Medioevo (3): la Poesia e la musica medioevale moderna

Per i post precedenti, vedi:
http://intervistemetal.blogspot.it/2018/03/medioevo-1-musiciste-e-danzatrici.html
http://intervistemetal.blogspot.it/2018/03/medioevo-2-bellezza-e-moda-nel-medioevo.html

La Poesia nel Medioevo

In Italia, la prima poetessa medioevale è Compiuta Donzella, che trovate su questa voluminosa antologia 



anche se purtroppo di lei ci restano solo tre sonetti; probabilmente ne aveva scritti molto altri, perché i poeti del tempo la conoscevano e scambiavano delle lettere con lei

A la stagion che 'l mondo foglia e fiora
acrese (1) gioia a tutti fin'amanti:
vanno insieme a li giardini alora
che gli auscelletti fanno dolzi canti;

la franca (2) gente tutta s'inamora,
e di servir ciascun tragges'inanti (3);
ed ogni damigella in gioia dimora;
e me, n'abondan marrimenti (4) e pianti.

Ca lo mio padre m'ha messa 'n errore (5),
e tenemi sovente in forte doglia:
donar mi vole a mia forza (6) segnore,

ed io di ciò non ho disio né voglia,
e 'n gran tormento vivo a tutte l'ore;
però non mi ralegra fior né foglia.


(1) Accresce
(2) La gente di cuor gentile e semplice
(3) E ciascuno si fa avanti, spinto dall'amore
(4) Smarrimenti
(5) In condizione di turbamento
(6) Contro il mio volere

Già che ci sono, aggiungo un paio di approfondimenti sulla poesia
 

Il Dolce Stil Novo in Sintesi

tratto da



Il Dolce Stil Novo è una corrente di poesia sviluppatasi tra il 1280 e il 1310 a Bologna e a Firenze, e così chiamata da un'espressione usata da Dante nel Purgatorio. Ne fecero parte Guido Guinizzelli, Guido Cavalcanti, Dante Alighieri, Lapo Gianni e Cino da Pistoia. Erano quelli gli anni in cui nelle città dell'Italia centro-settentrionale la nuova classe borghese si affermava oltre che sul piano economico anche su quello politico e culturale. Bologna era sede di un'importante Università dalla quale uscivano notai, giudici, maestri di retorica. Firenze si avviava a conquistare l'egemonia sugli altri Comuni toscani grazie ai suoi banchieri e mercanti che allargavano la loro sfera di influenza non solo sui mercati italiani ma anche su quelli d'Oltraparte. In questo contesto erano perfettamente integrati i poeti del Dolce Stil Novo i quali appartenevano in larga parte alla classe borghese, esercitavano quasi tutti un'attività professionale (notai o giudici) e partecipavano alla vita politica della loro città. Al tempo stesso coltivavano la poesia dalla quale bandivano ogni riferimento d'attualità e ogni argomento estraneo alla tematica amorosa.
Pur collegandosi ai tradizionali modelli della poesia d'amore (provenzali e siciliani) gli stilnovisti introdussero importanti novità contenutistiche e formali. Sul piano dei contenuti i più significativi elementi di rinnovamento erano:
Il concetto dell'amore-virtù, ovvero dell'amore inteso come strumento non più di nobilitazione sociale e morale, come avveniva nelle esperienze precedenti, ma di elevazione spirituale, mezzo di riscatto dal peccato e salvezza dell'anima.
La figura della donna-angelo, intermediaria tra Dio e l'uomo, dispensatrice di virtù e capace quindi di nobilitare un sentimento terreno come l'amore, nel quale la Chiesa aveva fino a quel momento visto uno strumento di perdizione.
Il rapporto strettissimo tra amore e cuore gentile, cioè nobile. Sostiene infatti Guido Guinizzelli nella canzone "Al cor gentil", considerata il manifesto poetico della scuola, che l'amore può avere sede solo in un cuore nobile. La nobiltà di cui parlano gli stilnovisti - ed è questo l'elemento di maggior novità - non è però legata alla nascita, è piuttosto una perfezione morale, un insieme di doti spirituali che predispongono l'uomo al bene e lo rendono degno di accogliere in sé l'amore.
Dal punto di vista espressivo la nuova concezione dell'amore, così astratta e spirituale, si traduce in uno stile dolce, caratterizzato da parole piane, prive di consonanti aspre, e di una sintassi limpida e semplice; vi ricorrono frequentemente coppie di aggettivi, sostantivi, verbi che conferiscono allo stile armonia e simmetria.
Motivi ricorrenti sono la lode della donna-angelo, la celebrazione delle sue virtù, la descrizione degli effetti beatificanti del saluto che essa passando per le vie della città rivolge a quanti la incontrano e che è inteso come apportatore di salvezza, l'atteggiamento dell'innamorato che contempla estasiato l'amata e si dichiara incapace di esprimere a parole la perfezione della donna. Questi motivi ricorrono in tutti gli scrittori dello Stilnovo, anche se poi ciascun poeta li tratta in modo soggettivo e personale, finendo per esprimere attraverso la tematica amorosa il suo rapporto con il mondo.

