Nostalgia, eh? ๐ญ Li ho trovati al mercatino del vintage che fanno la domenica ๐ Ho censurato solo gli indirizzi (all'epoca tutti mettevano l'indirizzo postale e il numero di telefono di casa ๐) per il resto potete leggerlo cosรฌ ๐๐
HM (1998)
Nostalgia, eh? ๐ญ Li ho trovati al mercatino del vintage che fanno la domenica ๐ Ho censurato solo gli indirizzi (all'epoca tutti mettevano l'indirizzo postale e il numero di telefono di casa ๐) per il resto potete leggerlo cosรฌ ๐๐
La cripta di West Waste
I morti sono con noi! Benchรฉ la Terra, dura e fredda, sembri trattenerli, essi vivono ancora con noi
*
Una peculiaritร della cripta di West Waste, che mai avevo riscontrato in altri luoghi analoghi, era il modo elegante in cui teschi e tibie erano stati disposti intorno alle pareti a piรน d'un metro d'altezza. I teschi erano stati sistemati simmetricamente all'interno del basso archivolto che si trovava alla mia sinistra e gli ossi delle tibie erano stati collocati secondo lo stesso criterio, ma a destra. E l'affresco? Scrutai intorno vanamente, rendendomi conto che all'estremitร opposta rispetto al punto in cui mi trovavo io c'era un archivolto molto basso e particolarmente massiccio, il cui passaggio non era decorato con le ossa; lo varcai e mi ritrovai in una stanza di dimensioni piรน piccole. Tenni alta la candela sopra la mia testa e la prima cosa che la fiamma illuminรฒ fu l'affresco. Mi bastรฒ una sola occhiata per rendermi conto che si trattava di un'opera straordinaria.
[…]
Sedetti accanto alla finestra aperta e mi sporsi per respirare un po' d'aria fresca. Era una notte di eccezionale bellezza, e guardando il panorama ansia e nervosismo si dissiparono. La luna era un cerchio perfetto e sembrava veleggiare, se mi รจ consentita un'espressione cosรฌ poetica, attraverso un cielo calmo. I suoi raggi illuminavano ogni minimo dettaglio del piccolo villaggio come se fosse pieno giorno, inondando di luce anche la chiesa adiacente con i suoi vetusti tassi, mentre persino le brughiere si intravedevano come attraverso un foglio di carta velina. [...] In quel villaggio solitario nella brughiera […] caddi a poco a poco preda di una grande depressione. Il mio ricordo tornรฒ alla cripta e agli innumerevoli morti che vi giacevano sepolti. Lo spettacolo della meta ultima a cui tendono la vita umana, la forza e la bellezza, non mi aveva fatto impressione sul momento ma lรฌ, seduto accanto alla finestra, avevo l'impressione che l'aria fosse carica di morte.
Qual era il senso, mi domandavo, di lavoro e tribolazione che macinavano il mio cuore e la mia giovinezza nel mulino di un lungo e faticoso sforzo, se nella tomba stupiditร e talento, pigrizia e generositร , giacciono insieme e vengono parimenti dimenticati?
Vidi la fatica che mi attendeva e il mio cuore s'irrigidรฌ immaginando quella strada difficile che si snodava fino alla fine della vita e poi, come unica ricompensa alla fatica, la tomba.
Anche se avessi ottenuto quello che volevo, se, dopo aver consumato la mia esistenza nell'operositร , avessi raggiunto i miei obiettivi, cosa mi attendeva alla fine?
La tomba.
Presto, mentre mani e occhi erano ancora in grado di lavorare, o piรน tardi, quando la potenza e la vista se ne sarebbero andati; presto o tardi, ma soltanto… la tomba.
I Cippi e i Nuovi Sepolcri a Venegono Inferiore
Info tratte da
Nota di Lunaria: questa ricerca su Venegono Inferiore รจ stata resa possibile da Mary, che mi ha accompagnato ad esplorare questa bellissima cittadina (speriamo anche di completare la nostra ricerca a Venegono Superiore!) Mary, come me, ama i Cradle of Filth, ed รจ una grande fan dei Ghost, di Nick Cave, degli Slayer, dei Type O Negative... lo scrivo per dimostrare che noi amanti del Metal e del Goth siamo pieni di interessi culturali!
I CIPPI
Il nucleo originario di Venegono Inferiore probabilmente si costituรฌ nei pressi di un luogo fortificato (fortilizio), che serviva a proteggere la popolazione in caso di attacco, raccogliendo anche i viveri. A Venegono sono stati rinvenuti reperti storici: un cippo dedicato a Minerva inserito nelle mura del castello. Non รจ certo se perรฒ ci fosse un insediamento romano, perchรฉ il materiale rinvenuto potrebbe essere stato trasportato da altre zone. La stessa ipotesi vale anche per il capitello ionico incavato conservato nella chiesa di san Michele e utilizzato come acquasantiera. Giร nel XII secolo doveva esistere Venegono Inferiore perchรฉ nel 1200 ne viene segnalata la distinzione da Venegono Superiore e fin dal 1300 si hanno notizia di castelli.
