Germania: Romanticismo Nero, Gothic e Metal! parte I

Suddivido in due parti degli scritti che ho selezionato in merito alla Germania! Così pubblicizziamo la letteratura e in più presento anche le mie band preferite ^_^
Eh eh eh, chissà che ne direbbero Hegel e Goethe, nel sapere che la sottoscritta se li legge con sottofondo di Blutengel&Penetralia! :D

Tanto per iniziare, riporto un'introduzione al Romanticismo Tedesco tratta da


La sua culla era stata la Germania, terra di elfi e di gnomi di cui sono popolate le antiche leggende. I suoi padrini avevano nomi come Klopstock, il poeta che concepiva la poesia come effusione del sentimento, Hamann, "il mago del Nord", il filosofo che teorizzava la superiorità della fede e della poesia sula fredda ragione, Herder, che voleva la poesia espressione dell'anima popolare... Ma il suo ambiente non era né sereno né accogliente: una moltitudine di piccoli Stati rendeva la Germania simile a una grande famiglia divisa. L'aspirazione ad una recuperata unità nazionale, che però appariva improbabile se non addirittura lontana, fece rivolgere gli animi non tanto a fatti esterni, politici e sociali, quanto a un intimismo simbolico, in alcuni casi impregnato di misticismo e un primitivismo naturale in cui cercare dei valori rasserenanti. L'Idealismo in filosofia, che propugnava una concezione della realtà esterna come emanazione del pensiero, e l'impegno a ricercare una congiunzione del finito con l'Infinito, aveva impregnato tutta la cultura tedesca, dalla letteratura alla musica.
Si trasfigurò in un "idealismo magico" nella struggente poesia di Novalis. Fin dalle prime liriche appassionate della sua breve vita,


"Inni alla Notte", è evidente nel poeta l'aspirazione a un'armonia totale con la realtà sensibile e il mondo della trascendenza, aspirazione che si incarna nelle figure della Notte, che simboleggia l'Infinito, l'Assoluto, e del Giorno, che ha il valore del finito, del contingente.

Anche per esaltare la poesia, Novalis si vale di una simbologia: il "fiore azzurro", il magico fiore che il poeta si appresta a cercare compiendo un lungo viaggio. E il lungo viaggio ha il significato del desiderio inappagato dei romantici, sempre tesi verso una perfezione della vita che può concretarsi solo in un'assoluta identità dell'umano col divino. Anche la musica del periodo in Germania si colora di toni intimisti e fantastici, nostalgici e malinconici: da Weber a Schubert, da Schumann a Mendelssohn si diffondono, accanto a composizioni libere e intensamente liriche, le cantate popolari, i famosi Lieder, brevi composizioni di poesia e musica in cui rivive romanticamente l'antica anima popolare. Era quindi fatale che anche nelle sue espressioni pittoriche il Romanticismo Tedesco si ammantasse dello spirito che aleggiava su tutta la nazione e assumesse i caratteri di simbolismo, misticismo, naturalismo, in perfetta sintonia con la "visione del mondo", della letteratura e della filosofia, visione del mondo derivante da animi insoddisfatti e tormentati, in antitesi alla posizione serena e a volte retorica e astratta dell'arte neoclassica che l'aveva preceduta.
Già nel 1810 era partita dalla Germania alla volta di Roma una sorta di crociata artistica per "ricondurre l'arte sulla via della verità", ovvero alla semplicità primitiva e alla spiritualità degli antichi maestri tardo-medioevali. I pittori che dettero vita al gruppo innovatore vennero battezzati dai convinti classicisti con significato ironico di "nazareni" per il loro costume di portare i capelli lunghi. Alcuni di questi pittori furono: Friedrich Overbeck 


Peter Cornelius

 e Franz Pforr, Philip Veit, Wilhelm von Shadow,



von Carolsfeld, Joseph Anton Koch,



Caspar David Friedrich (il più rappresentativo, che traduce sulle tele per mezzo di forme, colori e simboli il senso dell'Infinito, che domina il mondo a cui lo spirito dell'uomo, piccola parte di esso, tende a congiungersi).





Friedrich perfeziona all'Accademia la precisione del tratto che già gli derivava dalle sue prime esperienze di disegnatore topografico e acquisisce una rara padronanza delle gradazioni tonali. Poco più che ventenne, si stabilisce a Dresda ma la nostalgia di un mondo naturale lo porta a compiere frequenti viaggi nelle regioni baltiche e tra le montagne dell'Harz.
Tutta la sua opera ha per protagonista la natura, osservata con gli occhi di una concezione idealistica, e sempre ripresa nei suoi momenti più suggestivi, all'alba o al crepuscolo, d'autunno o di inverno, illuminata dalla luna o sotto la neve o negli aspetti più terrificanti e grandiosi di paesaggi orridi, di ghiacci e di rocce, dominati da atmosfere spettrali di sogno-incubo.
(Nota di Lunaria: in realtà, Friedrich pur dipingendo "croci cristiane", ed inserendosi, quindi, "in un'arte cristiana" in realtà vira - forse senza neanche esserne consapevole - il cristianesimo di facciata nello "scandaloso-per-la-mentalità-monoteista" panteismo: infatti la sua pala d'altare, raffigurante una croce "immersa in un paesaggio montano"


venne tacciata di blasfemia, e a ragion veduta per chi conosce bene i diktat monoteisti trascendentali anti-panteismo...)

Le opere che seguono ("Viandante sul mare di nebbia", "le bianche scogliere di Rügen") 
danno la misura del suo tormento derivante dalla coscienza della propria finitezza di fronte all'Infinito, simboleggiato da figure piccole e sperdute, colte sempre di spalle, in un assorto incanto o nello sgomento suscitato dalla grandiosità del creato.
Nelle sue tele, è quasi palpabile la presenza di un Essere metafisico grandioso e infinito.
Il sentimento religioso nella considerazione della natura come creazione e dono divino accomuna questi pittori tedeschi pur con una percezione diversa della Divinità: in Friedrich è immanente, mentre in Runge è la natività e l'infanzia di questo Dio ad attrarre i suoi sentimenti.

Copertina di uno spartito della "Dannazione di Faust", musicata da Berlioz e tratta dal poema di Goethe: secondo la più antica tradizione germanica, il sogno di Faust è allietato da balli e cori di esseri fantastici.

Nota di Lunaria: colgo occasione per riportare qui una poetessa abbastanza misconosciuta, Annette von Droste-Hülshoff (1840-1846),


scrivendo anche il testo in Tedesco.

"La tomba megalitica"

All'ora che divide il giorno dalla notte,
giaceva la brughiera come un vecchio ammalato,
e il rantolo scuoteva il tappeto di muschio;
di scintille febbrili, elettrica, la chioma
sconvolta lampeggiava, e sopra, incubo scuro,
s'adagiava lo strato delle nubi.

