Johann Jakob Bachofen (1815-1887), giurista e studioso di storia delle religioni, ha legato il proprio nome alla "scoperta" del diritto materno. Lungo i capitoli della sua opera, Bachofen guida il lettore alla visione dell'antichità dell'uomo in cui i miti costituiscono, al tempo stesso, testimonianza e presagio, dialogo fra il maschile e il femminile, interpretati come categorie cosmico-storiche.
"Fra tutte le testimonianze che si riferiscono all'essenza e all'interna forma del diritto materno, le più chiare e preziose sono quelle relative al popolo Licio. I Lici, secondo Erodoto, non davano ai figli il nome paterno, come i Greci, ma soltanto quello materno, in tutte le genealogie essi menzionavano solo gli antenati materni e giudicavano lo stato sociale dei figli esclusivamente in base a quello della madre. Nicola di Damasco completa questa testimonianza ricordando che solo le figlie potevano ereditare, e riconducendo tale norma al diritto comune licio: a quella legge non scritta che secondo la definizione di Socrate, procede dalla divinità stessa.
(...) Mentre Erodoto non vi scorge altro che una singolare aberrazione rispetto ai costumi ellenici (...) non si può pensare soltanto ad anomalie prive di significato. Al principio paterno ellenico-romano si affianca un diritto familiare del tutto opposto sia nelle sue fondamenta sia nel suo sviluppo. [Locresi, Lelegi, Cari, Etoli, Pelasgi, Cauconi, Arcadi, Epei, Minii, Teleboi] presso tutte queste popolazioni spiccano il diritto materno e il tipo di civiltà che su di esso si fonda. La percezione della forza e della grandezza della donna, che già destava meraviglia negli antichi, rivela nelle immagini di ciascuno di quei popoli - nonostante le diverse e caratteristiche colorazioni - una medesima qualità di antica elevatezza e una scaturigine assolutamente estranea alla civiltà greca. Vi riconosciamo il concetto fondamentale ispiratore del sistema genealogico dei Naupactia, delle Eoiai e dei Cataloghi, concetto dal quale derivano l'unione di madri immortali con padri mortali, la rilevanza dei beni materni, il nome materno, l'intimo legale tra fratelli e sorelle della madre, e sul quale si fondano la denominazione Mutterland (Terra Materna, terra natale), la speciale sacralità dei sacrifici femminili e particolarmente l'inespiabilità del matricidio."
"Nel principio paterno è intrinseca la limitazione, così come in quello materno l'universalità; mentre il primo circoscrive entro un determinato gruppo, il secondo, così come la vita della natura, ignora ogni restrizione. Dal principio della maternità generatrice scaturisce l'universale fratellanza di tutti gli uomini, la cui coscienza e le cui legittimità declinano quando si sviluppa il principio di paternità. La famiglia fondata sul diritto paterno è conchiusa come un organismo individuale, mentre la famiglia retta dal diritto materno conserva il carattere tipicamente universale che sta all'origini di ogni sviluppo e distingue la vita materiale dalla superiore vita spirituale.
Immagine mortale della Madre Terra Demetra, il grembo di ogni donna farà dono delle nascite di altri fratelli e sorelle; e la terra natale conoscerà solo fratelli e sorelle finché, con il costituirsi del sistema dominato dal principio paterno, l'unità della massa si disgregherà e la realtà indifferenziata sarà superata dal principio della separazione. Negli stati in cui predomina la madre tale aspetto del principio materno ha trovato molteplici espressioni e anche riconoscimento giuridico. Su di essi si basa il principio di universale libertà ed eguaglianza, che spesso riconosceremo quale tratto fondamentale della vita dei popoli ginecocratici (...) Gli stati ginecocratici andarono famosi per essere stati immuni da lotte intestine e per la loro avversione contro ogni perturbazione della pace."