Nota di Lunaria: da un'altra fonte che ho consultato, su Venegono Superiore (https://intervistemetal.blogspot.com/2024/05/le-origini-di-venegono.html) veniva menzionato questo cippo, che spero di vedere dal vivo un giorno (chissร dove sta, oggi!)
I NUOVI SEPOLCRI
Nel Liber Mortuorum (1781) venne scritto "Maria Maddalena [...] abitante in Venegono di Sotto รจ passata da questa a miglior vita jersera a due ora circa in etร di mesi otto circa, รจ andato il parroco infrascritto a levar il cadavere per farselo trasportare alla chiesa parrocchiale di San Giacomo e Filippo per ivi far le consuete esequie, preteso alcuni tumultuosi che si dovessero le dette esequie far nell'Oratorio di San Michele, ove costruiti sono per Regio Ordine i nuovi sepolcri; ne parendo al parroco di dover aderire alla ingiusta impensata pretesa, intanto che il detto parroco veniva nella parrocchiale, fu il cadavere ostinatamente trasferito all'Oratorio accennato di San Michele e colร seppellito nei nuovi sepolcri."
Da questa testimonianza, risulta che tra il 1780 e 1781 a Venegono Inferiore vennero costruiti nuovi sepolcri, per far cessare la consuetudine di seppellire i defunti nelle chiese.
Sempre nello stesso Liber Mortuorum si trova annottato "Interpellato il parroco suddetto pria (prima) della costruzione dei nuovi sepolcri se avrebbe accompagnati i cadaveri alla sepoltura, si esibรฌ a contentar il popolo quando il popolo avesse condotto materiale per la fabbrica suddetta (...) laonde (per cui) trovandosi in obbligo di mantener la parola, terminate le esequie, svestitosi dalla cotta, stola, senza candela accompagnรฒ il cadavere alla chiesa citata (San Michele) recitando la Corona (Rosario) col popolo."
All'epoca ancora non si immaginava che, seppur inconsapevolmente, si era istituito il funerale cosรฌ come si svolge ai giorni nostri.
Come conseguenza alla costruzione di nuovi sepolcri, anche la chiesa di San Michele venne riadattata verso il 1780; i "nuovi sepolcri" dovrebbero essere l'attuale cimitero e l'ingresso della chiesa venne modificato per renderla piรน agibile da chi si trovasse nel cimitero.
Dopo il 1780 la chiesa di San Michele diventa chiesa cimiteriale per i nobili; sempre nel Liber Mortuorum si legge "(...) passรฒ a miglior vita la fu Eccellentissima Signora Duchessa Donna di Costanza di Montaldo nata Marchese (...) desiderosa di essere sepolta nella chiesa di San Michele di Venegono di Sotto (...) fu da Biumo la sera del 5 dicembre 1789 trasportato il suo cadavere e entro una cassa sepolto in detto oratorio nel sepolcro"
Foto scattate da me e Mary a Venegono Inferiore, sulle nicchie e affreschi e al cimitero: https://deisepolcriecimiteri.blogspot.com/2025/05/cimitero-di-venegono-inferiore.html
Ivo Andriฤ
Bosnia: una regione che evoca subito un'immane tragedia, una somma di sofferenze e violenze che ha scosso la coscienza civile di tutti i popoli. Ma anche una tragedia annunciata che va compresa nelle sue radici piรน profonde, nella sua storia tormentata.
Con questi racconti, Ivo Andriฤ ci offre un quadro della vecchia Bosnia, con tutti i suoi contrasti e i suoi incroci di etnie e religioni diverse. Lo fa con una ricerca pacata ma non priva di pathos, tesa a comprendere nel profondo l'umanitร dolente e pure spesso violenta di questi suoi conterranei, dando al lettore nuove chiavi per leggere piรน correttamente e meno in superficie le pagine dolorose della vicenda bosniaca.
Dall'introduzione
"Una sorte e una storia quelle bosniache contrassegnate dalla sventura. A cominciare dalla collocazione geografica. Un paese dalla natura aspra e difficile da dominare, quasi senza sbocchi al mare, montagne selvagge e impervie (...) Assoggettata alla Bulgaria nel X secolo, la Bosnia vide durissime lotte religiose alla fine delle quali cade sotto il dominio magiaro. (...) Sopraggiunse poi la feroce occupazione turca (...) Come in uno specchio Ivo Andriฤ riflette nei suoi racconti i vizi della societร bosniaca: l'abulia, l'accidia, l'aviditร contadina, il fatalismo orientale, la superstizione (...) Nei racconti sono compresi tutti i grandi temi della narrativa di Andriฤ, dal ponte allo straniero, elementi che compaiono nei suoi racconti (...) Infine, tutto ciรฒ che questa nostra vita esprime - pensieri, sforzi, sguardi, sorrisi, parole, sospiri - tutto tende verso l'altra sponda, come verso una meta, e solo con questa acquista il suo vero senso. Tutto ci porta a superare qualcosa, a oltrepassare: il disordine, la morte e l'assurdo. Poichรฉ, tutto รจ passaggio, รจ un ponte le cui estremitร si perdono nell'infinito e al cui confronto tutti i ponti di questa terra sono solo giocattoli da bambini, pallidi simboli. Mentre la nostra speranza รจ su quell'altra sponda."