Fu a quell'ora che azzardai un'uscita
incerta, solitario (1), carico dei miei crucci,
indifferente quasi a ciò che stava intorno.
Andavo meditando, e neppure badavo
al grande mare d'erba, al lume delle lucciole:
che la luna sorgeva non m'accorsi.

La strada era dritta, senza ponti né stagni,
così fantasticavo, e come un libro sciocco
o una rivista facile (2), quando facciamo un viaggio,
di stazione in stazione non ci lascia un istante,
almeno cento volte avrò rimasticato
progetti già scartati, temi frusti.

Disegni da disegni via via si sviluppavano,
eppure come il serpe che si morde la coda,
ero sempre a quel punto. Ma ecco che, improvviso,
proprio a un occhio mi colse, forte, un cervo volante.
Ebbi un sussulto, e mi trovai per terra,
l'erica tutt'intorno come un'onda.

Che strana giacitura mi ero riservata!
Da una parte, dall'altra, solo pietra massiccia,
blocchi potenti, lastre di porfido intoccate;
alto sopra il mio capo spaziava l'edificio,
capelli di licheni mi sfioravano il ciglio
e la ginestra mi cedeva al piede.

Una tomba preistorica, mi fu subito chiaro,
ed appoggiai la fronte al sasso con più forza
attingendo bramoso a qull'orrore dolce,
sinchè m'imprigionarono degli artigli gelati,
sinchè l'onda del sangue pulsò sotto il mantello
come spiccia una fonte dal ghiacciaio.

Sopra di me la volta, affondata e traversa,
dove un lume di luna dormiva, triste e pallido
come siede al sepolcro del consorte la vedova;
accanto, delle braci di un fuoco di pastori
sembravano, nel timo, quelle d'un rogo funebre,
così che col bastone le rimossi.

Frr, sfrecciò con un grido un vanello dal muschio:
mi venne una risata, ma mi portò lontano
la fantasia sfrenata, oltre chiuse e barriere.
Al vento davo ascolto, intento, emozionato,
come recasse nuove dal mondo degli spiriti,
e lo sguardo era fisso sulla volta.

Che braccia quella pietra voltolarono un giorno?
Chi calò sino al fondo questi macigni grezzi,
all'eco, per la landa, del compianto di morte? (3)
E chi fu mai la maga, che percorse la valle,
con la sua verga e i carmi, nella luce serale,
spirando il vento nella chioma d'oro?

Là si trova l'oriente; tra piedi sottoterra,
laggiù si trova l'urna, e nel cavo racchiude
un cuore non domato, in cenere ridotto.
Qui d'una sacra selva ha sua dimora il sogno,
e sopra questa pietra, corrucciati, gli dei
scuotono i loro riccioli di nubi.

Ho pronunciato formule? Là dietro, sulla diga,
qualche cosa s'innalza, s'allarga come un'onda,
la forma d'un gigante, sempre più forte, eccelsa;
adesso viene avanti, a passi smisurati,
e già oltrepassa, vedi, la cima della quercia,
con la luna che sfiora le sue membra.

Vieni, discendi ormai, il tuo tempo è compiuto! (4) 
T'aspetto, consacrato dall'acqua benedetta,
ancor m'impregna l'abito l'aroma della chiesa!
Sobbalza quello, forma un groppo furibondo,
e lentamente, nuvola tenebrosa, trapassa
sopra il mio capo, via per la brughiera.

Un richiamo, una luce, un passo vacillante:
"Ecco, signore, piove!" il mio lacchè m'avverte,
e tranquillo l'ombrello mi tiene sulla testa.
Un'altra volta ancora riguardai quelle pietre:
Ah, Dio, c'era soltanto una rustica tomba
sopra un pugno di polvere insecchita.

1) La Poetessa usa il maschile perché si presenta come un uomo.
2) Un rivista popolare, sul modello britannico del "Penny Magazine", che si pubblicò a Lipsia dal 1833 al 1855.
3) La Poetessa sta descrivendo un rituale funerario preistorico.
4) Allude alla fine del Paganesimo.

Qui il testo originale:

"Der Hünenstein"

Zur Zeit der Scheide zwischen Nacht und Tag,
als wie ein siecher Greis die Heide lag
und ihr Gestöhn des Mooses Teppich regte,
Krankhafte Funken im verwirrten Haar
Elektrisch blitzen und, ein dunkler Mahr,
sich über sie die Wolkenschichte legte;

Zu dieser Dämmerstunde wars, als ich
einsam hinaus mit meinen Sorgen schlich
und wenig dachte, was es draußen treibe.
Nachdenklich schritt ich, und bemerkte nicht
des Krautes Wallen und des Wurmes Licht;
Ich sah auch nicht, als stieg die Mondesscheibe.
Grad war der Weg, ganz sonder Steg und Bruch;
so träumt ich fort und, wie ein schlechtes Buch,
ein Pfennigs-Magazin uns auf der Reise
von Station zu Stationem plagt,
hab zehnmal Weggeworfnes ich benagt
und fortgeleiert überdrüßge Weise.

Entwürfe wurden aus Entwürfen reif,
doch, wie die Schlange packt den eignen Schweif,
Fand ich mich immer auf derselben Stelle;
da plötzlich fuhr ein plumper Schröter jach
ans Auge mir, ich schreckte auf und lag
am Grund, um mich des Heidekrautes Welle.

Seltsames Lager, das ich mir erkor!
Zur Rechten, Linken schwoll Gestein empor,
Gewalt'ge Blöcke, rohe Porphyrbrode;
mir überm Haupte reckte sich der Bau,
Langhaar'ge Flechten rührten meine Brau,
und mir zu Füßen schwankt' die Ginsterlode.

Ich wußte gleich, es war ein Hünengrab,
und fester drückt' ich meine Stirn hinab,
Wollüstig saugend an des Grauens Süße,
bis es mit eis'gen Krallen mich gepackt,
bis wie ein Gletscher-Bronn des Blutes Takt
aufquoll und hämmert'unterm Mantelvließe.

Die Decke über mir, gesunken, schief,
and der so blaß gehärmt das Mondlicht schlief,
wie eine witwe an des Gatten Grabe;
vom Hirtenfeuer Kohlenscheite sahn
so leichenbrandig durch den Thymian,
daß ich sie abwärts schnellte mit dem Stabe.

Husch fuhr ein Kiebitz schreiend aus dem Moos;
ich lachte auf; doch trug wie bügellos
mich Phantasie weit über Spalt und Barren.
Dem Wind hab ich gelauscht so scharf gespannt,
als bring er Kunde aus dem Geisterland,
und immer mußt ich and die Decke starren.