"L'umanità d'allora, dominata interamente dalla fede, collegò ogni forma di esistenza, ogni tradizione storica, ai concetti culturali fondamentali, vide ogni evento solo in luce religiosa e si riconobbe totalmente nel mondo delle sue divinità. La civiltà ginecocratica dovette portare con sé in modo particolare tale impronta ieratica, poiché è componente intima della natura femminile la profonda coscienza del divino (*), piena di presentimenti, che mescolandosi al sentimento di amore conferì alla donna, e in particolare alla madre, una consacrazione sommamente operante nei tempi più selvaggi. La preminenza della donna sull'uomo suscita il nostro stupore poiché contraddice la ripartizione della forza fisica nei due sessi. Per legge di natura, lo scettro del potere tocca al più forte. (...) In ogni tempo la donna, grazie all'inclinazione del suo spirito verso il soprannaturale, il divino, verso ciò che si sottrae alla norma, verso il miracoloso, ha esercitato il massimo influsso sul sesso maschile, sulle forme e sulle norme di vita dei popoli. Pitagora, nel suo discorso alle donne di Crotone, scelse come punto di partenza la particolare attitudine delle donne alla pietà e la loro singolare vocazione al rispetto del timor di Dio e, seguendo Platone, Strabone sottolinea che da tempo immemorabile il sesso femminile diffuse nel mondo maschile il timore degli Dei, coltivando, nutrendo e conservando insieme con la fede anche ogni superstizione. (...) Così come in tanti casi la prima rivelazione fu affidata a donne nella diffusione della maggior parte delle religioni le donne ebbero la parte più attiva (**), spesso lottando, talvolta ricorrendo alla forza del loro fascino sensuale. Il profetismo femminile è più antico di quello maschile (***) (...) Per quanto sia più debole, la donna in certi istanti si slancia più lontano dell'uomo, ed è più conservatrice specialmente in ambito culturale e rituale (****) (...) Alla superiore forza fisica dell'uomo, la donne oppose l'influenza possente della sua sacralità religiosa, al principio della violenza quello della pace, all'inimicizia cruenta la conciliazione, all'odio l'amore e così ella ha saputo guidare l'esistenza selvaggia, senza legge, dei tempi primordiali a quella norma di vita più temperata e serena, nel centro della quale essa ormai troneggerà come portatrice del principio supremo, come manifestazione del comandamento divino" (Nota di Lunaria: qui Bachofen ha forse esaltato le donne del suo tempo e probabilmente non poteva immaginare per davvero "una donna a capo di eserciti o tirannie"; oggigiorno con "l'entrata nei posti di comando" le poche donne "che ce l'hanno fatta ad entrare nella cerchia maschile" esercitano politiche guerrafondaie, in tutto e per tutto inserite nella mentalità androcentrica di dominio di chi le ha precedute)
"In ciò è radicato il potere magico delle figure femminili, un potere che riesce a disarmare le passioni più selvagge, ad arrestare le schiere dei combattenti, a conferire inviolabilità alle profezie e alle sentenze della donna e che in ogni cosa attribuisce alla sua volontà il prestigio della legge più alta.
La venerazione quasi divina tributata ad Arete, regina dei Feaci e la sacralità delle sue parole, furono già considerate da Eustazio tocchi poetici in una fiaba che rientrava completamente nell'ambito delle invenzioni fantastiche, e tuttavia non si tratta di un fatto isolato bensì dell'espressione perfetta di una ginecocrazia interamente basata su fondamenti cultuali, con tutte le benedizioni e tutta la bellezza che essa può arrecare all'esistenza di un popolo."
(*) Nota di Lunaria: e il monoteismo se ne è ben guardato dal permettere alla donna il ruolo sacerdotale, ovviamente; il "contatto mediato" con il loro dio deve passare per "il maschio" (prete, imam, rabbino) e "le donne pastoresse" di certe chiese protestanti ed evangeliche non rappresentano di certo "l'immagine femminile di Dio", mentre il prete cattolico sì, è "alter Christus", in quanto maschio come lui. è per questo che non esisterà mai "una sacerdotessa cristiana", le donne nel cristianesimo non rappresentano mai "il dio maschio gesù"
(**) Qui Bachofen non fa notare che anche "se le donne diffusero le religioni", tale religioni erano fondate da un uomo e\o basate sulla divinizzazione di un uomo.
(***) Peccato che i profeti famosi sono tutti maschi: Ezechiele, Maometto e compagnia
(****) Appunto: e se una religione è misogina, non è che sia positivo "essere conservatrici"
"Numerosi dati singoli rilevano l'intima relazione della ginecocrazia con il carattere religioso della donna. Uno dei più importanti è rappresentato dalla legge dei Locresi secondo la quale l'azione cultuale della Fialeforia non poteva essere compiuta da un fanciullo ma solo da una fanciulla. Polibio menziona tale norma fra le prove (...)"
