sesso, e perciò lo ha privilegiato")

"L'idea di un salvatore unico di sesso maschile può essere vista come un'ulteriore legittimazione della supremazia del maschio (...) In regime di patriarcato un simbolo maschile sembra proprio il meno indicato ad interpretare il ruolo di liberatore del genere umano dal peccato originale del sessismo. L'immagine stessa è unilaterale per quanto concerne l'identità sessuale, e lo è proprio dal lato sbagliato, perché non contraddice il sessismo e glorifica la mascolinità [...] La premessa basilare di questo tipo di ortodossia è che "Dio venne" nell'uomo (maschio) Gesù, e solo in Gesù - donde l'ostacolo che viene descritto dai suoi difensori come lo "scandalo della particolarità".

"Ho già osservato che il testo paolino "in Cristo non c'è... maschio né femmina", funziona in questo modo, perché semplicemente e palesemente ignora il fatto che Cristo è un simbolo maschile e perciò a tale livello esclude la femmina." 

"Io ritengo che un altro ribaltamento sia l'idea dell'incarnazione redentrice unica nella forma di un salvatore maschio perché questo è precisamente impossibile. Una divinità patriarcale, o suo figlio, non è in grado di salvarci dagli orrori di un mondo patriarcale."

E mi pare significativo concludere con questi commenti:

"è ovvio che tutte queste ideologie hanno non solo la funzione di conciliare le donne con il loro ruolo subordinato sostenendo che è inalterabile, ma anche di far credere che esso rappresenti l'appagamento dei loro desideri, o un ideale che è lodevole cercare di raggiungere" (Horney)

"L'essere considerata corpo per altri (per l'uomo e per la procreazione), è ciò che ha impedito alla donna di essere un soggetto storico-sociale in quanto tutta la sua soggettività è stata ridotta e imprigionata in una sessualità essenzialmente per altri e in funzione della riproduzione" (Franca Ongaro Basaglia)


Appunti che trascrissi molti anni fa; purtroppo non segnai da che libro.

Gnosi = sincretismo orientale + mistica ellenistica.

Dio è l'Anthropos, l'Uomo o meglio l'Androgino archetipale nel cui seno hanno luoghi processi conoscitivi-evolutivi che sono modello e al tempo stesso riflesso e strutture di pensiero e modalità tipiche dello gnostico. Questi processi si concretizzano in una serie di Ipostasi che gli gnostici definiscono Eoni e che rappresentano momenti autosussistenti nell'espandersi dinamico della realtà divina.

Il peccato di Sophia, ultimo Eone, è quello di aver generato da sola.

Protennoia: dimensione femminile. è il primo pensiero del Padre. "Io sono Androgina, sono insieme una Madre e un Padre, perché ho rapporti come me stessa"

Altra controparte femminile: Madre Barbelo.

Al Dio che è non Essere ed Esistenza prima dell'esistenza, Barbelo pur essendo Una è divenuta numerabile quindi soggetta a divisione.

La Triade si configura come Pensiero-Voce-Parola.

Il Pensiero vive in se stesso, immerso nella Luce e nel Silenzio, la sua dimensione femminile è immaginata come la voce di quel pensiero silenzioso.

"Io sono una Voce essendo... nel Silenzio", esclama la Protennoia. Dalla Voce trae origine il Figlio (Logos o Parola che ha in sé il Nome e cioè la possibilità di denominare la molteplicità degli Enti particolari destinati ad essere generati).

Secondo Tolomeo nelle altezze invisibili e incomprensibili c'è un Eone perfetto pre-esistente: lo chiamano Pre Principio e Pre Padre e Abisso. Era invisibile e incomprensibile eterno e ingenerato e stava in grande tranquillità e solitudine nei tempi infiniti. Stava insieme a lui anche il pensiero che chiamiamo Grazia e Silenzio. Una volta l'Abisso meditò di emanare da sé un principio di tutte le cose e depose in guisa di seme questa emanazione che meditò di emanare nel Silenzio che esisteva insieme con lui come in una Matrice.