"All'inizio di tutti i sentieri e di tutti i percorsi, all'origine del pensiero stesso su di loro sta, forte d indelebilmente inciso, il sentiero lungo il quale per la prima volta ho cominciato liberamente a camminare. รจ stato a Viลกegrad, su strade dure, irregolari come se fossero rosicchiate, dove tutto รจ arido e desolato, senza bellezza, dove un boccone amaro, che l'uomo non ha mai inghiottito, sobbalza in gola a ogni passo, dove la calura e il vento, la neve e la pioggia divorano la terra e il seme nella terra, e dove tutto ciรฒ che riesce ugualmente a germogliare e a nascere รจ talmente segnato, piegato e ritorto che, se fosse possibile, lo si potrebbe ripiantare nel terreno dell'altra parte solo per restituirlo all'oscuritร senza forme da cui era spuntato. Sono infiniti i sentieri che come fili e cordoni arabescano le montagne e i declivi intorno alla cittร , confluiscono nella strada bianca oppure svaniscono vicino all'acqua e nei verdi saliceti. L'istinto degli uomini e degli animali ha tracciato quei sentieri e il bisogno li ha consolidati. Qui รจ difficile sia partire che andarsene e tornare. Qui ci si siede su una pietra e ci si ripara sotto un albero, su un sito spoglio o in un'ombra incerta, per un po' di riposo, per pregare o per i conti di quel che si รจ guadagnato. Su questi sentieri che il vento spazzata e la pioggia lava e il sole infetta e disinfetta, sui quali si incontrano solo bestie sofferenti e uomini taciturni dai volti duri, ho fondato il mio pensiero sulla ricchezza e sulla bellezza dell'universo." (da "Racconti di Bosnia")
Vedi anche https://intervistemetal.blogspot.com/2018/03/bosnia-herzegovina-le-stele-il-pantheon.html
Pittura Elisabettiana
Limitata ai ritratti e alle miniature, la pittura elisabettiana e giacobita; il pittore piรน significativo fu Nicholas Hilliard (1537-1619). Sulla Poesia Elisabettiana vedi https://deisepolcriecimiteri.blogspot.com/2024/08/la-poesia-inglese-del-500-i-poeti.html
Animali Mostruosi nel Folklore Italiano
Info tratte da
Nel Folklore, gli Animali Fatati erano posti come guardiani di ponti, acque o ingressi di grotte, spesso per mettere alla prova chi voleva entrare.
La Splorcia, era un animale composito, con muso di maiale, lingua di serpente, ali di pipistrello, zampe di rospo e coda di scorpione, tipica del folklore di Novara\Vercelli. Il suo grido terrorizzava e il divertimento di questa creatura consisteva nel togliere le tegole dei tetti, i mattoni o nascondersi dietro i muri, per farsi vedere improvvisamente.
L'Habergeiss era un uccello gigantesco, nelle leggende dell'Alto Adige, e aveva tre piedi e la testa di una capra con un corno affilato. Durante le notti di luna piena, passava per le serrature delle porte e si posava sulle persone addormentate, terrorizzandole.
La Biscia Lattona infestava Forlรฌ: era un rettile che si nutriva di latte, specialmente materno, e che si nascondeva sotto le travi della stanza da letto dove c'era il bambino da allattare; quando la madre, assonnata, di notte allattava il bambino, la Biscia Lattona usciva e si sostituiva al neonato, dangogli la sua coda da succhiare.
Il Der Iseno Hof, detto "Zoccolo di Ferro", di Gressoney, abitava lungo i torrenti ed era grande "come dieci buoi". Cieco al buio, usciva nelle notti di luna piena, gridando e spaventando chiunque passasse.
L'Alber (Alto Adige) era un enorme uccello di fuoco, che appariva di notte, fischiando: chi sentiva quel terribile fischio, sarebbe rimasto paralizzato fino all'alba.
La Caurascia della Valsassina era metร capra e metร uccello: chi udiva il suo suono, uno strano belato miscelato ad un richiamo da pastore, si perdeva nei boschi o, se andava peggio, incontrava la Caurascia o nel suo terribile padrone: il pastore.