"Ricondotta al prototipo di Demetra, la madre terrestre diviene anche la rappresentante mortale della madre primordiale tellurica, la sua sacerdotessa, e come ierofante ne amministra i misteri. (...) La supremazia religiosa della maternità generatrice conduce a quella corrispondente della donna mortale (...)"
"Alla donna si ricollega il primo moto di elevazione del genere umano, il primo progresso verso la civiltà e il vivere regolato, e specialmente la prima educazione religiosa: alla donna, dunque, si ricollega anche il godimento di ogni bene supremo. (...) In questa luce la ginecocrazia appare come testimonianza del progresso della civiltà, fonte e garanzia dei suoi benefici, necessario periodo di educazione dell'umanità, e quindi anche attuazione di una legge naturale valida per i popoli non meno che per ogni singolo individuo."
"Dei tre grandi corpi cosmici - la Terra, la Luna, il Sole - il primo appare quale portatore della maternità, mentre l'ultimo governa lo sviluppo del principio paterno. Il più basso stadio religioso, quello del puro tellurismo, esige il principato del grembo materno; pone la sede della virilità nelle acque telluriche e nella forza dei venti, i quali, appartenendo all'atmosfera terrestre, hanno soprattutto parte nel sistema ctonio; e infine subordina la potenza virile a quella femminile, l'Oceano al Gremium Matris Terrae (Grembo della Madre Terra)
Con la Terra si identica la Notte che, concepita quale potere ctonio, pensata come una madre, viene posta in particolare rapporto con la donna e dotata dell'antichissimo scettro. Per contro, il Sole fa levare lo sguardo alla contemplazione del più grande splendore della forza virile. (...) L'antica religione collegò al sorgere del sole il pensiero del vittorioso superamento della tenebra materna"
"La Luna tuttavia domina la notte come il Sole domina il giorno. Il matriarcato può perciò venir ascritto, con egual verità, alla Luna e alla notte, così come il patriarcato al Sole e al giorno. [Nota di Lunaria: simbolismo che è rimasto nel cattolicesimo, con Maria associata alla falce di Luna nell'iconografia dell'Immacolata\La Donna vestita di Sole e col Cristo associato al Sole] In altre parole: nella ginecrocrazia la notte governa il giorno, che essa partorisce come la madre il figlio; nel patriarcato il giorno governa la notte, che ad esso si accompagna come la negazione all'affermazione. Espressione del primo sistema è il calcolo del tempo che prende avvio dalla mezzanotte, espressione del secondo è quello che inizia a partire dal giorno. (...) Il rapporto dei due sessi ha sempre trovato la sua espressione cosmica in quello della Luna e del Sole. La lotta dei sessi è una battaglia tra Sole e Luna per la supremazia nel rapporto con la terra. Gli avvenimenti terresti si connettono a quelli cosmici, ne sono l'espressione tellurica."
"La forza tellurica della natura si dispiega in una triade ed è per questo che tutte le forze procreatrici della natura appaiono come Triplices."
"La donna, anche fisicamente, è fatta per la stabilità. Ella è prefigurata dalla natura stessa a Domiseda (fondamenta) della casa, ed anche in ciò partecipa del carattere della terra, possiede la natura della zolla da cui trae origine."
"Erodoto fa provenire da Creta la popolazione della Licia; la stessa cosa fa e nello stesso identico modo, Strabone. Fino ad ora ho incontrato un unico aspetto in evidente relazione con il matriarcato. Creta è infatti la sola terra in cui non si diceva "terra patria" bensì "terra madre".
Quando il Licio, rispondendo alla domanda su chi egli fosse, nominava la madre e quindi risalendo all'indietro, si rifaceva sempre alle madri, egli doveva chiamare la terra di nascita della sua prima madre - vale a dire la sua propria patria - terra madre e non terra patria.
Il matriarcato conduce necessariamente a questa designazione, terra madre, ed è perciò importante che Creta l'abbia mantenuta dopo che essa era sparita altrove ed era stata sostituita dalla nuova terra patria.
La designazione "terra madre cretese" si incontra in Platone il quale aggiunge che i Cretesi dicono "amata terra madre", un'espressione d'affetto che viene messa particolarmente in risalto nella qualità materna del paese natale. [...]"
"Le donne non sono in un semplice rapporto di discendenza con la terra, esse sono piuttosto la terra stessa, e il carattere materno di quest'ultima passa in loro.