Da questo rapporto ha origine il Figlio (o Nous). L'autofecondazione dell'Androgino Archetipale è rappresentata come contemplazione del principio maschile nello specchio femminile che costituisce la sua dimensione vitale ed emozionale. Egli è il primo Padre che non conosce inizio. Egli vede se stesso in sé, in uno specchio. Dal Figlio vengono emessi quattro Luminari, quattro Eoni: Harmozel (sorse Adamo), Oroiael (sorse Seth), Daveithe (Anime dei Perfetti), Eleleth (Anime che conobbero la perfezione ma non si pentirono subito).

La generazione del Nous Androgino che ha per compagna di coppia Aletheia, la Verità, costituisce con Abisso e Silenzio, la Tetrade Primordiale, poiché possiede la Verità e sa perché è stato generato. L'Intelletto emana a sua volta la Sizigia o Coppia Pleromatica, Logos-Zoe (Parola-Vita); a sua volta, la Sizigia emana Antropos-Ekklesia (Uomo-Chiesa). Si costituisce così l'Ogdoade Primigenia Radice e Fondamento di tutte le cose. Allo scopo di glorificare il Padre, Logos e Zoe emanano altri 10 Eoni cui si aggiungono 12 Eoni provenienti da Anthropos ed Ekklesia, il cui insieme (Ogdoade, Decade, Dodecade) dà un totale di 30 Eoni.

La Sophia gnostica di tipo Sethiano o Valentiniano svolge la funzione di mediazione tra Dio e Materia, tra economia divina e sua realizzazione; secondo l'apocrifo di Giovanni Essa pensò senza la volontà dello Spirito... e si manifestò in lui un'opera incompiuta diversa per la sua forma, poiché essa l'aveva formata senza il suo compagno. Il suo peccato è l'Hybris, l'audacia di generare da sola senza il contributo maschile (1)

"Bronte", il Tuono, è un trattato che sotto forma di discorso di rivelazione pronunciato da un'entità femminile rappresenta il modo di affermare la presenza nel Cosmo del principio spirituale.

"Il Tuono: Mente Perfetta": "Io sono stata inviata dalla potenza e sono venuta a quelli che riflettono su di me e sono stata trovata in mezzo a quelli che sono alla mia ricerca. Guardate a me, voi che riflettete su di me e voi che ascoltate, uditemi: voi che state aspettando prendetemi con voi. E non allontanatemi dalla vostra vista, fate in modo che né la vostra voce, né il vostro udito mi odano, non ignoratemi in alcun luogo o tempo. Non siate ignoranti nei miei confronti perché io sono la Prima e l'Ultima, io sono l'Onorata e l'Odiata. Io sono la Prostituta e la Santa."

In alto quindi sta Sophia, in basso le tenebre informi che contengono in sé la sostanza di questo mondo ma sono incapaci di per sé di generarla. Sophia si manifesterà alle tenebre illuminandole, trasmettendo quella Dynamis, Principio Spirituale; il primo effetto è la formazione della materia spirituale.

"L'Apocrifo di Giovanni": quando Sophia non potendo più contenere la passione che era in lei concepì il suo pensiero non potè rimanere inattiva e venne fuori il prodotto della sua opera, incompiuto, odioso nella sua forma poiché essa lo aveva generato senza il suo compagno di coppia. Egli non aveva la forma della madre, ma di serpente e di leone, i suoi occhi gettavano una luce di fuoco. Sophia allora lo allontanò da sé poiché nessuno degli Immortali potesse scorgerlo eccetto lo Spirito Santo.

Il suo nome è Ialdabaoth.

è il Primo Arconte e ha in sé il potere della Madre.

Ialdabaoth si costruisce un eone di fuoco, poi si unisce con la sua compagna Aponoia, controparte negativa dell'Ennoia archetipale; genera dodici Angeli: sette comandano le sfere planetarie e cinque il Caos del mondo inferiore.

Ad ognuno vengono attribuiti altri sette Angeli, vengono assegnati tre poteri e altri esseri per un totale di 300.

Il Demiurgo può esclamare: "Io sono Dio e non ve n'è un altro fuori di Me."

Dall'alto si ode una voce che proclama "Esiste l'Uomo e il Figlio dell'Uomo."