"Tanto gentile e tanto onesta pare" di Dante Alighieri è uno dei più alti esempi della cosiddetta "poesia della lode". Il testo è tratto da "Vita Nova", un libretto misto di prosa e versi in cui Dante racconta, interpretandola in chiave morale e religiosa, la storia del suo amore per Beatrice. Il titolo non vuol dire solo "vita giovanile" ma soprattutto "vita rinnovata dall'amore" e intende sottolineare il profondo mutamento verificatosi nella vita del poeta in seguito al suo amore per Beatrice e la contrapposizione tra una "vita nuova" illuminata e vivificata da un amore disinteressato che trova pieno appagamento nella lode della donna e diviene strumento di perfezionamento interiore e di avvicinamento a Dio.


Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua devèn tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'intender no la può chi no la prova:

e par che de la sua labbia si mova
uno spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.

è questo uno dei più alti esempi della cosiddetta "poesia della lode": utilizzando alcuni dei luoghi comuni dello Stilnovo (la donna che passa per la via, il saluto), Dante descrive da una parte le virtù dell'amata, dall'altra gli effetti che la sua apparizione produce non solo sul poeta innamorato, ma su tutti quelli che la vedono.
Le virtù della donna sono la gentilezza, intesa nel senso di nobiltà d'animo, l'onestà ovvero quel decoro esteriore che è l'espressione di equilibrio interno, e l'umiltà. I mezzi attraverso i quali queste virtù hanno modo di rivelarsi e di effondersi su quanti la circondano sono l'apparizione e il saluto. Silenzio, tremore, dolcezza, sono le reazioni di chi vede una tale creatura, reazioni paragonabili a quelle che si possono provare al rivelarsi di qualcosa di soprannaturale. Chi legge ha l'impressione che la donna descritta da Dante sfiori appena il terreno e che da lei emani una luce che si riverbera su chi la contempla smarrito.

Approfondimento sull'Amor Cortese

 
tratto da



Non sarebbe esatto dire che, prima del Medioevo, l'amore romantico era sconosciuto; ma soltanto nel Medioevo divenne una forma di passione generalmente accettata. L'amore romantico, nella sua essenza, considera molto difficile la conquista dell'oggetto amato, a cui attribuisce un immenso valore. Fa tuttavia sforzi grandissimi, di vario genere, per vincere il cuore dell'amata, con la poesia, il canto, i tornei o qualunque altro mezzo possa essere gradito alla donna. 





