Ricordando Chester e quel primo, fantastico, cd...


Solitamente non commento quasi mai i fatti di cronaca, soprattutto quelli "per la grande massa" perché oggigiorno "va di moda" scrivere/dire cose a casaccio, senza fonti, veri e propri schiamazzi per vociare banalità/idiozie tanto per fare "views" (ovviamente per fare soldi) e io non sono né una persona che ricorre a queste trucchettini da clickbait per essere letta né una che fa soldi.

Comunque, questa volta farò eccezione, perché voglio ricordare anch'io il cantante dei Linkin Park, ma lo voglio fare in maniera diversa da come lo fanno gli altri, e lascerò che sia questa immagine, a parlare:






sì, chi ha la mia età li ha riconosciuti perfettamente, volente o nolente, e si ricorderà all'istante di quel periodo. Perché questi cd hanno marchiato la scena metal di quegli anni (anni migliori, sì, scusate l'onestà, ma non erano paragonabili al m*rdaio di adesso), perché non è possibile parlare di Metal, oggi, se non si fa riferimento a questi cd: Korn "Follow the leader", Limp Bizkit "Significant Other", Linkin Park "Hybrid Theory", Evanescence "Fallen". Li abbiamo amati, li abbiamo odiati, li abbiamo ascoltati di nascosto (mentre in pubblico li stroncavamo, eh?), li abbiamo "vissuti", li abbiamo trovati anche stancanti, ad un certo punto (anche per quello che poi portarono, in termini di look, di stereotipi e di cloni). Ma non si può - in alcun modo - fare una storia del Metal, ma oserei dire della musica in generale, senza citare questi cd. Quello che significarono all'epoca per milioni di persone, tra fans e detrattori.

Detto questo, specifico che io non sono mai stata una fan "che collezionava tutto" dei Linkin Park. Di loro ho solo "Hybrid Theory"






il più bello, forse l'unico davvero necessario; già "Meteora" non mi ricordo neanche se lo ascoltai tutto, da lì in poi ho un buco enorme e non so proprio più che abbiano fatto i Linkin Park, anche se so che hanno preso, via via, una strada sempre più sul pop da classifica, probabilmente alienandosi tutti i fans della prima ora. Probabilmente l'ultimo album dev'essere davvero orribile, da quanto letto in giro, i commenti su Metalitalia lo hanno stroncato. Sì, probabilmente i Linkin Park non avevano neanche più senso, da "Meteora" in poi.



Ma con Chester se ne va via quel pezzo della mia vita, e in quel periodo avrei voluto essere diversa nel giudicare sia i Linkin Park sia la gente che li ascoltava. Ma certe cose si capiscono solo col senno di poi. E ribadisco che probabilmente anche chi all'epoca gettava m*rda su band come gli Static X, oggigiorno sotto sotto ammetterebbe anche lui che sì, dopottutto esistevano grandi band nel vituperato mondo Nu Metal e che sì, dopotutto, si viveva decisamente meglio, in quel periodo. Chissà perché poi all'epoca ci davano tanto fastidio i kids con le t-shirt extra large dei Limp Bizkit e lo skater sotto il braccio. Chissà perché all'epoca eravamo davvero orbi su tante cose. 

Di Chester in questi giorni si sta parlando, c'è chi su Metalitalia non ha perso occasione per fare "evangelizzazione", c'è chi lo ricorda affettuosamente, chi ha fatto notare che Chester era una di quelle persone capaci di salvare gli altri, ma non se stesso. Si sono messi sotto i riflettori social periodi della sua vita come gli abusi sessuali subiti, il divorzio, la dipendenza dalle droghe. C'è chi sempre commenta "ah ma era ricco, perché uccidersi", come se avere un sacco di soldi cancellasse certi traumi e sofferenze, ma penso di essere io la prima che ha voluto postare una foto con quel primo cd in mano, in mezzo agli altri cd che segnarono quel periodo.

Leopardi nell''idillio "La sera del dì di festa"
faceva notare che:


"Or dov'è il suono
si que' popoli antichi? or dov'è il grido 

de' nostri avi famosi, e il grande impero
di quella Roma, e l'armi, e il fragorio
che n'andò per la terra e l'oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
il mondo, e più di lor non si ragiona."



sì, ogni cosa è destinata a perdersi nel tempo, a cadere obliata.


