Weinber e von Hofmannsthal, le poesie più belle

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WEINHEBER


ANNUNCIO DI PRIMAVERA

Sulle pendici passa un aureo soffio.

Nella gran calma dolce

fiorisce un pruno magnificamente.

Del bosco all'orlo bruco un capriolo.

Per le fosse e le gore,

ed al mio cuore in fondo,

c'è un po' di neve ancora.


DONNA

Le margherite bisbigliano sul ciglio.

Nel suo femmineo odor stendesi un tiglio.

Odor caldo di pane vien col vento.

Ronzan nel mezzogiorno i calabroni.

Molli e opulente ondeggiano le spighe.

Come bocca matura arde il papavero.

Un'allodola, in alto, appassionata,

si perde nel fulgore col suo canto.

Nell'albero riempie un greve sugo

di dolce schiuma le ondeggianti cime.


NEVICATA

Sempre più grigi

si perdon nel crepuscolo

cielo alberi e muri,

fitta cade la neve.


Presto sarà ogni cosa

soltanto un chiaror freddo.

Così crepuscolare, quieto e puro

sia, Morte, il tuo cadere

giù sull'anima mia.



VON HOFMANNSTHAL



Esiste una terza via per affrontare la morte, che scaturisce direttamente dalla vacuità della vita ovvero dall'inanità dell'esistenza. Questo modo di sperimentare la morte è descritto da Hugo von Hofmannsthal in uno dei suoi drammi in versi, "Il folle e la morte". 

 Claudio, seduto alla finestra, scruta la vita indaffarata della città e medita sulla smorta e fredda aridità della propria esistenza che non ha saputo trovare una ragione in alcun sofisma, né un senso in alcuna dottrina:

"Come fiori divelti che una torbida

acqua trascina nei suoi gorghi, gli anni

della mia gioventù sono trascorsi,

e non sapevo che ciò fosse esistere.

Mi circondava un pallido crepuscolo,

ero oppresso nell'intimo, sconvolto,

sentivo freddo il cuore, opachi i sentimenti

e preclusa in strada ogni realtà:

non sorsero tempeste a liberarmi,

non fui travolto dagli alti marosi,

il dio non si levò sulle mie peste

su cui combatti finché vinci o posi."


E questa, la risposta della Morte:


"Quello che a tutti spetta a te fu dato,

vivere in terra una vita terrena.

In ciascuno di voi soffia uno spirito

che dà a questo caos di cose morte

la sua proporzione e di un deserto

fa il giardino su cui felicità

fiorisce, ora vigore, ora disgusto.

Triste per te se appena oggi l'impari!

Si lega in questa terra e si è legati,

ci si espande in gioiose ore, si trema;

e si piange nel sogno e si è turbati,

si rinuncia, ancor trepidi di attesa,

caldi del soffio della vita, assorti

ma ogni cosa matura a me vien resa."


Non c'è interrogativo dell'esistenza umana che resterebbe immutato davanti alla consapevolezza della perenne presenza della morte. Fra dolore, amore e noia, fra stanchezza, compassione e accidia, fra disperazione, desiderio e smarrimento si nascondono i tre diversi travestimenti in cui ci può apparire la morte.

 

"Alcuni devono"

Alcuni devono laggiù morire

dove i remi pesanti sfiorano l'acqua,

altri dimorano presso il timone in alto

e sanno volo d'uccelli e paesi di stelle.

Alcuni giacciono con le membra gravi senza sollievo

presso le radici della vita intricata,

ed altri stanno elevati i seggi

accanto alle Sibille, le regine,

e ivi siedono come di casa,

leggero il capo e leggere le mani.

Ma un'ombra cade da quelle vite

obliqua sulle altre vite

e le leggere sono alle pesanti

come all'aria e alla terra legate:

stanchezze di popoli ormai dimenticati

non mi è dato levare dalle mie palpebre

né deviare dall'anima sgomenta

la muta caduta di stelle lontane.

Molti destini s'agitano presso il mio,

confusamente tutti la vita li gioca

e la mia parte è più che di questi giorni

l'agile fiamma o la lira sottile.


"Sensazione"

Di vapore d'argento era la valle

pervasa, come se la luna filtra

tra le nuvole. Ma non era notte.

Col vapore d'argento della valle

scura i pensieri miei crepuscolari

svanivano e nel mare trasparente

io sprofondando abbandonai la vita.

Quali fiori mirabili in quel mare

s'aprivano in corolle oscure ardenti!

Folte liane che una luce fulva

come topazi penetrava in calde 

correnti. Ovunque respirava un'onda

di musica dolente. Ed io sapevo:

questa è la morte. Musica s'è fatta,

nostalgica soave oscura ardente,

sorella della più grave tristezza.


Ma piangeva un rimpianto senza nome

muto in me della vita, come piange

alcuno, mentre su una grande nave

dall'ali gialle di gigante a sera

passa davanti alla città natale:

vede le strade, ode stormire i fonti,

nell'aria aspira un dolce odor di lillà,

si rivede fanciullo sulla sponda.



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