La fede nell'immenso valore della donna è un effetto psicologico prodotto dalla difficoltà nel conquistarla: e credo possa ritenersi senz'altro che quando un uomo non trova difficoltà nella conquista di una donna, i suoi sentimenti verso di lei non prendono la forma dell'amore romantico.
L'amore romantico, come appare nel Medioevo, dapprima non fu rivolto verso le donne con le quali l'innamorato avrebbe potuto avere rapporti sessuali, legittimi o no: era rivolto a donne della più alta rispettabilità, separate dai loro romantici amanti dalle insuperabili barriere della moralità e della convenzione. Così la chiesa aveva assolto in pieno il suo compito di portare gli uomini a considerare il sesso essenzialmente impuro, tanto da rendere plausibili sentimenti poetici soltanto verso donne irraggiungibili. Quindi l'amore, per essere nobile, doveva essere platonico.


Per noi moderni è assai difficile comprendere la psicologia dei poeti-amanti del Medioevo. Essi professavano un'ardente devozione priva di desiderio, e ciò sembra a noi moderni così strano da farci considerare quell'amore non più di una pura convenzione letteraria. Senza dubbio qualche volta era così, e certamente la sua espressione letteraria era dominata da alcune convenzioni. Ma l'amore di Dante per Beatrice, così come è cantato nella "Vita Nova", non è soltanto convenzionale; al contrario, lo direi pervaso da una commozione più appassionata di quella espressa in molta poesia moderna. 



I più nobili spiriti del Medioevo ritenevano la loro vita terrena un male: gli istinti umani erano per essi il risultato della corruzione e del peccato originale; odiavano il corpo e i sensi; unica gioia pura era per loro l'estatica contemplazione di un qualche cosa che sembrava libero da ogni impurità sessuale. Nella sfera amorosa, tale modo di pensare doveva produrre per forza l'atteggiamento mentale che troviamo in Dante.
Per un uomo che amava e rispettava profondamente una donna, sarebbe stato impossibile associarla a qualsiasi idea di rapporto sessuale, più o meno impuro nella sua essenza: il suo amore doveva prendere naturalmente forme poetiche e fantastiche ed essere pieno di simboli. L'effetto letterario di tutto questo insieme fu ammirevole, come appare chiaro nello sviluppo graduale della poesia amorosa, da quando nacque cioè alla corte dell'imperatore Federico II, sino alla fioritura in pieno Rinascimento. Una delle migliori descrizioni dell'amore del tardo Medioevo possiamo trovarla nel volume di Huizinga "Tramonto del Medioevo" (1924): "Quando nel XII secolo il desiderio insoddisfatto fu posto dai troubadours provenzali al centro della concezione poetica dell'amore, si effettuò una importante svolta nella storia della civiltà. Anche il mondo antico aveva cantato le sofferenze amorose, ma le aveva sempre concepite come attesa di felicità o disperato disinganno. Il momento sentimentale più saliente di Piramo e Tisbe, o di Cefalo e Procride, è nella loro tragica fine; nella perdita straziante di una felicità già goduta. La poesia aulica, d'altra parte, fa del desiderio il motivo essenziale, e crea così un concetto seminegativo dell'amore. Senza rinunciare del tutto all'amore sensuale, il nuovo ideale poetico era tale da abbracciare ogni tipo di aspirazione morale.
L'amore divenne il campo dove fiorirono tutte le perfezioni morali e intellettuali. A causa del suo amore, l'amante aulico è puro e virtuoso. L'elemento spirituale si accentua sempre più, sino verso la fine del XII secolo; il dolce stil novo di Dante e dei suoi amici finisce con l'attribuire all'amore il dono di condurre gli umani a uno stato di santità e di quasi miracolosa intuizione. Qui una vetta era stata raggiunta. La poesia italiana tornò a poco a poco indietro, a un'espressione meno esaltata del sentimento erotico. Petrarca è combattuto tra un ideale di amore spirituale e il fascino più naturale esercitato su di lui dai modelli antichi. Presto l'artificioso sistema dell'amore aulico fu abbandonato, e le sue sottili distinzioni caddero in disuso, quando il napoletanismo del Rinascimento, già latente nella concezione aulica, diede impulso a nuove forme di poesia erotica a sfondo spirituale."
 