Lui, come persona, ora è morta e non esiste più, ma come artista ha lasciato in eredità quel modo di suonare, che era il loro stile, unico e originale (che difatti ha generato tanti cloni in giro) e un particolare vissuto emotivo che vivevamo all'epoca quando quel cd girava, masterizzato in cassetta, per i corridoi delle scuole e i Linkin Park erano la colonna sonora dei nostri compiti in classe di latino o matematica. Sono davvero poche quelle persone che attraverso la loro vita e le loro intuizioni artistiche riescono a segnare anche la vita del loro prossimo,  e in meglio.




 






E comunque sì, la musica dei Linkin Park ha emozionato milioni di persone e ha reso questo mondo un posto migliore, almeno per qualche istante. Considerato che tutto sommato non varrebbe neppure la pena di vivere, di fronte all'assurdità dell'esistenza, non è certamente poco.


Slovenia Pagana (parte II): Zlatorog, le Dame Bianche, il Pust e tanto Metal!

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 La leggenda di Zlatorog, il Camoscio dalle corna d'ora e le Dame Bianche


Esistono diverse versioni della leggenda di Zlatorog, il mitico camoscio ("gams" in sloveno) dalle corna d'oro che viveva sul monte Triglav e ne custodiva i tesori (Nota di Lunaria: in origine un antico Dio Camoscio? La storia mi ricorda lo Stambecco delle leggende svizzere...) In realtà la storia di Zlatorog comparve per la prima volta sulla Laibacher Zeitung (la Gazzetta di Lubiana) nel 1868, in un periodo di risveglio nazionale pervaso da uno spirito romantico. La leggenda narra come il camoscio creò la Valle dei Laghi del Triglav, una zona selvaggia, aspra e rocciosa situata quasi nel cuore del Parco Nazionale del Triglav.


In passato Zlatorog vagava nella vallata in compagnia delle Dame Bianche, (Bele žene) le fate che mantenevano verdi i pascoli montani e aiutavano gli uomini nel momento del bisogno.
Nota di Lunaria: purtroppo non viene detto quante erano queste Dame Bianche! Eppure, si potrebbe ipotizzare che fossero in numero di 3? Un riferimento a una Triplice Dea Slovena della Natura??




Nel frattempo nella valle del Soca si stava complottando alle sue spalle. La figlia di un locandiere aveva ricevuto in dono alcuni gioielli da un ricco mercante veneziano e la madre della ragazza aveva chiesto al suo pretendente, un giovane povero ma abile cacciatore, di portarle in dote un tesoro di pari valore: l'oro di Zlatorog nascosto sotto il monte Bogatin e custodito da un serpente con molte teste. (*) Se avesse fallito, avrebbe dovuto almeno portarle un mazzo di rose del Triglav come prova della sua fedeltà. Ma si trattava di un compito impossibile, perché si era nel cuore dell'inverno. Fremente di gelosia, il giovane cacciatore salì sulla montagna in cerca del camoscio, pensando che se fosse riuscito a impossessarsi anche solo di un pezzetto delle sue corna dorate il tesoro di Bogatin e la sua amata sarebbero stati suoi. Alla fine il giovane avvistò Zlatorog, prese la mira e fece fuoco, centrandolo in pieno. Il sangue zampillante dalla ferita di Zlatorog sciolse la neve e in quel punto fiorì magicamente una rosa del Triglav. Il camoscio morente ne mangiò qualche petalo e in men che non si dica tornò di nuovo in piedi. Quando balzò via, sul terreno toccato dai suoi zoccoli spuntarono altre rose, che attirarono il cacciatore sempre più in alto. Ma mentre salivano, il sole colpì le corna dorate di Zlatorog e il riflesso abbagliò il cacciatore, che perse l'equilibrio e precipitò in una gola. Zlatorog, infuriato dall'attacco subito, devastò la Valle dei Laghi del Triglav, creando il paesaggio desolato che si può vedere oggi. Poi abbandonò quelle terre insieme alle Dame Bianche per non farvi mai più ritorno.
La figlia del locandiere attese invano il ritorno dell'amato. Con l'avvicinarsi della primavera la neve iniziò a sciogliersi ingrossando le acque del Soca che un giorno le portarono un triste dono: il corpo del suo giovane spasimante, che stringeva ancora nella mano senza vita una rosa del Triglav.