Ha! welche Sehnen wälzten diesen Stein?
Wer senkte diese wüsten Blöcke ein,
als durch das Heid die Totenklage schallte?
Wer war die Drude, die im Abendstrahl
mit Run und Spruch umwandelte das Tal,
indes ihr goldnes Haar in Winde wallte?

Dort ist der Osten; dort, drei Schuh im Grund,
dort steht die Urne, und in ihrem Rund
ein wildes Herz, zerstäubt zu Aschenflocken,
hier lagert sich der Traum vom Opferhain,
und finster schütteln über diesen Stein
die grimmen Götter ihre Wolkenlocken.

Wie, sprach ich Zauberformel? Dort am Damm
es steigt, es breitet sich wie Wellenkamm,
eins Riesenleib, gewalt'ger, höher immer;
nun greift es aus mit langgedehntem Schritt
schau, wie es durch der Eiche Wipfel glitt,
durch seine Glieder zittern Mondenschimmer.

Komm her, komm nieder - um ist deine Zeit!
Ich harre dein, uim heil'gen Bad geweiht;
noch ist der Kirchenduft in meinem Kleide!-
Da fährt es auf, da ballt es sich ergrimmt,
und langsam, eine dunkle Wolke, schwimmt,
es über meinem Haupt entlang die Heide.

Ein Ruf, ein hüpfend Licht - es schwankt herbei -
und - "Herr, es regnet" - sagte mein Lakai,
der ruhig übers Haupt den Schirm mir streckte.
Noch einmalsah ich zum Gestein hinab:
ach Gott, es war doch nur ein robes Grab,
das armen, ausgedorrten Staub bedeckte!   

Altri versi di Annette:

"Il falò dei pastori"

Buio, buio alla palude
notte sopra la brughiera,
solo, a fianco del mulino,
veglia, mormora il canneto,
e sui raggi della ruota
si fan tonde le gocce e vengon giù.

...

Ma quel chiaro, là dietro le ginestre,
cos'è che i vetri accende?
Come scintille sprizzano,
e poi ricadono spente.
Ora, di nuovo, tenebre
Sento il tac dell'acciaio,
un crepito, bagliori,
ed ecco si leva la fiamma.


"La steppa"

Sei mai stato alla spiaggia
quando il giorno e la notte si confrontano,
hai visto dalla creta e dalla sabbia
in rivoli di pioggia venir giù,
fonti segrete innumeri,
e poi, per quanto lo sguardo
riesce a spaziare, le onde
dal giallo colore di ranno?


"La casa nella brughiera"

Sembra stare in ascolto, nel crepuscolo,
il casale coperto di paglia,
lo stesso che un uccello dal suo nido,
nel fitto opaco dei pini.

....

Dai rami, sale, allora,
la stella della sera piano piano,
quasi a chinarsi, mite,
sul tetto della casa.


"Nel muschio"

Mandava già la notte al paese stanco di sole
i messaggeri cauti del tramonto,
e ancora stavo sola, un mezzo al muschio,
dei rami scuri al cenno familiare,
Mi sussurrava l'erba sulla gota,
profumava, segreta, la rosa di macchia.
Vedevo scintillare dietro al tiglio
una pallida luce, che le fronde
come una lucciola, reggevano, enorme,
incerta, quasi apparisse in un sogno.
...
E dopo, al cimitero, al monumento,
con scritti i nomi che il mio amore sa,
stavo e pregavo, le ginocchia rotte,
e - ma senti! una quaglia, un fil di vento -
mi vidi ancora, infine, come un fumo,
che lieve penetravo nei pori della terra.
Balzai su, e mi riscossi,
come chi esce da una morte apparente,
e barcollai lungo le siepi buie,
dubbiosa sempre se la stella fuori
fosse proprio la lampada al mio letto
a la luce perpetua sulla tomba.

"Amore ardente"

[...]
E senti, senti ancora:
laggiù, dentro lo stipo, un fazzoletto,
inzuppato di sangue,
che ho messo via in segreto.
Delle more cogliendomi dal rovo,
lui s'è ferito al filo del coltello;
adesso li possiedo tutti e due,
il sangue suo ed il mio amore ardente.

Colgo occasione per fare pubblicità anche ad altre due poetesse, di cui però non ho trascritto il testo originale (men che meno fotografato le copertine, perché all'epoca non avevo neppure un pc e queste loro poesie le trascrissi a mano su carta...)

Nelly Sachs: nasce a Berlino 1891, e si dedica alla musica e alla poesia fin da piccola. Diventa amica della scrittrice svedese Selma Lagerlof, che si occuperà di ospitarla a Stoccolma, durante la repressione nazista, mentre gli amici e i parenti vengono purtroppo internati: un evento che influenzerà profondamente lo spirito di Nelly, il sentirsi sopravvissuta a discapito appunto dei suoi conoscenti. Nel 1966 riceve il premio Nobel.


Creature di nebbia
andiamo di sogno in sogno
sprofondiamo attraverso mura di luce
dai sette colori.
Ma infine scoloriti, muti,
elemento di morte
nella conca cristallina dell'eternità
spogliati dalle ali notturne
di ogni mistero.


Ci esercitiamo già alla morte di domani
quando ancora appassisce in noi l'Antica Morte
oh, angoscia insostenibile dell'uomo
oh abitudine alla morte fin nei sogni
dove la notte si frantuma in nere schegge
e l'ossea luna rischiara le rovine
oh angoscia insostenibile dell'uomo
dove sono i dolci rabdomanti
angeli di quiete, che toccano per noi
la segreta fonte che dalla stanchezza
stilla nella morte?


Qui, nell'ametista
sono racchiuse le ere della notte
e una prima luce intellettiva
accese la tristezza
che era fluida ancora
e piangeva
ancora splende il tuo morire
dura violetta.


Già gli estremi vogliano migrare
il cuore dell'acqua
e la luce del fuoco demonicamente stupefatta
le nascite fiorenti della terra
e l'aria che cantando lascia il respiro.
Nostalgia li costringe
l'invisibile aquila
lacera la sua preda
la riporto a casa.


L'uomo è così solo
scruta verso l'oriente
dove Melanconia appare nel volto del mattino.
Rosso è l'oriente per il canto dei galli.
Oh ascoltami
perdersi
nella smania del Leone
e nella sferza lucente dell'Equatore.
Oh ascoltami
appassire coi teneri volti dei cherubini
a sera
oh, ascoltami
nell'azzurro settentrione
vegliando di notte
già un bocciolo di morte sulle palpebre
avanti così verso la fonte.


