1) Ciao Deborah! Ti vuoi presentare ai nostri lettori? Ciao a te e a voi che leggerete. Credo che per presentarmi, basti dire che mi ritengo un’Alice nel paese delle Meraviglie un po’ cresciuta, che ha sempre immaginato un mondo in cui le storie e i personaggi che aveva nella testa prendessero vita.
2) Sei una disegnatrice e stai promuovendo la tua creatura "Il piccolo Caronte", basato su un soggetto ideato da Sergio Algozzino. Vorrei chiederti, per prima cosa, se puoi riepilogarci il tuo "curriculum vitae": quando e perché nasce la tua passione per il disegno, come lo hai studiato, quali sono i tuoi punti di riferimento, le tue prime esperienze, come sei arrivata a collaborare con Sergio...
Prima di interessarmi ai fumetti, disegnavo vestiti, ma non riuscivo a non creare delle storie legate agli abiti che disegnavo, quindi capii di trovare più gratificante “vestire” personaggi inventati da me, la maggior parte erano streghe e gatti parlanti! Negli anni non ho mai perso questa passione, così, dopo il liceo, ho deciso di iscrivermi alla Scuola del Fumetto di Palermo, dove ho imparato le tecniche del mestiere! Perché non basta saper disegnare, per fare fumetti occorrono molto studio e dedizione. È come uno sport e non si smette mai di migliorarsi! Prima di lavorare a “Il piccolo Caronte” (edito Tunuè), avevo già collaborato con loro come colorista e pubblicato con Zap edizioni, il progetto d’esame con cui avevo concluso la scuola del fumetto, scritto e disegnato da me: “Il volo di Icaro”, dedicato al mio gatto che non c’è più.
(sotto, qualche immagine tratta da “il volo di Icaro”)
Quando Sergio mi ha proposto di fare una prova per una sua storia su Caronte, non ho ragionato più di un secondo, rispondendogli subito positivamente! Non ho mai creduto al caso e, essendo sempre stata attratta dalla mitologia, è stata felicità istantanea poter disegnare una seconda volta una storia inerente ad un mito.
3) Come mai hai deciso di esordire, dal punto di vista grafico, con una storia così atipica, rispetto ai temi più sfruttati, nei fumetti (per esempio i supereroi)? Quanto tempo avete impiegato tu e Sergio Algozzino per la stesura del soggetto e la realizzazione dei disegni? Puoi farci una sorta di riassunto, della storia, per far capire ai lettori su cosa è basata? Come è stato lavorare a queste tavole? Come si svolge, di fatto, la creazione di ciascuna pagina?
Per fortuna, il mondo del fumetto è fatto da tante porticine affini ad ogni disegnatore. Non mi sentirei a mio agio a disegnare supereroi, anche se ammiro chi lo fa con passione non è il mio genere. Preferisco invece “i libri a fumetti”, nei quali è permesso di esprimere se stessi in tutta libertà (nei limiti del possibile) Sergio, aveva già scritto da tempo il soggetto e allegato anche delle canzoni scritte e cantate da lui stesso (una delle canzoni a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=RDyATPXm-FM ). Solitamente è lui che scrive e disegna i suoi libri, ma questa storia non la vedeva disegnata da se stesso. Abbiamo realizzato tutto il libro più o meno in dieci mesi, poco più di un parto XD Lui scriveva la sceneggiatura e man mano io realizzavo le tavole, senza conoscere il seguito! Era quindi una continua sorpresa per me, pur conoscendo il soggetto in linee generali. Leggerla tutta insieme è tutt’altra cosa La storia di Sergio è un’avventura in cui tutti potremmo immedesimarci, un libro sulle responsabilità, “mitico” ed attuale allo stesso tempo! Sergio lo ha definito un “canto di Natale infernale”, perché il protagonista farà degli incontri legati al concetto di vita e di morte, e grazie a quelli prenderà consapevolezza del suo ruolo. Un viaggio in cui il piccolo Mono, figlio del celeberrimo Caronte, improvvisamente si ritrova a dover crescere prendendo il posto del padre scomparso senza dare spiegazioni! Il piccolo, quindi, dagli inferi dovrà fare i conti con la vita in superficie. Il libro illustra dei concetti su cui ognuno di noi dovrebbe riflettere. Ricordo il giorno in cui Sergio mi propose di fare due tavole di prova per un progetto su Caronte! A me brillavano gli occhi! Da quel giorno sono iniziati i sogni a tema XD La copertina che è stata scelta tra le varie proposte, l’avevo sognata mesi prima di abbozzarla Nel sogno impersonavo Mono ed ero sulla sua barchetta (sotto la copertina)
Ho iniziato a crearne i personaggi ed ero già decisa, per il protagonista, a voler “fondere” i miei due nipotini, Leonardo e Diego! Il lavoro è stato lungo, a volte sofferto… ma tutto in salita! All’inizio, secondo me, Sergio era un po’ preoccupato perché ho avuto un metodo un po’ strambo, a partire dallo storyboard fino ad arrivare al colore. Per alcune tavole lavoravo direttamente con la tavoletta grafica, altre le iniziavo su carta per poi trasferirle al pc, altre ancora le disegnavo su fogli di carta lucida e da cartamodello. Insomma, credo che si sia un po’ preoccupato, ma questo caos per me è necessario. Infatti chiedo scusa a Sergio per averlo tenuto sulle spine!
4) Premettendo che non sono una specialista di storia dei fumetti (anche se conosco alcuni dei fumetti più citati, specialmente quelli di ambito "nero" come Dylan Dog, Satanik, Jacula ecc.) devo dire che tu hai uno stile grafico davvero particolare e personale: il tratto in sé è sottile e spesso spigoloso, "nervoso", bidimensionale, e può ricordare certe atmosfere alle Egon Schiele o anche alla Klimt... mentre il colore, così vivo e profondo, in tutte le sue sfumature, è steso con una tale bravura da dare un effetto quasi tridimensionale. Un'altra cosa particolare e che faceva notare anche la ragazza che ha recensito il fumetto nel suo video, è che effettivamente avete abolito la classica impostazione "schematica" dei fumetti (almeno all'occidentale, rispetto ai manga), quella a "strisce" (tipo i Peanuts) e i personaggi tendono a "strabordare" al di fuori degli schemi, tanto da invadere anche l'intera pagina... Penso che effettivamente questo modo di rappresentare graficamente una storia renda la lettura più agevole e "viva".