I viaggiatori vedranno l'immagine di Zlatorog molto spesso durante il loro viaggio perché compare sull'etichetta della birra più diffusa del paese.


La tradizione della Laufarija

Gli etnologi ritengono che la tradizione della Laufarija e delle sue maschere sia stata importata dalla regione austriaca del Tirolo meridionale. In tedesco il sostantivo "Lauferei" viene usato per indicare un "correre continuo", esattamente ciò che fanno i partecipanti mascherati prima di agguantare la vittima. Questo evento annuale viene organizzato dalle compagnie di Laufarji composte quasi esclusivamente da uomini. I costumi vengono fabbricati con rami di pino, foglie, paglia e muschio cuciti su una tela grezza e poi strappati durante la festa.



Questa manifestazione si svolge la domenica che precede il Mercoledì delle Ceneri e prosegue durante il Martedì Grasso. Il personaggio principale è il Pust, che indossa una maschera con le corna e un pesantissimo costume di muschio. Il Pust è simbolo dell'inverno e dell'anno vecchio e pertanto alla fine è destinato a soccombere.



 Accusato di molti crimini, come il cattivo raccolto, il tempo inclemente e le pessime condizioni delle strade, il Pust viene riconosciuto colpevole e condannato a morte. Gli altri personaggi rappresentano le arti e i mestieri (panettiere, costruttore di tetti di paglia, taglialegna...)


Questa suggestiva vicenda viene risolta dal personaggio del vecchio, vestito con pantaloni di cuoio alla slovena e un cappello a falda larga, che alla fine giustizia il Pust con una mazza di legno e ne trascina via il corpo dentro un cassone.

Nota di Lunaria: ovviamente la cerimonia ha chiare origini pagane! Probabilmente rimanda a qualche rito sacrificale, secondo le note dinamiche del "capro espiatorio", o forse del regicidio annuale (anche perché tutti i partecipanti sono di sesso maschile). Vedi per esempio l'analisi che ne fa Frazer in "Il ramo d'oro".  Ad ogni modo, un'usanza simile la troviamo anche in Svizzera, infatti:


nell'Alto Vallese, verso il 2 febbraio (data Pagana...) si svolge una strana processione (la Lötschental)  di "mostri pelosi" (Tschäggättä) mascherati con pelle di capra, pecora e maschere, con un grosso campanaccio. 


Trascinandosi in giro per i villaggi da mezzogiorno fino alle 6 di sera, sporcano di fuliggine chiunque capiti loro a tiro. Sembra che questa tradizione serva a tenere lontani dalla valle l'inverno e gli spiriti maligni (un po' come per i nostri Mamuthones e i Merdules!)


 e anche in Croazia troviamo un rito simile: il Poklad. Vedi qui
http://intervistemetal.blogspot.it/2018/03/croazia-il-poklad-thana-poesia-e-tanto.html

Musica

Nel 1995 un gruppo di paleontologi che perlustravano la regione di Cerkno in cerca di utensili dell'Età della Pietra trovò un femore d'orso lungo 10 cm, cavo e con 4 fori allineati (due integri e due incompleti). Un oggetto che aveva tutta l'aria di essere un flauto.



Per essere datato, questo flauto fu sottoposto alla risonanza di spin elettronico e risultò avere un'età di circa 43.000 anni. Battezzato in un primo tempo "flauto di Neanderthal", questo oggetto continua ad essere materia di accesi dibattiti, dal momento che alcuni studiosi lo ritengono opera dell'uomo di Cro-Magnon. Altri hanno invece ipotizzato che i fori possono essere stati prodotti dal morso di un carnivoro ma alcuni studi mettono in dubbio questa teoria. Se si trattasse davvero di un flauto, la Slovenia potrebbe rivendicare l'onore di essere la patria dello strumento musicale più antico. C'è anche chi ne ha realizzato una copia per poterlo suonare!

(*) Nota di Lunaria: il "serpente con molte teste" è presente anche in altre culture. Si veda quella induista, con le figure di Nagini  o di Ananta (Sarparajni), una Dea Serpente. è la Shesha-naga, il Serpente Celeste, sulla quale Vishnu si adagia.