"Coro dei superstiti"

Noi superstiti
dalle cui ossa la morte ha già intagliato i suoi flauti
sui cui tendini ha già passato il suo archetto
i nostri corpi ancora si lamentano
col loro canto mozzato.
Noi superstiti
davanti a noi, nell'aria azzurra
perdono ancora i lacci attorti per i nostri colli
le clessidre si riempiono ancora con il nostro sangue.
Noi superstiti
ancora divorati da vermi dell'angoscia
la nostra stella è sepolta nella polvere.
Noi superstiti
vi preghiamo:
mostrateci lentamente il vostro sole.
Guidateci piano di stella in stella.
Fateci di nuovo imparare la vita.
Altrimenti il canto di un uccello
il secchio che si colma alla fontana
potrebbero far prorompere il dolore
a stento sigillato
a farci schiumare via.
Vi preghiamo:
non mostrateci ancora un cane che morde
potrebbe darsi, potrebbe darsi,
che ci disfiamo in polvere
davanti ai vostri occhi.
Ma cosa tiene unita la nostra trama?
Noi ormai, senza respiro.
La nostra anima è volata a Lui nella mezzanotte
molto prima che il nostro corpo si salvasse
nell'arca dell'istante
noi superstiti
stringiamo la vostra mano
riconosciamo i vostri occhi
ma solo l'addio ci tiene ancora uniti.
L'addio nella polvere
ci tiene uniti a voi.


Ingeborg Bachmann, poetessa austriaca, morta tragicamente in seguito a un incendio.


 "Messaggio"

D'atrio celeste, tepido di salme, spunta il sole.
Non gl'immortali sono lassù
bensì i caduti, apprendiamo.
E lo splendore non si cura della corruzione. La nostra
divinità, la storia, ci ha riservato un sepolcro
da cui non vi è risurrezione.


"Nella bufera di rose"

Ovunque ci volgiamo nella bufera di rose,
la notte è illuminata di spine, e il rombo
del fogliame, così lieve poc'anzi tra i cespugli,
ora ci segue alle calcagna.


"Corrente"

Già così innanzi nella vita e prossima
alla morte, da non poterne disputare con nessuno,
strappo alla terra la mia parte:
trafiggo dritto al cuore il tacito oceano,
col verde cuneo, e tutta mi inondo.
Si levano uccelli di stagno e odor di cannella!
Col mio assassino, il tempo, io sono sola.
Ebbrezza e azzurro ci imbozzalano insieme.


"Canti di un'isola"
(qualche verso)

Frutti di ombra cadono dalle pareti
luce lunare intonaca la casa
e cenere di spenti crateri
entra col vento marino.
....
I luoghi di supplizio sono deserti adesso:
ci cercano e non ci trovano.
....
Quando tu risorgi,
quando io risorgo,
non vi è pietra davanti alla porta.
Non vi è barca sul mare.


Anche Georg Trakl è un poeta (austriaco) che amo molto



"Malinconia"

Ombre azzurrine. Oh occhi scuri,
che mi guardate a lungo scivolando innanzi.
Accordi di chitarra accompagnano miti l'autunno
nel giardino dissolto in bruno ranno.
La seria cupezza della morte preparano
mani di ninfe, dai rossi seni suggono
labbra imputridite e in nero ranno
scivolano umidi riccioli del giovine solare.


"Miseria umana "

[...] Pare udire anche un orrendo grido;
ossa rilucono tra mura in rovine.


"Canto della sera"

A sera, percorrendo strade oscure,
le nostre forme pallide ci appaiono dinnanzi.


"L'autunno del solitario"

Fruscia il canneto; piomba spettrale orrore
quando da spogli salici sgocciola
nera la rugiada.


"Primavera dell'anima"

Dove sono i tremendi sentieri della
morte, del grigio silenzio pietroso
gli scogli della notte
e le ombre inquiete?
Radioso abisso solare.


"Sogno e ottenebramento"

Amara è la morte
cibo dei peccatori [...]
Purpurea nube gli circondava
il capo, così che tacito egli
cadde sul suo proprio sangue e
immagine, un volto lunare,
impietrito cade nel vuoto.


"Crepuscolo"

Nel cortile, stregato da lattiginosa luce di crepuscolo
tra il bruno dell'autunno scivolano teneri malati
[...] il loro male si richiude come spettro
le stelle diffondono bianca tristezza.

Goethe, Schiller e Hoffmann li vedremo nella seconda parte dello scritto! :D https://intervistemetal.blogspot.com/2018/01/germania-romanticismo-nero-gothic-e_31.html

ALTRO APPROFONDIMENTO, tratto da



Nella storia della letteratura tedesca il periodo dello Sturm und Drang ("Tempesta ed Impeto") deve essere distinto dal Romanticismo vero e proprio.
Lo Sturm und Drang non aveva considerato il problema politico, che fu invece uno dei più importanti temi per i tedeschi Romantici.
Quando il Paese, che era diviso in una quantità di Stati e staterelli spesso in contrasto tra loro, si trovò a dover fronteggiare la dominazione napoleonica, l'unità spirituale da cui i Romantici tedeschi si sentivano legati fu uno stimolo potentissimo a battersi anche per l'unità politica. 

Negli stessi anni in cui il filosofo Fichte (1762-1814) pronunciava a  Berlino i suoi infiammati e celebri "Discorsi alla Nazione Tedesca", il poeta Körner, cui Manzoni dedicò l'ode "Marzo 1821", esprimeva con le sue opere tutta la passione e l'eroismo di un popolo in lotta.

Una data importante nella storia del movimento romantico è il 1798, quando a Berlino uscì "Athenaeum", la prima rivista romantica.
I fondatori di questo periodico (1) furono i fratelli Schlegel, che ebbero un influsso su Madame de Staël e furono "il gruppo pilota" del nascente Romanticismo.

1) che ebbe una vita breve: cessò nel 1800

 Tutti gli scrittori di quel periodo ne vennero influenzati; un esempio di questa presenza dello spirito romantico, anche in poeti che non appartengono a nessuna scuola, è la lirica tratta dalla raccolta "Pane e Vino" di Hölderlin, morto tragicamente, che inseguì con nostalgia per tutta la vita un'ideale di bellezza che identificava con lo spirito dell'antica ed eroica Grecia, specie di paradiso perduto.



Si noti come nei suoi versi aleggi uno spirito tipicamente romantico, venato di malinconia:

Quieto sull'uscio, all'ombra,
l'aratore siede; a lui parco il focolare fuma.
Suona ospitale nel tranquillo borgo
la campana del vespro al viandante.

Tornano al porto anch'essi, i naviganti;
lieto il rumore dei mercati industri
tace lontano; splende nella pergola
mite agli amici la congiunta mensa.

Io dove andrò? Vive di premio l'uomo
e di lavoro; ognuno alterna al sonno 
la fatica, e s'allevia; perché dunque
mai non dorme l'assillo nel mio petto?

Nel cielo tardo brilla la primavera;
rose innumeri s'aprono e tranquillo
si mostra il mondo d'oro; o rosse nubi,
là mi rapite voi!, lassù si perdano
per me dolore e amore in luce e aria!