Grazie!!! Per me è un onore che tu abbia visto qualcosa di Schiele e Klimt, anche perché sono i miei preferiti in assoluto e quindi magari, non volendo, avrò acquisito delle nozioni senza accorgermene XD Non riesco a vedere in me queste influenze, ma se gli altri ci riescono non può che farmi felice! Per quanto riguarda il colore e lo schema delle vignette, in questo lo sceneggiatore mi ha lasciata liberissima e io non ci ho ragionato molto in realtà sui perché di queste scelte grafiche ho solo seguito il mio istinto.
5) Il fumetto è ricolmo di allusioni e suggestioni mitologiche e simboliche (Cerbero, Caronte, le Parche, il labirinto...), ma avete optato per impreziosire il tutto con una vena spesso ironica e comica. Ma "Il piccolo Caronte" è pensato per i bambini o forse lo è molto di più per gli adulti? Penso ai temi che avete accennato (lo zingaro musicista trattato con indifferenza, la morte violenta, le guerre di religione...) Concepite il fumetto con una valenza più di denuncia sociale che non di intrattenimento? Lo definireste un fumetto allegorico, filosofico, che può servire da catarsi, per affrontare il tema della morte? Le storie di Sergio sono belle proprio per questo! Predilige racconti di formazione che fanno riflettere! I fumetti d’autore in genere cercano di solito di trasmettere al lettore valori che vadano oltre la semplice vicenda. Il piccolo Caronte, in particolare, si rivolge ad adulti e bambini dagli otto anni in su! Ritengo sia un ottimo espediente per far affrontare ai più piccoli delle tematiche un po’ più complesse e stimolare la riflessione anche in noi adulti, ripercorrendo il periodo dell’innocenza, in cui non vi era alcun pregiudizio.
6) A proposito, la donna alta, spigolosa, in nero, è Ecate?
Ci sarà modo di vedere un seguito o un approfondimento, relativamente a questo personaggio? Devo dire che è quello più affascinante, secondo me... Pensate anche di proseguire la storia, con altre avventure per Mono?
Ehehe! La donna misteriosa, di cui per un errore non appare il nome… in realtà, sapevamo solo Sergio ed io chi fosse. Ebbene è la dea Eris, zia del piccolo Mono!!! Non credo che Sergio voglia far un seguito… adesso è Mono è il presente
7) Ora stai promuovendo "Il piccolo Caronte"; ma sei già al lavoro su qualcos'altro? Cosa ti piacerebbe trattare? Da cosa sei ispirata? Pensi di far uscire qualcosa anche relativamente alla condizione femminile?
Sì, dopo la pubblicazione del fumetto, ho azionato la modalità “storie nel cassetto”. Ho già buttato giù molte idee, anche se ancora rimangono “nascoste”, dico solo che tra queste idee, ce n’è una con “la caccia alle streghe” di sottofondo ;-) (attendiamo fiduciose! ^-^ Nota di Lunaria) Mi piacerebbe trattare ancora dei temi inerenti alla mitologia, magari sotto forma di illustrazioni per i più piccoli. Per adesso elaboro più informazioni possibili, cercando ispirazione dalle illustrazioni di Kay Nielsen, Sergio Toppi, Claire Wendlig, Tim Burton e la natura.
8) Quali sono i fumetti (o anche i cartoni) che hai amato di più e che ti hanno formato? Come sai, io direi che "Sailor Moon" ha davvero avuto un ruolo chiave nella mia vita, tanto da farmi appassionare, fin da piccola, a questo concetto di "Dea della Luna" e di Sorellanza... Chissà... forse decidiamo della e sulla nostra vita anche basandoci (anche inconsciamente) a ciò che ci appassionava da bambini...
Sin da piccola, abitando in un paese sperduto e dimenticato dal mondo XD la nostra TV non trasmetteva le reti private, perciò non seguivo i cartoni di “bim bum bam” (che cosa triste!), ma vedevo spesso i cartoni animati di rai3! I miei preferiti erano le fiabe russe della serie “Storie della mia infanzia”! La voglia di disegnare fumetti mi è arrivata grazie ad un manga regalatomi da mia sorella (Cortili del cuore di Ai Yazawa) e da W.I.T.C.H. Crescendo ho iniziato ad apprezzare Tim Burton e l’animazione stop-motion, sulla quale baso molto del mio lavoro, prendendone ispirazione.
9) Concludi pure a tuo piacimento la nostra intervista!
Quando l’ho riletto, una volta stampato, ho voluto dimenticare di averlo disegnato personalmente e godermi la storia senza condizionamenti! Mi ha trasmesso tanta energia e voglia di fare! L’importanza di andare avanti nella vita, nonostante le difficoltà… e credere in se stessi, buttandosi ed accettando le sfide senza avere paura… Perché le azioni più sofferte sono anche quelle che ti formano di più! Tutti noi siamo dei piccoli Mono!
1) Ciao Claudia! Benvenuta sul mio blog! Presentati ai nostri lettori!
Ciao Luna, grazie per l’invito, eccomi volentieri a interloquire con te… e con le persone che avranno voglia di seguire il filo del nostro dialogo. Sono una musicista a 360°, strumentista, cantante, compositrice, curiosa, megalomane, direi… una donna felice.
2) Il caso ha voluto che ti scoprissi ascoltando la puntata del 5 marzo di "La sacca del diavolo", il programma di Radio Popolare condotto da Giancarlo Nostrini, dedicato alla musica etnica e popolare; non lo seguo sempre, però di tanto in tanto mettono qualcosa di interessante; comunque, come dicevo, un tuo brano stupendo, "Ruminando, Il canto della fenice", è passato in diretta. Ti aspettavi di venir trasmessa per radio? Era già successo? Io devo dire che ti ho ascoltato estasiata... Non so se hai presente, quando sei intenta a fare tutt'altro e all'improvviso senti qualcosa che ti colpisce facendoti vibrare le corde dell'anima e smetti di fare quello che stavi facendo per ascoltare... ecco...! (qui trovate il podcast, per chi volesse sentirsi e scaricarsi la puntata dedicata a Claudia, soprattutto dal minuto 9.29 http://www.radiopopolare.it/podcast/sacca-del-diavolo-di-dom-0503/)
Ha ha… che bella descrizione!! Grazie per la gioiosa condivisione! Si, le mie musiche vengono trasmesse in radio (particolarmente su rai3) da diversi annetti, aimè, non essendo più di primo pelo, tocca dirlo. A me fa ovviamente piacere, soprattutto se poi attivano delle curiosità.. e magari ti vien chiesta un’intervista! Ha ha… Ruminando (il canto della fenice) è in brano che amo molto, sono molto contenta ti sia piaciuto.