Gli Arconti modellano la parte femminile di Adamo ad immagine del loro corpo mentre la dimensione maschile è formata a somiglianza delle forme maschili dell'Anthropos. (Nota di Lunaria: non sentivamo la mancanza di una misoginia in salsa gnostica, ma tant'è... sempre la solita sbobba misogina che ci fa sapere che la femmina è inferiore e diabolica e formata e\o alleata del Male mentre il maschio è superiore e formato dal Bene...)

Ialdabaoth soffia parte del suo spirito in Adamo e la potenza della Madre passò da lui ad Adamo. L'essere creato dagli Arconti è quindi superiore a loro: Adamo è rinchiuso nelle regioni inferiori per essere imprigionato nel corpo materiale. L'Epinoia di Luce è nascosta in Adamo; il Demiurgo vuole tirarla fuori, ma essa fugge. Perciò l'Arconte plasma una creatura, uguale all'Epinoia: Eva. Quando Adamo la vede, l'Epinoia lo illumina. Un'aquila istruisce Adamo per mangiare il frutto della Conoscenza per conseguire la Gnosi: ma Adamo ed Eva sono cacciati.

Ialdabaoth unendosi con Eva genera Caino (Elohim) e Abele (Jahwe)

Caino rappresenta il Dio giusto, il Fuoco, mentre Abele rappresenta il Dio cattivo, l'Acqua e la Terra; insieme ingannano l'uomo.

Epinoia Zoe entra in Eva, si unisce ad Adamo e crea Seth e Norea (femmina). 

Abraxas, Sablo, Gamaliel salvano gli uomini da una distruzione simile a quella di Sodoma e Gomorra.

Dallo spavento e dal senso di impotenza di Sophia hanno tratto origine:

- Fissità dello Spavento = Terra

- Mobilità del Timore = Acqua

- Immobilità del Dolore = Aria

Il Fuoco è apportatore di Morte e Distruzione.

Nasseni di Ippolito: "Chi afferma che tutte le cose derivano da un solo Principio sbaglia; chi parla invece di tre Principi dice il vero e darà spiegazione a tutto."


(1) Senza la parte maschile Sophia emette la sostanza ma non la forma (data dal maschile)

Immagine del Serpente che si morde la coda, nei Barbelo gnostici:

1) Bene perfetto

2) Autogenerato

3) Ciò che è generato e particolare

Per ottenere la redenzione cioè la liberazione delle Scintille di Luce imprigionate nella materia e la loro restituzione al Regno della Luce (Pleroma) viene inviato un Eone superiore, il Nous, che si fa uomo in maniera docetica (corpo apparente)

(Nota di Lunaria: e ancora 'sta misoginia in salsa gnostica... per altro i cristiani docetisti sono realmente convinti che "ma il nostro non è un cristianesimo misogino, infatti il maschio Gesù Cristo non è un vero maschio carnale, è una parvenza di maschio con corpo apparente di maschio, ma non vero maschio carnale!"... Lasciamo perdere, non la commento neanche una cosa del genere)

Libro di Tommaso l'Atleta: "Tu puoi comprendere chi tu sei e come tu eri o come tu diverrai... Tu hai già operato la conoscenza e sarai chiamato "Colui che si conosce" poiché evidentemente chi non si è conosciuto non ha conosciuto nulla. Ma chi ha conosciuto se stesso ha già raggiunto la conoscenza sulla profondità del Tutto."

Epistola a Teofrasto: "Smetti di cercare un Dio e una Creazione e simili cose, ma cerca te stesso a partire da te stesso e apprendi chi è colui che con un sol getto si appropria di tutto ciò che è in te e dice "Il mio Dio, il pensiero mio, la mente mia, il corpo mio" e apprendi donde provengano sofferenza, gioia, amore, odio e lo star desto contro voglia e l'amare contro voglia. E se queste cose, dice, ricercherai esattamente, troverai te stesso in te stesso da te stesso avendo scoperto la strada."

