Via Gaggio: Museo all'aperto della Guerra Mondiale e degli strumenti contadini

Nota di Lunaria: se ho visto Lonate Pozzolo e Via Gaggio è stato per merito di M, che mi ha portato in macchina, perché da sola non avrei mai potuto raggiungere questa zona.

Via Gaggio è lunga 3 km e congiunge Lonate Pozzolo con Tornavento. Gaggio probabilmente risale al popolo germanico dei Longobardi e significa "bosco". I campi, aridi e poco fertili, erano chiamati "baraggia"; tutto il resto del territorio era occupato dal brugo (da qui il termine "brughiera")











































Tornavento (visto con Mary, nel 2026)




I Vampiri (spiegati scientificamente)

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Forse la leggenda dei vampiri è stata originata da alcuni processi fisici che possono verificarsi nei cadaveri.

Tra il XVIII e il XIX in Europa si diffuse la paura del vampirismo.

Anche Rousseau, pur essendo scettico, lo testimoniava: "Se mai c'è stata al mondo una storia certa e provata è quella dei vampiri"

Fu l'abate Calmet a raccogliere diverse testimonianze ed aneddoti sui vampiri nel suo "Dissertazioni sopra le apparizioni de' spiriti e sopra i vampiri" (1746)

La mancata decomposizione era uno dei campanelli d'allarme che faceva scattare la psicosi dei vampiri, fenomeno che oggi è spiegato scientificamente (in ambienti caldi e asciutti avviene la mummificazione, se il cadavere è esposto al freddo o all'umido avviene la saponificazione) ma che all'epoca suscitava terrore.

Era proprio la saponificazione ad essere comune nell'Europa centrale, dove più intensamente si credeva ai vampiri: infatti il cadavere saponificato ha un aspetto ceroso, dato dalla trasformazione degli acidi grassi in un composto simile a sapone, che ne rallenta la putrefazione.

Probabilmente, i morti che all'epoca venivano fatti passare come vampiri deposti nella tomba, erano in realtà dei morti saponificati.

Anche il sangue che veniva trovato sui cadaveri oggi ha una spiegazione scientifica: il tempo durante il quale il sangue resta fluido dipende dalle caratteristiche ambientali: col freddo resta liquido anche per quattro giorni. Inoltre, possono verificarsi anche emorragie post mortem (che secoli fa terrorizzavano le persone, che pensavano che il morto fosse uscito dalla tomba per succhiare sangue e avesse poi fatto ritorno nella bara)

L'unico rimedio, a quei tempi, per uccidere un vampiro, era ficcargli un paletto nel cuore.

Calmet riporta un aneddoto: "un governatore locale fece inserire un paletto nel cuore del morto [...] che gettò un orribile grido"

Anche questo ha una spiegazione scientifica: la violenza del colpo può causare la fuoriuscita rapida dell'aria presente all'interno del cadavere, che fuoriuscendo può produrre un suono simile a un grido.

Quanto alla credenza che ai morti vampiri crescessero capelli e unghie, è spiegata, scientificamente, con il fatto che la pelle del cranio, ritraendosi, lascia scoperte parti del cranio e i capelli tendono a ricadere all'indietro, dando l'illusione ottica che siano cresciuti; idem per quanto riguarda la unghie: sembrano più lunghe perché la pelle attorno alle dita si è ritratta.

E per quanto riguarda i fuochi fatui? Sono emanazioni di idrogeno e fosforo del cadavere, che entrando in contatto con l'ossigeno, si infiammano.

Insomma, le antiche credenze sui vampiri si spiegano con l'ignoranza sui processi di decomposizione.


Nota di Lunaria: e va bhè! In questo caso le spiegazioni scientifiche rovinano tutto, 


perciò noialtre, da brave appassionate di Sympho Black vampirico del tempo che fu, 














ignoriamo "la ScienzaH" e ci teniamo le idee e l'estetica vampiresca! 😁


















La Bambola-Strega

Fin dal primo sguardo alla piccola bambola di legno caduta dal carretto del robivecchi, Linda prova la strana sensazione che quel viso dipinto nasconda un mistero e un potere segreto... un potere che si manifesta in modo inatteso e sconvolgente allorché i capelli della bambola vengono incautamente spazzolati da una sua amica.

Per riuscire a sventare i piani malvagi della bambola-strega, Linda dovrà interrogare il passato e, frugando tra i ricordi di una vecchia signora, scoprirà la vera natura del pericolo in agguato. Soltanto lei, ormai ne è sicura, può annullare un incantesimo crudele... ma riuscirà a trovare il coraggio di affrontare l'infernale magia della bambola-strega?




La Pieve di Dairago: dalle Origini Ligure-Celtiche-Romane al Medioevo

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Le prime popolazioni che si insediarono nella zona della pieve di Dairago appartenevano alla stirpe dei Liguri di origine pre-indoeuropea, successivamente verso il V secolo a.C calarono dalle Alpi i Celti.

Di questi popoli rimane traccia nelle caratteristiche dei dialetti parlati nei paesi dell'Alto Milanese: è proprio l'isolamento di questi paesi, lontani dai centri importanti, che ha permesso la conservazione di alcune caratteristiche della lingua del popolo più antico che abitava nel territorio dove è sorta Arconate.