3) A leggere la tua biografia c'è da applaudire alla tua enorme bravura musicale! Difatti anche il presentatore di "la sacca del diavolo" ti definiva "Piccola grande principessa dell'estro della composizione e dello sviluppo armonico-musicale"
Citando dal tuo sito:
"Se si osserva con attenzione il curriculum che descrive la sua lunga carriera si capisce subito che la musica è presente da sempre e in modo profondo nella sua vita e che il filo che lega tutto il lavoro di ricerca è la passione e l’instancabile voglia di scoprire piccole nuove sfumature contenute dentro ad ogni suono. E’ in questa ottica che negli anni porta avanti una ricerca appassionata, attenta e meticolosa, approfondendo con costanza lo studio di vari strumenti e della voce. Inizia giovanissima col sassofono studiando in modo a volte anche esasperato la tecnica del baritono, per passare poi al violoncello e alla fisarmonica per esigenze compositive. Allarga il campo poi a vari tipi di clarinetti, allo steel drum e a tutta una lunga serie di strumenti etnici che le servono per dar vita allo spettacolo “Leggende, strumenti e voci dei popoli “ storia del Grung, mitico uccello migratore della tradizione Armena."
e ancora:
"Di pari passo con la ricerca va il suo fervido lavoro di compositrice: senza sosta da vita a melodie, tante ed originali e arrangia i brani per i musicisti che collaborano con lei. Anche se molta della sua musica resta inedita, escono 9 CD che ricevono nel tempo vari riconoscimenti e importanti recensioni da riviste italiane e internazionali. Con le sue formazioni e progetti si esibisce in Italia e nei maggiori festivals europei. Vince il premio „Teresa Viarengo 2008” riservato ad artiste impegnate nella interpretazione di musica tradizionale ed etnica."
Insomma, sei praticamente una compositrice di fama internazionale e una di quelle donne che noi italiani possiamo vantare come grandi italiane!!! Vorrei che tu ci parlassi di te, dal punto di vista biografico, le esperienze più belle e ciò che più ti ha dato soddisfazione, gli ostacoli (se ne hai trovati) e, se possibile, se puoi fare una sorta di recensione ragionata a tutti i tuoi lavori, spiegandoci anche il concept che li ha ispirati.
Uhlala che impresa, cara Luna, provo a rispondere al meglio. Direi che sono stata molto fortunata, ho avuto dei maestri straordinari e sinceramente molto appoggio in tutto il cammino fino ad ora, ostacoli no, non direi, se non difficoltà, tante, che però in qualche modo mi hanno costretto ad attivarmi per trovare soluzioni, anche quando pareva non ce ne fossero! Fin da bambina suonavo, ascoltavo, cantavo ogni cosa. Essendo cresciuta trilingue, italiano/tedesco e francese, il suono ha sempre avuto un fascino particolare su di me, ed insieme ad esso i modi di pensare le abitudini delle culture più svariate. Per cui quando finalmente ho intrapreso lo studio approfondito della musica l’ho sempre vissuto come un possibile approccio alla sintesi dell’essere umano, come un linguaggio simbolico che racconta e descrive l’anima profonda della vita, delle relazioni, delle tensioni/distensioni, degli equilibri dell’universo. Per questo quasi subito mi sono dedicata alla composizione, all’analisi e lo studio dei grandi classici occidentali così come delle tradizioni del mondo, delle differenze essenziali nelle modalità espressive soprattutto in ambito vocale al quale in seguito ho dedicato gran parte dei miei studi e ricerche. Ho avuto la grande gioia di collaborare con musicisti straordinari, con orchestre, cori, e grazie al mio lavoro (sia come concertista che come insegnante), di conoscere tante persone con le quali condividere progetti o semplicemente porzioni di cammino, di imparare che l’ascolto è in musica come nella vita il cardine che ci permette di comprendere e di essere, con sincerità. Negli anni ‘90 nasce il sodalizio con Luca di Volo, mio maestro, con il quale suono e realizzo tanti progetti, nonché i primi 4 cd, Shalom, Klezmer Experience, Maremma, Strumenti di Pace.
Shalom un progetto di studio della musica Klezmer (klezmorim musicisti ebrei erranti in Europa dell’est) a quei tempi ancora sconosciuta in Italia, per una formazione agile di contrabbasso, fisarmonica e due sassofoni (e voce). Ero affascinata dalle melodie, dagli stili misti, da un mondo assolutamente nuovo per me. Fu il primo cd e nacque su richiesta dello storico Folk Studio di Roma gestito da un personaggio incredibile nel mondo della musica tradizionale, Giancarlo Cesaroni, fu una gioia conoscerlo e collaborare con quella realtà tutta particolare… uno scantinato muffoloso ma straripante di storia…
Subito dopo Klezmer Experience, un progetto molto più ampio per orchestra (orchestra Regionale della Toscana) e solisti (Giancarlo Schiaffini, Dragan Nicolich, Mohsen Kassirossaffar e noi due ai Sassofoni) un esperienza bellissima che fra le tante ci ha introdotto nel mondo degli zingari di oggi… Dragan era il capotribù, nonché straordinario fisarmonicista, di un campo nomadi vicino a Sasso Marconi, dove andavamo spesso a studiare… con lui in roulotte… tonnellate di caffè alternate a pollo fritto ad ogni ora portate dalla sua mamma… giornate indimenticabili.
Maremma invece fu un progetto per quartetto sulla drammatica storia della Maremma Toscana, una sorta di piccolo omaggio alla cultura toscana un po’ dimenticata… un sodalizio con musicisti straordinari (Gloria Merani al violino e Filippo Burchietti al violoncello).