Altre cose utili da sapere:

Rebis: Pietra Filosofale Ermetica e Alchimistica. Conseguimento dell'Unità, l'Androgino, la Riconciliazione degli Opposti, Interezza, Illuminazione. Dopo aver subito la dissoluzione e la morte della Nigredo, il Sole e la Luna, il Maschio e la Femmina, il Re e la Regina, lo Zolfo e l'Argento Vivo risorgono come Petra Genetrix, la Perfezione dell'Ermafrodito.

Sette Gnostiche

Barbelognostici: ponevano a capo del Regno della Luce, insieme al Padre, uno spirito verginale immutabile (Barbelo -> Bè'arbà'el) e immaginavano l'ulteriore evoluzione come una emanazione di quattro membri alla volta (Sizigie) procedenti in modo che ad una quaterna femminile tenesse dietro una quaterna maschile.

Ofiti: setta diffusa in Siria, gli adoratori del Serpente, il primo comunicatore della gnosi contro Ialdabaoth, il Figlio del Deserto.

Naasseni: altri adoratori del Serpente (Nahash), l'Essere primigenio.

Cainiti: erano dalla parte di Caino e di tutti i personaggi negativi dell'Antico Testamento

Setiani: si rifacevano al capostipite Seth, fondatore della generazione pneumatica contro quella ilica (solo materia) e psichica (credenti di second'ordine)

Pérati: "Capaci di attraversare la morte"

Carpocrate\Carpocraziani: credevano nella Metempsicosi; le donne e i beni erano messi in comune.

Antitacti: "Andavano contro la legge"

Nicolaiti: Abusavano dei piaceri sessuali per "uccidere" la concupiscenza.

Prodiciani: seguaci di Prodico, "Figli di re"; si sentivano superiori.

Encratiti (Idroparastati o Acquari): non si sposavano; non bevevano vino né mangiavano carne ma consumavano solo acqua.

 Manicheismo: fondato da Mani. Sin dal principio esistono in contrasto tra di loro due Esseri Primordiali, uno buono e uno malvagio; ambedue si evolvono per emanazioni in due rispettivi Regni di Eoni. Dopo Gesù, viene Mani che rivela i Tre Sigilli, basati sull'astinenza dalla carne, dal vino, dal lavoro, dal matrimonio. Quando la separazione dei due Regni sarà completata, il mondo andrà in rovna in un incendio per 1468 anni.

Vangelo di Filippo: Sofia genera da sola, il primo Arconte Demiurgo cattivo, che crea la materia e l'uomo a sua somiglianza. Per colpa di Sofia, e l'invio di Cristo per il riscatto dell'umanità, con la formazione di una nuova sizigia (coppia formate da manifestazioni, ipostasi: un elemento maschile e un elemento femminile): Soter (il Salvatore) e Sofia (identificata con lo Spirito Santo femminile, è detta Achamoth; Echmoth è la Sofia della Morte; deriva da "Hochmah", saggezza e "Moth", morte)


APPROFONDIMENTO: GNOSI E PLATONISMO

Tratto da


Gli esseri umani e le stelle

Nella visione neoplatonica, gli esseri umani fanno originariamente parte del regno delle stelle, che è la regione in cui germinano le anime. Scegliendo una vita sulla Terra, le anime discendono. In questo processo si dimenticano della loro divinità anche se ne conservano dei ricordi, che sono la fonte della nostra ricerca implicita della perfezione. Gli esseri umani, dunque, sono microcosmi che riassumono in sé il macrocosmo. In ogni persona coesistono tre piani: la mente superiore,che conserva l'impronta intuitiva delle Forme divine: l'immaginazione e l'ultimo aspetto, che controlla la percezione sensoriale e la memoria, e regola anche le funzioni corporee. Ogni singolo essere umano replica l'intera catena: Mente Divina, Anima e Corpo.

Ciascuna anima che discende sulla Terra viene da un particolare gruppo planetario che contiene alcuni aspetti della Divinità che lo governa. Ci sono, ad esempio, i riti saturnini, gioviali e mercuriali. Gli esseri umani che si identificano correttamente con la propria anima planetaria possono perfino arrivare ad avere caratteristiche semidivine. Un esempio è Asclepio, il Dio del calore, originariamente un essere umano, che raggiunge lo stato divino grazie all'identificazione con il suo Dio.