Quasi atterrito dal mio folle grido,
fugge l'incanto; l'ombra scende e solo
come sempre io rimango sotto il cielo.

Tu, dolce sonno, vieni! Troppo il cuore
si strugge e brama; spegniti, o inquieta
e illusa giovinezza, ormai per sempre!
Dolce e serena quindi è la vecchiezza.


Nota di Lunaria: di Hölderlin inserisco anche questi altri  versi; è un autore che lessi parecchi anni fa (2009, se ricordo bene) e che dovrei riprendere.

"Solo un'estate, Onnipotenti, datemi
ed un autunno a maturarmi il canto;
così che, sazio di quel dolce giuoco,
più volentieri mi si fermi il cuore!
Pago sarò, se pur non mi accompagni
il suono di mie corde... un solo istante,
vissuto in terra avrò come gli Dei...
ed altro io più non chiedo al mio Destino" ("Alle Parche")

"E la forza della luce non inaridisce più i fiori...
gonfi sono i torrenti....
Ma vedo la tomba del padre e già ti pare che pianga?
Ma il passato è come il futuro,
sacro ai cantori e nei giorni d'autunno
riconciliamo le Ombre" ("Stoccarda")

"Tu, tu, perdurasti
perché sopra gli oscuri abissi
molto per te era già sorto e tramontato...
Eppure ti credi solo, nella notte silente,
la rupe ascolta il lamento...
Voi, evocate di notte, e quando apparirete irosi,
perché il vomere sconsacra le tombe,
con la voce del cuore,
voglio, con canto devoto,
conciliarvi,
Voi, Sacre Ombre!"


E inserisco anche Heinrich Heine (poesie tratte dal "Il libro dei canti")

I pallidi morti, ch'io seppi
con magico motto evocare,
nel mondo di tenebra eterna
non vogliono più ritornare.

Il magico motto che appresi
obliai nel terrore; e me, ora,
gli spiriti stessi trascinano
laggiù, nella cupa dimora.

Lasciatemi, demoni oscuri,
e non sospingetemi più!
Ancora molta gioia può esservi
per me, nella luce quassù.

Io tendere debbo pur sempre
qui verso il bellissimo fiore;
che vale l'intera mia vita,
se darle non posso il mio amore?

Ancora una volta abbracciarla
e premerla al cuore infuocato!
La bocca baciandole e il viso,
godere un tormento beato!

Ancora una volta nel labbro
udire un suo tenero accento...
e tosto nel mondo di tenebra
vi posso seguire contento.

Gli spiriti m'hanno compreso
e accennano orribile un "sì"
Diletta ora sono venuto;
diletta, m'ami tu, dì?

Io, della mia donna la casa ho lasciato,
e la mezzanotte è appena suonata.
E dal cimitero, che sto costeggiando,
severe le tombe mi vanno accennando.

E là, della luna nel vivo chiarore,
m'accenna la lapide dell'umile cantore.
E ascolto un bisbiglio: "Io vengo, fratello!"
e un bianco fantasma vien su dall'avello.

E l'umil cantore, già fuori venuto,
sull'alta lapide sta ora seduto;
esperto percuote le corde alla cetra
e canta con voce così sorda e tetra:

Orsù ricordate l'antico motivo,
voi torbide corde, che il petto a me vivo
percosse con tanto furore?
Lo chiamano gli angeli gioire superno,
lo chiamano i diavoli tormento d'inferno,
lo chiamano gli uomini: Amore!

E questa parola è appena suonata,
ed, ecco, ogni tomba s'è già scoperchiata.
Aeree figure ne escono e ondeggiano
intorno al cantore, e in coro salmeggiano:

Folle amore, la tua possa
ci distese nella fossa;
gli occhi un tempo ci chiudesti,
perchè ora ci ridesti?

è un ululo, un gemito confuso, un gridare
e d'ossa un sinistro urtare e scrosciare;
intorno al cantore lo sciame si serra.
Selvagge le corde cantando egli afferra....


E per concludere, Goethe, con "Odi al mio amico - Seconda Ode -"  (1767)

Tu vai. IO mi sdegno.Va'!
Lasciami al mio dispetto.
Nobile anima. Fuggi da questa terra.
Morte paludi, fumanti nebbie d'ottobre
indissolubilmente qui intessono i loro miasmi.

Culla di dannosi insetti, matrice della loro perfidia.
Sulla riva cannosa la voluttuosa serpe dalla lingua di fuoco
si crogiola ai raggi del sole.
Fuggi i dolci canti notturni
nel chiaror della luna, nei crocicchi i rospi convulsi
tengono i loro convegni. Se anche non nuocciono incutono orrore.
Nobile anima, fuggi da questa terra!

 
La forma di espressione letteraria che raggiunse il suo massimo splendore nel Romanticismo fu la poesia, ma anche le meravigliose Fiabe dei Fratelli Grimm, rielaborazione delle più belle leggende popolari tedesche o i racconti fantastici di Hoffmann raggiunsero vette altissime di valore.
La prosa riprese il sopravvento solo quando il Romanticismo iniziò la parabola discendente, dal 1830 al 1850.
 

Intanto, concludo riportando un'introduzione al racconto horror tedesco!