Strumenti di Pace invece fu di nuovo un progetto molto ampio, per piccola orchestra e coro, nonché noi come solisti. Un’esperienza di collaborazione con una realtà molto viva di Firenze che è l’associazione “Un tempio per la Pace” nata in un periodo di recenti guerre e conflitti nel mondo, per attivare e sviluppare una coscienza religiosa nella comunione delle fedi e senza confini. Di nuovo tante persone coinvolte, un lavoro immenso, faticosissimo, ma devo dire di grande gioia e soddisfazione.
Sempre con Luca di Volo fummo invitati dalla Volksoper di Vienna a scrivere le musiche per un balletto… 4 mesi a Vienna fra prove riscritture e successivi spettacoli, fu un’esperienza profondamente istruttiva. Lavorare in uno dei templi della musica classica del mondo, con i musicisti straordinari dell’orchestra che si sono lasciati conivolgere con grande entusiasmo nei trascinanti nonché vitali pezzi che portavamo… bello, bello bello.
Poi iniziò un nuovo periodo, inizialmente con uno spettacolo come solista (voce e 23 strumenti) “leggende, strumenti e voci dei popoli”, un gioiellino dal carattere decisamente “sciamanico” in cui ho condensato anni di studio delle tradizioni, poi sostenuta con forza ed entusiasmo da due personaggi incredibili, Aldo Coppola Neri e Stefania Cocozza della RadiciMusic records con i quali collaboro ormai da una quindicina di anni e con i quali ho poi realizzato numerosi progetti e i successivi cd:
Paesaggi lontani, Un mondo fra le mani, Coscienza di sole, Il Risveglio
Certamente dei lavori più intimistici, sempre con musicisti di altissimo livello, sempre dei viaggi attraverso le culture più varie (mia grande passione!!), Coscienza di sole una sintesi di colonne sonore per alcuni film/documentari sulla resistenza durante la 2° guerra mondiale, fino a ”Il Risveglio” di carattere decisamente spirituale (laico!) per quintetto d’archi , coro e la sottoscritta… anche questa un’avventura incredibile, con musicisti e coro che hanno partecipato senza badare a spese… di fatica. Ancora tanta gratitudine a tutti, specialmente al quintetto d’archi (Francesca Macchione ed Eleonora Macchione ai violini, Matilde Orsecci alla viola, Weronika Kulpa al violoncello e Riccardo Ragno al contrabbasso) e al direttore del coro Animae Voces, Edoardo Materassi.
Poi ci sono state tante collaborazioni (Litfiba, Bandabardò, Susi Bellucci..), il cd “Parade” diretto da Giancarlo Schiaffini, Sonata di Mare sempre mie composizioni con la formazione “Orchestrada” composta da musicisti straordinari, progetti più o meno grandi e.. l’insegnamento sullo sviluppo della voce che continuo esercitare con molta gioia.
4) Io ti assocerei a Loreena McKennit o ai Dead Can Dance del post "Spleen and Ideal", ovvero tutti i loro album etnici e folk, ma anche a Diamanda Galas (quella di album come "Defixiones, Will and Testament", non tanto vocalmente o musicalmente - visto che Diamanda spesso usa la voce in maniera allucinata, mentre tu hai una voce da sirena, dolcissima! - ma dal punto di vista di ricerca culturale per i testi originali delle varie tradizioni culturali, infatti:
"Il percorso di studio sull’emissione della voce naturale la porta a ricercare per i suoi spettacoli testi originali in varie lingue e a studiarne il suono ed è così che la si sente cantare in armeno, mongolo, inuit, persiano, sefardita, ungherese, norvegese, zingaro senza peraltro dimenticare lingue come il francese, il tedesco, lo spagnolo o l’inglese. Perchè, dice Claudia Bombardella, “ ... dentro al suono di ogni lingua è nascosto il segreto di un popolo ...”) Anche Diamanda ha provato diverse lingue, dall'italiano all'armeno.
Ti ringrazio per l’associazione, due artiste eccezionali. Non conosco i Dead can dance, ma mi aggiornerò! Diciamo che l’aspetto linguistico è sempre stato il mio pallino… le varie tecniche delle diverse culture sono delle risorse straordinarie per ampliare lo spettro espressivo, non tanto per imitare quanto per rendere lo strumento vocale duttile ed elastico. E poi c’è l’aspetto poetico specifico delle culture che trovo incredibile, è come la possibilità di risvegliare parti sonnolente della nostra umanità, perché alla fine siamo diversi solo nella superficie mentre il suono comunica direttamente con le profondità della nostra umanità.
5) A proposito, hai mai cantato in ebraico o pensi di affrontarlo? Te lo chiedo perché è una lingua che mi piace molto... Mi incuriosisce anche che hai trattato l'inuit, difatti è una lingua davvero impossibile! Tempo fa studiavo gli inuit (soprattutto la loro Dea, Sedna)
e difatti ero rimasta stupita dall'apprendere, a grandi linee, la grammatica inuit. La loro musica poi è davvero ostica, ad orecchie occidentali...
Io adoro la musica inuit… una vocalità estrema, molto giocosa però… un contatto stretto con la natura e i suoi suoni. Ho cantato tanto in yiddish, talvolta anche in ebraico, lingua molto dura ma affascinante, una cultura misteriosa e bellissima di cui mi sono occupata molto in passato. Melodie archetipiche straordinarie.
6) è interessante anche che proponi qualche riferimento alla cultura zingara. Tempo fa ho studiato Sara la Kali e anche alcune leggende legate al chiodo.
Tu invece perché ti sei avvicinata a questo popolo così perseguitato, nella storia?
I popoli nomadi portano in se una propria cultura intrinseca, ma spostandosi vengono a contatto e in qualche modo assorbono e sviluppano le culture che attraversano, per cui talvolta elaborano delle sintesi molto interessanti musicalmente. Zingari, Ebrei, Tuareg… portano nelle loro espressività musicali questo senso un po’ magico di sintesi, direi di archetipo, pur essendo molto riconoscibili. E poi non c’è dubbio che si respira un senso di libertà che si trova difficilmente nelle culture più sedentarie. Agli zingari ho dedicato molto tempo e studio per la vitalità della loro musica, in particolare gli zingari d’origine balcanica con le loro melodie strappalacrime e i ritmi zoppi vivacissimi.