Nanta appare anche nell'iconografia buddista come una delle tre Divinità femminili provenienti da Dhyani Buddha Amitabha. Secondo questa Scuola Yoga, Ananta è il serpente dell'Infinito che intercetta l'insegnamento segreto che veniva impartita alla Dea Parvati da Shiva: lo Yoga. Un serpente a molte teste compare anche nell'iconografia di Nagbai e Padmavati.


Ci sarebbe da ricordare anche Medusa/Gorgone, la cui iconografia ricorda molto anche Kali
e una testa simile era presente anche in Sri Lanka


Ora vediamo una mini recensione alle altre band che consiglio 😁

I Condemnatio Cristi


ci propongono questo Black Metal infernale e rovente; 


certo, ben suonato e architettato, ma niente di originale (si sente che il gruppo "ricicla" gli stilemi à la Behemoth/Marduk/Dark Funeral) comunque, se non ricercate l'originalità al 100%, questa band fa al caso vostro.

 I Dark Sphere (nome non propriamente originale...) ci propongono un bel Black Metal atmosferico e melodico

  

anche qui l'originalità è pari quasi allo zero, ma la band sa "cucinare" un buon Melodic Black (forse le vocals - più che cantare, qui c'è uno spoken word monotono continuo - non sono proprio al top, dando l'idea di "monocordi"... ci si poteva impegnare di più!)

Gli Exsilium  

infarciscono il loro Black Metal con qualche elemento che dà un piglio epicamente Folk alle canzoni:


penso potrebbero piacere ai fans dei Borknagar, ma anche a chi apprezza il Folk (magari quello meno "pop e festaiolo" e più rude, senza female vocals modello "voce lirica")

Veniamo ora ai Magus Noctum (ehm, il latino non è il loro forte...)




che ci propongono un Black Metal a tinte veloci e Thrash, condito di tanto in tanto da orientalismi sumeri/mediorientali... diciamo che nel genere "metal arabo" c'è di meglio (e più decisamente ispirato), comunque non sono male 

Menziono poi i Morana 




che penso siano fermi a livello di attività o del tutto sciolti... non sono eccelsi, ma mischia(va)no un Black Melodico a ritornelli con vocals/pause atmosferiche che potrebbero ricordare i Sentenced (quelli del periodo gothic, per intenderci)

I Nephthys - che si presentano con questo video suggestivo e molto cinematografico -



suonano un bel Black Metal Sinfonico - ma che non eccede in "nightwishità", che poi è il rischio concreto che si corre quando si dà troppo spazio alla sinfonicità pretenziosa - e quindi non è stucchevole. Potrebbero piacere ai fans dei Thy Serpent.

C'è poi Neurotech, che credo rappresenti un caso atipico nella scena slovena: 




perché il Nostro si dedica ad un Cyber Metal che - mi rendo conto - fa ancora storcere il naso a chi proprio non vuole  saperne del connubio chitarre + synth, batteria + vocals effettate. A me personalmente piace, come genere, e se già apprezzate band come Deathstars o Dope Stars. Inc, Neurotech potrebbe fare al caso vostro... in "Infra Versus Ultra" ha comunque un piglio decisamente più melodico e "depeche modiano" alla synth pop, a tratti... se cercate un piglio più evil e incazzoso, provate prima a sentire questo:


Per gli amanti della pesantezza serrata molto Death Metal primi '90s, ci sono i Penitenziagite


originalità pari allo zero, ma molta bravura tecnica, anche se su questa band aleggia lo spettro dei Behemoth (e si sono scelti un nome davvero pessimo!)


Infine per non scontentare proprio nessuno e far venire un colpo a tutti quelli che appena sentono un tunztunztunz di sottofondo iniziano ad avere crisi epilettiche e infarti, con sommo piacere vi presento queste vezzose truzzettine, reginette della discoteca, tali Power Dancers,






a me la canzonetta truzzetta è piaciuta (*), che ci posso fare, mi dovrò inginocchiare sui ceci con sottofondo di "Deathcrush" dei Mayhem per emendare la macchia del sacrilegio? 😂

Da notare, per inciso, che comunque queste tre donzellette slovene nelle vocals e nelle movenze ricordano tanto le nostrane Lollipop



che io ho pure in cd originale 😂



(*) che peraltro sarebbe persino un bel pezzo alla Blutengel se al posto delle truzzette vestite da Ibiza Party ci mettete delle donzelle vestite con pvc nero e corsetti strizza tette 😂


Slovenia Pagana (parte I): Triglav, Vesina, Black e Sympho/Folk Metal!