Info tratte da


"Non c'è colpa al mondo che prima o poi non venga punita", si lasciò dire una volta Goethe. è una frase profondamente tedesca, legata al concetto dell'essere fondato sull'ordine, sulla certezza della compensazione fra gli opposti, sull'equilibrio. Nasce forse da una certa idealità nordica pagana, in cui la natura era vista come il risultato del perfetto contrapporsi di forze antagoniste. Può servire a spiegare un aspetto peculiare del Fantastico di lingua tedesca. Un Fantastico dalle radici molto più profonde di quelle presenti in qualsiasi altra letteratura europea: l'antologia "Phantasmagoria" che tanto entusiasmò Byron e Shelley era tedesca e mostra come alla fine del Settecento il racconto di fantasmi fosse un genere letterario popolare.
è una contestazione evidente che a questo mondo non vi sia certezza alcuna del castigo per le colpe né della retribuzione per il merito. La frase di Goethe apparirebbe dunque del tutto incongrua ove ci si fermasse a considerarla da un punto di vista esclusivamente mondano. Una prospettiva più larga le fa però assumere uno spessore inquietante: se il potere naturale non è sufficiente ad assicurare in questo mondo il corretto meccanismo della colpa/castigo, per ripristinare l'equilibrio così turbato dovranno entrare in campo fattori soprannaturali.
Nasce da qui il concetto, molto tedesco, del fantasma vendicatore che ha lontane radici in miti nordici come quelli della caccia selvaggia. La larva che ritorna dal mondo dei morti è un fattore riequilibrante che ripristina un superiore profilo di giustizia, violato o non realizzato.
L'inquietante presenza, che si ritrova negli scritti di autori come Hoffamann, Novalis, Tieck, von Arnim, Chamisso è simbolo di quella confusione fra i regni della natura e della fantasia che è tipica del Fantastico di lingua tedesca la cui espressione più alta è il "Faust" di Goethe, nel quale lo spazio si annulla, il tempo si confonde, il sogno e la vita reale hanno pari consistenza.
Val la pena citare quella teoria di Novalis secondo la quale, pur auspicandosi l'unità fra realtà e fantasia, fra natura e spirito, si mirava di fatto a sopprimere il primo termine, e tutta la realtà e la vita e perfino la storia nel suo divenire, venivano intese in fondo come sua "affabulazione" fino a sopprimere la realtà della morte.
Per inciso, è proprio da questo concetto della realtà storica intesa non come ben definita scrittura, ma come materia plasmabile dall'immaginazione che è nata la "Fantasia Eroica". Tolkien ne è l'autore più noto, ma il primo a renderlo popolare fu l'inglese William Morris che nei suoi romanzi basati sulla descrizione di un Medio Evo fantastico, si rifece alla concezione di Novalis secondo cui anche la storia può essere oggetto di elaborazione immaginativa, e nulla ci vieta di immaginare regni mai esistiti.
Del rischio che, mescolando realtà e fantasia, si perdano le caratteristiche distintive dell'una quanto dell'altra, si accorse lo stesso Goethe che cercò di correre ai ripari affermando, nella presentazione al suo "Märchen" (1795) che la fantasia è certamente una splendida qualità dell'anima umana ma deve essere goduta di per sé, tenendola del tutto distaccata dalla realtà, come una musica. Ma il suo avvertimento fu inutile: i romantici tedeschi continuarono a mescolare fantasia e realtà, talvolta compiacendosi delle contrapposizioni tra i due mondi, più spesso cercando di pervenire a una quasi alchemica coincidentia oppositorum, nella quale la fantasia aveva sempre il sopravvento. Spesso, la fantasia non è neppure separata dalla realtà ma è insita in essa.
Negli autori che presentiamo, Hoffmann e Meyrink, sono esemplificati due momenti diversi in cui si palesa questa basilare unità Fantastico/Reale, caratteristica della narrativa tedesca del Soprannaturale.
In E.T.A. Hoffmann prevale quello che Poe chiamava "Genio del Bizzarro", che sconvolge tanto il mondo di tutti i giorni quando il misterioso altrove da cui nascono gli incubi, confondendoli entrambi in un solo disegno di follia. In Meyrink, invece, il senso di unità è fornito dal suo rifarsi ai concetti mistici tradizionali, che non prevedono suddivisioni nell'Unicità dell'Essere e conferiscono alla fantasia lo stesso valore di verità assegnato alle percezioni.

In "Fantasmi Tedeschi" sono raccolte:

"L'ospite misterioso" di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann
"La seduta spiritica" di Gustav Meyrink
"Una storia di fantasmi" di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann
"Le stelle dell'Aldilà" di Gustav Meyrink
"Il violino di Cremona" di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann
"Chitrakarna" di Gustav Meyrink

GALLERIA DI IMMAGINI



































Qui trovate la Letteratura Tedesca prima dell'anno Mille https://intervistemetal.blogspot.com/2022/02/la-letteratura-tedesca-prima-dellanno.html

E musicalmente? Cosa mi piace ascoltare, che provenga dalla Germania?
Bhè... banalmente la mia prima passione... ehm... sono i Blutengel...


sì, lo so, qui siamo alla fiera del tamarro goth, con un tedesco così banale e ripetitivo in quei 2-3 concettini scontati su vampiri&fetish da far rivoltare Goethe nella tomba nell'assistere a questo scempio linguistico... sì, lo so bene e in parte mi vergogno per questo circo delle banalità (che io per prima tengo in piedi, dal momento che sono una fan dei Blutengel...), ma i Blutengel sono forse l'unico gruppo Electro-Goth tedesco ad avere  - musicalmente - ottime intuizioni, ritornelli catchy, canzoni davvero ben fatte (le mie preferenze vanno comunque ai Blutengel dell'era "Child Of Glass/Seelenschmerz"). Vabbè, per i testi... diciamo che se Chris Pohl invece di scrivere le solite 4 banalità vampiriche così infantili e pacchiane avesse usato non-dico-tutte, ma qualcuna delle sue canzoni cantando un testo alla Goethe o alla Novalis... Lunaria avrebbe decisamente apprezzato di più...


E comunque tutto sommato a questi cliché ambulanti che formano la combriccola dei Blutengel vogliamo bene, non si può certamente essere serie&mortalmente depresse nel contemplare il Weltschmerz 24 ore su 24 per 365 giorni all'anno. Per cui dai, di tanto in tanto un quarto d'ora di pura frivolezza ignorantona e da cliché è lecito concedersela... :P



Nella scena Black melodica si aggiravano, nel '98 o giù di lì i Ninnghizhidda


che sono comunque da recuperare, malgrado il giornale Grind Zone dell'epoca non li avesse molto, ehm..., considerati. Niente di trascendentale e per cui gridare al miracolo, ma il loro Black Metal melodico è buono.

Molto più sinfonici e magniloquenti nel Black sono i Mystic Circle




Anche se poi la band ha virato su lidi più Death Metal.

Io apprezzo molto questo loro ciddì


che qui da noi è girato pochissimo... dai, recuperatelo per l'ascolto on line su youtube ;)

Nessuno se li ricorda, ma la mia memoria da elefante si ricorda anche di loro, gli Aeba



e soprattutto i Penetralia



band ingiustamente sparita nel nulla (il Grind Zone dell'epoca diede loro una sufficienza risicata) e che oltre ad un discreto e piacevole Black Metal melodico ci regala questa splendida copertina, che per la sottoscritta è tra le 10 copertine Black Metal più belle di sempre.

Anche qui, Aeba e Penetralia girarono pochissimo nei negozi già allora ('98-2000), per cui a meno di non avere una fortuna sfacciata, la vedo dura reperirli in cd originale (che io sappia, non sono neanche stati ristampati, se non erro la casa discografica degli Aeba è pure fallita). Recuperateli su youtube visto che qualche buon samaritano li ha resi disponibili...

Band più moderne (nel senso che non è anticaglia da anni '90) sono i Totengeflüster, che la sottoscritta ha pure intervistato :)  http://intervistemetal.blogspot.it/2014/07/totengefluster-symphonic-black-metal.html


Mentre in ambito elettronico abbiamo moltissime band EBM, Synth Pop, Harsh EBM, Power Noise, Electro Medieval/Folk... nomi come DAF, Xotox, SAM, Feindflug, L'Âme Immortelle (austriaci),


Das Ich, Helium Vola... Non mi azzardo a commentare oltre perché sono band che seguo "così tanto per fare" quando capita e senza approfondire quasi niente se non il minimo... ma sicuramente la Germania resta la terra dell'Elettronica (considerata anche la vicinanza con l'Olanda, patria della Techno e dell'Hardcore, e considerato anche il fatto che i primordiali Kraftwerk erano tedeschi...).