Nota di Lunaria: per approfondire, cercate questi libri:
7) A cosa stai lavorando, ora? Puoi darci qualche anticipazione? Che culture tradizionali tratterai? In base a come scegli i diversi spunti concettuali?
Sto lavorando a un grosso progetto per orchestra e coro, un lavoro basato su un bellissimo testo di carattere spirituale (laico..). Anche qui il testo di cui l’originale è in inglese verrà esposto in molte lingue, fra cui sanscrito, zulu, cinese, ebraico, iraniano… insomma i colori non mancheranno. E’ una composizione su cui lavoro da 4 anni… per un progetto molto bello che prevede di fare un lavoro molto particolare con i musicisti e cantanti in fase di prove, come a preparare ed accordare in profondità l’anima e il corpo prima degli strumenti. Molto di più non posso dire al momento, ma ti farò sapere… se ti interessa.
8) Nel genere Neo Folk (ma anche Folk Metal) esistono davvero moltissime band che ripropongono il Folk, in moltissime tradizioni, oppure lo "modernizzano" fondendolo addirittura al Black Metal: ci sono band che propongono musica tradizionale celtica, slava, norrena, ugrofinnica, greca, persino indù, araba, indios, nativa americana. Nomi come Geasa, In Extremo, Arkona, Finntroll, Korpiklaani, Tatir, Purvaja, Seeds of Iblis e Narjahanam o i Sepultura di "Roots" e i Nechochwen, in tal senso non hanno bisogno di presentazioni per i nostri lettori. Più basati sul folk tradizionale (ma anche con atmosfere fatate e "avaloniane") sono band come Ataraxia, Artesia, Pazuzu, Trobar de Morte, Caprice, Loreena McKennit, Ianua, la Pietra Lunare, Gargamella, Lia Fail (queste ultime tre le ho intervistate, eh eh) e davvero moltissime altre. Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato e che ti piace ascoltare? E con chi ti piacerebbe collaborare?
Allora premettendo che nel cammino ho ascoltato studiato e amato molti generi musicali (da ragazzina amavo molto il rock, Nina Hagen, i Clash, però anche Laurie Anderson..) e musicisti più o meno famosi (ho un archivio immenso riguardo alla musica del mondo!), i grandi del Jazz come Sonny Rollins, Charlie Parker, Jerry Mulligan, ora essenzialmente mi interessa la musica classica, i sacri Bach e Beethoven, Shumann, Shostakovich, Sibelius, Arvo Part nella musica contemporanea.. soprattutto le opere sinfoniche e quartetti d’archi, ma anche le sonate per pianoforte, per violoncello… e allora Daniel Baremboim pianista, Pablo Casals con il suo tocco tutto particolare, e fra i direttori Abbado, Von Karajan, Carlos Kleiber, Simon Rattle…
9) Cos'è per te la musica popolare? Cosa ti trasmette, perché hai scelto questa musica? Ne ascolti anche di altri generi? Per me comunque la musica popolare è un perno indissolubile. Rimane un possibile contatto con le radici, con una parte viva e importante delle tradizioni, in particolare in questo periodo in cui certamente c’è un po’ di confusione sulla terra… forse anche il contatto con un mondo più istintivo, immediato. Mi piace affrontare la musica classica con questa qualità istintiva. Sono stata in Iran di recente, a studiare la musica persiana tradizionale… ecco, lì non c’è questa distinzione netta fra classico e popolare, perché da loro la musica colta è sostanzialmente tradizione, antichissima, straordinaria, e tutti i musicisti (e non!) sono legatissimi alla tradizione. 10) Interessandoti alle tante culture, ti è capitato di interessarti anche alle antiche religioni, quindi al Paganesimo? Che ne pensi dei movimenti Neo Pagano o della Wicca, che poi è l'aspetto più femminile della spiritualità? Ti occupi solo di Sciamanismo? Vorrei sapere, se non sono indiscreta, se pratichi una qualche forma di spiritualità e se in qualche modo la tua musica può essere vista anche sotto questo aspetto. Sarebbe anche interessante sapere che ne pensi del maschilismo che si annida nel monoteismo, su come le donne siano state private di un ruolo attivo (sacerdotesse...) e di immagini femminili di "dio" o più in generale, che ne pensi della nostra società così materialistica e spesso frivola...
Che grande argomento che apri.. Sinceramente non conoscevo l’esistenza della Wicca o del Neopaganesimo. Bisogna proprio che mi aggiorni!!! In realtà ogni forma di “religione”, ossia di organizzazione dogmatica della spiritualità non mi ha mai attirato, mentre il tema spirituale umano nella sua purezza si, lo sento profondamente legato anche all’arte. Mi sono interessata in passato alla meditazione, ho praticato varie discipline orientali, sempre spinta dalla curiosità di conoscenza delle culture varie e certamente è stato molto utile per il mio percorso personale, ma poi ho ripreso una direzione decisamente più laica, non disdegnando assolutamente il confronto con qualsiasi tipo di cammino spirituale. Da un po’ di tempo pratico il Taiji e studio la filosofia e medicina cinese. In questi antichissimi insegnamenti il tema spirituale è strettamente legato alla vita in se, in ogni attimo e respiro. Una cultura incredibile in cui tutte le recenti scoperte di fisica Quantistica erano già spiegate… 3000 anni fa. Ma per avvicinarsi alla cultura cinese bisogna davvero aprire la mente, il cuore e ogni ben di dio, non facile per noi occidentali un po’ troppo bidimensionali, ma è possibile, con santissima pazienza e costanza.
Riguardo al tema del ruolo femminile nelle religioni… che dire, certamente in passato ci sono stati soprusi e ogni genere di privazione per la donna, aimè tutt’oggi in varie parti del mondo questo continua ad accadere, ma oggigiorno, mi pare, noi qui non avremmo più questi problemi se per prime noi donne noi ci assumessimo la responsabilità del nostro potere, invece di cercare di immaschilirci! Personalmente ho vissuto diverse situazioni in cui il fatto di essere donna mi metteva automaticamente in secondo piano, ma questo mi ha fatto riflettere che forse non ero realmente pronta ad essere, semplicemente. Ho dovuto pazientare e lavorare sodo, poi è arrivato il momento e si è creato spazio per me, senza forzature e con grande fluidità.