In Francia e in Borgogna lo svolgersi di tali idee fu diverso che non in Italia, giacché le idee aristocratiche francesi sull'amore erano dominate dal "Roman de la Rose" il quale somigliava molto all'amore cavalleresco, ma non insisteva troppo sulla necessità di lasciarlo insoddisfatto. In realtà, era una vera e propria ribellione contro gli insegnamenti della chiesa e una virtuale asserzione pagana del giusto posto a cui l'amore ha diritto nella vita.
 

"L'esistenza di una classe superiore le cui nozioni intellettuali e morali erano preziosamente conservate in una ars amandi, rimane un fatto quasi unico nella storia.  In nessun'altra epoca l'ideale della civiltà si amalgamò sino a questo punto con quello dell'amore. Proprio come la Scolastica rappresenta il grande sforzo dello spirito medioevale per riportare tutte le idee filosofiche a un unico centro, così la teoria dell'amore aulico, in una sfera meno elevata, tende ad abbracciare tutto ciò che di nobile vi è nella vita. Il "Roman de la Rose" non distrugge il sistema; soltanto ne modifica in parte le tendenze e ne arricchisce il contenuto." (Huizinga)
 

L'epoca era di una rudezza straordinaria, ma il tipo di amore sostenuto nel "Roman de la Rose", sebbene non virtuoso in senso clericale, è raffinato, galante e nobile.
Naturalmente tali idee erano buone soltanto per l'aristocrazia; esse presupponevano non soltanto tempo da perdere, ma anche una certa emancipazione dalla tirannia ecclesiastica. I tornei, nei quali l'amore aveva una parte principale, erano aborriti dalla Chiesa che non poteva però sopprimere il sistema dell'amore cavalleresco.
Nella nostra epoca democratica siamo pronti a dimenticare ciò che in epoche diverse il mondo dové all'aristocrazia. In questa faccenda del rinnovamento del modo d'intendere l'amore, il Rinascimento non avrebbe forse avuto un così completo successo se la via non fosse stata preparata dai romanzi cavallereschi.
 

Nota di Lunaria: al commento di Russell aggiungo qualche spunto. 

Per amore di critica obiettiva, c'è da far notare che la poesia del Dolce Stil Novo solo apparentemente loda la donna. In realtà, non loda "la donna", reale e concreta, ma un'idea archetipa di femminilità fissa e postulata dalla psiche dei poeti stessi che proiettano "ciò che a loro piace" su una donna-schermo, plasmata secondo le loro esigenze; non a caso, probabilmente, le donne dei sonetti non sono neanche mai esistite o se realmente esistenti, non erano certamente come se le immaginava il poeta; difatti più che di reale femminilità nella sua concretezza, nei sonetti si parla di una femminilità astratta, tanto più irreale perché spogliata da ogni riferimento vero e concreto alla femminilità carnale. In pratica, nel Dolce Stil Novo si loda "una femminilità" celestiale, spesso altera, frutto anche di una latente misoginia o sessuofobia che non può in alcun modo accettare una femminilità "bassa", o meglio, le molteplici femminilità reali delle donne in carne e ossa. Sarebbe lunga da spiegare nei dettagli, ma chi ha studiato teologia, ovviamente senza essere ebetito dalla "fede", sa molto bene che "maria" non è affatto una donna reale e concreta, ma una "figurina femminile idealizzata dalla mente maschile" che rigetta una femminilità vera, sessuata, concreta, indipendente: non a caso maria è immaginata "tutta immacolata", priva di un corpo femminile biologico, senza alcuna materialità carnale: non ha ciclo mestruale (suonerebbe blasfemo immaginarla come una comunissima donna "con le sue cose" una volta al mese e difatti per certi teologi maria non aveva le mestruazioni; ma neppure un imene sanguinante al momento del parto, perché ciò sarebbe stato "contaminante"), non ha bisogni fisiologici  (andare alla toilette...), per la fantasia cattolica resta fecondata senza fare sesso con un uomo (perché il rapporto carnale è visto come "sozzo e peccaminoso"), inseminata "dalla semenza dello spirito santo", non quella "dell'uomo giuseppe" (altra figura tragicomica di negazione della virilità, per giunta...) ma anche, partorisce "senza dolore", in modo asettico e anti-biologico "restando chiusa lì sotto" e passa una vita di totale mancanza di piacere sessuale ma anche nella più totale mancanza di autonomia psico-fisica dall'Altro: è immaginata, infatti, totalmente dipendente da cristo. 