Per la scena "Terroristi estremisti elettronici" segnalo lei, Aengeldust


che potrebbe piacere a chi già apprezza Unter Null.

Scontato poi citare i Rammstein, che praticamente poi è il primo gruppo che viene in mente a tutti...


i già meno conosciuti In Extremo, con il loro Folk Medieval Metal
Ok, nella seconda parte dello scritto vedremo le altre band che amo + le pagine più belle di Goethe, Hoffmann e Schiller :D https://intervistemetal.blogspot.com/2018/01/germania-romanticismo-nero-gothic-e_31.html



Bulgaria: Traci, Rose, Rovine e Black Metal!


 "Cosa c'è in Bulgaria?", domanda che mi facevo di tanto in tanto, mentre ascoltavo quel discone degli Amor e Morte


Uno dei più bei cd Sympho Black-Gothic Metal che sto ascoltando da diversi mesi come sottofondo a letture come queste, per intenderci



"Cosa c'è in Bulgaria?", insomma, a parte i fantastici Amor e Morte, purtroppo disciolti?


E mia madre rispondeva: "La feta"


Bhè, c'è qualcos'altro oltre agli Amor e Morte e la feta, e difatti noleggiando questo libro




 ho trovato qualche cosa in più. ^_^

Per cui, facciamo un po' di pubblicità al paese degli Amor e Morte xD

Cosa c'è in Bulgaria, a parte i fantastici Amor e Morte?

1- Le spiagge del Mar Nero, le catene montuose e le antiche rovine romane


Le lunghe spiagge sabbiose, le foreste alpine che la rendono un paradiso per gli escursionisti, laghi e canyon, le tombe trace, le fortificazioni e le terme romane rendono la Bulgaria una terra affascinante.




Nel I sec. d.c l'Impero Romano estese il proprio dominio sul territorio trace e costruirono teatri, terme, fortificazioni.


I Monti Rodopi 


sono immense distese di pini, di gole e di grotte, che occupano una superficie di 15.000 kmq, estendendosi fino al territorio greco. Questa zona della Bulgaria è una delle più selvagge, con fitte foreste di conifere abitate da lupi, orsi bruni, capre selvatiche. Il fiore tipico è il "silivriak", un fiore bianco che la leggenda considera sbocciato dal sangue di Orfeo, fatto a pezzi dalle baccanti. 


I Monti Rodopi prendono il nome dal dio trace Rhodopa (similmente al Triglav sloveno. I primi slavi credevano che il Triglav, che significa "Tricorno, Tre Teste", fosse abitato da una divinità con tre teste che governava il cielo, la terra e il mondo sotterraneo. Vedi qui http://intervistemetal.blogspot.it/2017/07/slovenia-pagana-parte-i-triglav-vesina.html  Nota di Lunaria)

La grotta di Golubovitsa è legata alla leggenda che il fiume che la sommerge sia la strada per l'inferno. Le grotte di Trigrad sono chiamate "La Gola del Diavolo, Dyavolskoto Gurlo Peshtera".


2 - I castelli e le fortezze


Le campagne della Bulgaria sono disseminate di rovine fatiscenti, le testimonianze delle civiltà che hanno conquistato la Bulgaria: Romani, Bizantini, Turchi Ottomani; le fortezze più famose sono la fortezza di Tsarevets, residenza degli zar medioevali, la fortezza di Kaleto, costruita dai Turchi su fondamenta romane, 




la fortezza di Baba Vida, in origine un forte romano, usato sia in epoca medioevale che sotto il giogo turco del XVII secolo. Infine, la fortezza di Shumen, originaria dell'epoca tracia, ampliata dai Bizantini.

3 - I Bulgari amano le rose! A Kazanlak, a giugno si svolge un festival in onore dei fiori con l'incoronazione di una "Regina delle Rose", tra balli e concerti.




Ovviamente, parlando di "Regina delle Rose", io non escludo possa trattarsi di una celebrazione di origine pagana in onore di qualche Dea della flora o della primavera simile alla Vesna slava e alla Vesina slovena e alla stessa Flora romana




Inoltre, i Bulgari sono famosi per l'eccellenza del loro vino: la loro tradizione vinicola risale al tempo dei Traci, che difatti adoravano Dioniso! A Plovdiv ogni novembre si celebra "La festa del Vino Novello" con sfilate, musica e danza.



 4 - Peyo Yavorov e Nikolaj Rajnov sono rispettivamente il poeta e lo scrittore più famosi della Bulgaria. Sul primo non posso dire nulla, visto che purtroppo non l'ho mai letto, sul secondo consiglio "Il Diavolo Creatore" (https://intervistemetal.blogspot.com/2019/05/nikolaj-rajnov-gli-stralci-piu-belli.html)



5 - I Traci e Massimino il Trace

 
In Bulgaria vissero gli antichi Traci, tribù guerriera che non lasciò testimonianze scritte nella propria lingua, ma erano ben conosciuti anche in Grecia, tanto che la loro religione misterica influenzò le religioni dell'antichità. Dalla Tracia provenivano Spartaco e il leggendario Orfeo. Circa due terzi della Tracia antica si trovano in Bulgaria, la parte restante attualmente fa parte della Grecia e della Turchia.
Comunque, la Bulgaria era abitata fin dal Paleolitico superiore (40.000 a.c); probabilmente i primi abitanti vivevano nelle caverne; le testimonianze più importanti sono state trovate a Stara Zagora, con resti di grano bruciato: i primi bulgari erano dediti all'agricoltura.




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ci fa sapere che nella mitologia bulgara si credeva ad una sorta di "drago guardiano dei villaggi", lo zmey, che proteggeva la fertilità


Per il resto, i Bulgari appartengono al ceppo slavo meridionale, insieme a Macedoni e Serbi. è probabile che avessero le stesse divinità degli slavi come Vesna, Devana o Lada, magari con qualche cambiamento ortografico o mitologico.

Anche gli abiti sono simili






 Avevo già trovato Bendis. Riporto qui la sua descrizione mitologica tratta da




Ora come ora, non possiedo altre info su Dee della Tracia. Cercherò approfondimenti cartacei nei prossimi mesi. Per ora riporto questo schemino trovato online:


Quindi, essenzialmente, litolatria, serpenti, Madre Terra. Esattamente come gli Sloveni e gli slavi in generale. Per il resto, sono propensa a ipotizzare che avessero anche qualche pratica sciamanica turca pre-islamica, forse l'adorazione del fuoco, vedi i Nestari menzionati prima, e forse qualche traccia di Tengrismo.