Se riuscissimo a uscire da questo sguardo dualistico uomo/donna bene/male ecc. e tornassimo a osservare come realmente stanno le cose ossia che i due opposti fanno parte della stessa cosa, che la vita non è altro che il movimento continuo fra opposti, se riuscissimo ad ascoltare di più noi stessi e gli altri coltivando l’aspetto femminile della nostra umanità, forse potremmo godere della frivolezza senza abusarne, potremmo essere semplicemente e imparare giorno per giorno come procedere… creativamente.
11) Concludi pure a tuo piacimento e grazie per aver risposto! Ringrazio te per la curiosità e le domande impegnative e… certamente chi avrà avuto voglia di seguirci fino in fondo. Che ognuno di noi su questa piccola terra possa dare un contributo affinchè l’umanità intera ritrovi il cammino verso una coscienza luminosa ed amorevole. Ne abbiamo urgentemente bisogno. E che possano dissolversi gli ostacoli per la realizzazione del proposito. Questo il mio augurio profondo che fra suoni e respiri coltivo ogni istante. Grazie, grazie grazie.
Devo dire che non sono una fan sfegata degli Him perché l'unico cd davvero ben fatto è stato solo il primo
mentre i successivi flirtavano troppo col pop, a tratti, e di conseguenza la band si è portata dietro un discorso di irritanti fans bimbominkie (per intenderci, quelle che ci fracassavano i timpani gridando "Ke figo Ville Vallo!!!!!!!!") e purtroppo la band, pur rilasciando di tanto in tanto canzoni gradevoli, ha spesso toppato (per inciso, non li ho più seguiti da "Venus Doom"), senza contare che il livello concettuale dei testi è mostruosamente basso (non che si debba per forza essere dei Cioran o degli Shelley per scrivere testi metal, però un po' di ricerca culturale non guasterebbe invece che vegetare su sterili cliché da "i love you - roses are black - my heart is bleeding"...) Però c'è da dire che neppure io sono immune dal fascino dell'Heartgram
e che quando ho trovato i cd degli Him superscontati a 5 euro me li sono accaparrati! (ci tengo ad avere le discografie con cd originali)
e visto che c'ero qualche giorno fa ho realizzato anche un ciondolo con l'Heartgram
che, devo dire, mi piace davvero tanto 😍 Comunque, al di là delle critiche legittime che si possono (anzi, si devono) fare agli Him, tenete presente che se è verissimo che da "Razorblade Romance" in poi si sono ammosciati,
è anche vero che nel debut album c'erano pezzi come questo:
(probabilmente il pezzo più pesante mai fatto dagli HIM)... mica da buttare, insomma! p.s ma sono l'unica femmina a NON trovare bello Ville Valo?? Giuro che a livello di look/estetica ho sempre preferito lui
Mille Petrozza
o lui
Robb Flynn
Non ho mai capito l'enorme "flirtamento libidico femminile" nei confronti di Ville Valo... mah! A me non sembra neanche più di tanto carino... 😓 Peraltro i Machine Head sono stati tra le prime band che ho sentito nel lontano 1999 anche se in quel periodo loro erano saliti sul carrozzone del Nu Metal facendo arrabbiare tutti quelli che li avevano apprezzati con "Burn my eyes"... 😋
Dite quello che volete, ma questa canzone
non ha perso un grammo di potenza (e vi ricordo che sono passati ben 18 anni!)
1) Ciao e benvenuto! Puoi presentarti ai nostri lettori?
Ciao e grazie per l’ospitalità. Direi che sono principalmente un autore, autore di canzoni, di romanzi, di rubriche e programmi musicali. Non so se tutte queste cose le ho fatte bene, ma diciamo che non mi sono mai fatto mancare niente.
2) Che genere di percorso ed esperienza hai accumulato, da quando hai deciso di comporre musica? E in generale, come ti definiresti? Solista? Collabori con altri musicisti?
Suono la chitarra da venti lunghi anni nei La Quarta via, abbiamo sempre fatto un rock alternativo senza troppe influenza nostrane, ma quest’anno ho sentito il bisogno di mettere la faccia e lo voce su un disco che sentivo troppo mio per delegarlo ad altri. Ho messo insieme una band di professionisti e ci siamo trovati subito bene.
3) "Migras" è l'album che stai promuovendo in questi mesi. Dall'idea che mi sono fatta da quei brani disponibili all'ascolto (ho visto i tuoi video su youtube) il tuo stile è inquadrabile come un rock cantautoriale che ha come punto di forza anche i testi in italiano. La copertina ci mostra il tuo volto pensieroso, sovrainciso a un tramonto (o alba?) di un giallo acceso, con uccelli che sembrano fenicotteri in volo.
Perché "Migras"? Ha a che fare con "Migrazione", considerato che anche gli uccelli migrano? Puoi parlarci di questo tuo cd, magari introducendo una sorta di parallelo stilistico con i tuoi lavori precedenti?
Migras significa migrare in esperanto, la lingua che doveva unire e che invece non ha riscosso successo, come il progetto europa unita che sta facendo acqua da tutte le parti. Volevo parlare di migrazione dei popoli (come in Mercante d’anime), ma anche di migrazione dell’anima (vedi la title track) e infatti il disco parte con un linguaggio molto diretto per finire su tematiche molto profonde e intime.
4) Da che genere di argomenti trai ispirazione per i tuoi testi? Dall'attuale situazione socio-economico e culturale che caratterizza l'Occidente ma anche la disastrosa condizione dei paesi mediorientali, da cui ogni giorno siamo resi partecipi attraverso i mass media? In "Il gregge" però mi pare che ci sia una vena un po' sarcastica e disillusa sull'attuale generazione, quando citi "televisione e carcasse/facce deformate e gonfiate"... In effetti il titolo "Il gregge" rimanda ad un gruppo di individui belanti, spesso "boccaloni" nel seguire il leader di turno...