Soprattutto, è implicito nella nostra anima più elevata il senso delle Forme divine. Anche se disegnamo figure geometriche, non possiamo mai tracciare un quadrato o un cerchio perfetto Nemmeno con l'immaginazione siamo in grado di raffigurarli perfettamente. Nonostante ciò, ne portiamo l'idea nella nostra anima più elevata. Lo stesso vale per concetti astratti come giustizia e amore: tutto ciò che si trova qui è una copia di un paradigma perfetto che sta al di sopra. L'esistenza di Forme immutabili è condizione essenziale della nostra capacità di comprensione delle cose: la percezione sensoriale ci darà solo opinioni incerte. Sapere è richiamare alla memoria le Forme. 

Quando la singola anima discende dal suo luogo di origine sulle stelle, lo fa all'interno della gamma di flussi che costituiscono il "veicolo eterico", contenente l'anima stessa. Mentre discende, la natura fortemente alleggerita di questo corpo-astrale (che in questo stadio è simile all'aria) acquista umidità e in qualche misura gela, fino ad assumere la sua natura esteriore corporea. Se al momento della morte il corpo astrale non è abbastanza puro a causa delle sue attività nel corso della vita, sprofonda e si reincarna; ma se è stato purificato attraverso la conoscenza filosofica e la teurgia, allora ascenderà.

Il corpo astrale, veicolo primario dell'attività spirituale, contiene al suo interno l'immaginazione, ovvero la facoltà umana della visualizzazione. C'è un aspetto più basso di questo corpo astrale che si avvicina al materiale (le emozioni), così come ce n'è uno più alto (la ragione). Al momento della morte l'individuo passa al regno divino, ma solo se il veicolo inferiore è purificato. Durante la vita corporea il corpo astrale non può a nessun titolo abbandonare il corpo. Nei sogni, ad esempio, abbiamo la sensazione di muoverci nello spazio e nel tempo, ma in realtà proiettiamo queste dimensioni all'interno dello spazio dell'immaginazione.

Un altro esempio è la geometria applicata. Proclo spiega che, quando la mente costruisce figure geometriche, le proietta all'interno dello spazio dell'immaginazione. La geometria è un sistema di livello inferiore che serve a trascendere lo stato corporeo e ad attivare e visualizzare le facoltà all'interno del corpo astrale. La matematica è un esempio ancora più forte della capacità del corpo astrale di fare a meno del materiale, poiché i calcoli matematici non richiedono l'uso di diagrammi geometrici come cerchi e triangoli.

Sulla terra, tuttavia, la percezione sensoriale ci distrae con la sua varietà, intensità e complessità. Siamo vittime di modi di pensare parziali, materialistici e opachi, e veniamo attirati dalle passioni, che possono alterarci, deprimerci e destabilizzarci. Possiamo provae ad accettare il mondo imperfetto, ma non ci dà soddisfazione. L'illuminazione consiste nel vedere la realtà nel suo complesso: ciò ci allinea con l'autentico ordine delle cose.

Attraverso varie pratiche meditative possiamo richiamare alla mente le Forme Divine e la nostra origine dimenticata; possiamo elevarci al di sopra delle passioni corporee e accostarci ai più alti livelli della realtà, provocando effetti tangibili su noi stessi e sul mondo. Soprattutto, possiamo sfuggire ai cicli di reincarnazione e fare ritorno al Divino.

Questo ritorno non richiede l'ascetismo ma la temperanza, il risveglio delle emozioni e dell'intelletto più elevati e il superamento delle passioni. Con questi mezzi possiamo ascendere allo stato divino e governare nella beatitudine eterna. Questa beatitudine suprema non è meramente intellettuale, è elevazione di intelletto ed emozione, è pienezza dell'Essere. Riguarda la nostra identificazione con il Vero, il Bello e il Buono. Fare ritorno al regno divino vuol dire essere padroni del proprio corpo spirituale con percezione spirituale, comportarsi come un dio spontaneamente e senza fatica, essenziale armonia con il Tutto. 