Le donne recano in sé un grado di sacralità più elevato degli uomini.
La loro inviolabilità riposa sulla loro maternità terrena, quella degli uomini, invece, sulla loro discendenza dalla maternità come tale.
Da ciò consegue che la legge numaica sul paricidium acquistò significato soprattutto per la sua estensione al sesso maschile.
Ciò che inizialmente, e anche senza legge, valeva per la madre e qualsiasi donna, venne ora applicato agli uomini, l'inviolabilità dei quali non era altrettanto ovvia.
Mentre infatti l'inviolabilità stessa della donna riposava sulla sua identità con la terra che tutto partorisce, quella dell'uomo veniva riconosciuta attraverso la legge.
La sacralità della donna l'abbiamo trovata anche nel puro stato di natura. Non così quella dell'uomo. [...]"
"Non è un fatto molto raro che venga messa in risalto la parentela che si crea attraverso la discendenza materna. Può essere dovuta a ciò l'usanza delle donne romane di implorare la Dea Ino-Leucotea, che viene equiparata alla romana Mater Matuta, affinché protegga non i loro figli, ma quelli della sorella Ino-Matuta, che rappresenta il principio naturale femminile che è alla sommità di ogni cosa, la donna mortale è la sua immagine terrena e perciò, così come Ino è al vertice della natura, la donna è al vertice della famiglia."
"(...) Tutte le donne terrene hanno il loro punto di unione nella grande Madre Primordiale Mater Matuta.
(...) Le Dee Madri vengono quindi concepite come la terra stessa e precisamente, nella sua qualità materna.
Dal loro grembo esse inviano alla superficie ogni frutto. Il loro posto ed il loro compito sono rappresentati dalle donne terrene, madri mortali queste, così come le altre sono le immortali madri originarie di ogni frutto materiale.
In questa rappresentatività riposa il fondamento della dignità femminile. Le donne sono al vertice della loro stirpe così come le Dee lo sono nei confronti della vita della natura in generale.
Non solamente la prosperità fisica, quindi, ma anche il benessere dello Stato dipende dalle Madri. Come non riconoscere il nesso tra questo culto e l'istituzione dello Stato?
Che nella sovranità della donna e nella sua consacrazione religiosa fosse contenuto un potente e grandioso elemento educativo e di continuità, lo si deve ammettere in modo particolare per quei tempi primordiali in cui la forza bruta infuriava ancor più selvaggiamente, la passione non aveva ancora un contrappeso nelle usanze e nella istituzioni di vita, e l'uomo non si inchinava se non dinanzi al magico e per lui inspiegabile potere che la donna esercitava nei suoi confronti.
Alle selvagge, indomite manifestazioni di forza degli uomini, le donne si opponevano beneficamente, come rappresentanti dell'educazione e dell'ordine, come la personificazione della legge, come oracolo di una saggezza innata e presaga. (...)"
"La donna, anche fisicamente, è fatta per la stabilità.
Ella è prefigurata dalla natura stessa "a domiseda" (fondamenta) della casa, ed anche in ciò partecipa del carattere della terra: possiede la natura della zolla da cui trae origine. Riposando su se stessa con imperturbabile certezza, ella riconduce sempre a sé l'essenza errata ed inquieta dell'uomo. Nella coscienza della sovranità posta nelle sue mani, la donna di quei tempi antichi deve essere apparsa a epoche più tarde avvolta di una grandezza e di una solennità misteriose."
"(...) La stessa idea presente nel culto materno torna in Demetra. La terra, nella sua maternità, forma il contenuto, pensato del tutto materialmente, di questa divinità."
"Per questo il matriarcato cretese attribuisce grande importanza al fatto che nella feconda isola di Creta Demetra si concede all'amore di Iasio su di un maggese arato tre volte, la Dea immortale con l'uomo mortale.
Nell'immortalità della donna, contrapposta alla mortalità dell'uomo, il predominio del matriarcato ha conservato una manifestazione che appartiene alla più antica concezione religiosa. Al patriarcato corrisponde il rapporto opposto, molto più frequente nel mondo mitologico, in cui l'immortalità sta dalla parte del padre e la mortalità da parte della madre.
Ciò è espressione del principio spirituale di Zeus che appartiene all'incorporea forza della luce celeste.
(...) Il patriarcato è stato annunciato da Zeus, il matriarcato dalla terra.