Hai centrato in pieno il significato del testo. Siamo un esercito di pecore guidate da un televisore che ci condiziona e ci allontana dalla vita vera. La nostra generazione non ha vissuto la guerra ma sta affrontando comunque un conflitto, un conflitto di valori che ci sta impoverendo a livello culturale e sociale.
5) Chi è la ragazza che canta nel video "Clorophille"? è un video che ti mostra in un contesto live, è stato registrato dal vivo in quale occasione?
E’ la meravigliosa Vanessa Caracciolo con la quale suono già nel progetto metal Holy Hand Grenade. Ha una voce così particolare che l’ho voluta sfidare in un genere non suo. Credo il risultato sia ottimo. Il video che hai visto è stato girato durante il concerto di presentazione sul palco di Percorsi Musicali a Livorno, un posto magico per fare live.
6) Curioso il tuo logo, che compare a fine video nel "Il gregge"... un serpente attorcigliato attorno a una croce. Sei per caso credente - è celebre il "caduceo" biblico del serpente che Mosè innalzò nel deserto (Numeri 21, 4-9)
poi ripreso dal vangelo "E come Mosè innalzo il serpente nel deserto così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna" (Giovanni 3,14) oppure il simbolo va inteso in tutt'altro modo?
Nel mio ultimo romanzo “Le pietre di padre cenere” credo si capisca benissimo che sono una persona piena di dubbi. Non sono religioso ma voglio sperare che dopo la vita ci attenda una nuova dimensione. Come disse Aldo Moro nella sua ultima lettera.. ”Se ci fosse luce sarebbe bellissimo”. Il logo è tutto merito di Alessandro Isa Ponzuoli, che suona con me da sempre e che ha curato tutta la parte grafica, nonché la regia del video Normandy.
7) Concludi pure a tuo piacimento la nostra chiacchierata, aggiungendo quello che ritieni importante.
Concludo come sempre, con un invito alle nuove leve: “Suonate musica originale e state lontani dai talent, prima vi sfruttano e poi vi lasciano a piedi. E non fate i pagliacci, le tribute band stanno rovinando la piazza. Il futuro è vostro.” Grazie ancora per l’ospitalità.
1) Ciao e benvenuti! Potete presentarvi ai nostri lettori?
Ciao Ru Fus sono io, sono un bassista e chitarrista attivo più o meno da una ventina di anni, dopo aver fatto parte negli anni di band tra cui ti posso citare gli Zen Circus, i Reverberati e Bugz, ho deciso di intraprendere un percorso solista che ha portato per adesso, con l'aiuto di amici musicisti che condividono con me la passione per un certo tipo di sonorità, alla realizzazione del mio primo full lenght omonimo a fine 2014 seguito nel 2015 dal mini Ep "Tales" e nel 2016 dal secondo album "In Fabula". Tutti lavori realizzati sotto l'etichetta Ghost Label record.
2) Avete scelto un monicker breve e enigmatico: Ru Fus. Qual'è il suo significato?
Breve perché ho cercato un monicker di facile memorizzazione, enigmatico direi di no, semplicemente ho preso spunto da un brano dei Velvet Underground che sono una se non la mia band preferita.
3) Potete riepilogarci la vostra biografia? Come mai avete scelto di portare delle maschere? Servono ad enfatizzare qualche aspetto della vostra musica, rendendola più disturbante o distaccata dalla quotidianità? Nel video di "Radiation", tra l'altro, le avete sostituite con delle tute bianche e delle maschere antigas. Significa che a seconda del contesto che volete impersonare cambierete anche tipo di maschere? Peraltro, che la maschera incarni un'Essenza mettendo a contatto l'uomo con una divinità o una dimensione trascendentale è ben presente sia nel contesto africano
che anche in quello dei nativi americani (le inquietanti maschere "False face masks" che rappresentano volti deformi e distorti).
C'è anche questa motivazione un po' metafisica, dietro la vostra scelta?
Come ti dicevo e già descritto questo è il mio solo project, i musicisti che mi aiutano a realizzare le mie idee sono Giacomo Bracaloni, cantante/chitarrista di una delle più longeve band pisane che sono i Seventh Day e Raffaello Mallegni, ex batterista di una grande band della zona chiamata Ceke e ora a capo del progetto The Instable Collective. Le maschere le portiamo perché siamo brutti :) e poi perché lo considero un progetto dove magari altri musicisti potranno in futuro aiutarmi o collaborare con me quindi abbiamo preferito fare così.
4) Musicalmente come vi definireste? Da quello che ho potuto sentire su di voi, vi assocerei alla corrente rock alternative: avete un sound parecchio "secco" e stringato, spigoloso, sullo stile dei primi Afterhours/Tre Allegri Ragazzi Morti... sembra che ritornelli e soluzioni melense e dolciastre non facciano al caso vostro...
Ascolto un po' di tutto in ambito rock ma la base delle mie influenze e' decisamente radicata nell'hard rock più tetro degli anni 70 e nel sound West coast degli anni novanta, quindi un bel frullato di band come ,e ti faccio gli esempi di mostri sacri, Black Sabbath, Blue Oyster Cult, Black Widow fino ad arrivare agli Alice in Chain, i Melvins, i Sonic Youth e compagnia. 5) Il video di "Tales" presenta una strana prospettiva visuale, a rasoterra. Come l'avete realizzata e dove? e perché questa scelta abbastanza inusuale?
Tales e' stato girato tra Pisa e Livorno da Ambra Lunardi, la scelta di come realizzarlo è conseguente a quello di cui parla il testo, smarrimento, senso di perdita del proprio percorso, paura dell altro, senso di isolamento dal reale.
6) Il video di "Enigma" mi ha fatto venire in mente certe ambientazioni "rape and revenge": il video inizia con questa donna che viene aggredita (le maschere danno un po' l'idea di trovarsi di fronte ad un omaggio ad "Arancia Meccanica") e che si risveglia con il volto sfregiato, per rincorrere i suoi assalitori, quasi volesse punirli... Tra l'altro guardando con più attenzione, si nota che la donna all'inizio era completamente immobile, quindi più che una donna vivente, potrebbe già essere un'apparizione... Che chiavi di lettura e di interpretazioni proponete per questo video? Di cosa parlano i vostri testi?