Suddivido l'argomento in due parti vista la mole di argomenti e di band da trattare; stasera vedremo il monte Triglav, Vesina, i bastoni Butara e ovviamente la prima carrellata di band slovene che vi consiglio di ascoltare 😃

Info tratte da 




Storia

La Slovenia è antica quanto le sue montagne e moderna come il suo futuro. Le sue origini come narod (popolo) risalgono ad almeno un millennio e mezzo fa, mentre lo stato-nazione è un'entità molto più recente: il paese è stato dichiarato repubblica indipendente solo nel 1991. La storia della Slovenia inizia con la migrazione in massa dei Celti, mentre alla fine del XIII secolo arrivarono gli Asburgo che si trattennero nel paese per oltre sei secoli.
La regione che ospita l'attuale Slovenia è stata sede di diversi insediamenti umani sin dal paleolitico. In una grotta situata nei pressi di Orehek sono stati ritrovati oggetti in pietra risalenti al 250.000 a.c.
Durante l'Età del Bronzo (tra il 2000 e il 900 a.c.) le zone paludose situate a sud dell'odierna Lubiana e intorno al Lago di Cerknica erano abitate da popolazioni dedite all'agricoltura e allevamento. Queste comunità vivevano in capanne circolari collocate su palafitte e scambiavano merci con altri popoli lungo la cosiddetta Via dell'Ambra che collegava i Balcani all'Italia e all'Europa settentrionale. Intorno al 700 a.c. questi insediamenti furono spazzati via dalle tribù illiriche provenienti da sud, dotate di utensili e armi di ferro che si insediarono per la maggior parte nella zona sud-orientale del paese ed eressero numerose fortezze in posizione elevata. Questi centri raggiunsero l'apice del loro sviluppo tra il 650 e il 550 a.c durante la cosiddetta "Civiltà di Hallastatt". In alcune tombe situate nei dintorni di Stična e Vače sono stati ritrovati elmetti di ferro, spade, gioielli in oro e situlae (paioli goffrati) e anfore che riportano i tipici motivi geometrici della cultura di Hallstatt e scene di battaglia o di caccia. L'arte della cultura di Hallstatt è caratterizzata da un elegante stile geometrico nel quale prevalgono motivi di uccelli e di figure appaiate.
Nel 181 a.c i Romani fondarono nel Golfo di Trieste la colonia di Aquileia (Oglej in sloveno) allo scopo di proteggere il loro impero dalle incursioni delle tribù barbare. Due secoli dopo le legioni romane conquistarono il regno celtico del Norico, espandendosi nel resto della Slovenia e dell'Istria. In seguito, suddivisero questa zona nelle province del Norico, della Pannonia superiore e inferiore e dell'Histria, ribattezzata poi Illyrium e costruirono diverse strade per collegare i loro nuovi insediamenti militari. Da questi insediamenti si svilupparono città come Emona (Lubiana), Celeia (Celje), Poetovio (Ptuj) dove sono ancora presente le vestigia del dominio romano.



Gli antenati degli attuali sloveni giunsero dal Bacino Carpatico nel VI secolo e si insediarono nelle valli dei fiumi Sava, Drava e Mura e nelle Alpi orientali. Nelle loro terre d'origini gli slavi vivevano pacificamente in insediamenti costruiti nelle foreste e lungo le sponde dei fiumi e praticavano l'agricoltura disboscando e incendiando i boschi per ricavare terreni da coltivare. Questo popolo superstizioso credeva nell'esistenza delle Villi (fate e spiriti femminili del bene e del male) e adorava un pantheon di divinità maschili e femminili.



Il Culto del Monte Triglav e delle grotte

Dicono che uno sloveno non possa definirsi tale fino a quando non avrà raggiunto la vetta del monte Triglav ("Tricorno", "Tre Teste"). Da oltre un millennio il monte di pietra calcarea alto 2864 metri chiamato Triglav è fonte di ispirazione e oggetto di devozione per gli sloveni, al punto da comparire persino nella bandiera nazionale.

I primi slavi credevano che questa montagna fosse abitata da una divinità con tre teste che governava il cielo, la terra e il mondo sotterraneo.

