Vedi anche https://intervistemetal.blogspot.com/2025/07/litalia-nelle-illustrazioni-vintage.html
Essere Metallari: la testimonianza di Simone!
ALTRO CONTRIBUTO ECCEZIONALE 🤩🤘 da parte di Simone, un Metallaro che ho conosciuto alla fantastica fiera del vinile a Busto Arsizio, 🤘📀 svoltasi il 16 giugno 2024, (https://intervistemetal.blogspot.com/2024/06/alla-fiera-del-vinile-e-cd-di-busto.html) che ha voluto partecipare alla mia iniziativa di raccolta di testimonianze e pensieri e vita vissuta sul Metal! 🤩🤘😍
Qua https://intervistemetal.blogspot.com/2024/06/heavy-metal-essere-metallari-negli-anni.html avevo già pubblicato la testimonianza di Enrico, suo amico.
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Sono ormai trent’anni (mi sembra di essere un po' nostalgico), che ascolto musica metal, ma fin da bambino quando potevo, principalmente in televisione, guardavo e ascoltavo musica di ogni genere.
Amavo principalmente i Queen, poi curioso di ascoltare altro, tramite amici che mi passarono le famose cassettine come si usavano in quel periodo, cominciai a scoprire l’Heavy Metal con l’album “Pink Bubbles Go Ape” degli Helloween. La cassetta registrata proveniva da Enrico, che ha scritto un contributo su questa pagina.
Da quel momento in poi è cominciata la scoperta di questo mondo musicale tramite radio, in particolare Radio Lupo Solitario e, nei negozi di dischi della mia zona, con amici e gestore del negozio, con cui ci scambiavamo pareri.
Il primo cd che acquistai fu “Land Of The Free” dei Gamma Ray, appena uscito, quindi posso scrivere qui, che uno tra i miei sottogeneri di musica metal che mi appassionano, è il Power Metal.
Bei ricordi ce ne sono parecchi, uno tra questi è quello con cui si andava in un negozio di dischi a Novara, vicino alla zona in cui vivo. Il bello di tutto questo era andare con un titolo in mente da comprare e, tornare a casa, oltre ai dischi desiderati, anche con qualche novità e album consigliati dal negoziante, mossa astuta per lui, sapendo che ogni volta con noi, poteva ricavare qualcosa in più!
Un altro ricordo piacevolissimo che ho, è quello del mio primo concerto metal a cui ho assistito: il Powermad festival a Vigevano. Tenutosi nel luglio del 2000, suonarono Moon Of Steel, Domine, Grave Digger e Running Wild. Siccome quest’ultimo è uno dei gruppi che apprezzo di più, potete immaginare come mi sentissi all’epoca che avevo diciannove anni. Prima senza patente non potevo assistere ai concerti, perché i miei genitori non erano propensi ad accompagnarmi, per questo è un episodio che mai dimenticherò.
Oltre ai concerti, le cose più belle ascoltando questo tipo di musica, è andare in giro per negozi (oggi questi sono meno purtroppo) e fiere, scoprendo dei titoli e gruppi, magari anche solo perché ti piace la copertina e, il passaparola tra amici, condividendo gli artisti preferiti.
Ancora oggi con youtube, anche se ti permette di ascoltare l’album appena uscito, a me piace ancora aspettare a sentirlo, fintanto che non l’acquisto.
Un saluto a tutti, finendo di scrivere che i miei generi preferiti di metal sono il già citato Power, Prog, Class metal, Thrash, Speed e, da un po' di anni ho apprezzato il Black.
Simone
L'Antica Petra delle Madonie
Nota di Lunaria: il libro è del 1977, quindi non so se tutti i concetti che si trovano scritti siano ancora validi, attendibili o esistenti.
Il Santuario della Madonna dell'Olio sorge nell'aperta campagna sul declivio di una estesa collina a 660 m. di altitudine, nel territorio del nuovo Comune di Blufi, provincia di Palermo, diocesi di Cefalù.
Prima dell'autonomia comunale concessa nel 1972 a Blufi, piccolo centro agricolo montano, in continuo sviluppo, il Santuario faceva parte del Comune di Petralia Soprana, antichissima cittadina delle Madonie.
La chiesa è sempre stata denominata col titolo di Madonna dell'Olio.
La denominazione deriva dal famoso olio minerale che da tanti secoli affiorava in una vicina fonte, e veniva adoperato come farmaco nelle malattie cutanee e rimedio vermifugo.