Per Enigma sono stato molto colpito da un episodio di cronaca nera avvenuto a Toiano più di 50 anni fa e considerato uno dei primi casi ad avere grande risonanza a livello mediatico in tutta Italia, il video cerca di sdrammatizzare un po' quel terribile episodio mantenendo comunque sempre un senso dell humor abbastanza glaciale
7) Avete già avuto modo di esibirvi live? C'è qualche data in cantiere?
Non sono interessato in questo momento a proporre il progetto Ru Fus dal vivo, sono completamente assorbito in questa fase della mia attività di musicista dalla composizione di nuovi brani da registrare per prossimi album. 8) Concludete a piacimento la nostra intervista, aggiungendo qualche aspetto che ritenete importante e che pensate possa essere fondamentale per conoscervi meglio.
Ti ringrazio tantissimo dello spazio concesso e spero di non averti annoiato, chiunque fosse interessato a conoscerci ti lascio i miei contatti che sono il sito ufficiale www.ru-fus.it, oltre i canali Facebook, Twitter e Instagram sia di Ru Fus che dell'etichetta Ghost Label record.
Tiziano - Ciao, siamo Tiziano Piu, Federico Diana e Mario Inghes. Portiamo avanti il progetto Dorom Dazed sperando possa entrare prepotentemente sulle orecchie di un bel po' di persone.
2) Inzierei dalla più classica delle domande: che significato ha il vostro monicker? "Dorom" non credo sia inglese (non l'ho trovato sul dizionario) mentre "Dazed" è traducibile come "stordito, stupito".
Tiziano. Dorom è il mio nickname su internet da tantissimo tempo, l'ho ricavato da alcuni farmaci per la depressione che usava mia madre. Dazed l'ho voluto aggiungere in quanto suonava bene con Dorom e il fatto di essere “stordito” mi rappresenta parecchio. 3) Dal punto di vista biografico, invece? Potete riassumerci la vostra storia?
Tiziano. Dorom Dazed nasce come progetto solista nel 2015. Sono entrato in studio con Alessandro Castellano (batteria) e Giovanni Serra (basso) che hanno collaborato con me per registrare Shameless, poi rilasciato nell'autunno del 2016. Dopodichè si è aggiunto stabilmente alla line up Federico (chitarra ritmica) e in seguito Mario Inghes (chitarra solista). Attualmente siamo in tre, nei nostri concerti collaboriamo con musicisti della zona e/o amici. 4) Di voi ho sentito "Distorted dream", "I promise" e "Sei acceso" (che vi mostra live). Il genere che proponete è il rock alternativo, di matrice anni '90, anche se rispetto ad altre band del genere voi avete puntato su vocals maschili spesso roche e griaffianti, molto "scream"...
Tiziano. Si Il nostro Ep richiama molto quel periodo, sono stato molto influenzato da quei suoni. Avevo tanti brani nel cassetto, ho scelto quelli più diretti e accomunati dai testi e dalle sonorità. Penso che comunque in fase di missaggio si siano create delle atmosfere un po' diverse che hanno reso ancora più tetro e dark il nostro sound. Questo però è solo l'inizio, il nostro suono si sta evolvendo in qualcosa di molto diverso cercando di mantenere comunque il marchio Dorom Dazed.
5) Sul vostro bandcamp campeggia un'immagine che suppongo sia quella del vostro album: "Shameless".
Ha un tratto particolare, sembra disegnata con i gessetti su un cartoncino nero; vediamo questo albero nudo e scheletrico; sotto di lui, un omino rannicchiato, disperato; un grande cerchio (un sole?) sullo sfondo; l'effetto è volutamente angoscioso e cupo. Come mai questa scelta? Nell'intervista a Rockal avete affermato che i brani risalgono a un periodo molto cupo (cosa che si capisce comunque anche ascoltando le canzoni, e non solo guardando il cover artwork...); sembrerebbe che per voi scrivere musica non sia tanto andare incontro ai gusti del pubblico ed intrattenere, ma che piuttosto usiate il creare musica come una forma di catarsi o distacco dalle emozioni negative...
Tiziano. Quando scrivo è perchè ho bisogno di farlo. Dopo che è pronto il brano allora penso pure al pubblico ma inizialmente devo essere soddisfatto io. Naturalmente ora che siamo in 3 le fasi di scrittura sono diverse anche se tendo a scrivere sempre in completa solitudine. L'immagine di copertina del disco è stata un idea di un mio amico (Tony Casula) che ha voluto fortemente disegnare il tutto su una lavagna. Ho lasciato piena libertà, quello che ha creato è frutto delle sue sensazioni dopo aver ascoltato Shameless e aver letto i testi.
6) Nel video "Distorted dream" c'è quasi un'ambientazione cyberpunk, con questo protagonista ossessionato da qualcosa di non specificato (lo vediamo sollevare lentamente una manica, poi guardarsi con ansia il collo), una sorta di strana macchia o di tatuaggio dalla forma aggrovigliata, che poi compare anche sulla guancia. Il video si apre con uno sfondo di luci al neon, circuiti e cavi, molto alla "Hardware" e si conclude con uno scenario assolato di città (deserta), con quella strana nube tossica che offusca il cielo. Come vi è venuta questa idea? Com'è da interpretarsi il video?
Il soggetto è un idea del regista (Federico Res.), il protagonista è vittima di un sogno, un ossessione. Quello che si vede nella pelle è semplicemente il testo di “Distorted dream”, il protagonista pensa di impazzire finchè non si sveglia ma anche lì si accorgerà che l'ossessione continua. Siamo molto soddisfatti del lavoro fatto da Federico che ha diretto pure “I promise”
7) E per quanto riguarda la dimensione live?
Tiziano. Attualmente siamo fermi purtroppo, abbiamo deciso di dedicarci al nuovo materiale, la produzione artistica sarà fatta da Mario. Il suo ingresso nella line up ha un importanza notevole, stimavamo Mario come artista ed averlo con noi è fantastico. Questa estate speriamo di poter presentare qualcosa di nuovo e continuare a promuovere Shameless.
8) Concludete pure a vostro piacimento, aggiungendo quanto ritenete giusto possa completare la vostra presentazione come band.