Il matriarcato proviene, per contro, dal basso, dalla materia, dalla terra, la quale poiché partorisce tutto dal suo grembo oscuro, viene concepita come la madre primordiale di ogni creazione visibile. Effimero è ciò che da essa proviene, ma ella resta in sé eterna e gode di quell'immortalità che non può comunicare ai suoi frutti, neanche al più bello di essi.
Così come l'albero è della terra e non può mai svincolarsene, allo stesso modo l'uomo appartiene completamente alla madre, non al padre. L'immortalità di Demetra si ripete nel matriarcato, anche per le donne terrene.
Come ne patriarcato il figlio succede al figlio, così nel matriarcato la figlia succede alla figlia.
Nell'ultima nipote continua a vivere la madre, attraverso la madre continua a vivere la prima madre originaria. Nel matriarcato il figlio non continua la famiglia; egli ha un'esistenza puramente individuale, limitata alla sua vita.
è la parte mortale, mentre la donna è quella immortale."
"Il rapporto di Demetra con suo figlio Pluto è adatto a fornire ulteriori chiarimenti sul rapporto del principio naturale femminile con quello maschile."
"La madre esiste prima del figlio.
(...) La femminilità è al vertice delle cose, la forma maschile dell'energia si manifesta solo dopo di essa, in un secondo momento. La donna è il già dato, l'uomo diviene.
All'inizio è la terra, la materia materna fondamentale.
Dal suo grembo di madre proviene quindi la creazione visibile e solo in essa si manifesta una sessualità duplice, separata al proprio interno; solo in essa viene alla luce la figura maschile.
Donna e uomo non compaiono dunque contemporaneamente, non sono uguali.
La donna guida, l'uomo segue; la donna esiste già precedentemente, l'uomo sta con lei in un rapporto filiale; la donna è il già dato, l'uomo è ciò che è divenuto solo a partire dalla donna.
Egli appartiene alla creazione visibile ma sempre mutevole; giunge all'esistenza solo in forma mortale.
Presente, data e immutabile fin dall'inizio è soltanto la donna; divenuto, e perciò votato ad un incessante tramonto, è l'uomo. Nell'ambito della vita fisica il principio maschile è dunque secondo, e subordinato, a quello femminile. In ciò la ginecocrazia ha il proprio modello e la propria motivazione ultima, e in ciò si radica anche quella rappresentazione, che risale ad epoche remote, dell'unione di una madre immortale."
"Il trasferimento della maternità materiale della terra alla Luna prepara, alla domanda sul rapporto che intercorre fra i due sessi, una soluzione cosmica. Il Sole si contrappone alla Luna come la donna all'uomo. Ciò che la sostanza terrestre unisce all'interno della sua materia e lascia apparire come diviso solo in occasione della nascita - il sesso maschile e quello femminile cioè - si separa, in Cielo, in due potenze cosmiche a sé stanti.
Se la Luna materiale è la donna, nel Sole - e nella sua incorporea natura ignea - le si fa incontro l'uomo.
Nel rapporto tra i due corpi celesti appare già preformato in ogni sua parte il rapporto tra uomo e donna. Accanto alla materialità della Luna compare l'incorporeità dell'energia solare maschile.
La Luna è, in sé e per sé, priva di luce, è identica alla sostanza femminile terrestre: una vera e propria Penia.
Essa viene destata alla vita grazie ai raggi del Sole, che le trasmettono la luce e il principio della fecondità.
La Luna illumina mediante una luce altrui, presa in prestito. Come Penia insegue Pluto, così anche Luna insegue Sole. Ardente e bisognosa del luminoso Elios, Luna segue eternamente, ad intervalli regolari, le tracce del corso solare."
"La Luna appare dunque come terra cosmica: materiale come la nostra, ricettiva come lei, simile a lei nel partorire, con il suo costante crescente e diminuire, essa rappresenta in un'immagine, l'eterno mutarsi della creazione proveniente dal grembo materno della materia.
In questo modo abbiamo tuttavia messo in risalto solo un aspetto della natura della Luna. In un secondo senso, essa appare non soltanto come potenza femminile, bensì come potenza maschile, e quindi, nel complesso, ermafrodita, come peraltro viene spesso rappresentata.