La Bisciabova, nota anche come Bissaboa, Bessabove, Bisson, Sboa, era un serpente d'acqua che causava tifoni e venti.
Il Cavalas era un cavallo notturno che correva nella notte.
Il Redebus dell'Alto Adige era un uccello che volava al contrario e deponeva uova quadrate; la Serpentana era un biscia gigantesca, che si trasformava in fanciulla dopo il tramonto. Una leggenda racconta di una Serpentana che, ferita da alcuni uomini che volevano catturarla, si rifugiรฒ in una sorgente, facendola inaridire.
La "Butacc' con egls" ("Pancia con gli occhi") era un ventre di mucca strisciante, dotato di occhi, che viveva nel lago di Lisc.
Narra una leggenda che alcuni cacciatori, per divertimento, spinsero delle mucche in un lago, facendole annegare.
Dal lago emerse la Butacc' che uccise, ad uno ad uno, i cacciatori, per poi tornare ad inabissarsi nel lago.
Sul ponte del canale a Calice al Cornoviglio si raccontava delle apparizioni di un vitello che terrorizzava chiunque volesse attraversare il ponte, emettendo un vapore rosso; scompariva poi tra il fumo e le fiamme.
A Bergamo si credeva che durante il solstizio d'inverno, tutti gli animali potessero parlare, prevedendo anche il futuro.
Nei pressi di Brescia si raccontava di una magica lepre che nessuno riusciva mai a catturare: un giorno, fermatasi su un sasso, esclamรฒ "Ho corso tanto per essere un vecchietto" e sparรฌ.
Altre leggende raccontano di un mondo magico di gatti che sarebbe celato sul fondo di un lago e che si puรฒ raggiungere solo scendendo da una scala di cristallo.
In Brianza si racconta un'inquietante leggenda che ha per protagonista un gatto che sonnecchiava davanti al camino; all'improvviso, dal fuoco uscรฌ una voce che diceva "Ruin l'รจ mort".
Il gatto si svegliรฒ improvvisamente e rispose "Ruin l'รจ mort? Alura tuca a mi" (Ruin รจ morto? Allora tocca a me) e sparรฌ davanti agli occhi della famiglia che lo guardava.
Quel gatto era uno stregone trasformato che doveva prendere il posto di Ruin, capo delle streghe.
Infine, in alcune regioni italiane, era diffusa la leggenda di galline magiche con 7 o 12 pulcini, tutte d'oro, che chiocciavano di notte.
Alchimia: Vapore Femminile e Acqua Divina
Info tratte da
Nel simbolismo alchemico, la sostanza maschile viene unita alla "moglie vapore", finchรฉ ne scaturisce l'acqua amara. La femmina viene rappresentata come vapore, e in generale, il vapore viene considerato come la psiche della materia, la materia sublimata.
I fantasmi sono descritti come "un vapore, qualcosa di nebuloso".
Che la psiche abbia a che fare con la qualitร del vapore รจ un'idea archetipa. L'unione della sostanza maschile con il vapore genera l'amara acqua divina; in greco la parola divino, "theios" significa anche "zolfo" e perciรฒ si puรฒ tradurre "acqua divina" come "acqua di zolfo"
In generale l'acqua, anche l'urina, porta su di sรฉ la proiezione della conoscenza. Nel simbolismo della chiesa medioevale si parla di "Aqua Doctrinae"; l'acqua si collega con la conoscenza attinta dall'incoscio, sia che venga usata bene o male.
Cristo, per ricordare una metafora religiosa, รจ detto "Sorgente di vita"
Lo zolfo รจ una delle sostanze basilari del processo alchemico. In "Mysterium coniunctionis" Jung gli ha dedicato un intero capitolo, in cui lo zolfo appare come sostanza attiva, corrosiva, pericolosa e dal cattivo odore: nell'immaginario collettivo il diavolo puzza di zolfo.
Lo zolfo, in Alchimia, produce tutti i colori, รจ l'amante della sposa alchemica ed รจ il ladro che si intromette tra i due amanti. Lo zolfo รจ quindi pulsionalitร , lo stato dell'esser mossi dalle pulsioni; รจ la parte attiva della psiche, quella parte che ha uno scopo preciso.
Lo zolfo, che รจ definito sostanza maschile, fornisce l'impulso originale ed รจ duplice, positivo e negativo.
Nelle rappresentazioni alchemiche, l'uccello senza ali รจ lo zolfo rosso, l'uccello che sta sotto รจ indicato come femmina.
Vedi anche: https://intervistemetal.blogspot.com/2025/04/aker-doppio-leone-salma-del-sole-e-la.html












































































































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