Le notizie che abbiamo sui Traci sono presi da fonti greche; sembra che le donne fossero incoraggiate ad avere rapporti sessuali prima del matrimonio; diffusa era la poligamia e i vistosi tatuaggi - che facevano orrore ai greci - ; i Traci inalavano anche sostanze psicoattive, forse bruciando semi di canapa, ed erano apprezzati per i loro gioielli.


Erano molto bellicosi e praticavano il sacrificio umano gettando uomini su una fila di lance innalzate in onore del dio Salmoxis.




La conquista romana è del 46 d.c.
Particolarmente feroce fu Krum il Terribile, un re del IX secolo: collezionava i teschi dei nemici e li usava come recipienti per bere.


Un personaggio che mi ha colpito fin da quando avevo 14 anni è Massimino il Trace



 Ho sempre odiato studiare storia romana :P, ma Massimino il Trace è uno dei pochi imperatori che mi restò in testa: infatti era nato povero, in Tracia, ed era riuscito a diventare imperatore impegnandosi nella carriera militare! Se contiamo che non parlava fluentemente latino, aveva lavorato come pastore fin da bambino, non era "nobile" e non aveva la cittadinanza romana e si fece valere soprattutto per il coraggio dimostrato e la forza fisica facendosi ammirare dalle legioni... insomma, diventare imperatore partendo da zero dal punto di vista sociale!, venendo persino considerato "un poveraccio barbaro" che ha dovuto faticare più di altri per farsi stimare, è una cosa degna di nota!
Sembra che Massimino il Trace fosse alto 2 metri e quaranta!

6 - Musica!

La Bulgaria ha una tradizione di musica classica e sacra. Ma ahimè, a me non piace, quindi lascio agli appassionati la ricerca in questione; Dobri Hristov è il compositore classico più famoso e poi i vari canti sacri ortodossi.
Per quanto riguarda la musica folk, viene suonata con la gaida (cornamusa), la gadulka (strumento a corde che si suona con l'arco) e il kaval (flauto). Il canto femminile bulgaro è polifonico e la musica contemporanea della Bulgaria è chiamata "Chalga" ed è un genere pop-folk, spesso molto stravagante, con molte influenze anche orientali. Azis è uno degli artisti più noti ed "eccessivi" di questo genere che comunque molti Bulgari non sopportano. Azis è gay e di origine rom e ha un look molto particolare.




Sentitevi un po' di tammarrate bulgare dance xD  https://www.youtube.com/watch?v=0j7nM6G1PBQ 


A me comunque interessa molto di più il Black Metal! :D

Eh sì, anche in Bulgaria c'è il Black Metal! Che pensate, che il fatto che l'80% della popolazione sia lagnalmente ortodossa con tutti quei monasteri e la paccottiglia religiosa di icone, significhi forse che non si suoni della sana musica anticristiana e satanica o pagana? 

Ma certo che sì ^_^, certo che si suona!
 
Metal Archives riporta più di trecento band di tutti i generi, io comunque ho dato un'occhiata soprattutto alle band Black Metal più famose.

Cominciamo con i miei preferiti, purtroppo disciolti,
gli Amor e Morte



autori di un discone con i controfiocchi



ottimo Symphonic Black Metal teatrale e gotico che prende ispirazione dalle poesie di Keats.



Reperiteli su youtube e mettete like e soprattutto condividete. Ché magari la band ci ripensa e torna in attività ^_^
E comunque sia, il governo bulgaro e gli assessori addetti allo sviluppo turistico del paese dovrebbe convincere questi ragazzi a tornare! Voglio dire, io mi sono interessata alla Bulgaria proprio perché gli Amor e Morte vengono da lì!!! Gli Amor e Morte sono proprio una gran figata con un Signor Discone decisamente una spanna superiore anche a tanti dischi targati Cradle Of Filth da Midian in poi. Certo, per forza di cose non si può paragonarlo a "Dusk and Her Embrace", che resta il Capisaldo Perpetuo al Primo Posto, ma credetemi, gli Amor e Morte sono davvero suggestivi e restano tra le mie band top scoperte nel 2017.


Dopo gli Amor e Morte, ho scoperto anche gli apprezzabili Dark Inversion



 mannaggia, pure loro disciolti! :(

Comunque questi ragazzuoli suonavano un Black melodico primi '90s con relativa registrazione ovattata ispirato a tratti agli Emperor e ancor di più ai Thy Serpent, con qualche sfumatura di Epic Black - sentire una "And Great Bulgaria was Born" https://www.youtube.com/watch?v=RvdFKisv4sA - niente di trascendentale o originale, ma un piacevole ascolto per nostalgici





 In campo più "Black metal velocemente infernale" ci sono i Matubes  https://www.youtube.com/watch?v=-pqA8e65sx0

  che cantano in lingua madre (yes, il bulgaro usa il cirillico!)
 Non so cosa diamine voglia dire questa espressione tratta dal loro video ufficiale, ma suonava bene  e così ci ho fatto lo screenshot :D



 Più famosi dei Matubes, sono gli Orenda  https://www.youtube.com/watch?v=fTDmoLzfpnA


anche qui, niente di epocale o originale, ma gli appassionati di sonorità old style ci facciano un salto con qualche click su youtube.

Chiudo con i Satanic Hatred

  https://www.youtube.com/watch?v=2p0LbltcSyk


anche loro, con un Black Metal scolastico e discreto un po' depressive andante.


Infine, nella scena Black bulgara, come anche in quella di altre zone dell'est Europa, tira tanto anche una scena NS Black, che onestamente non ho manco approfondito non piacendomi quel genere di tematiche nazi\onalistiche. Ma anche senza essere Black metallari, in genere la maggior parte della popolazione bulgara ha "il dente avvelenato" contro i Turchi - che li hanno sottomessi per secoli! - che comunque oggigiorno sono una minoranza nel paese (i musulmani sono circa il 10% della popolazione) e contro i Rom, che vivono dentro nei ghetti.
Per cui presumo che la scena NS Black in Bulgaria suppergiù se la prenderà contro Turchi e Rom :P  Esistono poi gli ultranazionalisti macedoni soprattutto nella regione del Pirin; per molti Bulgari i Macedoni sono in realtà Bulgari e non riconoscono la Macedonia come identità nazionale. Comunque sia, io non entro dentro in queste beghe politiche-nazionalistiche, per cui... :P


Essendo un paese fortemente cristiano ortodosso, nelle campagne e nei villaggi lontani dalle grandi città la donna vive ancora sottomessa, costretta al lavoro nei campi anche in età avanzata e con la testa coperta dal "fazzoletto". Spesso in questi villaggi mancano i mezzi di trasporto e si ricorre ancora al carretto trainato dall'asino.

Abiti tradizionali