Rispetto al Sole, la Luna è la materia femminile, ricettiva, ma, rispetto alla nostra terra, essa è, a sua volta, l'entità fecondante che sparge il seme. Ciò che riceve dal Sole, essa lo riversa sulla terra negli umidi raggi del suo splendore notturno, per fecondare il terreno ed ogni altra creatura femminile.
La Luna diviene dunque madre dinanzi al Sole, ma, nel suo rapporto con la terra, essa è padre di ogni procreazione.
Fa la sua apparizione un'elevazione della sua natura che la porta ad assumere un significato maschile che oltrepassa la sua materialità femminile."
"è avvenuto un progresso della materia all'energia che, nella materia, risveglia la vita. Se sulla terra il sesso maschile viene svelato soltanto attraverso la nascita e quindi si dà a conoscere negli effetti e non come causa, la Luna appare ora quale rappresentazione fisica dell'energia stessa; e così come la maternità aveva trovato inizialmente la propria incarnazione nella terra, la virilità la ottiene ora nella Luna. Fu così compiuto, in campo religioso, il primo passo verso la caduta della ginecocrazia. (...) Il matriarcato procede dal basso, è di natura e di origine ctonia; il patriarcato, per contro, procede dall'alto ed è di natura e di origine celeste; esso è il diritto delle potenze luminose, laddove il matriarcato è invece la legge dell'oscuro grembo della terra colmo di tenebra. Il patriarcato designa quindi un livello superiore della religione e dello sviluppo umano rispetto al matriarcato materiale."
(Nota di Lunaria: è per questo stralcio tratto dalla pagina 45 che Bachofen non può essere considerato "uno che odiava i maschi del patriarcato", che poi è la sciocchezza che si legge in giro, nei commenti di gente che NON ha letto per integrale l'opera di Bachofen... per Bachofen il "matriarcato" è basso e oscuro, mentre la civiltà "è opera del patriarcato"; quindi Bachofen rientra, di fatto, nell'idea del "la civiltà è patriarcale, la Storia l'hanno fatta solo i maschi", che è l'idea misogina che piace ai fans di aristotele, catone e compagnia)
Mettiamo la prova, per dimostrare che io i libri li leggo...
e infatti si trova anche:
"La donna è la terra stessa. Ella è il principio materiale, l'uomo è il principio spirituale. (...) La prima nascita avvenne dunque a partire dal grembo materno della terra, la riproduzione avviene invece attraverso la donna. La donna sostituisce quindi, nella sua funzione, la terra, ed è, anzi, la materia terrestre stessa."
"Ogni indagine sul matriarcato deve prendere il suo avvio dal popolo licio. Erodoto riferisce che i Lici provenivano originariamente da Creta; essi si sarebbero chiamati, sotto Sarpedone, Termili, e in questo modo sarebbero stati chiamati più tardi, dai vicini.
I loro costumi sono in parte cretesi e in parte carii. Essi hanno tuttavia una strana consuetudine che nessun altro popolo ha: prendono il nome dalla madre e non dal padre. Se si domanda infatti a un Licio chi egli sia, questi menzionerà la sua stirpe materna rifacendosi alle madri di sua madre.
E se una cittadina libera si unisce a uno schiavo, i suoi figli saranno considerati di nobile nascita; ma se un cittadino libero, fosse egli anche di estremo riguardo, prende con sé una straniera o una concubina, i suoi figli non saranno onorati.
Questo brano è tanto più rilevante, in quanto ci descrive l'uso della denominazione secondo la madre collegandolo alla posizione giuridica delle nascite e presentandolo quindi come parte di un'idea fondamentale."
"Lo sciame delle api è il più compiuto modello di quella prima forma di associazione umana riposante nella ginecocrazia materna; l'ape appare allora per questo motivo - e a buon diritto - una raffigurazione della potenza naturale femminile.
Legata principalmente a Demetra, ad Artemide e a Persefone, l'ape rappresenta qui la materia terrena nel suo carattere materno e nella sua operosità che non conosce requie e che plasma ogni cosa con arte. Essa è quindi l'immagine dell'anima demetrica della terra nella sua più alta purezza. Le api accentuano ulteriormente, presentandosi come balie, il loro carattere materno.
Esse nutrono con il miele il neonato Zeus, il più puro prodotto della natura organica, quello in cui la produzione animale e quella vegetale appaiono unite nel più intimo dei modi, e anche il più puro alimento materno, di esso si serviva l'umanità più antica e ad esso ritornano uomini nobili, i pitagorici, Melchisedek, Giovanni.