La legge della simpatia

Gli esseri umani sono collegati in modo reale con le stelle e con il mondo ultraterreno. I neoplatonici chiamano questo legame "simpatia". La simpatia è ben più di un'emozione, è il principio dell'attrazione del simile con il proprio simile e di tutte le somiglianze all'interno e fra i piani della realtà. Nell'universo neoplatonico ogni cosa è correlata. Tutte le cose contengono Dei, Forme, Principi. Tutte le cose cercano il proprio simile tra le antipatie provocate dalla Materia.

L'intero Cosmo visibile è un riflesso simpatetico del divino nella materia, nel tempo e nello spazio. Plotino ha cercato di spiegare il potere fisico della vista sulla base della simpatia. La simpatia è anche responsabile delle influenze psicologiche tra gli esseri umani. Può provocare visioni o comunicazioni da parte degli Dei o degli spiriti e altri fenomeni come le coincidenze favorevoli e le guarigioni improvvise. Può perfino avere effetti sulla sfera verbale: i neoplatonici interpretavano i miti greco-romani e i poemi omerici per dimostrare come al loro interno si nascondesse la verità della loro dottrina.

La simpatia non è una somiglianza esteriore priva di vita, ma un principio vivente e magnetico. Le particelle di ferro vengono attratte dalla magnetite. La pietra lunare è collegata alla Luna a causa della sua opalescenza; così il gatto, poiché i suoi occhi si allargano e si restringono come il crescere e il calare della Luna. 

Il girasole è legato al Sole poiché fiorisce seguendone il movimento. 

Proclo cita anche l'ardore della fiamma come un esempio di simpatia. Se si mette un pezzo di carta in prossimità di una fiamma anche senza toccarla, la carta prende fuoco Dunque la fiamma emana il suo potere in gradazioni simpatetiche verso l'area circostante.

Altri hanno osservato la simpatia in tempi più recenti. Goethe ha parlato di "poteri elettrici e magnetici" attraverso i quali esercitiamo una forza di attrazione o di repulsione sul nostro pianeta. Paul Kammerer la definisce "serialità": l'ordinamento delle cose e degli avvenimenti in quelle che sembrano "coincidenze". C.G. Jung la chiama "sincronicità", un principio che collega gli eventi al di là della normale causalità fisica.



Il cörsivœ e quelli che insultano e non hanno mai letto Folengo e Marinetti...

Una giovane e bella ragazza, sui social network, ha spopolato con il "cörsivœ": la cosa veramente comica è che il 99% di chi commenta indignato denigrandola inneggiando a "lauree in letteratura" e persino a TSO

https://www.youtube.com/watch?v=W_-frbhB1pM

è talmente tanto ignorante in letteratura che non può permettersi di "fare la predica" a questa ragazza che HA INVENTATO UN PERSONAGGIO PARODISTICO, al pari dei vari Fantozzi o Pierino.

Perché, cari i miei criticoni, siete proprio voi gli ignoranti in letteratura?

Perché se invece di sbraitare di "lauree in letteratura" aveste veramente letto i libri, sapreste che:

1) Già nel Rinascimento esistevano autori che dissacravano e storpiavano la lingua e "la cultura ufficiale del tempo" (https://it.wikipedia.org/wiki/Poema_eroicomico#:~:text=Il%20poema%20eroicomico%20%C3%A8%20un%20genere%20letterario%20del,inglese%20il%20genere%20si%20chiama%20mock-heroic%20o%20mock-epic.)(https://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/P/pasquinata.shtml)

2) Dissacrare e storpiare la lingua italiana, aggiungendo vocali, cambiando caratteri tipografici, piazzando parole "a caso" sul foglio, è già stato fatto, e ben prima dell'arrivo di "tik tok": lo fece Marinetti con "Zang Tumb Tumb" (https://www.infonotizia.it/zang-tumb-tumb-poesia-di-filippo-tommaso-marinetti-futurismo/) così come altri Futuristi, tutta roba risaputa (basta essersi letti un libro sul Futurismo)






Lo si trova parzialmente fatto in altri romanzi (specialmente degli anni '90, ma anche in certa narrativa cyberpunk si trova la sovversione della sintassi); 

gente come Bukowski e Miller hanno scritto quasi solo di sorca e di cac*te e vengono considerati "tra i massimi autori del '900"