Per questo, come le donne idealizzate dai sonetti Dolce Stil Novo, donne-non donne reali, maria non è una donna vera, ma è piuttosto l'immagine artefatta partorita da certe psiche maschili misogine e sessuofobiche che innalzano lei, che donna non è, a "regina del cielo" (per giunta, titolo rubato alla Dea Astarte\Inanna e titolo che è in abominio a javè...) e abbassano tutte le donne reali, concrete, viventi, che hanno imeni sanguinanti, che partoriscono con dolore, che non dipendono dall'Altro, a "concubine del demonio, streghe, maschi malriusciti, cloache sopra un tempio, sacchi di escrementi, animali mestruati". 

è ben noto, bhè, almeno per chi apre libri come questi...,



questo dualismo nel pensiero occidentale-cristiano: da una parte "la madonna", privata totalmente di tutti i riferimenti al Femminile vero, dall'altra "la strega", altro archetipo che condensa in sé gli aspetti oscuri e fobici della psiche maschile: la donna che ha il potere di fare del male agli uomini (nel Malleus Maleficarum le donne ricevono potere da Satana, il potere di usare demoni a loro servizio e la conoscenza dei veleni e tale potere magico permette alle streghe di "far sparire i membri degli uomini", ma servendosi della magia, che è forza sovrumana priva di "forza fisica muscolare", perché nonostante tutto, nell'immaginario collettivo, la strega è sempre vecchia e decrepita e perciò debole fisicamente o fanciulla bellissima, sempre per inganno diabolico, ma eterea e filiforme, come le fate), la donna tentatrice, la donna lussuriosa (la strega, infatti, per gli inquisitori, si accoppia con demoni dai membri giganteschi e ricoperti di scaglie). 





(peraltro, cliché ampiamente sfruttato in certa estetica Black Metal delle copertine... "sexy demoniche") 






e non può essere altrimenti, essendo questo tipo di Black Metal la parodia nonché "l'iperrealismo" dei concetti cristiani scritti nel Malleus Maleficarum...




 



Potrei riportare tonnellate di materiale teologico, ma riporto il minimo in sintesi, preso dalla brava, anche se non anticristiana, Rosemary Radford Ruether; per chi se la volesse leggere, suggerisco questi due ottimi libri:


 
"Finché la mariologia costituisce l'esaltazione del principio della sottomissione e della ricettività purificato da qualsiasi relazione con la femminilità sessuale, liberazione della donna non c'è e non può esserci" (questo stesso principio lo si ritrova anche nella grande Uta Ranke Heinemann, 


che scrive chiaramente in "Eunuchi per il regno dei cieli", che la mancanza di piacere sessuale, corpo fisiologico, in maria, ha portato l'ondata dogmatica di negazione del Femminile vero e concreto nel cristianesimo, che è da vedersi non solo come evento religioso, intimistico, ma anche sociale: il che vuol dire che i loro dogmi prima o poi entrano anche nella struttura sociale-legislativa).

"La mariologia è l'esaltazione del principio della sottomissione e della ricettività, purificato da qualsiasi relazione con la femminilità sessuale [...] Nel patriarcato c'è una buona e una cattiva femminilità. La cattiva femminilità rappresenta la volontà della creatura [...] nel suo stato naturale, la femminilità rappresenta il peccato e tutto ciò che deve essere sottomesso o rigettato. La buona femminilità invece rappresenta la creatura in quanto veicolo passivo della volontà maschile di Dio.[...] La mariologia esalta il femminile verginale, obbediente e spirituale, ma teme tutte le vere donne di carne."