Il lago Jasna vicino a Kranjska Gora (Slovenia)

Per quanto riguarda le grotte, le più note sono quelle di Postojna e Skocjan. Sono grotte caratterizzate da bizzarrie calcaree che in tempi antichi erano sedi di culti litolatrici.
Le grotte erano sedi di culti della fertilità dedicati a due dei maggiori Dei del pantheon sloveno: Deva e Devac, il dio del cielo e la Dea della fecondità






Approfondimento sul Palo di Maggio

tratto da 



è l'Axis Mundi intorno al quale ruota l'universo. L'albero spogliato del fogliame che simboleggia il mutamento, diventa l'asse o centro immutabile. Il palo è il simbolo maschile-fallico e il disco alla sua sommità è il simbolo femminile: insieme raffigurano la fertilità. I sette nastri sono i colori dell'arcobaleno. Il Palo di Calendimaggio simboleggia anche il numero 10: il palo è l'"1" e lo "0" è il disco e il cerchio formato da quelli che danzano intorno al palo.
Originariamente era il pino sacro di Attis, che veniva portato in processione, oppure su un carro, fino al tempio di Cibele e lì eretto per essere venerato; era seguito da uomini, donne e bambini e intorno a esso si danzava. In seguito questa cerimonia apparve nelle Ilarie romane, le feste di Primavera, e poi nelle celebrazioni di Calendimaggio della Regina di Maggio e dell'Uomo Verde. 


Si ritiene inoltre che i nastri del Palo di Calendimaggio derivino dalle fasce di lana legate intorno al pino di Attis. L'intera cerimonia simboleggia il rinnovamento della vita, l'unione sessuale, la resurrezione e la primavera.

Nota di Lunaria: anche nel folklore sloveno c'è una sorta di Palo di Maggio, il Butara, usato per festeggiare Vesina/Maya (versioni slovene di Vesna: l'usanza è stata mantenuta anche nel cattolicesimo, difatti gli sloveni ancora sfilano in processioni col Butara.


E PER QUANTO RIGUARDA LA SCENA MUSICALE?

La scena metal slovena è davvero viva e ricchissima anche se il 99% delle persone, parlando di Slovenia, citerà sempre e solo i Laibach;

 


tuttavia con questo articolo spero di dare visibilità anche a tutte le altre band! Avevamo già conosciuto gli Smargroth con il loro Black Metal epico, http://intervistemetal.blogspot.it/2014/01/smargroth-black-metal-dalla-slovenia.html


e sempre Black Metal (di matrice classica, quello "zanzaroso") propongono gli Ater Era 



mentre Aschmicrosa presenta una sorta di Black Metal Ambient ritualistico (c'è da dire che però il Nostro non brilla di perizia tecnica né di un songwriting particolarmente ispirato... e tuttavia si diverte a citare/parodiare tutti i più logori cliché associati ai Black Metallari... che sicuramente faranno venire un colpo ai cristiani 😂) 



Anche Beli Tržaški Breg non brilla per particolare bravura, anche se di sottofondo (difficile dirlo, data la qualità di registrazione pessima!) sembra di sentire qualche spunto melodico; c'è da dire che con quelle spoken word in sloveno (!) che sembrano messe a casaccio, non è che sfoggi un talento da singer sopraffino... 


Un altro esponente del Black di taglio lento e depressivo è Noč (che si situa nella media discreta del genere); Metal Archives ci avvisa che il Nostro però ha cambiato genere, dedicandosi anche ad esperimenti ambient e rap...

 


Gli Aperion propongono un Symphonic Metal (ma siamo più dalle parti dei Lacuna Coil che non dei Nightwish Tarja-era...) spruzzato di folk (di tanto in tanto); non sono male, certo, niente di davvero originale, stazionando su stilemi portati alla ribalta già dai Lacuna Coil, ma tuttavia il loro compitino lo svolgono dignitosamente.





Anche gli Avven e gli Zaria propongono un Folk/Power Metal molto ballabile e dinamico: gli Avven potrebbero piacere ai fans dei Rhapsody di song come "Holy Thunderforce", 




gli Zaria sono leggermente più sinfoneggianti e tecnici (merito anche della voce femminile alla Tarja).





Altra voce femminile è quella dei Brezno (hey! lo sloveno cantato al femminile non è per niente male! Tutt'altra cosa dai berciamenti di Beli Tržaški Breg!), che ci propongono una bella ballata malinconica, intensa e struggente e un pezzo dal piglio più folk.