Milano venne occupata dai Romani nel 222 a.C, che successivamente conquistarono tutta la Lombardia. Molti ritrovamenti archeologici risalenti all'epoca romana sono stati fatti in tutta la pieve di Dairago: Villa Cortese, Bienate, Borsano, Dairago, Busto Garolfo, Inveruno, Cuggiono, Castano, Robecchetto, Turbigo, Nosate, Tornavento, Sant'Antonino Ticino, Lonate Pozzolo.

Ad Arconate, nell'orto che si trovava di fronte alla casa Villoresi, venne trovato un avello di pietra su cui era scolpita un'iscrizione illeggibile.

Negli anni '20 vennero trovate delle tombe a cassetta e alla cappuccina, così come del vasellame di cui si conserva il frammento di un'olpe assegnabile all'I-II secolo d.C.

Per quanto riguarda la toponomastica, Arconate (con molta fantasia) è stato fatto derivate da Arconte o da Argonauta ma l'unico dato sicuro è che il suffisso -ate è molto diffuso nelle cittadine dei dintorni (Bienate, Buscate, Lonate, Nosate...) e serviva a derivare i nomi di luogo da quelli di persone o da appellativi: Noce-ate = Nosate.

Dopo l'arrivo dei Longobardi (568 d.C) la campagna milanese venne divisa in contadi con a capo un conte: la pieve di Dairago apparteneva al contado di Burgaria, che partendo a nord da detta pieve si stendeva lungo il corso del Ticino fino alla pieve di Decimo nei pressi di Pavia.

Dopo il 1183, la Burgaria venne posta sotto la giurisdizione di Milano.

A Nosate e ad Inveruno sono stati rinvenuti dei reperti di origine longobarda.

Alcuni vocaboli del dialetto sono di origine longobarda: "bala" (palla), "banca" (panca), "bècu" (becco), "skèna" (schiena), "stafa" (staffa), "stèrzu" (sterzo), "stracu" (stanco), "spramì" (risparmiare), "sgrafigna" (graffiare), "fodra" (fodera), "magòlciu" (impiastro), "zazera" (zazzera)

Nota di Lunaria: si tenga presente che "bala", "stafa", "stracu", "sgrafigna", "zazera" e "fodra" si scrivono con degli accenti sulla "a" o "o" che servono a rendere la fonetica del dialetto lombardo che però non ho sulla tastiera.

Subito dopo l'Anno Mille compare il primo documento conosciuto in cui è nominato Arconate: nel 1027 Gerichilda, badessa del Monastero Maggiore di Milano, dava a livello un massarizio posto in "Erconate" a Olderico del fu Aribaldo. Nel 1121 troviamo un certo Obizzone de Arconate che donava al Monastero Maggiore alcuni beni, chiedendo in cambio una messa in suffragio.

Perciò, nel XII secolo Arconate veniva scritto indifferentemente come "Ercunate, Erconate", "Arcunate, Arconate".

Da pergamene risalenti alla fine del Medioevo troviamo menzione di un "castello" ad Arconate, di cui però non si hanno altre notizie.

Il terreno di Arconate, come i paesi limitrofi, aveva un basso rendimento ed era ricoperto quasi unicamente dal brugo, cioè l'erica, che prosperava su quel suolo molto acido: si formava così la grande brughiera che arrivava fino a Somma Lombardo (Nota di Lunaria: oggi è possibile vedere la brughiera a Lonate Pozzolo, in Via Gaggio  https://intervistemetal.blogspot.com/2024/03/via-gaggio-museo-allaperto-della-guerra.html)




Fu a partire dal 1164, quando a Milano vengono sottratte delle reliquie attribuite ai Re Magi, portate nella cattedrale di Colona, che si diffuse la devozione ai Re Magi: in particolare a Busto Arsizio e Arconate. (Nota di Lunaria: anche a Legnano esiste una chiesa dei Re Magi, chiamata "dell'Olmina")



Alla fine del '200 venne compilato il Liber Notitiae Sanctorum Mediolani che elenca tutte le chiese presenti nella diocesi milanese. La pieve di Dairago, a quel tempo, si estendeva tra i paesi di Arconate, Bienate, Borsano, Buscate, Busto Garolfo, Castano, Castelletto, Cuggiono, Furato, Induno, Inveruno (il cui nome medievale era Euruno), Magnago, Nosate, Padregnano, Robecchetto, S.Antonino Ticino, Tornavento, Turbigo, Vanzaghello, Villa Cortese; in essi erano sparse 46 chiese.

L'ordine religioso degli Umiliati, presente ad Arconate dal XIII sec., nel 1404 contava tre frati e tre suore; era un ordine tipicamente lombardo sorto nel XII secolo e dedicatosi alla lavorazione della lana. Le sue case erano sparse anche a Borsano, Castano, Dairago, Inveruno, Magnago, Busto Garolfo. L'ordine degli Umiliati venne soppresso nel 1571 quando alcuni dei suoi esponenti attentarono alla vita del cardinale Carlo Borromeo.