Miele e latte appartengono al principio materno, il vino appartiene invece al principio naturale maschile, dionisiaco."
"Le Dee Madri vengono concepite come la terra stessa e precisamente nella sua qualità materna. Dal loro grembo esse inviano alla superficie ogni frutto.
Il loro posto ed il loro compito sono rappresentati dalle donne terrene, madri mortali (...) In questa rappresentatività riposa il fondamento della dignità femminile. Le donne sono al vertice della loro stirpe così come le Dee lo sono nei confronti della vita della natura in generale"
"Il principio dell'agricoltura è collegato a quello dell'unione dei sessi. Entrambi necessitano del matriarcato. Così come il seme del campo viene alla luce dal solco aperto dal vomere, il bambino viene al mondo dallo sporium (terreno) materno; sporium chiamavano infatti i Sabini il femminile campo seminato, il giardino, e da esso deriva il termine spurii, i figli spuri, da seminare. Questo ci riferisce Plutarco."
" [...] L'adorazione del cane diede adito a quel mascheramento. Per noi questa constatazione è di particolare importanza, perché dal significato religioso del cane si può risalire alla loro ginecocrazia. [termine greco che non posso riportare] cane\cagna è l'immagine della terra che partorisce e, insieme, anche quella della luna che concepisce.
Per questo il cane è legato di preferenza a divinità femminili come Diana e Mana Genita, Ecate, Enodia, Iside. Per questo motivo il cane appare una divinità di popoli ginecocratici quali gli Etiopi, i Locresi lelegi, i Carii, gli Egizi e anche i Macedoni, per i quali la maternità occupa un posto particolarmente alto, e per questo il cane è combattuto da Eracle Misogino. Non soltanto la maternità, ma anche la sua forma eterica si ricollega alla condizione divina del cane, la cui copula pubblica e sregolata ha dato lo spunto al modo di dire calmucco secondo cui principi e cani non conoscono parentele. La testa di cane è il segno di questa religione, così come una testa di cane ha Ecate" (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/03/ecate.html)
"Nemesi (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/01/nemesi-e-la-carta-della-giustizia.html) è ricondotta alla specie degli uccelli. Il mito la immagina in forma di oca. L'oca designa però l'acqua della profondità o, con altre parole, la terra impregnata e fecondata dall'umidità.
Essa deve questo significato alla sua natura acquatica che con lei condividono anche il cigno, l'anatra, la cicogna e l'airone acquatico; in analoghi motivi si radica l'importanza mitologica del serpente, della tartaruga, delle rane e dei granchi. Tutti questi animali amano il fango e i terreni paludosi nei quali si incarna, in un certo qual modo, la commistione di terra e acqua, e proprio per questo vengono considerati come il caos originario dal quale deriva ogni vita.
Lo stesso significato si collega a tutti quegli animali che la natura ha creato per l'acqua e che in essa, di preferenza, hanno la loro dimora. Il legame dell'oca con l'umido delle profondità si manifesta con assoluta sicurezza nel mito di Trofonio. Sul famoso vaso di Dario l'oca è rappresentata, in accordo con quel mito, su di uno spuntone di roccia ed è messa in relazione, in maniera molto indicativa, con la battaglia delle Amazzoni contro gli Ateniesi.
| si noti l'uovo |
| https://intervistemetal.blogspot.com/2021/11/creta-e-mater-matuta-nel-commento-di.html |
Sono infatti connesse al principio lunare, al quale appartengono queste sacerdotesse di Artemide, sia la terra impregnata d'acqua sia la sua immagine, l'oca erotica, che allude all'istinto unificante della materia.
Si tratta di una connessione per contrasto. Identico significato materno si manifesta di nuovo nelle sacre oche giunoniche del Campidoglio. L'oca ha infine un suo ruolo nei Misteri bacchici, ruolo che è abbastanza noto attraverso opere marmoree e rappresentazioni su vasi, ed il carattere, riferito alla nascita e alla maternità, è indiscutibilmente stabilito dal fatto che proprio l'uovo viene menzionato come centro di quei Misteri, come grande simbolo dell'iniziazione. All'oca femmina corrisponde, dal lato maschile, il cigno. L'oca evidenzia il principio naturale femminile del concepimento, il cigno quello maschile della generazione. Nella commistione sessuale di questi due animali della palude si esprime l'amplesso che la materia originaria ha con se stessa. La Nemesi in forma di oca nega il suo favore al celeste Zeus, ma si concede volentieri al cigno. La potenza maschile appare qui ancora interamente tellurica, un'energia che penetra la materia terrena. Secondo una visione superiore essa deriva, però, dal cielo.