Ma voi, sì, proprio voi, che inneggiate a lauree e offendete una ragazza che ha semplicemente creato una parodia, prendendosi sul ridere in maniera quasi autoironica 


(peraltro, è risaputo che sono poche le donne comiche, il mondo della comicità è sempre stato dominio maschile e solo di recente è stata sdoganata una comicità femminile https://www.ilmessaggero.it/spettacoli/serietv/follesa_giraud_guzzanti_comiche_donne_comicita_lol_tv_umorismo-5892838.html proprio perché "il ruolo patriarcale della donna" NON era quello "di far ridere", e le "giullaresse" del Medioevo subivano molto di più stigma e disapprovazione sociale rispetto ai giullari maschi


queste cose non le sapete proprio perché non avete letto libri. E non importa "quante lauree avete" e quanto "sputiate contro Elisa" dicendole di... "laurearsi", con i vostri commenti dove vi spacciate per "cultori della Cultura" dimostrate semplicemente tutta la vostra ignoranza saccente.

Devo essere io, la squattrinata senza laurea, a farvi sapere che dissacrare l'italiano è già stato fatto? Parodie, sfottò, pasquinate, non sono qualcosa che si inventa Elisa, venne già fatto, fin dai tempi del Rinascimento, e io queste cose le so perché di libri ne ho letti un bel po'



e purtroppo per voi, lo so anche dimostrare. 

Lo so, la Bibliomania è una gran brutta malattia... del tutto incurabile. Non si resiste al dover sfoggiare libri, di continuo...


Non che io "sia una da tik tok": sono anacronistica in tutto e per tutto, sono proprio Orgogliosa di essere una vecchia matusalemma totalmente estranea ai social network e a quelle mode (che durano qualche settimana). Ma non è questo il punto. è il fatto che il 99% delle persone sta imprecando contro una giovane donna "rea" di aver fatto una parodia dell'italiano strascicando le vocali e neanche sanno che "la parodia dell'italiano (e di altre lingue), la sua dissacrazione" è già stata fatta, nei secoli precedenti. E viene pure considerata "grande letteratura", proprio così, le eiaculazioni nelle sorche grasse e sfatte raccontate da Bukowski e Miller sono considerate "grande letteratura", ché hanno il beneplacito della critica letteraria che conta, allora è tutto OK. Anche il Comico-Burlesco (Berni e seguaci), il Latino Maccheronico di Folengo (e la scuola dei Pedanti, vedi anche https://it.wikipedia.org/wiki/Latino_maccheronico), le Pasquinate di Roma (poesie di protesta civile), i Canti Carnascialeschi e le poesie volgari di Aretino e Niccolò Franco sono considerate grande letteratura, infatti questi autori sono menzionati in qualsiasi libro che parli di Storia della Letteratura.

Però, non vi si vede sbraitare di "lauree" o "degrado culturale" sotto i video che parlano di un Miller, di un Aretino o di un Folengo, vero?

Vi si vede sbraitare sotto i video di Elisa...

Lo so, siete un po' come quelli del mantra del "eh eh eh le donne non hanno mai scritto niente, solo aristotele ha scritto, eh eh!"... poi arrivo io, snocciolo una lista di poetesse e scrittrici che vanno dall'Antica Roma all'Ottocento e... i fans di aristotele si eclissano senza più rispondere. Ma come, le donne non hanno mai scritto niente... lo ha detto il nostro super aristotele... e invece... ;)

Bravi, andate avanti ad inveire, seriamente convinti che "prima di Elisa nessuno aveva mai parodiato l'italiano: orrore, sacrilegio! delitto di lesa maestà!".

Dimostrate solo di non aver letto libri. E quindi dimostrate ulteriormente quello che già sapevo a 13 anni: non mi serve "la laurea pagata con i soldi di papà banchiere" per dimostrarvi che ho letto un mucchio di libri e che è divertente trollarvi facendovi sapere che ben prima di Elisa (e dei fenomeni di tik tok) c'erano già stati Marinetti e Folengo a storpiare la lingua...