Non si può escludere l'ipotesi che la denominazione possa essere derivata anche dall'abbondanza d'oliveti nella zona in tempi remoti: infatti la vicina sottostante pianura del fiume Imera Meridionale forniva ortaggi alle Petralie e veniva e viene chiamata "Giardini d'Oliva"; l'antico mulino a forza idraulica, ora in rovina, era chiamato "Mulino d'Oliva" e il torrente che scorre vicino al Santuario e lambisce il terreno della "Chiusa della Madonna" segnata nelle carte topografiche col nome di "Torrente d'oliva".
Qualunque sia l'origine del nome, la caratteristica del Santuario è la vicina fonte d'Olio minerale.
Di questa fonte d'olio o petrolio misto ad altri idrocarburi fanno menzione geologi e storici antichi.
Anche lo stagno d'acqua dannosa per le serpi ma salutare per gli uomini, esistente nel territorio di Petra (Petralia Soprana) di cui parla Gaio Giulio Solino, geografo e naturalista del III secolo d.C.
Alcuni storici ritengono che l'antica città Petra delle Madonie venne in seguito chiamata Petralia perché vi era questa sorgente d'olio.
Uno storiografo, Vito Amico, scriveva nel suo Lexicon Topograficum Siculum, stampato a Palermo nel 1757, "Nel territorio [di Petralia Soprana] c'è una fonte celeberrima d'olio galleggiante, che, raccolto di mattina viene conservato nei vasi. Vicino c'è la chiesa rurale della Madre di Dio con custodi eremiti"
L'olio è indicatissimo per curare le malattie cutanee, sgorga abbondantemente: per questa fonte la città viene chiamata Pietra dell'Olio e volgarmente Petralia.
L'olio di questa famosa fonte è chiamato "Olio della Madonna" e con devozione mariana è stato sempre usato come farmaco e per chiedere grazie straordinarie.
Venne anche eseguita un'analisi chimica su un campione d'olio prelevato e si scoprì che conteneva composti solforati, acidi naftenici ed ossigeno proveniente dalle resine.
Da un atto notarile del 1479 sappiamo che certi uomini lebbrosi vennero trovati in terra di Petralia presso la fonte del petrolio.
L'olio benefico e guaritore di questa fontana è celebrato in un'antica poesia siciliana del '700.
Nota di Lunaria: riporto il testo, ma non hanno messo la traduzione in italiano, anche se dovrebbe essere abbastanza comprensibile…
LA MATRI DI L'OGHIU
Evviva di l'oghiu
la matri d'amuri
lodamu tutt'uri
divoti nui ccà.
Si chiama di l'oghiu
sta bedda Signura
pri l'oghiu ch'ognura
scurri di ccà.
Sintiti chi dici:
lu corpu ristora
e l'animi ancora
chist'oghiu chi è ccà.
Di l'oghiu surgenti
chist'è la funtana
chi tutti cci sana
li malignità.
Chist'oghiu divinu
di l'altu calatu
ad ogni malatu
saluti cci dà.
Lu vostru sant'oghiu
o bedda Signura
di subitu allura
guariri nni fà.
Lodati vui dunca
divoti ccu mia
sta bedda Maria
ch'è tutta buntà.
Lodatila spissu
cui amuri ed affettu
cu summu dilettu
chi pregiu nni fà.
Una leggenda racconta che quest'olio, prima, era commestibile, poi, siccome qualcuno ne attingeva troppo di notte, venne trasformato in liquido nero. La leggenda dell'olio prima commestibile troverebbe credibilità in alcune parole di Aristotele che scriveva esistere in Sicilia nell'agro sicanico un liquido di sorgente, di sapore salso e acidulo, adoperato come condimento in alcune vivande.
Le origini della chiesetta che sorge lì sono antichissime: già nel VIII secolo esisteva una cappella dedicata alla Madonna dell'olio.
Secondo gli storici e gli archeologi, le pietre intagliate che stanno sull'orlo della predella dell'altare maggiore sono del XII secolo.
Nella campanella c'è inciso, insieme a tre foglie, l'anno 1135.
La fama di questo piccolo santuario era nota anche a Roma perché nel 1585 si concedeva un'indulgenza di 200 giorni ai fedeli che recitassero le litanie in questa chiesa.
Erano presenti tre fosse sepolcrali, che scomparvero nel 1950, quando il pavimento venne rifatto; tuttavia, anche dopo la nuova pavimentazione, qualche tomba e lapide sepolcrale è rimasta nei muri laterali della cappella della Madonna.
A poca distanza della chiesa, quando le leggi del Regno d'Italia proibirono la tumulazione dei cadaveri in chiesa, venne costruito un piccolo cimitero nel 1880 per i defunti di Blufi.
La facciata della chiesa è un esemplare di stile settecentesco siciliano.
Il 13 agosto 1973 di fronte alla chiesa venne innalzata una stele mariana, alta 10,55 metri, con disegno in ferro battuto.
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