La sua fonte originaria sta nel supremo Zeus. L'animale della palude viene ora elevato al suo livello e, collegato ad Apollo, diviene persino espressione della luminosa potenza celeste. L'oca resta invece puramente tellurica, essa è la materia terrena stessa, una rappresentazione della materia materna, e in questo senso viene posta in relazione con l'uovo primordiale. L'uovo è Nemesi, il fondo originario, materno, di ogni creazione terrena. Nell'uovo l'oca, Nemesi, annuncia e manifesta la sua maternità. Nello stesso senso si dice delle donne lunari che esse, tutte, sono coloro che concepiscono l'uovo. Ciò significa semplicemente che la materia lunare è l'uovo primordiale, la madre originaria di tutta la vita materiale. (vedi anche https://intervistemetal.blogspot.com/2020/11/luovo-cosmico-e-il-serpente.html)
Come Nemesi e le donne lunari conducono l'uovo alla luce del giorno, Afrodite asiatica nasce, invece, dall'uovo lunare. Esso cade dal cielo nell'Eufrate, i pesci lo portano a riva, colombe lo covano e Afrodite, la Dea Siria, esce dal guscio. è quindi figlia dell'uovo, mentre in precedenza, ne era madre, ma entrambe le volte nello stesso significato. L'uovo stesso è la materia, pensata come madre originaria. Nell'uovo Leda-Nemesi mostra dunque la sua corrispondenza con Afrodite. Uovo e galline coincidono quindi qui completamente.
Nel nome di Nemesi, Leda, la maternità viene accentuata anche etimologicamente. Nella lingua licia Leda significa "la madre" nella sua astratta generalità.
[qui c'è un termine greco che non so decifrare] e Latona, la madre originaria venerata dalle rane nella palude licia, appartengono a quella stessa radice che io rivendico anche per Labda, la madre di Cipselo.
La radice è dunque lar, las, la, e con essa viene designata come potenza virile l'energia produttiva della terra.
Nemesi, che deriva da [termine greco che non posso riportare] significa la maternità sotto un altro aspetto. Vedo in essa l'idea del dare e del ripartire innanzitutto nel senso puramente fisico della generazione terrestre, motivo per cui vi si connette anche nemus (bosco). Si collega a ciò l'idea della ragionevole ed equa ripartizione che la madre usa nei confronti dei figli. Ella dà a ciascuno il suo e a nessuno dà tutto.
è degno della massima attenzione il fatto che l'inizio di ogni giustizia, il suum cuique (a ciascuno il suo), si ricolleghi alla maternità della terra.
Come l'eguaglianza della proprietà, anche l'eguaglianza della condizione personale di ogni uomo è un ordine afroditico. Secondo il matriarcato, tutti gli uomini sono egualmente liberi. La servitus (schiavitù) non appartiene allo ius naturale materiale, ma allo ius gentium (diritto delle genti).
Per questo la liberazione avviene attraverso l'applicazione del cappello a forma di uovo. Colui che è stato dichiarato uomo libero torna nuovamente nell'uovo primordiale di Leda-Nemesi. Nemesi ha ripartito egualmente e tra tutti i doni materiali. Ella è fonte e custode di ogni diritto. Nemesi viene dichiarata anche Leda, dunque.
Per lo più tuttavia le due divinità vengono distinte in modo tale che l'uovo, la cui custodia e la cui cova sono opere di Leda, proviene da Nemesi. Al fondo di questa rappresentazione sta il rapporto della madre originaria con la donna mortale. In occasione di ogni nascita la madre terrestre custodisce l'uovo della madre originaria, Nemesi."
Infine, Tanaquilla viene raffrontata, sotto il profilo eterico amazzonico, alla lidia Onfale soggiogatrice di Eracle e con analoghe figure femminili del mondo assiro-orientale. Tanaquilla era esposta con fuso, conocchia e sandali nel tempio di Dius Fidius e rappresentava per la donna romana "il simbolo della protezione che il vendicatore di ogni torto concede alla donna fedele ai suoi doveri, contro le manifestazioni di brutalità maschile."



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