Difatti è proprio questo l'assurdo tragicomico: maria, che è considerata "la donna più celebrata di tutti i tempi nell'arte, nella poesia, nella cultura occidentale" come vogliono farci credere librucoli come questo



NON è una donna!!! Ma è la negazione della Femminilità vera.
Per chi invece lo sbattimento su libroni come questi non se lo vuole fare







don't worry! c'è l'ottimo video dei Cathedral che riassume bene questo dualismo della donna vista  (*) come "madonna o p*ttana del demonio"

(*) Vista e definita dall'uomo maschio, perché è l'uomo che ha fatto la cultura per secoli creando le categorie di pensiero che reificano il mondo; la donna si è lasciata semplicemente reificare, facendo suo il pensiero dominante e non proponendo alcunché di innovativo, se non i rari casi di certe autrici del Novecento, e neanche tutte; difatti le donne che nei secoli precedenti hanno fatto comunque cultura - potrei citare le poetesse del Rinascimento come Gaspara Stampa, 


che peraltro ebbero un successo stratosferico già a quel tempo - per un motivo o l'altro o non mettevano in dubbio il paradigma culturale dominante o, se lo facevano, ne pagavano le conseguenze: finivano bruciate come eretiche. 



Per inciso, questo video con la bella strega prosperosa very hot lo passavano su Sgrang! quando io ero pre-adolescente e già bazzicavo queste letture...




Per quanto "Medioevo" sia soprattutto sinonimo di epoca barbara e misogina (il che corrisponde a verità solo in parte) curiosamente, sono frequenti anche oggigiorno romanzi ambientati nel Medioevo, che ricostruiscono spesso con precisione l'ambiente dell'epoca












e non si contano i romanzi fantasy ambientati nel Medioevo!






Ma è soprattutto la musica a riproporre spesso le atmosfere medioevali. Infatti, se pensando a quel periodo, uno dei primi nomi che viene in mente è proprio quello di... una donna (Hildegarda di Bingen... 



non fosse altro per il fatto che insieme a Giuliana di Norwich, un'altra che all'epoca non era minimamente considerata, è l'unico nome femminile che la "cara chiesa" può tirare fuori quando viene accusata di essere un'istituzione misogina che ha sempre oppresso le donne per bocca dei suoi cari teologi & preti... e tentare una scusante così cretina per far colpo sugli allocchi che i libri cattolici VERI e in FORMATO INTEGRALE non li hanno mai letti) in epoca moderna sono tanti gli artisti che hanno proposto e propongono un revival medioevale (a cominciare anche dal look, che diciamo la verità, ha spopolato in lungo e in largo per tutti gli anni '90)

Artisti come i Dead Can Dance



 le Artesia






i Trobar de Morte




Pazuzu,


Blackmore's Night


Loreena McKennit





i Faun 



il primo Sopor Aeternus


hanno rielaborato le atmosfere alla "Canto gregoriano" o alla "Greensleeves"...







Ok, per ora la rassegna sul Medioevo si conclude qui. Avrei potuto aggiungere anche un approfondimento su Petrarca, autore che preferisco a Dante, ma ho preferito riportare la poesia solo nelle sue linee generali. Ho quasi intenzione di far uscire anche uno speciale sul Rinascimento, anche se purtroppo non è un periodo così celebrato nel Metal, e gli esempi musicali che potrei fare non sono così numerosi... e tuttavia, è proprio il Rinascimento italiano che getta le prime basi di quello che poi nel Seicento e soprattutto sul finire del Settecento sarà noto come "Letteratura Gotica"...


Intanto, per concludere degnamente questo speciale, vi lascio gli ottimi Desdemona e i misconosciuti Wyrm, visto che i Rhapsody of Fire già li conoscete :D










Gustateveli come sottofondo per letture come queste: